Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’atto del Vescovo Fumagalli su richiesta dello stesso sacerdote di Gavignano Sabino Sospeso un parroco

    L’atto del Vescovo Fumagalli su richiesta dello stesso sacerdote di Gavignano Sabino Sospeso un parroco

    POGGIO MIRTETO — Sarebbero in corso da parte dei Carabinieri accurate indagini su un caso di presunta pornografia. In seguito alla denuncia di alcuni cittadini, i Carabinieri avrebbero effettuato un sopralluogo all’interno dell’abitazione di un sacerdote di Gavignano Sabino e avrebbero trovato pubblicazioni di carattere compromettente.

    Massimo riserbo delle Forze dell’Ordine sul caso ma, mentre sono in corso le attività investigative, arriva un comunicato da parte del Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Sabina – Poggio Mirteto, sua eccellenza Monsignor Lino Fumagalli.

    «Il sacerdote don Romano Damy, in data 23 gennaio 2007, ha fatto richiesta al Vescovo Diocesano, Monsignor Lino Fumagalli, di sospensione dall’incarico di Parroco in seguito ad alcune indagini condotte dai Carabinieri sulla sua persona – scrive il vescovo – In attesa dell’esito degli accertamenti da parte dell’Arma, il Sacerdote è stato momentaneamente sollevato dall’Ufficio. Il Vescovo è particolarmente vicino con la preghiera e con fraterno affetto all’intera Comunità Parrocchiale di Gavignano Sabino, colpita duramente dal diffondersi delle notizie. Esprime, inoltre, la sua vicinanza al Parroco e, fiducioso nell’operato delle istituzioni preposte, auspica un’accurata e solerte conclusione delle indagini in atto».

    http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1121738&Sectionid=8&EditionId=9

  • Roma.Violentò 2 bimbe in confessionale.

    Roma.Violentò 2 bimbe in confessionale.

    Pedofilia/ Abusi su due bimbe in confessione: arrestato sacerdote

    Abusi sessuali su due bambine di 10 anni anche durante la confessione. E’ l’accusa mossa dalla procura di Roma nei confronti di E.M., sacerdote di 48 anni; il pm Francesco Scavo ha chiuso l’inchiesta nei suoi confronti con il deposito degli atti, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio. Il magistrato ha ipotizzato a suo carico il reato di ‘atti sessuali con minorenne’ (articolo 609 quater del codice penale).

    Questo perché, “avvalendosi della qualità di padre spirituale delle bambine che frequentavano il corso di catechismo presso la parrocchia Santa Rosa da Viterbo ed approfittando pertanto dell’autorità che tale qualifica rappresentava, in ripetute e diverse circostanze (anche in occasione del rito della confessione), dopo averle condotte nei locali della sagrestia e dell’appartamento all’interno della parrocchia ed adibito a sua privata dimora, accarezzava loro in più occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a sé e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua”.

    All’indagato vengono contestate le aggravanti “di aver commesso il fatto su persone minori degli anni dieci affidate alle sue cure per ragioni educative, religiose e comunque di istruzione, nonché nei momenti in cui nei confronti delle stesse aveva un obbligo di custodia o comunque di vigilanza”. Secondo il magistrato, che ascolterà il sacerdote, il quale ha chiesto di essere interrogato, gli abusi si sarebbero prolungati, nella parrocchia, nella zona di Tor di Quinto, nella capitale, fino alla scorsa primavera.

    http://laici.forumcommunity.net/?t=15408852

  • Roma rito abbreviato

    Roma rito abbreviato

    Rito abbreviato

    Un sacerdote e insegnante è stato condannato nel 2007 con rito abbreviato a 4 anni e due mesi con l’accusa di aver abusato di due ragazzini

    http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/pedofili/

  • Chi è quest’altro prete pedofilo recidivo?

    Chi è quest’altro prete pedofilo recidivo?

    Roma, 8 gen,  (Adnkronos) – Rischio di rinvio a giudizio per un sacerdote C.D.M. di 56 anni accusato di abusi sessuali su due minorenni che gli erano stati affidati ”per ragioni di educazione e vigilanza”.

    Il pubblico ministero, Nunzia D’Elia, ha infatti concluso l’inchiesta riguardante il religioso depositando gli atti. All’imputato si contesta di aver approfittato dello stato di salute di un bambino a lui affidato perche’ disturbato nell’apprendimento toccandolo in piu’ occasioni. Il fatto accadde nel giugno scorso. Al sacerdote inoltre si contesta di aver nel maggio scorso compiuto atti sessuali su un altro minore che era stato a lui affidato durante un soggiorno a Ventotene.

    Entro 20 giorni i difensori del sacerdote dovranno sollecitare l’attivita’ istruttoria da parte del pubblico ministero o depositare atti dopodiche’ il pm D’Elia presentera’ al gup De Angelis che ha concesso al religioso gli arresti domiciliari la sua richiesta di rinvio a giudizio.

    “Palpeggiava i dodicenni”, ora rischia il processo Pedofilia – Sta per chiudersi l’istruttoria sul 58enne sacerdote che prestava servizio nella chiesa della Madonna di Czestochowa, alla ‘Rustica’. Da novembre è ai domiciliari. Oltre 10 anni fa era già stato condannato per abusi

    Roma, 8 gennaio 2007 – Chiesa e pedofilia: un terribile binomio che torna sotto i riflettori. Già condannato piu’ di dieci anni fa per abusi sessuali su minorenni, un sacerdote di origine siciliana rischia adesso di finire sotto processo per ulteriori due episodi dello stesso tipo commessi tra l’ aprile e il maggio dello scorso anno.

    Nei confronti di A.D., 58 anni, parroco nella chiesa della Madonna di Czestochowa di localita’ ‘La Rustica’, a Roma, e insegnante di religione alla scuola media capitolina ‘Salvo D’Acquisto’, infatti, il pm di Roma Nunzia D’ Elia, ha depositato gli atti di indagine e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per l’accusa di atti sessuali con minorenni.

    Due gli episodi che si contestano al sacerdote e per i quali l’uomo nel novembre scorso era finito in carcere, per poi finire agli arresti domiciliari qualche giorno dopo nel convento dell’Ordine dei Monaci Benedettini Silvestrini di Bassano Romano. Il primo accertato dagli investigatori e’ dell’ aprile del 2006. Secondo l’ accusa, in quella occasione A.D. avrebbe indotto un suo allievo di dodici anni a subire palpeggiamenti nell’ oratorio della chiesa nella quale prestava servizio. Il mese successivo, invece, gli atti sessuali sarebbero stati compiuti su un dodicenne durante un ‘campo-scuola’ trascorso nell’ isola di Ventotene.

    L’ inchiesta della procura capitolina e’ stata avviata in seguito a una denuncia presentata dai genitori del bambino molestato nell’ oratorio. Sarebbe stato lo stesso dodicenne a raccontare di aver saputo che ci sarebbero stati altri episodi simili a quello che lo aveva visto vittima. Secondo quanto si e’ appreso, il sacerdote fin da subito smenti’ tutte le circostanze che gli venivano contesatate, salvo poi correggere il tiro ammettendo le sue responsabilità, anche se limitandole nella portata.

  • Perchè chiediamo la riduzione allo stato laicale di don Bruno Puleo

    Perchè chiediamo la riduzione allo stato laicale di don Bruno Puleo

    Da IMGPress – Il foglio elettronico
    (29/12/2006) – Il prete della Arcidiocesi di Agrigento che ha abusato di sette minori, fra cui Marco Marchese, lo abbiamo finalmente scovato.

    Si chiama don Bruno Puleo denunciato in Tribunale dove ha patteggiato la pena con 2 anni e 6 mesi e in sede civile dove deve rispondere della richiesta di un risarcimento di 65 mila euro per i danni procurati al giovane Marchese. Marchese ora ha 22 anni e studia Psicologia e deve dimenticare quel passato orribile vissuto nel Seminario minore vescovile di Favara dove, all’eta’ di 12 anni, in seconda media, venne abusato per la prima volta da don Puleo che era il suo educatore. Poi le violenze sessuali sono continuate fino a 16 anni.

    Abbiamo chiesto dove si trovasse questo prete e pensavamo che avesse abbandonato l’abito talare come prevede il Diritto Canonico e come la sua ammissione di colpevolezza davanti ai giudici avvenuta con il patteggiamento richiede. Anzi, nell’inchiesta i giudici hanno appurato che don Puleo, a suo tempo, aveva abusato di altri sei minori oltre all’ex seminarista Marchese.

    Ma questo ulteriore fatto non ha smosso neanche un po’ l’ anziano Arcivescovo di Agrigento mons. Carmelo Ferraro il quale ha allontanato don Puleo dalla Parrocchia della Trafigurazione di N.S.G.C. presso il Villaggio Giordano a Palma di Montechiaro per trasferirlo in un altro comune dell’agrigentino. Palma di Montechiaro (25 mila abitanti) fu fondata nel 1637 dal Principe Carlo Tomasi di Lampedusa, raggiunse il suo massimo splendore con il fratello duca Giulio, detto il ’Duca Santo’. Fino al 1812 – anno in cui vennero aboliti i diritti feudali in Sicilia – fu feudo dei Tomasi di Lampedusa che vi lasciarono tracce incancellabili in ogni campo della vita religiosa e culturale. A questa famiglia appartennero S. Giuseppe M. Tomasi, cardinale teatino, insigne per pietà e dottrina, e Suor M. Crocifissa della Consolazione, monaca del locale monastero morta nel 1699 in fama di santità. Nello scorso anno 1999 ne è stato celebrato il terzo centenario della morte con numerose manifestazioni religiose e culturali. Nel 1863 al nome Palma fu aggiunto l’appellativo ’di Montechiaro’ dal nome del vicino castello chiaramontano. Adesso, dopo lo scandalo, don Puleo e’ stato inviato nel Comune di Caltabellotta nella frazione di Sant’Anna (un paesino di 654 anime) nella Chiesa di San Pellegrino. C’e’ stata una retrocessione in un paesino di 654 anime: questa e’ la sanzione dell”Arcivescovo e poi stendere un velo pietoso sulle porcherie di don Puleo di cui ci sono le prove acclarate. Per mons. Ferraro e’ sufficiente trasferire il sacerdote da una parrocchia di prestigio ad una piccolissima in campagna. Poi passata la bufera e il periodo di penitenza, don Puleo ritornera’ in auge dopo il soggiorno a Caltabellotta comunità cristiana molto fiorente, come dimostrano i numerosi conventi, confraternite, chiese e opere d’arte, ma comune molto piccolo. Tra i personaggi illustri che vi operarono si possono ricordare il Beato Bernardo da Corleone, cappuccino, e il venerabile Padre Sebastiano Siracusa, carmelitano. La nostra posizione su don Puleo e’ identica a quella della Curia romana che nel 2002 fece questo documento che riportiamo integralmente: “Nei giorni 23-24 aprile 2002 si è svolto un incontro straordinario in Vaticano fra i Cardinali degli Stati Uniti, i responsabili della Conferenza Episcopale cattolica degli Stati Uniti e i capi di diversi uffici della Santa Sede sul tema dell’abuso sessuale di minori. I partecipanti desiderano anzitutto esprimere la loro unanime gratitudine al Santo Padre per le sue chiare indicazioni circa l’orientamento e l’impegno per il futuro. In comunione con il Papa, essi riaffermano alcuni principi basilari:
    1. L’abuso sessuale di minori è giustamente considerato un crimine dalla società ed è un terribile peccato agli occhi di Dio, specialmente quando è perpetrato da sacerdoti e da religiosi, la cui vocazione è di aiutare le persone a condurre una vita santa di fronte a Dio e agli uomini.
    2. È necessario manifestare alle vittime e alle loro famiglie un profondo senso di solidarietà, e provvedere ad una giusta assistenza affinché ritrovino la fede e ricevano cure pastorali.
    3. Anche se i casi di vera pedofilia da parte di sacerdoti e religiosi sono pochi, tutti i partecipanti hanno riconosciuto la gravità del problema. All’incontro, sono stati discussi i termini quantitativi del problema, dato che le statistiche al riguardo non sono molto chiare. Si è attirata l’attenzione sul fatto che quasi tutti i casi hanno visto coinvolti adolescenti, e pertanto non erano casi di vera pedofilia.
    4. Unitamente al fatto che non può essere scientificamente affermato un legame fra celibato e pedofilia, la riunione ha ribadito la validità del celibato sacerdotale come un dono di Dio alla Chiesa.
    5. Date le questioni dottrinali che sottostanno al deplorevole comportamento in questione, sono state proposte alcune linee di risposta:
    a. i Pastori della Chiesa devono chiaramente promuovere il corretto insegnamento morale della Chiesa e rimproverare pubblicamente le persone che diffondono dissenso e gruppi che propongono approcci ambigui nella cura pastorale;
    b. deve essere fatta senza indugio una nuova e seria Visita Apostolica di seminari e altri istituti di formazione, con particolare attenzione alla necessità della fedeltà all’insegnamento della Chiesa, specialmente nel campo morale, e di un più profondo studio dei criteri di idoneità dei candidati al sacerdozio;
    c. sarebbe appropriato che i Vescovi della Conferenza Episcopale cattolica degli Stati Uniti chiedessero ai fedeli di unirsi a loro nell’osservanza di una giornata nazionale di preghiera e di penitenza, in riparazione delle offese perpetrate e come supplica a Dio per la conversione dei peccatori e la riconciliazione delle vittime.
    6. Tutti i partecipanti hanno considerato questo tempo come una chiamata ad una maggiore fedeltà al mistero della Chiesa. Pertanto, essi vedono il tempo presente come un momento di grazia. Pur riconoscendo che criteri pratici di condotta sono indispensabili e urgentemente necessari, non possiamo sottovalutare, con le parole del Santo Padre, “la forza della conversione cristiana, quella decisione radicale di allontanarsi dal peccato e ritornare a Dio, che raggiunge i recessi dell’animo umano e può operare un cambiamento straordinario”. Allo stesso tempo, come affermato da Sua Santità, “la gente deve sapere che nel sacerdozio e nella vita religiosa non c’è posto per chi potrebbe far del male ai giovani. Deve sapere che i Vescovi e i sacerdoti sono totalmente impegnati a favore della pienezza della verità cattolica nelle questioni riguardanti la moralità sessuale, verità fondamentale sia per il rinnovamento del sacerdozio e dell’episcopato sia per il rinnovamento del matrimonio e della vita familiare”. E ancora, con le parole del Santo Padre, “non dobbiamo dimenticare l’immenso bene spirituale, umano e sociale, che la maggioranza dei sacerdoti e religiosi negli Stati Uniti hanno compiuto e stanno tuttora compiendo. La Chiesa cattolica nel vostro Paese ha sempre promosso i valori umani e cristiani con grande vigore e generosità, in un modo che ha aiutato a consolidare tutto ciò che è nobile nel popolo americano. Una grande opera d’arte può essere intaccata, ma la sua bellezza rimane; questa è una verità che ogni critico intellettualmente onesto deve riconoscere. Alle comunità cattoliche negli Stati Uniti, ai loro Pastori e membri, ai religiosi e alle religiose, ai docenti delle università e delle scuole cattoliche, ai missionari americani in tutto il mondo, vanno il ringraziamento, di tutto cuore, dell’intera Chiesa cattolica e quello personale del Vescovo di Roma”. Ecco, Monsignor Carmelo Ferraro, Arcivescovo di Agrigento, in questo documento si dice chiaramente che non c’e’ posto nella Chiesa per chi fa male ai giovani. Che bisogna chiedere scusa alle vittime della pedofilia e ai loro familiari. Che la pedofilia e’ un grave crimine. Che non vi puo’ essere alcun legame fra celibato e pedofilia. Per tutte queste ragioni, Mons.Ferraro, le chiediamo ancora una volta che si inginocchi nella Cattedrale di San Gerlando in Agrigendo, chieda perdono a questi sette giovani vittime di atti di pedofilia da parte di don Puleo. Infine, che don Bruno Puleo, sia sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale in quanto indegno ad agire in nome e per conto di Cristo Capo.

    Alberto Giannino
    Presidente Adc – Associazione docenti cattolici
    Fonte:http://www.imgpress.it/

    IMGPress tutti i diritti riservati. Reg. Trib. ME n.1392 del 18/06/92
    Venerdì, 29 dicembre 2006

  • Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Tutto l’anno rinchiusi tra le mure vaticane per farli diventar preti. I rinchiuderei in galera i genitori sciagurati di queste vittime innocenti

    chierichetti più famosi del mondo

    di Loris Lauretano/ 27/12/2006

    Uscendo in silenzio dalla sagrestia della Basilica di San Pietro, alle ore 7 di ogni mattina, i piccoli ministranti sembrano angeli, ma le donne che cucinano e lavano per loro, dicono che sono ragazzi normali. Però, vivono nella Città del Vaticano durante tutto l’anno scolastico. Quindi, può darsi che non siano perfettamente “normali”. Alcuni ragazzi ritornano a casa prima di terminare la scuola superiore, ma c’è anche chi soffre di severi casi di nostalgia e decide di tornare dopo pochi mesi. Stiamo parlando dei ragazzi del Pre-seminario San Pio X nella Città del Vaticano, una realtà vocazionale che accoglie bambini da tutta Italia.

    Durante l’anno scolastico 2005/06, erano 21, di cui 4 hanno finito la scuola superiore e tre hanno deciso poi di entrare in seminari diocesani. Padre Enrico Radice, attuale rettore dell’istituto, spiega che si tratta di una percentuale alta rispetto agli standard. Del resto, il San Pio X non è un seminario e neanche un comune collegio, ma un “pre-seminario”, cioè un “istituto di orientamento vocazionale”. Qui, arrivano ragazzi da tutta l’Italia, con qualità che lascino intravedere anche un possibile orientamento verso la vocazione al sacerdozio: disposizione alla preghiera, formazione cristiana, capacità di autentica relazione con gli altri, buone doti intellettive. Padre Radice chiarisce che il pre-seminario volutamente non si chiama seminario minore, visto che la sua funzione primaria non è di preparare dei ragazzi ad entrare nel seminario. “Proviamo a creare un’atmosfera spirituale adatta a questo servizio”, ha detto. Quando il pre-seminario è efficiente, ha aggiunto, i ragazzi possono sperimentare l’idea di sacerdozio in modo molto più efficace che non nella parrocchia di appartenenza. Il loro compito specifico e privilegiato è quello del servizio liturgico, come piccoli ministranti, nella Basilica di San Pietro, ha detto padre Radice e “almeno due o tre volte l’anno” i ragazzi iscritti nel pre-seminario ricevono l’opportunità di servire una Santa Messa papale.

    Sono circa 700 i ragazzi che in mezzo secolo di storia sono passati di qui. Magari anche trovandosi giovanissimi testimoni di un Concilio, di un Giubileo o di un Conclave. Tutto iniziò il 25 gennaio 1956 quando da Valle Colorina, in Valtellina, una quarantina di ragazzi partirono per Roma con don Giovanni Folci, sacerdote della diocesi di Como, di cui è in corso la causa di beatificazione, fondatore di un’opera contraddistinta dal carisma del servizio alle vocazioni sacerdotali. L’associazione, sempre composta in maggioranza di sacerdoti di Como, come padre Radice, gestisce il pre-seminario in Vaticano. A suo tempo, erano stati i vescovi giunti a Roma per le visite ad limina – ricordano i testimoni – a lamentare il fatto che “nel tempio più grande della Cristianità non si trovasse un servizio liturgico decoroso”. Per colmare questa lacuna, papa Pacelli aprì le porte del terzo piano della Canonica di San Pietro.

    Poi, nel 1971, fu Paolo VI a far realizzare per il pre-seminario un edificio più spazioso, collocato proprio all’inizio dei Giardini vaticani, dove i ragazzi andavano a giocare. Del resto il segretario di Montini, mons. Pasquale Macchi, li conosceva molto bene: anche lui, infatti, era stato alunno dell’Opera don Folci a Valle Colorina.

    Gli alunni del pre-seminario frequentano una scuola privata legalmente riconosciuta. Finiti i tempi della scuola interna, frequentano scuole medie, ginnasi e licei romani. Poi rientrano in Vaticano per lo studio, il gioco e la vita comunitaria di un gruppo di ragazzi che provano a crescere insieme, aperti al Signore che chiama. Al termine della scuola media, i ragazzi potranno continuare ad approfondire la loro vocazione al sacerdozio in qualsiasi seminario diocesano e religioso, o, rientrando in famiglia, proseguire gli studi superiori. “In cinquant’anni – raccontapadre Radice – sono diventati sacerdoti in 68, intorno al 10% dei ragazzi che hanno vissuto nel pre-seminario”. Tanti, certo. Ma molti di più, dalle mattinate trascorse nella basilica di San Pietro, hanno imparato uno spirito di servizio che è tornato prezioso negli ambiti più disparati della vita. E anche questo non è poco.

    Luigi ha soltanto 17 anni, ma vive in Vaticano già da 6 anni. È un ministrante, cioè un chierichetto, sebbene “di lusso”. “Mi è sempre piaciuto, sin da piccolo, servire Messa”, dice con il suo leggero accento di Matera. “Poi, un giorno mia madre vide un’inserzione in cui si diceva che la Santa Sede cercava ministranti in vista del Giubileo. E così sono partito. Vivo, insieme ad altri 12 ragazzi, nel Preseminario San Pio X all’interno del Vaticano. Vado al liceo classico Sant’Apollinare, una scuola cattolica qui vicino, in via Aurelia. E, nonostante di tanto in tanto provi nostalgia della mia famiglia, sono convinto di aver avuto un enorme privilegio: vivere da vicino, vicinissimo, gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II”.

    Mario Fortunato, della parrocchia di San Michele Arcangelo in Calino frequentante la 2° media nel Preseminario San Pio X, quando era in servizio liturgico nella Basilica di San Pietro per l’anno giubilare, scriveva al suo parroco dalla Città del Vaticano, il 17 ottobre 1999: “Caro don Luigi, sono Mario. Qui il servizio in San Pietro è molto diverso dal nostro. Quando verrò a casa cercherò di insegnarlo anche agli altri amici del Piccolo Clero; a patto che quelli grandi non insegnino a me, perché qui a San Pietro si impara anche quello che non bisogna imparare. Ho già servito il papa il giorno 3 ottobre per la beatificazione di don Arcangelo Tadini di Brescia. Forse il giorno di San Pietro, che è il 29 giugno, servirò ancora il papa Giovanni Paolo II con gli altri miei 24 amici, provenienti dall’Italia. Dalla Lombardia siamo qui in due. Qui ogni giorno è festa; bisogna sempre camminare eleganti; ogni giorno si incontrano cardinali e vescovi. I controlli sono rigidissimi; ogni cento metri c’è una Guardia svizzera o un Gendarme che è la Polizia vaticana. Qualche volta anche noi chierichetti veniamo scortati. Mi saluti tanto la parrocchia. La faccia vedere se vuole questa lettera. Ne manderò ancora. Ciao a tutti. Il vostro Mario”.

    Il 28 novembre 1999 Mario risponde ai suoi amici chierichetti della sua parrocchia: “Caro Piccolo Clero, sono molto felice che abbiate risposto assieme a don Luigi alla mia lettera di ottobre. Se vi arriva prima che io sia venuto a casa, vi auguro i più sinceri auguri di un Buon Natale. Spero che lì stiate tutti bene, e vi porgo i miei distinti saluti. Caro Piccolo Clero, questo pezzo è rivolto a voi più grandi perché, con il vostro permesso, vorrei anche a voi insegnare come si serve all’altare in modo decente, per prepararsi alla venuta del vescovo o alle solennità. Tante cose qui in San Pietro non si fanno: ad esempio le offerte che dovrebbero farle le donne. E il turibolo e i candelieri li fate in modo pietoso. Questo che ho detto adesso non è per vantarmi perché io faccio più pietà di voi, ma solo per farvi capire che errori fate. Il vostro Mario”.

    Sveglia tutti i giorni alle ore 6.20. E alle 7 in punto pronti, con veste e cotta in ordine, per accompagnare all’altare sacerdoti provenienti da tutto il mondo. Con la sorpresa, qualche volta, di una chiamata per un servizio liturgico accanto al papa. Una vita certo un po’ impegnativa per chi ha 12/14 anni. Ma è anche un’occasione unica per vivere un cammino di crescita umana e cristiana faccia a faccia col mondo intero, ed insieme un itinerario di accompagnamento e discernimento a quella scelta di vita che il Signore ha preparato con amore per ciascuno di loro.

    In occasione dei 50 anni di fondazione, il Preseminario San Pio X è stato ricordato da Benedetto XVI durante il Regina Cæli di domenica 30 aprile 2006, come realtà “affidata alla benemerita Opera scaturita dalla generosità di Don Giovanni Folci e dedita alla cura e alla santificazione del clero come pure alla ricerca e promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”. “In questa felice circostanza – ha continuato papa Benedetto XVI – mi unisco volentieri alla vostra festa, cari amici, e mentre vi ringrazio di cuore per il servizio liturgico che ogni giorno svolgete nella basilica di San Pietro, vi assicuro un ricordo nella preghiera perché il Signore vi aiuti a seguirlo sempre fedelmente e vi ricolmi della sua gioia. Grazie per quello che fate ogni giorno”.

    Vent’anni prima, in occasione del 30° anniversario di fondazione, papa Giovanni Paolo II, sabato 26 aprile 1986, si rivolse agli alunni ed ex-alunni del Preseminario San Pio X con le seguenti parole: “Desidero, in tale circostanza, esprimere il mio sincero apprezzamento anche per il servizio liturgico, che i ‘chierichetti’, i quali vivono, pregano e studiano nel ‘Preseminario San Pio X’, compiono con tanto entusiasmo e decoro nel massimo tempio della cristianità: a questo sentimento di gratitudine unisco l’auspicio che il ‘Preseminario San Pio X’ accolga sempre numerosi ragazzi, desiderosi di riflettere, nella preghiera e nel raccoglimento, sulla chiamata rivolta loro da Gesù, di seguirlo più da vicino. Mi piace anche ricordare che ricorre quest’anno il 60° anniversario di fondazione della vostra Opera, che fin dagli inizi, secondo l’ideale di don Giovanni Folci, ha avuto come finalità la cura e la santificazione del clero e la ricerca e la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”.

    Recentemente si sono ritrovati in oltre 500 (mogli e figli compresi) per festeggiare questo compleanno speciale. Un sabato mattina hanno celebrato la Santa Messa all’altare della Cattedra con l’allora cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano. Poi, nel pomeriggio, hanno recitato il rosario alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani. La festa è stata anche l’occasione per rilanciare questa presenza così caratteristica.

    Il Preseminario San Pio X nella Città del Vaticano, infatti, si pone a servizio di ogni Chiesa locale, che intenda affidargli temporaneamente degli alunni per la scuola media. Infatti, il Preseminario offre ai chierichetti delle parrocchie di ogni diocesi la possibilità di vivere “un’esperienza estiva” come “chierichetti di San Pietro”. Insieme al servizio liturgico nella Basilica Vaticana, diventa anche un’opportunità culturale-turistica per visitare il Vaticano e la Città di Roma, e offre un’esperienza intensa e gioiosa di vita comunitaria fatta di impegno, di gioco, di amicizia e di preghiera. Solitamente avviene anche un incontro privato dei chierichetti col papa. Questa esperienza estiva ha la durata di circa venti giorni (nei mesi di luglio e agosto) ed accoglie chierichetti di V elementare e di I media.

  • chi di spada colpisce… donvitaliano in religione Rimosso d’autorità l’abate di Montevergine.

    chi di spada colpisce… donvitaliano in religione Rimosso d’autorità l’abate di Montevergine.

    Aveva rimosso don Vitaliano

    Un piccolo giallo dietro le dimissioni di mons. Tarcisio Giovanni Nazzaro, vescovo della piccola diocesi abbaziale di Montevergine, in Irpinia. La sua rinuncia al governo pastorale della diocesi – riferisce una nota pubblicata il 15/11 nel bollettino dalla Sala Stampa Vaticana (ripresa il 16/11 anche dall’Osservatore Romano) – è stata accettata da Benedetto XVI il 15/11, “in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico”.

    Il comma 2 del canone in questione invita il vescovo che “per infermità o altra grave causa risultasse meno idoneo all’adempimento del suo ufficio” a presentarne la rinuncia. Non solo non si hanno notizie di problemi di salute tali da impedire a mons. Nazzaro di proseguire il suo ministero pastorale, ma a rendere la vicenda ancora più misteriosa c’è il fatto che Avvenire ha fornito una diversa spiegazione dell’abbandono di Nazzaro, affermando che l’abate avrebbe raggiunto il limite canonico fissato per il pensionamento.

    Il quotidiano dei vescovi, sul numero del 17/11, riferisce infatti che “Nazzaro, alla guida dal 1998 dell’antica comunità benedettina sui monti irpini, poco distante da Avellino, compirà 75 anni il prossimo 2 gennaio” (sempre il 17/11, identica versione si trova anche sulle pagine avellinesi del Mattino). In realtà, dom Nazzaro è nato sì il 2 gennaio, ma del 1933. Tra due mesi compirà quindi 74 anni e non 75, come erroneamente riportato. Un errore così grossolano, in palese contraddizione – tra l’altro – con la versione ufficiale fornita dalla Sala Stampa Vaticana, evidenzia il forte imbarazzo con cui l’Ordine benedettino ed il Vaticano hanno gestito tutta la vicenda di Montevergine.

    Dietro le dimissioni dell’abate Nazzaro, infatti, vi sarebbero in realtà i profondi dissesti finanziari che hanno scosso l’amministrazione del santuario e del monastero e che hanno provocato il deciso intervento della Congregazione benedettina sublacense (da cui dipende Montevergine). Due anni fa presso l’abbazia irpina, si era recato in qualità di visitatore dom Bruno Marin. La visita canonica è una prassi consueta per tutte le Congregazioni e gli Ordini religiosi: ogni due anni l’abate visitatore compie una visita – che dura al massimo un paio di settimane – in tutti i monasteri sotto la sua giurisdizione. Nel caso di Montevergine, però, la visita – iniziata già due anni fa – non si è ancora formalmente conclusa, e si è col tempo tramutata in un vero e proprio commissariamento dell’abbazia, dal momento che dal gennaio 2006 la Congregazione sublacense ha inviato a Montevergine un ispettore – dom Beda Paluzzi, priore del monastero di San Benedetto (Sacro Speco) a Subiaco – che ha avocato a sé le decisioni più importanti e la deliberazione sulle spese di un certo rilievo. (valerio gigante – www.adista.it n° 85)

    QUANDO L’ECONOMO SCAPPÒ CON I SOLDI DELLA SPESA.

    UN’”ALLEGRA” GESTIONE FINANZIARIA DIETRO LA RIMOZIONE DI DOM NAZZARO

    Dietro il deciso intervento della Congregazione sublacense nei confronti di dom Tarcisio Giovanni Nazzaro, c’è probabilmente il Vaticano, per nulla soddisfatto di come sinora sono andate le cose a Montevergine. Anche per questo, già nel maggio 2005 (v. Adista n. 45/05), la Congregazione dei Vescovi aveva deciso di trasferire alla diocesi di Avellino le 9 parrocchie poste sino ad allora sotto la giurisdizione dell’abate. In quel caso il Vaticano dovette in parte cedere alle resistenze dei benedettini: la diocesi di Montevergine non fu infatti cancellata, anche se la sua giurisdizione venne limitata al Santuario, all’annesso monastero e al Palazzo abbaziale di Loreto, sito nel comune di Mercogliano. Seppure fortemente ridimensionata, l’abbazia di Montevergine continua così a mantenere il privilegio di abbazia territoriale. Resta cioè una diocesi con uno status giuridico del tutto particolare, perché guidata non da un vescovo diocesano nominato dalla Santa Sede, ma da un abate ordinario eletto da una Congregazione religiosa, ma l’abate di Montevergine continua ad esercitare il suo potere di ordinario sui monaci, i novizi ed i postulanti dell’abbazia, e – soprattutto – continua a percepire le quote annuali dell’8 per mille destinate a ciascuna delle 226 diocesi italiane. E non si tratta di somme trascurabili. Solo per la voce “culto e pastorale” la Cei stanzia circa 150milioni di euro all’anno. La metà di questi fondi viene ripartita in parti uguali per tutte le 226 diocesi, mentre l’altra viene suddivisa proporzionalmente, in base al numero di abitanti di ciascuna diocesi. Nello stesso modo vengono ripartiti anche i circa 80 milioni di euro che la Cei destina alle opere di carità.

    Attraverso questo sistema di ripartizione dei fondi dell’8 per mille, anche diocesi piccolissime come Montevergine incassano un “fisso” annuo di almeno 500mila euro, cui vanno aggiunte le quote “variabili” assegnate dalla Cei alle singole diocesi in base al numero di abitanti di ciascuna di esse.

    Nonostante un afflusso di denaro così consistente, rimpinguato per di più dagli introiti e dalle offerte derivanti dalla gestione del Santuario (che vive da diversi anni un periodo di crisi, ma che rimane pur sempre uno dei più importanti d’Italia), i conti di Montevergine sono da tempo in rosso, e il disavanzo ha raggiunto livelli preoccupanti. Tra le cause che hanno prodotto questa difficile situazione, la gestione finanziaria piuttosto “disinvolta” da parte dei monaci, che ha indotto la Congregazione sublacense a mettere l’abate Nazzaro sotto tutela e ad imporgli – dopo due anni di commissariamento – le dimissioni. In questo senso, un caso particolarmente significativo, avvenuto circa 4 anni fa nella zona di Mercogliano, è quello che ha per protagonista l’allora economo del monastero di Montevergine – un giovane professo – che ideò una mega-truffa ai danni della sua Congregazione. L’economo ritirava infatti dalle casse del monastero i soldi necessari alla gestione ordinaria del monastero, ma poi comprava a credito. Con questo sistema, in breve tempo era riuscito ad accumulare per sé la ragguardevole cifra di circa mezzo miliardo di vecchie lire. Quando i creditori telefonarono all’abate reclamando il pagamento delle loro spettanze, la truffa venne a galla, ma l’abate non denunciò l’economo per evitare che scoppiasse uno scandalo. Il colpevole, nel frattempo riparato in Calabria (regione di cui è originario), riuscì così a farla franca e a “rifarsi una vita” prendendo i voti presso un’altra congregazione religiosa.

    A subentrare a Nazzaro, sarà ora lo stesso dom Beda Paluzzi, chiamato a svolgere le funzioni di amministratore e di delegato apostolico per la diocesi fino a che non sarà eletto il nuovo abate. Ma i tempi per trovare il successore di Nazzaro non saranno brevi: affinché si possa eleggere un nuovo abate la regola prevede la presenza nel monastero di almeno 12 monaci e a Montevergine, attualmente, ce ne sono molti di meno. L’”addio” di dom Nazzaro – che ha scelto di non lasciare il santuario (assumerà la carica di “abate emerito”) – ha sorpreso gli amministratori di Mercogliano: “Ha esercitato il suo apostolato con il sorriso confortante e lo sguardo illuminato dalla saggezza – ricorda il vice-sindaco Massimiliano Carullo -, con l’amore, la fraternità e l’alto sentimento cristiano. Un umile, ma grande servo della vigna del Signore”. Del tutto opposto il giudizio dell’associazione “’O ruofolo” che raccoglie gran parte della comunità di Sant’Angelo a Scala che in questi ultimi anni si è fermamente opposta alla decisione di Nazzaro di rimuovere don Vitaliano della Sala dalla sua funzione di parroco. “Finalmente gli hanno imposto di dimettersi: per la scandalosa gestione del Santuario che non ha mai toccato livelli tanto bassi; per come ha gestito in maniera accentratrice l’abbazia territoriale nei suoi anni di abbaziato; per la mancanza di dialogo con la gente; per la sconsiderata gestione della vicenda che ci ha visto coinvolti con la rimozione di don Vitaliano Della Sala dalla nostra parrocchia. Se lo avessero fatto dimettere qualche anno fa, si sarebbero evitate tante situazioni spiacevoli e tanta sofferenza!”. (valerio gigante – www.adista.it n° 85)

  • Vaticano/ Torna libero il prete accusato di pedofilia a Roma

    Vaticano/ Torna libero il prete accusato di pedofilia a Roma

    E’ tornato in libertà don Domenico Repice, il collaboratore parrocchiale della chiesa di San Giustino a Roma, finito agli arresti domiciliari il 6 novembre scorso con l’accusa di aver compiuto atti sessuali con minori d’eta inferiore ai 14 anni.

    A darne notizia, con un comunicato, è il difensore del religioso, l’avvocato Anselmo de Cataldo, il quale riferisce che il tribunale del Riesame della Capitale ha oggi annullato la suddetta ordinanza di custodia.

    “Questo – aggiunge il penalista – rappresenta il primo importante passo verso l’accertamento definitivo dell’assoluta estraneità di don Domenico Repice ai fatti in contestazione”. Nell’ambito dell’inchiesta, denominata ‘Fiori nel fango 2’, il gip del tribunale di Roma Maria Teresa Covatta, aveva emesso 32 ordinanze di custodia cautelare, su richiesta del pubblico ministero Mirella Cervadoro e del procuratore aggiunto Maria Cordova. Secondo chi indaga, vittime degli abusi sarebbero 10 bambini tra i 12 e i 13 anni, tutti di etnia rom.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/pretepedofilo2011.html

  • Fedeli fino all’omertà

    Fedeli fino all’omertà

    Le rivelazioni di un tredicenne, i riscontri dei giudici. Ma l’arresto di due preti mobilita i parrocchiani. In loro difesa

    La difesa di un’intera comunità contro la parola di un ragazzino rom di 13 anni. Le fiaccolate contro i rapporti di Polizia. È questa la strana reazione delle parrocchie dei due sacerdoti arrestati nell’ultimo blitz anti-pedofilia.

    A Prato come a Roma, le comunità si chiudono a difesa dei loro religiosi. Don Domenico Repice, 39 anni, romano, collaboratore della parrocchia di San Giustino nel quartiere Alessandrino, è ai domiciliari con l’accusa di avere pagato un 13enne per fare sesso in auto. Con l’aggravante di averlo cacciato a calci per non dargli tutti i soldi, minacciando: “Sono un poliziotto”.

    Oltre alle parole del ragazzino, contro di lui c’è solo la segnalazione, in una sera diversa, della sua auto nella strada della prostituzione minorile. Lui, a chi lo chiama, ripete: “Sono innocente, mi credi, vero?”. I giovani che chiacchierano davanti a San Giustino, in questa strana periferia romana che sembra più un paese, rispondono sì: “È venuto in gita con noi a Colonia, mai un gesto o una parola fuori posto”. La titolare della pizzeria vicino alla chiesa sentenzia: “Non si può crocifiggere un uomo sulla parola di uno zingarello”. Don Mimmo insegnava al liceo artistico De Chirico, al Tuscolano. Anche lì il muro di solidarietà tiene. La preside sottolinea che “si è fatto da parte anche se è solo indagato”; la vicepreside si commuove per lui, gli alunni sottolineano che, durante le cene di classe, quando si facevano le ore piccole cantando a squarciagola Baglioni, o nelle gite a Firenze, ci sarebbe stata pure l’occasione.

    E invece niente: “Don Mimmo è un prete vero”. Pronto alla battuta sulla sua squadra, la Roma, ma inflessibile sulla dottrina. Solo a parlare di aborto e fecondazione si inalberava. I suoi alunni dicono: “Sarà stato uno zingaro a cui ha negato i soldi a fargliela pagare”. Stesso ritornello a Prato. L’onda calda di solidarietà all’altro sacerdote agli arresti domiciliari per l’indagine coordinata dal capo della squadra mobile di Roma, Alberto Intini, è ancora più forte e sorprendente. Non capita tutti i giorni un parroco nigeriano accusato di abusi sui minori: padre Denis è accusato di avere passato una notte in una pensioncina con lo stesso ragazzino che ha chiamato in causa don Mimmo. Contro di lui c’è la registrazione in albergo e il riconoscimento del tredicenne. L’ultima volta che il suo lungo nome (Georgedenis Onyebuchi Asomugha, per tutti Denis) era finito sui giornali, era stato un anno fa. Il quotidiano dei vescovi, ‘Avvenire’, aveva dedicato un ritratto a questo sacerdote nero piovuto dalla Nigeria.

    “La chiesa di Galcetello è rinata con lui”, dicono in coro le massaie in fila al supermercato che affianca la chiesa. “Ci sono 80 miei coetanei pronti a dirti cosa ha fatto per noi”, ti sfida la ragazza del gruppo giovani affranta sulla panchina. Ora che si trova agli arresti domiciliari nella stessa chiesa che aveva inserito nel progetto Nip, Nuova immagine della parrocchia, qualcuno potrebbe ironizzare sul parroco aperto ai giovani. Invece sono tutti preoccupati per lui, non per i ragazzi. “Mia figlia continua a seguire il catechismo per la comunione. Se padre Denis tornasse libero”, dichiara la parrucchiera, “la lascerei lì”. Al bar strappano il quotidiano che pubblica le accuse contro il sacerdote: “Padre Denis qui non ha mai pagato una colazione, era sempre offerta in segno di stima”. Tra le villette a schiera che compongono questo borgo elegante le domande provocano solo fastidio. Non ci sono cinesi. E i figli degli impiegati delle aziende tessili che rappresentano l’ossatura di questo quartiere non mollano il loro parroco. Ogni mattina don Denis si sveglia e scorge dalla finestra lo striscione colorato con su scritto: ‘Noi ci siamo’. Hanno organizzato una fiaccolata con il vescovo e intonano canti sacri sotto la sua dimora coatta. Se gli fai notare che sono coetanei del ragazzino rumeno che si è venduto per pochi euro, ti guardano con gli occhi stupiti: “Siamo stati in auto con lui, anche di sera. O a giocare al calcetto o sotto lo stesso tetto in gita. Un mese prima di quella sera di aprile di cui parla l’acccusa, Denis era a Roma con noi. Semplicemente, non possiamo crederci”. Solo una signora di mezza età azzarda una maldicenza: “Spendeva molti soldi in biancheria intima”. L’ultima mangiapreti sopravvissuta in questo lembo di Toscana, dove si sentono più ave marie che bestemmie. A mandare avanti la parrocchia ora è rimasto padre Collins, il viceparroco, nigeriano anche lui. Dice solo: “Preghiamo perché la verità prevalga”.

    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2006/11/20/news/fedeli-fino-all-omerta-1.1989

  • Vallo della Lucania (SA). Suor Soledad condannata a 8 anni per pedofilia, Altre 2 suore condannate per favoreggiamento

    Vallo della Lucania (SA). Suor Soledad condannata a 8 anni per pedofilia, Altre 2 suore condannate per favoreggiamento

    Sfogo di una madre. Silenzi del vescovo di Vallo della Lucania
    www.cilentando.com/

    20 Novembre 2006
    Violenze nell’asilo, il vescovo come Pilato

    Lettera di una mamma di Vallo della Lucania inviata al quotidiano Il Mattino:

    ANTONIO MANZO «Sono la mamma di una bimba di cinque anni che porta sulla sua carne i segni della violenza subìta…». È la drammatica lettera di una mamma di Vallo della Lucania, Rita Pellegrino che ieri pomeriggio arriva nella nostra redazione.

    La figlioletta di cinque anni sarebbe stata violentata da suor Soledad, la suora peruviana agli arresti con la terribile accusa di aver violentato ventisette bambini tra le mura dell’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania. L’accusa è terribile: la Chiesa locale è in silenzio. Nessuna parola di conforto, anzi perfino accuse di «isterismi familiari» nell’incredibile storia di ventisette bambini vittime degli abusi sessuali che avrebbe compiuto una suora peruviana. Bambini vittime – ventisette – che insieme alle loro famiglie, finora in un dignitoso silenzio, finiscono per diventare fantasmi che agitano la quiete troppo sospetta di una cittadina del Sud. Papa Ratzinger a Roma condanna i religiosi pedofili, a Vallo nessuno ne vuole più parlare. Nessuna forma di vicinanza e solidarietà ai bambini coinvolti e alle loro famiglie, atteggiamenti «pilateschi» addebitati ad un vescovo capace solo di «poche e scarne dichiarazioni ufficiali» e «silenzi assordanti». Ora basta, il dramma delle famiglie vittime delle storie di abusi sessuali compiuti da una suora peruviana – secondo l’accusa del procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania che ha retto fino in Cassazione – esplode in pubblico. È la lettera, drammatica, della mamma di una bambina vittima.

    È l’appello a Benedetto XVI che non ha avuto timore a denunciare la gravità degli atti compiuti da uomini di Chiesa, siano essi sacerdoti o suore, con abusi sessuali in danno di minori. Ha parlato ai vescovi irlandesi ma è come se quelle parole fossero state pronunciate anche per la drammatica vicenda di Vallo della Lucania: un asilo, una suora, un’accusa di violenza sessuale in danno di ventisette bambini, le accuse di favoreggiamento per le conseorelle della suora arrestata. Sembra che avessero progettato di farla partire per il Perù pochi giorni prima che arrivassero le manette. Prima di decidere di spedire la lettera al nostrogiornale, Rita Pellegrino, ci ha pensato bene ed ha riflettuto. Perchè quando ieri ha spedito la lettera via fax, erano passati già quindici giorni in attesa di una prima risposta da parte del vescovo di Vallo, monsignor Rocco Favale, e poi da papa Benedetto XVI protagonista di una dura denuncia sui responsabili di abusi sessuali sui minori, specie se commessi da uomini di Chiesa, preti o suore.

    Rita Pellegrino è la mamma di una delle bambine vittima delle violenze sessuali della suora peruviana nell’asilo di Vallo della Lucania, tuttora agli arresti domiciliari a Roma nella casa generalizia dell’ordine delle suore delle ancelle di santa Teresa del Bambin Gesù. Suor Soledad, venticinque anni, è accusata di aver compiuto abusi sessuali in danno di ventisette bambini della scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania. Su di lei pesa come un macigno l’accusa della procura della Repubblica di Vallo della Lucania intenzionata ad ampliare il giro delle indagini fino agli ultimi accertamenti compiuti dal Ris dei carabinieri per un presunto giro di pedofilia collegato proprio alla suora peruviana.

    L’accusa per la suora ha sostenuto già il vaglio del tribunale del Riesame e successivamente della Cassazione. «Questa donna va fermata» scrisse sintenticamente, ma efficacemente, il procuratore dlela Repubblica Alfredo Greco nella seconda richiesta di custodia cautelare. E, probabilmente, poche ore prima che la suora fuggisse in Perù e facesse perdere le sue tracce. Un mese fa l’incidente probatorio, con i bambini interrogati nell’aula del tribunale trasformata in sala giochi per «cristallizzare» le prove dell’accusa. Poi, nel pieno della seconda tranche dell’inchiesta con i sette indagati per il presunto giro di pedofilia, la delibera del consiglio comunale di Vallo: non denigrate il nostro paese.