Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roseto degli Abruzzi

  • Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    22 maggio 2012

    COMO La Procura ha chiuso l’inchiesta nei confronti di Marco Mangiacasale, l’ex parroco di San Giuliano in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il cosiddetto avviso di conclusione dell’indagine preliminare è stato recapitato in queste ore alle parti, cioè ai due avvocati che lo difendono, il penalista comasco Renato Papa e l’avvocato milanese Mario Zanchetti, e ai legali che rappresentano le vittime.
    Cinque vittime
    L’avviso identifica, come noto, cinque ragazze: una di appena 12 anni molestata nell’agosto del 2008 a Roseto degli Abruzzi, in occasione della cena conclusiva del Grest della parrocchia, quindi due tredicenni e una quindicenne.
    Il canovaccio è sempre più o meno lo stesso: secondo le accuse, il sacerdote approfittava di momenti di vita comunitaria per avvicinarsi alle sue vittime, per “agganciarle” e per abusare di loro, in un caso anche spingendosi fino ad aprire le porte di casa. Ma al di là degli atti sessuali, che l’avviso di conclusione ricostruisce nei dettagli, ricorre un’aggravante che, in casi analoghi, la Procura ha perseguito con rigore: il fatto cioè che l’indagato abbia in qualche modo abusato delle veste che indossava, facendo leva sul proprio ruolo di parroco e su quello di confessore di alcune delle ragazze. Nessuna di loro fu in grado di opporsi, e non soltanto per la differenza d’età: nell’inverno del 2008, durante una serie di incontri serali organizzati in parrocchia, Mangiacasale si sedette accanto a una delle vittime, che all’epoca aveva soltanto 13 anni, si nascose con una coperta e la costrinse ai primi rapporti, che si protrassero poi fino allo scorso febbraio. La ragazzina non ebbe mai la forza di sottrarsi, così come non la trovò nessuna delle altre, che per mesi, per anni, tennero per se quel segreto.
    In un altro caso, sempre con una parrocchiana che aveva 13 anni, il sacerdote aprì anche le porte di casa, costringendola a subire rapporti lontani da occhi indiscreti dalla primavera del 2008 al luglio 2010.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola martedì 22 maggio

  • Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    COMO, 22 MARZO – L’inchiesta su Don Marco Mangiacasale, il sacerdote comasco finito in manette il 7 Marzo 2010 con l’accusa di aver abusato di una ragazzina minorenne, si allarga a macchia d’olio.

    Le indagini compiute sulle 11 sim card dei suoi telefonini, sul portatile e su diversi tablet, hanno portato alla luce diversi filmini hard e autoscatti fatti dal prete comasco. Per questi motivi i fari degli inquirenti sono puntati anche al di fuori della Parrocchia di San Giuliano, nella quale Don Mangiacasale ha prestato servizio fino al 2009, prima di diventare economo della curia comasca.

    Intanto il pm Simona De Salvo ha negato i domiciliari al prete che verrà trasferito nei prossimi giorni nel carcere del Bassone. Il desiderio di Don Marco sarebbe quello di essere portato fuori Como, in una comunità religiosa per iniziare un cammino di riavvicinamento alla fede.

    La posizione giudiziaria di Don Marco si è aggravata nelle ultime settimane. Il numero di denunce è passato da uno a cinque. Sono state fissate per i prossimi giorni le udienze in Procura dalle ragazze che hanno denunciato il sacerdote.

    Il Vicario episcopale monsignor Angelo Riva ha rilasciato un breve commento al Settimanale della Diocesi : “ci siamo scoperti umiliati perché traditi nella fiducia, colpiti da dove non te lo aspetti. Siamo vicini alle comunità parrocchiali, siamo vicini a Don Marco e ancor di più alle vittime di questa vicenda e alla Chiesa tutta, colpita nei suoi affetti più cari”.

    Elisabetta Tomaselli

    http://www.bolognanotizie.com/news/2012/03/22/61017/como-filmati-hard-e-autoscatti-inchiodano-don-marco/

    Don Marco, filmati pedopornografici nei telefoni

    L’inchiesta di Como si tinge di particolari sempre più sconcertanti
    Added by Redazione on marzo 22, 2012.

    COMO, 22 MARZO – Filmati hard girati con il telefonino e autoscatti corredati da testi che lascerebbero ben poco all’immaginazione riguardo le intenzioni nei confronti di ragazzine adolescenti: sarebbe questo il materiale emerso dall’analisi delle undici simcard e del computer portatile appartenenti a don Marco Mangiacasale, arrestato il 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

    L’arresto era scattato sulla base di una segnalazione fatta da una minorenne al nuovo parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il quale si era tempestivamente rivolto alle forze dell’ordine. Con il passare dei giorni, le denunce sono diventate cinque, e ora le indagini si stanno allargando anche al di fuori dell’ambito della parrocchia di San Giuliano. Gli episodi di violenza sarebbero iniziati tre o quattro anni fa, per protrarsi fino a pochi giorni prima dell’arresto. Sebbene non prestasse più servizio in parrocchia dal 2009, anno in cui gli fu affidato l’incarico di economo della Diocesi di Como, don Marco aveva continuato ad abusare delle ragazzine, facendo leva sull’autorevolezza e sul suo ruolo di riferimento.

    Alla luce di quanto sta emergendo nell’inchiesta di Como, fa riflettere come già nel 2008 il parroco fosse stato coinvolto in una vicenda analoga, la quale però fu ritenuta dalla Curia “non rilevante”: in una sera d’estate, durante una gita a Roseto degli Abruzzi, era stato sorpreso da alcuni genitori ad allungare le mani su una ragazzina. In quell’occasione don Marco era per giunta in preda ai fumi dell’alcol.

    Il parroco, che ha confessato i capi d’accusa, ritiene d’altra parte che i fatti «non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala». Nei giorni scorsi Mangiacasale aveva inoltre richiesto tramite il suo legale Renato Papa di essere trasferito in una comunità religiosa protetta, «per poter intraprendere un percorso personale di riflessione e di recupero in attesa del processo». La richiesta, esaminata dal Gip di Como Maria Luisa Lo Gatto, è stata respinta. Don Marco resta quindi in carcere sotto regime di sorveglianza speciale, tenuto solo ma controllato giorno e notte dagli agenti della polizia penitenziaria.

    Francesco Ciabattoni

  • Don Marco, c’è il quinto caso E’ un’altra minorenne di Como

    Don Marco, c’è il quinto caso E’ un’altra minorenne di Como

    20 marzo 2012

    COMO Parlano, le ragazzine del quartiere. Le amiche della minorenne che, per prima, ha rotto il muro del silenzio e ha denunciato il suo ex parroco, don Marco Mangiacasale. Lo ha accusato di averla attirata in una relazione sessuale iniziata quando lei era giovanissima. E terminata pochi giorni prima la decisione di raccontare ogni cosa, all’attuale parroco di San Giuliano.
    Dunque parlano, le ragazzine del quartiere. E i loro racconti si tramutano in una nuova denuncia a carico del prete, in cella da quasi due settimane con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Salgono così a cinque le contestazioni formalizzate all’ex parroco con casa in via Maurizio Monti. L’ultimo episodio è stato ricostruito dalla Procura proprio grazie alle testimonianze delle giovani frequentatrici dell’oratorio. Si tratterebbe di un nuovo caso finora sconosciuto agli inquirenti. E del quale neppure lo stesso don Marco ha parlato nel corso dell’interrogatorio di garanzia, quando ha ammesso non soltanto l’abuso che ha fatto scattare la custodia in carcere, ma anche altri due episodi sempre ai danni di minorenni, episodi sui quali la magistratura ha poi raccolto conferme e riscontri.
    Ma sul tavolo degli investigatori compare anche un quinto abuso, in questo caso circoscritto nel tempo, e che si riferirebbe alla gita a Roseto degli Abruzzi, nel corso della festa finale del Grest, che aveva già provocato le reazioni di alcuni genitori nei confronti di don Mangiacasale.
    La Procura sta proseguendo gli accertamenti sui rapporti che l’ex parroco di San Giuliano aveva intrattenuto con alcune ragazzine minorenni. In particolare si sta scavando nei computer, sui telefoni cellulari e nelle memorie degli iPad del prete. Gli investigatori hanno già acquisito le mail e gli sms scambiati con la giovane che per prima ha denunciato il sacerdote. Messaggi dal contenuto inequivocabile.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola martedì 20 marzo

    www.laprovinciadilecco.it/stories/Cronaca/612246/

     

  • Como, Don Marco accusato di violenza sessuale. Segnalato al vescovo già nel 2008

    Como, Don Marco accusato di violenza sessuale. Segnalato al vescovo già nel 2008

    COMO, 16 MAR – Nei confronti di don Marco Mangiacasale, il sacerdote comasco arrestato per violenza sessuale ai danni di una ex parrocchiana minorenne, ci fu gia’ nel 2008 una segnalazione che fini’ sul tavolo del vescovo Diego Coletti.

    La segnalazione arrivo’ da un gruppo di genitori dell’ oratorio di San Giuliano, stupiti dall’atteggiamento del prete durante una festa in un soggiorno marino a Roseto degli Abruzzi: quella sera don Marco alzo’ un po’ troppo il gomito e si dimostro’ assai espansivo con alcune ragazzine. La cosa colpi’ negativamente i genitori, che si rivolsero al vescovo, il quale convoco’ il sacerdote per le spiegazioni. Don Marco ammise di avere bevuto, chiese scusa e assicuro’ di non avere avuto alcuna intenzione particolare.

    All’epoca, in assenza di altri elementi, fu deciso che il parroco potesse rimanere al suo posto e l’episodio si risolse lì. Ovviamente il fatto, ricordato dai genitori e confermato dalla Curia, assume un significato diverso oggi, con i fatti contestati al prete. Che nel 2009 fu trasferito in Curia, non si sa se anche per questo motivo, ma rimase ad abitare nel suo appartamento a San Giuliano.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/como-don-marco-mangiacasale-segnalato-vescovo-1158693/