Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Salvatore Domolo – Novara

    Salvatore Domolo – Novara

    Salvatore Domolo – Novara

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  • Il fallimento della chiesa italiana nel contrasto alla pedofilia riassunto in un video messaggio del 2014

    Il fallimento della chiesa italiana nel contrasto alla pedofilia riassunto in un video messaggio del 2014

    Era il 2014 quando quel gruppetto di vittime italiane di preti pedofili che da qualche anno si era riunito per creare quella che oggi è la Rete L’ABUSO, in prima persona, mettendoci la faccia, volle cogliere positivamente l’appello di tolleranza zero di Papa Francesco dandogli fiducia, qualcuno persino la speranza.

    Decisero così di fare un video appello che in pochi giorni finì prima sui principali media nazionali, poi persino negli Stati Uniti. Nel 2020 nessuna delle vittime che vedrete nel video ha ancora ottenuto una risposta dalla chiesa, così abile nelle parole ma così inconcludente nei fatti.

    In ordine di apparizione: Giada Vitale; Erik Zattoni; Arturo Borrelli; Mirko Gabossi; Alessandro Vavassori; Roberto Nicolick; Salvatore Domolo; Francesco Zanardi; Julieta Añazco.

  • Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.

    Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.

    Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.

    Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.

    In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.

    Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.

    Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.

    La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.

    Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.

    La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.

    Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.

    Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.

    Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)

    Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo,  fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.

    Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…

    Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.

    Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.

    Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.

    Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Continua…..

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

    Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.

    Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

  • Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

    Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

    Signor Domolo, ha affermato che questo libro è una poesia sulla liberazione della coscienza. Il termine coscienza ricorre spesso nelle pagine del libro….

    Sì, sottolineo molto la parola coscienza, se vogliamo la parte „divina“  dell’uomo, ed è la parte più maltrattata della persona. Mentre stiamo parlando si sta facendo un grande lavoro sul plagio delle coscienze delle persone che sono a piazza San Pietro, sparse nel mondo e che vedono la chiesa cattolica come una via di salvezza, ma che invece è un esperienza di plagio, di sottomissione della coscienza, che è la parte più libera, più profonda, più importante dell’essere umano.

    Ci parli del suo il suo percorso

    Da bambino andavo a messa tutti i giorni. All’età di 5 anni, per una situazione famigliare disagiata e i preti si aggiravano intorno alla famiglia come avvoltoi. Hanno insistito con mia mamma e le mie sorelle più grandi invitandole a vivere un’esperienza di spiritualità cristiana quotidiana. Quindi andavamo tutti giorni a messa, io ero obbligato. Durante questi anni in cui partecipavo alla messa quotidiana, il parroco di questa parrocchia poco per volta è riuscito a raggirarmi, presentandosi come papà e alla fine, una volta ottenuta la mia fiducia, è iniziato l’abuso che è durato dagli 8 agli 11 anni.

    Questo prete aveva 60 anni allora

    Sì, esatto, chiaramente oggi è già morto. È morto poco prima che io potessi fare una denuncia, che poi non ho fatto. Lui non ha rispettato il mio essere bambino e io ho voluto rispettare il suo essere anziano, aveva più di 90 anni e infatti dopo qualche mese è morto.

    Poi ha deciso di diventare sacerdote…

    Ecco vorrei sottolineare che la decisione di diventare sacerdote non è una decisione libera per nessun prete, neppure il papa è stato libero di decidere la strada del sacerdote… perché la chiesa sin dalla nascita con il gesto del battesimo  devia completamente la persona, la capacità di decisione secondo la propria coscienza. Innanzitutto non esiste la chiamata di Dio, questo bisogna sottolinearlo, non esiste nessuna chiamata di questo dio che chiede di sacrificare la propria vita per il vangelo, ma c’è invece un plagio, un impostazione di dominio delle coscienze da parte delle gerarchie nei confronti di quei bambini e ragazzi più semplici, più deboli, con problemi spinti a seguire la via del seminario poi del sacerdote. Nel mio caso è stato ancora più facile questa spinta questo plagiarmi fu semplicissimo: ero abusato da questo prete che mi aveva tra le mani, perché la vittima poi diventa completamente dominata dal suo aguzzino.  Sempre questo prete spinse mia madre a farmi entrare in un collegio e poi la scelta dopo fu quella del seminario. E io ero già completamente  plagiato. Vivevo i miei pomeriggi e serate in chiesa quindi era la strada più facile da percorrere. E non è stata una scelta.

    Quindi nel 2005 si auto sospende e quattro anni dopo si sbattezza, può spiegarci questo suo gesto?

    Fu una cosa molto scandalosa perché sono stato il primo ad essere prete che si fa sbattezzare. Ma questo per me era personalmente un grande gesto di liberazione. Vorrei sottolineare il prete che ha abusato di me fu anche il prete che mi ha battezzato quindi fu anche simbolico quel gesto voglio completamente abbandonare questa strada. Lo sbattezzo è un gesto molto importante, molte persone che non credono più mi dicono non vado a fare le carte dello sbattezzo perché non servono a nulla… Non è vero la coscienza imprigionata ha bisogno di gesti simbolici per liberarsi.

    Lei ricorda nel libro che quando ha parlato dell’esperienza d’abuso con le gerarchie, è stato colpevolizzato. Questo le ha lasciato dei segni indelebili

    Chiaramente. Proprio in questo momento che noi stiamo parlando si sta svolgendo una parata carnevalesca a Roma che però non dimentichiamoci è teatrale ma riesce ad entrare nel profondo e ingabbiare la coscienza, perché lo scopo della chiesa è il dominio delle coscienze e delle anime, non l’annuncio del messaggio del Cristo, che è tutt’altra cosa. La maggior parte delle vittime si è dovuta inginocchiare confessare l’abuso subito come peccato, un peccato personale. Io, bambino di 8 anni, parlando dell’abuso subito ho attentato alla grandezza spirituale, alla santità di un prete di 60 anni. Questo basterebbe alle persone con un briciolo di buona coscienza e di cervello per rendersi conto che il lavoro che fa la chiesa nel mondo non è di liberazione della persona, ma di dominio, di sottomissione, di ingabbiamento delle persone e delle coscienze. Lo ha capito l’ONU e quest’anno hanno mandato un documento chiaro alla chiesa perché hanno capito finalmente che la chiesa cattolica fa un lavoro di dominio delle persone e non un lavoro di servizio.

    Infatti lei parla di gerarchia di dominio…

    Parliamo continuamente di salvaguardia dei bambini, dei diritti dei bambini, la tenerezza che ci fanno i bambini che soffrono, ma stiamo salvaguardando un’istituzione demoniaca che domina le persone solo perché è un istituzione che dura duemila anni, non ha niente a che fare con Gesù Cristo che è un liberatore della coscienza non è un dominatore. Questa gerarchia offre una via salvezza attraverso questa mediazione che non serve all’uomo perché Dio è dentro di noi non è fuori.

    L’ONU ha recentemente accusato il Vaticano di aver permesso abusi sessuali su migliaia di bambini. Sempre secondo i dati ONU le dimensioni di questo fenomeno pedofilia clericale sarebbero sterminate, quindi un fenomeno molto più vasto di quanto sia stato dimostrato, affermato.

    Conosciamo il 5% delle vittime mondiali della pedofilia clericale. I vescovi, cardinali e il papa stesso ultimamente sostengono che è vero, però ma il numero è irrisorio. La loro considerazione della persona è bassissima, perché basterebbe un solo bambino abusato da un prete per mettere in discussione il messaggio del Cristo. Ma le cifre sono molte più elevate siamo al 5% di scoperta, immaginate quando verrà fuori il tema della pedofilia clericale in Africa, in Asia, in America latina dove non hanno il coraggio di parlare perché la chiesa ha un potere economico sociale e politico forte.

    Salvatore Domolo, „In nomine padris“ termina in questo modo con queste sue parole “conosci te stesso e vivi nella danza solidale della madre terra” ci può spiegare questo ultimo passaggio? 

    La cosa importante che ho scoperto nel mio percorso di liberazione è che abbiamo un tesoro prezioso: noi stessi, noi abbiamo questo patrimonio personale che dobbiamo sapere curare e che prima di tutto dobbiamo sapere liberare dalle varie istituzioni, soprattutto dalle religioni.

    Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

  • #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    Un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciano pubblicamente la loro situazione e la loro indignazione davanti ad una campagna mediatica falsa, avviata dal Vaticano e fatta sulla loro pelle.

    Una campagna mediatica che offende profondamente e sottopone le vittime ad un’ulteriore violenza, per mano di quel carnefice, che invece di riparare, propaganda il falso cercando di far credere all’opinione pubblica che la chiesa sta intervenendo in aiuto delle vittime.

    Le vittime inserite nel video sottotitolato in 3 lingue, sono 17, alcune giovanissime e non prescritte. Hanno tutte in comune il fatto di essere state abusate da preti pedofili, di aver scritto a Papa Francesco la loro storia, di non aver ricevuto nessuna risposta e nessun aiuto dal Vaticano.

    Un video messaggio molto pacato, colmo di voglia di VERITA’ e GIUSTIZIA, è stato recapitato oggi anche a mons. Angelo Becciu, Sostituto presso la Segreteria di Stato Vaticano e indirizzato a Papa Francesco.

    Parallela a questa iniziativa di denuncia pubblica sulle verità omesse, l’associazione Rete L’ABUSO Onlus annuncia che nei prossimi giorni invierà attraverso un proprio corrispondente a Londra, un rapporto all’ONU sui preti pedofili italiani, contenente circa 150 casi di preti condannati in definitiva dal 2000 ad oggi, molti ancora in servizio.

    Un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne. Anche la recente e pesante relazione dell’Onu infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti.

    Insieme a quel rapporto anche la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona, Antonio Provolo, il quale ha una sede proprio a La Plata in Argentina.

    A riconoscere le tendenze pedofile dei 27 preti in questione, non furono ne le vittime, ne i tribunali italiani, ma fu una commissione di inchiesta voluta proprio dal Vaticano nel 2009, sotto il pontificato di Papa Ratzinger, il quale una volta saputo quali fossero i sacerdoti implicati, li ha nascosti.

    Questo documento video, vi farà comprendere il perché le vittime di preti pedofili di tutto il mondo diffidano così tanto dalla chiesa e soprattutto dalle promesse mai concretizzate, fatte del Papa di turno. Portando a distanza di decenni i segni delle violenze subite.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

    Il video denuncia è stato prodotto dalla Rete L’ABUSO grazie al coraggio e alla collaborazione delle vittime italiane.

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Corrispondente e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

    Montaggio video Francesco Zanardi, narrazioni Mario Molinari.

    Traduzione e sottotitoli per l’inglese Mirko Gabossi, per lo spagnolo Francesco Nuzzi.

  • Salvatore Domolo. “Dentro di me c’era l’inferno”: un ex prete racconta la pedofilia clericale

    Salvatore Domolo. “Dentro di me c’era l’inferno”: un ex prete racconta la pedofilia clericale

    Salvatore Domolo ha 8 anni quando viene abusato per la prima volta dal parroco. Viene da una famiglia disgregata, e quest’uomo si presenta a lui come una figura paterna.

    Dopo 3 anni di abusi, Salvatore cerca di liberarsi in qualche modo ed entra in seminario. Una scelta all’apparenza contraddittoria, ma con una sua logica intrinseca: prova a liberarsi di questo peso all’interno delle gerarchie ecclesiastiche, ma non vi riesce.

    Lascia il sacerdozio appena si convince che “la Chiesa è complice degli abusi, tacendo, spostando preti colpevoli”.

    Ora, Salvatore ha deciso di raccontare la sua terribile esperienza e la sua risalita dall’inferno in un libro, “In nomine patris”, edito da una casa editrice coraggiosa, l’associazione “Golena”. E’ un volume autobiografico ma anche ricco di riflessioni sulla pedofilia clericale e su come l’ambiente chiuso e asfittico, tipico delle gerarchie ecclesiastiche, possa diventare terreno fertile per la pedofilia. Una critica radicale da chi è stato vittima della pedofilia clericale e prete.

    E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Onu ha accusato il Vaticano di avere permesso abusi sessuali su decine di migliaia di bambini: un’accusa pesantissima, che non ha avuto molta risonanza in Italia, e che spinge a riflettere su questo fenomeno molto grave. La Santa Sede sta cercando, negli ultimi anni, di arginare e denunciare, ma le dimensioni del problema, secondo l’Onu, sono molto grosse.

  • Salvatore Domolo introduzione

    Salvatore Domolo introduzione

    Alba Montori legge l’introduzione del libro In Nomine Patris di Salvatore Domolo alla presentazione del 28 novembre al mario Mieli di Roma

  • In nomine Patris. Salvatore Domolo, sopravvissuto alla pedofilia clericale, Parla ex prete violentato da un prete da ragazzo in seminario

    In nomine Patris. Salvatore Domolo, sopravvissuto alla pedofilia clericale, Parla ex prete violentato da un prete da ragazzo in seminario

    Esperienze e riflessioni di un sopravvissuto alla pedofilia clericale.
    di Salvatore Domolo

    È la storia non unica né corta di chi ha portato addosso le stigmate di un vero martirio.
    In questo libro, Salvatore Domolo, ex-sacerdote, racconta di come abbia fatto sgradita conoscenza con lo scandalo della pedofilia nella chiesa cattolica sin da bambino. Rimasto senza l’affetto di un padre, da piccolo conosce un sacerdote che si offre di sostituire la figura paterna ma si rivelerà invece la figura di un orco.
    Vittima innocente di abusi per anni, Salvatore entra in seminario plagiato dalle circostanze e viene psicologicamente manipolato.

    Salvatore non accusa solo gli atti recriminabili all’interno della Chiesa, ma accusa la medesima di coprire, di imporre il silenzio. Un silenzio che viene imposto attraverso documenti ufficiali, un silenzio che viene imposto attraverso minacce. E di queste imposizioni Salvatore Domolo non è solo vittima ma anche testimone. Non è facile mettere a nudo esperienze e sensazioni come quelle vissute dall’autore, ma quello che è ancora più difficile è trovare una soluzione per superare traumi come quelli subiti da chi è vittima in tenera età.

    Domolo, estraendo da questo libro un vero e proprio trattato filosofico, espone in modo chiaro e dettagliato come egli stesso abbia avuto la forza e la capacità di cercare e trovare una soluzione anche quando ci si potrebbe considerare più che giustificati a chiudersi nel proprio dolore permettendo a questa “gerarchia del dominio” di deturpare in modo indelebile il “bambino interiore” e la consapevolezza della propria Coscienza.

    QUESTO LIBRO E’ IN USCITA PER IL 20 NOVEMBRE,
    MA PUO’ ESSERE ACQUISTATO (SOLO SUL SITO) DAL 20 OTTOBRE.

    pagine 316
    Prezzo € 14,00

  • Fuori dall’ombra

    Fuori dall’ombra

    È il 2006 quando gli ex allievi del Provolo di Verona, un istituto cattolico per non udenti, si rivolgono al vescovo per informarlo degli abusi sessuali subiti da parte dei religiosi per più di trent’anni. La Curia, in grande imbarazzo, prima smentisce, poi minimizza. È la più importante denuncia pubblica della pedofilia all’interno della Chiesa cattolica italiana: all’estero è uno choc, ne parla anche il New York Times; da noi, la stampa sembra quasi non accorgersene.

    Secondo quanto scrivono Mary Gail Frawley-O’Dea e Virginia Goldner in Atti impuri, tra il 1950 e il 2004 negli Stati Uniti si stimano tra i 40mila e i 60mila minori abusati; l’arcivescovo Silvano Tomasi, ossevatore della Santa Sede all’Onu, ha dichiarato che «nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% ha commesso atti di questo tipo». Dal 2000 in Italia, a detta del segretario della Cei Mariano Crociata, sono emersi un centinaio di casi di molestie. Le fonti continuano a essere fangose. Il 31 ottobre scorso a Roma, convocati dalla fondazione americana Survivors Voice, sono arrivati da tutte le parti del mondo per protestare contro la reticenza del Vaticano; un grido che ancora una volta si è fermato ai margini di piazza San Pietro.

    Silvia Amodio, che da anni ritrae con sensibilità il dolore degli altri, ha voluto unirsi a questa lotta. Ne è nato un progetto fotografico senza precedenti che porterà a una mostra 
itinerante e a un libro. «Ho allestito, un po’ alla buona, il set che mi sono trasportata in treno da Milano, nella speranza che qualcuno accettasse di farsi fotografare. Non sapevo che cosa ne avrei fatto, anche perché una delle vittime mi aveva avvertita: “nessun giornale pubblicherà le foto”. Ma sono andata avanti. Ritrarli per me significava farli finalmente uscire dall’ombra.Da parte loro, voleva dire avere il coraggio di affrontare la luce».

    Per posare si sono vestiti di nero, in segno di lutto per l’infanzia negata. «Chi è uscito allo scoperto si è liberato di un peso e può finalmente riprendere in mano la propria esistenza. Mi piaceva l’idea che uno scatto segnasse queste due fasi della vita». Silvia è stata incaricata di seguire ufficialmente tutti i ritrovi di Survivors Voice: il prossimo appuntamento è per il 25 giugno 2011 a Washington. L’Italia se ne accorgerà, questa volta?

    Francesco Zanardi, Italia
    Si chiama come l’eroe negativo di Andrea Pazienza, ma è l’opposto: non sta fermo un attimo, scambia sorrisi e battute con tutti, il telefono in una mano e una tazza di caffè nell’altra. «Ho bisogno di zuccheri, altrimenti non reggo», dice, quasi scusandosi, e intanto dispensa carezze al suo fidanzato, che lo segue timido a qualche passo di distanza. Sta facendo lo sciopero della fame perché tutti i preti pedofili vengano processati e ridotti allo stato laicale; da quando ha preso coscienza del trauma subito da bambino, ha contattato altre vittime e si è messo sulle tracce dei sacerdoti responsabili: li cerca ovunque, con tenacia, senza scoraggiarsi. A Savona, la sua città, lo conoscono tutti: «Mi sono trasformato in una specie di investigatore dell’abuso», scherza. Grazie alle sue segnalazioni, è stata aperta un’inchiesta sulla diocesi. «L’ambiente lo conosco bene, dato che ho lavorato dodici anni in Curia. Anche se, quando ho denunciato alle autorità ecclesiastiche di essere stato violentato per sei anni dal mio parroco, mi hanno licenziato». Perché fai tutto questo? «Per evitare che succeda ad altri quel che ho dovuto subire io. Oggi sono contento, comincio a vedere dei risultati». Qual è il tuo più grande desiderio? «Una vita normale. L’abuso ti toglie l’innocenza anche nelle piccole cose. Quando la sorellina del mio compagno mi si siede sulle ginocchia non vedo l’ora che si alzi». La cosa più importante? «L’amore. Ho avuto relazioni complicate ma adesso sto con un ragazzo che ha bisogno di me. E sono felice».

    Margaret Kennedy, Irlanda
    «Quando vieni stuprata da un prete, è con Dio che te la prendi. La prima cosa che pensi è: perché lo ha permesso? In qualche modo è lo stesso sacerdote a suggerirti che è proprio Dio a volerlo». A Margaret Kennedy è capitato quando aveva 25 anni; alle spalle aveva già una violenza subita da bambina, da parte del fratello, e messa a tacere dalla famiglia. Ha sofferto di problemi neurologici che l’hanno costretta ad assumere farmaci per anni. Nonostante questo, si è laureata e la sua è stata una delle prime tesi in Europa sugli abusi sessuali in ambito religioso. Hai avuto giustizia? «Non mi hanno presa sul serio perché ero già adulta, quindi ai loro occhi dovevo essermela cercata. Il primo prete a cui l’ho raccontato mi ha chiesto se ero vergine. Mi sono poi rivolta a un gesuita, ero in lacrime e lui mi ha detto: sei depressa, vai da uno psicologo». Come hai reagito? «Quando ho capito che da loro non avrei avuto nessun aiuto, ho contattato altre vittime e insieme abbiamo fondato un gruppo per elaborare quello che è successo e sostenerci a vicenda». Cosa ti fa più arrabbiare? «L’atteggiamento profondamente misogino della Chiesa cattolica: non c’è un dialogo alla pari, gli uomini pretendono di imporsi e io non posso più accettare che un uomo mi dica cosa fare». Cosa pensi della posizione assunta sugli abusi? «Il papa chiede scusa ma non agisce per cambiare davvero la situazione. Ne è una prova il fatto che siamo venuti fino a Roma per incontrarlo e non ha voluto riceverci». Come vivi la sessualità oggi? «Non ho più potuto concepire di farmi toccare da un uomo. Quello che mi è successo è direttamente responsabile del fatto che sono e resterò single».


    Sue Cox, Inghilterra

    «Venivo da una famiglia molto cattolica, dove avevo paura anche di respirare» ricorda Sue, che oggi ti accoglie con un sorriso luminoso e uno sguardo tutt’altro che remissivo. La prima volta è successo durante la confessione, una bambina di dieci anni inginocchiata davanti al suo sacerdote per arrivare pura il giorno della prima comunione. Il prete cambia parrocchia, sembra la fine di un incubo: «Invece dopo quattro anni è tornato e, dato che frequentava casa nostra, un giorno me lo sono trovato in camera mia. Mi è piombato addosso e non riuscivo a fermarlo, puzzava, cercava di baciarmi, ricordo ancora l’odore tremendo del suo alito. Quando mia madre finalmente è arrivata e si è resa conto di quello che era successo, mi ha lavata e poi mi ha chiesto di pregare per lui». Pregare per il prete? «Sì. Diceva che questo era nei piani di Dio. È anche rimasto a dormire da noi e lei gli serviva tè e biscotti». Da quel giorno Sue ha smesso di mangiare e ha cominciato a bere. A 17 anni si è sposata con un uomo violento – «Affogavo nel senso di colpa, ero convinta di non meritarmi di meglio» – e, da brava cattolica, ha messo al mondo sei figli. La vita è cambiata «quando il mio bambino più piccolo aveva tre mesi: mi sono guardata intorno e ho capito che se non la smettevo avrei rovinato lui e tutti i fratelli. L’ho fatta finita con farmaci e alcol, ho ripreso a studiare. I miei figli mi hanno sempre sostenuta, mio marito invece mi ha mollata: mi preferiva prima, quando ero succube e malleabile». Sue oggi ha 63 anni e un nuovo compagno, è buddista e si occupa di medicina orientale. Solo da poco ha trovato la forza di raccontare; ha scritto una lettera all’arcivescovo di Canterbury. Risposta: perdonali, perché non sanno quello che fanno.

    Bernie McDaid, Stati Uniti
    «Dove sono i panini? Posso avere un’aragosta?». Scherza, Bernie Mc Daid, quando si siede davanti a me per l’intervista. Energico, caloroso, si racconta volentieri: «Sono decoratore e nel tempo libero scrivo la storia della mia vita, è diventata una passione che mi mantiene sano di mente». Un libro difficile, che parla di un ragazzino timido che va bene a scuola e fa il chierichetto in parrocchia. Il prete porta i bambini in gita al mare, i genitori li pensano al sicuro. «Ci caricava in macchina e, una volta dentro, allungava le mani. Mi rivedo camminare sul vialetto, mia madre sulla soglia di casa e il prete che mi aspetta in fondo alla strada: dentro di me grido “mamma, salvami!”, ma la voce non esce. Ero inchiodato dalla vergogna». Lo stesso sacerdote è insegnante di religione e, per aiutare i ragazzi nell’età della crescita, si inventa dei particolari colloqui educativi. «Ci chiamava uno ad uno e ci assediava con domande imbarazzanti. “Ti masturbi? Quanto ce l’hai lungo?”, mi chiedeva, e intanto spingeva il ginocchio fra le mie gambe. Avevo undici anni e stavo appena cominciando a scoprire il mio corpo, quei contatti erano terribilmente umilianti. “Pensi ogni tanto ai maschi?”, insinuava. “A me piacciono le ragazze!”, mi ribellavo. E lui: “Magari un giorno cambi idea”». L’adolescenza, fra alcol e droga, è una discesa verso l’autodistruzione, ma Bernie non si arrende: si trova un lavoro e mette su famiglia. «Ma col passato ho chiuso a 46 anni, quando mi hanno chiesto di testimoniare contro padre B. Finalmente non ho più provato rabbia e mi sono sentito liberato». Dopo un divorzio, si è risposato con una brasiliana. «Andiamo a ballare, ridiamo. Non mi interessano ricchezza o successo, voglio solo riuscire a respirare lentamente e godermi ogni singolo giorno».

    Alda Franchetto, ex istituto Provolo, Italia
    «Al Provolo sono entrata che avevo solo quattro anni, mi chiamavano Marcellino pane e vino per la mia vitalità, ero la più piccola. All’inizio è stato il freddo dell’inverno a mettermi nei guai: non c’era riscaldamento e noi portavamo delle calze di lana spesse, che pungevano la pelle, e io mi grattavo sempre le gambe per il fastidio. “Che fai?” mi ha detto un giorno la suora, “non lo sai che è peccato?”. Mi ha dettato un biglietto e mi ha spedita dal prete per la confessione. “Mi sono toccata”, c’era scritto. Il prete l’ha letto e mi ha toccata lui, sotto quelle dannate calze. Da quel giorno io e le mie compagne siamo state palpeggiate regolarmente una volta alla settimana, era la nostra personale versione del sacramento. A 21 anni, quando sono finalmente potuta uscire dall’Istituto, il segretario dell’ente internazionale sordomuti di Verona, proprio quello che avrebbe dovuto darmi una mano per inserirmi nella società, mi ha violentata. Sono rimasta incinta e i miei mi hanno buttata fuori di casa; dicevano che non ero in grado di occuparmi di un bambino. Invece ho tirato su lui e anche i due figli del mio convivente, morto alcolizzato. Degli abusi non ho mai parlato. Ma mio figlio era tossicodipendente, entrava e usciva dalle comunità, non sapevo più come aiutarlo e allora poco tempo fa gli ho raccontato tutto. Lui ascoltava e mi stringeva forte il ginocchio. Ora sta bene. E io mi sono resa conto di quanto sono riuscita a dare agli altri senza pensare a me».

    Gianni Bisoli, ex istituto Provolo, Italia
    La sua determinazione l’ha portato a diventare uno dei principali accusatori nello scandalo che ha coinvolto l’Istituto Provolo per sordomuti di Verona. L’hanno minacciato per dissuaderlo, hanno provato a blandirlo, ma lui ha tenuto duro. Amabile con tutti, dinamico, ancora oggi a più di sessant’anni fa il maestro di sci, in montagna e sul lago di Garda. Una resistenza fisica e psicologica che gli ha permesso di sopravvivere: dai nove ai quindici anni, durante la sua permanenza al Provolo, viene infatti ripetutamente violentato da ben sedici fra sacerdoti e fratelli laici. Lo accompagnano anche negli appartamenti del vescovo di Verona, che a sua volta abusa di lui. Per due volte scappa dal collegio e si fa tutta la strada a piedi fino a casa sua, a Sirmione, ma è costretto a tornare dentro: alla fine degli anni Cinquanta un bambino sordomuto non ha molte scelte. Anche se i reati sono ormai caduti in prescrizione, Gianni non dimentica. Soprattutto i sette responsabili ancora in vita.

    Shelly Winemiller, Stati Uniti
    Qual era il tuo sogno da bambina? «Cantare: volevo che la mia voce arrivasse in cima alle montagne e facesse il giro del mondo». Sei riuscita a perdonare? «Ho perdonato il prete, perché forse a sua volta aveva subito violenza, ma non posso fare lo stesso con la Chiesa, che ignora il problema e non fa nulla per aiutare i pedofili e le loro vittime». Shelly ha 42 anni, è sposata e ha tre figli. Cantare le ha salvato la vita, permettendole di resistere nei momenti più duri: oggi dirige un coro di 65 ragazze. Lui chi era? «Un prete amico di famiglia. Ha abusato di me dai quattro ai quattordici anni». L’hai denunciato? «Ho parlato con tre vescovi ma nessuno mi ha dato retta». Sei ancora credente? «Sì, ma non sono più cattolica». Che cosa significa rinascere? «Ridare voce alla bambina che ero, rivendicando la verità a dispetto di quello che possono pensare gli altri». Un viaggio che vorresti fare? «Andare in Sudafrica e fare un concerto con Oprah Winfrey». Qual è la via d’uscita dal dolore? «Cercare di reprimere i ricordi negativi mi ha portato a soffrire di depressione e attacchi di panico per anni. Quando ho riconosciuto il mio dramma, sono rinata. Se la chiesa facesse lo stesso, tutti potrebbero guarire».

    *PAG*

    Ton Leerschool, Olanda
    Quando è successo? «Avevo 13 anni, ero in collegio dai preti, sono stato abusato dal mio educatore». Se ne sono accorti? «Un giorno è venuto il preside a dirmi che dovevo smetterla di adescarlo, altrimenti avrebbe avvisato la polizia». Come ti sei sentito? «Cattivo». Come hai reagito? «Non ho più accettato nessuna regola, sono andato via di casa e ho cominciato a farmi». La svolta? «A 22 anni, quando sono andato in Svezia lontano da tutto, mi sono buttato sui libri e sono diventato consulente finanziario». Come gestivi il trauma? «Non lo realizzavo nemmeno io. Solo alla morte di uno zio, quando tra le sue cose abbiamo trovato materiale pedopornografico, sono stato costretto a confrontarmi con il mio passato». Hai denunciato l’aggressore? «Non ancora. Ho intentato una causa contro la chiesa in Olanda ed è stato condannato da un tribunale civile». L’abuso influisce sulla tua vita? «Quando i miei figli erano piccoli non riuscivo a cambiarli, a fargli il bagno; mi sentivo terribilmente a disagio ad avere un contatto fisico con loro. Anche con mia moglie l’intimità a volte è ancora un problema ma il nostro rapporto è diventato molto più solido». Sei cambiato? «Le avversità mi hanno reso più forte e più furbo». Il tuo desiderio più grande? «Poter incrociare un prete per strada senza sentirmi spaventato. Un’angoscia che avrà fine solo quando la Chiesa smetterà di coprire i sacerdoti». Cos’è l’amore per te? Ton abbandona il tono sicuro con cui ha risposto fino a ora e gli vengono le lacrime agli occhi. Mi scuso, spengo il registratore.

    Salvatore Domolo, Italia
    Cosa ti ha salvato? «La mia testardaggine, non ho mai accettato la sofferenza in modo passivo». Come si affronta il dolore? «La ferita di un abuso è insanabile, ma si può imparare a conviverci, superando la vergogna e consolando il bimbo che è in noi». Cos’è la fede? «Una ricerca di sé, della propria interiorità». Il peggior difetto di un uomo? «La vigliaccheria». Il tuo concetto di coppia? «Donarsi, cercare valori comuni. Io ho incontrato una persona che crede in un progetto di condivisione totale». Con chi vorresti andare a cena? «Margherita Hack». Con chi non andresti mai? «Berlusconi e papa Ratzinger». Cosa ti fa più paura? «L’attacco alla mia integrità. Ora che l’ho raggiunta non sono più disposto a metterla in discussione». Fino al 2005 Salvatore era prete; oggi è floral designer. Si è fatto sbattezzare.

    scritto da Federica Tourn
  • “Io, abusata da un prete a 11 anni vi racconto una vita di vergogna”

    “Io, abusata da un prete a 11 anni vi racconto una vita di vergogna”

    ROMA – “Erano giovani, belli, intelligenti, puliti. Molti li ho ritrovati su Facebook, sono rimasta annichilita nel sapere che erano ancora in contatto con quel prete. Soprattutto se penso a quello che hanno subito, più grave e pesante ancora di quel che è toccato a me, forse perché ero una bambina e loro dei maschietti. Gli abusi e le violenze che abbiamo patito hanno cambiato per sempre la nostra vita, non c’è risarcimento per qualcosa che ti impedisce di essere te stesso, ti fa perdere la fiducia, stravolge per sempre la tua vita amorosa”.

    Laura M. ha 35 anni, un compagno, un lavoro da insegnante in un piccolo centro del nordest. Insieme a quello di molti altri sconosciuti che hanno risposto all’appello il suo sarà uno dei racconti che oggi a Verona vorrebbe cambiare la storia italiana delle vittime della pedofilia nelle chiese, nei seminari, nei collegi. Quelle vittime di preti pedofili che – secondo il gruppo ‘La colpà (infolacolpa. it) che ha organizzato l’incontro al Palazzo della Gran Guardia, scegliendo non per caso uno dei luoghi più visibili della città – in Italia fanno ancora così fatica a denunciare gli abusi subiti, a essere creduti, a ottenere giustizia. Il racconto di Laura è arrivato prima con una timida mail: “Gentili signori, ho visto il vostro annuncio su Internet.

    Non so se il mio caso vi può interessare perché non mi sono mai rivolta alla polizia e ancora oggi non ho il coraggio di svergognare quel prete, che sia pure molto anziano è ancora presente nella sua comunità”. Dall’altra parte, la donna ha trovato incoraggiamento e comprensione: “È capitato anche a noi, a volte si convive tutta la vita col peso di un’ingiusta vergogna”. Così, è riuscita a continuare: “Avevo 11 anni quando ho sentito per la prima volta su di me il sesso di un uomo. Era il mio parroco, e ogni scusa era buona per restare solo con me e attirarmi in casa sua, sopra la sacrestia. Io resistevo, ma ero debole, indifesa, non capivo quanto fossero gravi quelle molestie e non avevo il coraggio di ribellarmi a un adulto del quale mi fidavo ciecamente. Lo scandalo scoppiò quell’estate, un ragazzino più piccolo raccontò a casa quel che gli stava capitando e scoprimmo così che la cosa andava avanti da anni, che alcune famiglie avevano cambiato parrocchia senza però mai pensare a proteggere i figli degli altri…”.

    Ma, come in molti altri casi, le gerarchie locali scelsero di insabbiare il caso: “Quel prete lo trasferirono per due anni al Tribunale ecclesiastico, poi gli affidarono un’altra parrocchia, poi ancora un’altra, neppure troppo lontana. Andai dal padre spirituale del collegio, mi disse di non parlare e che potevo continuare a volere bene al mio parroco… Dopo, venne un altro prete, un uomo di grande moralità, è grazie a lui se non ho smesso di credere in Dio. Ma per anni e anni non ho potuto avvicinare un uomo, non sopportavo neppure l’idea e soffrivo ancor di più pensando ai miei amici, quelli con cui ho diviso gli anni che dovevano essere i più belli. Ora so che molti di loro non hanno potuto farsi una famiglia né essere felici, e non riesco a perdonare”.

    Resta un peso difficile da cancellare: “Ho cambiato città, mi sono allontanata, a trent’anni mi sono fidanzata, ma ancora non riesco a pensare a dei figli. E vorrei far qualcosa per non lasciare più che la vita di un bambino sia compromessa per un sistema malato, che la vita di un adulto sia sprecata. Naturalmente non farò il nome dei miei amici. Vorrei poter dir loro del mio affetto, ma consegno la mia esperienza come la denuncia del nostro male”.

    Storie come quella di Laura hanno convinto il gruppo originario dei fondatori di ‘La colpa’, perlopiù ex allievi del ‘Provolo’, la scuola per bambini sordi di Verona dove decine di allievi sarebbero stati abusati, che era giunto il momento di uscire allo scoperto. “Vogliamo offrire a tutte le vittime di preti pedofili italiani il sostegno psicologico che è indispensabile, perché queste violenze sono paragonabili a quelle familiari anche per le conseguenze che lasciano – spiega Salvatore Domolo, 45 anni, il portavoce, che ha alle spalle una storia di bambino abusato e di ex prete – e il sostegno legale. Ma non ci interessano i risarcimenti, quanto l’urgenza di un’azione legale verso la Chiesa cattolica per crimini contro l’umanità. E il 31 ottobre saremo a Roma, insieme alle vittime da tutto il mondo, per manifestare con le nostre facce e le nostre storie quello che è accaduto anche in Italia, a centinaia di bambini e di ragazzi”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/25/news/abusata_vergogna-7409409/