Salvatore Domolo – Novara
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Era il 2014 quando quel gruppetto di vittime italiane di preti pedofili che da qualche anno si era riunito per creare quella che oggi è la Rete L’ABUSO, in prima persona, mettendoci la faccia, volle cogliere positivamente l’appello di tolleranza zero di Papa Francesco dandogli fiducia, qualcuno persino la speranza.
Decisero così di fare un video appello che in pochi giorni finì prima sui principali media nazionali, poi persino negli Stati Uniti. Nel 2020 nessuna delle vittime che vedrete nel video ha ancora ottenuto una risposta dalla chiesa, così abile nelle parole ma così inconcludente nei fatti.
In ordine di apparizione: Giada Vitale; Erik Zattoni; Arturo Borrelli; Mirko Gabossi; Alessandro Vavassori; Roberto Nicolick; Salvatore Domolo; Francesco Zanardi; Julieta Añazco.

Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.
Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.
Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.
Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.
In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.
Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.
Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.
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La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.
Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.![]()
La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.![]()
Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.
Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.
Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)![]()
Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo, fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.
Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.
Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…
Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.
Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.
Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.
Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.
L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO
Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;
Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.
Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;
Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.
Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

Signor Domolo, ha affermato che questo libro è una poesia sulla liberazione della coscienza. Il termine coscienza ricorre spesso nelle pagine del libro….
Sì, sottolineo molto la parola coscienza, se vogliamo la parte „divina“ dell’uomo, ed è la parte più maltrattata della persona. Mentre stiamo parlando si sta facendo un grande lavoro sul plagio delle coscienze delle persone che sono a piazza San Pietro, sparse nel mondo e che vedono la chiesa cattolica come una via di salvezza, ma che invece è un esperienza di plagio, di sottomissione della coscienza, che è la parte più libera, più profonda, più importante dell’essere umano.
Ci parli del suo il suo percorso
Da bambino andavo a messa tutti i giorni. All’età di 5 anni, per una situazione famigliare disagiata e i preti si aggiravano intorno alla famiglia come avvoltoi. Hanno insistito con mia mamma e le mie sorelle più grandi invitandole a vivere un’esperienza di spiritualità cristiana quotidiana. Quindi andavamo tutti giorni a messa, io ero obbligato. Durante questi anni in cui partecipavo alla messa quotidiana, il parroco di questa parrocchia poco per volta è riuscito a raggirarmi, presentandosi come papà e alla fine, una volta ottenuta la mia fiducia, è iniziato l’abuso che è durato dagli 8 agli 11 anni.
Questo prete aveva 60 anni allora
Sì, esatto, chiaramente oggi è già morto. È morto poco prima che io potessi fare una denuncia, che poi non ho fatto. Lui non ha rispettato il mio essere bambino e io ho voluto rispettare il suo essere anziano, aveva più di 90 anni e infatti dopo qualche mese è morto.
Poi ha deciso di diventare sacerdote…
Ecco vorrei sottolineare che la decisione di diventare sacerdote non è una decisione libera per nessun prete, neppure il papa è stato libero di decidere la strada del sacerdote… perché la chiesa sin dalla nascita con il gesto del battesimo devia completamente la persona, la capacità di decisione secondo la propria coscienza. Innanzitutto non esiste la chiamata di Dio, questo bisogna sottolinearlo, non esiste nessuna chiamata di questo dio che chiede di sacrificare la propria vita per il vangelo, ma c’è invece un plagio, un impostazione di dominio delle coscienze da parte delle gerarchie nei confronti di quei bambini e ragazzi più semplici, più deboli, con problemi spinti a seguire la via del seminario poi del sacerdote. Nel mio caso è stato ancora più facile questa spinta questo plagiarmi fu semplicissimo: ero abusato da questo prete che mi aveva tra le mani, perché la vittima poi diventa completamente dominata dal suo aguzzino. Sempre questo prete spinse mia madre a farmi entrare in un collegio e poi la scelta dopo fu quella del seminario. E io ero già completamente plagiato. Vivevo i miei pomeriggi e serate in chiesa quindi era la strada più facile da percorrere. E non è stata una scelta.
Quindi nel 2005 si auto sospende e quattro anni dopo si sbattezza, può spiegarci questo suo gesto?
Fu una cosa molto scandalosa perché sono stato il primo ad essere prete che si fa sbattezzare. Ma questo per me era personalmente un grande gesto di liberazione. Vorrei sottolineare il prete che ha abusato di me fu anche il prete che mi ha battezzato quindi fu anche simbolico quel gesto voglio completamente abbandonare questa strada. Lo sbattezzo è un gesto molto importante, molte persone che non credono più mi dicono non vado a fare le carte dello sbattezzo perché non servono a nulla… Non è vero la coscienza imprigionata ha bisogno di gesti simbolici per liberarsi.
Lei ricorda nel libro che quando ha parlato dell’esperienza d’abuso con le gerarchie, è stato colpevolizzato. Questo le ha lasciato dei segni indelebili
Chiaramente. Proprio in questo momento che noi stiamo parlando si sta svolgendo una parata carnevalesca a Roma che però non dimentichiamoci è teatrale ma riesce ad entrare nel profondo e ingabbiare la coscienza, perché lo scopo della chiesa è il dominio delle coscienze e delle anime, non l’annuncio del messaggio del Cristo, che è tutt’altra cosa. La maggior parte delle vittime si è dovuta inginocchiare confessare l’abuso subito come peccato, un peccato personale. Io, bambino di 8 anni, parlando dell’abuso subito ho attentato alla grandezza spirituale, alla santità di un prete di 60 anni. Questo basterebbe alle persone con un briciolo di buona coscienza e di cervello per rendersi conto che il lavoro che fa la chiesa nel mondo non è di liberazione della persona, ma di dominio, di sottomissione, di ingabbiamento delle persone e delle coscienze. Lo ha capito l’ONU e quest’anno hanno mandato un documento chiaro alla chiesa perché hanno capito finalmente che la chiesa cattolica fa un lavoro di dominio delle persone e non un lavoro di servizio.
Infatti lei parla di gerarchia di dominio…
Parliamo continuamente di salvaguardia dei bambini, dei diritti dei bambini, la tenerezza che ci fanno i bambini che soffrono, ma stiamo salvaguardando un’istituzione demoniaca che domina le persone solo perché è un istituzione che dura duemila anni, non ha niente a che fare con Gesù Cristo che è un liberatore della coscienza non è un dominatore. Questa gerarchia offre una via salvezza attraverso questa mediazione che non serve all’uomo perché Dio è dentro di noi non è fuori.
L’ONU ha recentemente accusato il Vaticano di aver permesso abusi sessuali su migliaia di bambini. Sempre secondo i dati ONU le dimensioni di questo fenomeno pedofilia clericale sarebbero sterminate, quindi un fenomeno molto più vasto di quanto sia stato dimostrato, affermato.
Conosciamo il 5% delle vittime mondiali della pedofilia clericale. I vescovi, cardinali e il papa stesso ultimamente sostengono che è vero, però ma il numero è irrisorio. La loro considerazione della persona è bassissima, perché basterebbe un solo bambino abusato da un prete per mettere in discussione il messaggio del Cristo. Ma le cifre sono molte più elevate siamo al 5% di scoperta, immaginate quando verrà fuori il tema della pedofilia clericale in Africa, in Asia, in America latina dove non hanno il coraggio di parlare perché la chiesa ha un potere economico sociale e politico forte.
Salvatore Domolo, „In nomine padris“ termina in questo modo con queste sue parole “conosci te stesso e vivi nella danza solidale della madre terra” ci può spiegare questo ultimo passaggio?
La cosa importante che ho scoperto nel mio percorso di liberazione è che abbiamo un tesoro prezioso: noi stessi, noi abbiamo questo patrimonio personale che dobbiamo sapere curare e che prima di tutto dobbiamo sapere liberare dalle varie istituzioni, soprattutto dalle religioni.

Un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciano pubblicamente la loro situazione e la loro indignazione davanti ad una campagna mediatica falsa, avviata dal Vaticano e fatta sulla loro pelle.
Una campagna mediatica che offende profondamente e sottopone le vittime ad un’ulteriore violenza, per mano di quel carnefice, che invece di riparare, propaganda il falso cercando di far credere all’opinione pubblica che la chiesa sta intervenendo in aiuto delle vittime.
Le vittime inserite nel video sottotitolato in 3 lingue, sono 17, alcune giovanissime e non prescritte. Hanno tutte in comune il fatto di essere state abusate da preti pedofili, di aver scritto a Papa Francesco la loro storia, di non aver ricevuto nessuna risposta e nessun aiuto dal Vaticano.
Un video messaggio molto pacato, colmo di voglia di VERITA’ e GIUSTIZIA, è stato recapitato oggi anche a mons. Angelo Becciu, Sostituto presso la Segreteria di Stato Vaticano e indirizzato a Papa Francesco.
Parallela a questa iniziativa di denuncia pubblica sulle verità omesse, l’associazione Rete L’ABUSO Onlus annuncia che nei prossimi giorni invierà attraverso un proprio corrispondente a Londra, un rapporto all’ONU sui preti pedofili italiani, contenente circa 150 casi di preti condannati in definitiva dal 2000 ad oggi, molti ancora in servizio.
Un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne. Anche la recente e pesante relazione dell’Onu infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti.
Insieme a quel rapporto anche la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona, Antonio Provolo, il quale ha una sede proprio a La Plata in Argentina.
A riconoscere le tendenze pedofile dei 27 preti in questione, non furono ne le vittime, ne i tribunali italiani, ma fu una commissione di inchiesta voluta proprio dal Vaticano nel 2009, sotto il pontificato di Papa Ratzinger, il quale una volta saputo quali fossero i sacerdoti implicati, li ha nascosti.
Questo documento video, vi farà comprendere il perché le vittime di preti pedofili di tutto il mondo diffidano così tanto dalla chiesa e soprattutto dalle promesse mai concretizzate, fatte del Papa di turno. Portando a distanza di decenni i segni delle violenze subite.
Il Portavoce Francesco Zanardi
Il video denuncia è stato prodotto dalla Rete L’ABUSO grazie al coraggio e alla collaborazione delle vittime italiane.
Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;
Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.
Corrispondente e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.
Montaggio video Francesco Zanardi, narrazioni Mario Molinari.
Traduzione e sottotitoli per l’inglese Mirko Gabossi, per lo spagnolo Francesco Nuzzi.

Salvatore Domolo ha 8 anni quando viene abusato per la prima volta dal parroco. Viene da una famiglia disgregata, e quest’uomo si presenta a lui come una figura paterna.
Dopo 3 anni di abusi, Salvatore cerca di liberarsi in qualche modo ed entra in seminario. Una scelta all’apparenza contraddittoria, ma con una sua logica intrinseca: prova a liberarsi di questo peso all’interno delle gerarchie ecclesiastiche, ma non vi riesce.
Lascia il sacerdozio appena si convince che “la Chiesa è complice degli abusi, tacendo, spostando preti colpevoli”.
Ora, Salvatore ha deciso di raccontare la sua terribile esperienza e la sua risalita dall’inferno in un libro, “In nomine patris”, edito da una casa editrice coraggiosa, l’associazione “Golena”. E’ un volume autobiografico ma anche ricco di riflessioni sulla pedofilia clericale e su come l’ambiente chiuso e asfittico, tipico delle gerarchie ecclesiastiche, possa diventare terreno fertile per la pedofilia. Una critica radicale da chi è stato vittima della pedofilia clericale e prete.
E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Onu ha accusato il Vaticano di avere permesso abusi sessuali su decine di migliaia di bambini: un’accusa pesantissima, che non ha avuto molta risonanza in Italia, e che spinge a riflettere su questo fenomeno molto grave. La Santa Sede sta cercando, negli ultimi anni, di arginare e denunciare, ma le dimensioni del problema, secondo l’Onu, sono molto grosse.

Alba Montori legge l’introduzione del libro In Nomine Patris di Salvatore Domolo alla presentazione del 28 novembre al mario Mieli di Roma

Esperienze e riflessioni di un sopravvissuto alla pedofilia clericale.
di Salvatore Domolo
È la storia non unica né corta di chi ha portato addosso le stigmate di un vero martirio.
In questo libro, Salvatore Domolo, ex-sacerdote, racconta di come abbia fatto sgradita conoscenza con lo scandalo della pedofilia nella chiesa cattolica sin da bambino. Rimasto senza l’affetto di un padre, da piccolo conosce un sacerdote che si offre di sostituire la figura paterna ma si rivelerà invece la figura di un orco.
Vittima innocente di abusi per anni, Salvatore entra in seminario plagiato dalle circostanze e viene psicologicamente manipolato.
Salvatore non accusa solo gli atti recriminabili all’interno della Chiesa, ma accusa la medesima di coprire, di imporre il silenzio. Un silenzio che viene imposto attraverso documenti ufficiali, un silenzio che viene imposto attraverso minacce. E di queste imposizioni Salvatore Domolo non è solo vittima ma anche testimone. Non è facile mettere a nudo esperienze e sensazioni come quelle vissute dall’autore, ma quello che è ancora più difficile è trovare una soluzione per superare traumi come quelli subiti da chi è vittima in tenera età.
Domolo, estraendo da questo libro un vero e proprio trattato filosofico, espone in modo chiaro e dettagliato come egli stesso abbia avuto la forza e la capacità di cercare e trovare una soluzione anche quando ci si potrebbe considerare più che giustificati a chiudersi nel proprio dolore permettendo a questa “gerarchia del dominio” di deturpare in modo indelebile il “bambino interiore” e la consapevolezza della propria Coscienza.
QUESTO LIBRO E’ IN USCITA PER IL 20 NOVEMBRE,
MA PUO’ ESSERE ACQUISTATO (SOLO SUL SITO) DAL 20 OTTOBRE.
pagine 316
Prezzo € 14,00

ROMA – “Erano giovani, belli, intelligenti, puliti. Molti li ho ritrovati su Facebook, sono rimasta annichilita nel sapere che erano ancora in contatto con quel prete. Soprattutto se penso a quello che hanno subito, più grave e pesante ancora di quel che è toccato a me, forse perché ero una bambina e loro dei maschietti. Gli abusi e le violenze che abbiamo patito hanno cambiato per sempre la nostra vita, non c’è risarcimento per qualcosa che ti impedisce di essere te stesso, ti fa perdere la fiducia, stravolge per sempre la tua vita amorosa”.
Laura M. ha 35 anni, un compagno, un lavoro da insegnante in un piccolo centro del nordest. Insieme a quello di molti altri sconosciuti che hanno risposto all’appello il suo sarà uno dei racconti che oggi a Verona vorrebbe cambiare la storia italiana delle vittime della pedofilia nelle chiese, nei seminari, nei collegi. Quelle vittime di preti pedofili che – secondo il gruppo ‘La colpà (infolacolpa. it) che ha organizzato l’incontro al Palazzo della Gran Guardia, scegliendo non per caso uno dei luoghi più visibili della città – in Italia fanno ancora così fatica a denunciare gli abusi subiti, a essere creduti, a ottenere giustizia. Il racconto di Laura è arrivato prima con una timida mail: “Gentili signori, ho visto il vostro annuncio su Internet.
Non so se il mio caso vi può interessare perché non mi sono mai rivolta alla polizia e ancora oggi non ho il coraggio di svergognare quel prete, che sia pure molto anziano è ancora presente nella sua comunità”. Dall’altra parte, la donna ha trovato incoraggiamento e comprensione: “È capitato anche a noi, a volte si convive tutta la vita col peso di un’ingiusta vergogna”. Così, è riuscita a continuare: “Avevo 11 anni quando ho sentito per la prima volta su di me il sesso di un uomo. Era il mio parroco, e ogni scusa era buona per restare solo con me e attirarmi in casa sua, sopra la sacrestia. Io resistevo, ma ero debole, indifesa, non capivo quanto fossero gravi quelle molestie e non avevo il coraggio di ribellarmi a un adulto del quale mi fidavo ciecamente. Lo scandalo scoppiò quell’estate, un ragazzino più piccolo raccontò a casa quel che gli stava capitando e scoprimmo così che la cosa andava avanti da anni, che alcune famiglie avevano cambiato parrocchia senza però mai pensare a proteggere i figli degli altri…”.
Ma, come in molti altri casi, le gerarchie locali scelsero di insabbiare il caso: “Quel prete lo trasferirono per due anni al Tribunale ecclesiastico, poi gli affidarono un’altra parrocchia, poi ancora un’altra, neppure troppo lontana. Andai dal padre spirituale del collegio, mi disse di non parlare e che potevo continuare a volere bene al mio parroco… Dopo, venne un altro prete, un uomo di grande moralità, è grazie a lui se non ho smesso di credere in Dio. Ma per anni e anni non ho potuto avvicinare un uomo, non sopportavo neppure l’idea e soffrivo ancor di più pensando ai miei amici, quelli con cui ho diviso gli anni che dovevano essere i più belli. Ora so che molti di loro non hanno potuto farsi una famiglia né essere felici, e non riesco a perdonare”.
Resta un peso difficile da cancellare: “Ho cambiato città, mi sono allontanata, a trent’anni mi sono fidanzata, ma ancora non riesco a pensare a dei figli. E vorrei far qualcosa per non lasciare più che la vita di un bambino sia compromessa per un sistema malato, che la vita di un adulto sia sprecata. Naturalmente non farò il nome dei miei amici. Vorrei poter dir loro del mio affetto, ma consegno la mia esperienza come la denuncia del nostro male”.
Storie come quella di Laura hanno convinto il gruppo originario dei fondatori di ‘La colpa’, perlopiù ex allievi del ‘Provolo’, la scuola per bambini sordi di Verona dove decine di allievi sarebbero stati abusati, che era giunto il momento di uscire allo scoperto. “Vogliamo offrire a tutte le vittime di preti pedofili italiani il sostegno psicologico che è indispensabile, perché queste violenze sono paragonabili a quelle familiari anche per le conseguenze che lasciano – spiega Salvatore Domolo, 45 anni, il portavoce, che ha alle spalle una storia di bambino abusato e di ex prete – e il sostegno legale. Ma non ci interessano i risarcimenti, quanto l’urgenza di un’azione legale verso la Chiesa cattolica per crimini contro l’umanità. E il 31 ottobre saremo a Roma, insieme alle vittime da tutto il mondo, per manifestare con le nostre facce e le nostre storie quello che è accaduto anche in Italia, a centinaia di bambini e di ragazzi”.
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/25/news/abusata_vergogna-7409409/