Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Sanremo

  • Chiusa l’inchiesta su don Luciano: prove sufficienti, si va a processo

    Chiusa l’inchiesta su don Luciano: prove sufficienti, si va a processo

    Giudizio immediato per don Luciano Massaferro, il parroco alassino accusato di aver abusato di un’undicenne sua parrocchiana. Secondo i magistrati ci sono prove a sufficienza per poter sostenere in un processo la grave accusa di pedofilia.

    La procura della Repubblica ha dunque chiuso l’inchiesta sul sacerdote quarantacinquenne (reggente delle parrocchie di San Vincenzo e San Giovanni Battista e responsabile dell’ufficio scolastico della Diocesi) e chiesto al giudice delle indagini preliminari, Emilio Fois, di fissare l’udienza davanti al collegio.

    Don Luciano, detenuto da mesi nel carcere di Sanremo, ha sempre negato e respinto ogni accusa. Ma i racconti della ragazzina, a quanto pare, sembrano convincenti. Tre sarebbero infatti gli episodi da lei descritti. Uno sarebbe avvenuto su uno scooter, un altro nella biblioteca dell’ufficio parrocchiale ed il terzo nella baracca dell’orto di proprietà don Luciano Massaferro dove il parroco avrebbe fatto giurare all’undicenne, in un momento di intimità, di non raccontare nulla dei loro incontri proibiti.

    Secondo i legali del prete però (gli avvocati Alessandro Chirivì di Albenga e Mauro Ronco di Torino), la ragazzina si sarebbe contraddetta più volte e le due relazioni effettuate dagli psicologi sarebbero contradditorie. La prima definisce credibile il racconto dell’undicenne. Per la seconda, la ragazzina “fa fronte al disagio emozionale ricorrendo a modalità difensive, quali il diniego e la tendenza alla fantasia”. E sempre i difensori avevano dato un’altra chiave di lettura alla testimonianza dell’undicenne in sede di incidente probatorio, ritenendola inattendile, perchè quando le sono state mostrate le foto, non avrebbe riconosciuto il capanno agricolo. Nell’ottica accusatoria, invece, l’undicenne dice il vero. E ora don luciano dovrà prepararsi ad un duro processo.

  • Don “Lu” resta in carcere: respinto l’appello dei legali

    Don “Lu” resta in carcere: respinto l’appello dei legali

    18 marzo 2010 delle ore 16:23

    Don “Lu” resta in carcere: respinto l’appello dei legali

    Alassio. Don Luciano deve restare in carcere. E’ questo il verdetto emesso anche dal Tribunale di Genova al quale si erano rivolti in sede di appello i legali del sacerdote alassino. Gli avvocati Alessandro Chirivì e Mauro Ronco avevano infatti deciso di appellarsi contro la decisione, del 24 febbraio scorso, di respingere la richiesta di scarcerazione di Don “Lu”.

    Nemmeno stavolta però la loro domanda è stata accolta. Il parroco, accusato di violenza sessuale su una bambina di 12 anni, non potrà quindi lasciare il carcere di Sanremo nel quale si trova rinchiuso dal gennaio scorso.

    www.ivg.it/2010/03/18/don-lu-resta-…llo-dei-legali/

  • Savona: don Lu, oggi dal gip la perizia sulla bimba

    Savona: don Lu, oggi dal gip la perizia sulla bimba

    Sarà discussa oggi davanti al giudice Emilio Fois la perizia sulla chierichetta di dodici anni effettuata da una psichiatra che aveva il compito di verificare l’attendibilita’ del racconto della ragazzina che avrebbe subito le presunte violenze da parte di don Luciano Massaferro, il parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, in carcere dal 29 dicembre prima in quello di Chiavari poi a Sanremo. Da una prima valutazione emersa nei mesi scorsi, a detta degli avvocati, i racconti della bambina non sarebbero da ritenersi attendibili, ma stando a quanto trapelato l’esito finale della perizia ribalterebbe la versione fornita dei legali. Tra l’altro sarebbero anche stati riascoltati gli amichetti della presunta vittima delle molestie del prete. Alcuni forse influenzati dai genitori non avrebbero raccontato la verita’ su fatti e circostanze poi contestate al sacerdote.
    Intanto c’e’ attesa su un altro fronte perche’ a breve potrebbero pronunciarsi anche i giudici del Tribunale del riesame su un’ennesima richiesta di scarcerazione del prete.

    Mercoledì 17 Marzo 2010 ore 08:04

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=72009

     

  • “Don Lu”, dalle e-mail ora spunta un’amante

    “Don Lu”, dalle e-mail ora spunta un’amante

    “Don Lu”, dalle e-mail ora spunta un’amante

    27 febbraio 2010

    Don Luciano Massaferro resta in carcere nonostante la duplice istanza della difesa alla scarcerazione, ma l’inchiesta si arricchisce di particolari curiosi. Da uno dei computer del prete sequestrati e sottoposti a perizia sarebbe scaturita la presenza di un rapporto sentimentale abbastanza stretto tra il sacerdote e una delle frequentatrici della parrocchia.

    «Rapporto spirituale particolarmente intenso scaturito dall’appoggio morale ricevuto in un momento particolare della vita», avrebbe sostenuto la donna, mentre le trascrizioni delle e-mail (non è un caso che all’ultimo faccia a faccia fosse presente anche il perito informatico della procura) hanno convinto gli inquirenti dell’opposto.

    I dettagli sul Secolo XIX in edicola

    Alassio: don Luciano Massaferro aveva una amante

    Don Luciano Massaferro, il prete arrestato per presunte violenze su una sua chierichetta il 29 dicembre scorso, aveva un’amante. Lo si sarebbe scoperto analizzando i computer che il prete utilizzava per la sua attivita’ nelle parrocchie di San Vincenzo e di San Giovanni ad Alassio. A riportare la notizia è Il Secolo XIX oggi in edicola. La donna, ascoltata dagli inquirenti, si sarebbe detta totalmente estranea alla vicenda. “Si tratta di un rapporto spirituale particolarmente intenso scaturito dall’appoggio morale ricevuto in un momento particolare della vita”. Ma secondo quanto avrebbero appurato gli inquirenti il legame tra il sacerdote e la donna sarebbe decisamente diverso. Intanto i legali del prete, Alessandro Chirivi’ e Mauro Ronco, hanno annunciato il ricorso in appello contro l’istanza bocciata dal giudice Emilio Fois per la scarcerazione di don Luciano che accusa anche problemi di salute. Sottoposto a perizia psichiatrica nel carcere di Valle Armea a Sanremo, il prete continua a ricevere la visita dell’avvocato Chirivi’. ‘Il mio cliente e’ provato per questa esperienza carceraria ed e’ immaginabile-dice il legale- Riteniamo che sia innocente e quindi il regime carcerario per lui e’ piu’ difficile da sopportare’.

    r.c.

    Sabato 27 Febbraio 2010 ore 10:24

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=70756

  • Giallo sulle dichiarazioni di mons. Oliveri “E’ innocente”. Subito dopo: “Mai detto”

    Giallo sulle dichiarazioni di mons. Oliveri “E’ innocente”. Subito dopo: “Mai detto”

    Sembrava una sentenza: «In carcere c’è un innocente». Il vescovo di Albenga-Imperia, monsignor Mario Oliveri, è stato infine autorizzato a incontrare, nel carcere di Valle Armea a Sanremo, don Luciano Massaferro, il parroco accusato di molestie a una bambina di undici anni. L’abbraccio e la commozione, così come il dialogo, rimangono privati. Ma appena il religioso è uscito al mondo libero una dichiarazione lapidaria è volata anche per canali ufficiali: «Don Luciano è innocente».
    Poco prima delle otto di sera, l’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi ha precisato che mons. Oliveri «stupito da quanto riportato dalle agenzie di informazione, afferma di non aver rilasciato dichiarazioni». Ma la breve nota, questa ufficiale, ribadisce «afflizione e stupore di fronte a una accusa che per chi conosce Don Luciano appare inverosimile».
    Monsignor Oliveri domenica ha incontrato don Lu e ieri il cardinal Bagnasco. La Chiesa si è sempre schierata accanto al parroco, con solidarietà e affetto, ma senza ingerenze, anzi auspicando il «lavoro sereno e veloce» della magistratura. Una presa di posizione così drastica – «un innocente in carcere» – una sentenza anticipata si poteva sentir stonata. Ma è smentita. E tutto passa per i mass media. Curioso è che il vociare di questa vicenda dolorosa per tutti sia una continua accusa verso un processo mediatico e di piazza il quale, più voyeristico e pruriginoso che legale, in effetti esiste, perché nessuno riesce a trattenersi in attesa dei passi giudiziari. Il vescovo, per fortuna, smentisce di aver anticipato la Verità. Ma il presidente di Federvita, Eraldo Ciangherotti, anticipa pure lui, sempre in buona fede però con una bella dose di pessimismo: la magistratura si sente sconfitta e sbugiardata e deve in qualche modo «stemperare e diluire l’approssimazione della questione», quindi annuncia ai giornalisti un quasi inevitabile rinvio a giudizio del sacerdote.
    Si vuol silenzio, si accusano i mass media di chiasso e lo si fa con dichiarazioni diffuse attraverso quei media che dovrebbero tacere e quindi non riportare proclami e anticipi di passi comunque dolorosi negli uffici della legge. Ma un silenzio, a dire il vero, c’è. L’unica che ha parlato prima quasi per caso, poi perché entrata in un ingranaggio, e poi si è svaporata anche nella sua città, è la bambina. I magistrati e i consulenti studiano il computer della contesa e analizzano parole e gesti e pieghe del viso di lei durante l’audizione protetta. I difensori in toga esaminano pure loro quel colloquio sospeso alla delicatezza eppure così concreto.
    Ma la piccola – forse candidamente sincera, forse sinceramente fantasiosa – si ritrova tagliata fuori dalla vita di prima, qualunque sia la sua sorte di accusatrice spaccata in due: credibile al massimo, anzi confermata dal difendersi del religioso, oppure tutta inaffidabile e priva di una memoria reale secondo gli avvocati.
    Per intanto, già spaccata una prima volta – e adesso per certo «usata» – la bambina è anche spaccata da una sorte collaterale: estromessa da una parte della sua vita, quella della parrocchia, quella della naturalezza quando si entra, si vive, si esce da scuola. All’oratorio non ci può andare più, anche perché «bontà» dice che sarebbe per forza «ghettizzata», in classe la guardano come «quella del prete». Sta zitta e in disparte. E confusa o meno che sia sui giorni di fine 2009, ha di certo coscienza del tritacarne in cui si ritrova.

  • Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    I primi accertamenti delle perizie sono stati comunicati ieri alla procura e lasciano aperti dubbi e suscitano perplessità. Nei prossimi giorni verrà studiato l’hard disk del quarto personale del sacerdote recuperato la scorsa settimana

    Una prima sommaria verifica del computer di don Luciano, sequestrato la scorsa settimana in casa di un amico del sacerdote, non ha portato alla luce elementi inquietanti.

    Ma don Luciano Massaferro, prima di regalare il pc, lo ha formattato, ossia ha cancellato tutti i contenuti presenti nell’hard disk. Un atteggiamento che ha di insospettito gli inquirenti.

    Sono stati i due periti informatici nominati dalla procura a segnalare l’anomalia ai sostituti procuratori Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro, che ieri pomeriggio hanno convocato un vertice in procura per analizzare la situazione. Oltre ai due periti era presente anche il supertestimone dell’accusa, anche lui perito, che aveva aiutato don Massaferro a trasferire alcuni files da quel computer a quello nuovo.

    Proprio la sua testimonianza aveva consolidato la certezza negli inquirenti sulla presenza di quel quarto strumento informatico che invece il parroco di San Vincenzo e San Giovanni ha sempre negato.

    Ha partecipato anche lui all’incontro durato quasi due ore nell’ufficio del pm Coccoli e nel quale magistrati ed esperti informatici hanno deciso la linea di condotta da tenere. Sicuramente la direttiva è semplice: cercare di risalire ai file cancellati per verificare l’esistenza o meno di materiale che possa risultare utile all’indagine.

    Compito che non si annuncia agevole, nonostante i periti siano in possesso di sistemi estremamente all’avanguardia per fare luce anche sugli angoli più nascosti di quello che ormai sembra essere diventato uno degli aspetti cardine dell’inchiesta.

    Al momento la procura ha preso atto dell’importanza del ritrovamento del pc per demolire l’attendibilità del prete che ha sempre negato di averne avuto il possesso. Il procedimento di formattazione messo in atto da don Lu, inoltre, sembra fare a pugni con le iniziali affermazioni del sacerdote di non essere assolutamente esperto in materia informatica.

    L’aver cancellato i contenuti dell’hard disk non vuol dire comunque la volontà di togliere di mezzo materiale scottante. Di fronte all’intenzione di regalare il pc a un amico il prete potrebbe aver deciso di togliere ogni traccia del suo lavoro. Un’operazione innocua che potrebbe fare chiunque. Certo che, vista in un quadro indiziario come quello esistente l’operazione lascia adito a qualche dubbio.

    Non resta che attendere e verificare quale sarà la verità. L’inchiesta va avanti e la procura non intende tralasciare alcunché per fare piena luce sulla vicenda che, come ha puntualizzato nelle scorse settimane lo stesso procuratore Francantonio Granero, registra due vittime: l’undicenne parrocchiana e don Luciano.

    In attesa dell’annunciata visita nel carcere di Sanremo del vescovo di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona non sarebbe arrivata ancora istanza di visita da parte del padre del sacerdote, mentre al contrario sarebbero state negate istanze di alcune persone vicine a don Lu che hanno chiesto di potergli fare visita nel penitenziario sanremasco.

    La difesa, dopo aver ottenuto alcuni atti, è in attesa dell’autorizzazione da parte del giudice delle indagini preliminari Emilio Fois di poter copiare il compact disk dell’audizione protetta della presunta vittima.

  • Savona: don Massaferro, si va verso l’incidente probatorio

    Savona: don Massaferro, si va verso l’incidente probatorio

    Con ogni probabilità l’incidente probatorio si svolgerà alla fine di questa settimana. E’ questa l’ultima notizia riguardo la triste vicenda che ha come protagonisti il parroco di San Vincenzo di Alassio, don Luciano Massaferro, e una sua parrocchiana minorenne.

    La bimba ha accusato il sacerdote di molestie, e le sue parole hanno portato in carcere il prete che è rinchiuso dal 29 dicembre.

    Ora si trova in una cella a Sanremo. Le sue condizioni fisiche preoccupano i legali, che lo hanno riferito anche agli agenti che per questo lo tengono sotto stretta sorveglianza.

    r.c.

    Martedì 26 Gennaio 2010 ore 07:05

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=68527

     

  • Don Luciano a Sanremo: è un detenuto guardato a vista

    Don Luciano a Sanremo: è un detenuto guardato a vista

    Rinchiuso nella sezione protetta del carcere di Valle Armea a Sanremo e soprattutto sorvegliato a vista dagli uomini della polizia penitenziaria. La detenzione comincia a pesare sul fisico e sulla mente di Don Luciano Massaferro, il prete quarantacinquenne arrestato il 29 dicembre per tre presunti episodi di violenza sessuale su una parrocchiana minorenne.

    Ogni quindici minuti, gli agenti del penitenziario controllano il sacerdote rinchiuso in una cella singola, nella sezione di chi ha commesso reati a sfondo sessuale. Il trasferimento dal carcere di Chiavari a quello ponentino sembra quindi essere stato dettato da esigenze di tutela del detenuto, piuttosto che da sovraffollamento.

    Nella cella, don Luciano ha portato il vangelo e il breviario a tenergli compagnia nelle lunghe giornate da trascorrere con mille pensieri che gli ronzano per la testa. Gli inquirenti hanno quindi voluto garantire la sicurezza di don Luciano in un carcere con una copertura maggiore di personale d’assistenza. Ma non è escluso anche che la scelta sia stata dettata da esigenze di carattere psicologico.

    Il tutto in attesa dell’incidente probatorio con la ragazzina, presunta vittima delle morbose attenzioni del sacerdote, che il giudice delle indagini preliminari non ha ancora fissato. Si tratta di una scadenza considerata determinante in fase di istruttoria e che potrebbe svolgersi già la prossima settimana. Per quella data gli investigatori confidano anche di avere le prime indiscrezioni sul contenuto del quarto personale computer sequestrato ad un’amica del prete e da un paio di giorni al vaglio del tecnico informatico incaricato dalla procura di ispezionare il materiale informatico in possesso del sacerdote.

    Sul contenuto neanche un’indiscrezione, ma i dubbi sul fatto che possa esserci materiale interessante per l’inchesta sono cresciuti di fronte ai tentativi di don Luciano di negarne l’esistenza. Se i contenuti fossero stati lineari perché farlo sparire dopo il contatto con la famiglia della parrocchiana? Perché continuare a negarne l’esistenza fino al blitz della polizia?

    Quesiti ai quali il procuratore Francantonio Granero vuole dare una risposta, anche se ieri è stato ribadito come il ritrovamento sua stata una picconata alla credibilità del prete che nelle fasi iniziali della vicenda aveva addirittura negato di essere un intenditore di apparecchiature informatiche. Le varie fasi degli interrogatori hanno poi smontato le varie tesi presentate via via dall’indagato.

    Il lavoro degli investigatori della squadra mobile di savona e del Commissariato di Alassio ora si è concentrato sulla veridicità dei racconti sui due altri presunti casi di attenzioni morbose riservate da don Luciano ad altre due parrocchiane. Così è venuto fuori dagli interrogatori degli altri bambini, così è saltato alla luce dalle testimonianze di altri parrocchiani. Anche in questo ambito l’incidente probatorio con la testimonianza della ragazzina, potrebbe rappresentare lo spartiacque, il momento in cui anche gli altri filoni della vicenda potrebbero conoscere un’accelerazione improvvisa ed attesa dagli inquirenti. Insomma la prossima, potrebbe essere la settimana decisiva per la vicenda.

  • Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato di Alassio stanno ascoltando i compagni del catechismo e della parrocchia per verificare la veridicità delle loro testimonianze su altri due presunti casi di violenza sessuale

    In attesa dell’incidente probatorio e di conoscere il contenuto del quarto computer sequestrato a don Luciano Massaferro (o meglio in casa di un’amica alla quale lo aveva regalato), il parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, l’inchiesta sulla presunta violenza sessuale messa in atto nei confronti di una parrocchiana di undici anni prosegue. Nell’ombra, nel silenzio del riserbo, gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato alassino proseguono gli interrogatori di amici della ragazzina, di giovani che frequentano il catechismo e di semplici parrocchiani con l’intenzione di allargare il quadro indiziario di altri due episodi di violenza per i quali, al momento, non esiste alcuna contestazione concreta.

    Indubbiamente gli elementi raccolti nella prima fase dell’inchiesta debbo essere approfonditi come ha puntualizzato lo stesso tribunale del Riesame, nell’ordinanza con la quale si rigettava al richiesta di scarcerazione del sacerdote alassino.

    Nessuna ulteriore valanga di fango, quindi, addosso a don Lu, ma solo la necessità da parte dei sostituti procuratori della repubblica Giovanni Battista Ferro ed Alessandra Coccoli, di approfondire un filone dell’inchiesta madre.

    Per il momento si tratta di sospetti, di confessioni fatte tra minori e dal minorenni riportate agli investigatori che stanno cercando riscontri ed eventualmente denunce. Nulla di più, quindi, che una notizia di reato recepita, ma non ancora trasformatasi in capo di imputazione al prete assistito dagli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. «Fesserie, invenzioni» è la reazione di chi crede nell’innocenza di don Luciano e non ritiene veritiere neppure le presunte attenzioni morbose alla parrocchiana che hanno fatto scattare l’ordinanza.

    C’è però il grave indizio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove riscontrati dal giudici del riesame che influenzano la valutazione su don Luciano.

    Ovviamente l’attività di indagine è coperta dal massimo riserbo, anche e soprattutto a tutela dei giovani minorenni coinvolti, loro malgrado, in questa spiacevole vicenda.

    Don Luciano, comunque resta in carcere ad attendere novità e soprattutto sviluppi positivi della vicenda. Nella cella singola della sezione protetta del penitenziario di valle Armea a Sanremo, il sacerdote prega e legge il vangelo. Le sue condizioni psico-fisiche non sarebbero ottimali, al punto da spingere gli inquirenti a richiedere una sorveglianza continua per evitare gesti spiacevoli. Il prete resta sempre in attesa, anche della visita dell’anziano padre che dal 29 dicembre non ha più avuto occasione di incontrare.

    In carcere finora, don Lu ha incontrato i suoi avvocati, il cappellano di Chiavari, don Francesco Brioni, e monsignor Mario Oliveri, ordinario della diocesi d Albenga e Imperia.

    Il primo appuntamento concreto in agenda sotto il profilo giudiziario è l’incidente probatorio a cui verrà sottoposta l’undicenne che avrebbe subito le attenzioni morbose del prete. Il gip non ha ancora fissato la data dell’esame,ma questa potrebbe essere la settimana decisiva.

    L’interrogatorio rappresenta un passo ufficiale dell’inchiesta, ritenuto irripetibile, traslabile in udienza. Lavoro dei magistrati che, a meno di colpi di scena, potrebbe approdare poi alla notifica della conclusione delle indagini e al processo davanti al giudice delle udienze preliminari.

    A meno di novità, come detto, che potrebbero scaturire dal computer sotto perizia e da presunti altri due casi di violenza su minore.

  • Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Riceviamo e pubblichiamo l’e-mail di un lettore sul caso di Don Luciano Massaferro:

    “Gent.mo Direttore buonasera.

    Ho letto adesso il Vostro articolo sulla “serata di preghiera straordinaria” per i Sacerdoti e – ma guarda un po’ che caso – per don Luciano Massaferro. Che bella solidarietà…..

    Pregare per quella bambina, perchè superi indenne certi traumi no, eh…. pregare per il Magistrato che sta indagando su un caso così delicato, perchè venga fuori la verità senza ombra di dubbio no, eh….Sono lontano dalla Chiesa ormai da molto tempo; e credo che queste cose allontanino sempre più gente, non solo dalla Chiesa, ma dalla fede stessa. E’ come se passasse l’equazione “Dio permette queste cose da parte dei Suoi Sacerdoti = Dio è di fatto complice.” Oppure “I Vescovi non prendono provvedimenti = sono tutti così”. Sarebbe ingiusto e fuorviante. Ma a volte viene da pensarlo.

    Non dico che non sia giusto manifestare la propria incredulità di fronte a certe accuse; personalmente sono convinto che una persona sia innocente sino a sentenza definitiva, e ci mancherebbe altro. Ma se anche fossi assolutamente certo dell’innocenza di quella persona sono altrettanto convinto che non ne prenderei le difese (a meno di non avere prove certe), perchè il Magistrato deve fare serenamente e fino in fondo il proprio lavoro.

    Soprattutto facciamo in modo che non si scambino i ruoli tra chi è vittima di un reato e chi lo compie… chi difende pubblicamente con tanta “convizione di innocenza” don Luciano Massaferro forse – fortunatamente – non è mai stato a contatto con una vittima di un tale reato, non ha mai veramente avuto un “contatto ravvicinato” con le famiglie di chi ha subito tali traumi.
    Se questi signori soltanto avessero provato a stare a contatto con le vittime di violenza sessuale, molto probabilmente si sarebbero astenuti da quelle pubbliche esternazioni almeno sino alla sentenza. Per la serenità di tutti. Potevano dimostrare la propria solidarietà a quel Sacerdote ad esempio scrivendogli in privato, andando a trovarlo in carcere; scrivere sui giornali – in questi casi – serve solo a far rumore e polvere.

    Se poi don Luciano Massaferro sarà ritenuto innocente dal Giudice, sarò il primo – se lui lo vorrà – a stargli vicino ed a dimostrargli fattivamente la mia solidarietà per aver subito un’ingiusta calunnia. Anche se non sono “uomo di Chiesa”.
    Per il momento mi auguro – ed auguro a tutte le parti in causa – che la verità arrivi in fretta, per tutti.

    Mi consenta di aggiungere che la Vostra informazione è sempre stata imparziale e lo è stata anche in questa occasione, malgrado l’estrema difficoltà intrinseca a queste vicende. Siete davvero degli ottimi professionisti.

    Mi perdoni lo “sfogo”, è solo la piccola opinione di un uomo qualunque; piuttosto mi permetta di complimentarmi ancora con Lei ed i Suoi collaboratori per l’ottimo – e difficile – lavoro che state facendo per un servizio di informazione efficiente e corretto.

    Distinti saluti

    Moreno Masante
    Sanremo

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 17:05