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Tag: Santa Margherita Ligure
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Abusi: è indagato il fratello prete del sindaco Bucci
Il Fatto Quotidiano – PAOLO FROSINA – Padre Luca Maria Bucci, fratello del sindaco di Genova Marco, è indagato dalla procura di Savona per violenza sessuale su minori. A confermarlo sono fonti investigative qualificate.
L’indagine nasce dalla denuncia di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo borgo del Ponente ligure. Come raccontato dal Fatto , l’uomo ha riferito alla onlus Rete L’abuso di aver subito in due occasioni, all’età di 12 anni, molestie da padre Bucci, frate cappuccino ora residente nel convento di Santa Margherita Ligure.
Gli abusi denunciati risalgono al 1994 e si sarebbero consumati durante i campi estivi dei cappuccini a Loano e Bardineto, nel savonese. Un trauma – ha spiegato – rimosso a lungo e riaffiorato solo negli scorsi mesi, subito dopo la nascita di un figlio. Da qui l’esposto presentato ai magistrati da Francesco Zanardi, presidente della onlus, e – all’inizio di settembre – l’apertura del fascicolo, iscritto in un primo momento a “modello 44” (senza indagati né ipotesi di reato).
La presunta vittima è stata ascoltata più volte dalla Squadra mobile di Savona e dal pm Giovanni Battista Ferro. In audizione protetta, alla presenza di uno psicologo, ha formalmente riconosciuto padre Luca come il proprio abusatore. Il racconto, a quanto si apprende, è stato coerente, dettagliato e ricco di riscontri, tanto da far ritenere il fatto storico pienamente accertato.
È possibile che già la settimana prossima il frate venga convocato per un interrogatorio. L’obiettivo degli inquirenti è capire se possano esserci stati casi più vicini nel tempo: la speranza è che siano le stesse, ipotetiche, vittime a farsi avanti. Se così non fosse l’unica strada rimarrebbe la richiesta di archiviazione per prescrizione, anche se l’accertamento della condotta potrebbe aprire la strada a un’azione di risarcimento danni. C’è poi un fascicolo gemello – aperto dalla procura di Genova – basato su segnalazioni arrivate alla Rete L’abuso nel 2017 e riguardanti altre presunte violenze avvenute nel capoluogo.
Al tempo, scrive Zanardi nell’esposto, “sottovalutammo la segnalazione in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”. A quanto apprende il Fatto, il procedimento di Genova non ha indagati né ipotesi di reato. Tra gli elementi a disposizione dei magistrati ci sono alcune registrazioni audio in cui Zanardi, fingendosi la presunta vittima, induce il frate a dichiarazioni ritenute auto-incriminanti.
Nelle telefonate – carpite a sua insaputa e quindi senza valore di prova – ammette di aver affrontato il “problema”, ed essersi confessato dopo i fatti del tempo, aggiungendo di essere monitorato, anche a livello psicologico, dai superiori.
Ai tentativi di contattarlo, il frate è risultato irraggiungibile.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/25/padre-luca-fratello-del-sindaco-di-genova-indagato-per-violenza-sessuale-su-minore/5978934/
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Padre Luca Bucci denunciato per molestie. È il fratello del sindaco della città di Genova
(di Paolo Frosina – Il Fatto Quotidiano) – Un nuovo caso di abusi su minori rischia di scuotere la Curia genovese. Accanto alla vicenda, svelata dal Fatto, di don Franco Castagneto – l’ex parroco della chiesa di Santa Teresa, accusato di molestie su cui ora indaga la magistratura –, ci sono due fascicoli aperti dai pm di Genova e Savona su una nuova denuncia della Rete l’Abuso, associazione fondata da Francesco Zanardi a tutela delle vittime di violenze del clero.
Nell’esposto datato 30 luglio, si riporta la testimonianza di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo comune del Savonese. Racconta di aver subito nell’estate del 1994, quando aveva 12 anni, ripetuti abusi da “padre Luca”, uno degli educatori dei campi dei frati cappuccini a Loano. Contatti proibiti, fino alla masturbazione. Tutto, dice, sarebbe riemerso dopo tanti anni in cui il trauma rimosso lo ha portato a sviluppare disturbi psichici e tossicodipendenza. Tramite una foto, A. riconosce l’accusato in padre Luca Maria Bucci, frate nel convento di Santa Margherita Ligure, medico e cappellano all’ospedale di Rapallo. E fratello minore del sindaco di Genova, Marco.
Venerdì 4 settembre, la Squadra Mobile di Savona, su delega del pm Giovanni Battista Ferro, ha ascoltato la presunta vittima in audizione protetta, alla presenza di uno psicologo. Anche se i fatti del 1994 sarebbero prescritti, gli investigatori vogliono vagliare l’attendibilità della denuncia e ricostruire i contorni della vicenda, che potrebbe dar luogo a responsabilità civile.
Non solo. Nell’esposto, Zanardi fa riferimento a una segnalazione più recente che coinvolgerebbe sempre padre Bucci, arrivata – dice – alla sua associazione all’inizio del 2017: “La sottovalutammo in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”, scrive. Inoltre, “per i presunti fatti (…) che si sarebbero consumati in Genova, non avevamo nessun nominativo di presunte vittime”.
Ora che una presunta vittima è venuta allo scoperto, è proprio su possibili episodi più recenti – forse denunciati alle gerarchie ecclesiastiche – che indaga per competenza la Procura del capoluogo guidata da Francesco Cozzi.
Sabato Zanardi è stato ascoltato dai carabinieri e ha prodotto alcune registrazioni audio. Si tratta di telefonate in cui l’attivista, fingendosi la vittima, incalza il frate chiedendogli conto dei fatti del 1994.
Dialoghi che, per il modo in cui sono stati carpiti, non possono avere valore di prova, ma nel corso dei quali Bucci avrebbe fatto alcune importanti ammissioni. Anche quelli saranno valutati dai pm.
Raggiunto dal Fatto, padre Luca nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e di essere a conoscenza di accuse a suo carico. Già nei prossimi giorni potrebbe formalizzarsi un’ipotesi di reato.
IL FATTO QUOTIDIANO del 8-9-20
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Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”
Era solo un apparente “veleno” che girava per Genova nel 2017, quando da più fonti segnalavano alla Rete L’ABUSO che padre Luca , molestava i bambini. Un file che come molti riponemmo nel cassetto in quanto mancava la presunta vittima, ma che oggi riemergerebbe confermato da un uomo che lo accusa, all’epoca dei fatti 12enne.
I fatti sarebbero accaduti a Loano, cittadina turistica della riviera ligure, dove si ricordano bene di padre Luca, dove il nostro assistito serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà.
Loano; nella diocesi di Albenga, molto chiacchierata per l’alta densità pedofila, oltre che per scandali di vario genere di cui la Rete L’ABUSO si è occupata molto in questi anni e nel 2015 commissariata dallo stesso papa Francesco.Padre Luca, ordinato sacerdote nel 1994 viene assegnato al convento cappuccino di Loano e in quegli anni, la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirà più volte le attenzioni del frate.
Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, padre Luca viene più volte denunciato (lui stesso lo ammette – sottolinea fossero maggiorenni), purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare e si decide improvvisamente di mandarlo a “curare” negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese.
Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori, tutt’ora referente nelle pastorali giovanili di Santa Margherita Ligure e della diocesi di Savona – Noli.L’attività di indagine della Rete è stata molto complessa dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia che probabilmente, dopo la nascita dei figli, come spesso accade in questi casi ha iniziato a maturare il trauma, fino ad esplodere. Rivoltosi alla Rete L’ABUSO nelle scorse settimane, non ha saputo fornire altro che il nome del frate “padre Luca”. Da qui sono iniziate nel massimo riserbo le nostre ricerche, intanto per capire chi fosse questo frate senza un cognome, rintracciato poi grazie ad un annuario dei cappuccini liguri e successivamente riconosciuto dal nostro assistito, grazie ad una fotografia.
Una situazione che per vie traverse, dato il coinvolgimento di personaggi eccellenti abbiamo verificato ulteriormente interpellando i cappuccini, più di uno, che confermerebbero sia le presunte tendenze del frate, sia il fatto che nel 2017, a seguito di queste problematiche, sia stato mandato negli USA per un periodo di “cura“.
Durante l’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO abbiamo sentito al telefono anche il frate, padre Luca Maria Bucci che pur negando i fatti con minori, ammetterebbe problematiche che definisce di “eccessivo affetto“, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti. Cercando di rassicurarci, al telefono commenta “io faccio già un percorso di super protezione con psicologa, direzione spirituale. Sanno sempre dove sono, dove vado cosa, faccio“.Anche se per i fatti denunciati dal nostro assistito – risalenti al 1994 – sotto il profilo penale è intervenuta la prescrizione, come lo stesso Bucci ammette al telefono, ci sono state però altre due denunce, per quanto l’Associazione è informata, risalirebbero al 2013 e al 2017, fatti che non sarebbero prescritti, probabilmente denunciati solamente all’autorità ecclesiastica. Per questo motivo padre Luca Maria Bucci è stato formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Genova, alla quale si chiede (nel rispetto della norma dell’abolizione del segreto Pontificio) l’acquisizione dei fascicoli relativi ai fatti citati dallo stesso Bucci.
L’inerzia delle gerarchie ecclesiastiche che malgrado tutto non lo hanno mai isolato dai giovani e che oggi, vedono il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, protetto a Genova Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, che la Rete L’ABUSO rintracciò nell’aprile del 2017, nascosto in una parrocchia a Di Negro poi, nel dicembre 2019 un altro caso travolge il neo pensionato Presidente della CEI, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano, poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è scomparso e si sono perse le tracce.
Con l’insediamento del nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, ci si aspettava un cambio di di linea ed invece, dopo la segnalazione della Rete L’ABUSO al Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova, la risposta, arrivata solo dopo un nostro articolo, non è delle più rassicuranti.Al di la del fatto che non hanno voluto sapere neppure il nome del frate accusato, quantomeno per poterlo momentaneamente isolare in via cautelativa e al fine di scongiurare eventuali reiterazioni del reato, malgrado i continui inviti alle vittime di denunciare gli abusi alla chiesa, a noi rispondono di rivolgerci all’Autorità Giudiziaria, alla quale, anche senza l’indicazione della diocesi, ci eravamo già rivolti per procedura.
Francesco Zanardi
https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/07/29/il-caso-pessima-partenza-per-il-nuovo-vescovo-di-genova-marco-tasca-insediato-lo-scorso-11-luglio/
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Assolto per querela tardiva, condannato civilmente a risarcimento
SANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…». Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno. Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote.
La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…». Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso. Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale.
La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo.
A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue. Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?».
Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento. CARPI Giuseppe
http://laici.forumcommunity.net/?t=56456075
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IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´
«Un prete abusò di mia figlia»
Lettera al Pontefice: è stato condannato, ma resta al suo postoSANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…».
Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno.
Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote. La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…».
Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso.
Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale. La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo. A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue.
Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?». Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento.
(Del 25/4/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 8)
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Parroco accusato di atti di libidine. Di lui si sono perse le tracce
Dal Corriere del 27-10-1996
Un parroco denunciato per atti di libidine violenta su una minorenne e un paese che, incredulo, difende il suo sacerdote.
-Giallo- a Santa Margherita Ligure.
Il parroco di una delle chiese del paese, T C., cinquantenne, sarebbe stato raggiunto da un avviso di garanzia e inerrogato dai carabinieri, anche se lui nega tutto e parla di calunnia e complotto. La denuncia risalirebbe all’estate scorsa.
