Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Sant’Antonio

  • Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia

    Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia

    Per la prima volta le istituzioni religiose collaborano senza omertà

    Una terribile storia di violenza sessuale su un minore scuote Arese, un comune alle porte di Milano. Gli attori sono un educatore della parrocchia e un sacerdote, entrambi trentenni, accusati di abusi su un ragazzo di 15 anni. La vicenda ha suscitato particolare clamore mediatico perché la cronaca non annovera molti precedenti in cui istituzioni ecclesiastiche abbiano collaborato fattivamente con la magistratura nell’accertamento della verità: don Claudio Caciòli, Superiore provinciale dei Salesiani, ha raccolto la confessione scritta dai presunti stupratori e dopo averli sospesi ha offerto supporto alla giovane vittima e massima collaborazione ai pm.
    Questi i fatti in breve: la scorsa primavera un ragazzino di 15 anni da sempre presente nelle attività dell’oratorio chiese e ottenne un confronto sulle tematiche sessuali con un educatore 30enne. Qualche tempo dopo, sapendolo solo in casa, l’educatore sarebbe andato a trovare il giovane e con la scusa di fare un gioco avrebbe abusato di lui. Il ragazzo si sarebbe così rivolto al suo padre spirituale, anch’egli 30enne, per denunciare quanto accaduto e per chiedere consiglio. Questi per tutta risposta avrebbe prima cercato di convincerlo della normalità di quanto accaduto, poi avrebbe cercato addirittura di coinvolgerlo in pratiche sessuali di gruppo. A questo punto il giovane si sarebbe sfogato con i genitori, dando il via alle indagini.
    Di seguito l’intervista a don Claudio Caciòli, Superiore dei Salesiani della provincia di Milano.

    La magistratura come ha accolto la vostra collaborazione?
    In modo positivo e, credo, anche con una certa soddisfazione nel confrontarsi con degli interlocutori istituzionali che hanno offerto una collaborazione tempestiva, puntuale e, mi permetta di sottolinearlo, non richiesta. Da parte nostra abbiamo ritenuto di non avere alternative perché il nostro unico obiettivo è la tutela del giovane.

    Aver collaborato con la magistratura denota che per l’Ispettoria salesiana il fatto accaduto è un crimine e non solo un peccato.
    Chi si trova ad affrontare casi di questo tipo risponde sia a Dio che agli uomini. I due piani non sono sovrapponibili e vanno affrontati con procedure differenti. Il fatto di rispondere a Dio non esclude che si debba rispondere anche alle leggi e alle istituzioni poste a difesa della società. Se uno ruba restituisce il maltolto e paga per il furto, non può cavarsela semplicemente accendendo un cero a Sant’Antonio.

    Perché fa notizia che un’istituzione religiosa collabori con la magistratura in indagini di questo tipo?
    E’ quello che mi chiedo anch’io. L’esposizione data a questa notizia ci sorprende. Penso alla giovane vittima e mi rammarico per il rilievo mediatico assunto dalla vicenda. Anche lui si domanda se tale esposizione possa rivelarsi di qualche utilità. Personalmente non credo che questo possa aggiungere qualcosa al cammino difficile che abbiamo fin qui intrapreso. Io personalmente non mi sento un eroe: ho fatto il minimo che dovevo fare agendo secondo coscienza.

    Perché ancora oggi molti sacerdoti coprono anziché denunciare?
    Posso parlare solo in base alla mia personalissima esperienza. Faccio il Superiore da 5 anni e non ho mai trovato atteggiamenti di chiusura o di segretezza. Per fortuna, devo aggiungere, fino ad oggi non mi ero mai imbattuto in situazioni di tale gravità.
    Ritengo che la Chiesa stia portando avanti negli anni, nel suo modo di gestire questi eventi, un progressivo cammino di conversione e apertura che è stato coraggiosamente avviato da Papa Benedetto XVI e che con Francesco sta andando avanti con ancora maggiore consapevolezza.
    Chi dovesse ragionare in maniera differente dovrebbe renderne conto dinnanzi a Dio. Perché il bene da tutelare è uno soltanto: la salute e il benessere dei nostri giovani.
    Fino a non molti anni fa si parlava poco delle violenze dei sacerdoti; le cose sono cambiate quando la chiesa USA è stata condannata a rifondere risarcimenti milionari; possiamo dire che la Chiesa ha sollevato il velo su questi fatti anche per una questione economica?
    [Mi interrompe] Non lo so. Rispondo solo delle cose di cui sono direttamente responsabile. Non mi sento di esprimere chiavi di lettura su dinamiche così ampie. Parlo di quello che faccio nel mio piccolo. Come detto, c’è un bene da tutelare costi quel che costi. E su questo mi ci gioco la vita. Spero che la giocata si riveli vincente quando sarò al cospetto del buon Dio [ride].

    Perché la cronaca registra per lo più episodi di violenza su bambini e ragazzini maschi?
    E’ un tema molto delicato. Diffido delle indebite semplificazioni. Non vorrei che, come in passato, dovessero crearsi dei corto circuiti mediatici che ritengo devianti. Credo che si tratti solo delle condizioni nelle quali si vive e si opera. Non faccio letture di altro tipo come fanno altri. Non ho elementi per fare analisi, né sono un esperto in questo ambito. Dedico la maggior parte del mio tempo ad impegni educativi con scuole e oratori e quando la vita mi chiede di prendere provvedimenti difficili come in questo caso lo faccio basandomi sulle mie esperienze di educatore e rispondendo alla coscienza.

    http://www.nanopress.it/cronaca/2016/01/15/violenza-sessuale-da-parte-dei-preti-per-la-prima-volta-la-chiesa-denuncia-intervista/107729/

  • Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA] Per la prima volta le istituzioni religiose collaborano senza omertà

    Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA] Per la prima volta le istituzioni religiose collaborano senza omertà

    Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA]
    Una terribile storia di violenza sessuale su un minore scuote Arese, un comune alle porte di Milano. Gli attori sono un educatore della parrocchia e un sacerdote, entrambi trentenni, accusati di abusi su un ragazzo di 15 anni. La vicenda ha suscitato particolare clamore mediatico perché la cronaca non annovera molti precedenti in cui istituzioni ecclesiastiche abbiano collaborato fattivamente con la magistratura nell’accertamento della verità: don Claudio Caciòli, Superiore provinciale dei Salesiani, ha raccolto la confessione scritta dai presunti stupratori e dopo averli sospesi ha offerto supporto alla giovane vittima e massima collaborazione ai pm.
    Questi i fatti in breve: la scorsa primavera un ragazzino di 15 anni da sempre presente nelle attività dell’oratorio chiese e ottenne un confronto sulle tematiche sessuali con un educatore 30enne. Qualche tempo dopo, sapendolo solo in casa, l’educatore sarebbe andato a trovare il giovane e con la scusa di fare un gioco avrebbe abusato di lui. Il ragazzo si sarebbe così rivolto al suo padre spirituale, anch’egli 30enne, per denunciare quanto accaduto e per chiedere consiglio. Questi per tutta risposta avrebbe prima cercato di convincerlo della normalità di quanto accaduto, poi avrebbe cercato addirittura di coinvolgerlo in pratiche sessuali di gruppo. A questo punto il giovane si sarebbe sfogato con i genitori, dando il via alle indagini.
    Di seguito l’intervista a don Claudio Caciòli, Superiore dei Salesiani della provincia di Milano.

    La magistratura come ha accolto la vostra collaborazione?
    In modo positivo e, credo, anche con una certa soddisfazione nel confrontarsi con degli interlocutori istituzionali che hanno offerto una collaborazione tempestiva, puntuale e, mi permetta di sottolinearlo, non richiesta. Da parte nostra abbiamo ritenuto di non avere alternative perché il nostro unico obiettivo è la tutela del giovane.

    Aver collaborato con la magistratura denota che per l’Ispettoria salesiana il fatto accaduto è un crimine e non solo un peccato.
    Chi si trova ad affrontare casi di questo tipo risponde sia a Dio che agli uomini. I due piani non sono sovrapponibili e vanno affrontati con procedure differenti. Il fatto di rispondere a Dio non esclude che si debba rispondere anche alle leggi e alle istituzioni poste a difesa della società. Se uno ruba restituisce il maltolto e paga per il furto, non può cavarsela semplicemente accendendo un cero a Sant’Antonio.

    Perché fa notizia che un’istituzione religiosa collabori con la magistratura in indagini di questo tipo?
    E’ quello che mi chiedo anch’io. L’esposizione data a questa notizia ci sorprende. Penso alla giovane vittima e mi rammarico per il rilievo mediatico assunto dalla vicenda. Anche lui si domanda se tale esposizione possa rivelarsi di qualche utilità. Personalmente non credo che questo possa aggiungere qualcosa al cammino difficile che abbiamo fin qui intrapreso. Io personalmente non mi sento un eroe: ho fatto il minimo che dovevo fare agendo secondo coscienza.

    Perché ancora oggi molti sacerdoti coprono anziché denunciare?
    Posso parlare solo in base alla mia personalissima esperienza. Faccio il Superiore da 5 anni e non ho mai trovato atteggiamenti di chiusura o di segretezza. Per fortuna, devo aggiungere, fino ad oggi non mi ero mai imbattuto in situazioni di tale gravità.
    Ritengo che la Chiesa stia portando avanti negli anni, nel suo modo di gestire questi eventi, un progressivo cammino di conversione e apertura che è stato coraggiosamente avviato da Papa Benedetto XVI e che con Francesco sta andando avanti con ancora maggiore consapevolezza.
    Chi dovesse ragionare in maniera differente dovrebbe renderne conto dinnanzi a Dio. Perché il bene da tutelare è uno soltanto: la salute e il benessere dei nostri giovani.

    Fino a non molti anni fa si parlava poco delle violenze dei sacerdoti; le cose sono cambiate quando la chiesa USA è stata condannata a rifondere risarcimenti milionari; possiamo dire che la Chiesa ha sollevato il velo su questi fatti anche per una questione economica?
    [Mi interrompe] Non lo so. Rispondo solo delle cose di cui sono direttamente responsabile. Non mi sento di esprimere chiavi di lettura su dinamiche così ampie. Parlo di quello che faccio nel mio piccolo. Come detto, c’è un bene da tutelare costi quel che costi. E su questo mi ci gioco la vita. Spero che la giocata si riveli vincente quando sarò al cospetto del buon Dio [ride].

    Perché la cronaca registra per lo più episodi di violenza su bambini e ragazzini maschi?
    E’ un tema molto delicato. Diffido delle indebite semplificazioni. Non vorrei che, come in passato, dovessero crearsi dei corto circuiti mediatici che ritengo devianti. Credo che si tratti solo delle condizioni nelle quali si vive e si opera. Non faccio letture di altro tipo come fanno altri. Non ho elementi per fare analisi, né sono un esperto in questo ambito. Dedico la maggior parte del mio tempo ad impegni educativi con scuole e oratori e quando la vita mi chiede di prendere provvedimenti difficili come in questo caso lo faccio basandomi sulle mie esperienze di educatore e rispondendo alla coscienza.

    http://www.nanopress.it/cronaca/2016/01/15/violenza-sessuale-da-parte-dei-preti-per-la-prima-volta-la-chiesa-denuncia-intervista/107729/

  • Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    SAVONA. Il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, ieri mattina è tornato in procura in compagnia del suo braccio destro, il vicario generale,l’imperiese Ivo Raimondo. Ragione dell’improvviso e rapido blitz nel capoluogo è stato ancora una volta don Francesco Zappella, il parroco (finoal9dicembre) del santuario di Sant’Antonio da Padova di Borghetto.

    La lettera di dimissioni da parroco e vice direttore della Caritas diocesana ingauna,non è bastata ad evitare al sacerdote un altro,violentissimo,temporale. Nell’incontro con il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Battista Ferro, il vescovo di Albenga, ha infatti acquisito gli atti d’indagine del processo che il 9 maggio del 1991 hanno portato i giudici del tribunale di Pinorolo a condannare Francesco Zappella a 14mesiperattidilibidine violenta su due ragazzini infra quattordicenni. Ma è proprio da  quella documentazione d’inchiesta che la procura savonese e di conseguenza la Curia sono venuti a scoprire una sorta di doppia vita del parroco borghettino.

    Una gioventù segnata dalla “malattia” della pedofilia che nell’agosto del 1989 lo ha portato ad interrompere il noviziato nei Salesiani a Monte Oliveto (Pinerolo), ufficialmente «per motivi di salute» è l’unico segno del passaggio nel torinese di Francesco Zappella, come confermato dal direttore del noviziato, don Pietro Migliasso. Già agli inizi degli anni novanta, infatti Francesco Zappella, aveva dichiarato di essere affetto da un brutto male alle ossa, lo stesso che ipoteticamente ne limita i movimenti negli ultimi mesi.

    Ed ora, tutto l’incartamento acquisito negli archivi di Stato di Torino,è finito nelle mani del vescovo Borghetti e di conseguenza nel fascicolo del processo canonico che è stato avviato nei confronti di don Zappella per la presunta violenza sessuale compiuta nel 2005 ai danni di un cittadino uruguaiano, accusa per la quale il pm Ferro ha chiesto al gip l’archiviazione per prescrizione, oltre che per mancanza di querela da parte della vittima. Senza dimenticare la decisione di padre Francesco di chiudere il conto corrente delle missioni e su cui si faceva versare i contributi dei parrocchiani per la missione di Trenta & Tres.

    Il vescovo mandato da Papa Francesco a fare trasparenza in una diocesi squassata dagli scandali mai più pensava di trovarsi di fronte ad una situazione tanto grave. Il caso Zappella, con l’ingresso nel seminario di Albenga nonostante una condanna per pedofilia, rischia di avere ripercussioni devastanti sull’intero sistema. Come ha potuto entrare in seminario con una condanna tanto grave? Qualcuno sapeva? Enel caso, perché ha taciuto? domande a cui Borghetti dovrà dare una risposta.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX

  • Il parroco dimissionario celebra ancora messa, intanto sospende la raccolta di fondi pro Uruguay

    Il parroco dimissionario celebra ancora messa, intanto sospende la raccolta di fondi pro Uruguay

    Don Zappella chiude i conti della missione

    GIOVANNI CIOLINA

    BORGHETTO. Continua a celebrare la Messa nonostante, una condanna a quattordici mesi per atti di libidine violenta nei confronti di due ragazzini che non avevano ancora compiuto quattordici anni, ma dopo le dimissioni presentate (ed accettate) a monsignor Borghetti da parroco di Borghetto, don Francesco Zappella ha deciso di sospendere momentaneamente il suo impegno nella missione uruguaya di Trenta y Treis eliminando il conto corrente aperto alla Banca Prossima – istituto bancario facente parte del gruppo San Paolo e dedicato a onlus, parrocchie e ministri della Chiesa – attraverso il quale chiedeva sostegno economico per la missione. Una decisione difficilmente comprensibile alla luce del suo impegno decennale in sud America e all’intenzione di recarsi nel paese sudamericano tra qualche mese per portare a conclusione alcuni aspetti.

    Ma c’è di più. Padre Francesco si è sempre detto innocente per le accuse rivoltegli da un giovane uruguayo su una presunta violenza sessuale avvenuta nei primi mesi del 2005 ed archiviate dalla procura savonese. «Si tratta di un vistoso caso mediatico – avrebbe confidato ad alcuni amici e sostenitori –Mi hanno voluto far pagare la nomina a vicedirettore della Caritas e quindi ho preferito questa strada». Cosa succederà ora è difficile da capire. Quanti soldi erano stati depositati su quel conto? Che fine hanno fatto? Perché sospendere quel canale di finanziamento? Sono alcuni dei dubbi che si sono insidiati tra parrocchiani e non solo. Una cosa è certa: molti amici e sostenitori hanno sottoscritto un accordo per il versamento di 30 euro al mese tramite bonifico sul codice iban IT35Q033590160010000011 1074 che ora risulta bloccato e quindi non più utilizzabile e di fronte alle notizie di cronaca gli hanno chiesto conto.

    Don Zappella, nonostante la malattia (la prossima settimana sarà costretto a sottoporsi ad un intervento chirurgico) mercoledì sera, a due giorni dalle dimissioni da parroco che diventeranno operative dal 9 dicembre, ha recitato la funzione religiosa davanti ai suoi più fidati parrocchiani. Gli stessi che ieri mattina alle 9 si sono radunati al santuario di Sant’Antonio da Padova per ascoltare la funzione religiosa. Di don Zappella, però, nessuna traccia. Solo la certezza della sua presenza nella casa parrocchiale che arriva dalle tapparelle dell’alloggio che si alzano alle otto in punto, una decina di minuti prima che una sua stretta collaboratrice entrasse in sacrestia per preparare la funzione. A confermare la chiusura del conto intestato alla “don Zappella Missioni” ai sostenitori della struttura è stato lo stesso sacerdote, rassicurando, però, sulla sua volontà di rimanere prete e soprattutto di voler proseguire il suo impegno missionario che lo aveva portato a ricevere l’anno scorso un riconoscimento ufficiale dall’amministrazione della cittadina uruguaya.

    Insomma una vicenda che continua a riservare zone d’ombra e poco chiare alimentate anche dai vertici della rete L’Abuso che da settimane sostengono l’inesistenza della missione. O meglio: la struttura (un presunto collegio Quo Vadis) sarebbe governativa,ma data in uso alla chiesa. Ovviamente una tesi rigettata fermamente da padre Francesco fin dai primi momenti.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX Savona

  • Vecchia condanna per abusi sessuali dimenticata nel passato di don Zappella

    Vecchia condanna per abusi sessuali dimenticata nel passato di don Zappella

    SAVONA. Un controllo nell’archivio di Stato di Torino, ma soprattutto la scoperta di una sentenza di condanna per abusi sessuali inflitta dal tribunale di Pinerolo nel 1991. Dopo le denunce presentate da un giovane uruguayano per presunti abusia vvenuti in una casa di Albenga e la conseguente iscrizione nel registro degli indagati, la posizione giudiziaria di don Francesco Zappella, titolare della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Borghetto si aggrava. E in questo caso il procedimento avviato dalla procura di Pinerolo, nel torinese, ha già conosciuto una parola definitiva. Don Zappella è stato infatti condannato ad un anno e due mesi di carcere per abusi sessuali commessi in Piemonte. Ed anche in quel caso l’inchiesta avrebbe evidenziato il vizietto per il sesso orale del prete borghettino. Una deviazione che sarebbe emersa anche nella denuncia presentata dal giovane sud americano al sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro, nell’interrogatorio dei mesi scorsi.

    L’andamento del processo penale a Pinerolo avrebbe evidenziato però anche altri particolari scabrosi nel comportamento di don Zappella che è stato smascherato nel savonese dalla denuncia dei vertici della Rete L’ABUSO, da tempo impegnata a combattere la pedofilia all’interno della chiesa. C’è quindi una sentenza di un tribunale che incastra don Zappella alle sue responsabilità e soprattutto smentisce le sue dichiarazioni di innocenza (nel caso del giovane urugayo conosciuto nella missione di Trenta s YTres) e di estraneità ad un fenomeno che sembra avere radici profonde e difficile da estirpare in una diocesi tanto chiacchierata. «Vogliono uccidermi e lo stanno facendo, ma io vado a testa alta e dico messa» aveva dichiarato don Zappella a difesa della sua posizione e ricevendo la solidarietà dei parrocchiani. Ma alla luce dei recenti sviluppi dell’inchiesta avviata dalla procura savonese appare scontata l’apertura di un procedimento canonico nei suoi confronti e una possibile sospensione «a divinis» da parte di monsignor Guglielmo Borghetti.

    Nonacaso ieri mattina l’alto prelato, chiamato da Papa Francesco a fare pulizia nella diocesi ingauna, è stato convocato a palazzo di giustizia. Ma le sorprese non paiono essere finite. Se la Rete l’Abuso ha denunciato altri 2 preti della missione sudamericana e la denuncia di una presunta seconda vittima di don Zappella, la procura ha proseguito il suo lavoro di indagine. Partita la richiesta da parte degli uomini della polizia giudiziaria di andare a visionare l’Archivio di Stato di Torino per acquisire la documentazione di eventuali procedimenti penali in cui è rimasto coinvolto il prete. E la condanna di Pinerolo è stata una conferma ai sospetti iniziali.

    G. CIO IL SECOLO XIX Savona

  • Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Savona – Violenza sessuale: è l’accusa formale contestata dalla procura della repubblica a donFrancesco Zappella, il missionario borghettino, da diversi anni titolare della locale parrocchia di Sant’Antonio da Padova. La decisione del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro è arrivata nei giorni scorsi a seguito dell’esposto presentato dal presidente della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga.

    E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato. Qualcosa è cambiato quindi nella posizione di don Zappella anche se l’iscrizione nel registro degli indagati al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte “deviazioni” sessuali.

    Il condizionale è d’obbligo in questi casi, a fronte anche della netta posizione di don Francesco rispetto alle accuse di quel ventinovenne brasiliano: «Tutte calunnie». «Se qualcuno mi chiederà risponderò puntualmente sui vari passi della denuncia» aveva chiarito nei giorni immediatamente successivi il deflagare dello scandalo. Tra i tanti aspetti da valutare da parte degli inquirenti c’è poi l’eventuale prescrizione dei presunti reati commessi dal parroco ponentino.

    Su don Zappella, così come su don Licciardello, il vescovo Borghetti ribadisce quasi come in una litania: «Non esprimo giudizi, è giusto che vengano approfonditi episodi su cui ci sono dei dubbi e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura». Il vescovo ha avuto alcuni giorni fa un colloquio con il parroco di Borghetto, ma non ci sarebbero in vista provvedimenti sul piano ecclesiastico, così come non ci sono per il suo collega di Dolcedo.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/22/ARqzzo2F-zappella_violenza_uruguayano.shtml

  • Per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale

    Per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale

    Dopo la denuncia del giovane uruguayano ora si scava sul passato del prete missionario

    SAVONA. Violenza sessuale: è l’accusa formale contestata dalla procura della repubblica a don Francesco Zappella, il missionario borghettino, da diversi anni titolare della locale parrocchia di Sant’Antonio da Padova. La decisione del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro è arrivata nei giorni scorsi a seguito dell’esposto presentato dal presidente della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta y Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga. E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato. Qualcosa è cambiato quindi nella posizione di don Zappella anche se l’iscrizione nel registro degli indagati al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte “deviazioni” sessuali. Il condizionale è d’obbligo in questi casi, a fronte anche della netta posizione di don Francesco rispetto alle accuse di quel ventinovenne brasiliano: «Tutte calunnie». «Se qualcuno mi chiederà risponderò puntualmente sui vari passi della denuncia» aveva chiarito nei giorni immediatamente successivi il deflagare dello scandalo. Tra i tanti aspetti da valutare da parte degli inquirenti c’è poi l’eventuale prescrizione dei presunti reati commessi dal parroco ponentino. Su don Zappella, così come su don Licciardello, il vescovo Borghetti ribadisce quasi come in una litania: «Non esprimo giudizi, è giusto che vengano approfonditi episodi su cui ci sono dei dubbi e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura».Il vescovo ha avuto alcuni giorni fa un colloquio con il parroco di Borghetto, ma non ci sarebbero in vista provvedimenti sul piano ecclesiastico, così come non ci sono per il suo collega di Dolcedo.

    IL SECOLO XIX SAVONA

  • Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Borghetto Santo Spirito. E’ stato indagato con l’accusa di violenza sessuale don Francesco Zappella, il missionario di Borghetto Santo Spirito, parroco di Sant’Antonio da Padova.

    A condurre l’inchiesta il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro avviata dopo l’esposto presentato dal presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga. E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato.

    L’iscrizione nel registro degli indagati del prete al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte «deviazioni» sessuali.

    http://www.ivg.it/2015/09/violenza-sessuale-indagato-il-parroco-di-borghetto-don-francesco-zappella/

  • Don Francesco Zappella che solo ieri voleva dimettersi, oggi ha già cambiato idea.

    Don Francesco Zappella che solo ieri voleva dimettersi, oggi ha già cambiato idea.

    Borghetto, don Francesco Zappella riceve l’abbraccio dei suoi parrocchiani: “Io non me ne vado”

    Ieri sera una sessantina di persone si sono radunate sotto casa del sacerdote

    Borghetto Santo Spirito. “Io di qui non me ne vado”. Non molla, don Francesco Zappella, il parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova di Borghetto accusato di aver abusato di un giovane sudamericano ospite in un centro in Uruguay e nel 2004 ad Albenga.

    Ieri sera molti parrocchiani e amici del sacerdote (circa una sessantina) si sono recati sotto la sua abitazione accanto alla parrocchia per abbracciarlo idealmente e manifestargli tutta la loro solidarietà e vicinanza in questo momento per lui particolarmente difficile.

    “Potete immaginare cosa sto passando – ha detto don Francesco affacciatosi dal balcone di casa per rispondere alla folla – Mavado a testa alta, perché il male non può prevalere sul bene. Io spero che presto si chiarisca tutto, perché si tratta di una montatura. Non è facile. Ma questa vostra dimostrazione è per me molto importante”.

    A lasciare perplesso il sacerdote e anche la diocesi di Albenga è la “lentezza” della macchina investigativa: “In Uruguay si sono mossi tutti. Io qui non ho ancora ricevuto telefonate da nessuno, né dai carabinieri né dalla procura“.

    Intanto la curia ha già preso provvedimenti per cercare di arginare il caos mediatico che si è creato intorno al caso: “Ho saputo che il vescovo ha querelato la testata che ha riportato la notizia. Il monsignore li aveva diffidati dal riportare la vicenda senza le dovute cautele. Non lo hanno ascoltato e lui ha proceduto. Non è corretto pubblicare e mettere il nome di una persona alla gogna mediatica in questo modo. Si fa troppo in fretta a denigrare una persona“.

    Al di là di questi aspetti, don Francesco ha voluto rassicurare i suoi parrocchiani circa le sue intenzioni: “Io di qui non me ne vado – ha detto – Al massimo se mi mettono dentro portatemi le arance e le sigarette. Andiamo avanti, anche se non è facile. Via Internet ho ricevuto tantissime testimonianze, ma la vostra di questa sera è stata davvero importante. Non mi aspettavo una cosa del genere. Chiedo al Signore di darmi la forza. Ma io non mollo”.

    http://www.ivg.it/2015/09/borghetto-don-francesco-zappella-riceve-labbraccio-dei-suoi-parrocchiani-io-non-me-ne-vado/

  • Pedofilia, accuse a don Zappella: «Calunnie».

    Pedofilia, accuse a don Zappella: «Calunnie».

    L’INCHIESTA DELLA PROCURA SUL CASO SOLLEVATO DALLA RETE “L’ABUSO”

    Il sacerdote dà le dimissioni ma il vescovo le respinge: «Sono il bersaglio di una vendetta»

    SAVONA. «Sono sereno perché non ho commesso niente. Si tratta di calunnie. Comunque ho consegnato il mio mandato al vescovo Borghetti che mi ha detto di stare tranquillo». Don Francesco Zappella, parroco missionario in Uruguay e titolare della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Borghetto, si trova al centro di un’inchiesta (al momento senza indagati e iscritta nel registro delle notizie non costituenti reato) della magistratura in seguito alla denuncia di  L.M. F., brasiliano di 29 anni, che lo accusa di averlo violentato ripetutamente nella missione della cittadina uruguaya Treinta e Tres e in un alloggio di Albenga. «Da quella casa di proprietà di una donna l’hofatto rientrare in anticipo in Sud America perché molestava una bimba, altro che» spiega il prete. «Si tratta di calunnie dietro le quali ci sta un prete della diocesi e Zanardi, il nuovo paladino della giustizia. La gogna mediatica è ciò che uccide» ammette il prete ingauno appena nominato collaboratore di monsignor Borghetti alla Caritas «ma io sono innocente. Sono qui vengano ad interrogarmi».

    Ed è l’avvocato della Rete L’Abuso, Sergio Cavaliere, ad annunciare «la querela nei confronti del prete e di altri due colleghi uruguayani, padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera. La querela sarà inviata alle autorità dell’Uruguay e alle varie ambasciate». Oltre a chiedere al vescovo Borghetti la sospensione a divinis e l’allontanamento da tutte le strutture frequentate da minori. «Si tratta di una montatura bella e buona anche perché dal 2004 non vado più in missione – aggiunge don Francesco – Anzi vado una volta all’anno a controllare la mia missione, ma niente di più e nella mia parrocchia non ci sono gruppi giovanili». Don Zappella però parla a cuore aperto della vicenda e rivela come «dal gennaio 2004 ho subito un intervento di protesi peniena e quindi anche volendo… Ma le mie condizioni di salute sono tutt’ora pesanti: sto facendo la chemio per la distrofia».

    E quel ragazzo, il grande accusatore della missione uruguaya? «L’ho conosciuto in un collegio rieducativo dove era stato mandato per il suo passato burrascoso – ammette il don – e purtroppo la sua vita è stata difficile. Ha sei figli e soprattutto ha un’accusa per violenza sessuale di una dodicenne. Ho oltre 600 testimonianze a queste affermazioni. Ma ora non contano. Vogliono uccidermi e lo stanno facendo,ma io vado a testa alta e dico messa. Ma soprattutto quel giovane ha doppia identità con una differenza di età di due anni».

    G.Cio

    Il Secolo XIX Savona