Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti con figli, in Italia il 40% dei sacerdoti è genitore: l’inchiesta che fa discutere

    Preti con figli, in Italia il 40% dei sacerdoti è genitore: l’inchiesta che fa discutere

    Un’inchiesta di QN, su dati dell’associazione Coping International, apostolato riconosciuto dalla Chiesa, e del team Spotlight del Boston Globe racconta la vita e le difficoltà dei preti con figli, delle loro angosce e di come ha reagito il Vaticano, in particolare Papa Bergoglio che si occupò del tema prima di salire al soglio pontificio

    da Lorena Cacace

    Un fenomeno di cui si parla poco ma che esiste e con numeri importanti: i preti con figli sono una realtà e non solo nel nostro Paese. A raccontarlo è un’inchiesta di QN che ha intervistato Vincent Doyle, 34enne psicoterapista irlandese, fondatore dell’associazione Coping International e figlio di un sacerdote cattolico. Non si tratta di pochi e sporadici casi, tutt’altro: i numeri portati a galla dal team di Spotlight del Boston Globe – quelli che fecero scoppiare lo scandalo dei preti pedofili – parlano di un fenomeno globale (qui in originale), che interessa tutte le nazioni in cui la Chiesa Cattolica è presente. Secondo le stime di International, apostolato riconosciuto dalla Chiesa e che collabora col Vaticano sul tema dei figli dei preti, in Italia il 40% dei sacerdoti avrebbe figli.

    L’associazione Coping International (Coping sta per “children of priest”, figli di sacerdoti) nasce dall’esperienza personale di Doyle. Cresciuto con la mamma e il patrigno, ha sempre avuto in padre John J. Doyle, parroco di Longford, un paesino nella diocesi di Ardagh, in Irlanda, una figura di riferimento. Le vacanze, i momenti passati insieme, l’affetto e la condivisione di ogni momento della sua vita, fino ai 12 anni, quando il parroco morì e quel vuoto improvviso, come se avesse perso più di un parroco.

    A 28 anni, racconta Vincent a QN, la scoperta: padre John era suo padre naturale. Da lì, il suo percorso è stato più chiaro. “Ho sempre pensato che padre John fosse il mio papà biologico e che qualcosa mi fosse stato nascosto”, confessa al quotidiano. “I bambini possono dedurre la verità dalla menzogna senza che sia detto loro nulla”.

    Più passava il tempo, più scopriva di non essere solo. Grazie a un profilo Facebook ha raccolto le testimonianze di altri figli di sacerdoti e ha deciso di creare l’associazione Coping International, ricevendo un grosso sostegno dalla Conferenza episcopale irlandese.

    L’associazione è nata per dare sostegno psicologico ai figli dei sacerdoti, accompagnandoli nella loro vita e attraverso le difficoltà che incontrano ogni giorno, ma anche per aiutare la Chiesa e gli stessi parroci a gestire la genitorialità. Per entrambi i genitori è infatti difficile parlarne per quella che Doyle definisce la “ragione collettiva” del segreto, cioè “la protezione dell’immagine incontaminata del sacerdote” per cui “il sacrificio del celibato non deve essere inquinato”.

    Lo stesso Doyle ne ha parlato in una lettera con Papa Francesco, incontrandolo nel 2014. Bergoglio aveva trattato l’argomento fin da quando era arcivescovo di Buenos Aires in un libro scritto con il rabbino Abraham Skorka, dal titolo “Il cielo e la terra” in cui deplorava non tanto la vicenda in sé ma la doppia vita dei parroci genitori. “Se uno viene da me e mi dice che ha messo incinta una donna cerco di tranquillizzarlo e a poco a poco gli faccio capire che il diritto naturale viene prima del suo diritto in quanto prete. Di conseguenza deve lasciare il ministero e farsi carico del figlio, anche nel caso decida di non sposare la donna”, scriveva nel testo, riportato qualche tempo fa da Avvenire.

    La stessa Chiesa ha ribadito la sua posizione di allora in un breve testo, pubblicato dalla Conferenza Episcopale Irlandese (qui in originale), dal titolo “Principi di responsabilità per sacerdoti che hanno generato figli durante il loro ministero”, in cui si chiede ai sacerdoti di lasciare l’abito talare e diventare padre a tutti gli effetti.

    I problemi però sono molti. Cosa possono fare uomini che hanno dedicato la loro vita alla Chiesa nel mondo secolare? Come aiutarli a rientrare nello stato laico? Come vincere anche le resistenze e i pregiudizi che spesso si nascondono nelle piccole e grandi parrocchie?

    Lo sono soprattutto se pensiamo ai numeri importanti del fenomeno. Secondo le stime di Coping International 40mila preti nelle chiese cattoliche di rito romano su 400mila violano il voto della castità: di questi, circa 4mila hanno un bambino nato da una relazione con una donna.

    Come ha ricordato Sante Sguotti, 51 anni, ex prete che lasciò l’abito talare dopo aver avuto un figlio, al QN, un sacerdote “può essere un buon padre di famiglia e un ottimo ministro di culto”, tanto da suggerire a Papa Francesco di “affidare le parrocchie ‘abbandonate’ a ex sacerdoti ridotti allo stato laicale”.

  • “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    Sante Sguotti
    Prete pedofilo si diventa
    (Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco)
    Lazisa, Palermo, 2015, pagine 221, euro 16,00

    L’autore afferma che la morale cattolica obbliga il prete, per necessità, all’ipocrisia e alla doppia vita: quella di facciata e quella intima e privata. Il sacerdote è educato, fin dai seminari minori, a dimostrare ciò che è insostenibile, specie in materia di sessualità. Quasi nessuno protesta ma, poi, preti e laici fanno quel che pare loro, inventandosi le più curiose giustificazioni, perfino teologiche.

    Il sistema formativo del prete nei seminari è criticato in quanto pieno di storture: “Ragionevolmente si può solo supporre che è proprio quel sistema a generare preti pedofili”.

    Le diocesi boicottano tutti i processi contro i preti pedofili: i vescovi mentono nei tribunali, gli archivi diocesani negano i documenti a giudici e giornalisti, oscure pressioni dietro le quinte condizionano la magistratura. L’autore ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere volta all’occultamento dei reati sessuali clericali. La verità è che la Chiesa propone condanne solo di facciata ma nella sostanza mantiene tutto immutato: inoltre, grazie al concordato clerico-fascista del 1929 ed a quello craxiano del 1984, “l’eventuale richiesta di risarcimento non può essere accollata alla curia. È quindi sufficiente che il prete si dichiari nullatenente e la vittima si dovrà far carico di tutte le spese anche in caso di vittoria legale”.

    Il testo ha anche qualche ottimo spunto di satira anticlericale: i vescovi che dovrebbero sorvegliare i preti pedofili pentiti sono paragonati a “delle volpi messe a guardia di altre volpi perché non vadano nottetempo a rubare i polli nei vicini pollai”. I guasti psicologici dell’educazione religiosa bigotta e integralista sono statisticamente confermati nel paragrafo intitolato “I dati americani”.

    Infine il testo presenta vari riferimenti a suicidi o tentati suicidi indotti dai preti pedofili alle loro vittime: “alcuni si sono suicidati”, a Ratisbona in un istituto religioso “il compagno di classe Jo provò a togliersi la vita tra il 1965 e il 1966”, una delle vittime del pluripregiudicato prete genovese don Seppia fu intercettato dai carabinieri mentre diceva al telefono “se non la smette mi uccido”.

    Pierino Marazzani, settembre 2015

  • Preti e pedofilia: celibato e potere

    Preti e pedofilia: celibato e potere

    Intervista a Sante Sguotti autore del libro ‘Prete pedofilo si diventa

    La Chiesa e la pedofilia (i preti e la pedofilia), due parole che messe insieme possono condurre a reazioni diverse: lo sdegno di chi associa la prima alla assoluta pulizia morale, la negazione di un’istituzione che cerca di difendersi con tutti i suoi mezzi, lo sbigottimento di chi stenta a credere alle storie che sente, la paura che a farne le spese possano essere i propri figli.
    Eppure è un argomento abbastanza recente, piuttosto scomodo, spesso sotterrato. Il servizio di una trasmissione prima, un articolo poi e via via altre storie, una dopo l’altra, con il coraggio che esce fuori per emulazione, con la voglia di far conoscere al mondo il proprio travagliato vissuto.

    Don Sante Sguotti ne ha parlato a modo suo, senza risparmiare bordate alla ‘sua’ Chiesa. Tagliente sin dai primi anni di seminario, controcorrente in un mondo spesso caratterizzato dall’eccessiva omologazione, critico nei confronti di un’istituzione a suo dire contraddistinta da una marcata ipocrisia. Una storia complicata la sua, con delle posizioni piuttosto radicali, non in assoluto ma sicuramente scomode per il tradizionalismo clericale.
    Classe 1966, ordinato sacerdote nel 1991, è stato viceparroco in tre parrocchie fino al 1999 e poi parroco di Monterosso. Nel 2007 è stato allontanato dalla Curia di Padova, sospeso ‘a divinis’ da papa Benedetto VXI, per la storia d’amore con la sua parrocchiana Tamara Vecil. Poi un’ospitata in una trasmissione domenicale dove annunciava la nascita di suo figlio e l’allontanamento da Monterosso per trasferirsi con la nuova famiglia sui colli Berici, a Lovertino di Albettone per lavorare come camionista in una cooperativa. Forte dell’affetto e della comprensione della sua comunità non ha mai rinunciato alla sua attività pastorale.
    Pubblica ‘Il mio amore non è peccato‘ (Mondadori, 2007), dove, sulla scia della sue esperienza personale, porta avanti la sua battaglia contro il celibato obbligatorio strettamente legato alla piaga della pedofilia, tema del suo secondo libro, pubblicato a febbraio 2015 e dal titolo particolarmente forte: ‘Prete pedofilo si diventa. Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco‘ (Ed. La Zisa).
    Una bomba ad orologeria, anche nelle sue pagine interne, dove Sguotti afferma che: «il prete pedofilo è il miglior prete che si possa immaginare, il prete perfetto che si presenta in pubblico come il miglior sacerdote possibile. L’insospettabile».

    Don Sante, il suo libro e le sue affermazioni hanno fatto molto discutere. Su cosa si basano?

    Conosco l’ambiente cattolico sin da piccolo, ho frequentato preti, parrocchiani e tutto ciò che sta intorno e ho raccolto diverse testimonianze. La mia è una riflessione sul rapporto tra tutti gli impedimenti all’emersione dei casi di pedofilia e gli effettivi casi emersi. Non riesco, ad esempio, a capacitarmi di come alcuni preti che disobbediscono su cose marginali vengano subito estromessi dalla Pastorale, mentre preti che si sono resi colpevoli di decine di casi di pedofilia, continuino a rimanere al loro posto o al massimo vengano trasferiti. Perché un vescovo emargina un prete che non è disponibile ad un determinato servizio e non tocca un pedofilo, quando la Chiesa stessa ammette che questo si è macchiato del crimine peggiore in assoluto?

    Cosa è cambiato da febbraio, data di uscita del suo libro, ad oggi?

    Assolutamente nulla, perché continuano ad uscire casi in Italia. Il problema non è stato affrontato alla radice, mi spiego: sicuramente c’è una connessione della pedofilia innanzitutto col celibato obbligatorio e poi con alcuni aspetti come la scelta dei presbiteri e dei sacerdoti, la formazione ed infine il potere e i privilegi della Chiesa che mettono questi soggetti, aventi queste problematiche, in condizioni psicologiche tali da sentirsi di poterla fare franca, di poter essere difesi da autorità, di poter ricattare chi sta sopra perché si hanno delle conoscenze ecc… Adesso c’è tolleranza zero, ma solo quando il prete viene portato davanti al tribunale, solo a quel punto la Chiesa interviene. Se è una figura che non riveste particolare importanza viene dimesso dopo un po’ di tempo dallo Stato clericale. Essendoci i riflettori puntati e maggiore sensibilità, naturalmente c’è un po’ più di severità, ma solo sotto questo punto di vista.

    Quali sono le principali falle di questo sistema?

    In Italia la Chiesa ha un forte potere economico e politico e una capacità di connessione con la stampa e il tribunale tale che il prete pedofilo sa che potrà essere tutelato. Per il resto, non c’è l’obbligo del vescovo di denunciare questi soggetti, né l’obbligo morale della Curia di mettere a disposizione le documentazioni. L’atteggiamento preponderante è il vittimismo, perché la massoneria, o chi per essa, attaccherebbe la Chiesa con questi metodi.

    Si può dire che l’ambiente clericale sia omertoso?

    Sì e lo posso affermare in base alle esperienze che ho raccolto nella mia attività pastorale: il sacerdote che non fa nulla davanti ad una bambina che subisce abusi in famiglia e si confessa con lui, i preti che, a vario titolo, sono stati accusati di pedofilia, le persone che hanno confidato di aver subito abusi e violenze durante le confessioni e le violenze delle suore negli asili. Non è una situazione marginale ma capillare e diffusa.

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