Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Santuario della Madonna della Grotta

  • Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    DI FRANCESCA  LAGATTA

    Il protagonista di questa storia si chiama Roberto ma è un nome di fantasia, perché la sua storia è un racconto di paura e dolore che lo scorrere del tempo non è riuscito ad alleviare. Dai 12 ai 15 anni, Roberto è stato abusato ripetutamente da un orco in abiti talari che all’epoca dei fatti, accaduti nella città di Verona, non è riuscito a denunciare perché intrappolato nella sindrome di Stoccolma, una forma di dipendenza psicologica che sviluppano in genere le vittime di violenza. Successivamente è entrato nel tunnel della depressione dal quale non è più uscito. Il sesso per lui è diventato qualcosa di sporco, tanto da averlo indotto a manifestare delle fobie sociali, come ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle. Il suo disagio è testimoniato da una fitta documentazione medica, che non esita a mostrarci. Ma oggi, che è un uomo adulto e ha preso coscienza di ciò che accadde, ha finalmente trovato la forza di chiedere aiuto. Nei giorni scorsi è rivolto a LaC News24 per cercare eventuali altre vittime calabresi del prete, il quale ha frequentato per anni la costa tirrenica cosentina, in particolare Praia a Mare, dove ha esercitato il suo sacerdozio. La pedofilia, ci dicono gli studiosi, è la conseguenza di un impulso irrefrenabile nei confronti di bambini e adolescenti o comunque in soggetti non consenzienti, che implica sofferenza e umiliazione e raramente può essere represso. In altre parole, la pedofilia è una condizione dalla quale non si guarisce.

    Quel flash che gli ha fatto riaffiorare i ricordi

    «La mia vita è finita a 15 anni, il resto è sopravvivenza», dice Roberto. Quelle attenzioni violente e perverse hanno lasciato all’uomo problemi relazionali e sessuali che gli hanno rovinato l’esistenza. Ma la sua mente, come accade a volte a chi subisce gravi traumi, aveva rimosso ogni cosa. Poi però finisce dallo psicologo per risalire all’origine dei suoi disturbi, un‘introspezione lo riporta indietro nel tempo e quei dolorosissimi ricordi, seppelliti in un angolo buio della memoria, riaffiorano prepotentemente. D’improvviso tutto è più chiaro e Roberto decide finalmente di affrontare i fantasmi del passato. Per prima cosa denuncia l’accaduto alle autorità giudiziarie, ma è passato troppo tempo e il reato penale è già prescritto. Parallelamente, intenta un’altra causa, stavolta civile, che, a differenza di quella penale non ha limiti temporali. Contemporaneamente si imbatte in Rete l’Abuso, l’osservatorio italiano di carattere internazionale sui crimini commessi in ambito clericale, trovando nel presidente Francesco Zanardi un aiuto psicologico che gli dà la forza di continuare a lottare.

    L’appello: «Se siete rimasti vittime di abusi, segnalatelo»

    Il sito di Rete l’Abuso rende subito noti i dettagli della storia di Roberto, sottolineando come il pedofilo si stesse godendo la vecchiaia, senza aver fatto mai un giorno di carcere, dopo essersi ritirato a vita privata. Ma, per uno strano scherzo del destino, soltanto qualche settimana più tardi il sacerdote muore a seguito degli acciacchi sopraggiunti per l’età avanzata. Un ulteriore tormento per la vittima, che però non ha frenato la sua ritrovata voglia di giustizia. «Non mi importa che l’abbia fatta franca con la giustizia – dice alla nostra redazione -, ma ho la necessità di fare pace con me stesso, di sapere a quante altre persone ha fatto del male, voglio conoscere quanti hanno subito le mie stesse violenze e convincermi una volta per tutte che non sono stato io a provocare le sue voglie malate, che non è mai stata colpa mia».

    Il servizio sacerdotale a Praia a Mare

    Come impone la prassi clericale, il prete in questione ha girovagato in lungo e in largo nelle parrocchie di tutta Italia, stabilendosi solo temporaneamente nei luoghi a cui era stato destinato. Tra i tanti c’è anche Praia a Mare. «Fu negli anni ’70, non posso dire di quale chiesa si tratta né gli anni precisi, perché il prete essendo ormai morto non può più difendersi e se svelassi pubblicamente la sua identità io cadrei nel torto, ma posso dire che ha esercitato le sue funzioni anche lì e io voglio sapere se all’epoca qualche ragazzino è rimasto vittima della stessa persona». Mentre racconta quei fatti Roberto urla, piange, si dispera, per lui è come se fossero accaduti ieri. Trova a stento la forza di rivolgere un appello ai cittadini praiesi: «Vi supplico, se qualcuno conosce una storia simile alla mia e può collegarla a uno dei sacerdoti di quegli anni, la segnali a info@retelabuso.org». Poi continua. «In tenera età, quando frequentavo il catechismo per la preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo, anche altrove, al di fuori della parrocchia, ad esempio nella sua camera da letto».

    Lo strano casi dei volantini

    Agli inizi di aprile scorso, qualcuno di notte ha affisso dei volantini nei pressi di una parrocchia di Verona. Nel testo della lettera si chiede di fare luce su una storia di pedofilia che, secondo il documento, coinvolgerebbe un prete. L’episodio non è passato inosservato al nostro testimone, che parla di caso analogo, lasciando intendere che i fatti da lui denunciati si siano svolti proprio lì. «Secondo me si tratta dello stesso prete, perché da quel che ne so ha prestato servizio anche in quella chiesa. Non credo sia un caso che l’abbiano affissi proprio di fronte a quella parrocchia».

    Il caso di Padre Dino

    La città dell’isola Dino, purtroppo, in passato ha già dovuto fare i conti con la presenza di un prete scomodo. A maggio del 2015, Padre Dino, all’anagrafe Placido Greco, che per molti anni fu insegnante di religione alle scuole medie, sacerdote della chiesa Sacro Cuore e rettore del santuario della Madonna della Grotta, è stato arrestato nell’ambito di una operazione con la quale la magistratura ha messo fine a un vasto giro di prostituzione minorile.

    Dagli atti si è scoperto che il suo alter ego era Gabriele Doni, il nome con cui firmava i suoi numerosi romanzi pornografici, oppure Santo Gabriele, come il protettore dei bambini. Due personalità, le sue, impossibilitate a coesistere per sempre in un solo corpo senza che nessuno se ne accorgesse. Il suo computer, hanno detto gli inquirenti, al momento dell’arresto conteneva circa 1700 immagini pedopornografiche che ritraevano ragazzini, rigorosamente di età compresa tra i 13 e i 17 anni, in atteggiamenti inequivocabili con lo sciagurato uomo di chiesa.

    Per Praia a Mare fu uno shock. L’uomo era stato uno dei parroci più amati e apprezzati dai fedeli, un po’ per il suo modo di fare scherzoso e un po’ sopra le righe, un po’ per quella sua capacità innata di attirare a sé i soprattutto i giovani, circostanze che però nella maggior parte della popolazione non avevano destato alcun sospetto. In realtà, nei giorni successivi all’operazione giudiziaria, si scoprì che tra i motivi che lo costrinsero una quindicina d’anni prima a lasciare il centro balneare del Tirreno cosentino, potrebbero esserci anche le gravissime accuse mosse nei suoi confronti, che fino a quel momento erano rimaste riservate.

    https://m.lacnews24.it/85233/cronaca/praia-a-mare-vittima-di-prete-pedofilo-cerca-altri-casi.html
  • Chiesa&politica, a Praia a Mare (Cs) il Vescovo condannato punisce il prete che si oppone alla volontà del sindaco?

    Chiesa&politica, a Praia a Mare (Cs) il Vescovo condannato punisce il prete che si oppone alla volontà del sindaco?

    (Nella foto di copertina, al centro Monsignor Leonardo Bonanno; fonte foto: Iacchité)

    N.B. Benché il seguente articolo sia pubblicato sul sito di Rete l’Abuso, associazione che nasce a difesa delle vittime di pedofilia, tutte le persone in esso menzionate NON HANNO NULLA A CHE FARE con l’atroce reato. Con il tempo, infatti, Rete l’Abuso ha cominciato ad occuparsi anche di tutte le altre controversie, le malefatte o presunte tali, che riguardano l’ambito clericale. 

    Di Redazione

    Nei giorni scorsi il cambio di direzione al Santuario della Madonna della Grotta: fuori don Franco Liporace, dentro don Franco Laurito. Ma benché fosse la prima volta che il parroco della parrocchia del Sacro Cuore di Praia a Mare non corrispondesse al Rettore del Santuario diocesano, lo stesso Liporace, dal suo profilo facebook, aveva spiegato come non ci fosse nulla di strano. Dopo tre anni il Vescovo può decidere di cambiare.

    A scatenare le polemiche è stato però un articolo della giornalista calabrese Francesca Lagatta, pubblicato sul sito La Spia Press, nel quale si ipotizzava un presunto complotto ai danni di Liporace, che, essendosi opposto ad alcune decisioni politiche, doveva presumibilmente essere messo alla porta per non risultare un intralcio.

    In effetti, nelle settimane addietro il giovane sacerdote è stato destinatario di calunnie e maldicenze, per via delle quali è sul punto di essere trasferito. Ma essendosi sfiorata la rivolta dei parrocchiani, legatissimi al sacerdote, si è deciso di farlo rimanere. Così, subito dopo aver tagliato il nastro dei tre anni alla guida del Santuario, il Vescovo Leonardo Bonanno gli toglie la gestione e lo rimpiazza con don Franco Laurito, attualmente parroco a Scalea, ma per quasi un ventennio a capo della chiesetta sita in località Foresta di Praia a Mare.

    Nell’articolo pubblicato da La Spia Press, pur facendo riferimento a un politico, non si specifica con chi avrebbe pesantemente discusso don Franco. Possibile che la chiave di volta la fornisca lo stesso Bonanno con la diffusione della bolla ufficiale?  Scrive, testualmente:

    “Desiderando dare in questo anno Giubilare, un rinnovato incremento alla vita del Santuario Diocesano “Madonna della Grotta” in Praia a Mare, mediante la figura di un nuovo Rettore, in sostituzione di don Franco Liporace, in carica da oltre un triennio;

    Avendo a cuore l’instaurarsi di un costante rapporto costruttivo e sereno con i Rappresentanti della Civica Amministrazione in vista della realizzazione di nuove strutture di servizio al Santuario (cfr. ascensore di comunità ecc…) già avviate con il consenso del sottoscritto Ordinario Diocesano, che rimane il Legale Rappresentante dell’ente religioso;

    Conoscendo il Tuo zelo pastorale dimostrato in questi anni, nella stessa cittadina di Praia a Mare e avendo ricevuto il necessario assenso da parte Tua; avvalendoti della mia potestà ordinaria, a norma dei canoni 557,1 e ss. del CJC e dell’art. 9 dello Statuto;  NOMINO TE DON MAURIZIO FRANCO LAURITO”.

    Don Franco Liporace, quindi, turbando la serenità di Monsignor Bonanno, sarebbe stato poco collaborativo con l’amministrazione comunale praiese, guidata da Antonio Praticò, veterano della politica che frequenta le stanze del Municipio praiese dal lontano 1980.

    Cosa c’è di vero in tutto questo? Don Franco Liporace nega ogni cosa, rinnega la teoria del complotto, dice di non aver litigato con nessuno e non concede interviste. Ma nella piccola Praia a Mare le illazioni si sprecano, e anche se nessuno, o quasi, è disposto a metterci la faccia, molti dicono di sapere che in occasione dell’Anno Giubilare, il sindaco avrebbe ordinato più volte l’uscita della statua della Madonna dal Municipio anziché dal Santuario, ricevendo il netto rifiuto del parroco dissidente. Inoltre, pare che a don Franco Liporace non sia mai andata giù la realizzazione di un ascensore incastonato nella roccia del Santuario, progetto che ha già ricevuto l’ok del Vescovo Leonardo Bonanno, come si evince dalle sue parole, e dalle altre istituzioni incaricate, seppure dopo anni e anni di tira e molla.

    Quindi, avrà pensato Bonanno, chiacchierato vescovo della Diocesi San Marco Argentano Scalea anche per via della sua vicinanza ai politici, meglio toglierlo di mezzo don Franco Liporace. Che si risparmiano un sacco di noie.