Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.

    Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.

    Diverse decine di vittime prodotte negli anni. Più di una suicida.

    Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

    Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.

    Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.

    Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.

    Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle proclamate funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.

    Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.

    P.Q.S.

    DIFFIDA

    rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.

    Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.

    Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

  • In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    Pauline Valkenet 3 novembre 2021, 08:52 – Colpisce la dichiarazione del sacerdote e teologo tedesco Hans Zollner, all’inizio di ottobre. Il tedesco, che consiglia papa Francesco sulla dolorosa e spinosa questione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa, è sembrato sollecitare la Conferenza episcopale italiana ad avviare un’indagine approfondita su tali abusi in Italia. Perché Zollner ha dichiarato al quotidiano italiano La Repubblica poco dopo la pubblicazione in Francia di un corposo servizio al riguardo: “Le chiese cattoliche di altri Paesi dovrebbero ora avere lo stesso coraggio della chiesa francese. Spero che anche l’Italia si attivi. L’unico modo è quello della verità e dell’onestà”.

    Il rapporto francese è opera di una commissione d’inchiesta indipendente, nominata dalla Conferenza episcopale francese nel 2018. I ricercatori hanno cercato negli archivi dei tribunali, della polizia e delle chiese e hanno interrogato i testimoni. Hanno concluso che circa 216.000 bambini e giovani all’interno della Chiesa cattolica romana sono stati abusati sessualmente dal clero dal 1950. Quattro vittime su cinque erano ragazzi. I ricercatori hanno anche stimato il numero dei colpevoli: circa tremila.

    Hans Zollner potrebbe aver fatto riferimento all’Italia in particolare perché è così plausibile che gli abusi sessuali si siano verificati qui almeno altrettanto spesso. Dopotutto, quasi l’80 per cento degli italiani si definisce cattolico; è la religione predominante. Anche la sede mondiale della Chiesa è in mezzo a loro.

    Ovunque, anche nel borgo più schizzinoso, ci sono chiese cattoliche. I pastori nelle loro lunghe vesti nere fanno parte della scena di strada italiana tanto quanto le vespe e gli espresso bar. Eppure gli abusi sessuali sui bambini all’interno della Chiesa italiana non sono stati ancora scrutinati, figuriamoci in un ampio rapporto riassunto in parole e cifre come è avvenuto ora in Francia. In precedenza, erano già state condotte ricerche sull’entità degli abusi da parte di sacerdoti negli Stati Uniti, in Australia, Irlanda, Paesi Bassi e Germania, tra gli altri.

    Nessun effetto Le vittime di abusi in Italia reagiscono con scetticismo alla dichiarazione di Zollner. “Me ne scrollo di dosso”, dice Francesco Zanardi, soffiando il fumo dalla sigaretta.

    Zanardi (51) è il presidente dell’Associazione italiana vittime di abusi ecclesiastici Rete l’Abuso. Da ragazzo è stato abusato e violentato da un prete per molti anni. Tutto è iniziato nel 1981, quando aveva tredici anni. Nel 2010 Zanardi fonda l’associazione. Sono 1.300 le vittime registrate da Rete l’Abuso. Durante una videochiamata dalla sua casa di Savona, nel nord dell’Italia, Zanardi dice: “Perché penso che le parole di Zollner non avranno effetto? Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi a Roma, ho fatto visita al Papa e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti.

    Devi conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo già discusso con altri alti funzionari del Vaticano. Dissero tutti: “Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa”. Ma ciò che conta sono le azioni. E non ce ne sono. “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da oltre vent’anni; Paese dopo Paese, la sconvolgente verità sta emergendo. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non è oggetto di indagine. Non esiste un fondo per il risarcimento delle vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in quella direzione».

    Mappa piena di puntine rossi Rete l’Abuso ha raccolto gli unici dati sugli abusi all’interno della chiesa italiana. Il sito web contiene una mappa interattiva piena di spille rosse con informazioni sui sacerdoti condannati. Cioè 160. Se clicchi sul sud Italia, ad esempio, leggerai: ‘Don N. R., condannato a Foggia a due anni e due mesi di reclusione nel 2007 per maltrattamento di bambine in confessionale’. E al nord: “A Lombardore, Don P. M. ha fatto una sega ai ragazzi. Nel 2010 gli sono stati chiesti quattro anni e due mesi”.

    Rete l’Abuso ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: si tratta anche di circa 160.

    Basandosi sui numeri francesi, l’allegro presidente dell’associazione osa fare una stima approssimativa della reale portata di questo crimine in Italia negli ultimi sette decenni. “La matematica non è un’opinione”, dice e accende un’altra sigaretta.

    “In Francia ci sono 22mila sacerdoti, di cui 3000 perpetratori. Ciascuno di essi ha causato in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. 8000 sacerdoti che hanno abusato ciascuno di 72 bambini: ciò significa circa mezzo milione di vittime. E poi siamo ancora nella parte bassa, perché il rapporto francese conta solo le vittime che sono ancora vive. Ma quanti non sono morti per droga, alcol o suicidio? Non lo sappiamo”. L’attività era scaduta L’italiano medio non avrà idea di questa potenziale dimensione. L’abuso sessuale all’interno della loro chiesa non è mai stato oggetto di dibattito pubblico. L’unico caso di rilievo che ha ricevuto molta attenzione mediatica è stato quello della scuola cattolica per bambini sordomuti Antonio Provolo di Verona. Nel 2008, 67 ex studenti hanno accusato di abusi i 25 sacerdoti che li avevano istruiti. Non ci sono state azioni legali perché i casi erano prescritti.

    Da allora, i media hanno regolarmente riportato altri casi di abusi in chiesa. Uno dei più recenti, ad esempio, è quello di don Giuseppe R. Il chierico è stato arrestato in Sicilia ad aprile dopo che un uomo di 28 anni lo aveva denunciato; aveva 16 anni quando sarebbero iniziati gli abusi di R.. Il vescovo locale aveva offerto alla vittima del silenzio denaro e aveva cercato altri modi per tenere la faccenda nascosta; R. era stato trasferito in una diocesi del nord Italia.

    Ma il 7 ottobre è iniziata la causa contro di lui. I giornali e le agenzie di stampa online ne parlano, e il ben visto programma The Hyenas ha mandato in onda un lungo servizio sulla televisione nazionale, completo di un vescovo che schiva le domande difficili del giornalista.

    Tre libri sulla pedofilia Tuttavia, il giornalista Federico Tulli (55) ritiene che il modo in cui il giornalismo italiano tratta gli abusi sessuali all’interno della chiesa sia forse la ragione principale del fatto che in Italia non è stata condotta alcuna indagine.

    Tulli lavora per il settimanale Sinistra e ha scritto tre libri sulla pedofilia all’interno della chiesa. Nella luminosa redazione, a due passi dall’imponente Cattedrale di San Giovanni in Laterano a Roma, il pensieroso Tulli analizza: “I giornali contengono solo brevi storie di singoli delitti, come quello di Don R.. Questo dà al lettore la l’impressione che si tratti di casi isolati. I giornali non dipingono mai un quadro completo degli abusi in tutto il paese nel corso degli anni. Non spiegano come i preti pedofili siano stati sistematicamente trasferiti in altre parrocchie.

    Perché il Corriere della Sera non ci dedica mai due pagine intere? L’hai rivisto in ottobre: ​​sono comparsi documenti sul rapporto francese, ma non hanno menzionato anche gli altri Paesi in cui sono stati rilevati abusi su larga scala da parte di sacerdoti». Il risultato, secondo Tulli, è che non c’è una massa critica di italiani che reagisce, che avvia un dibattito pubblico, che fa pressione sulla chiesa e sulla politica.

    Gli articoli sui giornali sui casi di abuso finiscono spesso con un paragrafo sulla risposta del Papa: “Francesco ha espresso rammarico per questo” o “Il Papa esprime la sua tristezza per questo caso”.

    Federico Tulli ritiene che gli autori diano l’impressione che l’amministratore delegato sia attivamente coinvolto nella questione e stia sicuramente lavorando a una soluzione. In altre parole, i lettori non devono preoccuparsene. Tulli: “Poiché molti giornalisti fanno male il loro lavoro, gli italiani hanno una visione distorta o parziale degli abusi sessuali all’interno della loro chiesa”. sottomissione psicologica Come mai i giornalisti qui sono così acritici quando si tratta di questo problema? Tulli: “Penso che molti colleghi non sappiano esattamente cosa sia la pedofilia e quanto sia dannoso per un bambino subire abusi sessuali. E c’è la sottomissione psicologica: la maggior parte dei giornalisti sono essi stessi cattolici. Quasi tutti sono cresciuti in una parrocchia. Sono sposati in chiesa, loro e le loro famiglie frequentano i sacerdoti. Molti dei miei colleghi non vogliono vedere che ci sono dei mostri lì dentro”.

    L’attenzione dei media stranieri

    Nel 2017 Matteo Mantero, allora deputato del Movimento Cinque Stelle, è stato il primo parlamentare a porre interrogazioni parlamentari sulla questione. Voleva sapere dal governo come intendesse prevenire gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti e se intendesse risarcire le vittime.

    Le domande di Mantero non hanno mai avuto risposta. La cosa non stupisce Federico Tulli: “Ho chiesto ogni tanto a ministri e portavoce vaticani in conferenze stampa quando ci sarà un’inchiesta in Italia. La loro breve risposta è stata sempre: ‘Questo non è necessario qui’”.

    Tuttavia, alla fine porterà a un’indagine approfondita sugli abusi della chiesa? “Sì”, risponde deciso il giornalista Tulli. “Sono fiducioso che tutta l’attenzione dei media stranieri per gli abusi creerà prima o poi una breccia nella nostra società, che si sta spostando sempre più verso una società laica, anche a causa della globalizzazione. Il numero dei battesimi e dei matrimoni nella chiesa sta diminuendo, i giovani si allontanano sempre più da essa. Potrebbe esserci una situazione in cui gli italiani chiederanno che la chiesa si assuma la responsabilità di questo”.

    Ma il presidente di Rete l’Abuso risponde negativamente: “La Chiesa è troppo potente. Non sperimenterò una simile indagine nella mia vita”.

    https://www.trouw.nl/verdieping/in-italie-blijft-onderzoek-naar-misbruik-in-de-kerk-nog-altijd-achterwege~b821d2eca/

  • Pedofilia nella Chiesa, attacco informatico a Rete L’Abuso che denuncia i casi in Italia: “È una vita che vogliono farci chiudere”

    Pedofilia nella Chiesa, attacco informatico a Rete L’Abuso che denuncia i casi in Italia: “È una vita che vogliono farci chiudere”

    Un attacco informatico per mettere a tacere le denunce di abusi da parte di membri della Chiesa. Rete L’Abuso – il sito di Francesco Zanardi, con il più completo database di casi di pedofilia nelle diocesi e parrocchie italiane – da una settimana è stato colpito da un malware che cerca di oscurarlo. Ora il problema sembra risolto, ma non è il primo che l’organizzazione ha dovuto affrontare: “È una vita che vogliono farci chiudere – spiega il fondatore – Hanno capito che, nonostante le querele e le diffide, non togliamo i nostri contenuti“. Anche i più scomodi.

    Con oltre mille testimoni e il supporto di 21 studi legali, Rete L’Abuso raccoglie storie, articoli, nomi e dati – con la mappa Abuse tracker – sulle violenze da parte di canonici e sacerdoti, oltre a offrire supporto alle vittime. È la sola realtà a farlo in Italia e per questo la sua attività è spesso sotto attacco. “Il nostro server è delicato. Gli altri siti con cui lo condividiamo però ieri erano a posto. Solo noi siamo andati per una settimana giù – racconta Zanardi – Ieri sera pensavamo di avere risolto e stamattina eravamo ancora offline. Poi ci siamo accorti che c’era un virus che replicava continuamente il backup, riempiendo lo spazio sul disco e facendolo funzionare a zero”. I controlli tecnici hanno rivelato una forzatura – tramite un file di login – per danneggiare il database: oltre a rendere la pagina invisibile, il malware ha cancellato diversi contenuti. “Siamo riusciti a ripristinarli fino al 27 settembre. Molti quindi sono andati perduti e li sto reinserendo manualmente – continua Zanardi, al lavoro per non lasciare i suoi utenti senza aggiornamenti – Capiremo però se ci sono tutti i file o alcuni mancano, solo quando dovremo cercare un dato effettivamente”.

    La minaccia informatica è arrivata dopo la rivelazione dei 216mila casi da parte della Ciase, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia. Per il “cacciatore” di preti pedofili – come il fondatore di Rete L’Abuso è soprannominato – non c’è necessariamente una correlazione: “Siamo sempre stati una realtà scomoda. Come ai giornali anche a noi arrivano le querele, ma se loro spesso tolgono il contenuto, noi non lo facciamo“. Quando il server che ospita il sito si trovava in Europa – racconta – le diocesi denunciate inoltravano minacce e richieste di danni per diffamazione ai provider: “Così erano loro a chiederci di levare le cose. Per questo ci siamo spostati in Canada. Lì abbiamo molta più privacy“.

    Spesso Zanardi ha dovuto difendersi da provvedimenti legali ai suoi danni: “In 11 anni ne ho ricevute, fra querele e diffide, per una settantina di documenti. In tutto sono arrivato a 12 procedimenti penali a Ferrara, Savona o in altre città”. Non mancano però le vittorie, anche se amare: “Una volta un prete che avevamo accusato ci ha querelati per diffamazione. Noi lo abbiamo fatto indagare per calunnia, perché attraverso i documenti abbiamo provato il fatto” che lo vedeva coinvolto. Dagli utenti, in tutti i casi e anche in quest’ultimo, c’è stata solidarietà ma soprattutto voglia di non lasciare che la Rete non abbia più voce: “Ci hanno chiesto spiegazioni e hanno diffuso la notizia che non eravamo più online”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/12/pedofilia-nella-chiesa-attacco-informatico-a-rete-labuso-che-denuncia-i-casi-in-italia-e-una-vita-che-vogliono-farci-chiudere/6352199/

  • #PARTIAMODALBASSO – Il candidato Aureliano Pastorelli rompe il silenzio di tutti i candidati sindaco

    #PARTIAMODALBASSO – Il candidato Aureliano Pastorelli rompe il silenzio di tutti i candidati sindaco

    Aureliano Pastorelli a oggi è l’unico candidato di centro sinistra a dimostrare con i fatti che a certe cose crede.

    Nell’iniziativa ai candidati promossa in Liguria dalla Rete L’ABUSO HRC #PARTIAMODALBASSO, viene citata un’associazione lodevole e promotrice dell’Iniziativa, la Polisportiva di Quiliano, dai 450 ai 600 minori girano nella struttura.

    È proprio Aureliano Pastorelli il pioniere  e in tempi non sospetti, che con grande buonsenso ha introdotto da tempo (tre anni fa) nella sua associazione il protocollo #PARTIAMODALBASSO e che oggi si smarca dal silenzio dei candidati Sindaco sull’iniziativa. Ieri, è venuto nella sede della Rete L’ABUSO proprio per chiarire la sua posizione, indubbiamente integerrima che non ha visto da molti, neppure l’interesse per capire cosa fosse l’iniziativa.

    Un problema enorme in Italia quello della pedofilia, soprattutto negli ambienti del volontariato, scoperti dal certificato e quindi unico terreno di caccia rimasto.

    Un altro, non candidato ma avvocato del finalese, Luca Battaglieri che da anni sente il problema nello sport e più volte ci siamo confrontati. Qui il volantino che lui stesso ha prodotto e che entra più approfonditamente nella materia.

    Di seguito la lettera inviata qualche giorno fa alla lista, ma alla quale per il momento, tranne Aureliano Pastorelli, nessuno ha risposto.


    “Gentile Sig. Russo,

    mi permetto di contattarla nuovamente attraverso questo canale, per sottoporre ancora alla sua attenzione il protocollo che l’associazione Rete L’Abuso sta proponendo a tutti i candidati sindaco della Regione Liguria. 

    Il protocollo ‘Partiamo dal Basso’ prevede l’estensione della richiesta del certificato anti-pedofilia alle attività di volontariato, che al momento ne risultano escluse dalla attuale normativa. 

    Proprio tale esclusione, determina evidentemente uno spostamento dei condannati o indagati per abusi sui minori, verso quelle aree che non prevedono alcun controllo all’accesso, quindi proprio le attività di volontariato o le attività nelle quali prestano la propria collaborazione i volontari.

    E’ di qualche giorno la pubblicazione della sua ‘Lettera aperta agli studenti’, nella quale propone un interessante progetto di inclusione sociale che, attraverso lo sport, possa ridurre la dispersione scolastica, attivando progetti di collaborazione scuola-associazioni sportive.

    Ecco, il progetto, sicuramente interessante e dall’elevato potenziale, potrebbe rappresentare un corridoio aperto, per i pedofili verso la scuola dalla quale sono esclusi a causa di una lacuna normativa.

    Pur nelle migliori intenzioni, i ragazzi più esposti, sarebbero proprio i più fragili, quelli che con il suo programma desidera aiutare, quelli che cercano e hanno bisogno di una figura di riferimento che li possa guidare e sostenere, e che più di altri sono proprio per questo le prede ideali del pedofilo, il quale avrebbe il tempo di osservare, conoscere, acquisire fiducia e colpire. 

    Il Protocollo proposto dalla Rete l’Abuso è uno strumento di prevenzione incredibilmente semplice, che sta attirando l’attenzione di diversi candidati in tutta la provincia di Savona e la regione. 

    Sono quindi nuovamente a rinnovare la mia disponibilità per fornirle le informazioni che ritiene necessarie oltre ad auspicare una sua adesione.

    Allego anche il link a una breve presentazione del protocollo e rimango in attesa di un gentile riscontro.

    Cordialità,

    Luisa Sicorello”

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpassociazione-sopravvissuti/panchina-viola/

  • Censura su temi sociali in tutela dei bambini, e la disonesta ciliegina sulla torta del SECOLO XIX

    Censura su temi sociali in tutela dei bambini, e la disonesta ciliegina sulla torta del SECOLO XIX

    Questo è ciò che ci riferiscono diversi candidati in relazione all’iniziativa in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO, che punta ad inserire nella fascia a rischio del volontariato – rimasta scoperta dal certificato anti pedofilia – un bollino di sicurezza per i Comuni nella prevenzione dei più piccoli.

    Un problema ben noto in Italia per il quale il deputato Matteo Mantero aveva a suo tempo prodotto una interrogazione parlamentare in un Paese bacchettato per il vuoto legislativo persino dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite. (punto 21 del report par. D – E – G – H)

    Un problema risolvibilissimo che riguarda cooperative, società sportive ecc. dove il legislatore, a differenza degli altri paesi della UE, ha pensato di non inserire il certificato anti pedofilia creando così il paradosso. Questo vuoto ha fatto si che chi non può esibire il certificato, essendo esentata la categoria, in quella trovi fertile terreno di caccia.

    La soluzione elaborata dagli avvocati della Rete L’ABUSO è semplicissima ed efficace. Chi la ha adottata ha visto diversi volontari lasciare e allontanarsi, in quanto non in condizioni di produrre il certificato perché pregiudicati.

    Approfittando delle elezioni amministrative, la Rete ha pensato di chiedere ai candidati liguri il semplice impegno, se eletti, ad introdurla. E qui la sorpresa: la totale censura dell’iniziativa preventiva da parte praticamente di tutti i mezzi di informazione (in questo caso disinformazione e censura) liguri, tranne IVG e Liguria 24.

    Ma c’è chi, come il SECOLO XIX, ha fatto davvero di peggio in merito alla disinformazione e in sfregio della tutela dei minori. Infatti, uno dei capi redattori e promoter politico, probabilmente sollecitato da qualche candidato imbarazzato dall’iniziativa, (alla quale la Rete ha compensato, semplicemente sponsorizzandola a pagamento sui social), nel deontologico e assai scorretto modo di fare che ha la stampa da queste parti, ha pensato bene di fare una domanda a trabocchetto ai 5 candidati sindaco di Savona, omettendo loro totalmente l’iniziativa, ma facendogli comunque una domanda sulla pedofilia che non comprendesse il loro impegno nell’iniziativa sociale.

    E qui davvero si dimostra quanto sia caduta in basso l’editoria, soprattutto del SECOLO XIX che, se pur piccolo, prima di essere assorbito dal Gruppo GEDI era un buon giornale locale, oggi ridotto purtroppo a certe bassezze.

    Ma come dice il proverbio, “il diavolo fa le pentole e non i coperchi e così”, avvisati uno ad uno i candidati liguri, compresi quelli intervistati dal SECOLO XIX, che però successivamente si sono ritrovati come CANDIDATI NON IN TUTELA DEI MINORI sul sito che riporta l’iniziativa, essendo in campagna elettorale l’irritazione di certo non si è lasciata aspettare.

    Purtroppo confermano: “il SECOLO XIX ci ha intervistati omettendo questa cosa, ma vorremmo comunque aderire”.

    Oggi a Savona, tranne PD e FI tutti hanno aderito all’iniziativa, e c’è di più. Alcuni servizi sociali dei comuni, in totale autonomia e conoscendo bene il problema che la stampa omette, si sono interessati all’iniziativa contattandoci e chiedendo appuntamenti per visionare i protocolli.

    Al di là del deplorevole comportamento dei media liguri, è davvero triste vedere che scalda-poltrone che si candidano sindaco promettendo a questo punto più che ragionevolmente dubbi cambiamenti, non abbiano nei programmi nessuna iniziativa di prevenzione per i vostri, ma anche i loro figli e nipoti.

    Un segnale di grave e preoccupante inciviltà e mancanza di senso civico comune, indispensabile per il bene della collettività, soprattutto se ti proponi per amministrare le esigenze ed i bisogni della collettività.

    Zanardi

  • Savona, il crollo della cultura. Solo 2 candidati sindaco su 5 interessati al protocollo in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO

    Savona, il crollo della cultura. Solo 2 candidati sindaco su 5 interessati al protocollo in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO

    Si sono interessati solo due candidati su cinque, Francesco Versace (Savona popolare) e Luca Aschei (Andare oltre) al protocollo della Rete L’ABUSO-HRC per la tutela dei minori che punta a mettere in sicurezza tutte quelle aree di attività pubblica che lavorano a contatto con i minori, purtroppo rimaste scoperte in Italia, dal certificato anti pedofilia.

    Nessun interesse invece da parte delle altre tre liste;  Angelo Schirru (Savona avrò cura di te), Manuel Meles (Savona alza la testa) e Marco Russo (Savona che verrà). Più volte sollecitati non hanno dimostrato neppure l’interesse di capire il come e il perché dell’iniziativa, declinando qualunque tentativo di contatto.

    Anche se con ritardo dovuto al fatto che in molti comuni le liste non erano ancora disponibili, a giorni il dato ligure, le risposte o i silenzi degli altri candidati alla poltrona di primo cittadino nei vari comuni liguri. (Da qui potete seguire l’evoluzione)

    Per il momento il solo dato savonese è obbiettivamente davvero deludente per il senso civico, davvero basso perché una società che non si cura dei minori, figli e nipoti, certo, al di la degli inneggianti nomi delle liste, è difficilmente credibile possa e soprattutto voglia fare qualcosa per le famiglie alle quali viene chiesto il voto.

    Un disinteresse che non risparmierà donne, anziani e malati e questo viene da se vedendo che non interessano neppure i bambini. Povero don Gallo, usato oramai solo per il proclama di turno e senza più possibilità di parola. Temo si rivolterà nella tomba vedendo tutta questa ipocrisia.

    Tuttavia, anche se inaspettato un dato buono arriva da alcuni servizi sociali, anche se di comuni non al voto, che conoscendo bene le peculiarità del problema che ogni anno solo in Italia fa migliaia di bambini vittime, spesso proprio a causa dell’assenza di prevenzione, nei giorni scorsi, alla luce dell’iniziativa pubblicizzata dalla Rete sui social, ci hanno contattati per sapere, mostrando interesse ed entusiasmo nel protocollo proposto dalla Rete L’ABUSO-HRC. Un protocollo utile in Italia in quanto il legislatore, lasciando scoperta una categoria (il volontariato), ha fatto si che tutti i pedofili, in particolare quelli pregiudicati e quindi impossibilitati a produrre il certificato, cerchino inevitabilmente le loro prede in quella categoria.

    Zanardi

  • Al simposio UE di Berna ci sarà anche l’Italia rappresentata dalla Rete L’ABUSO – Rappresentante e fondatrice di ECA Global, presente in 42 paesi

    Al simposio UE di Berna ci sarà anche l’Italia rappresentata dalla Rete L’ABUSO – Rappresentante e fondatrice di ECA Global, presente in 42 paesi

    Si terrà a Berna dal 17 al 19 settembre il simposio delle associazioni – gruppi di vittime di 17 paesi europei – sulla pedofilia, in particolare quella clericale, una pandemia che vede l’Italia il paese più colpito dell’eurozona, con all’attivo più di 300 casi in soli 15 anni (70 casi in 50 anni quelli del famoso film Spotligh) e con una proiezione in assenza di una commissione governativa, che conta un milione di vittime solo in Italia, il potenziale più elevato del pianeta secondo lo studio del collega irlandese Mark Vincent Healy.

    Un problema che a differenza degli altri Stati membri l’Italia si rifiuta di affrontare da più di dieci anni e che sfugge ai più grazie all’editoria italiana che ne parla poco e indirizza sistematicamente le eventuali problematiche/soluzioni disconoscendo lo stato, al Vaticano (cioè ad uno Stato estero) anziché al governo italiano, permettendogli così di non pronunciarsi da più di 11 anni.

    Un’editoria che poche settimane fa è stata diffidata proprio per questo dalle vittime italiane, a rappresentarle se in assenza di una loro dichiarazione, in quanto sempre nello stesso contesto di disinformazione editoriale (oggi in Italia sostanzialmente ridotta a pochi gruppi, meno di 10 che ne creano di fatto un monopolio), i media hanno assunto una grave posizione unilaterale che per nulla ci rappresenta e che non rappresenta neppure la deontologia giornalistica.

    Azioni di censura o ancora peggio utili a disorientare i lettori (disinformandoli) e a far si che gli interessati possano eludere la risposta, come accaduto ancora pochi giorni fa per mano del SECOLO XIX, che nell’ambito dell’iniziativa anti pedofilia #PARTIAMODALBASSO, lanciata alcuni mesi fa dalla sezione Human Rights della Rete L’ABUSO e attualmente indirizzata ai candidati dei 54 comuni liguri che andranno al voto, la testata, quasi a voler dare un colpo di spugna aggirando l’iniziativa, si è limitata a sentire sul tema unicamente i candidati della sola città di Savona, ai quali peraltro non ha neppure chiesto l’impegno elettorale di aderire all’iniziativa, che non ha citato.

    Colpo di spugna che tuttavia non cambia il dato importante che vede la Liguria a campione (qui i dati aggiornati in tempo reale) . Dato che porteremo al simposio di Berna per valutare attraverso le adesioni, l’effettivo interesse delle amministrazioni locali, della politica in materia di tutela dei più piccoli.

    L’Italia ad oggi risulta indifferente al problema con la complicità dei mezzi di informazione, oltre che inadempiente di fronte ai vari solleciti su accordi europei e internazionali, come il Vaticano, non ha mai risposto all’ONU sul Report Giustizia.

    Malgrado una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero, una diffida della Rete L’ABUSO al Governo (che non ha mai risposto) e una successiva denuncia per inadempienze del governo alla Procura di Savona, archiviata proprio mentre l’Italia denunciata dalla Rete L’ABUSO veniva interrogata (facendo scena muta) dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite. (La risposta dell’ONU al punto 21 del testo)

    Ma la Rete L’ABUSO, malgrado il deplorevole contesto italiano, porterà al simposio anche delle soluzioni e le formule per poterle attuare in Italia, anche senza dover per forza legiferare o intervenire modificando i patti Lateranensi, come spiega l’avvocato della Rete Mario Caligiuri.

    Soluzioni che in modo davvero semplice migliorerebbero da subito la sicurezza e soprattutto alzerebbero notevolmente il livello di prevenzione, oggi praticamente inesistente nel paese.

    Un paese che come documenta Stefano Pitrelli sul Washington Post, da meta della cristianità, oggi è meta turistica per gli abusi sui minori dei preti cattolici.

    Qui il comunicato stampa con embargo, visibile solo il 19 settembre (06 am) “Abusi sui minori in Europa: gruppi di vittime…. ”

    Zanardi

  • SAVONA; solo un candidato sindaco su cinque appoggia l’iniziativa in tutela dei minori

    SAVONA; solo un candidato sindaco su cinque appoggia l’iniziativa in tutela dei minori

    Tra le tante promesse elettorali, a Savona solo un candidato per il momento si è speso impegnandosi anche nella tutela dei minori aderendo all’iniziativa #PARTIAMODALBASSO, proposta dalla Rete L’ABUSO.

    È Luca ASCHEI, al momento l’unico dei cinque candidati sindaci ad aderire all’iniziativa che commenta “Trovo che un’analisi delle persone, allenatori e coach e professori sia alla base di una buona partenza ma vorrei veramente Andare Oltre e allargare questa iniziativa con formazione gratuità ai bambini e ai genitori affinché prontamente si accorgano di situazioni non normali. Grazie del vostro impegno.”

    Nessuna risposta per il momento (per il comune di Savona) dagli altri quattro candidati, Angelo Schirru – Francesco Versace – Manuel Meles – Marco Russo, dai quali speranzosi attendiamo una risposta in merito.

    L’iniziativa che non è limitata a Savona ma estesa in tutta Italia, citiamo per il momento solo Savona in quanto contattati per il momento solo i candidati della città dove è nata Rete L’ABUSO, che ha lanciato l’iniziativa a tutti i 52 comuni liguri, QUI anche il loro dato in costante aggiornamento.

    Redazione

     

  • “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere…. “ – Monsignor Valentino Di Cerbo

    “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere…. “ – Monsignor Valentino Di Cerbo

    Queste non sono parole nostre ma la critica alla sana informazione della Rete delle vittime italiane, ovvero di chi è vittima sopravvissuta agli abusi sessuali del clero italiano e che mons. Valentino Di Cerbo vescovo emerito della diocesi di Alife-Caiazzo affida ad un  commento sulla pagina ufficiale della Rete L’ABUSO.

    Un post dove l’associazione italiana dei sopravvissuti diffida dall’uso dell’immagine e dal rappresentarla, gli organi di informazione vaticani e italiani.

    Tutto ciò a seguito della disinformazione che la stampa italiana divulga dalla nomina di Bergoglio e che già nel 2018 spinse la Stampa Estera in Italia a convocarci, per capire i fatti sulla pedofilia dei preti censurati dagli italiani. Unico paese tra i più industrializzati a non aver mai sollevato il pandemico problema stimato solo in Italia, con un milione di vittime e come censura la stampa italiana, ma non quella estera, persino il Washington Post riporta che Roma oggi è meta turistica anche per i preti pedofili.

    Quasi divertente il lapsus freudiano del vescovo che scrive “associazione a delinquere” con la A maiuscola, forse in segno di rispetto tra popoli e culture, forse in virtù dell’ecumenismo di cui lo stesso parla.

    Certo impossibile non apprezzare il fatto che Di Cerbo abbia espresso il proprio pensiero sulla pagina ufficiale dei sopravvissuti, di certo indice che a differenza di Bergoglio, almeno il vescovo emerito provi un tentativo di dialogo, se pur così goffo e sconnesso nelle affermazioni in quanto basterebbe vedere il servizio di Pablo Trincia (LE IENE) dove la chiesa ufficiale deride i cronisti che chiedono proprio durante il conclave che ha eletto Bergoglio, cosa ne pensano dei preti pedofili e dell’insabbiatore, cardinale Domenico Calcagno, ex vescovo di Savona.

    E quì, viene quasi da dare ragione a alcune affermazioni del monsignore emerito…

    Ma eccellenza, la colpa non è delle vittime sopravvissute o della Rete L’ABUSO, se i suoi colleghi non si sono neppure vergognati di sfottere di fronte alle telecamere di Mediaset i sopravvissuti.

    Nemmeno sono nostre dichiarazioni, tutto al più noi le abbiamo subite dolorosamente come un secondo stupro, ma stia sereno,  ci siamo vergognati noi per voi tutti, ai quali ancora sfugge molto di più, la civiltà ed e la parola di Dio che vorreste professare nella più aberrante ipocrisia.

    Quel breve scritto eccellenza, dimostra l’arretratezza della chiesa e la sua più totale mancanza di coscienza cristiana. Una carenza grave che grida da se che la chiesa, anche volesse, è ad un livello giurassico che dista anni luce dalla civiltà e dallo stesso cristianesimo che professa. Sembra quasi colpa nostra se in Italia ci sono così tanti preti pedofili, guardi noi siamo solo le loro vittime.

    Una chiesa che non è proprio nulla culturalmente all’altezza di porre rimedio agli abusi dei preti, dal momento stesso in cui non riesce neppure a rinsavire se stessa. Sopravvive oramai grazie alla complicità di Stato e stampa italiani; uno che la lascia fare, l’altra, che censura la voce delle vittime, così evita che qualcuno contraddica il papa.

    Non si può non notare il piedistallo sul quale crede di ereggersi appollaiato il vescovo emerito di Alife-Caiazzo, che non spende una sola parola (come i suoi colleghi) per tutti coloro che sono stati vittima dell’omicidio psichico (papa Francesco anni dopo Federico Tulli) di chi ha subito abusi durante l’infanzia, e ci accusa persino di avere noi !!! dei pregiudizi contro la chiesa.

    Nel calderone poi tenta squallidamente di diluire l’endemico problema della pedofilia nella chiesa, facendo notare che la pedofilia esiste anche altrove. E certo, anche se non con 8% del personale pedofilo e comunque noi siamo un’associazione di vittime dei preti e sarebbe responsabile se la chiesa pensasse ai suoi crimini e non quelli commessi da altri.

    Questo conferma l’ottima scelta della Rete, quella di diffidare dall’uso della nostra immagine certa stampa legata al Vaticano, che al momento, può essere accreditato solo da una stampa che disonora se stessa e i principi Costituzionali e che offende chi è sopravvissuto a questi crimini.

    Ma non siamo soli, ci sono persone come l’ex Procuratore Michele Del Gaudio, che se pur non credente come me, racconta di parla tutti i giorni con Gesù…

    Zanardi

  • Il “turismo dell’esperienza” combina le rovine romane al mattino, un discorso sugli abusi della chiesa nel pomeriggio

    Il “turismo dell’esperienza” combina le rovine romane al mattino, un discorso sugli abusi della chiesa nel pomeriggio

    Dal Washington Post / Di Stefano Pitrelli – ROMA — Nel primo giorno di viaggio, i turisti americani sono saliti in cima alla cupola di San Pietro, ammirando la meraviglia architettonica di Michelangelo e la sua vista panoramica.

    Il secondo giorno, si sono incontrati con il loro gruppo di turisti per visitare gli antichi acquedotti romani e gustare un tradizionale pranzo a base di pasta. E nel pomeriggio hanno ascoltato un uomo che era stato abusato da un prete cattolico parlare loro del suo inferno personale.

    “Siamo venuti qui per San Pietro e il Colosseo, ma quando ci hanno offerto questa esperienza, volevo solo andare”, ha detto Joseph Purdy, 72 anni, un pensionato di Rehoboth Beach, Del.

    La giustapposizione di scenografico e tragico non è affatto nuova per il turismo europeo. Come ha osservato Purdy: “Puoi andare in Germania per la birra e i castelli, ma l’Olocausto è successo lì, Hitler è successo, quindi non capiresti la storia tedesca se non prendessi in considerazione anche i campi di concentramento”.

    Ma poiché le persone iniziano a viaggiare di nuovo per il mondo per la prima volta dall’inizio della pandemia, potrebbe esserci un aumento della domanda per il tipo di turismo che coinvolge più che siti meravigliosi.

    “Questo è ciò in cui il turismo di massa si è gradualmente trasformato”, ha affermato Vincenzo Nocifora, professore di Sociologia del Turismo all’Università La Sapienza di Roma. “Non me ne vado più solo per ‘vedere’ le cose. Sto cercando un’esperienza. Voglio tornare a casa arricchito da qualcosa di significativo”.

    Gli Stati Uniti hanno visto quell’istinto evidente nelle persone che si recavano in pellegrinaggio lungo il nuovo Civil Rights Trail .

    Il tour operator statunitense Overseas Adventure Travel ha incluso per molti anni quelli che definisce “argomenti controversi” nei suoi programmi. La novità di quest’anno, tuttavia, è stata l’ora dedicata a “come il Vaticano e le autorità italiane hanno gestito decenni di accuse di abusi”.

    Per questo, la compagnia turistica ha portato Francesco Zanardi, uno dei più accesi sostenitori italiani dei sopravvissuti agli abusi clericali.

    Zanardi, 51 anni, vive a Savona, una città nel nord-ovest dell’Italia. A partire da quando era un chierichetto di 11 anni, racconta, è stato violentato da un prete almeno una volta alla settimana per cinque anni.

    Un ritratto incorniciato e sorridente di Zanardi di quel periodo era esposto nello studio dell’artista dove ha incontrato gli americani in visita alla periferia di Roma.

    Gli è stato offerto un posto dove sedersi, ma è rimasto in piedi, muovendosi costantemente, mentre chiedeva se qualcuno sapeva perché le persone come lui scelgono di chiamarsi sopravvissuti.

    I turisti hanno detto tutti di no.

    Ha parlato di come troppe giovani vittime tentano il suicidio, di quanto spesso sviluppano dipendenze da droghe o alcol.

    “Anch’io avevo problemi con la droga e ho cercato di uccidermi quattro volte“, ha detto Zanardi. “Ma a differenza di me, tanti altri amici non ce l’hanno fatta. Quelli che rimangono, sono i sopravvissuti“.

    Quindi, con una consegna concreta, ha raccontato al pubblico come sua madre si fosse tolta la vita una volta che si era resa conto di quello che era successo a suo figlio. I turisti rimasero a bocca aperta.

    Bette Robbins, 74 anni, ha continuato a sussultare e scuotere la testa in segno di solidarietà, mentre assorbiva i dettagli più dolorosi della storia della vita di Zanardi.

    Robbins, che ha trascorso la maggior parte della sua vita a Seattle come funzionario comunale, ha detto in seguito che questa era la sua quinta o sesta volta in vacanza in Italia, ma la prima volta che incontrava un sopravvissuto agli abusi.

    “Questo lo so”, ha aggiunto.

    Ha detto di essere arrabbiata per gli abusi subiti da Zanardi, e ancora più arrabbiata per il fatto che né il Vaticano né i pubblici ministeri italiani sembravano prendere abbastanza sul serio il problema.

    “Il pubblico deve essere indignato“, ha detto.

    L’esperienza della sessione pomeridiana sarebbe rimasta con lei, ha detto. “Non se ne andrà per molto tempo. Non lo dimenticherò“.

    Non tutti i turisti del gruppo si sono uniti alla sessione: due avevano rinunciato, secondo i rappresentanti del tour operator.

    “Non potevano sopportarlo“, ha detto Simona Salvatori, vicepresidente senior della filiale italiana di Grand Circle Corporation, la società madre.

    Anthony Pontorno, 66 anni, marito di Purdy, di Rehoboth Beach, ha detto che inizialmente era riluttante ad andare.

    Ma ha apprezzato che Zanardi abbia “dato un volto” allo scandalo degli abusi in chiesa.

    “Non che avessimo mai pensato che non fosse successo“, ha continuato Pontorno. “Ma qui c’era questo essere umano, non era più un articolo di cronaca“.

    I turisti hanno tempestato Zanardi di domande: “Cosa dice il papa?” “Ci sono paesi che stanno facendo un lavoro migliore?” “Vai in chiesa oggi?” “Come vanno le tue giornate adesso?“

    Ha risposto che papa Francesco aveva fatto poco per risarcire le vittime, che l’Italia era un decennio indietro rispetto agli Stati Uniti nell’affrontare la questione, che non andava più in chiesa ma che le sue giornate erano “abbastanza normali“.

    “Le vittime sono soggette a privazione psicologica, emotiva e sociale“, ha detto. “Se imparano come affrontarli, la vita può andare avanti”.

    Al termine della seduta, i turisti hanno applaudito Zanardi.

    Non c’era tempo per i follow-up, poiché un secondo gruppo era già fuori, in attesa del proprio turno.

    “Divertiti a visitare Roma!” Zanardi disse seriamente.

    I turisti sono tornati al loro albergo.

    Altri giorni del loro viaggio includerebbero visite alle scogliere di Sorrento, alle tracce di Pompei e al vulcano dell’Etna. Discutevano anche della mafia italiana in Sicilia e dell’omicidio di un giornalista investigativo a Malta.

    Ma quella notte, secondo il loro programma, c’era “tempo per un altro gelato prima di andare a letto”.

    https://www.washingtonpost.com/world/europe/italy-travel-church-abuse/2021/08/17/933010cc-faa9-11eb-911c-524bc8b68f17_story.html

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