Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Savona

  • Savona, presidio per una campana per le vittime dei preti pedofili

    Savona, presidio per una campana per le vittime dei preti pedofili

    Savona – Un presidio con flash-mob, in piazza Sisto IV per chiedere una campana che suoni ogni giorno per ricordare le vittime dei preti pedofili. Lo ha organizzato per giovedì 8 gennaio la Rete l’Abuso e l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UARR) in risposta alla decisione del vescovo di Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta di far suonare ogni giorno, alle 20 in punto, una campana che ricordi i “bambini mai nati”.

    La manifestazione chiederà l’installazione di una campana che suoni ogni giorno, ad un’ora precisa, per ricordare le vittime di pedofilia di appartenenti alla Chiesa cattolica e che non hanno ancora ottenuto giustizia.

    Una risposta alla contestata scelta del vescovo Suetta che intende in questo modo ribadire il no della Chiesa all’aborto e alla legge 194 che consente alle donne di interrompere legalmente una gravidanza non desiderata.
    La campana è stata contestata con diverse iniziative di associazioni femministe e di partiti politici che hanno chiesto al vescovo di considerare il dolore delle donne che potrebbero essere state costrette a quella decisione difficile e comunque la scelta di persone all’interno dei confini di una legge voluta dallo Stato italiano e votata da milioni di cittadini.

    Considerando l’intento moralizzatore della campana voluta dal vescono, UARR e Rete l’Abuso, che difende e supporta le vittime degli abusi di preti pedofili rispondono chiedendo che la Chiesa ricordi anche chi è caduto vittima dei comportamenti inaccettabili e puniti per legge e che ancora oggi fatica ad avere Giustizia anche per l’atteggiamento poco trasparente di parte della chiesa.

    Solo pochi giorni fa – ricordano gli organizzatori – un prete condannato per pedofilia è stato autorizzato dal suo vescovo a sfilare in processione accanto a bambini.

    Savona, presidio per una campana per le vittime dei preti pedofili

  • #ChurchToo – “Per chi suona la campana?” – Giovedì 8 gennaio ore 18 in Piazza Sisto a Savona

    #ChurchToo – “Per chi suona la campana?” – Giovedì 8 gennaio ore 18 in Piazza Sisto a Savona

    II 30 dicembre scorso, la diocesi di Sanremo dava notizia dell’istallazione della “Campana dei bimbi non nati”, ricordati dai suoi rintocchi quotidiani.

    Iniziativa che da subito ha sollevato polemiche, in particolare sul diritto della donna ad una libera scelta,ma non solo…

    Ad indignarsi sono state anche le vittime della chiesa, che in età infantile sono state stuprate negli anni da sacerdoti pedofili. La chiesa cattolica continua a tuonare su un diritto e a voler gestire il corpo delle donne. Ma riesce a costruire muri di silenzio quando si tratta di affrontare concretamente gli orrori della pedofilia praticati dai propri” ufficiali” rifiutando di fornire sostegno,o soluzioni.o riconoscimento.

    #ChurchToo – Per chi suona la campana?

    Di fronte a tanta pocrisia, Rete L’ABUSO e UAAR annunciano per giovedì 8 gennaio 2026 alle ore 18 un Flash Mob in piazza Sisto IV a Savona dove, al rintocco di una campana, leggeranno i 1162 casi di pedofilia nel clero registrati in Italia dal 2000 a oggi, ricordando i nomi di chi ha prodotto le migliaia di vittime censite nel paese.

    Vittime che non hanno mai ricevuto giustizia dalla chiesa e che di fronte a iniziative come quella di Sanremo, si domandano: perché definire omicidio quello che è una scelta riconosciuta dal Diritto, e tacere di fronte all” omicidio psichico”di chi subisce violenza dal clero?

    Savona, la città dove ogni giorno rintocca una campagna simbolo di libertà può avere anche una campana per ricordare tutte le bambine e i bambini rimasti vittime.

    “Per chi suona la campana” è il titolo del Flash Mob dell’8 gennaio in piazza Sisto IV e che si ripeterà ad oltranza fino al riconoscimento pubblico, la cui richiesta sarà presentata all’interno dell’evento dell’8 gennaio.

     

  • Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    In Italia oltre quattromilaquattrocento persone hanno segnalato abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi.

    È uno dei dati che emergono dal report di Rete L’Abuso, l’associazione fondata da Francesco Zanardi, sopravvissuto da ragazzo agli abusi di un prete a Savona e oggi tra le principali voci italiane ed europee sul tema.

    Secondo il database di Rete L’abuso, i casi totali di autori di violenze sessuali segnalate (presunte e accertate) nella Chiesa italiana sono 1.296, di cui 1.154 rappresentati da sacerdoti. Le vittime note sono 4.674, di cui 4451 di età inferiore ai 18 anni: 4.444 abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. Di queste, 2.414 sono seguite direttamente dall’associazione.

    L’incidenza dei preti coinvolti – il 3,72% dei circa 31 mila sacerdoti italiani – è considerata “molto alta”, soprattutto tenendo conto che si tratta di un censimento non ufficiale. Le segnalazioni raccolte da Rete L’Abuso coincidono quasi perfettamente con quelle riconosciute da fonti cattoliche nello stesso arco di tempo: uno scarto di soli 60 casi su più di mille censiti.

    Nel panorama regionale, il Piemonte con i suoi 106 segnalati è al secondo posto in Italia dopo la Lombardia che ne ha 174. Dal 2020 a oggi le segnalazioni in Piemonte riguardano 106 abusatori presunti o conclamati. Le vittime piemontesi note sono 388: 40 donne, 348 uomini, di cui 10 adulti vulnerabili e una persona con disabilità; 377 sono minori.

    La distribuzione per provincia mostra: Asti 6 abusanti, Biella 8, Cuneo 24, Novara 12, Torino 31, Verbano 6, Vercelli 8. Tra questi: 91 preti, 4 catechisti, 10 laici, 1 scout.

    Riguardo ai processi canonici ne risultano 5 avviati, 3 mai avviati, dei restanti 98 non si hanno dati, 0 risultano condannati in sede canonica.

    Per quanto riguarda la giustizia penale: 73 casi sommersi (casi noti e mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana), 1 denuncia, 4 indagati, 2 condanne in primo grado, 1 in secondo grado, 18 condanne definitive, 3 prescrizioni, 2 confessioni, 2 patteggiamenti. Rete L’Abuso pubblica sul proprio sito i dati che raccoglie. Esiste anche una sezione dedicata ai dati forniti dalla CEI, nei cui report ufficiali tuttavia non compaiono i nomi dei segnalati, né le diocesi di appartenenza, né i luoghi dei reati, né i provvedimenti adottati, né il numero di vittime coinvolte da ciascun caso.

    «Le scienze psicologiche definiscono gli abusi un vero e proprio omicidio psichico» afferma Zanardi. «Per questo non dovrebbero essere soggetti a prescrizione. E per questo la legge italiana dovrebbe prevedere l’obbligo di denuncia alla magistratura anche per i vescovi, come avviene negli altri paesi. Ma ciò non è possibile finché, in base al Concordato, non sono considerati pubblici ufficiali».

    Donatella Signetti

  • Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Nato a Santa Giulia di Centaura, nel comune di Lavagna il 20 febbraio 1932, era stato ordinato presbitero il 29 maggio 1955 da mons. Francesco Marchesani.

    Laureato in Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, aveva prestato servizio come Presidente del Tribunale ecclesiastico diocesano. Tra gli altri incarichi quello di Cancelliere e di Canonico della Cattedrale.

    Eletto Vescovo di Savona-Noli il 5 dicembre 1980, era stato consacrato il 6 gennaio 1981 in San Pietro da Giovanni Paolo II.

    Fu il primo di quattro vescovi a gestire nella diocesi di Savona – Noli, il caso di don Nello Giraudo, ordinato proprio in concomitanza con la sua nomina a vescovo.

    Proprio quell’anno, il sacerdote che aveva appena preso i voti esternò le sue tendenze pedofile ai danni di un ragazzino, Massimiliano.

    Sanguineti, raggiunto dai genitori del ragazzo che minacciavano querela alla polizia, si limitò a spostarlo quindici chilometri più in la, a Spotorno dove oggi documentiamo decine di vittime.

    Ripreso da “LE IENE” proprio sul caso savonese che coprì per primo, non si risparmiò di attaccare le stesse vittime sopravvissute.

    QUI I DUE SERVIZI de LE IENE

  • Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Negli ultimi 25 anni i casi di abusi sessuali per mano del clero in Liguria sono stati 69, di questi 24 nella provincia di Imperia; 20 in quella di Savona; 15 nell’area metropolitana di Genova; 10 in quella di La Spezia. E’ questo il risultato dell’analisi effettuata dall’Osservatorio permanente della Rete “L’Abuso” da inizio secolo.

    I numeri in Liguria

    Nel report si legge che in Liguria “le vittime sopravvissute, prevalentemente minorenni, sono un totale di 209 di cui 25 donne e 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili e 200 sono minorenni”. L’analisi approfondisce anche chi sono gli autori di abusi: in 59 casi si è trattato di sacerdoti, in otto casi di laici e in due di scout.

    L’analisi portata avanti dall’associazione fa emergere che su 69 casi rilevati, 50 sono sirsultati sommersi alla giustizia, in tre casi invece ci sono delle denunce ancora in corso, sono due inve e le persone indagate al momento dall’autorità giudiziaria italiana; si registra poi una condanna in primo grado mentre sono cinque, tra sacerdoti e laici, condannati in via definitiva. Il repor riporta anche tre casi di sopravvenuta prescrizione e una condannato in sede civile. Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano: in sei casi risultano avviati, in cinque invece non è stato preso alcun provvedimento mentre per i restanti 58 casi non si hanno dati spiega la Rete “L’Abuso”.

    I condannati in via definitiva

    Sono cinque i condannati in via definitiva per abusi. Si tratta del laico Domenico Soldano di Genova condannato a un anno e nove mesi. Soldano aveva convinta la sua vittima offrendole delle caramelle, la vittima si era poi confidata con i genitori. La vicenda è sempre rimasta segreta e il religioso era finito ai domiciliari. Da tempo Soldano ha lasciato Genova.

    Altro condannato in via definitiva è Giorgio Barbacini, sacerdote della diocesi di Savona-Noli condannato a 3 anni e 5 mezzi per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. Latitante fino al 2015. Poi è stato arrestato. La diocesi lo ha spretato.

    A Pietra Ligure il sacerdote Italo Casiraghi è stato condannato in via definitiva. Arrestato a Gondola, nel Canton Ticino in flagranza di reato, con l’accusa di atti sessuali e molestie sui fanciulli, in particolare su una ragazzina di 14 anni.Condannato a 6 mesi con sospensione condizionale della pena.Segnalato in attività sacerdotale in provincia di Varese, a Sesto Calende dopo la condanna. Casirachi è stato spostato dalla diocesi di Albenga-Imperia.

    E’ stato condannato in via definitiva anche il sacerrdote di Albenga Luciano Massaferro. Per lui 7 anni e 8 mesi di carcere per abusi su una bimba. La diocesi di Albenga-Imperia non ha adottato misure nei suoi confronti.

    L’ultimo dei condannati in via definitiva in questi ultimi 25 anni in Liguria è il sacerdote Riccardo Seppia della diocesi di Genova. E’ stato condannato a 4 anni, dieci mesi e venti giorni per tentativo di violenza sessuale su bambini di sesso maschile, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina di modica quantità.

    Ecco chi ha patteggiato

    Poi ci sono anche i casi di chi ha patteggiato. Si tratta del sacerdote di Sanremo Alessandro Ghersi della diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Don Ghersi “veniva condannato in tribunale per aver inviato e-mail a luci rosse a una ragazzina di diciott’anni”.

    Il sacerdote Nello Giraudo ha patteggiato per abusi sessuali su numerosi bambini di sesso maschile al di sotto dei 14 anni. Ha ammesso la colpa e patteggiato una condanna pari a un e sei mesi di carcere. La diocesi di Savona-Noli lo ha spretato.

    La situazione a livello nazionale

    Sono 1.250 i casi complessivi di violenze sessuali nella Chiesa italiana, di cui 1.106 compiuti da sacerdoti. Sono i dati che emergono dal nuovo Rapporto nazionale 2025 di Rete L’Abuso – associazione promossa dai sopravvissuti ad abusi -, che segnala 4.625 vittime note, 4.395 delle quali abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. L’associazione evidenzia che 2.414 vittime sono seguite direttamente, mentre 2.211 risultano irreperibili. L’incidenza dei preti coinvolti, pari al 3,57 per cento dei 31.000 sacerdoti italiani, viene definita “molto alta” in relazione alla natura non ufficiale del censimento.

    Sui circa 31 mila preti, 1.106 sarebbero quelli segnalati, un numero in linea con quanto denunciato da fonti cattoliche che nello stesso periodo di tempo hanno riconosciuto 1.049 casi. La Rete L’Abuso rileva una grave carenza di strumenti di prevenzione e di tutela dei minori nel Paese ed evidenzia che la Chiesa Cattolica è da tempo al corrente del problema, “endemico e noto al Vaticano almeno dal 1962”, quando fu regolamentato segretamente con la direttiva ‘Crimen sollicitationis’. In ogni caso, prosegue l’associazione, “ciò non toglie nulla alla gravità della situazione”, e mostra quanto sia urgente “un intervento deciso del Garante nazionale e dei Garanti regionali” per coinvolgere cittadini e politica in un’azione di responsabilità collettiva.

    Sempre secondo il Rapporto, è la Lombardia la regione con il maggior numero di casi censiti dalla Rete L’Abuso: 174 sacerdoti e laici coinvolti e 562 vittime, in gran parte minori. Seguono Veneto (88 casi e 572 vittime), Toscana (81 e 292) e Sicilia (103 e 270). Il Molise e la Valle d’Aosta risultano invece le regioni meno colpite, rispettivamente con 16 e quattro casi.

    Più del 75 per cento dei sacerdoti coinvolti in abusi sessuali non è mai stato denunciato alla magistratura italiana. Secondo la Rete L’Abuso, il “sommerso” ammonta a 839 casi su 1.106 sacerdoti segnalati. Molti episodi, si legge nel rapporto non sono mai arrivati in tribunale a causa della prescrizione o perché affidati a procedimenti interni della Chiesa.

    https://www.primocanale.it/cronaca/59532-abusi-sessuali-clero-minori-liguria-2025-report.html

  • Abusi sessuali nella Chiesa. Oltre 4mila vittime, i dati delle province di Salerno e Potenza

    Abusi sessuali nella Chiesa. Oltre 4mila vittime, i dati delle province di Salerno e Potenza

    Nel nostro Paese oltre quattromila persone hanno dichiarato o denunciato abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi. Eppure, in vent’anni, solo due hanno ottenuto giustizia canonica e una sola è stata risarcita. È quanto emerge dal report consegnato ai Garanti per l’infanzia e l’adolescenza dalla “Rete L’Abuso”, l’associazione fondata da Francesco Zanardi, lui stesso sopravvissuto agli abusi di un prete a Savona e oggi tra i principali attivisti italiani sul tema.

    Il documento denuncia la totale inadempienza dello Stato e della Chiesa sul fronte della prevenzione e della tutela delle vittime, nonostante la ratifica della Convenzione di Lanzarote, l’approvazione del Codice Rosso e le leggi italiane 172/2012 e 69/2019.

    La Chiesa stessa, attraverso una commissione vaticana istituita per affrontare la crisi degli abusi sessuali da parte del clero, ha denunciato di recente la troppa “lentezza interna” nella gestione dei singoli casi. “Su 2414 vittime censite – spiega Zanardi – solo due hanno avuto un processo canonico, una è stata risarcita, e con l’obbligo di non parlarne. È la prova che la giustizia, in Italia, si ferma davanti alle porte delle curie”.

    Secondo quanto emerso dal report sono 1.250 i casi complessivi di violenze sessuali nella Chiesa italiana, di cui 1.106 compiuti da sacerdoti. “Rete L’Abuso” segnala 4.625 vittime note, 4.395 delle quali abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. L’associazione evidenzia che 2.414 vittime sono seguite direttamente, mentre 2.211 risultano irreperibili.

    L’incidenza dei preti coinvolti, pari al 3,57% dei 31mila sacerdoti italiani, viene definita “molto alta” in relazione alla natura non ufficiale del censimento. Sui circa 31mila preti, 1.106 sarebbero quelli segnalati, un numero in linea con quanto denunciato da fonti cattoliche che nello stesso periodo di tempo hanno riconosciuto 1.049 casi.

    Dando un’occhiata alle realtà a noi vicine, in particolare alle regioni Campania e Basilicata, con un riguardo alle province di Salerno e Potenza, i dati non sembrano essere incoraggianti anche a fronte di numeri che potrebbero sembrare “piccoli”.

    La Campania registra un totale di 75 casi di cui 7 nella provincia di Avellino, 9 in quella di Benevento, 32 in quella di Caserta, 26 in quella di Napoli e 10 per quella di Salerno. Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 184 di cui 41 donne, 143 uomini. Di queste 16 sono adulti vulnerabili, 3 persone con disabilità, 56 sono minorenni. Le categorie di casi: 73 sono sacerdoti; 1 è suora, 1 scout. Per quanto riguarda la situazione penale, su 75 casi: 39 è il sommerso; 5 attualmente denunciati; 5 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 3 condannati in 1° grado; 2 condannati in 2° grado; 12 condannati in via definitiva; 2 prescritti; 0 reo confessi; 1 pregiudicato; 2 condannati in sede civile; 1 ha patteggiato; 0 condannati in entrambe le sedi (civile e penale); 2 sono stati archiviati. Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano 10 avviati, 2 mai avviati, dei restanti 63 non si hanno dati e 2 risultano condannati in sede canonica.

    La Basilicata registra un totale di 15 casi di cui 8 nella provincia di Matera e 7 in quella di Potenza. Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 120 di cui 16 donne, 104 uomini. Di queste 6 sono adulti vulnerabili, 1 persona con disabilità, 112 sono minorenni. Le categorie di casi: 13 sono sacerdoti; 1 è laico, 1 scout. Per quanto riguarda la situazione penale su 15 casi: 13 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannati in 2° grado; 1 condannato in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confessi; 0 pregiudicati; 0 condannati in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannati in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati. Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano 3 avviati, 0 mai avviati, dei restanti 12 non si hanno dati e 1 risulta condannato in sede canonica.

    “Dal 2022 la Conferenza Episcopale Italiana ha istituito sportelli diocesani per raccogliere le segnalazioni di abusi, presentandoli come strumenti di trasparenza e accoglienza – spiega Zanardi – ma sono invece una trappola perfetta, oltre che l’unica cosa realizzata che non funziona, almeno per quello che dovrebbe essere l’obiettivo ufficiale. Le vittime vengono convinte a recarsi negli sportelli pensando di parlare con professionisti, ma spesso si trovano davanti laici in pensione o volontari senza competenze giuridiche o psicologiche. Raccontano la propria storia, firmano un verbale che non possono conservare e, nel momento stesso in cui lo firmano, fanno partire la prescrizione. Quando anni dopo, il tempo necessario a riuscire a parlare di un abuso sessuale e a denunciarlo, provano a rivolgersi alla magistratura, la Chiesa mostra quella firma per dire che la vittima era già consapevole. Ovviamente parliamo dell’ambito civile. Così il reato è prescritto. È un sistema che usa le parole delle vittime contro di loro“.

    Abusi sessuali nella Chiesa. Oltre 4mila vittime, i dati delle province di Salerno e Potenza

  • Abusi del clero e preti pedofili: i numeri in Liguria

    Abusi del clero e preti pedofili: i numeri in Liguria

    Rete l’Abuso ha diffuso il secondo aggiornamento del proprio report nazionale che, attraverso un lavoro certosino, testimonianze, storie e denunce, fornisce una vera e propria mappatura della piaga dei preti pedofili e di tutti gli abusi del clero.

    Storie e testimonianze su Dossier GenovaToday

    Un tema che con Genova Today Dossier abbiamo analizzato in maniera approfondita con un articolo a questo link, raccogliendo i numeri, i dati e le denunce sul nostro territorio, ma anche le storie dei ‘sopravvissuti’ e le voci di chi chiede giustizia e lavora per fare emergere dal buio le segnalazioni. In prima linea, da tanti anni, il presidente Francesco Zanardi con tutto il suo staff di lavoro e un’associazione che chiede giustizia e lotta ogni giorno.

    Abusi del clero, 69 casi in Liguria

    Secondo l’ultimo report di Rete L’Abuso in Liguria si contano in totale 69 casi: 15 nella provincia di Genova; 24 in quella di Imperia; 10 in quella di La Spezia; 20 in quella di Savona.

    Le vittime sono 209, prevalentemente minorenni

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni (200) sono un totale di 209 di cui 25 donne, 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili. Gli ‘offender’ sono sacerdoti in 59 casi, si aggiungono otto laici e due appartenenti al mondo scout.

    Tanto sommerso, 5 condanne definitive

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 69 casi, in 50 Rete L’Abuso parla di ‘sommerso’, riporta poi tre denunce, due indagati dall’autorità Giudiziaria italiana; un condannato in primo grado, cinque condannati in via definitiva; tre prescritti, tre patteggiamenti, un condannato in sede civile e un pregiudicato.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica a Rete L’Abuso risultano sei procedimenti avviati e cinque mai avviati, sugli altri 58 non ci sono dati. Non risultano all’associazione, infine, condannati in sede canonica.

    Come aveva spiegato Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, a Dossier, la mappatura è iniziata a partire dal 2000, sugli anni precedenti è molto difficile avere un quadro della situazione per svariati motivi. Meno denunce, niente internet e dagli archivi cartacei dei quotidiani anche pochi articoli.

    https://www.genovatoday.it/cronaca/preti-pedofili-quanti-sono.html

  • Abusi nella Chiesa: dati allarmanti. Il II report di Rete L’Abuso

    Abusi nella Chiesa: dati allarmanti. Il II report di Rete L’Abuso

    SAVONA-ADISTA. Al 1 ottobre 2025, «la situazione degli abusi in Italia è la seguente: si contano tra sacerdoti e indotto laico 1.250 casi di cui 1.106 risultano sacerdoti (e di cui soltanto 155 sono arrivati a una condanna in via definitiva dell’autore della violenza). Le vittime prodotte note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout. Delle 4.625 vittime sopravvissute, 2.414 sono nella disponibilità dell’associazione, delle restanti 2.211 non è stato possibile acquisire nessun dato, tranne quello che le cataloga come sopravvissuti. L’incidenza percentuale dei soli sacerdoti è pari al 3,57%, 1.106 su un totale di 31.000 sacerdoti attualmente attivi in Italia». Sono i dati emergenti dal 2° Report, presentato in conferenza stampa venerdì 24 ottobre, della Rete l’Abuso, fondata e animata da Francesco Zanardi. Il primo Report era stato presentato il 12 settembre 2024, primo traguardo di un’associazione impegnata da sempre nella denuncia della pedofilia nella Chiesa e punto di riferimento per le vittime, ma anche uno dei pochissimi strumenti sui quali possono contare media e operatori istituzionali che lavorano sul fenomeno degli abusi nella Chiesa (v. Adista Notizie n. 32/24).

    Il dato percentuale che si rileva quest’anno «è molto alto per essere quello che si ravvisa “spontaneamente”», avverte Zanardi: percentuali di questo tenore in genere sono esito di inchieste governative, e non di una raccolta di casi già emersi. «Il sommerso della Chiesa, ovvero i casi noti e mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana – spesso a causa dei termini prescrittivi maturati dalla vittima nell’attesa di un esito dai tribunali canonici – è di 839 casi su 1106 (dato sempre riferito ai soli sacerdoti)».

    I dati sono elaborati a partire dal database di Rete L’Abuso – l’unico esistente in Italia – dal servizio iCODIS (Central Operating Data Information Service), e producono alcune “immagini” di portata macroscopica: «La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 173 il cui sommerso è più della metà, 101 casi mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana».

    Femminicidi e pedofilia: stessa matrice, stessa indifferenza

    Ha ampliato lo sguardo su un piano politico Mario Caligiuri, avvocato di Rete L’Abuso, che durante la conferenza stampa ha sottolineato la stretta connessione tra pedofilia nella Chiesa e, più in generale violenza contro i minori e violenza di genere, e ha ribadito come la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia già condannato il nostro Paese per violazione dell’art. 2 e 3 della Convenzione di Lanzarote. «L’Italia – ha detto – dispone di un articolato sistema normativo e potrebbe essere chiamata a rispondere non soltanto moralmente ma anche giuridicamente se non garantirà meccanismi di cooperazione tra giurisdizione civile e autorità ecclesiastiche»; una cooperazione fatta di contatti, confronti, coordinamento di azioni, che tra due Stati dovrebbero esserci. Deve esserci, ha detto «un cointeresse a unirsi e a uscire fuori dalla endemica supponenza di poter risolvere da soli problemi di questa portata». Il nodo è intricato, ma ciò che appare con chiarezza è «la sistematica carenza di tutela delle vittime di violenza in Italia, di donne e minori. La rete più volte ha sollevato questo legame intrinseco. Gli obblighi della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica del 2011, ndr) sono ancora ampiamente disattesi».

    Pedofilia clericale e violenza di genere, ha sottolineato, hanno la stessa radice. «Le norme internazionali ci chiedono di prevenire, coordinare, denunciare e accompagnare le vittime in un percorso di giustizia e di guarigione. Questo va ripensato, tanto nella Chiesa quanto nello Stato. La cultura della prevenzione e della corresponsabilità lo impone. Serve la traduzione sostanziale in protocolli e prassi operative e trasparenza».

    I garanti delle vittime di reato

    In Italia è presente per ora soltanto in quattro regioni la figura del garante delle vittime di reato, una figura di garanzia e assistenza istituita in conformità alla Direttiva europea 2012/29, che ha lo scopo di tutelare i diritti delle vittime di reato, offrendo assistenza gratuita e vigilando sull’attuazione delle norme. Per ora, in assenza di una figura a livello nazionale, i garanti sono presenti in Liguria, Lombardia, Calabria, Basilicata. E un tributo al lavoro fatto da Rete L’Abuso, faro sulle problematiche poste dalla questione degli abusi nella Chiesa, è venuto da Tiziana Silletti, garante per le vittime di reato della Regione Basilicata. Laureata in un’università cattolica, un precedente percorso accademico in Scienze religiose, Silletti ha ricordato che ci sono metri diversi di giustizia, tra tribunali canonici e civili. Lavorando anche nelle carceri come garante anche dei detenuti, sa bene che ci sono sezioni per i reati di pedofilia abusi sessuali e trattamenti specifici. «Che differenza c’è un uomo comune che commette questi reati e un’autorità spirituale? Qual è la differenza?», ha chiesto, facendo riferimento all’impunità e alla protezione degli abusatori clericali.

    «Nel tribunale ecclesiastico c’è misericordia per l’autore di reati. E alla vittima? Chi restituisce la dignità?». Concordando sull’accostamento del problema della pedofilia clericale all’interno del discorso più ampio sulla violenza sui minori e sulla violenza di genere, Silletti ha detto che «quando un bambino viene toccato, viene toccata la famiglia e tutta la comunità e la società. Una persona abusata potrebbe diventare una persona violenta e deviata, la ferita sommersa prima o poi verrà alla luce se non si fa un percorso di guarigione. Si parla tanto di giustizia riparativa, ma la Chiesa non sembra averla avviata».

    Il II Report della Rete L’Abuso è consultabile online: https://shorturl.at/g2Ko8.

  • Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, Padre Melis condannato a 10 anni

    Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, Padre Melis condannato a 10 anni

    10 anni. Questa la sentenza di condanna con il rito abbreviato in Tribunale a Savona nei confronti di Padre Andrea Melis.

    Il parrocco, difeso dagli avvocati Graziella Delfino e Raffaele Caruso, era accusato di violenza sessuale nei confronti di un minorenne e nel processo davanti al Gip Laura De Dominicis si erano costituite come parti civili l’Associazione Rete L’Abuso, assistita dal legale Luca Battaglieri, l’Associazione No Child Abuse e gli Scolopi di Genova rappresentati dal legale Andrea Sciello.

    Gli avvvocati difensori avevano prodotto una perizia psichiatrica che era stata accolta dal Gip ma di fatto respinta dal perito che aveva escluso l’incapacità di intendere e di volere.

    Lo scorso ottobre 2024 dopo un periodo in carcere a Genova Pontedecimo Melis era tornato agli arresti domiciliari in una residenza protetta in Umbria.

    Il fascicolo passato per competenza territoriale da Genova al Tribunale di Savona (per quanto riguarda le violenze che sarebbero state effettuate a Finale Ligure) aveva visto portare il gip a decidere di disporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l’Istituto dei Padre Scolopi di Chiavari dove il sacerdote era ai domiciliari non sarebbe stata una collocazione idonea perché vicina alle scuole e quindi un luogo “potenzialmente a rischio di reiterazione del reato”. Per lui si erano quindi aperte le porte di una comunità umbra.

    Lo scorso dicembre era stato poi svolto l’incidente probatorio e a gennaio erano state concluse le indagini con il rinvio a giudizio. A maggio erano state accolte dal giudice le parti civili e la perizia psichiatrica di parte. A giugno poi era stato conferito l’incarico al perito.

    Melis, appartenente all’ordine dei Padri Scolopi, era stato direttore della scuola elementare della Fondazione Assarotti ed ex presidente della Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie, aveva poi presentato le dimissioni nel giugno scorso).

    Nel savonese è stato anche parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure. E proprio nel finalese le accuse più pesanti: il sacerdote infatti avrebbe abusato di un giovane chierichetto (quando la vittima aveva 12 anni e sino al compimento dei 16).

    Le violenze sessuali si sarebbero verificate nella chiesa degli scolopi finalesi, per questo la Gip del Tribunale di Genova si è dichiarata “territorialmente incompetente” con il fascicolo che è stato destinato al Palazzo di Giustizia savonese.

    Il parroco era accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che abitualmente svolgeva le mansioni di chierichetto, ed era stato “ricompensato” con soldi, videogiochi, vestiti griffati, sigarette elettroniche. Ma il religioso avrebbe tentato approcci anche con altri sette minorenni, alcuni anche suoi ex alunni della Assarotti, attirati nel suo appartamento sempre con “regalini”.

    Nell’ordinanza, la giudice aveva sottolineato come il sacerdote avesse agito sotto “la spinta di impulsi perversi”, carpendo la fiducia dei minori “attirandoli a casa sua, vicino le chiese” e facendoli “accedere a tutto ciò che un adulto proibisce”.

    La sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Oltre alla sentenza che ha confermato in toto la richiesta di condanna della Pm Milocco, il giudice ha disposto l’interdizione perpetua dei pubblici uffici oltre da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio, servizio, in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    È stata inoltre applicata la misura di sicurezza, dopo l’esecuzione della pena per la durata di cinque anni.

    Melis è stato condannato anche al risarcimento danni che liquida in via previsionale per 50.000 euro a beneficio della persona offesa (erano già stati versati 20mila euro) oltre alle spese legali e di perizia e alla rifusione dei compensi per la consulenza tecnica di parte.

    È stata liquidata la rifusione dei compensi alla associazioni costituite, No Child Abuse e Rete l’Abuso, riservando ad un separato giudizio la determinazione definitiva del risarcimento del danno.

    https://www.savonanews.it/2025/10/24/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/violenza-sessuale-nei-confronti-di-un-minorenne-padre-melis-condannato-a-10-anni.html#goog_rewarded

  • SAVONA – Don Andrea Melis condannato a 10 anni di reclusione

    SAVONA – Don Andrea Melis condannato a 10 anni di reclusione

    10 anni di reclusione, questa la sentenza emessa oggi dal Giudice Laura De Dominicis del Tribunale di Savona nei confronti di don Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola elementare Assarotti di Genova.

    Applica le pene accessorie di cui all’articolo 609 nonies, comma 1), numero 2 e 3, codice penale, nonché l’interdizione perpetua dei pubblici uffici nonché da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio, servizio, in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    Applica la misura di sicurezza, dopo l’esecuzione della pena , di cui all’articolo 609, nonies numero tre per la durata di cinque anni.

    Condanna l’imputato al risarcimento danni che liquida in via previsionale nella misura di 50.000 € a beneficio della persona offesa oltre alle spese legali e di perizia, nonché alla rifusione dei compensi per la consulenza tecnica di parte; liquida, la rifusione dei compensi alla associazioni costituite, No Child Abuse e Rete l’Abuso, riservando a separato giudizio la determinazione definitiva del risarcimento del danno.