Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Comunicato stampa della Rete L’ABUSO; pedofilia clericale sull’asse Italia Uruguay

    Comunicato stampa della Rete L’ABUSO; pedofilia clericale sull’asse Italia Uruguay

    Savona 04-09-2015

    Un intrigo internazionale scuote ancora una volta la chiesa cattolica. Questa volta parliamo di una vicenda molto seria che vede coinvolti tre sacerdoti tra cui un missionario italiano.

    L’associazione italiana delle vittime di preti pedofili Rete L’ABUSO, rende noto che da circa quattro mesi sta indagando su una storia di abusi sessuali a danno di minori che al momento vedrebbe decine di vittime uruguayane.

    Nei mesi scorsi una ampia indagine partita dalla segnalazione di un italiano che ha prestato servizio in Uruguay presso una missione cattolica, ha portato alla luce fatti gravissimi che purtroppo, una volta verificati sarebbero risultati veritieri.

    Nelle scorse settimane la Rete L’ABUSO ha avviato un delicatissimo lavoro diplomatico con le Ambasciate, sia quella Italiana in Montevideo che quella dell’Uruguay in Italia, facendo partire una serie di denunce in entrambi gli stati. L’associazione rende noto che ha provveduto a trasferire in Italia alcune delle presunte vittime che nei prossimi giorni deporranno di fronte all’autorità giudiziaria italiana. E’ stata inoltre conferita dalle presunte vittime una Procura Speciale che ha nominato l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere loro difensore.

    Riteniamo opportuno per il momento mantenere il massimo riserbo sulla vicenda per dare modo alle autorità dei due paesi coinvolti di poter fare tutti i rilievi del caso.

    Il Portavoce della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi

  • Don Pinetto, il parroco accusato di pedofilia e indagato per aver calunniato una vittima, il Portavoce della Rete L’ABUSO e due giornalisti, trasferito come collaboratore a Villapiana (SV)

    Don Pinetto, il parroco accusato di pedofilia e indagato per aver calunniato una vittima, il Portavoce della Rete L’ABUSO e due giornalisti, trasferito come collaboratore a Villapiana (SV)

    Don Pinetto lascia san Michele a Celle: farà il collaboratore a Villapiana

    Il parroco, indagato per calunnia, arriva a San Francesco da Paola

    SAVONA. Don Piero Pinetto lascia la comunità di san Michele a Celle: verrà sostituito da don Piero Giacosa, già titolare a Sanda e Celle Piani. L’annuncio è stato dato ieri nel corso delle Messe celebrate nella chiesa cellese con una lettera che il vescovo Vittorio Lupi ha inviato ai parrocchiani. Don Pinetto, che lo scorso gennaio ha compiuto75anni, lascia la parrocchia di san Michele per sopraggiunti limiti di età e avendo in prima persona chiesto un servizio meno gravoso. Il sacerdote torna così a Savona, dove è nato il primo gennaio 1940 e dove è statoordinatopresbiteroil29 giugno del 1968, e sarà collaboratore nell’Unità pastorale di san Francesco da Paola – san Lorenzo, a Villapiana, dove da un anno è titolare don Danilo Grillo. Don Pinetto tornerà a Savona quindi: il parroco allo stato attuale, risulta ancora indagato per calunnia dalla procura di Savona. In passato, dopo esser stato accusato di molestie sessuali da una presunta vittima, aveva querelato i suoi accusatori per poi essere difeso, in parte,dalla Curia savonese. Laprocura, per vederci chiaro, aveva aperto un fascicolo d’inchiesta che pende ancora sul capo del parrocco. Restando alla parrocchia di san Michele Arcangelo, a Celle, il nuovo titolare rappresenta un ritorno: don Piero Giacosa aveva già assunto questo incarico nel 1999 lasciandolo proprio a don Pinetto nel 2009. Nato nel 1963 a Savona e ordinato sacerdote nel 1996, don Giacosa negli scorsi anni ha ricoperto importanti ruoli nella diocesi quali Economo di curia e Rettore del Seminario, incarichi che ha voluto lasciare per dedicarsi al lavoro pastorale. Don Giacosa è infatti già parroco di Sanda e, dallo scorso anno,anche di Celle Piani. Con il nuovo incarico a san Michele, don Piero diventa titolare di tutte le comunità parrocchiali del Comune di Celle.

    Da IL SECOLO XIX Savona del 01-9-2015

  • Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    “ENNESIMO INSULTO” Lo sconcerto di chi ha subito violenze: “La cerimonia insulta anche i sacerdoti che fanno grandi cose”

    Se davvero Wesolowski fosse stato sepolto con l’abito talare e l’anello, sarebbe l’ennesimo insulto alle vittime come me”.

    Diego, napoletano di 40 anni ha raccontato la sua storia anche al Washinton Post. Le violenze subite a 13 anni per le quali ha denunciato il suo professore di religione, don Silverio Mura, il silenzio mantenuto per piu di 20 anni, la convivenza con il suo segreto. “Quando mia madre mi ha suggerito di chiedergli di celebrare il mio matrimonio –racconta- non ho potuto oppormi, altrimenti avrei dovuto dirle tutto”.

    POI GLI SVENIMENTI, le crisi, la richiesta di aiuto e le denunce. Fino alla perdita del lavoro: “Ero una guardia giurata. Quando ho minacciato di ammazzarmi mi hanno tolto la pistola e sospeso. Nessuno, dal cardinale Crescenzio Sepe al vescovo ausiliario Lucio Lemma, mi ha aiutato”.

    Diego, però, è ancora credente e per questo la sua condanna al funerale pesa. “Sarebbe un’offesa anche per gli altri sacerdoti, che nel loro piccolo fanno grandi cose. Ne ho incontrati tanti, e non meritano questo affronto. Non lo merita neanche Bergoglio”. Da papa Francesco ha ricevuto una lettera, a cui è seguita la riapertura del suo caso ormai insabbiato: “Mi chiedeva di pregare per lui e mi ha rassicurato dicendo che avrebbe pregato per me. Ha fatto tanto: grazie a lui hanno perseguito Wesolowski, ha fattò in modo che fosse ridotto allo stato laieale. E invece altri lo hanno sepolto con abiti talari. Non posso credere fosse d’accordo”.

    NON TUTTI nutrono la stessa fiducia nei confronti di Bergoglio. “Già è difficile credere alla morte di Wesolowski per cause naturali”, dice Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO Onlus che ha subitoviolenze dagli Il ai 16 anni da un sacerdote di Savona. Il prete ritenuto responsabile non è stato ridotto allo stato laicale ma ha chiesto di esserne dispensato dopo una condanna. “È esagerato elogare il Papa. Tanti Paesi avevano chiesto l’estradizione dell’ex nunzio apostolico, dalla Repubblica Dominicana alla Polonia, ma non è stata concessa nonostante la sua rete criminale fosse comprovata”,

    Sulla dinamica dei funerali, Zanardi la pensa come Diego: è l’ultimo sfregio nei confronti delle vittime dei preti pedofili. “Una scelta volgare e irrispettosa. I funerali cattolici non sono stati concessi a Welby, ma sono concessi ai preti pedofili”

    Racconta di aver assistito al funerale del sacerdote pachistano Yusuf Dominic, cacciato da Londra con l’accusa di pedofilia, “anche lui morto provvidenzialmente nel convento dei benedettini proprio durante l’apertura di una indagine”, dice, poi ammette: Bergoglio ha detto cose importanti “ma quella di ieri è la dimostrazione che le cose non sono cambiate e non cambieranno.

    Per IL FATTO QUOTIDIANO Virginia Della Sala

  • Caro Ispettore, Don Lupino è la parte più sana di questa Diocesi

    Caro Ispettore, Don Lupino è la parte più sana di questa Diocesi

    Ma allora com’è? Sulle prime pare che Papa Francesco abbia inviato un ispettore c/o la diocesi di Savona per annusare i reati di pedofilia compiuti all’ombra della torretta e dintorni e denunciati da un sacerdote raro come Don Lupino, insieme a Rete L’Abuso Onlus.

    Poi vien fuori che no, l’ispettore è qui per radiografare lo stesso Lupino; ed ecco la realtà rovesciata. Il problema diventa chi i problemi li solleva. Si capiscon ancor meglio ora le bieche rappresaglie contro Francesco Zanardi, “reo” di aver portato agli “onori” delle cronache trame e delitti laidi e inconfessabili, a Savona come nel resto del Paese. Ora è la volta di Don Lupino, “reo” di aver criticato il vescovo Lupi fatti alla mano, senza quei mezzi termini così viscidamente presenti su tante sacre labbra.
    L’argomento merita la massima attenzione, e garantiamo, anche al Vescovo, che l’avrà.

    Caro ispettore, non a Don Lupino dovrebbe indirizzar i suoi poteri inquisitori. Il marcio non è lì.

    Ninin

  • Lupi svela la missione di Tanasini: fare chiarezza su don Lupino, il fustigatore dei preti pedofili.

    Lupi svela la missione di Tanasini: fare chiarezza su don Lupino, il fustigatore dei preti pedofili.

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Il vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, è stato invitato dalla Diocesi di Savona-Noli, in qualità di esperto giurista, «per occuparsi di situazioni riguardanti un membro del clero savonese». Presumibilmente, il parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, che, da grande accusatore della chiesa savonese, diventerebbe l’imputato. A chiarire l’arcano, senza fare riferimenti precisi ad alcun sacerdote, è stato il vescovo Vittorio Lupi che, con un comunicato diffuso dall’Ufficio stampa della diocesi, ieri pomeriggio, ha fatto chiarezza sui motivi della presenza di Tanasini, nonostante il giorno prima, contattato dal giornale, non si fosse voluto esprimere a tal proposito. «Il vescovo di Chiavari monsignor Alberto Tanasini – scrive il vescovo Lupi- non è un nunzio apostolico, né tantomeno un ispettore, inviato dal Vaticano. La sua presenza a Savona è, al contrario, stata richiesta dalla Diocesi ed è stata confermata dalla Congregazione per il clero. Il vescovo Tanasini è stato chiamato, quale esperto giurista, a occuparsi di situazioni riguardanti un membro del clero savonese e che nulla hanno a che fare con vicende legate alla pedofilia». Di seguito, il vescovo sottolinea la valenza del ruolo «di esterno», che consentirebbe a Tanasini «di operare con massima obiettività, a garanzia e a tutela di tutti». Una strada, quella delle verifiche sull’operato di don Lupino, che il vicario don Antonio Ferri aveva lasciato trasparire e che, ormai da mesi, i dirigenti scout di Lavagnola avevano pubblicamente manifestato, tanto che il parroco di San Dalmazio era intervenuto in prima persona a tranquillizzare i fedeli, turbati da tali comunicazioni che anticipavano l’ufficialità. Oggi, dal vescovo, i chiarimenti. Sul tema è intervenuto il teologo Giampiero Bof. «So che Tanasini sta operando da alcune settimane a Savona – ha detto -. Un compito delicato, che nulla ha a che fare con i processi: la funzione del visitatore apostolico è quella di ascoltare le persone, stilare un reso conto e consegnarlo a chi di dovuto». E ancora: «Sarei sorpreso– ha aggiunto- se, a pagare in questa diocesi, fosse il parroco di Lavagnola. Al di là della sua testa dura, come gli dico sempre scherzando non saprei quali altri capi d’accusa potrebbero pendere su di lui». Intanto, voci in ambito clericale, annuncerebbero un imminente incontro di Tanasini con Lupino. Che, non è un mistero, avrebbe pronto un dossier che ricostruirebbe la storia della diocesi. Temi resi noti dallo stesso Lupino, anche attraverso lettere, inviate per la pubblicazione, al settimanale diocesano “Il Letimbro”. Non solo gli scandali della pedofilia, ma anche i temi dell’omosessualità assai diffusa, in alcuni periodi, all’interno del seminario di Savona, simbolicamente rappresentati dall’outing di don Carlo Rebagliati, sospeso con provvedimento diretto e scomparso nel gennaio del 2013.

    Silvia Campese Il Secolo XIX Savona

  • Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Monsignor Tanasini ascolta le accuse di don Lupino che potrebbe essere a sua volta punito

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Un ispettore di curia, inviato da Roma, non si può escludere da papa Francesco in persona, sta ascoltando e raccogliendo testimonianze tra i sacerdoti e i laici della diocesi di Savona. La notizia, ufficiosa, era nell’aria da mesi, anticipata dal gruppo dirigente degli scout di Lavagnola, che non aveva lesinato esternazioni pubbliche, anche durante le messe nella Parrocchia di San Dalmazio. Solo in questi giorni, però, la notizia è emersa in tutta la sua evidenza: si tratta del vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, a Savona da diverse settimane,impegnato in una serie di incontri sotto traccia. In curia nessuno aveva intenzione di rendere nota la visita, che resta tutt’ora avvolta da un alone di mistero.

    Rimandando, per forza di cose, a un altro episodio recentissimo, che ha coinvolto sempre la Liguria:l’invio dal Vaticano del nunzio Adriano Bernardini, chiamato a rimettere a posto le vicende che hanno caratterizzato una delle diocesi più chiacchierate d’Italia,quella di Albenga-Imperia. Qui l’epilogo non è ancora stato scritto: dopo il commissariamento, al vescovo Mario Oliveri, è stato affiancato il coadiutore Guglielmo Borghetti, protagonista ora di una vera rivoluzione. Sul perché tocchi ora a Savona la visita di un nunzio apostolico, si possono solo avanzare ipotesi. Due sarebbero le piste accreditate. C’è chi individuerebbe, in questa visita, un approfondimento “devisu” delle numerose segnalazioni giunte in Vaticano, sulle drammatiche vicende legate alla pedofilia.

    Non ultima, ormai più di un anno fa, Luisa Bonello, morta suicida nel settembre2014, aveva consegnato nelle mani di monsignor Angelo Becciu, della segreteria di Stato vaticana,un dossier dedicato alla vicenda pedofilia savonese, incontrando lo stesso papa Francesco. Sarebbero insistenti, però, anche le voci su una missione finalizzata a verificare e porre sotto la lente d’ingrandimento il ruolo del parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, contestato da una parte degli scout perché considerato eccessivamente autoritario. Se fosse vera la seconda ipotesi, non potrebbe comunque restare fuori dal dossier, che Tanasini dovrebbe restituire, la vicenda pedofilia.

    Don Lupino è stato uno tra i sacerdoti che, più duramente, ha puntato il dito contro l’omertà con cui la curia avrebbe gestito gli episodi. Raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX, il vescovo di Chiavari non ha voluto commentare. Silenzio totale anche da parte di don Lupino. «Se necessario, le questioni verranno rese pubbliche a tempo debito – l’unica dichiarazione rilasciata da don Antonio Ferri, vicario del vescovo di Savona-. Si tratta di percorsi riservati. Spiace sapere che,alcuni, abbiano diffuso notizie che hanno aumentato la confusione». Sui motivi della presenza del nunzio, il tema pedofilia o un’analisi del ruolo di don Lupino, dal vicario Ferri una sola battuta: «Escluderei il primo argomento».

    Da il Secolo XIX Cartaceo del 17-7-2015

  • NOVE ANNI DOPO LA CONDANNA IN CASSAZIONE SI CHIUDE IL PRIMO SCANDALO DELLA DIOCESI DI SAVONA-NOLI

    NOVE ANNI DOPO LA CONDANNA IN CASSAZIONE SI CHIUDE IL PRIMO SCANDALO DELLA DIOCESI DI SAVONA-NOLI

    SAVONA. «Bravi mi avete trovato». Con un sorriso e poche parole Giorgio Barbacini, 79 anni, fino al 2004 parroco della diocesi di Savona-Noli, si è rivolto ai carabinieri del nucleo radiomobile di Albenga che l’altro pomeriggio lo hanno fermato mentre entrava nella sua casa di Lusignano.

    L’uomo era latitante da una decina d’anni per una condanna a tre anni e sei mesi passata in giudicato per pedofilia. Il primo caso conclamato di abusi sessuali nell’ambito clericale savonese che ha dato il via a una stagione caldissima culminata con le condanne di don Massaferro e Nello Giraudo.

    L’uomo era appena tornato dal Marocco dove aveva trovato rifugio (in precedenza sembra che il prete avesse trovato copertura nella vicina Svizzera) e dove aveva deciso di vivere la sua latitanza. Il passaporto in scadenza lo ha portato a tornare nel Savonese dove negli anni duemila aveva violentato decine di giovani extracomunitari di cui doveva prendersi cura.

    Una scelta obbligata per sistemare la faccenda burocratica, ma Barbacini confidava di farla franca anche stavolta. La rete dei controlli alle frontiere però ha fatto riaccendere la luce d’allarme per le forze dell’ordine. Violenza sessuale aggravata e continuata sono le ragioni che nel 2004 avevano spinto il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro a chiedere sei anni di carcere per l’allora prete, titolare della casa d’accoglienza Migrantes della diocesi.

    E al termine del processo (avviato dal pm Danilo Ceccarelli e che per certi versi è passato anche per le mani di Chiara Venturi) con rito abbreviato Giorgio Barbacini è stato condannato atre anni e sei mesi, sentenza passata in giudicato in Cassazione nel 2006. E da quel giorno Giorgio Barbacini, sulla cui uscita dalla chiesa non si hanno certezze, ha fatto perdere le proprie tracce. Ma le immagini di quei poveri migranti costretti a subire le morbose attenzioni del prete all’ombra delle imbarcazioni capovolte sulla spiaggia delle Fornaci, non si sono attenuate. Anzi.

    E a cancellarle non è servito neppure l’atteggiamento omertoso dell’allora vescovo Dante Lafranconi, come ha sottolineato lo stesso gip Fiorenza Giorgi nell’ordinanza di archiviazione per prescrizione nei confronti dell’alto prelato, ora in pensione dopo la missione a Cremona.

    Il caso di don Barbacini era tornato nelle aule di palazzo di giustizia fino al 2011, quando alla sbarra si è trovata Gabriella Maglio, stretta collaboratrice di Barbacini e prosciolta per intervenuta prescrizione dalla falsa testimonianza. La donna aveva tentato di coprire i terribili comportamenti del prete, anche conosciutissimo insegnante di religione nelle scuole cittadine, dichiarando che tra don Giorgio e le sue giovani vittime non sarebbe mai successo nulla.

    Con l’arresto di Barbacini e il suo trasferimento in carcere (a meno che il giudice di sorveglianza non lo scarceri per via dell’età) si chiude la pagina forse più brutta degli ultimi vent’anni in fatto di pedofilia nell’ambito della chiesa savonese.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX Savona

     

  • LA PIAGA DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA Dopo quel processo-choc  i casi Massaferro e Giraudo, l’exprete di Finale sotto accusa per minacce alle vittime.

    LA PIAGA DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA Dopo quel processo-choc i casi Massaferro e Giraudo, l’exprete di Finale sotto accusa per minacce alle vittime.

    SAVONA. Giorgio Barbacini è stato il primo caso,ma le cronache degli anni Duemila sono arricchite da altri due preti condannati per pedofilia. Si tratta di Luciano Massaferro, alassino, nei guai per aver abusato di una parrocchiana dodicenne e Nello Giraudo, che ha chiesto di tornare allo stato laicale e che ha patteggiato un anno di carcere per aver molestato un quindicenne durante un campo scout nel finalese. Entrambi, come peraltro Barbacini, avevano contatti diretti con i parrocchiani minorenni. Don Lu era il parroco di San Vincenzo ad Alassio, don Nello gestiva una comunità per minori. E per entrambi i vertici della curia non erano intervenuti per allontanarli dalle potenziali vittime. Don Luciano Massaferro, però, il carcere lo ha fatto. Prima a Chiavari, poi a Villa Andreini dove fino a qualche settimana fa stava scontando la condannaa7annie8mesiper avere molestato sessualmente una chierichetta della parrocchia di San Giovanni ad Alassio. Il Tribunale ha infatti accolto la richiesta dei legali per l’affidamento in prova ai servizi socialidiImperia e don Massaferro ha trovato ospitalità alla Casa della Carità. Massaferro deve rimanere in casa nelle ore notturne, di giorno assolve ai compiti difare il giro di consegna dei pasti. Nello Giraudo ha invece trovato ospitalità in varie strutture del ponente e nonostante la pena patteggiata ha trovato anche il modo per molestare le sue vittime durante gli incontri casuali che erano avvenuti per strada. Al punto che il pm Giovanni Battista Ferro ha avviato nei suoi confronti un’inchiesta (giunta a conclusione) per minacce.

    Savona Il Secolo XIX

  • Atti sessuali con minorenni, l’ex sacerdote Barbacini in manette ad Albenga

    Atti sessuali con minorenni, l’ex sacerdote Barbacini in manette ad Albenga

    Albenga. Atti sessuali con minorenni. E’ questa l’accusa per la quale ieri, nella frazione Lusignano di Albenga, un ex sacerdote di 79 anni, Giorgio Barbacini, è stato arrestato dai carabinieri. L’uomo doveva infatti scontare una condanna a tre anni e mezzo di reclusione, passata in giudicato nel 2010 (dopo che il procedimento era arrivato in Cassazione), ma da cinque anni era all’estero e, di fatto, irreperibile.

    Non appena Barbacini è tornato nella sua casa di Albenga quindi i militari lo hanno immediatamente arrestato per fargli scontare la condanna. I fatti per i quali l’uomo è stato condannato risalgono alla primavera del 2000 ed erano avvenuti a Savona.

    Secondo l’accusa, l’allora Don Giorgio aveva compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario. In quel periodo l’ex sacerdote era infatti responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento.

    http://www.ivg.it/2015/06/atti-sessuali-con-minorenni-ex-sacerdote-in-manette-ad-albenga-deve-scontare-condanna-a-3-anni-e-mezzo/

  • Pietra Ligure, favoreggiamento di un pedofilo: don Luigi Fusta condannato a 4 mesi

    Pietra Ligure, favoreggiamento di un pedofilo: don Luigi Fusta condannato a 4 mesi

    E’ stato condannato a 4 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena don Luigi Fusta, l’ex parroco della parrocchia di San Nicolò a Pietra Ligure. I fatti relativi alla vicenda risalgono al 2006 quando secondo l’accusa una ragazza di 12 anni sarebbe stata palpeggiata da un amico di famiglia. Successivamente la madre si sarebbe rivolta al parroco chiedendo un consiglio su come comportarsi. Secondo quanto contestato, don Fusta avrebbe consigliato alla madre della presunta vittima di abusi di non sporgere denuncia sui fatti accaduti.

    Don Luigi Fusta è così stato accusato di favoreggiamento personale di un pedofilo. Precedentemente la madre era stata ascoltata dal giudice e aveva testimoniato di aver avuto un colloquio con il parroco nel quale, secondo la donna, il don le avrebbe intimato di non fare denuncia, in quanto contro la chiesa, e avrebbe fatto cenno di assolverla come se si fosse trattato di una confessione.

    Oggi don Luigi Fusta, ascoltato in aula, ha negato di aver incontrato e aver avuto una discussione con la madre della dodicenne.

    Durante il processo il pubblico ministero ha chiesto la pena di 9 mesi reclusione, invece la difesa, gli avvocati Andrea Frascherelli e Alessandro Vignola, hanno chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Il giudice Francesco Giannone invece ha ritenuto il parroco colpevole e lo ha condannato a 4 mesi di reclusione con pena sospesa e attenuanti generiche.

    Debora Geido

    http://www.savonanews.it/2015/06/03/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/pietra-ligure-favoreggiamento-di-un-pedofilo-don-luigi-fusta-condannato-a-4-mesi.html