Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Savona. Isabella SORGINI non conosce il confine tra decenza e indecenza.

    Savona. Isabella SORGINI non conosce il confine tra decenza e indecenza.

     Non è una questione persona. Non è nemmeno una questione politica, intesa come schieramento. Per quanto ci riguarda non è nemmeno (anche se potrebbe averla o averla avuta) una questione penalmente rilevante, non siamo noi che valutiamo questo aspetto. E’, come ribadito ieri, una questione di indecenza. E laSORGINI, assessore ai Servizi Sociali di Savona, sfugge e cerca di deviare l’attenzione dai fatti. Fatti che la riguardano. Fatti indecenti che l’hanno vista protagonista…

    Lei, cognata del prete pedofilo Nello GIRAUDO sapeva della perversione sessuale di don Nello GIRAUDO. Sapeva delle sue tendenze e pratiche pedofile. Lo sapeva come lo sapevano i Vescovi, come sapevano in tanti nell’ambito della Chiesa savonese.

    Il primo che ha tirato in ballo la SORGINI, come abbiamo già ricordato, è stato, di fatto, proprio don Nello GIRAUDO. In una memoria difensiva è proprio don Nello GIRAUDO che indica la SORGINI (sua cognata) come una dei responsabili di un campo scout dove il GIRAUDO, nel 2005, si recò e veniva accusato di aver compiuto abusi sessuali su un minore. La Magistratura accertarà che quell’abuso, in quel campo scout don Nello GIRAUDO lo ha compiuto. Era stato l’ennesimo abuso sessuale su un minore. La giovane vittima era sconvolta. Piangeva. I responsabili del campo scout, tra cui la SORGINI, hanno denunciato l’accaduto all’Autorità Giudiziaria? No. Silenzio. Silenzio omertoso proprio come voleva (e vuole) la Chiesa. Tanto è vero che don Nello GIRAUDO, indicando la SORGINI come gli altri responsabili del campo scout, si difendeva nel procedimento penale per gli abusi sessuali compiuti sulla sua nuova vittima, cercando – inutilmente visto l’esito che lo ha conclamato responsabile – di negare gli abusi da lui compiuti in quella circostanza proprio per la mancanza di denuncia da parte dei responsabili di quel campo scout.

    Sono emerse poi altre testimonianze di diverse vittime degli abusi sessuali del Nello GIRAUDO che, allora minorenni, ora hanno trovato la forza di denunciare quanto subito. Una di queste racconta di una cena-confessione, nel 2003, di Nello GIRAUDO presso la Comunità “La Lucerna” che questi aveva aperto, per minori, a Orco Feglino. In quel contesto il Nello GIRAUDO confessava ai presenti le sue devianze sessuali, il suo essere pedofilo. Lì, in quella cena, ad ascoltare quella confessione vi erano, tra gli altri, il fratello di Nello GIARUDO, Livio, e la SORGINI.

    Quindi, quantomeno, da quella cena, cioè dal 2003, la SORGINI sapeva delle tendenze pedofile del Nello GIRAUDO, ma nonostante questo, nel 2005, due anni dopo, lo lasciava in compagnia di minori nel campo scout di cui era una dei responsabili.

    Tralasciamo qui tutti gli eventi che dimostrano che le tendenze pedofile del Nello GIRAUDO erano conosciute, viste le vittime lasciate da questo, in vari ambiti del territorio savonese, dalla Scuola dove insegnava religione alle parrocchie e comunità che la Diocesi gli lasciava in gestione, nella consapevolezza, del suo essere un pedofilo. Il dato è chiaro: la SORGINI sapeva e non solo non ha denunciato, ma ha lasciato che il Nello GIRUDO avesse, in un campo scout di cui era responsabile, nuova occasione di caccia e, quindi, di devastare un nuovo minore.

    La questione è quindi semplice e chiara: può essere considerato un comportamento decente quello della SORGINI? No, a nostro avviso. Onestamente, al di là dei possibili rilievi penali di quella vicenda (che compete ad altri valutare), il sapere prima delle tendenze e pratiche pedofile di un soggetto e lasciarlo partecipe di campo scout con minori è indecente. Altrettanto indecente è, sapendo di tali devianze del Nello GIRAUDO, omettere, davanti ad una nuova vittima, un minore che ti era stato affidato nell’ambito del campo scout, di fare una denuncia all’Autorità Giudiziaria per quel nuovo abuso sessuale su un minore.

    Ecco: come la SORGINI possa oggi ricoprire la carica pubblica di Assessore ai Servizi Sociali, a fronte di questa indecenza, ce lo domandiamo, lo domandiamo alla comunità savonese ed anche al Sindaco di Savona Federico BERRUTI.

    Si sta parlando di una persona che ha – nei fatti – tutelato il carnefice e non la vittima. Che ha, così come i responsabili della Diocesi savonese, taciuto permettendo al Nello GIRAUDO di perpetuare altri abusi. Si sta parlando di non aver tutelato – con quel silenzio, con quell’omertà – dei minori, uno dei soggetti sociali più deboli.

    Non è quindi una questione personale. Non è nemmeno una questione di valutazione sull’operato politico della SORGINI come assessore. Non è questione che affrontiamo in termini giudiziari, perché quell’aspetto, quello penale, è di competenza della magistratura. E’ invece una questione di decenza o indecenza. Dal punto di vista Etico, quindi. Ed il fatto che la SORGINIcerchi di sviare, affermando che non sono state accertate sue responsabilità penali, da ancora più fastidio. Un fastidio brutto, pesante. Non si negano i fatti (gravissimi) ma si cerca di far passare questi, quel comportamento omissivo e silente davanti agli abusi sessuali su minori, come normalità perché quanto accaduto non sarebbe stato, ad oggi, giudiziariamente accertato.

    Ammettere lo sbaglio, chiedere scusa a quella vittima, alle altre vittime, provando sinceramente vergogna per quelle omissioni compiute, è ciò che ci si aspetta da una persona responsabile. Il fatto che ancora una volta, invece, fugga dalla questione, dimostra che non può essere, a nostro avviso, considerata persona affidabile, tanto meno adatta al ricoprire una carica pubblica, per di più come responsabile dei Servizi Sociali di un Comune importante come quello di Savona.

    Sarebbe bene che anche il Sindaco Federico BERRUTI facesse capire quale è il suo criterio di valutazione sulla decenza o indecenza di un comportamento, delle scelte di una persona. Per BERRUTI si può affidare con tranquillità i Servizi Sociali di un Comune ad una persona che ha avuto un tale comportamento che, onestamente, riteniamo essere stato assolutamente irresponsabile? Ognuno i fatti li valuta secondo la propria coscienza e sarebbe bene capire come li valuta chi quella delega ai Servizi Sociali l’ha data alla SORGINI.

    http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11347-savona-isabella-sorgini-non-sa-conosce-il-confine-tra-decenza-e-indecenza.html

    L’articolo de Il Secolo XIX sull’incontro di ieri a Savona di presentazione del Docufilm su “PAROLE, OPERE E OMISSIONI…”:

  • Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Sabato 13 settembre ore 18 davanti alla libreria Ubik: “PAROLE, OPERE E OMISSIONI”

    Il docufilm che racconta il dramma e i retroscena degli abusati savonesi.

    Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

    Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”.

    Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo.

    Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona.

    Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non.

    Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero.

    Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi.

    Per non dimenticare.

    Perchè tutto ciò non accada mai più.

    Partecipano;

    Christian Abbondanza (Presidente della Casa della Legalità),

    Francesco Zanardi (Presidente della Rete L’Abuso, ex vittima),

    Mario Molinari (giornalista)

    Roberto Nicolick (fratello di una vittima)

    Lo scandalo sui preti pedofili che ha travolto più volte la Diocesi di Savona ha fatto emergere anni di coperture sistematiche, non solo savonesi, ma attuate in tutto il mondo. Il perché lo ritroviamo in un documento del Vaticano del 1962 mandato ai vescovi di tutto il mondo. In questo documento,  noto come “Crimen sollicitationis” vi sono le istruzioni di come gestire i casi di pedofilia: più di 20 allegati spiegano come gestire sacerdoti, vittime e testimoni al fine di scongiurare lo scandalo. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger e il Cardinale Bertone, alla vigilia dello scandalo che esploderà anzitutto negli Stati Uniti, decidono di inviare un’altra lettera ai vescovi di tutto il mondo, nella quale si diceva che la circolare del 1962 era tuttora in vigore. E’ così che solo nel 2001 si viene a conoscenza di questo documento “segreto”. L’intestazione recita “Questo è un documento segreto che va diligentemente nascosto in Curia, non va arricchito con commenti. Deve essere soltanto applicato”.

    Indubbiamente imperdonabile quello che è accaduto per mano del clero, ma il clero è l’unico responsabile? O forse ci sono responsabilità anche nella società?
    Temiamo di si.

    Secondo Zanardi “Nel savonese esistono infatti casi di madri che durante i campeggi organizzavano i turni per impedire che un presunto pedofilo entrasse nelle tende dei figli; mai nessuno denunciò. O casi in cui addirittura i servizi sociali del Comune si rifiutavano ormai di affidare minori a una comunità per minori della Diocesi gestita da preti pedofili, tanto era noto ciò che accadeva all’interno di quelle mura. Nemmeno in questo caso ci furono denunce alle autorità civili”.
    Non si può negare che le responsabilità non siano solo della Diocesi di Savona, ma onestamente vanno attribuite anche al nostro senso di responsabilità, venuto certamente meno.
    Oggi, alla luce di tutto ciò esiste un modo per parlarne alla luce del sole, e soprattutto per prevenire nuovi casi salvaguardando l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli ?

     Il primo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/376460/trincia-abusi-coperti-dalla-chiesa.html

     Il secondo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/377753/trincia-abusi-nascosti-dalla-chiesa.html

     CULTURA, LIBRI E IMPEGNO CIVILE A SAVONA

    Corso Italia, 116r Savona

    019/8386659   ste.milano@alice.it

    Ulteriori dettagli sull’evento

     

  • Don Nello, altre dieci vittime

    Don Nello, altre dieci vittime

     SAVONA. Un anno di carcere per pedofilia patteggiato al termine di una lunga inchiesta della procura e che ha portato don Nello Giraudo a confessare le sue deviazioni sessuali al sostituto procuratore Giovarmi Battista Ferro. Ma quella che poteva sembrare una pietra tombale su una vicenda che ha squassato la chiesa savonese, e non solo, così non si è rivelata.

    Sono almeno una decina le nuove vittime del prete che per armi ha gestito una comunità per minori a Feglino su incarico dei vari vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Savona e Noli.

    Si tratta perlopiù di episodi di violenza datati nel tempo e quindi destinati alla prescrizione per decorrenza dei termini, ma la bufera attorno alle malefatte del prete savonese non sembra placarsi. Non è un caso che il pm Ferro abbia avviato l’ennesimo fascicolo per pedofilia a carico del sacerdote (ormai ex, secondo le comunicazioni passate della curia locale).

    Sono state le stesse vittime, una in particolare, a presentarsi al magistrato per raccontare le attenzioni morbose di cui erano vittime. Un professionista genovese, distrutto da quella esperienza, è già stato sentito dal sostituto procuratore alla presenza dell’ avvocato. E proprio come in una sorta di domino le denunce (presentate anche ai vertici della rete l’Abuso di Francesco Zanardi) si sono moltiplicate. L’attività investigativa è quindi scattata per accertare se esistano altri casi di violenza sessuale a danni di minori compiuti all’interno dei termini di prescrizione. Ma il pm vuole verificare anche l’eventuale responsabilità per omessa denuncia.

    Nelle scorse settimane, gli uomini della squadra mobile hanno interrogato come persone informate dei fatti anche tutte le addette della comunità per minori dove si sarebbero verificati la maggior parte degli episodi al vaglio della magistratura. Di certo la procura vuole andare a fondo della vicenda rimasta a lungo coperta dal segreto istruttorio. Non è escluso, anzi appare piuttosto probabile, che la posizione di don Nello, assistito dall’avvocato Marco Russo, finisca in un non luogo a procedere dal punto di vista giudiziario, nonostante resti la gravità del comportamento del prete e dell’intera struttura diocesana dell’epoca (i fatti risalgono agli anni ’90 per arrivare fino ai primi del duemila)

    Una vicenda di cui molti erano a conoscenza, ma rimasta sepolta nel passato e nell’ omertà.

    Lo stesso don Nello, infatti, ha più volte ribadito agli inquirenti di essersi confidato con i suoi superiori (ma non solo) ai quali ha raccontato le Sue devianze sessuali e soprattutto le sue malefatte. Una pagina sgradevole nella quale è rimasto invischiato anche l’allora vescovo di Savona Dante Lafranconi accusato di favoreggiamento della pedofilia e prosciolto dal reato per prescrizione.

    Non resta quindi che attendere gli sviluppi dell’ ennesima inchiesta condotta dal sostituto Giovanni Battista Ferro.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Abusi sessuali, il Vescovo di Cremona ‘Non sapevo nulla’

    Abusi sessuali, il Vescovo di Cremona ‘Non sapevo nulla’

    Cremona. Nuovi casi di abusi sessuali sono emersi a Savona, dove monsignor Dante Lafranconi è stato vescovo prima di essere nominato a Cremona. La Procura ligure sta conducendo una seconda inchiesta su due sacerdoti già una volta condannati: il vescovo nega di aver saputo nulla delle loro inclinazioni.

  • Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che in data 11 Luglio 2014 ha provveduto a comunicare la messa in mora nei confronti dei seguenti ministri di culto, diocesi e parrocchie coinvolte nello scandalo pedofilia savonese.

    La messa in mora riguarda il sacerdote pedofilo Nello Giraudo, la Comunità per minori La Lucerna, la parrocchia S. Lorenzo Martire di Orco Feglino, la parrocchia S. Nicolò di Calice Ligure, l’ACR parrocchiale di Calice Ligure, la parrocchia S.S. Annunziata di Spotorno, l’Agesci Savona 7° presso la parrocchia di S. Dalmazio Savona, monsignor Dante Lafranconi e la diocesi di Savona-Noli.

    Non è ancora stata comunicata la messa in mora nei confronti dei comuni liguri che affidarono alla comunità lager della diocesi di Savona-Noli gestita dal Giraudo diversi minori in quanto, nei primi mesi del 2014, altre 6 vittime, non ancora note, si sono presentate spontaneamente all’associazione e agli inquirenti.

    La messa in mora è un atto dovuto che serve a bloccare in sede civile la prescrizione in quanto come l’associazione aveva già annunciato, alcune delle decine di vittime del Giraudo hanno presentato il conto ai responsabili. Questo è potuto accadere grazie alla condanna del Giraudo e grazie al fatto che il tribunale di Savona, applicando i secondo comma dell’articolo 40 del codice di procedura penale, abbia ravvisato e ritenuto responsabile di tutti quegli abusi l’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

    Per quello che riguarda il Lafranconi fu salvato dalla “santa prescrizione” ma ciò nulla toglie al fatto che quelle responsabilità di fatto non solo esistano, ma siano anche state accertate. (Provvedimento Dante Lafranconi Pag 6)

    In data odierna proprio il Lafranconi, che in passato non solo aveva negato i fatti, ma aveva anche accusato pubblicamente sul sito della diocesi di Cremona di “complotto” la magistratura savonese, risponda alle vittime con la lettera che alleghiamo. (Lafranconi lettera vittime Savona)

    In alcuni passaggi il Lafranconi scrive di essere consapevole della gravità del fenomeno della pedofilia, “domanda alla chiesa tutta di restare fedele, come in passato, ad un concreto atteggiamento di ascolto delle situazioni e sopratutto, se necessario, di accoglienza delle persone coinvolte in tale vicenda”.

    Parole ipocrite che scatenano l’ira di coloro che grazie al comportamento criminale e alle omissioni del Lafranconi, non solo si sono trovate insieme alle loro famiglie la vita rovinata, ma che proprio da lui (e neppure dai suoi due successori) non hanno mai ricevuto ne udienza, ne tanto meno alcun appoggio.

    Il Lafranconi continua la sua missiva sottolineando che “sotto l’aspetto specificamente giuridico desidero però aggiungere che non ritengo possano essermi rivolti addebiti di natura civilistica, per cui la sua richiesta non può allo stato essere accolta”.

    Conclude dichiarando che “nell’ambito di una prospettiva cristiana, comunque, assicuro la mia preghiera per quanti avessero subito l’offesa, così come per chi l’avesse provocata”.

    Replichiamo con poche righe alla vergogna contenuta nella sua missiva caro, don Dante, sentendoci per l’ennesima volta offesi e non possiamo fare a meno di notare che in lei non emerge il minimo segno di pentimento, tanto meno di vergogna per ciò che ha saputo produrre nel suo mandato a Savona che lei stesso definisce “cristiano”.

    Siamo felici di essere uomini perbene e non uomini di chiesa come lei e le chiediamo cortesemente di non pregare per noi, ne facciamo volentieri a meno.

    Per quello che invece riguarda la sua opinione sull’aspetto giuridico le ricordiamo che in terra vige la giustizia civile. Potrà comunque, una volta giunto nell’aldilà, fare ricorso utilizzando la legge divina.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO.

    Il servizio sul caso savonese trasmesso da LE IENE

  • Diede del pedofilo al Presidente della Rete L’ABUSO. Patteggia noto architetto savonese.

    Diede del pedofilo al Presidente della Rete L’ABUSO. Patteggia noto architetto savonese.

    Elena Fedi, noto architetto savonese molto vicino agli ambienti della Curia e del Partito Democratico ha patteggiato una sanzione da 700 euro per diffamazione aggravata a danni del Presidente della Rete L’ABUSO Onlus

    L’architetto, nel 2010 commentò sul blog del SECOLO XIX un articolo dal titolo “Pedofilia, accertamenti su altri due sacerdoti” nel quale venivano riportate due segnalazioni riguardanti denunce fatte da Zanardi.

    Nei commenti, la donna, riferendosi al defunto economo della Diocesi di Savona, don Carlo Rebagliati, commentò “… non sarà che sostiene Zanardi proprio perché appartengono alla stessa ‘parrocchia’ ? (gusti sessuali identici) E poi Zanardi che si è ‘sposato’ con un ragazzo molto più giovane, non ha inclinazioni pedofile pure lui? Probabilmente ha iniziato la relazione con il suo compagno quando questi era ancora minorenne” affermazione decisamente falsa oltre che offensiva della reputazione di Zanardi.

    Ad aggravare notevolmente la posizione diffamatoria della donna, il fatto che Zanardi fu vittima di un sacerdote pedofilo, don Nello Giraudo, condannato nel 2012 e proprio ieri rinviato a giudizio per aver minacciato una delle sue vittime, secondo l’ex sacerdote “colpevole” di aver denunciato le molestie da lui subite.

    L’architetto Fedi, difeso dall’avvocato Valeria Baldi, ha patteggiato in sede penale ad una pena base di 1000 € di multa, pena ridotta per il rito a 700€ oltre che al pagamento delle spese processuali.

    Francesco Zanardi, si è costituito parte civile durante il processo ed in questi giorni ha avviato una richiesta di risarcimento per le gravi offese e per il danno subito, annunciando che devolverà l’inetro risarcimento all’associazione Rete L’ABUSO di cui è presidente nonché fondatore.

    L’ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

  • Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    L’INCHIESTA/ Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani e confessore di Formigoni. Don Mauro Inzoli è però anche invischiato in una brutta storia di abusi sessuali….

    Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani in Cl e, a quanto pare, confessore di Formigoni. E invischiato in una brutta vicenda di abusi sessuali su minori. È don Mauro Inzoli, conosciuto anche come “il prete in Mercedes”. Ratzinger l’aveva ridotto allo stato laicale, Bergoglio ha ridotto la pena a una “vita di preghiera e riservatezza”. Ma c’è chi vuole che anche la giustizia vada a fondo. L’associazione Rete l’Abuso Onlus presenta un esposto per ulteriori indagini alla Procura di Cremona e, sulla scia dell’ordinanza del gip di Savona (8 maggio 2012) sul caso Lanfranconi, chiede di accertare le eventuali coperture della curia.

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    IL PRETE IN MERCEDES – La vicenda di Don Mauro Inzoli non è la (purtroppo ricorrente) storia del prete di provincia accusato di abusi sessuali. Don Inzoli è di tutto un altro spessore. Per tre decenni è stato uno dei punti di riferimento di Comunione e Liberazione in Lombardia. Ha fondato il Banco alimentare, che si occupa della raccolta di generi alimentari destinati ai più bisognosi all’interno dei supermercati italiani. Non solo. Inzoli, animatore della onlus cremasca “Fraternità”, pare sia stato per anni il confessore di Roberto Formigoni, un altro che in Cl ha sempre avuto un certo peso. Negli anni si era anche guadagnato l’appellativo di “don Mercedes” per la sua (pare) passione per auto di lusso e ristoranti alla moda.

    LE ACCUSE – Nel 2010 si diffondono delle voci su suoi presunti abusi sessuali a danni di minori. Due anni più tardi, arriva la durissima decisione della Congregazione per la dottina della fede che lo riduce allo stato laicale. Don Inzoli avrebbe dunque dovuto abbandonare lo stato clericale. Ma lui non si rassegna e fa ricorso contro la decisione. E solo poche settimane fa, dopo il passaggio da Ratzinger a Bergoglio, la sua pena è stata commutata in una “vita di preghiera e di umile riservatezza”. Il Vaticano riconosce e ammette la gravità dei suoi (presunti) comportamenti, tanto che spiega nella decisione: n considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale”. Ma allo stesso tempo Don Inzoli potrà mantenere gli abiti sacerdotali.

    L’ESPOSTO – Nel frattempo però la giustizia italiana non ha mai aperto alcun procedimento a carico del prelato. Il sindaco di Crema ha chiesto che venga disposta un’indagine sull’associazione Fraternità, presieduta da Don Inzoli, e l’associazione Rete L’Abuso ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Cremona per chiedere ulteriori approfondimenti di indagine. L’esposto, firmato dal portavoce della Onlus Francesco Zanardi, chiede in particolare di approfondire “perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di comunicare i fatti all’autorità giudiziaria”. La tesi è che i vertici della curia locale fossero a conoscenza dei presunti abusi. Si legge nell’esposto: “C’è stata una condanna dal punto di vista canonico, è verosimile pensare che la Diocesi sapesse, o che almeno oggi sia in possesso di materiale di indagine, lo stesso materiale che ha portato Inzoli alla condanna canonica, tenendo conto tra le altre cose, che il Canone del Codice di Diritto Canonico violato (n. 1720) riguarda gli abusi sessuali su minori”.

    IL NODO DELLE RESPONSABILITA’ – Nell’esposto si chiede anche, qualora emergesse che la diocesi e/o altre strutture responsabili dei minori rimasti vittime, fossero a conoscenza delle tendenze pedofile dell’Inzoli, di valutarne le responsabilità. Come previsto dal secondo comma dell’articolo 40 del Codice Penale che recita “Non evitare un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”. In presenza di un non semplice quadro giudiziario, nell’esposto si fa comunque menzione di un caso di giurisprudenza, vale a dire l’ordinanza del gip del Tribunale di Savona, datata 8 maggio 2012, che pur respingendo un esposto e archiviando la sua posizione per avvenuta prescrizione, riconosce le responsabilità del vescovo Dante Lanfranconi in merito a un’altra vicenda di abusi sessuali. Si legge nell’ordinanza: “La sola preoccupazione dei vertici della Curia era quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti”. È la durissima considerazione del gip di Savona (contenuta nell’ordinanza dell’8 maggio 2012) sulla curia locale”. Anche per questo l’esposto sulla vicenda di Inzoli mira anche a capire se ci sono state responsabilità ai piani più alti. Non solo, sulla scia di una sentenza del Tribunale di Bolzano “si chiede anche in nome delle vittime che si intervenga, facendo intanto luce sui loro nominativi e che si proceda anche nei loro confronti al fine di ottenere un adeguato sostegno psicologico ed un legittimo risarcimento”.

     LEGGI L’ORDINANZA DEL GIP DI SAVONA

    http://www.affaritaliani.it/cronache/don-inzoli150714.html?refresh_ce

  • Don Mauro Inzoli. Un esposto della Rete L’ABUSO chiede alla Procura della Repubblica approfondimenti di indagine

    Don Mauro Inzoli. Un esposto della Rete L’ABUSO chiede alla Procura della Repubblica approfondimenti di indagine

     E’ stato depositato oggi presso la Procura della Repubblica di Cremona un esposto di tre pagine contenente diversi allegati, nel quale l’associazione Rete L’ABUSO Onlus chiede in riferimento al caso di Mauro Inzoli ulteriori approfondimenti di indagine.

    Come si legge dall’esposto, si chiede di approfondire in particolare modo il “perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, né gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di dover comunicare i fatti all’autorità giudiziaria”.

    Si sottolinea che dal momento che c’è stata una condanna dal punto di vista canonico, è verosimile pensare che la Diocesi sapesse, o che almeno oggi sia in possesso di materiale di indagine, lo stesso materiale che ha portato Inzoli alla condanna canonica, tenendo conto tra le altre cose, che il Canone del Codice di Diritto Canonico violato (n. 1720) riguarda gli abusi sessuali su minori.

    Nell’esposto si chiede anche, qualora emergesse che la diocesi e/o altre strutture responsabili dei minori rimasti vittime, fossero a conoscenza delle tendenze pedofile dell’Inzoli, di valutarne le responsabilità. Come previsto dal secondo comma dell’articolo 40 del Codice Penale che recita “Non evitare un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Questo è quanto emerge dalla ordinanza del GIP del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi, ironia della sorte oggi vescovo della vicina Cremona, il quale ha coperto pedofili e non ha fatto nulla per impedire che potessero continuare ad abusare di minori.

    Si chiede anche in nome delle vittime che si intervenga, facendo intanto luce sui loro nominativi e che si proceda anche nei loro confronti al fine di ottenere un adeguato sostegno psicologico ed un legittimo risarcimento.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

    Esposto Rete L’ABUSO Diocesi Crema caso Mauro Inzoli

  • Favoreggiamento pedofilia, papà della vittima in aula conferma le accuse a Don Fusta

    Favoreggiamento pedofilia, papà della vittima in aula conferma le accuse a Don Fusta

    Pietra Ligure. Cambia il testimone, ma non la sostanza delle dichiarazioni. Il processo che vede a giudizio Don Luigi Fusta, l’ex sacerdote della parrocchia pietrese di San Nicolò, accusato di favoreggiamento personale di un pedofilo, è ripreso questa mattina con l’audizione del papà della presunta vittima. L’uomo nella sua deposizione, di fatto, ha confermato quanto aveva riferito nella precedente udienza la moglie.

    Al religioso viene contestato il fatto di aver consigliato alla madre di una presunta vittima di abusi di non sporgere denuncia alle autorità. I fatti presi in esame risalgono al 2006: al centro dell’episodio c’era una ragazzina dodicenne che, secondo l’accusa, venne palpeggiata da un sessantenne loanese, amico della famiglia, che si era detto disponibile a far compagnia alla piccola a letto con l’influenza.

    Il papà della ragazzina ha raccontato della decisione presa con la moglie di chiedere un consiglio al sacerdote: “Ci fidavamo di lui e quindi abbiamo chiesto un appuntamento. Quel giorno lavoravo e quindi mia moglie è andata da sola”. “Tutto quello che riferisco da ora è ciò che mi ha raccontato lei al suo ritorno a casa” ha spiegato l’uomo prima di ripetere le parole della consorte”.

    La donna nella scorsa udienza, a proposito del giorno in cui incontrò Don Fusta, aveva raccontato: “Non ricordo bene il periodo, era gennaio o febbraio, ma andai a parlare con lui perché era parroco a Pietra Ligure. Non sapevo come comportarmi, se denunciare quello che era successo. Vedevo che mia figlia non dormiva più da sola e allora ho deciso di parlare con Don Fusta perché conosceva quella persona. Siamo andati nel suo ufficio in parrocchia ed eravamo solo noi due. Gli ho parlato di mia figlia e lui disse di non fare denuncia, di dirle che farlo è contro la chiesa”.

    “Ricordo che alla fine della nostra chiacchierata mi ha fatto il gesto del ‘ti assolvo’ come se mi fossi confessata, ma per me non era una confessione. Io non gli ho detto il nome di quell’uomo, ma quello della moglie” aveva precisato la mamma della presunta vittima che però non ha dubbi sul fatto che Don Fusta, conoscendo i coniugi, avesse capito di chi si stava parlando.

    Dopo l’audizione del papà della bimba il processo è stato rinviato al prossimo gennaio. Per questa vicenda Don Fusta, inizialmente, era stato assolto dal gup Emilio Fois, ma la sentenza era poi finita in Cassazione e di lì il fascicolo era tornato a Savona dove, in seconda battuta, era arrivato il rinvio il giudizio.

    Olivia Stevanin

    http://www.ivg.it/2014/07/favoreggiamento-pedofilia-papa-della-vittima-aula-conferma-le-accuse-don-fusta/

  • Cuneo, sesso con minori: condannato ex parroco Martin Varkey Parappillil

    Cuneo, sesso con minori: condannato ex parroco Martin Varkey Parappillil

    CUNEO, 27 GIUGNO 2014 – Martin Varkey Parappillil, ex parroco di Maruzzano e Marsaglia, in provincia di Cuneo, e di Mallare, in provincia di Savona, è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione con l’accusa di aver compiuto atti sessuali con minorenni.

    Il sacerdote era inoltre in possesso di materiale pedopornografico. A confermare la condanna è stata la Corte di Cassazione, anche se in primo grado l’ex parroco era stato condannato a sei anni. La pena è stata infatti ridotta in appello.

    Martin Varkey Parappillil era stato fermato nel mese di Marzo dell’anno 2012 presso l’aeroporto di Milano Malpensa, poco prima di imbarcarsi sul volo aereo che lo avrebbe ricondotto in India.

    Alessia Malachiti

    http://www.infooggi.it/articolo/cuneo-sesso-con-minori-condannato-ex-parroco-martin-varkey-parappillil/67516/