Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Savona

  • Pedofilia: la rabbia delle vittime, ‘report abusi nella Chiesa degli ultimi due anni? Ridicolo’

    Pedofilia: la rabbia delle vittime, ‘report abusi nella Chiesa degli ultimi due anni? Ridicolo’

    La Cei, dopodomani, presenterà a Roma il primo Report sugli abusi sessuali nella Chiesa che si riferisce agli ultimi due anni “dal momento che i Servizi e i Centri sono stati costituiti a seguito delle Linee guida per la tutela dei minori, approvate dai Vescovi italiani nel maggio del 2019”.

    Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso vittima di abusi da parte di un prete pedofilo a Savona, alla vigilia della presentazione dei dati dà voce alla rabbia: “E’ una cosa ridicola – osserva all’Adnkronos- perché, di fronte al panorama internazionale in cui sono state fatte inchieste degli ultimi 70 anni, non è possibile limitarsi agli ultimi due anni.

    Così non si dà nemmeno un riconoscimento umano alle vittime. In più, sotto l’aspetto del Vangelo, è implicito che i Vescovi abbiano rinunciato a dare una risposta alle vittime”.

    Alla conferenza stampa interverranno Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della Cei, mons. Lorenzo Ghizzoni, Presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della CEI, i docenti esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Piacenza; don Gianluca Marchetti, direttore del Servizio tutela minori della Diocesi di Bergamo; Chiara Griffini, referente del Servizio tutela minori della Diocesi di Piacenza.

    “Il presidente della Cei Zuppi – annota Zanardi – non sarà nemmeno presente.

    Ho chiesto l’accredito per la conferenza un paio di giorni fa ma non ho avuto ancora alcuna risposta ma non ci sarà nemmeno Zuppi. E allora che senso avrebbe venire? L’associazione farà una conferenza nei prossimi giorni”.

    Adnkronos

  • Google oscura la mappa sugli abusi sessuali del clero della “Rete l’abuso”.  Violerebbe anti-bullismo e minacce

    Google oscura la mappa sugli abusi sessuali del clero della “Rete l’abuso”. Violerebbe anti-bullismo e minacce

    SAVONA-ADISTA. Il sito dell’associazione “Rete l’abuso”, che si presenta come “associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”, è uno strumento fondamentale per chi, dentro e fuori la Chiesa cattolica, intenda approfondire il fenomeno degli abusi del clero sui minori attraverso un database di nomi, fatti, circostanze costruito sin dal 2010 da una realtà che resta tuttora l’unica in Italia ad occuparsi della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili.

    Strumento tanto più prezioso in un Paese, quale l’Italia, tra i pochi al mondo in cui le istituzioni laiche (cioè governo e parlamento) ed ecclesiastiche non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta pubblica e indipendente su scala nazionale per far luce su un fenomeno ormai chiaramente endemico. All’interno del sito, anche una mappa che ricostruisce i casi recenti di pedofilia nelle oltre 220 diocesi italiane, attualmente più di 360.

    A corredo di questo database, una ricchissima rassegna stampa, con gli articoli su tutti casi di pedofilia clericale, le testimonianze di vittime e sopravvissuti, un contatore con il numero delle denunce, dei casi passati in giudicato, numero e ubicazione delle strutture riservate dove la Conferenza episcopale italiana invia i sacerdoti che hanno commesso reati nonché la mappa delle diocesi considerate non sicure (cioè le diocesi in cui si è verificato almeno un caso di violenza su bambini).

    Ebbene, la mappa che localizzava (attraverso “google maps”), preti condannati e indagati, in Italia e all’estero, e le comunità di recupero dove alcuni di essi sono riparati è stato oscurato nella notte tra il 17 e 18 ottobre scorso: la mappa non è più consultabile perché, come ha denunciato il presidente di Rete l’abuso, Francesco Zanardi, a parere di Google «violerebbe le Norme relative a “molestie bullismo e minacce”».

    Una decisione che ha sorpreso gli animatori del sito perché quello di “Rete l’abuso” – l’unico database italiano degli abusi sessuali del clero – è online da ben 12 anni. Probabilmente, spiegano, qualcuno dei preti segnalati sul database ha chiesto e ottenuto la cancellazione del proprio caso segnalando a Google un presunto stato di pericolo e/o discriminazione. Forse qualcuno che non essendosi potuto appellare al diritto all’oblio per ottenere la cancellazione dal sito degli articoli che lo riguardano, ha trovato il modo di renderne più difficoltoso l’accesso e la consultazione oscurando la mappa che li linkava.

    Da parte sua, “Rete l’abuso” ricorda che in altri Paesi, «per esempio, negli Stati Uniti, sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini.

    Un manifesto a tutela della comunità che si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente».

    Per questo, scrive Zanardi, «Reputiamo grave quanto accaduto arbitrariamente per mano di Google, verosimilmente a seguito di una segnalazione, almeno si presume, per la quale però non vi è stata possibilità di legittima replica, tanto meno di conoscere la natura effettiva del contenzioso, data l’infamante accusa ai sopravvissuti italiani, che nei fatti vedono etichettato il loro diritto costituzionale al reclamo di giustizia (non concesso in Italia) come fosse “Bullismo; molestie; minacce” a chi lo ha stuprato, ed è stato graziato dai vuoti legislativi italiani e dalle continuate omissioni dei Governi». (valerio gigante)

  • ONDA VIOLA:  DA SAVONA IN OGNI CITTÀ  UNA PANCHINA PER LE VITTIME DI ABUSI SESSUALI

    ONDA VIOLA: DA SAVONA IN OGNI CITTÀ UNA PANCHINA PER LE VITTIME DI ABUSI SESSUALI

    Una panchina viola, accanto a quelle rosse per le vittime del femminicidio e a quelle gialle per le vittime di bullismo e cyberbullismo: viola come la conciliazione di opposti e la ricerca di nuovi equilibri, l’armonia di estroversione e interiorità.

    È “Onda viola” il nome della campagna di sensibilizzazione al tema delle violenze sessuali sui minori, sulle donne e sulle persone vulnerabili, che la Rete L’abuso ha avviato a partire dalla “sua” città, Savona, ma che presto si diffonderà in altre realtà urbane del nostro Paese.

    Si tratta della prima iniziativa a livello nazionale che intende mettere sotto i riflettori, con un’iniziativa dalla forte impronta simbolica, un tema che in Italia è ancora tabù e nessuno vuole affrontare: parliamo della pedocriminalità, la cui presenza è sempre più pervasiva in vari contesti: dalle varie realtà associative della società civile, alle famiglie, al cyberspazio, alla Chiesa cattolica.

    Ma parliamo anche di violenze sessuali contro donne e persone in situazione di fragilità, negli stessi contesti e nelle stesse istituzioni, non tutelate dalla legge, gravemente carente su questi versanti.

    L’iniziativa, promossa da Rete l’Abuso con l’adesione di ECA (Ending Alergy Abuse) e Coordinamento #ItalyChurchToo, è stata avviata a Savona con una richiesta di interessamento da parte delle istituzioni cittadine, chiamate a rendersi consapevoli e responsabili dell’attenzione dell’opinione pubblica a questo fenomeno, mentre varie sono le città dove l’iniziativa sta partendo, chiedendo alle amministrazioni locali che anche Roma, Brescia, Palermo o Bologna abbiano la loro panchina viola.

    Ogni cittadino può chiedere al proprio Comune che aderisca alla campagna “Onda viola”, compilando il form disponibile sul sito https://ondaviola.retelabuso.it/

    Istanza panchina comune Savona

  • Il tribunale del Mozambico accusa il sacerdote di aggressione indecente denunciata al vescovo Ornelas

    Il tribunale del Mozambico accusa il sacerdote di aggressione indecente denunciata al vescovo Ornelas

    La giustizia mozambicana accusa di aggressione indecente il sacerdote denunciato come abusatore di minori al vescovo portoghese José Ornelas, nel 2011, ha detto oggi a Lusa una fonte della Procura generale (PGR) di Maputo.

    Luciano Caminotti “era imputato in paternità materiale e in forma consumata del reato di atti osceni” e “il 23 agosto si è aperta l’udienza preliminare, svoltasi il 2 settembre”, precisa la PGR, rispondendo ai quesiti posti da Lusa.

    “In questi termini, sia la Procura della Repubblica che gli imputati attendono la notifica da parte del Tribunale Giudiziario della Provincia di Zambezia – Sezione Investigativa Penale”, in merito allo svolgimento del processo, aggiunge, senza ulteriori precisazioni.

    La PGR non ha risposto ad altre domande, vale a dire se il vescovo Ornelas, che presiede la Conferenza episcopale portoghese, abbia, dal 2011, inoltrato denuncia o partecipato in altro modo al caso.

    Secondo la stessa nota, inviata a Lusa, il caso è iniziato 11 anni fa presso la Procura della Repubblica di Gurué, dove Caminotti gestiva un orfanotrofio.

    “Il suddetto caso è stato inviato alla Procura Provinciale di Zambezia e registrato con il numero 179/2014 della Polizia Penitenziaria, in cui padre Luciano Caminotti è stato rinviato a giudizio per i reati di maltrattamento e atti osceni”, riferisce.

    Nel 2014 “è stata emanata un’ordinanza di astensione dall’accusa per insufficienza di prove”, ordinanza “non approvata” dai superiori: “sono stati disposti nuovi passaggi per nuovi elementi emersi”, indica, senza precisare quali.

    Il contesto ha portato alla riapertura del processo, questa volta con il numero 596/2020 del 15 dicembre 2020 presso la Procura provinciale della Zambezia.

    È in questa sequenza che, il 30 ottobre 2021, padre Caminotti “viene imputato in paternità materiale e nella forma consumata del reato di atti osceni”, portando all’udienza preliminare tenutasi un mese fa, conclude la nota, senza fornire dettagli del processo.

    In Portogallo, il Pubblico Ministero (MP) ha confermato sabato che stava indagando sul vescovo José Ornelas per presunto insabbiamento di abusi sessuali, rivelando che c’era già stata un’indagine con possibili collegamenti a questo caso nel 2011.

    Secondo il quotidiano Público, nel 2011 il vescovo era alla guida dell’Ordine dei Dehoniani quando si è trovato di fronte a un insegnante con presunti casi di abusi sessuali presso l’orfanotrofio Luciano Cominotti in Mozambico – un istituto con 50 bambini, alcuni dei quali stavano seguendo le lezioni una missione gestita da un sacerdote dehoniano, Ilario Verri, dove l’insegnante, João Oliveira, ha ascoltato le testimonianze.

    Lo stesso professore ha ora rivolto una nuova denuncia alla Presidenza della Repubblica portoghese, prendendo di mira José Ornelas, ritenendo che il presule “abbia omesso dalle autorità l’abuso di diversi minori come presidente dell’Ordine dei Dehoniani”.

    Il vescovo ha negato a Público qualsiasi insabbiamento di denunce di abusi sessuali.

    È stato José Ornelas che, alla fine del 2021, ha annunciato la creazione di una commissione indipendente per studiare gli abusi nella Chiesa cattolica in Portogallo, coordinata dallo psichiatra infantile Pedro Strecht e che dovrebbe presentare le conclusioni del suo lavoro nel gennaio del prossimo anno.

    https://www.rtp.pt/noticias/mundo/justica-mocambicana-acusa-de-atentado-ao-pudor-padre-denunciado-ao-bispo-ornelas_n1437177

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2021/05/18/savona-don-ilario-verri-calunnio-il-presidente-della-rete-labuso-e-menti-al-processo/

  • L’Arcivescovo Delpini imbarazza Bergoglio, al suo fianco il protettore dei preti pedofili savonesi (video)

    L’Arcivescovo Delpini imbarazza Bergoglio, al suo fianco il protettore dei preti pedofili savonesi (video)

    L’attacco al Papa che pur sapendo nominò l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, reo confesso di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli.

    Poco più in la, alla sua destra, prima fila in basso monsignor Dante Lafranconi, che protesse almeno due preti pedofili a Savona, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, ai quali permise di aprire due case famiglia per minori.

    Un quadretto che abbiamo creduto essere degno di nota, insieme ai tre ironici punti che secondo Delpini, per la seconda volta, sono motivo della sua mancata nomina a cardinale, che tuttavia vede al suo posto un altro insabbiatore, Oscar Cantoni.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/03/08/gioco-di-specchi/

  • E’ nei seminari che la chiesa deve fare i conti con il suo lato oscuro

    E’ nei seminari che la chiesa deve fare i conti con il suo lato oscuro

    Federica Tourn – Editoriale DOMANI – Un ragazzino di tredici anni scappa dalla finestra del Seminario vescovile di Savona, dove era entrato tre anni prima pieno di entusiasmo all’idea di diventare sacerdote.

    Siamo nel 1968, il grande istituto dove studiano i candidati al presbiterato accoglie ragazzi che vanno dalla prima media alla specializzazione in filosofia e teologia; il rettore è don Andrea Giusto, un prete gioviale e apprezzato dagli studenti. Eppure, qualcosa non va.

    Tornato a casa, Alessandro Nicolick – questo il nome del bambino – è taciturno e nervoso ma non vuole dare spiegazioni. Una volta adolescente comincia a far uso di eroina, diventa tossicodipendente e finisce in carcere, dove si ammala di Aids. «In ospedale, poco prima di morire, mi ha raccontato di essere stato abusato quando era in Seminario da un prefetto di camera, un seminarista più anziano che assisteva i piccoli, Pietro Pinetto», denuncia il fratello Roberto.

    Don Pinetto, morto l’anno scorso di Covid, nel 1972 era stato nominato vice rettore del Seminario vescovile e nel 1981 ne era diventato anche direttore spirituale. Nel 2013, quando era parroco della chiesa di San Michele a Celle Ligure (Savona), viene però denunciato da un ex altro seminarista, che dichiara di essere stato abusato da lui negli anni ’70, ma il procedimento è archiviato perché il fatto è ormai prescritto. Il sacerdote, però, querela per diffamazione e calunnia la presunta vittima, due giornalisti locali e Francesco  Zanardi, presidente della Rete l’Abuso.

    A quel punto, il colpo di scena: viene riaperta l’indagine e spuntano altre testimonianze, «comprese le segnalazioni fatte all’allora vescovo di Savona Franco Sibilla, che non intervenne, e che aprono il vaso di Pandora degli abusi sui minori nella chiesa savonese, più preoccupata di proteggere i responsabili che di evitare nuove vittime», commenta oggi Zanardi.

    La gip Fiorenza Giorgi, infatti, nelle motivazioni del decreto di archiviazione del procedimento per calunnia a don Pinetto pubblicate dal Secolo XIX, evidenzia che le indagini hanno fatto emergere elementi di prova che «confermano gli abusi» nel Seminario e rileva che «la curia si è preoccupata di salvare le apparenze invece di pensare a quei ragazzi che, tra l’altro, rappresentavano il futuro della chiesa stessa».

    Zanardi è il primo che, a partire dal 2010, porta all’attenzione della magistratura i tanti casi di pedofilia che affliggono la diocesi di Savona, a partire da quello di don Nello Giraudo, che lo riguarda in prima persona. Don Giraudo, oggi ridotto allo stato laicale, nel 2012 è stato condannato a un anno e sei mesi di carcere per violenza su minore; molte altre denunce, compresa quella di Zanardi, sono invece cadute in prescrizione.

    Anche un insegnante del Seminario, don Giorgio Barbacini, si rivela un pedofilo: sempre nel 2010 viene infatti condannato in via definitiva a tre anni e sei mesi per violenza aggravata e continuata su un minorenne extracomunitario affidato alla sua custodia – latitante in Svizzera e in Marocco, sarà arrestato cinque anni dopo durante una visita a casa.

    Intanto, Roberto Nicolick non si dà pace. Per arrivare alla verità, chiede alla Procura il sequestro della documentazione scolastica e psicologica redatta dagli insegnanti del Seminario su suo fratello, scrive lettere al vescovo Vittorio Lupi (a capo della diocesi dal 2007 al 2016), lo aspetta addirittura una domenica all’uscita della messa insieme a Zanardi: tutto senza successo. Per tenerlo buono, nel 2013 la diocesi pensa bene di mandargli a casa il vicario generale, don Antonio Ferri, che in sua assenza fa firmare alla madre novantenne una dichiarazione in cui attesta l’estraneità della curia nella triste vicenda del figlio Alessandro. «Un foglio senza valore legale ma che toglieva credibilità alla mia ricerca di giustizia», commenta Nicolick.

    Non è finita qui. Don Pinetto, sempre difeso pubblicamente dalla curia, aveva ricevuto in realtà un’ammonizione dal vescovo, come attesta una lettera del 1° luglio 2016 indirizzata all’autorità giudiziaria e firmata proprio da monsignor Lupi, pubblicata dalla Rete l’Abuso, in cui si dà conto di un decreto emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 29 maggio 2015, segno che un’indagine canonica sul conto dell’ex vice rettore c’era in realtà stata. Nonostante l’ammonizione, Lupi colloca don Pinetto nella parrocchia di San Francesco da Paola, con un oratorio frequentato da oltre duecento bambini. «Allarmati dalle voci sul suo conto, le madri si rivolgono al parroco, che cerca di tranquillizzarle citando proprio il documento estorto tre anni prima alla signora Nicolick», racconta Zanardi. A quel punto, Roberto decide di presentare una denuncia per presunta circonvenzione di incapace contro il vicario, che però non avrà seguito.

    Un clima aspro, come si vede, in cui si vedono le ombre lunghe delle coperture, delle mezze verità, dei raggiri. «Anche se sono emerse soltanto dopo il duemila, le tendenze di don Pinetto in Seminario si erano manifestate sin dagli anni Settanta, quando un ragazzo aveva già detto a due preti della diocesi di aver subito abusi», dice don Giovanni Lupino, oggi rettore della chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Savona. «Anche io scrissi a Pinetto che ad accusarlo erano proprio i suoi “cocchi”, i ragazzi orfani di cui si occupava un po’ troppo – prosegue Lupino – da cappellano in carcere avevo incontrato un ex seminarista, oggi assistente sociale, che mi aveva raccontato che don Pietro lo portava nei bagni e lo toccava con la scusa di insegnargli una corretta igiene intima».

    Storie note nella diocesi ma che, all’interno del clero, soltanto don Lupino, che ha frequentato anche lui il Seminario di Savona negli anni ’60,  ha il coraggio di denunciare. «Sono del’ 52: del mio anno eravamo una quindicina di seminaristi e soltanto io sono diventato sacerdote – racconta – quasi tutti gli altri non hanno più messo un piede in chiesa».

    Cose vecchie, di un’epoca passata? «Oggi non è cambiato niente, nonostante le équipe di psicologi che dovrebbero essere di sostegno agli educatori che vivono a stretto contatto con i ragazzi – dichiara deciso Lupino – è il sistema stesso dei Seminari come luogo della formazione per il clero che non funziona, perché l’obiettivo è sempre quello di produrre sacerdoti».

    Futuri preti sempre più preziosi per la Chiesa se, come testimoniano le statistiche dell’Annuario pontificio 2021, nell’arco di mezzo secolo le nuove vocazioni sono diminuite di oltre il 60% passando dai 6.337 del 1970 ai 2.103 del 2019, con un crollo nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019, in cui la flessione dei seminaristi diocesani in Italia tocca il 28%. Secondo le rilevazioni dell’Ufficio nazionale per la pastorale della vocazioni della Cei, sono 1.804 i seminaristi diocesani che vivono nei 120 seminari maggiori e quasi la metà ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni, mentre diminuiscono i seminari minori, riservati ai ragazzi delle scuole secondarie: in Italia ne restano 72.

    Oggi il Seminario diocesano di Savona non accoglie più studenti: è diventato una casa per ferie di lusso. I problemi, in ogni caso, non hanno riguardato soltanto questa struttura, ma anche molti altri seminari nel nostro paese, dalla Sicilia al Veneto. Nati con il Concilio di Trento, sono fabbriche di preti cresciuti in ambienti totalmente maschili, scollati dalla realtà, come racconta Marco Marzano nel suo libro La casta dei casti, in cui parlare di sesso resta il più grande tabù. «L’educazione in Seminario, con la cultura del silenzio che vige nell’istituzione, produce un terreno fertile per gli abusi», commenta lapidario don Lupino.

    «In Seminario ho visto di tutto – racconta Giuseppe (nome di fantasia) – chi faceva uso di stupefacenti, chi prendeva tranquillanti per tirare avanti, chi usciva regolarmente di notte; il rettore sapeva ma non diceva nulla». Giuseppe ha frequentato sei diversi seminari – a Grosseto, Siena, Fermo, Ancona, Anagni – e dall’ultimo è uscito sei anni fa. Ricorda un clima da caserma, con umiliazioni pubbliche e storielle oscene, organizzato secondo regole ferree: «eravamo sotto pressione, con orari scanditi dagli impegni, e dovevamo chiedere permesso per ogni cosa. Giocavamo a calcio, facevamo tante attività fisiche per sfogare la tensione sessuale, però tutto girava sempre intorno alla questione dell’affettività. Qualcuno è stato scoperto con una ragazza, altri si baciavano in camera e i formatori chiudevano un occhio; poi, naturalmente, c’erano i rapporti fra seminaristi». Giuseppe testimonia che ha compilato decine di test psicologici simili a quelli proposti durante la visita militare: «gli stessi insegnanti non sono formati per capire chi hanno di fronte – continua – se facevo domande su come gestire la sessualità, mi dicevano “affidati alla preghiera”. Dovevamo sublimare. Certo, potevamo parlare con lo psicologo, che però era sotto la pressione dell’équipe, deputata a decidere se potevamo andare avanti o no. Nessuno raccontava le difficoltà, perché tutti volevano diventare preti».

    Giuseppe, alla fine, non ha indossato l’abito talare; molti altri, però, continuano a diventare sacerdoti con “un’educazione cattolica” fondata, come cinquecento anni fa, sul celibato e sull’omertà di un clan di soli maschi.

    Federica Tourn – Editoriale DOMANI

     

  • MILANO; I fratelli don Lucchina e le pericolose leggerezze dell’arcivescovo Delpini

    MILANO; I fratelli don Lucchina e le pericolose leggerezze dell’arcivescovo Delpini

    Una vicenda che ha dell’incredibile riporta alla luce ancora una volta le leggerezze della diocesi Ambrosiana e le recidività del suo arcivescovo, Mario Delpini, promosso tale da papa Francesco dopo aver insabbiato il caso di don Mauro Galli, oggi nascosto nel seminario di Seveso e già condannato in primo grado e in appello dal tribunale italiano, che con molta probabilità vedrà confermata in Cassazione il prossimo 9 giugno la condanna definitiva.

    Un caso che fece molto clamore soprattutto perché malgrado gli insabbiamenti noti in Vaticano, vide papa Francesco nominare Delpini comunque arcivescovo di Milano.

    Ma Delpini ci ricasca, in sprezzo oltre che alla salute dei minori affidati alle sue parrocchie, anche alle direttive di papa Francesco.

    Tutto accade a Milano dove poche settimane fa, a seguito della condanna in primo grado da parte del tribunale diocesano di uno dei due fratelli Lucchina, in questo caso Alberto, la Rete L’ABUSO che è titolare dei procedimenti avviati nei confronti dei due, pubblica la notizia della condanna di Alberto, riportando le dichiarazioni dello stesso tribunale diocesano che nel condannarlo a 5 anni sottolinea al nostro avvocato che il sacerdote che si era autosospeso, è recluso da un anno in un luogo isolato e quindi dovrà scontare solo più 4 anni dei 5 inflitti.

    Pochi giorni dopo la pubblicazione della notizia, diverse segnalazioni dei parrocchiani giungono alla Rete L’ABUSO,qualcuno addirittura ci accusa di mentire sulla vicenda dicendo che don Alberto Lucchina non è affatto sospeso, fa il sacerdote nel quartiere Isola da un anno, insieme al fratello Maurizio.

    Ma i poveri parrocchiani non sanno che anche il fratello di Alberto, Maurizio è stato denunciato per violenza sessuale, quest’altro però non a danno di minori, ma di una donna maggiorenne, con disabilità.

    Naturalmente nella sede operativa della Rete L’ABUSO a Savona lo sesso Presidente Zanardi è incredulo alle segnalazioni che in poche ore diventano parecchie e non si spiega, soprattutto perché in un periodo dove la CEI che è alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente sta vantando l’efficienza degli sportelli diocesani, che qualcuno possa avere azzardato una simile idiozia e ordina al distaccamento operativo di Milano un’immediata verifica delle segnalazioni.

    Passeranno meno di 24 ore per accertare che le segnalazioni sono più che fondate. Immediatamente la sede operativa di Savona informerà sollecitamente la Procura Penale e quella minorile di Milano, continuando a presidiare le due parrocchie e scoprendo un terzo parroco don Aurelio, in realtà il titolare delle due parrocchie dove i Lucchina sono nascosti dalla Diocesi.

    E qui l’ultima delle drammatiche scoperte, lo scorso lunedì in una riunione con i parrocchiani si viene a conoscenza che i due fratelli sacerdoti stanno organizzando l’oratorio estivo, ad uno saranno assegnati i ragazzi delle medie, all’altro i più piccini.

    Zanardi

  • Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    LE MONDE – La legge del silenzio che pesa in Italia sulla pedocriminalità nel clero comincia a essere seriamente contestata. Mentre la Conferenza Episcopale Italiana tiene un’assemblea dal 23 al 27 maggio durante la quale si discuterà della sua politica in materia e si nomina il nuovo presidente, un libro accusatorio, in uscita il 26 maggio, cerca di spiegare perché la Penisola italiana è una degli ultimi Paesi occidentali dove la Chiesa cattolica si oppone con successo a qualsiasi tentativo di approfondire questo fenomeno.

    “Questo libro mira a costringerli a fare questa indagine”, ha detto a Le Monde una delle sue autrici, la storica e giornalista Lucetta Scaraffia.

    Intitolato Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia (“Agnus Dei. Abuso sessuale nel clero in Italia”, Solferino, 224 pagine, non tradotto), scritto da Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, l’opera trasse parte della sua materia prima nel archivi accumulati da Francesco Zanardi.

    Aggredito nella sua infanzia da un prete, questo uomo di 51 anni raccoglie da dodici anni informazioni sparse trovate sulla stampa. Molto solo, per molto tempo, a svolgere questo lavoro, questo abitante di Savona (Liguria), nei pressi di Genova, finì per diventare destinatario di informazioni inviategli da altre vittime, o dai loro familiari, che avevano subito la respinte dalla gerarchia cattolica. Questi dati sono online, in blocco, sul sito della sua associazione, Rete L’Abuso.

    Lucetta Scaraffia si è immersa in questi caotici frammenti di drammi e vite spezzate per cercare di raccontare queste storie e spiegare perché l’omerta persiste in Italia più che altrove. Questa cattolica non è alla sua prima puntura nella Chiesa.

    Nel febbraio 2019, quando dirigeva il mensile femminile Osservatore Romano, quotidiano ufficiale vaticano, pubblicava un’inchiesta in cui denunciava le violenze sessuali inflitte dai sacerdoti alle suore. Rimane inesauribile su questo argomento, che considera ancora più nascosto, nel suo Paese, della criminalità minorile. Con questi due scandali, dice, «la Chiesa è seduta su un vulcano».

    Gli autori contano, nell’archivio di Francesco Zanardi, “circa 320” sacerdoti interessati, “di cui 159 condannati in via definitiva”. Notano che molte procedure vengono interrotte poco dopo la conclusione, da parte delle diocesi, di un’operazione con le famiglie colpite, spesso con mezzi modesti. In cambio di un risarcimento da 15.000 a 25.000 euro, la maggior parte delle vittime accetta di ritirare la denuncia. Dal canto loro, le diocesi conservano i servizi di rispettabili avvocati i cui nomi compaiono in diversi casi.

    Modelli noti

    Troviamo, nel libro, modelli che ora sono ben noti per essere stati identificati e supportati in altri paesi. I minori vittime dell’aggressione sono in primis molto poveri, provenienti da famiglie aiutate dalla parrocchia dell’aggressore, e quindi dipendenti da lui; in un Paese in cui la Chiesa mantiene un grande peso economico e svolge la maggior parte dei compiti caritativi, queste situazioni sono particolarmente diffuse.

    La maggior parte dei sacerdoti presi di mira dalle accuse vengono spostati o inviati temporaneamente negli istituti specializzati per chierici in difficoltà di cui dispone la Chiesa italiana. Più che pedofili in senso patologico, sono “predatori” che scelgono le loro prede, ragazze o ragazzi, in base alla loro accessibilità. “Sono gender fluid”, schernisce Lucetta Scaraffia, utilizzando di proposito un’idea a cui la Chiesa si oppone. E quando un caso in pieno giorno si fa di tutto per stabilire l’idea di atti isolati. “Io stesso sono stato vittima di uno stupro e la mia storia è stata spesso raccontata come un caso individuale, ma il prete che ho accusato ha avuto almeno quaranta vittime! », spiega Francesco Zanardi.

    Il libro descrive sette storie per illustrare la situazione italiana. “Nessuno di questi casi è stato preso sul serio dalla gerarchia ecclesiastica mentre l’aggressore continuava, per così dire, a commettere i suoi crimini, notano gli autori. In tutti questi casi è stato necessario un intervento esterno affinché, finalmente, la gerarchia ecclesiastica prendesse in mano la situazione, seppur timidamente e in modo inadeguato. »

    «Questo non è un libro contro la Chiesa», insiste Franca Giansoldati, una degli autori, giornalista del Messaggero, principale quotidiano romano. Mira a far riflettere l’opinione pubblica, a cambiare mentalità in modo che le persone possano ancora una volta avere fiducia nell’istituzione. Ma per questo, abbiamo bisogno di un’indagine indipendente. Qui sta la principale resistenza della gerarchia cattolica italiana, che continua a favorire le procedure interne, a rischio di essere accusata di voler “soffocare” gli scandali.

    La liberazione dell’Agnus Dei spingerà la Chiesa a fare un passo in questa direzione? Sempre più osservatori sembrano essere conquistati da questa idea, anche se gli ostacoli restano notevoli. Infatti, se anche la società italiana si sta secolarizzando a pieno ritmo, la Chiesa gode ancora di una posizione di notevole potere nel Paese, tanto che pochi leader politici osano affrontare questo tema esplosivo. “In cinque anni solo un parlamentare ha fatto domande”, testimonia Franca Giansoldati.

    La stessa giustizia non sembra avere fretta di occuparsi di questi casi. Inoltre, il concordato con l’Italia prevede espressamente che “gli ecclesiastici non sono tenuti a fornire ai magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o cose di cui sono a conoscenza in virtù del loro ministero”. Ciò impedisce o rallenta molte procedure. La stampa, infine, non è esente da rimproveri. “I vaticanisti italiani non vogliono parlare di abusi”, sottolinea Lucetta Scaraffia, sottolineando il peso in redazione di questi specialisti in questioni religiose che soprattutto non vogliono offendere la gerarchia cattolica. Quindi, confida, se il signor Zanardi l’ha contattata, è stato “perché non si fida degli altri giornalisti”.

    In effetti, i pochi casi che arrivano al processo sono il più delle volte trattati come notizie isolate e confinate a pagine locali. “Ricordo questo caso di stupro che coinvolse don Ruggero Conti, sacerdote della diocesi di Fiumicino, nel 2010. Il vescovo era venuto a testimoniare, eravamo a 30 chilometri dal Vaticano… In tribunale c’era tutta la stampa internazionale e, su da parte italiana, eravamo pochi giornalisti di agenzia. Il sacerdote è stato condannato a quindici anni di reclusione, ma la vicenda ha interessato più il New York Times che la stampa nazionale», racconta il giornalista Iacopo Scaramuzzi, autore di numerose opere sull’argomento, tra cui un saggio, Il sesso degli angeli (Edizioni dell’ Asino, 2022, non tradotto), e un podcast da pubblicare sul media online Il Post (con Alvise Armellini).

    Al di là di queste iniziative, e anche se questi approcci rimangono molto minoritari, i cattolici che vogliono fare luce iniziano a organizzarsi. Collettivi come Donne per la Chiesa o Noi siamo Chiesa hanno creato un coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica con la parola chiave #Italychurchtoo. La Conferenza episcopale deve decidere la prossima settimana sulla lotta a queste violenze. A gennaio, dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione Sauvé sulla criminalità minorile in Francia, essa escludeva ancora un’indagine simile sulla sola Chiesa cattolica. Resta da vedere per quanto ancora riuscirà a prevenirlo.

    le monde Cécile Chaambraud e Jérôme Gautheret – Roma – inviato speciale, corrispondente

  • La Chiesa cattolica italiana al bivio sulle indagini sugli abusi sessuali

    La Chiesa cattolica italiana al bivio sulle indagini sugli abusi sessuali

    Di  – SAVONA, 19 mag. (Reuters) – Francesco Zanardi ha passato gli ultimi 12 anni a documentare abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici in Italia, colmando un vuoto che secondo lui è causato dal rifiuto della Chiesa del Paese finora di avviare un’indagine importante .

    Quando i vescovi italiani si incontreranno la prossima settimana per eleggere un nuovo presidente, Zanardi spera di vedere l’inizio di una resa dei conti attesa da tempo per la Chiesa, i cui leader discuteranno se commissionare un’indagine indipendente sugli abusi simili a quelli condotti in Francia e Germania. leggi di più

    Dal suo appartamento nel centro di Savona, nel nord Italia, Zanardi, 51 anni, gestisce Rete l’Abuso, che possiede uno dei più grandi archivi digitali sugli abusi sessuali d’ufficio nel Paese.

    Trascorre gran parte del suo tempo a cercare documenti giudiziari, rintracciare dove si trovano i sospetti abusatori, parlare con avvocati che lo aiutano con i casi e controllare i suggerimenti delle vittime.

    “Il filo conduttore che ho trovato tra le vittime è che non vogliono che succeda ad altri perché solo una vittima sa cosa ti fa dentro, anche se fuori sorride e sembra normale”, ha detto Zanardi.

    A febbraio, Zanardi e altri otto gruppi hanno formato un consorzio chiamato “Oltre il grande silenzio” e hanno lanciato l’hashtag #ItalyChurchToo per fare pressione sulla Chiesa italiana affinché accettasse un’indagine imparziale.

    La scelta del suo prossimo presidente per un mandato di cinque anni è cruciale perché i vescovi sono divisi sul fatto che un’eventuale indagine su vasta scala debba essere interna, utilizzando risorse esistenti come i comitati diocesani contro gli abusi, o da un gruppo esterno, potenzialmente composto da accademici , avvocati ed esperti di abusi.

    Sono anche divisi sul fatto che debba essere limitato al recente passato o tornare indietro di decenni.

    Un portavoce della Conferenza episcopale italiana ha detto che discuteranno su come procedere quando si incontreranno.

    La crisi mondiale degli abusi sessuali ha causato alla Chiesa cattolica romana un danno enorme alla sua credibilità ed è costata centinaia di milioni di dollari in insediamenti, con alcune diocesi che hanno dichiarato bancarotta.

    La Chiesa italiana, come gruppo, non ha emesso scuse formali e radicali per gli abusi, sebbene i singoli vescovi lo abbiano fatto.

    GIOVANI IN DIFFICOLTÀ

    I gruppi di vittime affermano che per decenni la Chiesa italiana ha affrontato abusi come la maggior parte delle altre Chiese nazionali, trasportando preti predatori da una parrocchia all’altra, riponendo fiducia in una terapia psicologica di dubbi effetti, screditando la vittima e usando il suo potere con le autorità civili per mettere a tacere le cose.

    In un caso, circa 20 anni fa, un vescovo inviò al Vaticano una lettera e un dossier su Nello Giraudo, allora sacerdote accusato di aver molestato adolescenti in un campo e in una casa per minori in difficoltà. Lui e il suo avvocato hanno negato tutte le accuse contro di lui.

    Nella lettera, vista dalla Reuters insieme ad altra corrispondenza e atti processuali, il vescovo ha detto che cercherà “per quanto possibile” di assicurarsi che il sacerdote non abbia più contatti con bambini e adolescenti.

    Ma circa due mesi dopo, il vescovo nominò Giraudo a dirigere una parrocchia in un’altra zona. Gli furono affidati i compiti di celebrare la Messa, visitare i malati, visitare le famiglie e insegnare la religione agli adulti. Ma la lettera di incarico non menzionava il fatto di stare lontano dai bambini.

    Una nota interna diocesana scritta più o meno nello stesso periodo diceva che c’erano sospetti che Giraudo risalisse a più di due decenni fa.

    Il sacerdote è stato sottoposto a terapia psicologica. Un’altra lettera rivelava di aver confidato le sue “tendenze pedofile” a un confratello. Nonostante tutti gli avvertimenti non è stato svincolato.

    Ha lasciato il sacerdozio nel 2010 e nel 2012 un tribunale lo ha condannato a un anno con la sospensione della pena in un patteggiamento per l’accusa di aver molestato un ragazzo di 17 anni in un campo nel 2005.

    Giraudo ha rifiutato di parlare con un giornalista della Reuters che si è avvicinato a lui fuori dalla sua casa di Savona per discutere le accuse contro di lui.

    Zanardi ha detto di essere stato abusato da Giraudo quando aveva 12 anni e in seguito è caduto in anni di depressione e abuso di droghe.

    MIGLIORI INTENZIONI

    Vittime come Zanardi affermano che ci sono centinaia di casi in cui le autorità della Chiesa non sono intervenute, hanno insabbiato o hanno agito troppo tardi per impedire che gli abusi si ripetessero.

    Dicono che un’indagine completa sarebbe un atto di purificazione per la Chiesa in Italia, che storicamente ha avuto un grande potere sulla vita ed è stata considerata intoccabile.

    Padre Hans Zollner, tedesco che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, da anni sollecita la Chiesa italiana ad accettare un rapporto indipendente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto Zollner.

    I fautori di un’indagine interna affermano che la Chiesa ha le risorse, rilevando che circa il 62% delle 226 diocesi italiane ha istituito “centri di ascolto” dove le vittime e altri possono registrare denunce di abusi, passati o presenti.

    I vescovi, riuniti per cinque giorni a porte chiuse in un albergo fuori Roma, voteranno tre candidati alla presidenza della conferenza e li proporranno a papa Francesco di sceglierne uno tra di loro.

    Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa cattolica mondiale di affrontare casi di abusi sessuali e ha affermato che deve rendersi una “casa sicura per tutti”.

    Il mese scorso, ha chiesto un audit annuale per valutare come le Chiese cattoliche nazionali stessero attuando misure per proteggere i bambini dagli abusi sessuali del clero.

    Nel 2019 Francesco ha emesso una direttiva papale che ordina a ciascuna diocesi del mondo di istituire “sistemi pubblici, stabili e facilmente accessibili per la presentazione” delle denunce di abusi sessuali.

    Alcuni paesi, come gli Stati Uniti, hanno stabilito procedure anche prima della direttiva, ma altri sono stati lenti a conformarsi.

    Zanardi dice che non gli importa chi viene eletto presidente della conferenza episcopale “purché faccia un minimo di quanto fatto all’estero”.

    https://www.reuters.com/world/europe/italys-catholic-church-crossroads-over-sexual-abuse-investigation-2022-05-19/

  • I vescovi italiani lottano contro gli abusi

    I vescovi italiani lottano contro gli abusi

    Francesco Zanardi aveva undici anni quando tutto ebbe inizio. Quando fu maltrattato per la prima volta da un prete della sua città natale, Savona. L’abuso è continuato per quattro anni. Nel 1985 lo spettro era finito. Successivamente, Zanardi è stato temporaneamente dipendente dalla droga. Il risultato del suo trauma, dice.

    Solo anni dopo è riuscito ad affrontare il suo passato: con “Rete l’abuso” ha fondato una rete di persone colpite che vuole attirare l’attenzione sugli abusi nella Chiesa italiana. Perché c’è “un problema abbastanza grosso” in questo senso, Zanardi si lamenta: “Perché è come se il problema non esistesse affatto: la stampa non ne parla, la televisione non lo riporta da anni, soprattutto la stato uno”.

    320 sacerdoti italiani imputati o condannati

    Zanardi e colleghi elencano 320 sacerdoti italiani che sono stati condannati per abusi sui minori o che sono attualmente indagati sul sito di Rete l’abuso – con i loro nomi e spesso con una foto. Ma questa è solo una piccola parte, crede Zanardi. La maggior parte delle vittime non voleva parlare, dice, perché temeva di non essere ascoltata, che gli sarebbe stato chiesto perché ci sono voluti anni prima che ne venisse fuori.

    Hans Zollner ritiene inoltre possibile che il numero di casi di abuso non denunciati in Italia sia elevato . Il sacerdote gesuita della diocesi di Ratisbona dirige il centro di protezione dell’infanzia “Istituto di Antropologia” presso la Pontificia Università Gregoriana. Nel complesso, tuttavia, l’Italia è “molto indietro quando si tratta di affrontare gli abusi in un’ampia varietà di settori, non solo nella chiesa”.

    La magistratura italiana scoraggia le persone colpite

    Dal punto di vista di Zollner le ragioni sono diverse: gli italiani, per esempio, non volevano fare brutta figura, non volevano fare brutta figura. Pertanto, la società tende a nascondere tali incidenti.

    Anche il sistema giudiziario in Italia non rende facile per le vittime testimoniare in un ambiente protetto, i processi richiedono molto tempo e questo scoraggia le persone colpite. Inoltre, a nessuno interessa parlare di violenza sessualizzata. L’argomento è stato brevemente nei media, ma è scomparso di nuovo dopo pochi giorni, afferma Zollner.

    Francesco Grana è uno di quelli che vogliono continuare a portare l’argomento sui media italiani. Il giornalista è un esperto vaticano del quotidiano “Il fatto quotidiano”, per il quale scrive anche di abusi ecclesiastici. Tuttavia: “Nei pochi casi di abusi sui minori che sono stati sui media, si è sempre trattato di preti. Quindi non c’è mai stato un arcivescovo o cardinale pedofilo”, dice Grana.

    Scandalo abusi italiani come a Ettal o al Collegio Canisius

    Anche i genitori italiani sono poco sensibili all’argomento, anche se c’è anche un caso in Italia che ricorda i grandi scandali di abusi tedeschi come quello di Ettal o del Collegio Canisius: in un istituto per sordomuti a Verona, bambini e giovani detenuti da preti pedofili da anni subiscono abusi. “Si è scoperto che molti di questi sacerdoti sono stati trasferiti in Argentina con la conoscenza della Chiesa e anche di questo istituto”, racconta Grana. “Là fondarono istituti simili, dove continuarono a insegnare ai bambini sordi”.

    Uno degli autori è stato condannato in Argentina. Secondo la legge italiana, le aggressioni più note in Italia sono prescritte. Ma ci sono anche casi di abusi più recenti, dice Zanardi. Fondamentalmente si lamenta che la Chiesa non affronta davvero il problema, né la Conferenza episcopale italiana né il Vaticano.

    Causa prete pedofilo: “Ratzinger non ha mai risposto”

    Secondo Zanardi, questo vale anche per Joseph Ratzinger durante il suo incarico di capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (1981-2005). Secondo Zanardi, Ratzinger è stato informato nel 2003 dal cardinale Domenico Calcagno, allora vescovo di Savona, del sacerdote che aveva abusato di Zanardi. “Calcagno ha scritto a Ratzinger: abbiamo questo prete pedofilo, cosa dobbiamo fare? Ratzinger non ha mai risposto al vescovo”.

    Il sacerdote, che lo ha abusato negli anni ’80, ha abusato di nuovo di un ragazzo nel 2005. Dopotutto, è stato condannato per questo.

    Mancanza di personale nell’autorità vaticana responsabile

    Zollner del centro per la protezione dell’infanzia conferma anche che le cose non vanno sempre lisce quando si denunciano casi di abuso: “Fino a circa cinque anni fa, l’autorità competente presso l’ex cosiddetta Congregazione per la Dottrina della Fede aveva pochissime persone . E non potevano davvero rispondere a tutte le lettere a causa del carico di lavoro e non potevano nemmeno tenere informate le persone”. Ora c’è un po’ più di personale, oltre a tentativi di strutturare meglio il lavoro.

    Ma resta la domanda su cosa stia facendo la Conferenza episcopale italiana per prevenire e affrontare gli abusi in Italia. L’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, che alla Conferenza episcopale è responsabile della protezione dei minori, afferma di essere impegnata da diversi anni per una maggiore prevenzione. Fa riferimento a nuove linee guida per trattare con autori e vittime, che mettono al centro il benessere delle vittime. Inoltre, nelle diocesi è stata istituita una rete di referenti.

    I vescovi italiani voteranno sulla rivalutazione a fine maggio

    In un’assemblea generale di fine maggio, la conferenza episcopale vuole decidere se ci debbano essere inchieste anche sui casi di abuso del passato: in un primo momento, si vuole guardare agli ultimi due anni, per poi tornare più indietro nel tempo – fino agli anni ’60. Sono previsti questionari per le diocesi, da valutare accademicamente. “Per rendere la nostra indagine trasparente e scientifica”, dice Ghizzoni.

    Tuttavia, non è ancora chiaro se i vescovi siano davvero favorevoli a un’indagine. Secondo il giornalista vaticano Francesco Grana, la proposta era già stata presentata all’Assemblea Generale lo scorso novembre ed è stata respinta.