Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Sciacca

  • Dieci suore «suicide» per salvare un vescovo La Curia smentisce

    Dieci suore «suicide» per salvare un vescovo La Curia smentisce

    Il sacrificio di dieci monache di clausura in cambio della guarigione del vescovo. Accadeva poco più di cinquant’anni fa in Sicilia. Ruota attorno a questa sconvolgente rivelazione il nuovo libro di Andrea Camilleri (Le pecore e il pastore, Sellerio, pagg. 127, euro 10)uscito ieri. E già si scatenano le polemiche. La Curia di Agrigento ha smentito lo scrittore, bollando la vicenda come «falsa».

    La storia raccontata da Camilleri è questa: alle 19,45 del 9 luglio 1945, nel bosco di Santo Stefano di Quisquina, due fucilate feriscono Giovanni Battista Peruzzo, vescovo di Agrigento. Peruzzo fu tra la vita e la morte per una settimana per quell’attentato architettato, probabilmente, dagli sgherri di qualche feudatario arrabbiato col «vescovo dei contadini» che appoggiava la rivendicazione di terre da parte dei poveri coltivatori agrigentini. Anche se l’inchiesta ufficiale attribuì il fattaccio a faide interne al monastero, in un certo periodo popolato da fraticelli, più avvezzi al coltello anziché alla preghiera, che Peruzzo aveva cacciato attirandosi non poche inimicizie. Il processo si concluse con la condanna a pochi anni di carcere di un solo imputato, Onofrio Di Salvo, che confermò la ricostruzione «ufficiale» che l’ispettore generale di pubblica sicurezza aveva servito ai giudici di Sciacca.

    Ma torniamo alla storia. Quando si sparse la notizia del ferimento del vescovo, a pochi chilometri di distanza, sempre nella stessa provincia, nel convento di Palma di Montechiaro (edificato dagli avi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, aristocratici di quelle terre) alcune religiose, oltre che recitare il rosario invocando la salvezza del loro vescovo, progettarono uno sconvolgente patto. «Offrirono a Dio la vita» delle dieci monache più giovani in cambio del pieno ristabilimento di Peruzzo. Le ragazze con la tonaca si lasciarono morire digiunando e il vescovo guarì, ma per lungo tempo restando all’oscuro di quanto avevano fatto le sue pecorelle di Palma.

    Una storia fino a ora sconosciuta e di cui Camilleri viene a conoscenza per caso, inciampando in una nota a fondo pagina di un biografia di Peruzzo. Una microscopica notizia riporta una lettera (trovata nell’archivio personale di Peruzzo) dell’allora abbadessa del convento, suor Enrichetta Fanara, che undici anni dopo il ferimento di Peruzzo, il 16 agosto 1956, sente il dovere di confessargli i fatti: «Non sarebbe il caso di dirglielo, ma glielo diciamo per fargli ubbidienza. Quando V. E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunità offrì la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. Il Signore accettò l’offerta e il cambio: dieci monache, le più giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore».

    L’autore del famoso commissario Montalbano racconta che «alla lettura di queste parole, feci letteralmente un salto dalla seggia, provando uno sgomento quasi certamente uguale a quello provato dalla diocesi agrigentina alla notizia dell’attentato». E alla fine, come preso da un senso di sgomento confessa: «Non riesco a tirare nessuna conclusione da questa vicenda, né per me né per i miei lettori». Una nota della Curia di Agrigento spiega invece: «Per capire certe parole come “offrire la vita“ bisogna entrare in una logica cristiana altrimenti si sbaglia il bersaglio.

    La morte delle suore è avvenuta per cause naturali come la malattia, la tisi o altro. Rimane però l’atto di fede che fa offrire la propria sofferenza o il proprio morire per unirlo all’offerta di Cristo sulla croce».

  • Morto Bruno Zanin, il Titta di Amarcord di Federico Fellini

    Morto Bruno Zanin, il Titta di Amarcord di Federico Fellini

    Addio a Bruno Zanin, il celebre Titta Biondi protagonista del film Amarcord di Federico Fellini. Aveva 73 anni. Attore, reporter di guerra e attivista umanitario, da più di dieci anni viveva in una baita tra i boschi a Vanzone con San Carlo, nella provincia piemontese del Verbanio-Cusio-Ossola. A dare la notizia della scomparsa è stato il Comune di Vigonovo, in provincia di Venezia, dove Zanin era nato il 9 aprile 1951. “Ricordiamo Bruno Zanin, un artista vigonovese che ha declinato la sua sensibilità in diverse arti comunicative con passione e singolare spontaneità. Espressivo e profondo sia nel ruolo di attore che di conduttore”, ha dichiarato Luca Martello, sindaco della città. “Desideriamo sottolineare il suo impegno umanitario come tratto di una vita vissuta nella ricerca di una soddisfazione umana che non si è esaurita nell’ambizione della fama”.

     

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    ATTORE PER CASO E CORRISPONDENTE DI GUERRA

    Capitato per caso a Cinecittà nel 1973 per accompagnare un amico che doveva fare la comparsa, Bruno Zanin era stato notato e scelto da Federico Fellini per interpretare Titta Biondi, il protagonista di Amarcord, che nel 1975 avrebbe vinto il premio Oscar per il Miglior film straniero.

    In seguito, prima Luca Ronconi e poi Giorgio Strehler l’hanno scelto per interpretare opere di Carlo Goldoni, e da allora in teatro ha lavorato anche con Marco Sciaccaluga, Gianfrando De Bosio, Sandro Sequi e Alfredo Arias. Al cinema ha invece recitato nei film Un uomo, una città (1974) di Romolo Guerrieri, La prova d’amore (1974) di Tiziano Longo, La prima volta, sull’erba (1975) di Gianluigi Calderone, La polizia ha le mani legate (1975) di Luciano Ercoli, La padrona è servita (1976) di Mario Lanfranchi, L’Agnese va a morire (1976) di Giuliano Montaldo, La borgata dei sogni (1978) di Daniele Pettinari e Il buon soldato (1982) di Franco Brusati.

    Ha poi preso parte a diversi sceneggiati televisivi della Rai, ma nel 1992 Zanin ha abbandonato il mondo dello spettacolo. È stato per tre anni in Bosnia ed Erzegovina come corrispondente di guerra per Radio Vaticana, e contemporaneamente responsabile della ong Emmaus Internazionale dell’Abbé Pierre. Ha scritto anche articoli e reportage per il Corriere della Sera, Famiglia cristiana e Der Spiegel. Ritornato in Italia al termine della guerra civile nella ex Jugoslavia, si è invece dedicato alla scrittura e nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo a carattere autobiografico, Nessuno dovrà saperlo.

    https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2024/07/09/morto-bruno-zanin-amarcord

  • Sciacca, “Fece sesso con minori”, condanna definitiva per ex sacerdote

    Sciacca, “Fece sesso con minori”, condanna definitiva per ex sacerdote

    La Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso deglla difesa di Davide Mordino, 47 anni, e parroco della Basilica di San Calogero a Sciacca.

    L’uomo era stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione per atti sessuali su minori. Modino era stato arrestato nel luglio del 2012 ed era finito prima in carcere e poi ai domiciliari.

    Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe compiuto atti sessuali con due minori, mentre avrebbe tentato un approccio anche con altri due ragazzini, senza riuscirvi.

    L’ex sacerdote si è sempre difeso dicendo di essere vittima di un complotto.

  • SCIACCA – “Sesso con minori, ex prete da condannare”

    SCIACCA – “Sesso con minori, ex prete da condannare”

    Per l’ex frate, accusato di atti sessuali con minori e condannato dal tribunale di Sciacca a 9 anni e 8 mesi di reclusione, il sostituto procuratore generale della corte di appello di Palermo, Ettore Costanzo, ha chiesto la conferma della pena. Il processo prosegue dopo l’estate, il 21 settembre, con la discussione della parte civile e poi dei legali di  Davide Mordino. I giudici entreranno in camera di consiglio per la decisione.

    Mordino, che oggi ha 45 anni, era stato accusato di atti sessuali commessi in particolare con quattro minori, di aver tentato di commetterne con altri due, di avere indotto alcuni ragazzi a posare nudi per delle fotografie e di avere anche chiesto prestazioni sessuali in cambio della promessa di farli partecipare al programma televisivo “Amici” di Maria De Filippi.

    Davide Mordino era finito in manette nel luglio del 2012 dopo la denuncia presentata da alcune delle presunte vittime, che avevano raccontato che il prete aveva chiesto loro di sottoporsi a un fantomatico “test sulla sensibilità corporea”, fatto a cui poi sarebbero seguiti i presunti abusi. Mordino si è sempre dichiarato innocente, affermando di esser stato vittima di un complotto, spiegando sin dal primo interrogatorio che chiunque, tra i frequentatori della parrocchia, quando lui era parroco a San Calogero, aveva la possibilità di accedere ai computer e perfino al suo telefonino, dispositivi dove è stato rinvenuto materiale utilizzato al processo.

  • Violenza sessuale su minori: il caso dell’ex parroco di Sciacca finisce in Cassazione

    Violenza sessuale su minori: il caso dell’ex parroco di Sciacca finisce in Cassazione

    Finisce in Cassazione il “caso” dell’ex parroco della basilica San Calogero di Sciacca accusato di violenza sessuale su minori.

    L’uomo, come si ricorderà, era già stato condannato in primo grado ed in appello a 9 anni e 8 mesi di reclusione. Una accusa che però Mordino ha sempre negato ritenendosi complice di un complotto per farlo andare via da Sciacca. La Suprema Corte, così come riportato oggi dal quotidiano “Giornale di Sicilia”, è chiamata in causa dopo il ricorso contro le sentenze di condanna avanzato dai legali difensori dell’ex parroco.

    Come si ricorderà, l’ex sacerdote era stato accusato di abusi sessuali su minori. In primo grado, Immordino fu condannato ad 9 anni e 8 mesi; condanna che fu poi confermata in Appello.

    Violenza sessuale su minori: il caso dell’ex parroco di Sciacca finisce in Cassazione

  • “Abusi sessuali su minori”, la Cassazione non decide sull’ex prete

    “Abusi sessuali su minori”, la Cassazione non decide sull’ex prete

    Rimesso tutto alle sezioni unite penali della Suprema Corte. Davide Mordino è stato condannato, in primo grado e in appello, a 9 anni e 8 mesi di reclusione

    La terza sezione della Cassazione non decide su Davide Mordino, l’ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca, di 46 anni, condannato in primo grado e in appello a 9 anni e 8 mesi di reclusione, accusato di atti sessuali con minori, e rimette tutto alle sezioni unite penali della Suprema Corte. Lo riporta oggi il Giornale di Sicilia. Il ricorso contro la sentenza di condanna è stato presentato dalla difesa di Mordino, rappresentata dagli avvocati Antonino Agnello e Giovanni Aricò, i quali hanno eccepito la nullità della fase delle indagini preliminari e il giudizio di primo grado oltre a vizi di motivazione della sentenza della Corte di Appello di Palermo. Mordino si trova ai domiciliari. Adesso l’ordinanza della terza sezione sarà depositata alle sezioni unite della Cassazione che dovranno fissare un’udienza pubblica per la discussione. Se ne riparlerà il prossimo anno.

    Davide Mordino ha lasciato la basilica di San Calogero, a Sciacca, pochi giorni prima del Natale 2009, ed arrestato a luglio del 2012. Prima il carcere e poi i domiciliari. Con quattro minori all’epoca dei fatti, secondo l’accusa, avrebbe compiuto atti sessuali, con altri due avrebbe tentato, ma non ci sarebbe riuscito. L’ex sacerdote ha sempre respinto le accuse, già dall’interrogatorio di garanzia. Un complotto contro l’ex sacerdote, un’azione da parte di giovani appartenenti allo stesso gruppo affinché andasse via da Sciacca. È stata questa la linea difensiva ribadita anche davanti ai giudici della terza sezione della Corte di Appello di Palermo dai difensori di Mordino, che poi hanno chiesto l’annullamento della sentenza alla Corte di Cassazione.

    Nel processo di primo grado, al tribunale di Sciacca, il sostituto della Dda Alessia Sinatra aveva chiesto la condanna di Mordino a 15 anni di reclusione.

    http://sciacca.agrigentonotizie.it/abusi-sessuali-su-minori-la-cassazione-non-decide-sull-ex-prete.html

  • Il lato oscuro della Chiesa in Sicilia

    Il lato oscuro della Chiesa in Sicilia

    Quelli acclarati sono una ventina, ma in Sicilia i casi di abusi su minori da parte di sacerdoti sono probabilmente molti di più. Una certa cultura della vergogna, la tendenza a colpevolizzare la vittima (anche quando si tratta di bambini) e la sfiducia nelle istituzioni e nella giustizia, fanno sì che gran parte del fenomeno resti sommerso.

    Il caso più “famoso”, in questo senso, è probabilmente quello di Marco Marchese, che qualche anno fa partecipò alla trasmissione Mi manda Raitrè. Davanti alle telecamere, raccontò gli abusi subiti in seminario da don Bruno Puleo, raccontò di come l’arcivescovo Ferraro, pur informato dei fatti dallo stesso Marco, non prese alcun provvedimento se non raccomandare l’assoluto silenzio e di “dimenticare”. Con la conseguenza che altri seminaristi furono abusati dallo stesso sacerdote. E quando denunciò tutto in procura, la Curia pensò bene di chiedere a Marco (allora poco più che sedicenne) duecentomila euro per il danno all’immagine arrecato alla chiesa agrigentina.

    Degli ultimi mesi, invece, il caso più recente, che ha visto condannato a sei anni e quattro mesi don Roberto Elice, parroco palermitano che ha confessato gli abusi commessi su tre minori. In questo caso, era stato lo stesso sacerdote ad informare la Curia del “profondo disagio” che viveva. E anche in questo caso, la Curia non aveva trovato di meglio che trasferire il sacerdote a Roma, in una struttura protetta. Al riguardo, l’ex arcivescovo Romeo, sostenne che non aveva denunciato il sacerdote alla Procura, poiché non era suo compito, che era invece quello di seguire i dettami del diritto canonico. La denuncia, però, l’aveva fatta la madre dei bambini.

    Sempre a Palermo, la Cassazione confermò nel 2014 la condanna di don Paolo Turturro. Tre anni per gli abusi denunciati da due ragazzini di 12 e 13 anni. Tra indagini e i tre gradi di giudizio, nel frattempo per uno dei due casi il reato è risultato prescritto e l’iniziale condanna a sei anni e mezzo della Corte d’Appello si è ritrovata ridotta a tre anni in cassazione. In carcere, però. Senza affidamento ai servizi sociali.

    Uno dei problemi di chi trova il coraggio di denunciare è proprio la prescrizione. Dieci anni. Che, tra indagini e processi spesso non bastano ad assicurare giustizia, perché nel frattempo l’orologio corre e può accadere che quello che era reato fino a ieri, oggi non lo è più: prescritto. La legge non può più perseguire chi ha commesso un crimine. Che è liberissimo, senza macchia e magari pronto a ricominciare da capo.

    La Curia trapanese non è certo da meno rispetto a quella palermitana. Il più noto è il caso di don Sergio Librizzi, condannato a 9 anni per gli abusi commessi sui migranti che si rivolgevano a lui, all’epoca direttore della Caritas di Trapani, per il suo ruolo all’interno della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico. Altre accuse di abusi sono piovute da alcuni ex studenti del seminario di Trapani che frequentavano la struttura quando Librizzi ne era rettore, fino a giugno del 1998. Sembra proprio che siano stati gli abusi sui seminaristi il motivo per cui l’allora vescovo di Monreale Francesco Micciché abbia “trasferito” il sacerdote dal seminario alla guida della Caritas. Promoveatur ut amoveatur.

    Ma vale la pena ricordare anche mons. Mustazza, di Valderice, che nel 2011 ha patteggiato un anno e dieci mesi per atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune ragazzine di dodici anni. Che fine a fatto don Mustazza? E’ parroco della chiesa di Purgatorio (nomen omen?), a un tiro di schioppo da Valderice. Non serve aggiungere altro.

    Emblematico è anche il caso del frate marsalese Biagio Alberto Almanza, condannato anni fa a Milano per pedofilia e ricondannato a Marsala (condanna confermata sia in Appello che in Cassazione) per violenza sessuale su un bambino di dodici anni.

    A Sciacca, confermata la sentenza di condanna anche in appello per frate Davide Mordino: nove anni e otto mesi per aver abusato di quattro ragazzini. A condire la posizione non certo felice, c’è l’accusa di appropriazione indebita rivolta al frate, che secondo l’accusa ha sottratto soldi alla parrocchia per “pagare” le prestazioni sessuali con i minori.

    A Messina, don Giovanni Bonfiglio invece, s’è visto spintonato e poi schiaffeggiato da un ragazzino a cui, sul tram, aveva ripetutamente palpeggiato le parti intime. Per sedare gli animi dei passeggeri è stato necessario l’intervento di due volanti, che hanno raccolto le dichiarazioni del minore, del sacerdote e dei presenti. L’episodio risale a maggio di quest’anno e sembra che l’ Ufficio prevenzione generale della Questura stia ancora conducendo indagini.

    Sempre a Messina, il frate domenicano Adriano Stambè, 42 anni, sfoggiava sul profilo facebook una serie di foto con papa Francesco. Nei reconditi recessi del pc, però, nascondeva ben altre immagini. Incastrato da una chat con un finto camionista gay, il frate confessa orge fra prelati e con escort minorenni, rigorosamente maschi. E poi tira fuori le foto di un bambino di sei anni. Il frate è stato denunciato un anno e mezzo fa, e immediatamente trasferito non si sa dove. Non è noto lo stato delle indagini.

    Nel catanese sembra invece che la Curia abbia maggiore controllo sui propri sacerdoti. Pochissimi casi acclarati, tre in tutto.

    Il primo risale al 1994. O meglio, la denuncia risale all’epoca, mentre i fatti risalgono alla metà degli anni ’70. E l’accusa è deflagrante, perché avviene in televisione. Una donna denuncia pubblicamente gli abusi subiti durante l’adolescenza da padre Antonino Visalli, e racconta di aver informato dei fatti anche all’arcivescovo Bommarito. Ricevendo il solito invito al silenzio e ad “avere pazienza”.

    Più recente il caso di don Carlo Chiarenza. A denunciare gli abusi è stato Teo Pulvirenti, un ricercatore catanese che vive negli Stati Uniti e ha trovato la forza di raccontare le violenze subite solo a 33 anni. Per la giustizia ordinaria, il reato era chiaramente prescritto, ma non per il diritto canonico, che ha deciso di prendere provvedimenti: 50.000 euro di risarcimento alla vittima, sospensione dal servizio e allontanamento dalla diocesi. Anche se siamo ancora ben lontani dalla riduzione allo stato laicale.

    L’ultimo caso noto riguarda Randazzo, comune di poco più di diecimila anime nel catanese. I tentativi di abuso sono cominciati nel 2004 ma sono stati denunciati dieci anni dopo. Il sacerdote in questione è don Vincenzo Calà. La vicenda ha riguardato un ragazzo figlio di amici del prelato, che il sacerdote ha tentato ripetutamente di abusare, fino alla denuncia del ragazzo.

    I tentativi di violenza di don Vincenzo furono prima confessati in famiglia, che stentò molto a credere al ragazzo, e poi al vescovo Pio Vigo, che liquidò la vicenda con una battuta inopportuna e non prese alcun provvedimento. Infine, arrivò la denuncia, le indagini, la richiesta di rito abbreviato da parte del sacerdote (che comporta lo sconto di un terzo della pena) e infine la condanna a 4 anni. Il paese si schierò quasi completamente dalla parte del sacerdote, gridando alla calunnia.

    E’ per non affrontare quella vergogna, quel non essere creduti, quella colpevolizzazione, quella derisione, che spesso, troppo spesso, non si denuncia. E la domanda resta sempre la stessa: quanto c’è ancora di sommerso?

    http://www.tribupress.it/preti-orchi-un-cancro-che-divora-anche-la-sicilia/

  • Atti sessuali con minori, condanna confermata per ex parroco di Sciacca

    Atti sessuali con minori, condanna confermata per ex parroco di Sciacca

    Sentenza confermata anche in appello per Davide Mordino, 45 anni, di Palermo, ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca, accusato di avere compiuto atti sessuali con minori. Nove anni e otto mesi di reclusione la pena inflitta. Dopo aver lasciato la basilica di San Calogero di Sciacca pochi giorni prima del Natale 2009, Mordino venne arrestato nel luglio del 2012. Con quattro minori, avrebbe compiuto – secondo l’accusa – atti sessuali in cambio di denaro, con altri due avrebbe tentato, ma non ci sarebbe riuscito. L’ex sacerdote ha sempre respinto le accuse. La difesa annuncia ricorso in Cassazione.

    I suoi guai cominciarono già nel 2009, quando la Chiesa lo sospese in seguito a una serie di segnalazioni. Frate Davide Mordino fu indagato dalla Procura di Palermo con l’accusa di pedopornografia e prostituzione minorile, reati che hanno fatto scattare la competenza distrettuale.

    Gli agenti del commissariato di Sciacca nel 2010 perquisirono le abitazioni del sacerdote, nell’Agrigentino e a Palermo. Sulla base delle denunce scattò anche un’altra contestazione nei confronti di fra Davide, quella di appropriazione indebita: secondo la ricostruzione dell’accusa, il sacerdote si sarebbe impossessato di alcune somme della parrocchia per ottenere da un gruppo di minorenni foto e prestazioni sessuali. Nel 2015 era arrivata la sentenza di condanna in primo grado per aver abusato di quattro minori e averci tentato con altri due, tutti di sesso maschile tra i 14 e i 18 anni.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/10/22/news/atti_sessuali_con_minori_condanna_confermata_per_ex_parroco_di_sciacca-150336012/

  • SESSO CON MINORENNI, CONDANNATO EX PRETE DI SCIACCA

    SESSO CON MINORENNI, CONDANNATO EX PRETE DI SCIACCA

    Otre alla carcere l’uomo dovrà risarcire due delle tre vittime che all’epoca erano minorenni e che si sono costituiti parte civile con 12 mila euro.
    Il processo si è svolto a porte chiuse e l’accusa ha evidenziato come il sacerdote fino al 30 dicembre del 2009, avrebbe avuto rapporti sessuali con i giovani della parrocchia. La vicenda è venuta a galla grazie ad alcune intercettazioni che hanno permesso di ricostruire i fatti e nell’ambito dell’operazione antidroga “Mata Hari”, quando si era scoperto che uno degli indagati intratteneva con il prete relazioni sessuali.
    Il prete avrebbe detto ai ragazzi di fare degli esperimenti di sensibilità corporea per conto di una Università siciliana e dopo questo si arrivava a veri e propri rapporti sessuali pagati con denaro fino a 300 euro a prestazione.
    Mordino è stato arrestato nel 2012, ma aveva già lasciato la Basilica di San Calogero, dove svolgeva la sua attività religiosa, nel 2009.
    L’accusato ha protestato la sua innocenza e i difensori dello stesso hanno sostenuto la tesi di un complotto nei confronti dell’ex prete annunciando ricorso in Appello.
    I giudici scrivono nelle motivazioni, una settantina di pagine, che vi era un vero e proprio “modus operandi del Mordino” e hanno, altresì, rimarcato la “credibilità assoluta dei testi”.

    http://www.agrigentooggi.it/sesso-con-minorenni-condannato-ex-prete-di-sciacca/

  • Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Nove anni e 8 mesi di reclusione per Davide Mordino, ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca (Ag), accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi dai 14 ai 18 anni ed arrestato nel 2012. L’ex sacerdote, 44 anni, di Palermo, era presente in aula. Mordino è stato condannato anche al risarcimento di 12 mila euro per 2 dei 3 minori che si sono costituiti parte civile. 15 anni e 100 mila euro di multa era stata la richiesta avanzata dal pm Alessia Sinatra.

    SECONDO GLI AGENTI – Secondo gli agenti, il prete adescava le sue giovani vittime con la scusa di fargli fare un ‘test sulla sensibilità corporea’, cui seguivano diverse prestazioni sessuali, pagate singolarmente tra 50 e 300 euro. Stando a quanto riferito dalla polizia, inoltre, il sacerdote faceva sottoscrivere un modulo falso facendo credere ai ragazzi desiderosi di entrare nel mondo dello spettacolo di essere in grado di farli partecipare al programma televisivo ‘Amici’ di Maria De Filippi. Il religioso è stato rinchiuso nel carcere palermitano dell’Ucciardone.

    Scandalo che ricorda gli abusi avvenuti nel coro diretto dal fratello del Papa in Germania a Ratisbona. Episodio ricordato da Maurizio Di Bona (theHand) in “Ereticomix: 100 vignette eretiche di theHand” disponibile su Amazon.it.

    Ecco la vignetta: