Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Pervenuta ieri sera al Pontefice la lettera rinuncia dell’arcivescovo emerito di Washington. Sospeso da ogni ministero pubblico, condurrà una vita di preghiera e penitenza fino a quando le accuse rivoltegli non saranno chiarite nel processo canonico

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO

    Theodore McCarrick non è più cardinale. Dopo le accuse di abusi su minorenni, l’88enne arcivescovo emerito di Washington, tra le più influenti figure della Chiesa negli Stati Uniti, ha presentato al Papa la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Francesco ha accettato le dimissioni. È la Sala Stampa vaticana a riferirlo con un comunicato – anticipato in mattinata da una breve nota della Conferenza episcopale americana (Usccb) – in cui si spiega che la lettera di rinuncia di McCarrick è pervenuta al Papa nella serata di ieri, 27 luglio.

    «Papa Francesco – si legge nel comunicato – ne ha accettato le dimissioni da cardinale ed ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Lo scorso 20 giugno il porporato, era stato rimosso dal ministero pubblico dopo l’accusa di aver violentato un adolescente 45 anni fa mentre era sacerdote a New York , dove nel 1977 divenne vescovo ausiliare. Arcivescovo di Metuchen e di Newark, entrambe nel New Jersey, fino al 2000, anno in cui fu scelto alla guida della diocesi della capitale federale americana da Giovanni Paolo II che l’anno dopo lo creò cardinale, McCarrick era stato in passato già al centro di polemiche, quasi sempre rimaste sopite, per essere coinvolto in relazioni sessuali con adulti. 

    Alcune fonti consultate da Vatican Insider rivelano che in tanti, soprattutto nelle due diocesi del New Jersey, già dagli anni Novanta erano a conoscenza di alcuni comportamenti sconvenienti del cardinale nei confronti di seminaristi più giovani, ai quali chiedeva di accompagnarlo nelle sue trasferte negli Usa o in Europa o in gruppo dentro ad appartamenti. McCarrick – ci riferiscono – in alcune occasioni avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime, oltre ai seminaristi, sarebbero anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo “zio Ted”. In particolare, i media statunitensi riferivano il mese scorso di un report che conteneva la testimonianza di un uomo abusato dal cardinale quando aveva 11 anni, le violenze sarebbero proseguite per i successivi vent’anni.

    Lo stesso cardinale Joseph Tobin, attuale arcivescovo di Newark, nella nota di giugno pubblicata sul sito della diocesi in cui annunciava la sospensione di McCarrick, affermava che: «In passato, ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Nella stessa occasione, l’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, affermava che l’accusa di abusi di giugno nei confronti del cardinale era stata «la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza». I risultati dell’indagine erano stati forniti all’Arcidiocesan Review Board, un gruppo di professionisti tra giuristi, esperti di forze dell’ordine, genitori, psicologi, un prete e una religiosa: tutto il comitato aveva ritenuto «le affermazioni credibili e fondate».

    Non sono pochi i vescovi americani che, interpellati in queste settimane, hanno affermato di non esser mai venuti a conoscenza né di aver mai sospettato della cattiva condotta dell’arcivescovo. Anche il cardinale Kevin Farrell, vescovo ausiliare di McCarrick a Washington nei primi anni 2000, ora prefetto del Dicastero per laici, famiglia e vita, in una intervista al Catholic News Service ha affermato di non aver avuto «nessun indizio» a riguardo, «nessuno, in nessun modo».

    Da parte sua McCarrick ha sempre dichiarato la propria innocenza, dicendo di non avere memoria dell’abuso di cui era stato accusato in quanto sarebbe avvenuto quasi mezzo secolo fa, ma di essere pronto a collaborare con le indagini e di accettare «con obbedienza» la decisione della Santa Sede a non esercitare più alcun ministero pubblico. Dopo un mese di infuocate polemiche, specie sui media statunitensi, il porporato ha deciso lui stesso di rinunciare al posto all’interno del Collegio cardinalizio, dove rientrava nel gruppo di cardinali non elettori in caso di eventuale Conclave.

    È di pochi giorni fa la nota firmata dal cardinale di Boston Sean O’Malley su McCarrick , nella quale il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, stretto collaboratore del Papa come membro del C9, affermavano che considerando il caso dell’arcivescovo emerito di Washington «le scuse non bastano», ma che esso offre l’occasione per ribadire l’urgenza di individuare procedure chiare e definite riguardanti le accuse di abusi sessuali a carico di vescovi e cardinali.

    Non si ha memoria recente di un caso di rinuncia di un cardinale per casi legati ad abusi. L’unica effettiva dimissione di un porporato risale al 1927, novantuno anni fa, quando il francese Louis Billot depose la porpora ma per disaccordi di natura “politica” con Pio XI, noto anche per la sua severità nei confronti dei suoi collaboratori.

    Ben diversa anche la vicenda del cardinale scozzese Keith O’Brien, il quale alla vigilia del Conclave del 2013 che elesse Bergoglio, aveva presentato la «rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato» dopo esser stato accusato ed aver lui stesso confessato violenze sessuali su tre sacerdoti e un ex seminarista negli anni Ottanta e Novanta. O’Brien, morto nel marzo 2018, non partecipò al Conclave ma non perse mai il titolo cardinalizio.

    http://www.lastampa.it/2018/07/28/vaticaninsider/mccarrick-non-pi-cardinale-il-papa-accetta-le-dimissioni-dopo-le-accuse-di-abusi-1nAghRGXJJx1wcg14AKPLI/pagina.html

  • Muore il cardinale O’Brien accusato di abusi sessuali, ma il Vaticano “pulisce” la biografia

    Muore il cardinale O’Brien accusato di abusi sessuali, ma il Vaticano “pulisce” la biografia

    Città del Vaticano – E’ morto da cardinale Keith Michael Patrick O’Brien, nonostante le accuse di aver abusato reiteratamente, negli Ottanta e Novanta, di due seminaristi e un prete (maggiorenni). Una brutta pagina. L’ex arcivescovo di Edimburgo è morto nel suo buen retiro senza che il Vaticano abbia mai reso noti i risultati dell’inchiesta che fu fatta tre anni fa. A causa della sua «indegnità morale» (parole di O’Brien) il cardinale non potè partecipare al conclave del 2013. Stamattina è stata annunciata la scomparsa del porporato con la diffusione di una biografia ufficiale in cui è stata omessa (censurata?) tutta la parte relativa alla inchiesta e ai motivi per i quali O’Brien non prese parte all’elezione papale. Al cardinale O’Brien fu inflitta una mite punizione: ritirarsi a vita privata, ma senza essere privato dell’onore della berretta rossa. Esattamente come accadde, più di 10 anni fa, anche al cardinale austriaco Groer, anch’egli morto in un buen retiro – un monastero benedettino in Austria – senza che fossero stati emanati provvedimenti seri come la riduzione allo stato laicale o la revoca del cardinalato, nonostante l’ammissione di Groer di avere commesso abusi, stavolta su minori.

    La biografia diffusa stamattina sul cardinale O’Brien informa solo che «egli ha partecipato al conclave nell’aprile 2005 che ha eletto Papa Benedetto XVI» ma non ha «partecipato al conclave del marzo 2013» e che, d’intesa con Papa Francesco, «nel mese di maggio 2013 ha lasciato la Scozia per un periodo di rinnovamento spirituale, di preghiera e penitenza. Successivamente, nel marzo 2015 – si legge – dopo un lungo itinerario di preghiera, il card. Keith Michael Patrick O’Brien ha rinunciato ai diritti e alle prerogative del cardinalato, espresse nei canoni 349, 353 e 356 del Codice di Diritto Canonico». Ovvero le prerogative dell’elezione papale. Nessun cenno all’inchiesta che fu condotta da monsignor Charles Scicluna, lo stesso arcivescovo che ora sta indagando sul caso della pedofilia nel Cile.

    Nel 2014, in una breve dichiarazione, O’Brien, a seguito della inchiesta vaticana, aveva rilasciato una breve dichiarazione dicendosi profondamente addolorato per le sue vittime, sottolineando che la sua condotta sessuale aveva infranto tutti gli standard morali che da lui erano richiesti.

    A suo tempo il caso O’Brien fece scalpore in tutta la Gran Bretagna perchè il cardinale scozzese si era rivelato il più acceso sostenitore della famiglia tradizionale, scagliandosi spesso violentemente contro gli omosessuali, il matrimonio tra i gay, i rapporti «contro natura».

    https://www.ilmessaggero.it/AMP/papa_francesco_pedofilia_cardinale_scozzese_o_brien_gay_vaticano_abusi-3616114.html

  • Vaticano, perché la riforma del Codice Penale offende il senso di pietas (parte 3)

    Vaticano, perché la riforma del Codice Penale offende il senso di pietas (parte 3)

    Stando alla riforma del Codice Penale vaticano, l’instaurazione ufficiale della Commissione per la protezione dei fanciulli, voluta da Bergoglio nel 2014, rappresenta un vero e proprio insulto all’intelligenza e alla dignità non solo delle vittime, ma della comunità in senso ampio. Le Nazioni Unite, il 5 febbraio 2014, hanno insistito affinché il Vaticano rimuovesseimmediatamente tutti quei sacerdoti riconosciuti colpevoli o semplicemente sospettati di abusi su minori e che li denunciasse alle autorità civili. L’unica reazione è stata l’ennesima predica melensa propinata dal papa l’11 aprile 2014, durante l’udienza all’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia. Confermando lo strenuo impegno nella lotta alla pedofilia, chiede perdono per gli abusi commessi sui minori da parte dei sacerdoti: «mi sento chiamato a farmi carico di tutto il male che alcuni sacerdoti – abbastanza in numero, ma non in proporzione alla totalità – a farmene carico e a chiedere perdono per il danno che hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini. La Chiesa è cosciente di questo danno». La strategia retorica principale è sempre l’insistenza sul numero dei sacerdoti colpevoli: sminuendolo e riducendolo (tra l’altro possiamo parlare soltanto di numeri ufficiali, della parte ufficiosa non ci è dato sapere) si tenta di marginalizzare la gravitàdel fenomeno. L’approccio di papa Francesco al problema del riconoscimento dei reati di pedofilia interni alla Chiesa è a dir poco altalenante. È sintomo di un sostanziale pressapochismo omertoso, decisamente disdicevole per il primo ministro e difensore della casa di Dio. Sembra che la nota strategia giolittiana del pendolarismo sia la musa ispiratrice dell’attuale pontefice. Con l’intervento dello scorso 6 ottobre, nella sala Clementina, il papa si è rivolto a coloro che hanno partecipato al convegno “Child Dignity in the Digital World”, ossia il primo congresso globale sulla pedofilia e sulle violenze perpetrate online. Dopo aver auspicato una collaborazione fra politica, fedi religiose, multinazionali e forze di polizia nella lotta al fenomeno e l’inasprimento delle condanne, Bergoglio ha pubblicamente ammesso il coinvolgimento di una parte del clero cattolico in questi determinati crimini. Qualche anno prima di diventare pontefice, però, l’atteggiamento nei confronti degli ordinati colpevoli era diverso. Egli ammetteva semplicemente l’inconfutabilità del minimo indispensabile, rimanendo nella vaghezza del tema: «se c’è un prete pedofilo è perché porta in sé la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha». Evidentemente espressioni e coloriture verbali molto più spente e tenui rispetto al netto rifiuto della grazia annunciato qualche settimana fa.

    Riforma del Codice Penale vaticano

    Il susseguirsi di contraddizioni e ‘nulla di fatto’ fra il professare misericordia e giustizia e l’agire concretamente nel modo contrario emerge chiaramente dalla riforma del Codice Penale vaticano. L’11 luglio 2013, poco dopo l’elezione, il pontefice vara, con un motu proprio entrato in vigore il 1 settembre 2013, una serie di provvedimenti che riformano, in parte, il Codice Penale vaticano (praticamente fermo al Codice Zanardelli, ovvero il codice penale in vigore nel Regno d’Italia dal 1890 al 1930). Le modifiche riguardano l’abolizione dell’ergastolo, che vienesostituito da pene lunghe, da 30 a 35 anni di reclusione e l’introduzione del reato di tortura (presente nel codice penale civile italiano dai primi di luglio 2017, anche se il testo della legge è considerato inapplicabile ed inadeguato sia da Amnesty International Italia che da Antigone Onlus). La riforma introduce anche i reati contro i minori, ovvero la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale, la pedopornografia e la detenzione di materiale pedopornografico; i delitti contro l’umanità(genocidio e apartheid) ed infine l’inasprimento delle condanne per corruzione. Tali modifichesono valide sia nello Stato della Città del Vaticano, sia nell’ambito più ampio della Santa Sede, così da rendere perseguibili – da parte degli organi giudiziari vaticani, e solo da essi – anche i reati commessi al di fuori dello Stato. Peccato che nella riforma manchi il provvedimento più urgente e necessario, ovvero quello dell’obbligo delle autorità giudiziarie vaticane a rendere noti i reati alla magistratura civile. Questo parallelismo comporta, come dimostrato nei precedenti articoli, una sostanziale impunità verso crimini gravissimi, quali i reati di pedofilia. Sbalorditivo è anche il ricevimento in udienza, del 5 aprile 2013, dell’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ma anche vescovo di Ratisbona nel 2010, periodo nel quale ignorò le denunce di abusi fisici e sessuali avvenuti nel coro dei “Passeri del Duomo” (l’intera vicenda è riportata nell’articolo precedente). Con questo incontro Bergoglio voleva sincerarsi circa l’attuazione dei provvedimenti presi dal papa emerito Benedetto XVI,riguardanti punizioni certe per i colpevoli di abusi sessuali e la protezione dei minori. Ma lo stesso Benedetto XVI ha ampiamente sorvolato sulle responsabilità del fratello maggiore coinvolto nellestesse vicende del coro. Continuiamo ad assistere a raccomandazioni di facciata: la gran parte degli ecclesiastici coinvolti continuano a mantenere le loro prestigiose cariche. E quando non è così, come nel caso del cardinale scozzese Keith O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews ed Edimburgo, la pena prevista è il solo allontanamento, il ritiro ad una vita di preghiera e un percorso di penitenza. O’Brien, nel febbraio 2015, si era dimesso dopo che alcuni quotidiani britannici avevano pubblicato denunce di comportamenti sessuali inappropriati a suo carico, da parte di tre sacerdoti. A marzo papa Francesco accetta la sua rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato. La perdita effettiva di tali diritti consiste nell’impossibilità a partecipare al conclave, ai concistori e alle riunioni riservate al Sacro Collegio. È sufficiente? Direi proprio di no, visto che le accuse a suo carico erano già note al “papa tolleranza zero”, Benedetto XVI, nel 2013, quando lo stesso O’Brien in una nota ha comunicato la sua volontà di non partecipare al conclave per non attirare su di sé l’attenzione dei media, in seguito alla pubblicazione delle denunce a suo carico. E sempre nel marzo 2013 aveva ammesso pubblicamente le sue colpe, eppure bisognerà aspettare due anni per vedere riconosciuta la sua rinuncia ai diritti del cardinalato e per predisporre il suo allontanamento dalla Scozia, pur preservando il titolo onorifico cardinalizio. È evidente che la riforma del Codice Penale vaticano sia inappropriata ed inconcludente relativamente agli scandali che di volta in volta emergono dalle pieghe delle tonache sacerdotali e cardinalizie. È colpevole tanto quanto il pedofilo chiunque sia a conoscenza di queste realtà, ma le nasconde o le insabbia, così come chi parla di amore e misericordia, ma l’unica pietas – intesa come attributo di Dio – che sa provare è rivolta alla perversione dell’amico.Riforme penali che non introducono l’obbligo di denuncia alle autorità civili non rispettano alcunprincipio di pietas nei confronti di tutti quei bambini e quelle bambine che dovranno imparare a vivere, sopravvivendo al peggio, costretti a cercare la pace dopo aver vissuto l’inferno, perché«l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme». (Italo Calvino)

    http://www.2duerighe.com/attualita/93909-vaticano-perche-la-riforma-del-codice-penale-offende-senso-pietas-parte-3.html

  • Scozia, fossa comune con i corpi di 400 bambini in orfanotrofio

    Scozia, fossa comune con i corpi di 400 bambini in orfanotrofio

    A Smyllum Park. Morti tra il 1864 e 1981, nuovo caso dopo quello irlandese

    Almeno 400 tra bambini e neonati sono morti tra il 1864 e il 1981 nell’ex orfanotrofio scozzese Smyllum Park gestito da suore cattoliche: i loro corpi sono stati sepolti in una fossa comune anonima. E’ quanto emerge, riportano i media britannici, da un’indagine del programma ‘File on Four’ di BBC Radio 4 e del domenicale Suday Post.

    Il caso richiama quello emerso nel marzo scorso in Irlanda, dove in un ex orfanotrofio cattolico e’ stata confermata l’esistenza di una fossa comune con i resti di circa 800 bambini.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/09/10/scozia-fossa-comune-con-i-corpi-di-400-bambini-in-orfanotrofio-_99effb64-a22a-4625-b14e-be2d97d7283a.html

  • Scozia, fossa comune in orfanotrofio: sepolti 400 bimbi

    Scozia, fossa comune in orfanotrofio: sepolti 400 bimbi

    L’istituto Smyllum Park era gestito da suore cattoliche: i piccoli, morti tra il 1864 e il 1981, erano in un’area anonima di un cimitero a Lanarkshire. Il caso, scoperto dal Sunday Post, richiama quello emerso nel marzo scorso in Irlanda: in quel caso erano stati trovati i resti circa 800 bambini

    Una fossa comune anonima con i corpi di almeno 400 tra bambini e neonati, morti tra il 1864 e il 1981, mentre erano ospitati nell’ ex orfanotrofio scozzese Smyllum Park, gestito da suore cattoliche, è stata individuata nel vicino cimitero a Lanarkshire.

    È quanto emerge, riportano i media britannici, da un’indagine del programma ‘File on Four’ diBBC Radio 4 e del domenicale Suday Post. Il caso richiama quello emerso nel marzo scorso in Irlanda, dove in un ex orfanotrofio cattolico è stata confermata l’esistenza di una fossa comune con i resti di circa 800 bambini.

    L’ex primo ministro, Jack McConnell, a nome del governo scozzese, ha assicurato che verrà fatto il possibile per conoscere la verità: “È straziante scoprire che molti bambini sono stati sepolti in queste tombe anonime. Dopo tanti anni di silenzio, ora dobbiamo conoscere la verità di quanto è successo qui”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/10/news/scozia_fossa_comune_in_orfanotrofio_sepolti_corpi_di_400_bimbi-175079520/

  • Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Secondo un recente rapporto dell’Unione Europea sul maltrattamento e le violenze sui minori, un bambino su otto e una bambina su cinque, sarebbero vittima di abusi sessuali durante l’infanzia. Nell’80% dei casi le violenze avvengono all’interno delle mura domestiche: padri, madri, ma anche zii, nonni e fratelli. Una vera e propria emergenza, aggravata dal crescente numero di siti web pedopornografici. Dal 2003 a oggi sono stati denunciati 125.000 siti pedopornografici, di cui solo 9.800 nel 2015. Un orrore diffuso che non conosce confini.

    Solo una settimana fa, la polizia scozzese ha sgominato una rete di pedofili che usava internet sia per adescare le vittime che per diffondere materiale pornografico. “In almeno tre casi abbiamo visto delinquenti che avevano in memoria nei loro computer più di 10 milioni di immagini di bambini”, ha dichiarato l’ispettore Andy Williams che ha seguito da vicino l’indagine. Casi non isolati nel mondo anglosassone, come dimostrano gli scandali all’interno della chiesa cattolica irlandese.

    Ultimo a farne le spese monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, il cui nome compariva nei rapporti governativi sulla pedofilia che hanno spinto Benedetto XVI ad avviare indagini interne e a rivoluzionare la Chiesa irlandese. Nonostante le resistenze, Papa Francesco è riuscito a costringere Drennan alle dimissioni per chiudere una ferita aperta nel 2010. Una faccenda, però, tutt’altro che chiusa.

    Secondo i media australiani, sarebbe indagato per presunti abusi su minori anche il cardinale George Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano. Secondo l’emittente Abc i casi risalirebbero agli anni ’70 quando Pell era parroco nella città di Ballarat. A denunciare le molestie sarebbero stati due quarantenni per fatti avvenuti tra il 1978 e il 1979. Il cardinale, ascoltato per quattro volte dai magistrati australiani, ha definito le notizie “totalmente false”.

    La pedofilia rappresenta una piaga contro cui Papa Francesco ha preso una posizione dura. Il pontefice ha varato, infatti, una legge “motu proprio” contro i vescovi negligenti che prevede la rimozione dall’ufficio di quanti non denunciano o coprono casi di pedofilia all’interno delle diocesi. Una realtà che riguarda soprattutto Stati Uniti, Australia, Canada e Irlanda. Scandali che in America, ad esempio, hanno creato un vero e proprio caso, soprattutto grazie alla super inchiesta del Boston Globe narrata nel film vincitore del premio Oscar 2016, “Il caso Spotlight”. Un lavoro durato anni e conclusosi nel 2003 con il pagamento da parte dell’Arcidiocesi di Boston di circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti delle vittime. I casi di pedofilia non risparmiano l’Italia. I numeri non sono diversi da quelli degli altri paesi europei, ma è difficile fornire cifre precise vista la mancanza di una banca dati nazionale che pure è prevista dalla legge 36 del 2006. I governi spesso ignorano il problema e gli stupratori, una volta condannati, finiscono in breve tempo liberi e senza supporto psicologico, condizione che favorisce la recidività.

  • “Vergogna e dolore”  della Chiesa di Scozia per la pedofilia

    “Vergogna e dolore” della Chiesa di Scozia per la pedofilia

    Nelle 500 parrocchie cattoliche del Paese sono stati distribuiti 100mila opuscoli ai fedeli durante le messe domenicali con gli impegni presi dalla Chiesa per rispondere dei crimini commessi ed un testo dell’arcivescovo Philip Tartaglia, presidente della Conferenza episcopale scozzese, in cui a nome dei vescovi chiede scusa alla popolazione
    Maria Chiara Biagioni

    Alla politica della tolleranza zero contro gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa aderisce con fermezza anche la Chiesa cattolica di Scozia. Il 22 e il 23 agosto nelle 500 parrocchie cattoliche del Paese sono stati distribuiti 100mila opuscoli ai fedeli durante le messe domenicali con gli impegni presi dalla Chiesa per rispondere dei crimini commessi ed un testo dell’arcivescovo Philip Tartaglia, presidente della Conferenza episcopale scozzese, in cui a nome dei vescovi chiede scusa alla popolazione. L’iniziativa è stata presa in seguito alla pubblicazione la scorsa settimana di un Rapporto redatto da una Commissione presieduta da Andrew McLellan e istituita dagli stessi presuli cattolici scozzesi nel novembre 2013. Il Rapporto – dal titolo “Review of Safeguarding Protocols and Procedures” – contiene una minuziosa rassegna del lavoro condotto in questi anni a fianco delle vittime degli abusi, ed una serie di raccomandazioni per migliorare la risposta, fino ad oggi purtroppo ancora inadeguata, della Chiesa a tutti i livelli, a cominciare dal vescovo.

    Le cifre. Dai dati diffusi dalla Conferenza episcopale della Scozia emerge che sono state 46 le denunce di abusi presentate tra il 2006 e il 2012. Più della metà sono per abusi sessuali. Nel 2013 sono state presentate altre 15 denunce, sei delle quali relative ad eventi accaduti prima del 1990. Come risultato, tre individui sono stati rimossi dal ministero, e altri due casi sono, al momento della stesura del Rapporto, ancora al vaglio del Procuratore. Nella relazione, la Commissione sottolinea quanto sia difficile per le persone che hanno subito abusi, denunciare il fatto. Provano vergogna; si sentono sleali e disobbedienti se parlano; molto spesso si reputano addirittura loro stessi i colpevoli. Per questi motivi, l’abuso è tenuto segreto anche ai familiari più stretti e possono passare quindi molti anni prima che le vittime siano in grado di parlare della violenza subita e denunciarla. Le cose, per fortuna, almeno da questo punto di vista, sono un po’ cambiate. E ciò accade grazie alla testimonianza data da persone che hanno confessato la stessa esperienza; al lavoro di denuncia e investigazione svolto dai media; e infine grazie alla svolta di politica intrapresa dalla Chiesa cattolica in tutto il mondo che ha riconosciuto il male commesso al suo interno promettendo di dare priorità alle vittime.

    Shock e il dolore quasi “insopportabili”. Il racconto della violenza subita è sempre una esperienza dura sia per chi la racconta come vittima, sia per chi la ascolta. Lo shock e il dolore – si legge nel Rapporto – sono quasi “insopportabili”. La crudeltà e la spietatezza narrate “vanno oltre l’esperienza vissuta dalla maggior parte delle persone”. Il Rapporto cita stralci di quei racconti. “Quando avevo otto anni, ero regolarmente chiuso in una stanza buia dalla suora che era la mia assistente. Mi diceva che ero stato punito perché nessuno mi amava. La stessa suora mi ha anche abusato sessualmente. Ho parlato con un prete in confessione. Quel sacerdote ne ha parlato con la suora e insieme mi hanno violentato. Avevo solo otto anni”. L’infamia più grande di cui si è macchiata la Chiesa – si legge nel Rapporto – è quella di aver coperto i colpevoli per proteggere la reputazione della Chiesa ed evitare “lo scandalo”. A questo riguardo, vengono ricordate le parole di Papa san Gregorio I: “è meglio consentire la nascita di uno scandalo, piuttosto che abbandonare la verità”. La testimonianza più eclatante dei sopravvissuti è l’esperienza quasi universale di essere lasciati soli. Una vittime racconta: “Non ho mai sentito alcuna compassione”. Il Rapporto scozzese dedica un paragrafo al caso del cardinale Keith O’Brien, finito nel 2013 al centro di una inchiesta per abusi ai danni di sacerdoti. Una accusa gravissima che gli impedì di partecipare al conclave e che lo ha oggi relegato, per volontà di papa Francesco, a vita privata. Nel Rapporto si recrimina il fatto che anche in questo caso, la Chiesa non ha dato resoconto “aperto e trasparente” di quello che era successo. Alcuni sacerdoti della diocesi dove il cardinale O’Brien era arcivescovo, hanno detto alla Commissione di essere stati “lasciati al buio”. Ma nel caso del cardinale O’Brien era intervenuto il Vaticano e pertanto i vescovi locali non erano in possesso di tutte le informazione richieste ed erano comunque tenuti alla riservatezza.

    Il Rapporto riserva una sezione alle “buone pratiche”, indicando cosa si deve fare e cosa non fare con i minori e in caso di una “confessione” o di un sospetto come ci si deve comportare. La raccomandazione è quella di “mantenere la calma”, “non cedere allo shock”, rassicurare il bambino o il giovane di aver fatto la cosa giusta a parlarne, non investigare ma raccogliere tutti i dati utili per riferire a chi di competenza. “Gli abusi sui minori sono un crimine orribile”, scrive l’arcivescovo Tartaglia nel volantino distribuito nelle parrocchie. “E lo è ancora di più se perpetrato all’interno della Chiesa, e da sacerdoti e religiosi. Tali azioni sono imperdonabili e intollerabili. Il danno causato è prima di tutto alle vittime, ma si estende anche alle loro famiglie e agli amici, così come alla Chiesa e alla società intera. Vorrei assicurare le vittime degli abusi che i vescovi cattolici della Scozia provano vergogna e dolore per quello che hanno sofferto. Siamo addolorati e chiediamo perdono”.

     

  • Perché Papa Francesco ha tolto la porpora al cardinale O’Brien

    Perché Papa Francesco ha tolto la porpora al cardinale O’Brien

    Fatti, dettagli e ricostruzioni

    “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato, espresse nei canoni 349, 353 e 356 del Codice di Diritto Canonico, presentata, al termine di un lungo itinerario di preghiera, da Sua Eminenza il signor Cardinale Keith Michael Patrick O’Brien, Arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh. Con questo provvedimento, Sua Santità manifesta a tutti fedeli della Chiesa in Scozia la sua sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione”. Così recita il comunicato stampa diffuso stamane dal Decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano.

    LE TAPPE DELLA VICENDA

    Si chiude così una vicenda che si trascinava dal febbraio del 2013, quando l’arcivescovo scozzese fu prima costretto a dimettersi da arcivescovo e successivamente a evitare di partecipare al Conclave che il 13 marzo avrebbe eletto Jorge Mario Bergoglio.

    LE DENUNCE DEGLI EX SEMINARISTI

    Lo scandalo era esploso in quell’inverno, quando tre sacerdoti e un ex sacerdote lo accusarono di aver tenuto nei loro confronti “un comportamento inappropriato” nei locali del seminario di St.Andrews. Tutti i fatti risalgono agli anni Ottanta. La prima denuncia fu depositata da un ex seminarista (oggi sposato) che considerava O’Brien la sua guida spirituale. Tutti e tre, comunque, hanno confermato che il presule era solito tenere quel genere di comportamenti soprattutto “durante le sedute di preghiera notturne”.

    LE DIMISSIONI E LA RINUNCIA AL CONCLAVE

    Dopo un primo tentativo di difesa, il cardinale aveva ammesso tutto: “Mi scuso con coloro che ho offeso e rinuncio al conclave perché non voglio l’attenzione dei media a Roma si concentrino su di me”. Contestualmente, al compimento dei 75 anni (età canonica per il pensionamento),Benedetto XVI accettava la sua rinuncia alla guida della diocesi di St.Andrews ed Edimburgo.

    L’ADDIO ALLA SCOZIA

    Il 15 maggio successivo, O’Brien lasciava la Scozia e a farlo sapere era sempre uno stringato comunicato della Sala stampa vaticana: “Per le stesse ragioni per cui decise di non prendere parte all’ultimo Conclave, l’arcivescovo emerito di St. Andrews and Edinburgh, d’intesa con Papa Francesco, nei prossimi giorni lascerà la Scozia per alcuni mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza. Ogni decisione circa la destinazione futura del cardinale sarà da concordare con la Santa Sede”.

    L’ESITO DELL’INCHIESTA

    Nonostante formalmente il Papa si sia limitato ad accettare la rinuncia presentata da O’Brien, “non deve sfuggire la coincidenza temporale con l’inchiesta sul suo caso, affidata nell’aprile del 2014 al vescovo Charles Scicluna, già Promotore di Giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, oggi arcivescovo di Malta”, nota Andrea Tornielli su Vatican Insider.

    L’ULTIMO PRECEDENTE RISALE AL 1927

    L’ultimo cardinale a perdere la porpora è stato, nel 1927, Luis Billot. Anche in quel caso fu il padre gesuita – sostenitore dell’Action Française condannata da Pio XI l’anno prima – a rinunciare a ogni prerogativa e al titolo, ma fu Papa Ratti a pretendere quel gesto in un teso colloquio serale che ebbe luogo nel Palazzo apostolico.

    http://www.formiche.net/2015/03/20/cosi-il-papa-ha-deciso-togliere-la-porpora-al-cardinale-obrien/

  • Papa Francesco toglie la porpora a cardinale scozzese per scandali sessuali

    Papa Francesco toglie la porpora a cardinale scozzese per scandali sessuali

    L’arcivescovo emerito di Saint Andrews e Edinburgh aveva ammesso i suoi “peccati” con 4 sacerdoti. Già non aveva potuto partecipare al conclave che aveva eletto Bergoglio. Ora Francesco lo ha privato dei diritti da “principe della Chiesa”: è la prima volta dal 1928.

    Papa Francesco toglie la porpora al “cardinale molestatore” scozzese Keith Michael Patrick O’Brien. L’arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh non aveva già partecipato al conclave del 2013 che ha eletto Bergoglio proprio perché aveva ammesso i suoi “peccati” di natura sessuale con 4 sacerdoti. Quello applicato da Papa Francesco è un provvedimento durissimo e storico. Nessun pontefice negli ultimi decenni lo aveva mai preso. L’ultimo precedente risale a Pio XI, al secolo Achille Ratti, che nel 1928 tolse la berretta rossa al cardinale francese Louis Billotche aveva pubblicamente solidarizzato con una rivista del suo Paese già oggetto di una censura da parte del Papa. Ma in quel caso il provvedimento pontificio era stato dettato da motivi politici e non per comportamenti di natura sessuale come, invece, è avvenutoper la prima volta nella storia della Chiesa cattolica conFrancesco.

    In un comunicato del decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano, si legge che Bergoglio “ha accettato la rinuncia ai dirittie alle prerogative del cardinalato presentata, al termine di un lungo itinerario di preghiera dal cardinale O’Brien. Con questo provvedimento il Papa manifesta a tutti fedeli della Chiesa in Scozia la sua sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione”. Creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 2003, da oggi O’Brien è un semplice arcivescovo. In uno dei suoi ultimi atti di governo della Chiesa prima di lasciare definitivamente il pontificato, Benedetto XVIaveva accettato le sue dimissioni anticipate dal governo della diocesi di Saint Andrews and Edinburgh. Il Papa tedesco, precisò in quell’occasione il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, era stato “opportunamente informato” sulla condotta sessuale del cardinale scozzese.

    Accusato di “comportamenti inappropriati“, alla vigilia del conclave del 2013 O’Brien aveva fatto mea culpa riconoscendo che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”. Per questo motivo O’Brien aveva deciso di non prendere parte né alle congregazioni generali dei cardinali durante la Sede Vacante, né al conclave che avrebbe eletto il nuovo Papa. La prima denuncia contro l’ormai ex porporato scozzese risale a fatti accaduti nel 1980 ed è stata fatta da un ex seminarista del collegio di Saint Andrews, ai tempi ventenne e oggi sposato, che considerava O’Brien la sua guida spirituale. Altri tre seminaristi dell’epoca, oggi sacerdoti, hanno raccontato di avere avuto rapporti inappropriati con l’ex porporato in diverse occasioni: in una parrocchia, alla residenza dell’ex cardinale e durante sedute di preghiera notturne. “Dovete capire – ha spiegato uno di loro alla stampa – la relazione che esiste tra un vescovo e un sacerdote. Quando prendi l’ordine, prestigiuramento di obbedienza anche verso di lui. È più del tuo capo, più del Ceo della tua compagnia. Lui ha un enorme potere su di te. Non è che arrivi lì e gli dai un calcio nelle palle”.

    Inoltre Francesco ha condannato nuovamente la pena di mortee l’ergastolo. Per Bergoglio quest’ultima, “così come tutte le condanne che per la loro durata rendono impossibile per il condannato progettare un futuro, può essere considerata una pena di morte nascosta perché non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della speranza”. Per il Papa il sistema penale può rinchiudere i trasgressori ma “mai deve privarli della loro speranza”. Francesco ha ribadito, inoltre, che “oggi la pena di morte è inammissibile”, dando conto con quest’espressione del grande cambiamento introdotto da Giovanni Paolo II e dall’allora cardinale Ratzinger nel catechismo della Chiesa cattolica.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/20/chiesa-papa-toglie-porpora-cardinale-obrien-per-scandali-sessuali/1523666/

  • Roma, il parroco accusato di pedofilia resta ai domiciliari: lo choc in Vicariato

    Roma, il parroco accusato di pedofilia resta ai domiciliari: lo choc in Vicariato

    Nel Palazzo del Vicariato quando è esplosa come una bomba la notizia di quello che era appena accaduto nella parrocchia di San Luigi Gonzaga, e cioè che la polizia aveva fermato e portato in cella uno dei tre parroci per pedofilia, il cardinale Agostino Vallini, raccontano i suoi collaboratori, è sbiancato di colpo.

    Non ci credeva. Si è fatto ripetere i fatti tra l’incredulo e lo sgomento davanti a quel passaggio terribile.
    L’arresto di don Alessandro De Rossi, accusato di avere costretto degli adolescenti a prendere parte a orge e a violenze di gruppo quando era in Argentina come missionario, è stata una specie doccia scozzese. Possibile? Ormai le nomine dei parroci nella diocesi del Papa avvengono solo dietro uno screening serio, la vita dei candidati viene passata a setaccio, e quella certa indulgenza che poteva esserci stata in passato, ha lasciato spazio al rigore più totale.

    Tanto che, tra il clero romano, il cardinale Vicario si è fatto la fama di duro, di uno che non ha esitato ad allontanare anche chi era solamente oggetto di qualche chiacchiera mai provata.

    SOSPENSIONE
    La prima misura intrapresa di fronte all’arresto è stata l’immediata sospensione dalle funzioni, in attesa dei riscontri dalla magistratura, alla quale Vallini «ha espresso piena fiducia». Nella chiesa dei Parioli è già arrivato un sostituto in attesa venga fatta luce sul caso.

    Intanto il sacerdote accusato non ha mai smesso di ribadire la sua innocenza. Lo ha fatto anche l’altra mattina durante l’interrogatorio degli inquirenti; si è detto estraneo ai fatti, spiegando che probabilmente si tratta di una vendetta per il lavoro svolto in una realtà difficile e di frontiera, quando si trovava a Salta, una città argentina ai piedi della Cordigliera delle Ande, dove sussistono sacche di enorme povertà, di disagio giovanile diffuso, dove circola parecchia droga.

    Subito dopo l’interrogatorio gli sono stati concessi dai magistrati gli arresti domiciliari e attualmente il religioso si trova in una struttura religiosa, in un luogo vicino a Roma. Chi lo ha incontrato ha riferito che l’ex parroco è sereno e trascorre le giornate mostrandosi fiducioso.

    «La mia coscienza è a posto» avrebbe ripetuto. Allo stato delle cose questa vicenda si presenta alquanto scivolosa, per certi versi incongruente. Sia al Laterano che al di là del Tevere (dove peraltro non è mai arrivata nessuna segnalazione sospetta sul suo conto da parte del vescovo argentino di Salta) sono certi che la verità verrà presto ristabilita, si tratta solo di attendere. Nel mandato di cattura internazionale spiccato dall’Interpol sembrerebbe anche che si parli di un video, ma sono voci tutte da confermare. Nelle ultime ore tuttavia sono arrivate in Vicariato telefonate e mail di persone che dall’Argentina si sono manifestate per difendere don Alessandro De Rossi, spiegando che con il suo lavoro aveva «pestato i piedi a qualcuno».

    RINGRAZIAMENTI
    Il vescovo argentino di Salta, monsignor Mario Antonio Cargnello, che ha conosciuto come missionario De Rossi per otto anni, e al quale aveva affidato incarichi in quattro quartieri difficili (S. Isidro, Parque Oreste, Santa Maria, S. Silvestre), nel 2013 aveva inoltrato al cardinale Vallini una lunga lettera sul suo conto. Un ringraziamento sentito per non essersi mai sottratto alla carità e per avere generosamente affrontato anche i rischi di una missione difficile. La lettera aveva anticipato l’arrivo in Italia del missionario «Fidei donum», costretto a rimpatriare perché minacciato dalla malavita locale.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/roma_parroco_pedofilia_domiciliari/notizie/1103295.shtml