Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In pensione il primate d’Irlanda accusato di insabbiare un caso di pedofilia

    In pensione il primate d’Irlanda accusato di insabbiare un caso di pedofilia

    Il caso del silenzio chiesto ad una vittima all’epoca in cui il cardinale Sean Brady era un giovane sacerdote. “Chiedo scusa”. Subentra il coadiutore, mons. Eamon Martin. 

    IACOPO SCARAMUZZI (VATICAN INSIDER)

    Va in pensione il cardinale Sean Brady, arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda, bersaglio da anni di polemiche sull’insabbiamento del caso di un prete pedofilo avvenuto all’epoca in cui il porporato era un giovane sacerdote. Papa Francesco ha accettato oggi le sue dimissioni per raggiunti limiti di età ed ha contestualmente nominato arcivescovo di Armagh, sede primaziale d’Irlanda,   monsignor Eamon Martin, finora arcivescovo coadiutore della diocesi.

    Nominato vescovo della città irlandese nel 1996, Brady aveva rassegnato le dimissioni nelle mani del Papa al compimento del 75esimo anno di età, lo scorso 16 agosto. Il porporato, già accusato negli anni scorsi, è tornato di recente nell’occhio del ciclone in connessione alla vicenda di un prete pedofilo. Brendan Boland, all’epoca 14enne, lo aveva già accusato pubblicamente e ha recentemente pubblicato il libro “Sworn to Secrecy” nel quale racconta gli abusi subiti da un sacerdote, padre Brendan Smyth, negli anni Settanta.

    Nel volume è riprodotto il documento di impegno al silenzio che egli fu costretto dalla diocesi a firmare alla presenza di Brady, allora giovane sacerdote con funzione di notaio. In seguito padre Smyth ha abusato numerosi altri bambini. A quanto fu riportato dalla stampa irlandese, due vittime di preti pedofili, Marie Kane e Mark Vincent Healy, avevano chiesto al Papa le dimissioni anticipate di Brady nel corso di un incontro in Vaticano a luglio. Jorge Mario Bergoglio, in quella occasione, ha celebrato messa alla presenza di un piccolo gruppo di sopravvissuti ai preti pedofili. Nell’omelia dedicata a questo “crimine e grave peccato”, il Pontefice argentino, tra l’altro, aveva chiesto perdono anche “per  i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa”.

    “Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Armagh (Irlanda), presentata dall’Em.mo Card. Sean Baptist Brady, in conformità al canone 401 canone 1 del Codice di Diritto Canonico”, si è limitata a comunicare la sala stampa della Santa Sede. “Gli succede S.E. Mons. Eamon Martin, finora Arcivescovo Coadiutore della medesima diocesi”.

    “Il motto di Papa Francesco, Miserando atque eligendo, mi sfida e mi ispira con il suo messaggio di Dio misericordioso che al tempo stesso ci sceglie, nonostante i nostri peccati”, ha commentato il card. Brady, a quanto riportato sul sito della diocesi, in un discorso che ha concluso la messa mattutina alla cattedrale di Saint Patrick. “Mi ricorda che anche io devo chiedere scusa e chiedere perdono. E lo faccio nuovamente, ora. Al contempo il motto di Papa Francesco mi ispira ad avere fiducia nella misericordia di Dio e a pregare per avere la forza di fare sempre ciò che Gesù vuole da me”.

    Monsignor Martin, da parte sua, ex segretario generale della conferenza episcopale irlandese nominato coadiutore di Armagh da Benedetto XVI, nel gennaio 2013, e ordinato vescovo con Francesco, nell’aprile successivo, ha ringraziato Brady ed ha sottolineato che “la gente mi chiede di mettere un cuore fresco nel rinnovamento della Chiesa in questo paese. Ma io sono solo una persona con tutte le mie inadeguatezze e peccaminosità. Il compito di portare incoraggiamento nella fede al mondo appartiene a tutti noi – fedeli, preti, religiosi, vescovi – che lavoriamo insieme in comunione con Cristo e tra di noi. Sono certo che un umile rinnovamento nella Chiesa in Irlanda arriverà solo se i fedeli laici eserciteranno la loro specifica vocazione e missione per trasmettere la fede e inserire il Vangelo nella realtà della loro vita e del loro lavoro quotidiano”.

    http://www.lastampa.it/2014/09/08/esteri/vatican-insider/it/in-pensione-il-primate-dirlanda-accusato-di-insabbiare-un-caso-di-pedofilia-JyZoy3rxkYYXRzV4luFY4M/pagina.html

  • INCHIESTA ONU; Le 30 mila lavandaie-schiave d’Irlanda E nessuno che almeno chieda loro scusa

    INCHIESTA ONU; Le 30 mila lavandaie-schiave d’Irlanda E nessuno che almeno chieda loro scusa

    Le donne “perdute” in custodia di quattro ordini religiosi, dal 1922 al 1996, chiuse a lavare panni gratis agli ordini delle suore cattoliche, a subire violenze psicologiche, fisiche, spesso sessuali. Il Comitato contro le torture delle Nazioni Unite chiede ora un’inchiesta, cosa che dovrebbe obbligare la Chiesa a rendere conto dell’accaduto

     di ALESSANDRA BADUEL

    GINEVRA – Per le donne perdute d’Irlanda non c’è giustizia, né identità. Niente scuse, né indennizzi. Non ancora, dopo 18 anni. In 30mila, secondo le stime, sono passate per le lavanderie gestite da quattro ordini religiosi, fra il 1922 e il 1996. Scelte perché, appunto, Maddalene “perdute” alla causa di una famiglia cattolica osservante: categoria che tutto includeva, dalla madre nubile alla piccola ladra, passando per il carattere ribelle e quella troppo bella e corteggiata, arrivando fino a chi aveva l’unica “colpa” di essere stata violentata, come è accaduto a Mary-Jo McDonagh, una delle poche che poi hanno avuto la forza di testimoniare sui successivi abusi nella lavanderia che doveva “salvarla”. Espulse spesso adolescenti da famiglie e comunità che non le volevano, quelle ragazze finivano chiuse a lavare panni gratis agli ordini delle suore cattoliche, a subire – anche – regolari violenze psicologiche, fisiche, spesso sessuali. 

    Non sono bastate le molte denunce. Ma non è bastata la prima scoperta di alcuni casi nel 1993, non è bastato il film di denuncia The Magdalene Sisters di Peter Mullan nel 2002, condannato senza incertezze dal Vaticano, né sono bastati libri, opere teatrali, canzoni di autori come Joni Mitchell (in Turbolent Indigo, album del ’94, poi di nuovo in Tears of stone nel ’99) e ancora poesie, poemi, racconti susseguitisi dagli anni 90 a oggi. Non è servito il documentario The Forgotten Maggies di Steven O’Riordan, che nel 2009 ha raccolto molte delle loro storie vere. Non è servito neppure l’esempio dello scandalo della pedofilia degli ultimi anni, davanti al quale la Chiesa è invece arrivata a scusarsi. Sulle Maddalene, gli ordini religiosi e lo Stato irlandese non ci sentono.

    Nessuno chiede almeno scusa.
     In questi giorni a Ginevra il Comitato contro le torture dell’Onu ha chiesto all’Irlanda di aprire un’inchiesta sulla vicenda, gesto che peraltro dovrebbe obbligare anche la Chiesa e in particolare gli ordini religiosi coinvolti a rendere conto dell’accaduto. A denunciare la situazione al Comitato, che sta compiendo l’esame periodico delle condizioni dei diritti umani all’interno di ogni Stato membro, è stato il gruppo irlandese Justice for Magdalenes (Jfm), appoggiato dal parere favorevole dellaIrish Human Rights Commission. “Il governo – spiega Claire McGettrick del Jfm – continua a non scusarsi, a non ordinare un’inchiesta, a non risarcire le donne, perlomeno con una pensione, per quello che noi definiamo un sistema di tortura durato settant’anni, del quale a sua volta l’Irlanda dovrebbe chiedere conto ai quattro ordini religiosi che gestivano le lavanderie. 

    Alcune di loro sono ancora nei conventi. Non saprebbero dove andare. Altre non hanno mai denunciato nulla. E ci sono i parenti, che non sanno niente del loro destino. Sono morte, spesso, ma senza un nome sulla tomba, come si scoprì nel ’93”. Fu la prima conferma di quello che l’arte aveva cercato di denunciare fin da Eclipsed, una commedia scritta all’inizio degli anni 90 da Patricia Burke-Brogan sulla sua esperienza di Maddalena trent’anni prima. I quattro ordini religiosi coinvolti hanno nomi serafici. The Sisters of Mercy, The Sisters of Charity, The Good Shepherd Sisters, The Sisters of Our Lady of Charity. All’inizio, quasi un secolo fa, le Maddalene erano davvero prostitute, come quella dei Vangeli, inviate dalle suore perché le spingessero verso la purificazione e la trasformazione in Sorelle di Santa Margherita. 

    Da prostituta a “donna perduta”. Presto però il concetto di “prostituta” si allargò a molte altre: le “donne perdute”. Incluse quelle che la stessa polizia irlandese, o le assistenti sociali dello Stato, portavano a scontare in quei conventi-laboratorio una pena sospesa per qualche piccolo reato lavando camicie. Le lavanderie intanto diventarono un affare sempre più lucrativo, con di nuovo lo Stato irlandese coinvolto come committente per le lenzuola e i panni di esercito e ospedali, commesse per le quali le suore ricevevano buoni compensi, soprattutto a fronte di una mano d’opera che non costava nulla oltre al vitto, naturalmente scarso.

    La Chiesa declina ogni responsabilità. Gli ordini religiosi non parlano. Nel 2010 il cardinale Sean Brady, allora primate della Chiesa d’Irlanda, oltre a tentare di scusarsi per le vittime della pedofilia – scandalo per il quale fu poi costretto a dimettersi, ricevette una delegazione di Justice for Magdalenes. Davanti alle loro richieste, replicò che l’esposizione dei fatti gli pareva onesta ed equilibrata, poi aggiunse: “Per gli standard di oggi, molto di quel che accadde all’epoca è difficile da comprendere”. E li invitò a capire che il problema non riguardava la Chiesa ma gli ordini religiosi che gestivano le lavanderie. La richiesta d’incontro rivolta da Justice for Magdalenes alla Conference of Religious of Ireland è stata respinta lo scorso ottobre.

    Lo Stato nega il coinvolgimento. Ma anche i tentativi, in corso da anni, di coinvolgere lo Stato irlandese perché promuova un’inchiesta e assicuri un compenso alle sopravvissute, oltre a sostenere la loro causa verso la Chiesa, non hanno avuto risultati. Lo scorso 24 maggio, interrogato a Ginevra dal Comitato contro le torture delle Nazioni Unite in rappresentanza del governo irlandese, Sean Aylward, segretario generale del dipartimento della Giustizia e capo della delegazione convocata dall’Onu, ha replicato negando tutto. Secondo lo Stato irlandese, gli abusi sono avvenuti “tanto tempo fa e in istituzioni private”, il dipartimento non ha mai ricevuto denunce in materia, la maggior parte delle donne è entrata volontariamente nelle lavanderie o, se minorenne, con il consenso dei parenti o di chi ne aveva la tutela. Inoltre, una sola lavanderia, a Dublino, sarebbe stata usata dallo Stato come centro di carcerazione preventiva, solo per pochi giorni alla volta e inoltre con ispezioni che non riscontrarono abusi. Il governo, ha concluso Aylward, sta comunque considerando la maniera in cui affrontare il problema. Come l’Irlanda ripete da tempo, ma senza risolversi ad agire, perlomeno fino alla convocazione da parte del Comitato contro le torture Onu.

    Si aspetta giustizia.
     Ora, come negli ultimi 18 anni, attendono giustizia sia quelle poche che hanno saputo denunciare, sia tutte le altre di cui nessuno sa quante siano: le molte rimaste in silenzio per paura e quelle, prive di mezzi, costrette a vivere ancora nelle congregazioni. Ci sono i corpi di quante morirono, ma non hanno una lapide. E ci sono i figli di quelle Maddalene imprigionate perché gravide o già mamme da nubili. Un altro numero imprecisato: quello dei bambini che grazie alle lavanderie della redenzione non hanno mai conosciuto le loro madri.

    http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/04/news/le_30_mila_lavandaie_irlandesi_schiavizzate_e_nessuno_che_chiede_almeno_scusa-17220017/

  • Papa Bergoglio minaccia: Sulla pedofilia stessa linea di Benedetto XVI, L’ordine non cambia. Proteggere i preti criminali e sottrarli alla giustizia

    Papa Bergoglio minaccia: Sulla pedofilia stessa linea di Benedetto XVI, L’ordine non cambia. Proteggere i preti criminali e sottrarli alla giustizia

    L’ordine non cambia. Proteggere i preti criminali e sottrarli alla giustizia

    Bergoglio si pronuncia per la prima volta sul dramma che ha scosso la chiesa negli ultimi anni, segnando anche il Conclave. E annuncia la scelta della tolleranza zero, nel segno delle scelte fatte da Benedetto XVI
    Papa Francesco: “Su lotta alla pedofilia, assoluta continuità con Ratzinger” (reuters)
    CITTA’ DEL VATICANO – Finora non si era pronunciato sulla pedofilia, uno dei problemi che più hanno scosso la chiesa negli ultimi anni e condizionato il conclave. Ora Francesco precisa che la linea del suo pontificato sarà la stessa di Ratzinger. Dunque, assoluto rigore. Tolleranza zero. Il Papa se ne occupato nell’udienza con monsignor Gerhard Ludwig Muller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Papa Francesco intende “agire con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI”, afferma un comunicato della Congregazione. E questo “promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità”.

    Il Conclave che ha portato all’elezione di papa Francesco è stato segnato dalle polemiche sui casi di pedofilia. Innanzitutto con la defezione del cardinale Sean Brady, primate di Scozia, costretto a restare a casa dopo aver ammesso abusi su alcuni sacerdoti che risalgono agli anni Settanta. Ma anche dal caso del cardinale di Los Angeles, Roger Mahony, accusato di aver coperto oltre 120 casi di abusi.

    La lotta agli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici è stato uno dei temi chiave del pontificato di Benedetto XVI. “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui”, erano state le parole di Ratzinger alla Via Crucis del 2005. E l’intero pontificato è stato punteggiato dagli incontri di Ratzinger con le vittime: in Vaticano, negli Usa, in Australia, a Malta, in Gran Bretagna e in Germania. “Possano la nostra tristezza e le nostre lacrime, il nostro sforzo sincero di raddrizzare gli errori del passato, e il nostro fermo proposito di correzione, portare abbondanti frutti di grazia”, ha scritto Benedetto XVI nella lettera ai cattolici dell’Irlanda del 19 marzo 2010.

    Benedetto XVI ha poi sostituito una decina di presuli irlandesi ed estromesso dalla gestione pastorale ed amministrativa il primate, cardinale Sean Brady. Sono almeno 80 quelli di tutto il mondo rimossi da Joseph Ratzinger in 8 anni di Pontificato.

    (05 aprile 2013)

    http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/05…inger-56001225/

  • Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    3/02/2013
    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI San Pietro, la Cupola

    San Pietro, la Cupola
    Le rivelazione di un libro del giornalista olandese Ekke Overbeek “Abbiate paura”, che denuncia alcuni esponenti nella chiesa
    Giacomo Galeazzi – Città del Vaticano

    Sos abusi nel clero polacco, in arrivo un nuovo scandalo pedofilia per la Chiesa cattolica.”In Polonia potrebbero esserci migliaia di vittime di preti pedofili”, scrive il giornalista olandese Ekke Overbeek nel suo libro Lękajcie się (“Abbiate paura”). “È una bomba a orologeria all’interno della Chiesa?”, si domanda il quotidiano polacco Polska.

    L’autore del libro descrive le vite distrutte di dodici vittime di abusi sessuali e condanna duramente la Chiesa polacca, ancora molto influente nel Paese, accusandola di “non aver fatto praticamente nulla” per sradicare la pedofilia dai suoi ranghi. “

    Nella Chiesa gli abusi sessuali sono sempre anche una forma di abuso di potere”, denunciò a settembre l’ex promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, Charles Scicluna, oggi vescovo ausiliare di Malta. Parole utili a capire cosa cosa stia accadendo in queste ore in Polonia e negli Stati Uniti in termini di “purificazione” anti-abusi.

    Il fronte della lotta alla pedofilia ingaggiata da Benedetto XVI, che si sta spostando in Polonia, dove la vicinanza di alcuni sospettati all’entourage di papa Wojtyla troppo a lungo ha reso ardue le indagini. E’ la stessa ragione per la quale il caso Maciel era stato colpevolmente “congelato” fino all’elezione di Benedetto XVI. Ora si sta finalmente alzando il tiro: non ci si limita piu’ a individuare i colpevoli materiali dei delitti ma si colpisce duramente anche chi li ha coperti, senza guardare in faccia a nessuno”.

    Per questo nel giro di poche settimane le cronache hanno visto visto “cadere”, dopo oltre una sessantina di vescovi rimossi, anche le teste di due cardinali. Il primate irlandese Sean Brady, che aveva omesso, quando era un giovane sacerdote incaricato di indagini su casi di pedolfilia, la denuncia alla Santa Sede del proprio vescovo colpevole di insabbiamento, adesso si e’ visto estromettere dalla cura pastorale della sua diocesi con l’arrivo di un coadiutore con pieni poteri.

    E’ stato sanzionato anche l’arcivescovo emerito di Los Angeles, cardinale Roger Mahoney: l’attuale arcivescovo Josè Gomez (in accordo con Benedetto XVI) lo ha sollevato da tutti gli incarichi amministrativi e dalla possibilità di presiedere le celebrazioni pubbliche, avendolo riconosciuto responsabile dell’insabbiamento di centinaia di casi. “Si tratta di una vera e propria svolta perché in precedenza due altri cardinali coinvolti nello scandalo sono stati trattati ben diversamente- afferma il vaticanista Salvatore Izzo – Fu consentito di ritirarsi in un convento tedesco all’arcivescovo di Vienna Groer, colpevole direttamente di abusi e a lungo difeso a Roma da eminenti curiali, che avevano di fatto isolato l’allora cardinale Joseph Ratzinger, l’unico convinto della necessità di processare il porporato benedettino”.

    E fu addirittura trasferito a Roma come arciprete di Santa Maria Maggiore l’arcivescovo di Boston Law, che aveva sottolvalutato le denunce e consentito così ai preti pedofili di agire indisturbati (si limitava aventualmente a trasferirli da una parrocchia all’altra). “La purificazione della Chiesa voluta da Papa Ratzinger passa sempre di più per la dissezione di consolidati gruppi di potere, cordate che non si sono limitate negli anni a promuovere i loro esponenti a incarichi sempre più prestigiosi ma hanno di fatto coperto i loro delitti. Del resto l’altro grande tema della Riforma Benedettiana è la critica al carrierismo”.Il sistema delle cordate che Papa Ratzinger cerca da 7 anni di debellare certo non era avallato da Giovanni Paolo II che tuttavia negli anni della sua malattia non veniva puntualmente informato, ma che in alcune eclatanti vicende intervenne personalmente appoggiando le richieste di giustizia dell’allora prefetto della Cdf Ratzinger.

    A rompere il cerchio che blindava il Pontefice malato, quando si trattò di rimuovere il potente arcivescovo di Poznan Paetz, rinfacciandogli d’aver insidiato in più occasioni alcuni seminaristi, era stata la psichiatra Wanda Poltawska, che Karol Wojtyla considerava come una sorella e che oso’ entrare in conflitto con chi molto il alto aveva cercato di coprire il caso. Altri due coraggiosi che, insieme al pg Scicluna, hanno sfidato i potentati ecclesiastici apoggiando gli sforzi dell’allora cardinale Ratzinger sono stati i successori di Law e Groer, e cioè il cappuccino O’Malley (il cui principale collaboratore, l’inflessibile padre Oliver, è stato scelto da Benedetto XVI come successore di Scicluna) e il domenicano Schoenborn.

  • IRLANDA Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    IRLANDA Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    Notizia del 13/07/2011 – 20:17
    Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    DUBLINO – Una nuova bufera si abbatte sulla Chiesa irlandese con la pubblicazione di un rapporto che riferisce di numerosi casi di copertura di abusi sessuali su minori nella diocesi di Cloyne, nella Contea sud-orientale di Cork, nel periodo dal 1996 al 2009.

    Ad essere direttamente chiamata in causa è una figura che in passato operò anche in Vaticano, l’allora vescovo di Cloyne mons. John Magee, fattosi da parte nel 2009 (Benedetto XVI ne accettò le dimissioni il 24 marzo 2010) e in passato segretario personale di ben tre Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I, nonchè Giovanni Paolo II all’inizio del pontificato.

    Il rapporto pubblicato oggi, che consta di 400 pagine, elaborato dalla Commissione di indagine sulla diocesi di Cloyne su come furono trattate le accuse contro 19 preti, evidenzia le mancanze nel riferire le denunce dei loro abusi alla polizia. E sostiene che il vescovo Magee, oggi 75/enne, non può evitare le sue “responsabilità dando la colpa ai sottoposti”, che non avrebbero riferite le segnalazioni di abusi (in tutto le vittime sarebbero state almeno 40) alle autorità pubbliche. In nessun caso, comunque, i preti sotto accusa vennero rimossi. Vengono anche riferite le “preoccupazioni” che ci furono sulla “interazione” tra lo stesso mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, aspirante al sacerdozio.

    La Chiesa irlandese, già al centro di una “visita apostolica” ordinata da Benedetto XVI, dopo la pubblicazione del rapporto ha già espresso dolore e rammarico. Il primate d’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha detto che oggi è un altro “giorno nero nella storia della risposta dei vertici della Chiesa al grido dei bambini abusati da uomini del clero”. “I risultati di questo rapporto confermano che gravi errori di giudizio sono stati commessi e che ci sono stati serie carenze di leadership – ha aggiunto -. Questo è deplorevole e totalmente inaccettabile”.

    Il rapporto Cloyne, che è stato diffuso dal ministro della Giustizia Alan Shatter e dal ministro per l’Infanzia Frances Fitzgerald, e che subito ha suscitato forte scalpore sui media irlandesi e britannici, sostiene che la risposta della diocesi alle accuse di abusi sessuali nel periodo dal 1996 al 2008 fu “inadeguato e inappropriato”. Definisce un “fatto rimarchevole” che il vescovo Magee avesse avuto “poco o nullo interesse” nell’affrontare i casi di preti pedofili sacerdoti fino al 2008 e che avesse fino a un certo punto “distaccato se stesso dalla gestione quotidiana dei casi di abusi sessuali sui minori”. “Il vescovo Magee era a capo della diocesi e non poteva evitare le sue responsabilità dando la colpa ai sottoposti che egli aveva del tutto mancato di dirigere e sorvegliare”, spiega il dossier.

    La Commissione – riferisce la Bbc – spiega che si era al corrente di circa 40 persone che potrebbero essere state vittime di abusi di preti nella diocesi, e tutte le denunce tranne due vennero da persone che erano già adulte quando le fecero. Il rapporto dice anche che tra il 1995 e il 2005 ci furono 15 denunce contro il clero che avrebbero dovuto essere inoltrate. La mancanza più grave è il non aver riferito i due casi in cui le presunte vittime erano ancora minori al momento della denuncia. Viene spiegato che nulla venne comunicato a una diocesi vicina quando un prete che si era dimesso in seguito alle denunce vi si trasferì. Comunque, in nessun caso la diocesi rimosse preti contro cui erano state mosse delle accuse.

    Per quanto riguarda poi quella che viene chiamata “interazione” tra mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, il dossier riferisce che secondo l’adolescente, che contemplava il suo ingresso nel sacerdozio, “il comportamento del vescovo verso di lui, che non lo aveva turbato all’epoca, era, riflettendoci, inquietante”. Comunque, il rapporto dice anche che il caso era stato trattato “con appropriatezza”.

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articol…sito=1&idtipo=2

     

  • Preti pedofili, dai vescovi irlandesi nove milioni alle vittime

    Preti pedofili, dai vescovi irlandesi nove milioni alle vittime

    20 marzo 2011

    I prelati vogliono riconquistare la fiducia persa: “Chiediamo umilmente che ci venga data questa opportunità”, dicono

    Nove milioni di sterline (oltre 10 milioni di euro) alle vittime di abusi compiuti dagli uomini di Chiesa. E’ questo l’impegno assunto dai vescovi cattolici irlandesi, intenti a mettere a punto alcune iniziative volte a riparare al crollo della fiducia nei loro confronti dopo anni di rivelazioni scomode per la loro immagine.

    LETTERA DEI VESCOVI – E’ attraverso una lettera di 16 pagine che la Conferenza dei vescovi cattolici irlandesi ripercorre la linea indicata dal cardinale Sean Brady, arcivescovo di Armagh, per provare a riparare i danni causati dagli scandali. I prelati intendono finanziare un’agenzia Verso la Guarigione e il Rinnovamento per assistere le vittime di violenze, e le loro famiglie, che vivono in Irlanda, Irlanda del Nord, Gran Bretagna. Si parla di formazione per la protezione dei ragazzi, cooperazione con le forze di polizia, servizi sociali, sostegno spirituale per le vittime che hanno perso la fede a causa del loro calvario.

    RIPRISTINARE LA FIDUCIA – Brady ha dichiarato: “A causa dei gravi abusi, molti hanno perso la loro fede in Dio e la Chiesa è stata profondamente danneggiata”. “Quando si abusa di un bambino si verifica un colossale crollo della fiducia – ha aggiunto – Se chi abusa è un prete o un religioso il tradimento è ancora più grande”. “La cattiva gestione degli abusi da parte delle autorità ha aggravato il danno. Mentre continuiamo nel nostro cammino di rinnovamento, la Chiesa decide di riparare alla mancanza di fiducia che si è verificata. Chiediamo umilmente che ci venga data questa opportunità”, ha spiegato ancora il vescovo.

    IL SILENZIO DELL’ARCIVESCOVO – La relazione è stata messa a punto ad un anno dalla lettera senza precedenti di Benedetto XVI, nella quale il Pontefice chiedeva scusa alle vittime di abusi fisici e sessuali verificatisi in Irlanda. Nel testo si chiede una visita apostolica di diocesi cattoliche e di ordini religiosi. Brady è stato uno degli uomini di Chiesa maggiormente messo sotto pressione dai media, dopo che emerso che aveva taciuto su un prete pedofilo, il defunto padre Brendam Smyth, per più di un decennio, pur essendo a conoscenza degli abusi sessuali da lui compiuti. Sono due i rapporti ufficiali che hanno rivelato decenni di stupri e violenze sessuali compiuti in Irlanda da uomini di Chiesa. Le relazioni parlano di attività “ossessivamente” nascoste dalle gerarchie ecclesistiche.

    http://www.giornalettismo.com/archives/118…i-alle-vittime/

  • Pedofilia/ Primate Irlanda: Non mi dimetto. Protestano vittime

    Pedofilia/ Primate Irlanda: Non mi dimetto. Protestano vittime

    Card. Brady su coadiutore: Ho chiesto a Papa sostegno addizionale

    Roma, 18 mag. (Apcom) – Il primate della Chiesa d’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha deciso di non dimettersi nonostante l’accusa di aver coperto un caso di pedofilia nel 1975. Protesta un’associazione di vittime di preti pedofili.

    “Non è stata una decisione facile. Ho ascoltato molte persone, come avevo annunciato ho riflettuto, ho ascoltato dei sopravvissuti, dei preti, dei religiosi in lungo e in largo di questa diocesi ed ho deciso di continuare nel mio ruolo attuale, di svolgere la mia parte in questa diocesi”, afferma Brady a quanto riferito dalla stampa irlandese. “Voglio mantenere il ritmo verso una migliore salvaguardia dei bambini e non solo, anche verso un rinnovo della fede, che qui è essenziale ed è una grande sfida”. In una nota diffusa dall’ufficio stampa della conferenza episcopale irlandese, Brady fa implicito riferimento alla richiesta di un vescovo coadiutore che lo dovrebbe prossimamente affiancare e, a conclusione del mandato, sostituire: “Per assistermi nell’affrontare l’essenziale compito di guarigione, penitenza e rinnovo, compreso l’impegno con i sopravvissuti agli abusi, così come molte altre opportunità che la diocesi di Armagh e la Chiesa d’Irlanda deve affrontare, ho chiesto a Papa Benedetto XVI di un sostegno addizionale al mio lavoro, a livello episcopale”.

    Brady è da mesi oggetto di polemiche per aver assistito, all’epoca in cui era semplice professore di diritto canonico nel 1975, all’intervista di due vittime di un prete pedofilo alle quali, per volontà del vescovo dell’epoca, fu chiesto di mantenere il silenzio. Prima di Pasqua, il porporato non aveva escluso di dimettersi.

    Da aprile 2009 a marzo 2010 nel paese emerse 197 nuove denunce
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    Roma, 18 mag. (Apcom) – Il gruppo di vittime One in Four protesta per la decisione di non dimettersi comunicata dal card. Brady. “Afferma che si è consultato con i sopravvissuti, ma di certo non ha ascoltato quello che dicono”, afferma il direttore dell’associazione, Maeve Lewis. “I sopravvissuti in contatto con One in Four sono molto chiari nel dire che hanno bisogno di dirigenti ecclesiastici responsabili per quello che hanno fatto e capaci di dimettersi”. La decisione del primate, per il gruppo di vittime, rende difficile “ogni cambiamento reale” nella Chiesa irlandese.

    Oggi, intanto, è andato in pensione un altro vescovo irlandese. Mons. William Walsh lascia la diocesi di Killaloe per raggiunti limiti di età e viene sostituito da mons. Kieran O’Reilly, missionario e biblista. Walsh, tra i presuli irlandesi più intransigenti sullo scandalo pedofilia, è stato ringraziato dal primate Brady. “Non ha mai avuto paura di parlare apertamente e di usare il suo talento comunicativo per rivolgersi ai poveri e ai marginalizzati della nostra società o sulle questioni dell’ingiustizia e degli errori”.

    Sempre di queste ore, infine, la pubblicazione del secondo rapporto annuale del National Board for Safeguarding Children in the Catholic Church in Ireland (Nbsccci), l’organismo voluto dai vescovi del Paese per monitorare il fenomeno degli abusi sui minori commessi all’interno delle istituzioni religiose. Il rapporto rende noto che tra il primo aprile 2009 e il 31 marzo 2010 sono state fatte 197 nuove denunce. In particolare, 87 sono collegate alle diocesi, mentre le restanti 110 riguardano gli ordini religiosi. Tutte le denunce raccolte nel rapporto sono state inoltrate alle autorità civili. In tutti i casi presi in considerazione, le denunce sono state fatte da persone adulte che hanno dichiarato di aver subito abusi nel periodo dell’infanzia. Ottantatré dei presunti colpevoli di abusi risultano deceduti; dei 114 viventi, trentacinque sono stati già ridotti allo stato laicale o allontanati dagli ordini religiosi di appartenenza.

  • PRETI PEDOFILI: 200 NUOVE DENUNCE DI ABUSI IN IRLANDA

    PRETI PEDOFILI: 200 NUOVE DENUNCE DI ABUSI IN IRLANDA

    (AGI) – Dublino, 18 mag. – La Commissione nazionale per la difesa dei minori nella Chiesa cattolica d’Irlanda ha annunciato di aver raccolto, dal 1 aprile 2009 al 31 marzo 2010, 200 nuove denunce di abusi, tutte riportate alle autorita’ civili. “Accolgo con favore questo Rapporto”, scrive da parte sua il primate d’Irlanda, card. Sean Brady, ringraziando i membri della Commissione per “la loro dedizione eccezionale, professionalita’ e impegno nel sostenere il sincero desiderio dei vescovi e dei responsabili delle Congregazioni religiose di divenire esemplari nella miglior pratica di tutela dei bambini”. “Spero ? aggiunge il porporato ? che il Rapporto possa rassicurare tutti che, mentre restano importanti sfide, la Chiesa Cattolica d?Irlanda ha fatto molta strada per riparare agli sbagli del passato”. Il Rapporto da’ conto anche di corsi di formazione che hanno coinvolto 2.356 persone in vista di un loro impegno nella salvaguardia dell?infanzia nelle parrocchie di tutto il Paese, entro i prossimi mesi. Ma “non c’e’ spazio per l’autocompiacimento”, ammonisce il presidente dei presuli irlandesi ai microfoni della Radio Vaticana. “La tragica esperienza del passato ci ricorda – sottolinea – che e’ necessaria una costante vigilanza e piena adesione a robusti, completi e dinamici sistemi di responsabilita’”. Attraverso l’emittente della Santa Sede, il porporato chiarisce anche che non si dimettera’ in seguito alle accuse rivoltegli per un caso specifico di abusi sul quale Brady indago’ negli anni ’70, quando era un semplice sacerdote, per incarico del suo vescovo. Questi lo vincolo’ al segreto e allontano’ il colpevole che pero’ torno’ poi a compiere crimini che forse potevano essere evitati se fosse intervenuta la polizia. Per questo il porporato, il 17 marzo scorso, Festa di San Patrizio Patrono d’Irlanda, aveva espresso profondo rincrescimento per le sue possibili mancanze. E oggi chiede di essere affiancato da un vescovo coadiutore per la gestione della crisi degli abusi sessuali che ha travolto la Chiesa del suo Paese. “Negli anni che mi restano da arcivescovo di Armagh – annuncia il cardinale ? mi dedichero’ interamente a quell?opera di guarigione, pentimento e rinnovamento indicata alla Chiesa irlandese da Benedetto XVI, partendo dai significativi progressi realizzati in questi anni per proteggere l’infanzia”.

    http://www.agi.it/estero/notizie/201005181659-est-rt10234-preti_pedofili_200_nuove_denunce_di_abusi_in_irlanda

  • Pedofilia, s’è dimesso il vescovo che insabbiò gli abusi in Irlanda

    Pedofilia, s’è dimesso il vescovo che insabbiò gli abusi in Irlanda

    24/3/2010 (12:28) – FU SEGRETARIO DI PAOLO VI
    Pedofilia, s’è dimesso il vescovo che insabbiò gli abusi in Irlanda
    Benedetto XVI ha accettato le dimissioni di monsignor Magee
    + Il Papa: “La vita va difesa sempre”

    John Magee lascia: “Chiedo scusa”
    CITTA’ DEL VATICANO
    Pubblicata appena quattro giorni fa, la lettera del Papa ai fedeli d’Irlanda comincia a mostrare i suoi effetti, con l’accoglimento delle dimissioni di uno dei primi vescovi accusati di aver insabbiato gli abusi, accompagnato da un nuovo coro di scuse alle vittime da parte delle più alte autorità ecclesiastiche irlandesi.

    A farne le spese, peraltro con esplicite ammissioni di responsabilità, l’ormai ex vescovo di Cloyne, piccolo villaggio della contea sud-orientale di Cork, monsignor John Magee, personaggio ben noto in Vaticano dove è stato segretario privato di tre Papi: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Accusato dal «Comitato nazionale per la salvaguardia dei bambini» di aver disposto semplici trasferimenti di sacerdoti pedofili senza adottare nei loro confronti alcuna sanzione ecclesiastica, aveva chiesto già un anno fa di essere sospeso dall’incarico, sollecitando la nomina di un amministratore apostolico.

    La Santa Sede aveva subito chiamato a soprintendere la diocesi il vescovo di Cashel e Emly, mons. Dermot Clifford. Intanto, Magee si è messo a disposizione dei giudici, e all’inizio di questo mese aveva formalizzato le sue dimissioni, pronto a pagare per le sue omissioni. Dimissioni di peso, visto il passato di Magee, riferite ad una realtà già all’attenzione delle massime autorità ecclesiastiche ancora prima dei rapporti Ryan e Murphy, e che, alla luce della Lettera del Papa sugli abusi, acquistano un particolare significato. Anche tenendo conto che di altre quattro dimissioni presentate, il Papa ne ha finora accettata solo una. A dimostrarlo, le numerose note della Conferenza episcopale irlandese che hanno accompagnato il secco annuncio della decisione papale da parte della sala stampa vaticana.

    Prima, l’annuncio dell’accettazione delle dimissioni, poi, subito dopo, due comunicati, rispettivamente di mons. Clifford e del primate d’Irlanda, card. Sean Brady. Entrambi decisi a sottolineare la loro prioritaria attenzione per le vittime. «Desidero ringraziare il vescovo John Magee – ha affermato mons. Clifford in una nota – per la collaborazione che mi assicurato fin dalla mia nomina ad amministratore apostolico della diocesi di Cloyne, il 7 marzo 2009. Gli auguro la benedizione di Dio durante il suo ritiro. Chiedo – ha aggiunto – continue preghiere e supporto da parte dei fedeli laici, dei sacerdoti e dei religiosi della diocesi di Cloyne per tutti quelli che hanno subito abusi». E nella nota la Conferenza episcopale precisa che «un amministratore apostolico è una persona incaricata di governare temporaneamente una diocesi quando lo richiedano circostanze speciali o molto gravi».

    Ancora più esplicito il card.Brady: «In cima ai miei pensieri in questi giorni ci sono quanti hanno sofferto abusi da parte di sacerdoti e quanti oggi provano rabbia e sconforto per la risposta inadeguata data dalle autorità ecclesiastiche». E i ringraziamenti a Magee «per il suo contributo nel campo della liturgia» finisce in secondo piano, insieme agli auguri di «un ritiro in buona salute». Rimorso e pentimento trasudano peraltro anche dalla nota diffusa dallo stesso Magee che si dice «lieto» dell’accoglimento delle sue dimissioni e chiede ancora una volta «sincere scuse ad ogni persona abusata da un sacerdote della diocesi di Cloyne durante il mio ministero, e in ogni tempo», dicendosi a totale disposizione della giustizia. Le parole che papa Ratzinger, nella sua Lettera agli irlandesi, ha detto di attendere.

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…53442girata.asp

  • Papa ai pedofili: “Ne risponderete davanti a Dio e ai Trbunali”

    Papa ai pedofili: “Ne risponderete davanti a Dio e ai Trbunali”

    La lettera sui casi di pedofilia nella Chiesa “aiuterà un processo di pentimento, guarigione e rinnovamento”

    Cari fratelli e sorelle della Chiesa in Irlanda, è con grande preoccupazione che vi scrivo come Pastore della Chiesa universale. Come voi, sono stato profondamente turbato dalle notizie apparse circa l’abuso di ragazzi e giovani vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in particolare da sacerdoti e da religiosi”. Inizia così la lettera di Benedetto XVI indirizzata ai cattolici irlandesi e presentata oggi dalla sala stampa della Santa Sede. Il pontefice interviene avendo considerato “la gravità di queste colpe e la risposta spesso inadeguata ad esse riservata da parte delle autorità ecclesiastiche nel vostro Paese”.

    Alle vittime –
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    A nome della Chiesa esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo
    Alle vittime degli abusi, il Papa scrive: “A nome della Chiesa esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata. Molti di voi avete sperimentato che, quando eravate sufficientemente coraggiosi per parlare di quanto vi era accaduto, nessuno vi ascoltava. Quelli di voi che avete subito abusi nei convitti dovete aver percepito che non vi era modo di fuggire dalle vostre sofferenze”. Dopo aver provato simili sofferenze, “è comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è avvenuto”. Il Papa esorta comunque a non perdere la speranza e affidarsi al potere risanatore di Gesù, “egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato”.

    La delusione – Maeve Lewis, direttore del gruppo “One in Four”, che rappresenta alcune dei minori abusati sostiene che le vittime sono deluse dal messaggio di Benedetto XVI, che, troppo concentrato sulle colpe dei singoli preti, non riconosce le responsabilità del Vaticano e non chiede le dimissioni del primate d’Irlanda, il cardinale Sean Brady, al centro delle polemiche per non aver denunciato gli abusi di un prete pedofilo 35 anni fa.

    Ai pedofili – Ratzinger non si rivolge solo ai fedeli, ma una pesante accusa si leva contro i preti pedofili e
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    I pedofili risponderanno degli abusi davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti
    la loro ignobile condotta morale: “Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa”. I pedofili risponderanno degli abusi “davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti”.

    Guarigione e rinnovamento – Infine un’esortazione “a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale”. Nei giorni scorsi il papa aveva chiesto ai fedeli di leggere la lettera “con cuore aperto e in spirito di fede”, nella speranza che “essa aiuterà un processo di pentimento, guarigione e rinnovamento”.

    Una pagina online sulla pedofilia – Sulla homepage del sito del Vaticano, è stata inserita una nuova sezione dedicata allo “scandalo pedofilia”. Sotto il titolo “Lettera ai cattolici d’Irlanda”, è presente anche un video sulla missiva e una nota del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Tra i documenti: gli interventi di Benedetto XVI sulla pedofilia (Australia, Usa), un discorso di Giovanni Paolo II sugli Stati Uniti, e recenti interventi (diocesi di Monaco di Baviera, intervista di mons. Charles J. Scicluna, di mons. Giuseppe Versaldi, del presidente dei vescovi tedeschi, mons. Robert Zollitsch), nonché il documento “Crimen sollicitationis” del 1962.

    20/03/2010

    http://www.libero-news.it/news/374247/Il_P…Trbunali.html