Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

    ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

    Il prete è sempre lo stesso, quello di Enna, della parrocchia del Duomo prima e di San Cataldo poi , accusato di violenza sessuale aggravata.

    E i ragazzi sono sempre gli stessi, quelli dell’associazione che Don Giuseppe Rugolo, 40 anni quest’anno, aveva creato prima di essere spostato a Ferrara, dopo la denuncia alla Diocesi di Piazza Armerina, di un giovane, minorenne all’epoca dei fatti.

    Ma ad accusare Don Rugolo ci sarebbero anche  altri ragazzi, che avrebbero confermato date e circostanze alla Polizia.

    Quelli della foto, invece, sono gli stessi che abbiamo pubblicato qualche mese fa, quando abbiamo dato notizia dell’ennesima violenza che un uomo di chiesa avrebbe fatto ai danni di un minore. E’ apparsa ieri su Facebook. Un modo davvero stravagante, dal sapore macabro, per augurare buona Pasqua.

    A sinistra il grande parroco, Don Giuseppe Rugolo, Peppe, così lo chiamano i fedelissimi, amico dei giovani che, il vescovo di Piazza Armerina, Mons Rosario Gisana, decide di non trasferire per sempre al nord dopo avere visitato la sua parrocchia.

    Gisana, che ha anche offerto 25 mila euro della Caritas ai genitori del giovane nel tentativo di evitare uno scandalo, sa già che il tribunale ecclesiastico di Palermo ha concluso che la violenza sul giovane c’è stata, seppure quando Rugolo era seminarista ma il ragazzo, comunque, minorenne.

    Ma ritratta la promessa fatta ai genitori del giovane, che era quella di spostare definitivamente Rugolo in un’altra parrocchia del Nord Italia. Non può Gisana, non ce la fa. Rugolo, che nella sua vita avrebbe potuto fare lo show man, il regista, l’attore il cantante e persino il saltimbanco, è un catalizzatore di giovani.

    La Chiesa di Enna, per Gisana, non può perdere Rugolo. Così si inventano una fantomatica malattia e Rugolo viene mandato a Ferrara, dove vive la sorella.

    Nonostante, si apprende dopo, il vescovo Gisana abbia informato la Diocesi estiense del problemuccio del parroco di Enna, il vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, gli affida un gruppo di giovani.

    La Rete l’Abuso ha denunciato il vescovo Gisana, il vescovo di Ferrara e un monsignore di Enna, che avrebbe taciuto dopo essere venuto a conoscenza delle violenze.

    Ma andiamo alla foto augurale.

    Don Rugolo a sinistra e a destra Monsignor Petralia, per 50 anni a capo del Duomo di Enna, morto lo scorso anno.

    Colui che di fatto ha consegnato le chiavi della chiesa Madre al giovane Rugolo e che, con ogni probabilità, si è portato nella tomba, non pochi segreti. E sullo sfondo i ragazzi, nella stessa foto che ritrae un parroco accusato di violenza sessuale aggravata.

    Quando abbiamo pubblicato la foto con i ragazzi, molti dei quali sono gli stessi ritratti in questa foto, c’è stata una levata di scudi. Decine di lettere , mail e interlocuzioni con gli avvocati delle famiglie indignate che i loro figli fossero accomunati ad un prete che è sotto inchiesta. Le stesse famiglie, padri e madri, che ora hanno condiviso su Facebook l’augurio di Buona Pasqua con l’immagine di Padre Rugolo, gli stessi genitori che hanno aderito ad un fantomatico Comitato fondato da qualche “Pia” donna in solidarietà del povero Don Giuseppe.

    Quel parroco, con il quale tutti in città hanno avuto commistioni.

    Dagli amministratori, agli ambienti sportivi, dai club service, alle associazioni di donazione del sangue, dai musicisti alle bigotte che frequentano la chiesa solo per avere garantita la Vita Eterna.

    L’inchiesta della Procura di Enna è affidata alla Squadra Mobile che avrà il compito, lo scriviamo in maniera retorica, di scardinare l’assunto, come si sono subito affrettati a dichiarare a Ferrara , Polizia e avvocati dell’indagato, che dentro i supporti informatici del parroco, telefoni e computer, sequestrati nel seminario della città degli estensi, non ci fosse niente.

    In realtà sarebbero oltre 300 mila i file analizzati dalla Polizia di Enna, migliaia di fotografie, molte delle quali non proprio dentro i canoni, non solo della Santa Romana Chiesa ma neppure della più spicciola morale. E poi i siti e le app, alcune dedicate ad incontri con escort gay. Ce n’è per tutti i gusti.

    E aldilà dei rilievi penali che questi documenti potranno assumere, ci sono i risvolti etici e morali. C’è che i genitori avrebbero affidato ad un uomo di Chiesa, a quello che reputavano un maestro, un educatore, i propri figli. E c’è che, se tanti ragazzi hanno confermato le violenze, ancora tanti tacciono.

    Perché Enna è piccola e meglio avere un figlio abusato, che porta la croce, piuttosto che un figlio palesemente violentato e, ancora peggio, gay.

    Zanardi

  • Le vittime di don Pietro Pinetto “Ora sono sereno sapendo che lui non c’è più”

    Le vittime di don Pietro Pinetto “Ora sono sereno sapendo che lui non c’è più”

    Nel seminario vescovile di Savona erano anni in cui più di un seminarista fuggì senza voler dare spiegazione. Chi lamentava molestie sessuali, chi si diceva terrorizzato dai così detti “occhi di Achille”.

    Chi uscito di lì iniziò una vita fortemente disturbata come A. N. o un altro che scappò per recarsi in vaticano, voleva parlare col papa. Si suicidò a Roma la notte stessa buttandosi dal sesto piano dell’ostello in cui si fermò a dormire , un altro si buttò dal balcone di casa.

    Non ci fu mai un processo per quei fatti, ci fu però un’indagine condotta dalla procura di Savona con tre ex seminaristi che accusavano Pinetto, poi archiviata per prescrizione, che ravvisava – anche se oramai improcedibili – che quei fatti erano accaduti.

    Lo stesso Vaticano sanzionò don Pietro Pinetto, che oggi viene quasi beatificato dai media che non si ricordano nemmeno più di quello che hanno scritto durante le indagini.

    Non ricordano nemmeno che il prete querelò le vittime e la Rete L’ABUSO e alcuni giornalisti calunniandoli…
    Appresa la notizia e indignate dalla censura stampa che falsamente ignora i fatti e vende fake, commentano…

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/03/27/svona-e-morto-don-pietro-pinetto-accusato-di-abusi-sessuali-e-salvato-dalla-prescrizione/

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  • Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Quinta udienza del processo per gli abusi nel San Pio X. Chiamati quattro testimoni: «Il cardinale Comastri informato ma bollò tutto come falsità». Domani convocato il vescovo di Como

    CITTA’ DEL VATICANO. «Un ambiente malsano» dove rivalità e divisioni, tra gli allievi e tra gli stessi superiori, si intrecciano a palpeggiamenti, avances, pressioni psicologiche, battutine pesanti sull’aspetto fisico o a sfondo omosessuale, sfociati pure in presunti abusi di potere e aggressioni sessuali. I quattro testimoni chiamati questa mattina nell’aula del Tribunale vaticano per il cosiddetto “Processo dei chierichetti” sono tutti concordi nel descrivere il caos all’interno al Preseminario San Pio X, tanto da spingere ad una seria riflessione sull’esistenza stessa di questa istituzione voluta da Pio XII nel 1956 ma che oggi appare anacronistica e problematica.

    Tre ex allievi e un sacerdote della Basilica di San Pietro sono stati chiamati dal Promotore di Giustizia a testimoniare in questa quinta udienza, durata oltre tre ore e mezza e presieduta dal presidente Giuseppe Pignatone, che vede al banco degli imputati il giovane sacerdote Gabriele Martinelli, accusato di abusi, e l’ex rettore don Enrico Radice, accusato di mancata vigilanza e negligenza. Domani toccherà testimoniare al vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, diocesi in cui risiede l’Opera Don Folci, alla cui gestione è affidato il Preseminario. Mentre il vescovo emerito, Diego Coletti, convocato anche lui come testimone, non sarà presente per gravi problemi di salute («decadimento cognitivo e diabete alto») per i quali ha presentato un certificato medico.

    Il primo ad essere ascoltato oggi è stato Andrea Spinato, ex allievo del Preseminario dal 2000 al 2008. Molto sicuro nell’atteggiamento ma debole nell’interrogatorio, ha parlato di un «ruolo dominante» di Gabriele Martinelli che esplicava soprattutto nel coordinamento delle attività come i turni alle liturgie in Basilica. Un «premio» per i tanti ragazzini che vivevano questo periodo di discernimento. Martinelli andava con un foglio e diceva: «Tu fai questo, tu fai quello». Il suo non era un incarico istituzionalizzato ma un ruolo che il ragazzo, allora 16enne, svolgeva in virtù dell’enorme «fiducia» accordatagli dal rettore Radice.

    Di Martinelli, ha detto Spinato, era «una cosa percepita e manifesta» che avesse «atteggiamenti omosessuali», tanto da fargli valere il soprannome de «la Madre», una sorta di badessa di tutti i preseminaristi (mentre in Basilica veniva appellato il «comandino» per il suo modo di organizzare tutto, anche le candele da utilizzare a messa). Frecciatine del genere erano all’ordine del giorno nel Palazzo San Carlo: «Le battute a sfondo omosessuale erano frequenti, come pure i nomignoli declinati al femminile», anche riferiti a cardinali e vescovi di Curia per alludere al loro orientamento sessuale, ha spiegato Alessandro Flaminio Ottaviani, entrato da universitario a 23 anni nel San Pio X e autore per propria iniziativa della prima lettera anonima sui fatti del Preseminario, inviata anche al Papa.

    Ognuno dei ragazzi aveva un soprannome e riceveva sfottò per l’aspetto fisico, la provenienza o addirittura il lavoro dei genitori. Qualcuno la prendeva sul ridere, molti vivevano la situazione con angoscia. Come Christian Gilles Donghi, uno dei testimoni di oggi, che ha vissuto un solo mese (dal 17 giugno a fine luglio 2009) nel Preseminario ma che ne parla come di un’«esperienza logorante». «Il pettegolezzo era molto acceso. Sono stato schernito anch’io… Mio papà è andato via di casa quando avevo 9 anni, mi ha cresciuto mia mamma, ho atteggiamenti effeminati ma non sono omosessuale».

    Al di là delle bravate e di una certa licenziosità verbale, pesanti ma comunque tipiche dell’età adolescenziale, il problema nel San Pio X sono gli abusi sessuali per cui è in corso il processo in Vaticano. Sembra infatti che Martinelli fosse solito palpare nelle parti intime alcuni ragazzi: «toccamenti», li hanno definiti in aula i testimoni, nessuno dei quali afferma di aver assistito a rapporti sessuali ma solo di averne sentito parlare. Uno su tre ammette di aver visto con i suoi occhi l’allora “tutor” afferrare i genitali di un altro ex allievo, Andrea Garzola, chiamato oggi a testimoniare ma assente. Verso di lui pare che Martinelli provasse forte attrazione: «Era una nuova preda». Ottaviani racconta di aver sentito un pomeriggio schiamazzi dalla stanza di Garzola e, affacciandosi, ha visto Martinelli rincorrere il ragazzo e altri due: «Alla fine del gioco ha afferrato Garzola nelle parti intime». Una «richiesta implicita di rapporto sessuale» che Garzola avrebbe rifiutato. «Da allora è caduto in disgrazia, emarginato, pressato psicologicamente» al punto da abbandonare il San Pio X.

    Ma Gabriele Martinelli aveva tutto questo potere? «Sì», è stato il responso unanime: «Aveva un ruolo di vertice», tanto da bypassare anche l’allora vice rettore don Ambrogio Marinoni e don Marco Granoli, il padre spirituale deceduto nel 2020. Entrambi erano «messi un po’ da parte» dal rettore Radice, il quale era «sfuggente»: «Difficile parlare con lui se non tramite battute, faceva comunque orecchie da mercante. Denunciare a lui Martinelli sarebbe stato un autogol, era il suo protetto».

    Nel corso dei colloqui più volte è stato nominato il cardinale Angelo Comastri, recentemente pensionato, che come vicario per la Città del Vaticano aveva una responsabilità diretta sul Preseminario. I testi hanno assicurato che Comastri fosse stato avvertito di alcune «voci» che circolavano all’interno del San Pio X, anzitutto da Kamil Jarzembowski, il giovane polacco entrato nel 2009 nel Preseminario e dallo stesso allontanato (dopo essere fuggito in Veneto da Garzola). «Ho visto uscire Kamil dallo studio di Comastri», ha confermato Ottaviani. Sembra che però il cardinale abbia bollato queste voci come «falsità» e si sia opposto anche alla decisione di rimuovere Radice come rettore presa dall’allora vescovo di Como Coletti e dal vicario giudiziale don Andrea Stabellini, al quale era stata affidata un’indagine dopo che in diocesi erano pervenute lettere per segnalare «fatti gravi».

    A rivelare quest’ultimo dettaglio è stato Donghi spiegando, tra contraddizioni e vuoti di memoria, che il vicario Stabellini lo aveva informato di un viaggio a Roma per approfondire l’indagine. Cosa che ha suscitato le proteste di alcuni avvocati che hanno definito ingiustificabile che un seminarista fosse a conoscenza dei particolari di un’inchiesta. Lo stesso Donghi, che affermava di non aver mai contattato Martinelli dopo l’uscita dal Preseminario, è stato contraddetto dall’avvocato Rita Laura Baffioni che ha mostrato un messaggio del 2017 inviato su Messenger in cui dava sostegno a Martinelli: «Sono vicino nella preghiera per quanti calunniati dalla istituzione», scriveva. Lo screen shot è stato acquisito agli atti.

    Ultimo a testimoniare è stato padre Pierre Paul, maestro del coro della Cappella Giulia e sacerdote della Basilica di San Pietro. Il religioso canadese 63enne ha riferito di aver ricevuto in passato le confidenze di L.G., anche se il giovane «non ha mai detto esplicitamente cosa non andasse. Si capiva però che erano problemi della sfera affettivo-sessuale». Anche monsignor Vittorio Lanzani, vice di Comastri alla Fabbrica di San Pietro, «sapeva di L.G. e di Kamil». Lo stesso Lanzani che, quando padre Paul aveva coinvolto L.G. nel coro per assicurargli un piccolo guadagno visto che aveva problemi economici (era previsto un gettone di presenza di 20 euro), chiamò il sacerdote per dirgli che L.G. non doveva più partecipare: «Lo sai come sono quelli del Preseminario, per ora fai così», disse.

    Padre Pierre Paul ha detto che si sarebbe voluto recare alla Congregazione della Dottrina della Fede per denunciare, ma lo aveva frenato lo stesso L.G. dicendo di voler «mettere una pietra sopra» a tutta la storia. Il religioso, tuttavia, nel 2017 ha fatto una segnalazione alla Commissione per la Tutela dei minori: «L’ho fatto lo stesso perché penso che un sacerdote che sa qualcosa e non parla diventa complice».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2021/02/24/news/vaticano-parlano-tre-ex-chierichetti-il-preseminario-ambiente-malsano-continue-le-avance-e-le-battute-a-sfondo-sessuale-1.39949326

  • Enna altre vittime minorenni – I Pubblici Ministeri hanno fissato per oggi gli accertamenti informatici

    Enna altre vittime minorenni – I Pubblici Ministeri hanno fissato per oggi gli accertamenti informatici

    Enna – I Pubblici Ministeri della Procura di Enna, Stefania Leonte e Orazio Longo hanno fissato per oggi pomeriggio gli accertamenti informatici sul computer e i telefoni sequestrati, dieci giorni fa, a Giuseppe Rugolo, il prete accusato di violenza sessuale aggravata da un giovane.

    La violenza sarebbe avvenuta quando il ragazzo, che aveva già denunciato i fatti al Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, era ancora minorenne, dal 2008 al 2013. Il Tribunale ecclesiastico aveva aperto un procedimento canonico che si sarebbe concluso per difetto di competenza, perchè i fatti, secondo la sentenza della Chiesa, sarebbero avvenuti quando ancora Rugolo era seminarista.

    Il sequestro dei dispositivi elettronici, è avvenuto al termine di una perquisizione che la Polizia di Ferrara ha effettuato nel seminario, dove il prete si trova attualmente, dopo che era stato allontanato dalla parrocchia di Enna, apparentemente per motivi di salute. Intanto, trapela che ci sarebbero altri giovani, anche questi minorenni all’epoca dei fatti, che avrebbero subito atti sessuali dal prete.

    Questi fatti sarebbero avvenuti anche recentemente, poco pima che il prete lasciasse Enna, alla volta di Ferrara, nell’ottobre del 2019. Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Enna, guidata da Nino Ciavola.

  • Pedofilia, Enna, “La Diocesi ci offrì soldi per il silenzio”

    Pedofilia, Enna, “La Diocesi ci offrì soldi per il silenzio”

    La rivelazione è di quelle destinate a sollevare un autentico vespaio: “La Diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una ‘clausola di riservatezza’ e del silenzio di nostro figlio”.

    Lo sostengono i genitori del giovane che ha denunciato alla locale Procura della Repubblica di aver subito abusi da un prete a Enna quando aveva quindici anni.

    “L’unico nostro interesse – hanno detto i genitori – era quello di avere giustizia con l’allontanamento definitivo del sacerdote da Enna e l’ammonizione scritta da parte del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana”.

    Dopo l’esposto del giovane era stata aperta un’inchiesta per violenza sessuale nei confronti del sacerdote, e la Procura aveva delegato le indagini alla Squadra mobile della Questura ennese.

    Secondo la ricostruzione dei genitori, assistiti dall’avvocato Eleanna Mollica Parasiliti, l’accordo, “mediato da un avvocato rotale del Nord Italia, prevedeva anche una ‘clausola di riservatezza’”.

    La Procura di Enna continua a lavorare in silenzio, ma dagli accertamenti sarebbe emerso che la Chiesa ennese avrebbe archiviato l’indagine nei confronti del presunto autore degli abusi sul minorenne per un difetto di competenza tecnico-giuridica: all’epoca dei fatti il prete era ancora seminarista.

    La Curia di Piazza Armerina lo avrebbe quindi invitato a trasferirsi in una regione del Nord Italia, dove sta frequentando un dottorato di ricerca.

    A Enna il prete, che gestisce un’associazione con centinaia di giovani, è tornato in estate e ha celebrato messa. don Giuseppe Rugolo

  • Abusi in seminario, rischio processo per don Martinelli

    Abusi in seminario, rischio processo per don Martinelli

    (ANSA) – ROMA, 18 GEN – Rischio processo anche davanti al tribunale di Roma per don Gabriele Martinelli accusato di presunti abusi commessi al Preseminario San Pio X in territorio Vaticano. La Procura ha chiuso l’inchiesta, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, per episodi di violenza sessuale su un minore (un compagno di seminario di un anno più giovane) che sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nel procedimento è coinvolto anche monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, per concorso in violenza sessuale per non avere impedito gli atti illeciti e per non averli denunciati.
    I due sono già sotto processo per gli stessi fatti in Vaticano. L’autorità italiane hanno proceduto nei confronti di Martinelli in base al principio secondo cui quando un soggetto commette un reato all’estero, in questo caso la Santa Sede, e poi si rifugia in Italia può essere perseguito dalla magistratura italiana. Nei confronti dell’ex seminarista, oggi 28enne, è pendente anche un procedimento davanti al tribunale dei minori per episodi avvenuti quando Martinelli aveva meno di 18 anni. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/01/18/abusi-in-seminario-rischio-processo-per-don-martinelli_c92d287b-ba76-42b0-a617-f315a0799f1c.html

  • L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo Alberto Taveira Corrêa di Belém, arcidiocesi con oltre 2 milioni di residenti nella regione amazzonica del Brasile, deve affrontare indagini criminali ed ecclesiali dopo essere stato accusato di molestie e abusi sessuali da quattro ex seminaristi.

    Le accuse sono state rivelate dall’edizione brasiliana del quotidiano spagnolo El País alla fine di dicembre e sono diventate uno scandalo di alto profilo il 3 gennaio, quando il telegiornale settimanale di TV Globo Fantástico ha trasmesso un servizio sulla vicenda.

    I nomi degli ex seminaristi non sono stati rivelati. Tutti loro hanno studiato al seminario Saint Pius X di Ananindeua, nell’area metropolitana di Belém, e avevano tra i 15 ei 20 anni quando è avvenuto il presunto abuso.

    Secondo le presunte vittime, Corrêa di solito teneva incontri di persona con i seminaristi nella sua residenza, quindi non sospettavano nulla quando erano stati invitati da lui.

    Uno di loro, identificato come B. nella storia di El País , frequentava la casa di Corrêa per una guida spirituale, ma le molestie sono iniziate dopo che il seminario ha scoperto che aveva una relazione amorosa con un collega. Aveva 20 anni.

    Secondo il rapporto, B. ha chiesto l’aiuto di Corrêa e l’arcivescovo ha detto che il giovane doveva attenersi al suo metodo di guarigione spirituale.

    “Sono arrivato alla prima sessione e tutto è iniziato: voleva sapere se mi masturbavo, se avevo un ruolo attivo o passivo, se mi piaceva alternare i ruoli [durante il sesso], se guardavo porno, cosa Ho pensato a quando mi sono masturbato. Ho trovato il suo metodo molto scomodo “, ha detto a El País .

    Dopo alcune sedute, B. incontrò casualmente un amico che gli disse che anche lui stava partecipando a quel tipo di incontro con Corrêa. Il suo amico ha detto che gli incontri si sono evoluti in altre pratiche, come mettersi a nudo con l’arcivescovo e lasciargli toccare il suo corpo. B. decide di lasciare definitivamente il seminario e smette di incontrarsi con Corrêa.

    Lui e il suo amico sono rimasti in contatto e alla fine hanno incontrato altri due ex seminaristi con esperienze simili.

    La storia di El País include dettagli spaventosi dei racconti degli ex seminaristi. A. ha detto di essere stato minacciato da Correa dopo aver resistito ai suoi sforzi per entrare in intimità con lui. Come B., il seminario ha scoperto di avere una relazione con un collega.

    “Ha detto che avrebbe raccontato alla mia famiglia della mia relazione al seminario”, ha detto A. al giornale. L’arcivescovo avrebbe promesso di reintegrare A. se si fosse sottomesso alle sue richieste. Finì per essere mandato come assistente in una parrocchia e successivamente gli fu permesso di tornare in seminario.

    “Era normale per lui pregare accanto al mio corpo (nudo). Si avvicinava a te, ti toccava e iniziava a pregare in qualche parte del tuo corpo nudo “, ha affermato l’ex seminarista.

    Un altro ex seminarista, che all’epoca aveva 16 anni, disse ai simpatizzanti che Corrêa di solito mandava il suo autista a prenderlo in seminario, a volte di notte, per avere la direzione spirituale. Gli incontri, presumibilmente avvenuti per alcuni mesi nel 2014, includevano la penetrazione.

    Le presunte vittime hanno riferito che Corrêa ha utilizzato come parte del suo metodo il libro The Battle for Normality: A Guide for (Self-) Therapy for Homosexuality , scritto dallo psicologo olandese Gerard JM van den Aardweg.

    Secondo il racconto di Fantástico , le accuse sono state inviate al vescovo José Luís Azcona Hermoso, vescovo emerito della Prelatura Marajó, che ha una vasta esperienza di lavoro con le vittime di abusi. Le accuse sono poi arrivate al Vaticano, che ha inviato delegati a indagare sul caso in Brasile.

    Il 5 dicembre Corrêa ha rilasciato una dichiarazione e un video in cui afferma di essere stato recentemente informato di “gravi accuse” contro di lui. Ha denunciato il fatto di non essere stato “interrogato in precedenza, ascoltato o non gli è stata data alcuna possibilità di chiarire tali presunti fatti inclusi nelle accuse”.

    Menzionando solo che stava affrontando “accuse di immoralità”, ha detto di lamentarsi che i presunti accusatori avessero optato per la “via dello scandalo, con la circolazione delle notizie sui media nazionali” con l’apparente obiettivo di “causare danni irreparabili a me e provocando uno shock nella Santa Chiesa “.

    È stata lanciata sui social media una campagna a sostegno di Corrêa. Fantástico ha notato che l’arcivescovo ha avuto il sostegno di importanti leader cattolici in Brasile, tra cui i famosi sacerdoti cantanti Fábio de Melo e Marcelo Rossi.

    D’altra parte, un gruppo di 37 organizzazioni ha rilasciato una lettera aperta in cui chiedeva l’immediata rimozione di Corrêa dal suo incarico mentre erano in corso le indagini. Uno dei firmatari del documento è la Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Santarém. L’arcivescovo Irineu Roman di Santarém ha successivamente rilasciato una dichiarazione per chiarire di non essere stato consultato dalla Commissione in merito al documento.

    L’Arcidiocesi di Belém ha affermato in un comunicato che l’inchiesta in corso vieta all’arcivescovo e al caso di commentare il caso in questo momento. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile [CNBB] ha rifiutato di commentare. La Nunziatura Apostolica non ha risposto alle richieste di commento di Crux.

    Corrêa, 70 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1973 ed è diventato vescovo ausiliare a Brasilia nel 1991. È stato il primo arcivescovo di Palmas, nello Stato di Tocantins, ed è diventato arcivescovo di Belém nel 2010. È consigliere ecclesiale del Rinnovamento cattolico carismatico nel paese.

    https://paolotescione.altervista.org/larcivescovo-brasiliano-e-accusato-di-abusi-sui-seminaristi/

  • Abusi sui chierichetti del Papa, davanti ai giudici vaticani l’ex rettore nega tutto

    Abusi sui chierichetti del Papa, davanti ai giudici vaticani l’ex rettore nega tutto

    La vittima: “Non sono stato l’unico a subire abusi”. Il 4 febbraio la parola passerà all’atro imputato don Gabriele Martinelli

  • Papa Francesco risponde al rapporto McCarrick con il voto di porre fine agli abusi sessuali

    Papa Francesco risponde al rapporto McCarrick con il voto di porre fine agli abusi sessuali

    ROMA – Papa Francesco ha promesso mercoledì di “sradicare” il male degli abusi sessuali dalla Chiesa cattolica, un giorno dopo un’indagine sul caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick che ha continuato a fallire nel suo pontificato.

    Il rapporto di 449 pagine del Vaticano si è concentrato principalmente sugli anni critici per l’ascesa di McCarrick, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo di Washington nonostante fosse stato avvertito della sua cattiva condotta sessuale.

    Ma il rapporto ha anche rivelato come i luogotenenti vicini a Francesco abbiano mostrato scarso interesse a seguire gli indizi sulla cattiva condotta di McCarrick. Quando hanno informato il papa, hanno ignorato le accuse, descrivendole come qualcosa di “pettegolezzo” o risolto.

    Nella sua trasparenza, il rapporto è un momento rivoluzionario nel papato di Francesco, documentando l’impunità e l’insabbiamento con il tipo di dettagli che i sostenitori e le vittime di abusi chiedevano da tempo. Ma il rapporto confonde anche il quadro per i cattolici di quanto efficacemente Francesco ei suoi consiglieri possano rispondere al flagello più ampio.

    I risultati del rapporto hanno rafforzato le divisioni ideologiche all’interno della chiesa. Alcuni conservatori anti-Francesco lamentano che il documento minimizza la sua colpevolezza. Coloro che generalmente sostengono Francesco dicono che il pontefice ha il merito di aver autorizzato l’indagine due anni fa, e che il rapporto era corretto per puntare i riflettori sui pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, quando McCarrick stava scalando i ranghi della chiesa.

    Quando Francesco è diventato papa, nel 2013, McCarrick si era ritirato da arcivescovo di Washington sotto pressioni segrete, ma conservava un alto profilo come diplomatico della chiesa auto-nominato. Francesco è descritto nel rapporto mentre si muove contro McCarrick – e alla fine, lo scoraggia – una volta che è venuta alla luce la prima accusa credibile di abuso contro un minore, al contrario di un sacerdote o di un seminarista.

    Prima di allora, dice il rapporto, Francis “non è mai stato informato da nessuno che McCarrick aveva abusato o aggredito sessualmente qualcuno, indipendentemente dall’età”.

    In due occasioni – nel 2013 e di nuovo tra il 2014 e il 2016 – l’allora arcivescovo Angelo Becciu ha riferito a Francesco di “vecchie accuse” relative a McCarrick. Francis, che è stato intervistato dagli investigatori della chiesa, ha ricordato di aver sentito da Becciu che “era ‘qualcosa del lontano passato’ che era stato ‘pettegolato”. “

    Secondo il rapporto, Francis presumeva che qualsiasi accusa contro McCarrick dovesse essere infondata, perché Giovanni Paolo II era così “moralmente severo” che non avrebbe altrimenti promosso McCarrick a Washington.

    Sempre nel 2016, il cardinale Pietro Parolin – segretario di stato vaticano – disse a Francesco che McCarrick era “spettegolato” riguardo alla passata condotta scorretta con gli adulti e che l’organizzazione vaticana che sovrintendeva i vescovi, sotto Benedetto XVI, aveva chiesto a McCarrick di condurre una vita più riservata .

    “Forse McCarrick potrebbe ancora fare qualcosa di utile”, ha detto Parolin ricordava Francis allora, secondo il rapporto.

    Kathleen Sprows Cummings, direttrice del Cushwa Center for the Study of American Catholicism presso l’Università di Notre Dame, ha affermato che l’assunto di Francesco secondo cui i suoi predecessori avevano affrontato la questione “è il cuore del problema”.

    “I cattolici hanno questa fiducia che i responsabili abbiano fatto il loro lavoro”, ha detto. “Nessuno l’ha fatto.”

    Uno dei luogotenenti più fidati di Francesco, il cardinale Marc Ouellet del Canada, anni prima aveva ricevuto avvertimenti espliciti su McCarrick, inclusa una lettera che descriveva McCarrick come un “predatore sessuale”. Ouellet è stato anche avvertito dall’allora ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che c’erano numerose accuse contro McCarrick. Ma Viganò, secondo il rapporto, non ha approfondito le accuse quando Ouellet ha chiesto. E Ouellet sembrava non approfondire ulteriormente la questione e ha ritenuto che non valesse la pena portarlo a Francis, perché era “incompleto”.

    “Qualsiasi cosa che coinvolga un minore sarebbe molto grave”, ha detto Ouellet agli investigatori. “Ma non avevamo niente del genere che io ricordi. Se pensassi che ha un passato che potrebbe riguardare un minore, ovviamente lo direi [al Papa]. Renderebbe il livello di importanza completamente diverso. “

    Ouellet non ha risposto mercoledì a un’e-mail in cerca di commenti.

    Francesco Zanardi, un italiano sopravvissuto ad abusi e presidente di Rete L’ABUSO, ha affermato che “l’abuso sessuale e l’abuso di potere coesistono”.

    Francesco, secondo la maggior parte degli osservatori vaticani, è arrivato ad apprezzare la gravità degli abusi da parte di chierici affermati contro i giovani adulti, e l’anno scorso ha menzionato specificamente gli adulti quando ha emesso un nuovo decreto della chiesa che richiede a sacerdoti e suore di denunciare gli abusi ai loro superiori .

    Ma alcuni dicono che la chiesa sotto Francesco abbia lottato su altri fronti, anche dopo che il papa l’anno scorso ha convocato vescovi da tutto il mondo per discutere della crisi degli abusi e ha promesso una maggiore trasparenza .

    Massimo Faggioli, professore di teologia e studi religiosi all’Università di Villanova, ha osservato che i vescovi vengono valutati e presi in considerazione per promozioni a porte chiuse. E quando vengono rimossi dal loro lavoro per sospetto di abuso sessuale, il Vaticano prende atto della transazione ma non fornisce una motivazione.

    Il caso di McCarrick era di alto profilo e ha ricevuto un trattamento speciale, ha detto Faggioli. “Ma quanti vescovi in ​​questi ultimi 7 anni e mezzo sono stati tranquillamente licenziati dal Vaticano?”

    https://www.washingtonpost.com/world/pope-francis-mccarrick-report/2020/11/11/fdcf3ffc-2421-11eb-9c4a-0dc6242c4814_story.html
  • Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, al via il processo a due preti senza la querela della vittima per volontà di Francesco

    Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, al via il processo a due preti senza la querela della vittima per volontà di Francesco

     | 14 OTTOBRE 2020

    È iniziata l’udienza sugli abusi sessuali avvenuti nel pre seminario San Pio X grazie a un provvedimento del pontefice. Don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del pre seminario, accusato di favoreggiamento

    Al via il processo per gli abusi sessuali tra i chierichetti del Papa. Mentre il Vaticano è scosso dalle indagini sugli scandali finanziari della Segreteria di Stato che hanno portato all’arresto di Cecilia Marogna accusata di peculato, nel tribunale della Santa Sede è iniziato il processo sugli abusi sessuali avvenuti nel pre seminario San Pio X. Imputati due preti: don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del pre seminario, accusato di favoreggiamento. A denunciare per la prima volta l’accaduto, era stato, nel 2017, il giornalista Gianluigi Nuzzi nel suo libro Peccato originale a cui seguì un’inchiesta de Le Iene. Denunce che hanno convinto il Papa. Come ha precisato il Vaticano, infatti, “nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità”. La prima udienza ha segnato anche il debutto in aula di Giuseppe Pignatone come presidente del tribunale vaticano.

    Don Martinelli, nato nel 1992, è accusato di aver usato violenza e minaccia, abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi, costringendo la sua vittima, di un anno più piccola, a subire ripetuti abusi all’interno del Vaticano. Violenze, che sempre secondo l’accusa, sono avvenute dal 2007 al 2012. Don Radice, classe 1949, è accusato, invece, di avere più volte, come rettore del pre seminario, in Italia e anche all’estero, aiutato Martinelli a eludere le investigazioni dopo i reati di violenza carnale e libidine. Nella prima udienza del processo è, infatti, emerso che il 3 ottobre 2013 il sacerdote ha inviato una lettera al vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, da cui dipende il pre seminario vaticano, in cui smentiva la denuncia della vittima di Martinelli, definendola “fumus persecutionis”. Ma c’è di più. Sempre secondo i magistrati del Papa, don Radice ha inviato successivamente una falsa lettera a nome del presule, su carta intestata della diocesi di Como, in cui annunciava l’imminente ordinazione sacerdotale di Martinelli. Lettera che è stata disconosciuta da monsignor Coletti. Nel 2018, durante un interrogatorio con i pm vaticani, don Radice ha anche sostenuto “con certezza assoluta” di non essere a conoscenza di atti omosessuali o di libidine nel pre seminario di cui era rettore. In questo modo, secondo i magistrati, ha intralciato le indagini insabbiando le accuse.

    Nel 2017, Nuzzi aveva raccontato che quelle da lui raccolte non erano le prime “allarmanti informazioni su quanto accade all’interno di quell’istituto riservato a ragazzini in cerca di vocazione. Già nell’estate del 2013 una dettagliata lettera anonima era stata recapitata a diversi esponenti della Curia, tutti autorevoli. Tra questi spiccavano l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano, lo stesso cardinale Angelo Comastri e anche alcuni collaboratori del Segretario di Stato allora in carica Tarcisio Bertone, come l’attuale prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il porporato francese Dominique Mamberti, che all’epoca era segretario per i rapporti con gli Stati”. E ha aggiunto: “Sodano, dopo aver ricevuto la lettera, chiese e fece chiedere chiarimenti a Comastri e a monsignor Vittorio Lanzani, delegato della Fabbrica di San Pietro. Il rettore del San Pio X, monsignor Enrico Radice, fu chiamato in Segreteria di Stato. Radice smentì ogni fatto indicato nel documento anonimo, sostenendo che i ragazzi erano certo vivaci ma che non era accaduto nessun episodio rilevante. Comastri distrusse il documento anonimo, che tutti alla fine considerarono figlio di quel pettegolezzo e di quelle maldicenze che come un venticello fastidioso circolavano nei corridoi dei sacri palazzi”. Ma i magistrati vaticani non la pensano così.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/14/abusi-sessuali-sui-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-a-due-preti-senza-la-querela-della-vittima-per-volonta-di-francesco/5965876/