Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: seminarista

  • Pedofilia, chiesti otto anni di carcere per l’”amico” di Don Seppia

    Pedofilia, chiesti otto anni di carcere per l’”amico” di Don Seppia

    Genova. Il pm Stefano Puppo ha chiesto otto anni e 25 mila euro di multa per Emanuele Alfano, l’ex seminarista amico di don Riccardo Seppia, arrestato nell’ambito dell’inchiesta a Genova su presunti abusi su minori. La sentenza è attesa per il prossimo 5 luglio. Alla scorsa udienza, Alfano era stato giudicato dal perito del Tribunale capace di intendere e di volere, anche se con una “personalità disturbata”. Mentre per il perito della difesa l’ex seminarista avrebbe “una diminuzione della capacità di volere ma non di quella di intendere”, che, invece, sarebbe chiara. Alfano è accusato di induzione alla prostituzione minorile, favoreggiamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Don Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente, lo scorso 3 maggio è stato condannato a 9 anni e mezzo per violenza su minori nel processo con rito abbreviato.

    https://www.ivg.it/2012/06/pedofilia-chiesti-otto-anni-di-carcere-per-lamico-di-don-seppia/

  • Continua da giorni la protesta di Alesandro, incatenato davanti al seminario di Bergamo.

    Continua da giorni la protesta di Alesandro, incatenato davanti al seminario di Bergamo.

    Nei giorni scorsi vi avevamo parlato del caso di Alessandro Vavassori che come decine di vittime cerca di affrontare il suo passato di abusi sessuali, nel suo caso avvenuti quando a 11 anni era seminarista a Bergamo. Non abbiamo mai smesso di seguire Alessandro, il quale in modo non violento si reca tutti i giorni presso il seminario di Bergamo dove passa il pomeriggio incatenato all’unico accesso del seminario .
    Alessandro con la sua civile protesta vuole solamente ottenere udienza con il rettore, vuole portare avanti le promesse precedentemente ricevute dall’ex Vescovo Amadei. Nelle diverse lettere tra Diocesi e Alessandro, risulta che la Diocesi ammise le proprie responsabilità, diede addirittura 20 mila € a Alessandro come anticipo, direi una piena ammissione, ma ora, morto Amadei il nuovo Vescovo non solo sembrerebbe non aver alcuna intenzione di onorare le promesse fatte dal suo predecessore, ma non vuole neppure ricevere la vittima.
    E’ paradossale ma preferiscono subire l’imbarazzo di avere un uomo incatenato al cancello del seminario, piuttosto che dargli 10 minuti di udienza. Non chiamano neppure le forze dell’ordine in quanto il rischio è che con il loro intervento l’intera storia finisca sulle prime pagine dei quotidiani locali.
    Qualche giorno fa telefonai al seminario, chiedendo il motivo di quella persona incatenata all’ingresso, prima mi risposero che non c’era nessuno, poi ammisero promettendo di andare a parlare con lui e di sapermi dire. In questi giorni comunque Alessandro ha raccolto una serie di testimonianze audio rilasciate dai sacerdoti, è triste dirlo ma siamo di fronte a un caso di “menzogna clericale” in quanto dagli audio si apprende che tutti conoscevano le tendenze pedofile del carnefice di Alessandro, esiste addirittura una denuncia di diversi anni fa, ma non è mai esista la volontà da parte del clero, di tutelare i minori, dalle testimonianze e dai documenti emerge la volontà dei vertici diocesani, di tutelare il prete pedofilo e non i minori .
    Francesco Zanardi
    Portavoce L’ABUSO
  • Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    17 maggio 2012 (red.) Revocati gli arresti domiciliari a Don Marco Baresi, l’ex vicerettore del seminario di Brescia, accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di violenza sessuale a danni di un seminarista minorenne.

    Il sacerdote era sottoposto alla misura di detenzione dal novembre del 2007. Mercoledì, la Corte d’Appello di Brescia si è pronunciata su una parte delle contestazioni, ovvero due presunti abusi subiti dal giovane dopo il dicembre del 2004.

    La Corte ha ritenuto non provate le violenze sessuali oggetto del procedimento e, limitatamente a questa accuse, ha assolto don Baresi, ridefinendo la pena che è passata a 7 anni e 4 mesi, con due mesi di sconto sulla precedente, per detenzione di materiale pedopornografico e per le violenze sessuali commesse prima del dicembre 2004.

    Ma la parola fine non è ancora scritta perchè i legali del sacerdote hanno presentato un ricorso straordinario in Cassazione (una sorta di quarto grado di giudizio) per un presunto errore di fatto.

    L’inchiesta che vede coinvolto l’ex vicerettore del seminario risale novembre del 2007, quando il giovane seminarista presentò denuncia per i fatti accaduti tre anni prima. Vennero quindi perquisiti l’ufficio e il personal computer del sacerdote e venne sequestrata una memoria esterna su cui vennero rinvenute le immagini incriminate e per le quali don Baresi si è sempre difeso sostenendo di non essere l’unico utilizzatore del pc.

    Il sacerdote ottenne subito (restò in carcere solo un giorno) gli arresti domiciliari mentre si svolgeva il processo: il primo grado si era chiuso con la condanna a 7 anni e 6 mesi, il secondo con la conferma della pena, il terzo invece aveva prodotto un rinvio che si è poi concluso con la sentenza di mercoledì.

    Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    Assoluzione parziale per Don Marco Baresi. E basta arresti domiciliari

    (a.c.) Don Marco Baresi dopo 4 anni e 6 mesi di arresti domiciliari, e due giorni di carcere, è tornato il libertà. Ieri la Corte d’Appello di Brescia ha ridotto la pena da sette anni e sei mesi a sette anni e quattro mesi, ed ha annullato il provvedimento restrittivo nei confronti del parroco accusato di violenza e sessuale e detenzione di materiale pedopornografico.

    Ieri don Marco era in aula assieme ai legali Stefano Lojacono e Luigi Frattini. L’appello conclusosi ieri riguardava due episodi contestati al parroco, ma verificatisi quando la vittima che lo ha accusato aveva già lasciato il seminario dove insegnava don Marco. Per questi episodi il parroco è stato assolto.

    Don Marco in tutti questi anni è sempre stato sostenuto a gran voce da fedeli suoi amici, convinti sempre e comunque della sua innocenza e totale estraneità dai fatti contestati. Questo il loro blog: http://donmarcobaresi.it/blog.php?anno=2012.

  • «Curia a luci rosse» indaga Procura Potenza dopo la denuncia Claps

    «Curia a luci rosse» indaga Procura Potenza dopo la denuncia Claps

    Il seminarista e la mamma. Il primo sostiene di essere una vittima degli abusi in seminario. La donna ha raccontato quello che sarebbe capitato a suo figlio, un ragazzo disabile durante gli incontri in parrocchia. Sono i testimoni di quanto ha denunciato in tv Filomena Iemma, la mamma di Elisa Claps. Sarà la Procura ad accertare se in quei due racconti si nascondano profili di natura penale. In Questura da qualche giorno c’è un fascicolo. Gli investigatori della Squadra mobile stanno cercando di ricostruire ciò che è accaduto.

    La madre di Elisa aveva parlato di pedofilia negli ambienti della diocesi, attirando la reazione stizzita di molti ambienti cattolici del potentino. Ma cosa intendeva dire esattamente la signora Filomena? A quali episodi si riferiva?

    Durante la trasmissione Rai «Chi l’ha visto?» andata in onda la scorsa settimana è stato spiegato: a Potenza un sacerdote, che avrebbe avuto un rapporto omosessuale con un ex seminarista, è accusato di aver molestato un ragazzo disabile. Sia la relazione gay, sia l’abuso, avvenuto all’interno di una parrocchia, sono stati segnalati da Gildo Claps, fratello di Elisa, al vescovo, monsignor Agostino Superbo. La comunicazione risale a qualche mese fa ed è stata trattata in modo «molto riservato» per evitare strumentalizzazioni.

    La decisione di uscire allo scoperto è dettata dalla volontà di spiegare le accuse della signora Filomena che, impropriamente, ha parlato di pedofilia, in quanto il ragazzo disabile molestato è maggiorenne. Potrebbe trattarsi però di abusi su persona con problemi cognitivi e per questo «aggravati».

    Le due vicende riguardano lo stesso sacerdote. Il processo di diritto canonico, avviato dopo la segnalazione al vescovo, pare si sia concluso con un trasferimento del sacerdote. Erano solo rapporti omosessuali quelli denunciati dall’ex seminarista (che per incastrare il sacerdote avrebbe addirittura scattato una foto)? E cosa è accaduto a messa finita nella parrocchia che amministrava il sacerdote?

    Saranno gli investigatori ad accertare se durante gli incontri l’ex seminarista era consenziente e se il ragazzo disabile era capace di capire quello che stesse accadendo.

    03 Maggio 2012

  • Don Riccardo Seppia

    Don Riccardo Seppia

    3 maggio 2012 Riccardo Seppia

    Genova – Ha chiesto scusa don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato oggi a Genova a 9 anni e mezzo per violenza su minore. Per la prima volta da quando, 12 mesi orsono, fu arrestato dai carabinieri nella sua abitazione di Sestri, l’ex parroco della chiesa di Santo Spirito ha chiesto pubblicamente scusa per il suo «comportamento morale disdicevole». Scusa «per tutti quegli sms» pieni di fantasie erotiche e bestemmie che lui inviava a minorenni,

    chierichetti e non. Davanti al gup Roberta Bossi, e prima di sapere quale sarebbe stata la sentenza nei suoi confronti, don Seppia in aula ha letto questo messaggio: «chiedo scusa per il mio comportamento morale perché ho commesso degli sbagli. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo, a scrivere quegli sms».Le scuse non sono comunque bastate ad assolverlo, come chiedeva il suo difensore, Paolo Bonanni. L’ex sacerdote, jeans e giubbotto blu, l’ex parroco è stato condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni per violenza sessuale e per tentata induzione alla prostituzione minorile, a 4 anni e 8 mesi per offerte plurime droga, e a 8 mesi per cessione di cocaina, oltre al pagamento di 28 mila euro. Il pubblico ministero, Stefano Puppo, aveva chiesto la condanna a undici anni e otto mesi.

    Completamente rasato, don Seppia ha ascoltato la lettura del dispositivo accanto al suo legale, senza dire una parola: «Parleremo della condanna martedì o mercoledì – ha commentato il difensore – quando lo andrò a trovare in carcere. Adesso aspettiamo le motivazioni per ricorrere in appello».

    L’inchiesta sull’ex parroco era partita da Milano più di un anno fa. I carabinieri dei Nas stavano indagando su un giro di cocaina nei locali frequentati da omosessuali e quasi per caso si sono imbattuti nell’allora parroco di Sestri. Don Riccardo Seppia secondo l’accusa usava la coca per adescare giovanissimi ragazzi di vita, sbandati che per

    pochi soldi e un po’ di droga erano disposti ad avere rapporti sessuali. Rapporti, però, che il parroco proponeva senza mai in realtà consumarli davvero, come emerso durante il processo. A testimoniare in tal senso sono stati sia un ragazzo albanese di 16 anni (più volte hanno concordato un appuntamento, ma all’ultimo momento don Seppia ha sempre disdetto), sia un chierichetto di 15 anni, che ha confessato di aver

    subito in sacrestia `attenzioni particolari´ dall’ex sacerdote. Mai sconfinate, però, nell’atto sessuale vero e proprio.

    Ad inchiodare don Seppia però sono state le intercettazioni. Telefonate a spacciatori ai quali chiedeva «ragazzini dal collo tenero», sms all’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nell’ambito della stessa inchiesta, in cui l’ex sacerdote raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini.

    L’unico reato per il quale l’ex parroco è stato assolto è quello di detenzione di 
    Don Seppia è tornato ora nel carcere di Sanremo, nella sezione sex offenders. Dovrà rimanerci per altri otto anni e mezzo, visto che ha già scontato un anno di carcerazione preventiva.secondo i periti del pm e del giudice, i file trovati nel suo pc sarebbero temporanei´, quindi non scaricati volontariamente dal prete.

    Leggi l’articolo completo: Pedofilia – Don Seppia condannato 

  • Pedofilia, 9 anni e mezzo a don Seppia La tentata violenza considerata stupro

    Pedofilia, 9 anni e mezzo a don Seppia La tentata violenza considerata stupro

    MILANO – È stato condannato a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni, e al pagamento di 28 mila euro don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente in carcere da un anno per pedofilia. Il giudice dell’udienza preliminare Roberta Bossi lo ha condannato per violenza sessuale su minore e per tentata induzione alla prostituzione minorile. Il pubblico ministero Stefano Puppo, che riteneva di poter far equiparare la tentata violenza su minore a una violenza effettiva, aveva chiesto 11 anni e 8 mesi, mentre il legale del sacerdote aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi d’accusa, tranne la cessione semplice di droga.

    NON AVEVA MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO – I capi d’accusa riguardavano, appunto, la tentata violenza sessuale su minore, la tentata induzione alla prostituzione minorile, la tentata cessione di droga a minori e la detenzione di materiale pedopornografico. Per quest’ultimo reato Seppia è stato assolto, mentre il giudice ha accolto il paragone tra la tentata violenza sessuale è la violenza consumata. La violenza riguardava un chierichetto che veniva spesso abbracciato in maniera particolare, o toccato, tutte circostanze ammesse dalla vittima. La cessione di droga riguardava, invece, un ex seminarista.

    «HO SBAGLIATO» – «Chiedo scusa per il mio comportamento morale perchè ho commesso degli sbagli. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo». Don Seppia ha voluto, prima della sentenza, chiarire la sua posizione dopo un anno in carcere. L’avvocato, Paolo Bonanni, ha comunque assicurato il ricorso in appello: «Siamo convinti che la pena possa scendere ulteriormente».

    Redazione Online3 maggio 2012 | 14:11

    http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_03/pedofilia-condannato-don-riccardo-seppia-parroco-sestri-ponente_95922bbe-9511-11e1-ad93-f55072257a20.shtml

  • Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    26 aprile 2012
    Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    Potenza – Rapporti sessuali di un prete con ragazzi anche con problemi psichici. E’ quanto ha denunciato un giovane nel corso della trasmissione Chi l’ha Visto. Il ragazzo, all’epoca dei fatti seminarista, ha raccontato di aver avuto un rapporto sessuale con un parroco dopo una confidenza su un sogno particolare.
    Il giovane ha raccontato di aver informato del caso il vescovo di Potenza, Agostino Superbo e che quest’ultimo ha raccolto le confidenze in confessione e lo ha informato di aver bisogno di prove certe per poter intervenire
    Il ragazzo, nell’ottobre 2009, ha un rapporto sessuale completo con il parroco e raccoglie delle prove con registrazioni audio e alcune foto per poi tornare dal vescovo.
    Secondo la denuncia il parroco sarebbe stato trasferito
    Lo stesso parroco avrebbe confessato al giovane di aver avuto rapporti sessuali con un altro giovane con gravi disturbi psichici.
    La madre del ragazzo ha confermato i racconti intervenendo a sua volta nella trasmissione Rai nel corso della quale è emerso che il parroco protagonista degli episodi è stato sottoposto ad un “processo” interno di diritto canonico e quindi punito.
    Sono state mostrati, nel corso della trasmissione, anche alcuni documenti della diocesi che criticano duramente la trasmissione.

    Elisa Claps

    Era presente in studio questa sera don Marcello Cozzi, in rappresentanza del vescovo della diocesi di Potenza.

    Durante la settimana scorsa Filomena Claps, la mamma di Elisa, ha lanciato un’accusa molto pesante, parlando di pedofilia in relazione alla diocesi di Potenza e al vescovo di Potenza. Federica Sciarelli ha comunicato ufficialmente che quello di Filomena era uno sfogo, in cui la donna ha usato parole eccessive (e sbagliate).

    Il figlio Gildo Claps ha specificato questa sera in collegamento da Potenza che negli anni scorsi era venuto a conoscenza di un rapporto omosessuale tra un seminarista e un ragazzo con problemi psichici e che aveva condiviso l’episodio con la madre che evidentemente durante la settimana scorsa ha fatto confusione e usato termini inappropriati.

    Proprio su questo episodio è tornata la trasmissione Chi l’ha visto, che ha intervistato i soggetti coinvolti. Il seminarista ha raccontato che nel 2001 si accorge di avere la vocazione e inizia a frequentare corsi di teologia e nel 2003 entra in seminario nella diocesi di Potenza. All’interno del seminario il ragazzo sogna che il suo parroco ha una relazione omosessuale con una star televisiva.

    Il seminarista gli racconta il sogno e il parroco si denuda davanti a lui e i due hanno alcuni rapporti sessuali. Il giovane allora in confessione racconta tutto al vescovo Superbo, che apprezza il racconto, ma gli chiede prove della relazione tra i due. Il seminarista allora rivede il sacerdote e riprende ad avere rapporti con lui. Questa volta però fa delle registrazioni audio e una fotografia. Nell’ottobre 2009 il seminarista parla nuovamente con il vescovo Superbo, parlando delle registrazioni. Poco dopo il parroco è stato trasferito in seminario e poi spostato in Università come insegnante.

    Il seminarista ha raccontato anche che una volta parlò con la madre di un ragazzo con problemi psichici che li confida che il figlio ha avuto rapporti sessuali proprio con lo stesso parroco.

    Giuseppe Rinaldi ha intervistato anche la madre del giovane con problemi psichici. La donna ha raccontato che il figlio aveva problemi di socializzazione e le aveva anche confidato di avere un’attrazione verso le persone del suo stesso sesso. La donna in confessione ha raccontato allo stesso parroco dei problemi del figlio. Il sacerdote ha promesso di aiutare il giovane e, dopo averlo confessato, lo invita a casa sua. Al suo ritorno il giovane dice alla madre che il prete lo ha accolto in casa con un film pornografico di due gay. Il giovane è fuggito, dopo aver visto il parroco ansimare, e ha raccontato alla madre che il parroco gli avrebbe detto: “Non dimenticare che adesso sono nelle tue mani”.

    Don Marcello Cozzi era in studio in rappresentanza del vescovo. “C’è stato un procedimento di diritto canonico, che resta riservato naturalmente. Sono stati presi dei provvedimenti nei confronti di questo sacerdote, ma adesso resta ancora tanta tristezza”, ha detto don Marcello in trasmissione.

  • Caso Claps, la mamma: Prete gay molestò disabile

    Caso Claps, la mamma: Prete gay molestò disabile

    di MASSIMO BRANCATI

    POTENZA – Altre ombre sulla chiesa potentina. Dopo le parole al vetriolo di Filomena Iemma con conseguente «anatema» del vescovo, ieri sera la trasmissione di Raitre «Chi l’ha visto?», condotta da Federica Sciarelli, è tornata ad occuparsi del caso Claps che si sta trasformando in una sorta di processo mediatico al clero.

    La madre di Elisa, lo ricordiamo, aveva parlato di pedofilia negli ambienti della diocesi, catalizzando la reazione stizzita di molti segmenti cattolici del capoluogo. Ma cosa intendeva dire esattamente la signora Filomena? A quali episodi si riferiva? Ieri, sempre durante il programma televisivo, è stato svelato l’arcano: a Potenza un sacerdote, che avrebbe avuto un rapporto omosessuale con un ex seminarista, è accusato di aver molestato un ragazzo disabile. Sia la relazione gay, sia l’abuso, avvenuto all’interno di una parrocchia, sono stati segnalati da Gildo Claps, fratello di Elisa, al vescovo mons. Agostino Superbo.

    Una comunicazione che risale a qualche mese fa e che è stata tenuta sottotraccia per evitare strumentalizzazioni. La decisione di uscire solo oggi allo scoperto è dettata dalla volontà di spiegare le accuse della signora Filomena che, impropriamente, ha parlato di pedofilia in quanto il ragazzo disabile molestato è maggiorenne. Ciò, però, non cancella lo scandalo, la vergogna, l’ennesima macchia sulla chiesa potentina, chiamata in causa ancora una volta dalla famiglia Claps che invoca giustizia e verità sulla morte di Elisa.

    Le due vicende che riguardano lo stesso sacerdote sono state ricostruite attraverso le testimonianze dell’ex seminarista, con cui il prete avrebbe avuto una storia, e della madre del ragazzo disabile. Sul nome del prete protagonista è calato un velo, ma, come dicevamo, il vescovo è stato informato dell’accaduto. E pare che abbia avviato un’indagine interna, con tanto di processo di diritto canonico sul cui esito, però, campeggia un grosso punto interrogativo. Resta anche da chiarire se il prete accusato stia ancora celebrando messa in una parrocchia del capoluogo lucano, nonostante la pesante accusa, sia stato trasferito o messo in «quarantena».

    Anche se don Marcello Cozzi, presente ieri in studio come rappresentante della diocesi, delegato dal vescovo, ha assicurato che sono stati presi provvedimenti.

    Durante «Chi l’ha visto?», in premessa, Gildo Claps ha chiarito che la madre, nel parlare di pedofilia, è stata tratta in inganno dal suo racconto relativo all’abuso del ragazzo disabile, credendo che si trattasse di un minorenne. Poi è stata la volta dell’ex seminarista, con volto coperto e voce contraffatta per non farsi riconoscere, che avrebbe avuto una relazione con il sacerdote: «Una notte sognai che il mio parroco aveva una relazione con una star della televisione. Ho ritenuto opportuno dirglielo. A quel punto si è denudato davanti a me e mi ha chiesto di avere un rapporto sessuale. Ho accettato. A ottobre del 2009 ho detto tutto al vescovo, in confessione, ma lui mi ha chiesto delle prove. A quel punto ho incontrato di nuovo il prete e ho registrato il nostro colloquio, riuscendo anche a scattare una foto».

    L’ex seminarista, nel suo racconto, incrocia la storia del ragazzo disabile, con problemi psichici, a cui la madre lo affida chiedendogli di aiutarlo. È in quell’occasione che l’ex seminarista viene a conoscenza dell’abuso. La donna, invitata a «Chi l’ha visto?», racconta di aver chiesto aiuto a un parroco per il proprio figlio alle prese con disturbi comportamentali e tormentato dall’attrazione per lo stesso sesso: «Volevo che si confidasse con il prete. Lui stesso aveva voglia di capire se stava commettendo peccato nel sentirsi attratto da altri uomini.

    Ma dopo quel colloquio è tornato a casa e mi ha detto che non voleva tornarci più. Alla fine mi ha detto che il sacerdote ci aveva provato. Mi ha raccontato – aggiunge la donna, intepretata da un’attrice – che quando è arrivato in parrocchia il prete ha messo su un film pornografico preso da internet e poi ha tentato di avere un rapporto con lui, ma mio figlio è fuggito disgustato. Non ho pensato di denunciare il caso perché sarebbe stata la parola di un depresso contro quella di un parroco».

  • Don Seppia, Emanuele Alfano e il numero del giovane albanese

    Don Seppia, Emanuele Alfano e il numero del giovane albanese

    Emanuele Alfano avrebbe conosciuto il minorenne di origini albanesi su Facebook. Dopo un primo incontro fra i due in auto, il numero della giovane vittima sarebbe giunto fino al prete. Prossima udienza il 3 aprile

    di Redazione 13/03/2012

    Genova – Nuova puntata della vicenda legata a don Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente finito in carcere con l’accusa di aver abusato di alcuni minorenni e dia ver ceduto loro sostanze stupefacenti. Durante l’udienza nel processo a carico di Emanuele Alfano, ex seminarista e amico del sacerdote, don Seppia ha dichiarato di aver ricevuto il numero del ragazzino di origini albanesi da Emanuele Alfano.

    Oltre al prete è stato sentito anche il ragazzino di origini albanesi. «Ho conosciuto Alfano su Facebook – ha detto -. Poi ci siamo incontrati, abbiamo avuto un rapporto sessuale nella sua auto, lui mi ha pagato e se n’é andato». Il processo è stato rinviato al prossimo 3 aprile.

    http://www.genovatoday.it/cronaca/don-seppia-pedofilia-processo-genova-ultime-news.html

  • Accuse all’ex rettore, Calasanzio in rivolta

    Accuse all’ex rettore, Calasanzio in rivolta

    Genova – Le indagini, della Procura e della Chiesa, per quanto delicate e in pieno svolgimento, non devono fare di tutta l’erba un fascio. E, soprattutto, non delegittimare un istituto «amato» da chi lo frequenta o l’ha frequentato, dai genitori dei suoi studenti, dagli altri religiosi.

    Si vivono giorni di fibrillazione, a Cornigliano e non solo. Dove il Calasanzio, scuola superiore dei frati Scolopi, è finito al centro delle cronache per le vicissitudini che hanno travolto il suo ex rettore, padre Gianluca Depretto. Accusato da un ex seminarista di aver molestato sessualmente lui e altri ragazzini quasi vent’anni fa, e dall’economo di aver fatto spese folli con il bancomat dei religiosi. Il primo aspetto è al vaglio della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, in Vaticano, dopo che da Genova è stata trasmessa la lunga memoria d’una “vittima”. Sulle spese sospette lavora invece la Procura, che ha iscritto Depretto sul registro degli indagati per appropriazione indebita.

    Colpevole o innocente? Se per il momento è stato sospeso dal ruolo di rettore e trasferito, i moltissimi genovesi che lo conoscono attendono i verdetti per giudicare definitivamemte, ribadendo tuttavia d’averne un ricordo «eccezionale». E chi al Calasanzio continua a lavorare, come i genitori dei ragazzini che proseguono gli studi, chiede che la scuola venga dipinta per ciò che è: «Il personale laico, docente e non docente – scrivono per esempio i lavoratori in una nota diffusa ieri pomeriggio -, nell’attesa degli sviluppi delle indagini, ribadisce la propria serietà e la propria professionalità, con le quali ha da sempre svolto e continuerà a svolgere il compito didattico ed educativo affidatogli. Il Padre provinciale Ugo Barani resta l’unico soggetto deputato a fornire eventuali chiarimenti».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/03/09/AP2o0i3B-rivolta_calasanzio_rettore.shtml