Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Sergio Librizzi

  • Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    (ANSA) – PALERMO, 24 MAR – È tornato in carcere don Sergio Librizzi, per molti anni al vertice della Caritas diocesana di Trapani.

    La Corte di Cassazione ha infatti confermato la sentenza di condanna a sei anni inflitta dalla Corte di Appello.

    Il sacerdote era stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e corruzione. In qualità di componente della Commissione per il riconoscimento dello status di richiedente asilo era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno. Librizzi era stato arrestato nel giugno del 2014 e in primo grado condannato a nove anni, pena confermata dalla Corte di Appello di Palermo. La Cassazione aveva però annullato la sentenza con rinvio e alla fine del 2020, dopo il secondo processo di appello, era stato condannato a sei anni due mesi e 20 giorni, modificando il reato in induzione alla corruzione. Il prete ha già scontato quattro anni, dovrà scontare il residuo della pena nel carcere di Termini Imerese. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2022/03/24/cassazione-torna-in-carcere-sacerdote-accusato-di-abusi_2cabba69-f0e7-4987-b166-d36263d5d7f8.html

  • Condannato ex direttore Caritas: ma non fu violenza sessuale

    Condannato ex direttore Caritas: ma non fu violenza sessuale

    Era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno

    Ridotta in appello la condanna per don Sergio Librizzi, l’ex direttore della Caritas di Trapani che da membro della Commissione per il riconoscimento dello status di richiedente asilo era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno. La prima sezione, presieduta dal giudice Adriana Piras, lo ha condannato don Sergio Librizzi a 6 anni, due mesi e venti giorni, riqualificando il reato in induzione alla corruzione, come indicato dalla corte di Cassazione che aveva annullato la precedente sentenza di condanna. In primo grado era stato condannato dal gup di Trapani a 9 anni di reclusione per concussione e violenza sessuale, poi confermata anche dalla Corte d’appello di Palermo. La sentenza nel dicembre 2017 venne annullata dalla corte di Cassazione, rispedendo gli atti ai giudici palermitani che oggi hanno ridotto la pena, assolvendo don Librizzi da un lungo elenco di episodi di violenza sessuale.

    L’ex direttore della Caritas trapanese era stato arrestato nel 2014 dagli agenti del Corpo Forestale, nell’ambito di un’indagine che porto’ alla luce il business dei centri d’accoglienza per migranti. Era finito ai domiciliari, scontati a casa di una zia a Campofelice di Roccella, ma e’ tornato in liberta’ con la sentenza della Cassazione. L’avvocato ha annunciato nuovamente ricorso in Cassazione e in attesa della sentenza definitiva restera’ in liberta’. Secondo le inchieste condotte dalla procura di Trapani, il prete era il controllore occulto della cooperativa Badiagrande, principale ente gestore di centri per migranti nel trapanese, compreso il Cie di contrada Milo, all’interno del quale si svolgevano le riunioni della Commissione di cui era membro don Librizzi. Nella sentenza di primo grado il gup di Trapani aveva riconosciuto il “ruolo dominante nella zona trapanese dell’imputato”. Secondo la Cassazione pero’ “e’ indiscutibile che un accordo puo’ essere raggiunto anche tra soggetti che si trovano in posizioni differenti” e che “cio’ non cambia quando si tratta di un accordo illecito: quel che rileva e’ la sussistenza di un obiettivo comune, che proprio l’accordo incarna”. Nel corso del nuovo processo la Corte, su richiesta dell’avvocato Donatella Buscaino, legate del prete, ha riaperto l’istruttoria dibattimentale, ascoltando dei testimoni in aula e acquisendo i provvedimenti emessi dalla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di richiedente asilo nelle sedute a cui aveva partecipato anche don Librizzi. (AGI)

    https://www.grandangoloagrigento.it/giudiziaria/condannato-ex-direttore-caritas-ma-non-fu-violenza-sessuale
  • “Violenza sessuale sui migranti”  Condanna annullata a don Librizzi

    “Violenza sessuale sui migranti” Condanna annullata a don Librizzi

    PALERMO – Senza annullata. Processo da rifare per don Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani. Lo ha deciso la Cassazione accogliendo il ricorso degli avvocati Donatella Buscaino e Vincenzo Lo Re.

    La Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a 9 anni di reclusione per le accuse di concussione e violenza sessuale.Librizzi, arrestato nel giugno 2014 e sospeso da ogni incarico, nella qualità di membro del comitato per il riconoscimento dello status di rifugiato politico avrebbe preteso prestazioni sessuali in cambio del visto.

    Dalle indagini della sezione di polizia giudiziaria della Forestale presso la Procura sarebbero emersi una quindicina di casi. I legali hanno sempre sostenuto che i rapporti sono consensuali, come emergeva dalle stesse intercettazioni ambientali. Così come hanno contestato la qualificazione del reato di concussione. Adesso dovrà essere celebrato un nuovo processo di appello. Librizzi si trova detenuto agli arresti domiciliari.

    http://livesicilia.it/2017/12/15/violenza-sessuale-prete-librizzi-migranti-trapani-caritas_915426/

  • La storia di Don Sergio Librizzi. Potere, abusi e protezioni che in tanti sapevano

    La storia di Don Sergio Librizzi. Potere, abusi e protezioni che in tanti sapevano

    Sono passati quasi tre anni da quel giugno del 2014 in cui l’ex direttore della Caritas di Trapani Don Sergio Librizzi venne arrestato per concussione e abusi sessuali dagli uomini della Forestale in servizio alla Procura. A tre anni di distanza, la settimana scorsa è arrivata anche la conferma della condanna a nove anni di reclusione già emessa in primo grado a Trapani. Per la Corte d’Appello di Palermo Librizzi ha abusato del suo ruolo all’interno della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico e, in cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, ha chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti.

    Le indagini – Le indagini che portarono all’arresto di Don Librizzi furono condotte dall’ex procuratore di Trapani Marcello Viola e dai sostituti Paolo Di Sciuva, Andrea Tarondo e Sara Morri. Di fondamentale importanza si rivelarono le intercettazioni ambientali e le dichiarazioni di alcune delle vittime. Le accuse riguardavano episodi accaduti nell’arco temporale che va dal 2009 ai giorni precedenti l’arresto, ma in particolare si concentravano negli ultimi sei mesi. Le prestazioni sessuali appurate dagli inquirenti sarebbero avvenute nell’auto del sacerdote, sulla quale gli investigatori avevano collocato le “cimici”.

    L’arresto – Don Librizzi quando venne arrestato è stato prelevato nella canonica della chiesa di San Pietro e interrogato dagli agenti presso l’ufficio di p.g. della Guardia Forestale. Gli è stato sequestrato il computer, insieme a somme di denaro che erano nella sua disponibilità, tra le quali alcune banconote trovate dietro il tabernacolo della chiesa. Per don Librizzi fu chiesta ed ottenuta la custodia cautelare in perché c’era il rischio di inquinamento delle prove, ma anche della reiterazione del reato.

    Don Librizzi e il potere – Era davvero potente Don Librizzi, a Trapani, al centro, da anni, di una vasta rete di potere sul fronte dell’immigrazione. Controllava Ipab ed enti, cooperative ed associazioni, un business, quello dell’accoglienza, più che mai florido a causa dell’emergenza di questi ultimi anni. Era di casa al Cie di Trapani Milo come al Cara di Salinagrande. E per i ruoli che rivestiva con una sua parola era in grado davvero di cambiare la vita di un immigrato, facendogli avere lo status di rifiugiato o il rinnovo di un permesso. Tutti sapevano del vizietto di Don Librizzi, nessuno parlava. Scrisse il Gip Cersosimo nella sua ordinanza: “I pochi coraggiosi che hanno avuto la forza di tentare di opporsi alle sue reiterate malefatte hanno subito intimidazioni, minacce, vere e proprie aggressioni”. Qualcuno voleva fare denuncia, ma c’è stato chi, all’interno delle istituzioni, ha “invitato a non sporgere denuncia e di mettere tutto a tacere con il chiaro effetto di creare intorno al Librizzi l’aura di soggetto intoccabile e impunibile”.

    La Diocesi – L’arresto di Don Librizzi ha gettato nel panico e nello sconforto più assoluto l’intera Diocesi di Trapani. Nell’immediatezza dei fatti il Vescovo Pietro Maria Fragnelli annunciò di aver rimosso Librizzi da tutti i suoi incarichi.

    Protezione – Il “vizietto” di Don Sergio Librizzi era noto in città da anni. Solo che godeva a quanto pare di una vasta rete di protezione, che lo portava ad essere strafottente verso chi tentava di avvertirlo (“..devi guardarti dal di dentro Sergio…c’è gente che dice cose e le giura pure”, lo avverte un altro prete, Don Messan. Lui risponde: “Minchia allora sistemato sono…veramente”) e addirittura, in un caso finito nelle 400 pagine dell’ordinanza di arresto, spavaldo nel fare le avance ad un immigrato del Cie di Trapani davanti gli occhi esterrefatti di una interprete: “Tu parli con me e poi io dico alla commissione la tua storia” dice Librizzi all’uomo, avvicinandosi al soggetto, un tunisino, accarezzandolo, anche sotto la maglietta, passando un dito sulla bocca.

    Processo – Scelse il rito abbreviato don Sergio Librizzi per essere giudicato, sulla base quindi degli elementi raccolti in fase di indagine e, in caso di condanna, il prete trapanese otterrà la riduzione di un terzo della pena. Il processo a don Librizzi iniziò il 9 Marzo del 2015 saltando la fase dell’udienza preliminare. L’ex direttore della Caritas, componente della Commissione territoriale per i rifugiati politici, avrebbe promesso in cambio dei favori di agevolare le pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno.

    Patto tra Librizzi e l’ex vescovo Miccichè – Un patto segreto, per coprirsi a vicenda. Sarebbe quello che avrebbero stretto tra loro l’ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè e l’ex direttore della Caritas don Sergio Librizzi. Un patto che però Librizzi ha svelato ai magistrati che indagavano sugli ammanchi nella curia trapanese quando a gestirla era Miccichè. Sui soldi che sarebbero stati sottratti dai fondi per l’8 per mille dall’ex vescovo trapanese. Il grande accordo svelato è quello di don Sergio Librizzi a cui i pm hanno fatto ascoltare una conversazione intercettata tra lui e l’ex vescovo Miccichè. “Sergio, voglio la tua solidarietà pubblica, non ti dimenticare cosa ho fatto per te, per coprire i tuoi problemi”. La voce è quella di Miccichè, e la conversazione avviene dopo l’esplosione dello scandalo del buco alla Diocesi trapanese, con Miccichè e Treppiedi uno contro l’altro. Ai pm Librizzi avrebbe confermato che una parte dei fondi dell’8 per mille sarebbero stati sottratti dall’ex vescovo attraverso una serie di false attestazioni fornite dallo stesso direttore della Caritas. Quello svelato è un accordo che girava attorno a fondazioni, cooperative, la gestione dell’accoglienza dei migranti. Miccichè, in sostanza, permetteva a Librizzi di gestire il sistema delle 14 cooperative che si appoggiavano alla Caritas per l’accoglienza dei migranti, ma anche per il servizio civile, raccolta di indumenti usati. C’era anche l’affitto al Ministero dell’Interno di un hotel a Valderice di proprietà della Curia, il Sant’Andrea, per 200 mila euro al mese. In cambio don Librizzi firmava false attestazioni della Caritas come giustificativo della spesa di 700 mila euro per le cosiddette opere di carità o altri progetti.

    Capace di intendere e di volere – Per i consulenti di parte, Librizzi era ammalato di una patologia che lo avrebbe indotto a compiere violenza. Per i periti Domenico Micale e Maurizio Marguglio, invece, l’ex direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, era pienamente capace di intendere e di volere e per nulla affetto dalla “Sindrome di Don Giovanni”.

    Condanna in primo grado e motivazioni sentenza – Il 30 ottobre del 2015 il gup Antonio Cavasino ha emesso la sentenza a nove anni di reclusione per l’ex direttore della Caritas. Il pubblico ministero Andrea Tarondo nella requisitoria finale aveva chiesto per don Librizzi una condanna a dieci anni. E ci sono soprattutto le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche raccolte nelle 130 pagine delle motivazioni della sentenza. Il prete ha abusato del suo ruolo all’interno della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico, e in cambio di agevolazioni per il rilascio della documentazione chiedeva ed otteneva favori di tipo sessuale dagli immigrati extracomunitari che arrivavano sulle coste siciliane. Librizzi si faceva forte della sua posizione di potere, al fine di abusare sessualmente dei malcapitati che si rivolgevano a lui per essere aiutati. L’ex direttore della Caritas, attraverso la cooperativa Badiagrande controllava tutti i centri di accoglienza migranti presenti nella provincia, tra i quali il Cie di Milo ed il Cara di Salinagrande, mediante una rete clientelare di cui facevano parte anche membri delle forze dell’ordine, del mondo del volontariato, della diocesi trapanese e dell’apparato amministrativo locale.

    http://www.tp24.it/2017/04/11/inchieste/la-storia-di-don-sergio-librizzi-potere-abusi-e-protezioni-che-in-tanti-sapevano/108693

  • Peccati, scandali e “scismi”  La Chiesa che non t’aspetti

    Peccati, scandali e “scismi” La Chiesa che non t’aspetti

    La lite Minutella-Lorefice è l’ultima contraddizione che segna la comunità religiosa.

    PALERMO – La Chiesa è la comunità dei fedeli. E nel suo essere comunità c’è la risposta alle mille contraddizioni che l’attraversano. Si pecca, si litiga, si commettono reati. Né più ne meno che altrove. Con una differenza sostanziale. Senza per forza essere tacciati di moralismo a buon mercato è lecito attendersi da chi predica bene che razzoli meglio.

    L’invito alla preghiera, raccolto da migliaia di persone che hanno affollato pochi giorni fa la messa serale in Cattedrale, a Palermo, non ha sopito la polemica. Don Alessandro Minutella lascerà la parrocchia di Romagnolo, ma non ha alcuna intenzione di chinare il capo. Ancora una volta ha scelto Facebook per dire che la Chiesa che ha servito per diciotto anni non gli piace più. Troppo aperta alle novità, troppo progressista da quando Papa Francesco ha preso il posto di Benedetto XVI, tanto che l’ha definita “falsa”. Si ritirerà a vita privata, come gli è stato intimato dal vescovo Corrado Lorefice, ma – c’è da scommetterci- non se ne starà il silenzio, forte anche dell’appoggio dei parrocchiani che stanno dalla sua parte e che oggi si sono radunati in Cattedrale.

    Si litiga nella Chiesa e si pecca. Di quei peccati che mettono tutti d’accordo nella critica feroce. Quei peccati per cui non basta la punizione divina, ma serve l’anticipazione di quella terrena, regolata dal codice penale. Le cronache si riempiono di sacerdoti accusati di violenze sessuali.

    Per tutti vale il principio della presunzione di non colpevolezza, ma le ricostruzioni degli investigatori, se confermate, non lasciano spazio alla misericordia. Padre Salvatore Anello tirava in ballo il demonio che si sarebbe impossessato di alcune donne qualora non si fossero piegate alle morbose attenzioni del sacerdote. Con la parola “esorcismi” avrebbe mascherato i rapporti carnali.

    Roberto Elice e Aldo Nuvola (entrambi parroci a Palermo), il novizio Giusto Francesco Palazzotto, Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani, sono solo gli ultimi uomini di Chiesa finiti sotto accusa.

    Nel trapanese le indagini avrebbero svelato un altro lato poco edificante della Chiesa e cioè l’attaccamento alle cose materiale che sfocia nell’illecito. Il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero è indagato per truffa e appropriazione indebita. Non si trova traccia di parte dei contributi milionari – tra fondi della Cei, contributi regionali e donazione dell’8 per mille – che dovevano servire per costruire una nuova chiesa. E dire che Mogavero era stato inviato a controllare la gestione, anch’essa considerata poco trasparente, di un altro vescovo, quello di Trapani, Francesco Miccichè, sospeso dalla Curia e accusato di appropriazione indebita, malversazioni e calunnia. Aveva puntato il dito contro don Ninni Treppiedi, parroco ad Alcamo e suo braccio destro, che da accusato è diventato accusatore, dopo avere dimostrato la sua innocenza. Sono gli esempi di chi avrebbe predicato bene e razzolato malissimo in una Chiesa dove si pecca e si commettono reati. E si litiga, alzando i toni come nel caso dello “scisma di Romagnolo”, spia di una comunità rissosa ancora prima che misericordiosa.

    http://livesicilia.it/2017/04/10/peccati-scandali-e-scismi-la-chiesa-che-non-taspetti_844000/

  • Violenza sessuale, confermata la condanna a un prete

    Violenza sessuale, confermata la condanna a un prete

    La corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a 9 anni di reclusione per l’ex direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, accusato di concussione e violenza sessuale. Librizzi, arrestato nel giugno 2014 e sospeso da ogni incarico, nella qualità di membro del comitato per il riconoscimento dello status di rifugiato politico avrebbe preteso prestazioni sessuali in cambio del visto. Dalle indagini della sezione di pg della Forestale presso la Procura sarebbero emersi almeno 8 casi.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/sicilia/240139/violenza-sessuale-confermata-la-condanna-a-un-prete.html

  • Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

    Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

    I fatti di cronaca, le inchieste, la politica, la caccia a Matteo Messina Denaro. E poi notizie più curiose. Sono le top news del 2016 di Tp24.it. Una carrellata dei fatti più seguiti dai nostri lettori quest’anno e su cui abbiamo dedicato molta attenzione, con approfondimenti e aggiornamenti.

    Un anno di inchieste giudiziarie, il 2016, in provincia di Trapani. Alcune di queste scandalose, e che hannon riguardato quelle persone che dovrebbero essere portatrici di valori sani e di misericordia. Tra le inchieste che hanno coinvolto i preti ha suscitato molto scalpore quella su un parroco di Marsala.

    Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, indagato per detenzione di materiale pedopornografico. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare in estate, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Genna nei giorni dello scandalo si è comunque dimostrato tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo aveva rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.

    Dopo lo scandalo avevamo intervistato padre Genna. “Sto male, mi sento tradito, violentato”, ha detto il prete.
    “Sono solo calunnie verso la mia persona! Alla mia età poi? 75 anni! Mi sono occupato di adozioni dalla Tunisia e dal Marocco. I ragazzi di cui parlano oggi nell’inchiesta sono grandi, sono sposati e hanno moglie e figli! Non ho mai fatto nulla. Sono mortificato da queste calunnie. Sono stato pugnalato alle spalle. Quando mi sono visto le forze dell’ordine in parrocchia non sapevo per cosa fossero venuti, li ho fatti entrare e ho fornito loro tutto ciò di cui avevano bisogno e che mi chiedevano senza alcuni problemi.

    In 41 anni mi sono arrivate offerte come arciprete in altre chiese, semplicemente ho rifiutato perché mi sembrava inutile: le cose che potevo fare in altri posti potevo farle dove stavo, alla parrocchia dell’Addolorata.
    Padre Genna  è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna.
    L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano. Per questi fatti è stato condannato a un anno e 8 mesi di reclusioni e 600 euro di multa. Alla base dell’accusa c’è un prestito di quasi 70 mila euro che l’ex parroco di San Leonardo chiese e ottenne da un parrocchiano, M.D.G., ex militare della Marina con problemi di salute. E che solo a fine ottobre 2011, dopo alcuni assegni andati in protesto, grazie all’intervento di un legale (l’avvocato Antonino Sammartano), l’ex militare riuscì a riavere indietro.

    Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza diventata definitiva in Cassazione, a due anni anche per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I  fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.

    A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.

    Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…
    Più recente è la condanna a nove  anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.

    Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.  In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.

    http://www.tp24.it/2016/12/23/cronaca/top-news-2016-scandali-in-parrocchia-indagati-e-condannati-preti-nei-guai/105654

  • Il lato oscuro della Chiesa in Sicilia

    Il lato oscuro della Chiesa in Sicilia

    Quelli acclarati sono una ventina, ma in Sicilia i casi di abusi su minori da parte di sacerdoti sono probabilmente molti di più. Una certa cultura della vergogna, la tendenza a colpevolizzare la vittima (anche quando si tratta di bambini) e la sfiducia nelle istituzioni e nella giustizia, fanno sì che gran parte del fenomeno resti sommerso.

    Il caso più “famoso”, in questo senso, è probabilmente quello di Marco Marchese, che qualche anno fa partecipò alla trasmissione Mi manda Raitrè. Davanti alle telecamere, raccontò gli abusi subiti in seminario da don Bruno Puleo, raccontò di come l’arcivescovo Ferraro, pur informato dei fatti dallo stesso Marco, non prese alcun provvedimento se non raccomandare l’assoluto silenzio e di “dimenticare”. Con la conseguenza che altri seminaristi furono abusati dallo stesso sacerdote. E quando denunciò tutto in procura, la Curia pensò bene di chiedere a Marco (allora poco più che sedicenne) duecentomila euro per il danno all’immagine arrecato alla chiesa agrigentina.

    Degli ultimi mesi, invece, il caso più recente, che ha visto condannato a sei anni e quattro mesi don Roberto Elice, parroco palermitano che ha confessato gli abusi commessi su tre minori. In questo caso, era stato lo stesso sacerdote ad informare la Curia del “profondo disagio” che viveva. E anche in questo caso, la Curia non aveva trovato di meglio che trasferire il sacerdote a Roma, in una struttura protetta. Al riguardo, l’ex arcivescovo Romeo, sostenne che non aveva denunciato il sacerdote alla Procura, poiché non era suo compito, che era invece quello di seguire i dettami del diritto canonico. La denuncia, però, l’aveva fatta la madre dei bambini.

    Sempre a Palermo, la Cassazione confermò nel 2014 la condanna di don Paolo Turturro. Tre anni per gli abusi denunciati da due ragazzini di 12 e 13 anni. Tra indagini e i tre gradi di giudizio, nel frattempo per uno dei due casi il reato è risultato prescritto e l’iniziale condanna a sei anni e mezzo della Corte d’Appello si è ritrovata ridotta a tre anni in cassazione. In carcere, però. Senza affidamento ai servizi sociali.

    Uno dei problemi di chi trova il coraggio di denunciare è proprio la prescrizione. Dieci anni. Che, tra indagini e processi spesso non bastano ad assicurare giustizia, perché nel frattempo l’orologio corre e può accadere che quello che era reato fino a ieri, oggi non lo è più: prescritto. La legge non può più perseguire chi ha commesso un crimine. Che è liberissimo, senza macchia e magari pronto a ricominciare da capo.

    La Curia trapanese non è certo da meno rispetto a quella palermitana. Il più noto è il caso di don Sergio Librizzi, condannato a 9 anni per gli abusi commessi sui migranti che si rivolgevano a lui, all’epoca direttore della Caritas di Trapani, per il suo ruolo all’interno della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico. Altre accuse di abusi sono piovute da alcuni ex studenti del seminario di Trapani che frequentavano la struttura quando Librizzi ne era rettore, fino a giugno del 1998. Sembra proprio che siano stati gli abusi sui seminaristi il motivo per cui l’allora vescovo di Monreale Francesco Micciché abbia “trasferito” il sacerdote dal seminario alla guida della Caritas. Promoveatur ut amoveatur.

    Ma vale la pena ricordare anche mons. Mustazza, di Valderice, che nel 2011 ha patteggiato un anno e dieci mesi per atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune ragazzine di dodici anni. Che fine a fatto don Mustazza? E’ parroco della chiesa di Purgatorio (nomen omen?), a un tiro di schioppo da Valderice. Non serve aggiungere altro.

    Emblematico è anche il caso del frate marsalese Biagio Alberto Almanza, condannato anni fa a Milano per pedofilia e ricondannato a Marsala (condanna confermata sia in Appello che in Cassazione) per violenza sessuale su un bambino di dodici anni.

    A Sciacca, confermata la sentenza di condanna anche in appello per frate Davide Mordino: nove anni e otto mesi per aver abusato di quattro ragazzini. A condire la posizione non certo felice, c’è l’accusa di appropriazione indebita rivolta al frate, che secondo l’accusa ha sottratto soldi alla parrocchia per “pagare” le prestazioni sessuali con i minori.

    A Messina, don Giovanni Bonfiglio invece, s’è visto spintonato e poi schiaffeggiato da un ragazzino a cui, sul tram, aveva ripetutamente palpeggiato le parti intime. Per sedare gli animi dei passeggeri è stato necessario l’intervento di due volanti, che hanno raccolto le dichiarazioni del minore, del sacerdote e dei presenti. L’episodio risale a maggio di quest’anno e sembra che l’ Ufficio prevenzione generale della Questura stia ancora conducendo indagini.

    Sempre a Messina, il frate domenicano Adriano Stambè, 42 anni, sfoggiava sul profilo facebook una serie di foto con papa Francesco. Nei reconditi recessi del pc, però, nascondeva ben altre immagini. Incastrato da una chat con un finto camionista gay, il frate confessa orge fra prelati e con escort minorenni, rigorosamente maschi. E poi tira fuori le foto di un bambino di sei anni. Il frate è stato denunciato un anno e mezzo fa, e immediatamente trasferito non si sa dove. Non è noto lo stato delle indagini.

    Nel catanese sembra invece che la Curia abbia maggiore controllo sui propri sacerdoti. Pochissimi casi acclarati, tre in tutto.

    Il primo risale al 1994. O meglio, la denuncia risale all’epoca, mentre i fatti risalgono alla metà degli anni ’70. E l’accusa è deflagrante, perché avviene in televisione. Una donna denuncia pubblicamente gli abusi subiti durante l’adolescenza da padre Antonino Visalli, e racconta di aver informato dei fatti anche all’arcivescovo Bommarito. Ricevendo il solito invito al silenzio e ad “avere pazienza”.

    Più recente il caso di don Carlo Chiarenza. A denunciare gli abusi è stato Teo Pulvirenti, un ricercatore catanese che vive negli Stati Uniti e ha trovato la forza di raccontare le violenze subite solo a 33 anni. Per la giustizia ordinaria, il reato era chiaramente prescritto, ma non per il diritto canonico, che ha deciso di prendere provvedimenti: 50.000 euro di risarcimento alla vittima, sospensione dal servizio e allontanamento dalla diocesi. Anche se siamo ancora ben lontani dalla riduzione allo stato laicale.

    L’ultimo caso noto riguarda Randazzo, comune di poco più di diecimila anime nel catanese. I tentativi di abuso sono cominciati nel 2004 ma sono stati denunciati dieci anni dopo. Il sacerdote in questione è don Vincenzo Calà. La vicenda ha riguardato un ragazzo figlio di amici del prelato, che il sacerdote ha tentato ripetutamente di abusare, fino alla denuncia del ragazzo.

    I tentativi di violenza di don Vincenzo furono prima confessati in famiglia, che stentò molto a credere al ragazzo, e poi al vescovo Pio Vigo, che liquidò la vicenda con una battuta inopportuna e non prese alcun provvedimento. Infine, arrivò la denuncia, le indagini, la richiesta di rito abbreviato da parte del sacerdote (che comporta lo sconto di un terzo della pena) e infine la condanna a 4 anni. Il paese si schierò quasi completamente dalla parte del sacerdote, gridando alla calunnia.

    E’ per non affrontare quella vergogna, quel non essere creduti, quella colpevolizzazione, quella derisione, che spesso, troppo spesso, non si denuncia. E la domanda resta sempre la stessa: quanto c’è ancora di sommerso?

    http://www.tribupress.it/preti-orchi-un-cancro-che-divora-anche-la-sicilia/

  • Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani

    Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani

    Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, a Marsala, indagato per detenzione di materiale pedopornografico (la notizia l’abbiamo data ieri)  è sicuro di poter chiarire tutto, e a breve, con la Procura di Palermo, che ha in mano le indagini. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare qualche settimana fa, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Ma è tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo ha rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.

    Padre Genna  è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna. L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano, secondo l’accusa di un processo in corso a Marsala. Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza confermata in Appello, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I  fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.

    A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.

    Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…

    Più recente è la condanna a nove  anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.

    Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.  In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.

    Potete vedere la mappa disegnata dalla rete “L’Abuso” a questo link, o sotto questo articolo. Raggruppa solo i casi di violenza sessuale su minori. L’impatto è gia notevole, ma se si ingrandisce con il mouse e si allarga la cartina i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto. Infatti alcuni casi sono avvenuti nella stessa località o in una zona limitrofa. In ROSSO tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. In GIALLO invece abbiamo raggruppato tutti i casi attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In NERO i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia.

    http://www.tp24.it/2016/08/04/cronaca/padre-genna-e-gli-altri-i-preti-nei-guai-a-marsala-e-trapani/102314

  • Don Librizzi, tra violenze e business. Dalle intercettazioni emerge che la curia sapeva tutto

    Don Librizzi, tra violenze e business. Dalle intercettazioni emerge che la curia sapeva tutto

    Depositate le motivazioni della condanna a nove anni per l’ex direttore della Caritas Indagini adesso trasferite sui fronti dei soldi Caritas spariti e dell’accoglienza degli immigrati.

    In 132 pagine il giudice Antonio Cavasino ha raccolto le motivazioni della condanna a nove anni pronunciata nei confronti dell’ex direttore della Caritas trapanese, don Sergio Librizzi. Librizzi fu arrestato dalla sezione di pg della Forestale a fine giugno 2014, in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip su richiesta della Procura di Trapani. La sentenza è stata pronunziata, a conclusione di un processo svoltosi col rito abbreviato, il 30 ottobre 2015, lo scorso 28 aprile è avvenuto il deposito delle motivazioni. Librizzi è stato ritenuto colpevole dei reati di concussione e violenza sessuale. Per il giudice ha profittato del proprio ruolo di componente della commissione ministeriale incaricata del rilascio dei nulla osta per la concessione degli asili politici, per compiere violenza sessuale nei confronti dei richiedenti, extracomunitari, ospiti dei centri di accoglienza trapanese. Buona parte della sentenza ripropone per intero le intercettazioni ambientali e telefoniche che condotte dalla pg della Forestale nel periodo delle indagini hanno condotto il gip ad applicare nei confronti del sacerdote la misura cautelare, prima in carcere, poi ai domiciliari, con obbligo di dimora al di fuori della provincia di Trapani. Dietro il paravento di assicurare assistenza ai bisognosi, anche a immigrati, il sacerdote si è macchiato di gravi reati, come l’abuso sessuale. Don Librizzi è stato travolto da un’indagine che ha messo in evidenza come ha approfittato del suo ruolo di componente della commissione prefettizia-ministeriale, incaricata del rilascio dello status di rifugiato politico agli extracomunitari arrivati sulle nostre coste e trattenuti presso i centri di accoglienza del trapanese, al fine di “abusare” sessualmente dei malcapitati che si rivolgevano a lui per essere aiutati. Le intercettazioni ma anche le denunce, lo hanno incastrato. Ma ciò che emerge anche dalla sentenza è la circostanza che le “abitudini” di don Librizzi non erano del tutte segrete nelle stanze della Curia, e non solo. Ci sarebbe stato chi voleva denunciare don Librizzi e si sarebbe sentito dire da “persone importanti”, lo scenario sembra potere riguardare giudici e anche investigatori delle forze dell’ordine, che era meglio lasciar perdere. La sentenza di condanna riporta anche una discussione che Librizzi ebbe al telefono con don Pietro Messana, addirittura ascoltato a consigliare prudenza a don Sergio, “nascondendosi – si legge – dietro la foglia di fico delle male lingue, gli consiglia di essere più attento”. E don Messana sollecitava don Sergio a stare attento, “..devi guardarti dal di dentro Sergio…c’è gente che dice cose e le giura pure”, lui rispondeva con sfottò “minchia allora sistemato sono…veramente”. “Non lo so ma guarda dico che purtroppo c’è gente, c’è gente, giurano che è così, anche tra questi terzomondiali, per questo riguardati…mi dispiace dirti così ma non è che è la prima volta che te lo dico, è la prima volta che te lo dico?”. Il “caso” Librizzi, insomma, prima di diventare caso giudiziario, con l’arresto nel giugno 2014, era già noto “ma si faceva finta di nulla”. Avrebbe saputo per esempio il vescovo Francesco Miccichè e su questo punto l’indagine su don Librizzi si è intrecciata con quella dove è indagato proprio l’ex vescovo Miccichè. Non bisognava dar fastidio a don Librizzi che da direttore della Caritas sarebbe stata, per il vescovo Miccichè, la classica “gallina dalle uova d’oro”. Per via di quei denari che invece di essere destinati alle opere di carità, la cifra pare superi il milione di euro, sarebbero finiti sui conti correnti alla mercé di mons. Miccichè, indagato per appropriazione indebita. Ma non c’è solo questo. Un altro capitolo investigativo si è aperto proprio prendendo spunto dall’inchiesta sull’ex direttore della Caritas. E’ il filone di indagine ancora in corso e tenuto ancora parecchio secretato dalla Procura e che è relativo al cosidetto “business” dell’accoglienza degli immigrati. Su questo tema i magistrati trapanesi, guidati dal procuratore Viola, recentemente sono stati sentiti dal commissari parlamentari di San Macuto che si stanno occupando degli affari illeciti nel settore dell’accoglienza dei migranti. Commissari che la prossima settimana saranno a Trapani per fare altre audizioni. Comune denominatore di tutte queste indagini, Librizzi, Miccichè, Immigrazione, sarebbe proprio il ruolo di alcuni politici. A cominciare dal senatore Antonio D’Alì che si occupò di fare avere l’incarico a don Librizzi nella commissione ministeriale, per continuare con altri politici, come Giammarinaro e Fratello che avrebbero un ruolo negli affari dell’accoglienza degli immigrati. Il processo nei confronti di don Librizzi ha messo molto in evidenza le sponsorizzazioni politiche a favore dell’ex direttore della Caritas. Don Librizzi era tenuto bene in considerazione da un gotha di soggetti appartenenti anche alle istituzioni o ai salotti buoni di Trapani, “sordi alle numerose segnalazioni e allarmi lanciati dai soggetti più deboli, immigrati senza arte né parte, trasparenti, inesistenti nella scala sociale, numeri che vagano nei centri di accoglienza, fantasmi in fondo utili solo per il business o per le voglie del Librizzi ..”.

    http://www.alqamah.it/2016/05/11/don-librizzi-tra-violenze-e-business/