Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino.

    E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza. Diego l’ha ritrovata a 25 anni, otto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori. È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.

    «La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla Procura consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Innsieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto dieci pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.

    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    Francesca Lagatta

  • PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino. E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza.

    Diego l’ha ritrovata a 35 anni, diciotto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori.

    È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.«La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla curia consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima, qualche tempo prima, ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe in persona.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Insieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva telematica. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto due pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.


    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-lagghiacciante-storia-di-diego-esposito-una-delle-vittime-di-don-silverio-mura/

  • Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    “ENNESIMO INSULTO” Lo sconcerto di chi ha subito violenze: “La cerimonia insulta anche i sacerdoti che fanno grandi cose”

    Se davvero Wesolowski fosse stato sepolto con l’abito talare e l’anello, sarebbe l’ennesimo insulto alle vittime come me”.

    Diego, napoletano di 40 anni ha raccontato la sua storia anche al Washinton Post. Le violenze subite a 13 anni per le quali ha denunciato il suo professore di religione, don Silverio Mura, il silenzio mantenuto per piu di 20 anni, la convivenza con il suo segreto. “Quando mia madre mi ha suggerito di chiedergli di celebrare il mio matrimonio –racconta- non ho potuto oppormi, altrimenti avrei dovuto dirle tutto”.

    POI GLI SVENIMENTI, le crisi, la richiesta di aiuto e le denunce. Fino alla perdita del lavoro: “Ero una guardia giurata. Quando ho minacciato di ammazzarmi mi hanno tolto la pistola e sospeso. Nessuno, dal cardinale Crescenzio Sepe al vescovo ausiliario Lucio Lemma, mi ha aiutato”.

    Diego, però, è ancora credente e per questo la sua condanna al funerale pesa. “Sarebbe un’offesa anche per gli altri sacerdoti, che nel loro piccolo fanno grandi cose. Ne ho incontrati tanti, e non meritano questo affronto. Non lo merita neanche Bergoglio”. Da papa Francesco ha ricevuto una lettera, a cui è seguita la riapertura del suo caso ormai insabbiato: “Mi chiedeva di pregare per lui e mi ha rassicurato dicendo che avrebbe pregato per me. Ha fatto tanto: grazie a lui hanno perseguito Wesolowski, ha fattò in modo che fosse ridotto allo stato laieale. E invece altri lo hanno sepolto con abiti talari. Non posso credere fosse d’accordo”.

    NON TUTTI nutrono la stessa fiducia nei confronti di Bergoglio. “Già è difficile credere alla morte di Wesolowski per cause naturali”, dice Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO Onlus che ha subitoviolenze dagli Il ai 16 anni da un sacerdote di Savona. Il prete ritenuto responsabile non è stato ridotto allo stato laicale ma ha chiesto di esserne dispensato dopo una condanna. “È esagerato elogare il Papa. Tanti Paesi avevano chiesto l’estradizione dell’ex nunzio apostolico, dalla Repubblica Dominicana alla Polonia, ma non è stata concessa nonostante la sua rete criminale fosse comprovata”,

    Sulla dinamica dei funerali, Zanardi la pensa come Diego: è l’ultimo sfregio nei confronti delle vittime dei preti pedofili. “Una scelta volgare e irrispettosa. I funerali cattolici non sono stati concessi a Welby, ma sono concessi ai preti pedofili”

    Racconta di aver assistito al funerale del sacerdote pachistano Yusuf Dominic, cacciato da Londra con l’accusa di pedofilia, “anche lui morto provvidenzialmente nel convento dei benedettini proprio durante l’apertura di una indagine”, dice, poi ammette: Bergoglio ha detto cose importanti “ma quella di ieri è la dimostrazione che le cose non sono cambiate e non cambieranno.

    Per IL FATTO QUOTIDIANO Virginia Della Sala

  • Spunta un’altra vittima del prete pedofilo di Ponticelli, don Silverio Mura

    Spunta un’altra vittima del prete pedofilo di Ponticelli, don Silverio Mura

    Nei giorni scorsi ci ha contattati un’altra vittima del prete di Ponticelli (Napoli) nascosto dalla diocesi, don Silverio Mura che la Rete L’ABUSO aveva già denunciato in più occasioni grazie alla testimonianza di Diego (nome di fantasia).

    Anche in questo caso la vittima ha conosciuto don Silverio nella scuola di Ponticelli, dove malgrado le denunce di Diego al cardinale Crescenzio Sepe, a monsignor Lucio Lemmo, non fu mai rimosso ma trasferito a pochi chilometri da Napoli, nell’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano dove ha continuato a lavorare indisturbato come insegnante di religione  in mezzo ad adolescenti, fino alla nostra denuncia.

    La nuova vittima descrive dei dettagli mai resi pubblici,  descritti anche da Diego, dettagli che renderebbero la vittima attendibile. Nella prima sua mail di contatto la vittima conclude il racconto dicendo “ora vorrei solo semplicemente incontrarlo anche se non so dove sia per chiedere solo alcune cose ma senza rancore e rabbia…Provo diciamo pena per lui…” e conclude con la speranza “Vorrei solo sapere al più presto che tutte le persone come me coinvolte stiano meglio….grazie per l’attenzione che date e per l’amore e l’impegno che mettete per combattere…”

    Nei prossimi giorni tramite l’ avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere provvederemo alla segnalazione del nuovo caso all’autorità giudiziaria e cercheremo anche, con il consenso di Diego, di mettere i due in contatto, come ci viene chiesto dal ragazzo.

    Per quanto riguarda il prete, al momento è in una struttura per preti pedofili ed è in corso nei suoi confronti un processo canonico per le molestie inflitte a Diego.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • A Chi l’ha visto, Diego affronta don Silverio Mura, il prete che ha abusato di lui. Video integrale.

    A Chi l’ha visto, Diego affronta don Silverio Mura, il prete che ha abusato di lui. Video integrale.

    Nella puntata di Chi l’ha visto andata in onda l’11 marzo scorso, la storia di Diego, un ragazzo di Napoli che quando aveva 13 anni è stato ripetutamente abusato dal suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Passano gli anni e Diego comincia a stare male e allora si decide ad affrontare il suo carnefice. (nel video l’incontro integrale tra Diego e don Silverio)

    Poco dopo quell’incontro però don Silverio sparisce dalla circolazione, pare che sia introvabile. Allora Diego, nel timore che faccia ad altri bambini quello che aveva fatto a lui, decide di farsi coraggio e lo denuncia all’autorità giudiziaria. Ma come purtroppo accade a tante vittime, raccoglie l’ennesima delusione perché si accorge che i reati da lui subiti sono prescritti e a causa di questo non solo Diego non potrà ricevere un risarcimento, ma la stessa autorità giudiziaria non interverrà per fermare il prete.

    Diego disperato comincia a non darsi pace, vuole a tutti i costi fermare quel prete. Si rivolge allora alla Rete L’ABUSO che in pochi giorni riesce a stanare don Silverio Mura. Ma qui arriva un’altra delusione per Diego perché scopre non solo che il prete era nascosto poco lontano da casa sua ma che addirittura continua ad insegnare religione a scuola, proprio come quando aveva abusato di lui.

    Diego è cattolico e con quella scoperta si sente crollare il mondo addosso perché non solo aveva denunciato don Silverio all’autorità giudiziaria, ma lo aveva fatto anche al cardinale Crescenzio Sepe, il quale però non aveva fatto nulla per evitare che quel pedofilo continuasse a stare a contatto con i bambini. Pochi giorni dopo che la Rete L’ABUSO ha stanato il prete, la diocesi lo fa sparire un’altra volta.

    Qui il drammatico incontro integrale di Diego con don Silverio Mura.

  • Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Bergoglio scrive a Diego, un uomo che accusa l’insegnante di religione di aver abusato di lui quando era a scuola e aveva appena 11 anni. La sua denuncia, come rivelato da Repubblica, era stata insabbiata, ma il pontefice promette l’apertura di un procedimento

    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI

    ROMA – Nella faticosa via crucis della loro esistenza le vittime dei preti pedofili non sono più sole: Papa Francesco, come un padre compassionevole, ne ascolta il lamento e promette loro giustizia. Al grido di dolore di Diego, un uomo di trentanove anni che accusa il suo insegnante di religione, don Silverio Mura, di aver abusato di lui quando ne aveva undici, Bergoglio ha risposto imponendo alla diocesi di Napoli di indagare sul caso. Mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale il 21 marzo prossimo, sui vertici ecclesiastici napoletani pesa, come una macina da mulino,  l’accusa di aver coperto un prete pedofilo per difendere la diocesi dallo scandalo.

    All’inizio del marzo 2014, Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia e accusare il vescovo ausiliare Lucio Lemmo e il cardinale Crescenzio Sepe di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. “Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana” racconta la vittima. La missiva, datata 26 marzo 2014, firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: “Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica”. La lettera informa inoltre che quanto comunicato “è stato portato all’attenzione del Dicastero competente”.

    Il 14 novembre scorso, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia vescovile di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre successivo “per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico del Silverio Mura (…)”. A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e don Orlando Barba, vice cancelliere della curia di Napoli. “Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare alcuni accertamenti” spiega la vittima.

    I fatti, già denunciati dal ragazzo a RE Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. È questa la prima stazione della sua personale via crucis. Quel pomeriggio, racconta Diego, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze durano per oltre 5 anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri.

    “Il ragazzo arrivò da me lamentando continui e diffusi dolori fisici; non era in grado di mentalizzare la propria sofferenza e quindi la somatizzava. A tratti traspariva in lui una rabbia drammaticamente intensa” spiega lo psichiatra Alfonso Rossi: “Le istituzioni dovevano farsi carico del suo bisogno di giustizia, perché senza, un’allenaza terapeutica sarebbe stata molto difficile”

    Dopo una denuncia nel 2010 presentata alla Stazione dei Carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli, dove Diego scopre che il reato è caduto in prescrizione, contatta la diocesi: “Il Cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare Lucio Lemmo, che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita”.

    Dal 2010 al 2013 don Silverio Mura ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie a una ricerca effettuata da Rete L’abuso, un’associazione di vittime di pedofilia, emerge che il sacerdote ha insegnato religione anche nell’anno scolastico 2012-2013 in un istituto professionale in provincia di Napoli. “Nell’estate del 2013, dopo un’intervista che rilasciai a Repubblica, di Silverio Mura si persero le tracce. So che oggi si trova in un convento, presso una comunità per preti pedofili, come mi ha riferito Padre Luigi all’udienza”, racconta Diego.

    “Un gesto di grande importanza del Vaticano”

    “Le vittime sono spesso abbandonate dalle istituzioni. Per questo il gesto del Papa ci ha molto colpito” spiega Francesco Zanardi portavoce di Rete L’abuso “Che io sappia è la prima volta che Bergoglio risponde a una vittima italiana. E’ un segno di grande umanità e senso di giustizia. Vorrei poter dire che stiamo combattendo, ognuno con il proprio ruolo, una battaglia comune contro la pedofilia e contro il potere di alcuni vescovi che nascondono questi crimini abominevoli”.

    In effetti, se le accuse venissero confermate, la vicenda di don S. sarebbe l’ultima di molte altre già note: la vittima denuncia l’abuso alla diocesi, il vescovo, anziché promuovere un’indagine formale, dispone lo spostamento del sacerdote in un’altra parrocchia, con pesanti rischi per la comunità. Nel caso di don S. ci sarebbe anche l’aggravante che il vescovo, nonostante la segnalazione di Diego, ne ha confermato l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/02/05/news/lettera_papa_abusato_parroco-106618724/?ref=HREC1-16

  • DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO

    DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO

    DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO
    Don Silverio Mura insegnava religione a Napoli nella prima media di Diego, era gentile, aperto, non gli sembrò strano la prima volta che lo invitò a casa sua, di pomeriggio. Anzi, Diego era quasi onorato di essere stato scelto proprio lui, tra i tanti, per un incontro informale. La prima volta furono baci e carezze. E poi non fu una sola volta e non furono più carezze. «Andavo da lui due, tre pomeriggi alla settimana. Stavo in soggiorno e lui metteva un film di paura in cui c’entravano sempre i preti, tipo L’esorcista. Mentre lo guardavo lui faceva. Per ogni suo gesto c’era una giustificazione. Mi diceva: vienimi in bocca che mi fa bene allo stomaco. Io obbedivo, come in uno stato di trance».

    «LA DOMENICA, A PRANZO»
    I primi anni – ne durano quattro gli abusi e non è l’unico ragazzino a frequentare la casa del prete – Diego non si rende nemmeno conto di quello che succede, non pensa sia male, tanto che, di stare zitto, il prete glielo dovrà dire solo negli ultimi tempi: prima sapeva che non avrebbe mai parlato. «Intanto si era infilato anche nella mia famiglia: la domenica era a pranzo da noi, mia madre lo adorava. Tanto che è stato lui, anni dopo che le molestie erano cessate, a celebrare le mie nozze, a battezzare i miei tre figli. In famiglia nessuno ancora sapeva, sembrava una scelta ovvia che fosse il prete di casa a fare tutto».

    «E POI GLI CHIESI: PERCHE’?»
    Prima che ci arrivi la testa, è il corpo di Diego a dire che quel segreto non si può più tenere. Dopo anni di ansie e fobie (quella di avere l’Aids sopra tutte), quattro anni fa Diego comincia a svenire, spesso, senza motivo. «Ho avuto paura di morire, ho pensato: qual è il mio ultimo desiderio? Mi sono risposto che era dire la verità».  Parla con sua moglie, con sua madre, i suoi fratelli. Tutti devono sapere. Anche la polizia, a cui fa denuncia, benché il reato sia ormai caduto in prescrizione e non si possa più fare nulla. Anche la Chiesa che continua a utilizzare il prete per l’insegnamento della religione nelle scuole. «Sono andato a parlare con Don Silverio. Gli ho detto che stavo male, gli ho chiesto: perché? È riuscito a farmi dire un’Avemaria. Quell’uomo, anche se ero adulto, aveva un potere infinito sul mio cervello».

    ARMI E PSICOFARMACI
    Diego fa la guardia giurata armata, se si sapesse che prende psicofarmaci non gli sarebbe rinnovato il porto d’armi e perderebbe il lavoro. «Avevo domandato aiuto alla Chiesa per questo. Ho scritto quello che mi è successo, ho chiesto un lavoro diverso: fatemi spazzare per terra, non mi importa, ma aiutatemi a trovare un lavoro ché questo non lo posso fare più, è pericoloso. In risposta mi hanno fatto avere 200 euro in una busta della Caritas. Non è vero che la Chiesa aiuta le vittime degli abusi». Da qualche anno Don Silverio Mura ha smesso di insegnare religione presso l’Ipsar Carmine Russo di Cicciano (Napoli) e di lui si sono perse le tracce.

    http://www.vanityfair.it/news/italia/14/10/03/vittime-pedofilia-preti

     

  • ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

    ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

     di Valeria Pacelli

    Non c’è solo Jozef Wesolowski nel “giro di vite” voluto da Papa Francesco, che ieri ha messo uno dei primi tasselli al cosiddetto nuovo corso in Vaticano, targato “tolleranza zero”.

    Da oltretevere altri due sono i casi di vescovi finiti nel mirino di Bergoglio per abusi sessuali sui quali c’è il massimo riserbo. E non solo. Perché non ci sarà alcuna tolleranza neanche nei confronti di chi ha coperto abusi. Infatti, secondo indiscrezioni, sarebbe stato acceso un faro sulla diocesi di Varsavia, di cui è arcivescovo dal 2007 il cardinale Kazimierz Nycz, dopo esser stato ordinato diacono nel 1972 da Karol Wojtya. Ed è proprio sulla rete polacca, legata a Giovanni Paolo II, che si concentrano le indagini del tribunale vaticano. Circostanza che il portavoce Padre Federcio Lombardi né conferma né smentisce: “Non ne ho prontezza”.

    ALTRO PROBLEMA da risolvere, per contrastare il problema della pedofilia, però riguarda anche le misure da prendere nei casi di denunce contro ecclesiastici, finiti sotto inchiesta delle procure italiane. E di casi già ne esistono parecchi. Nei loro confronti, la posizione di Papa Francesco di certo non sarà particolarmente morbida. Basti ricordare il trattamento riservato a Bernard Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II. L’ar – civescovo Law era stato accusato di aver coperto i preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston. Accuse che Bergoglio non ha dimenticato, tanto che quando lo ha incontrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, non lo avrebbe salutato. L’accusa mossa a Law in realtà per anni è un cruccio per la chiesa cattolica.

    Basti pensare all’inchiesta pubblicata dal New York Times, che sulla base di alcuni documenti accusò i vertici del Vaticano, tra cui Benedetto XVI, di aver occultato gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Circostanza sempre smentita. Ma di scandali legati agli abusi ce ne sono stati parecchi. E significati sono i numeri delle denunce presentate: 600 nel 2013 soltanto presso la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ne sa qualcosa Re – te l’abuso, una onlus che segue le vittime di violenze. Sul sito, addirittura, c’è una mappa dei casi divisi per regioni e l’immagine che ne viene fuori è davvero imbarazzante.

    C’è ad esempio la storia di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone (Termoli), accusato da una parrocchiana (all’epoca dei fatti minore) di abusi sessuali. La giustizia canonica ha confermato nei suoi confronti la sospensione ‘a divinis’, ossia l’impossibilità di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Una punizione troppo leggera, accusa Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’abuso: “gira ancora a piede libero”. Nei confronti di Don Marino però non c’è una sentenza e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Il 10 ottobre invece ci sarà l’udienza davanti al Tribunale di Roma a don Vito Beatrice, della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, accusato di abusi sessuali da parte di un giovane che a 28 ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per dieci anni. Ha fatto perdere le tracce di se, invece, Don Silverio Mura, insegnante di religione in una scuola di Ponticelli (Napoli).

    Dopo le denunce di un ragazzo che ha rivelato gli abusi solo dopo aver compiuto 38 anni e quando il reato era ormai prescritto, il parroco era stato spostato. “Lo abbiamo rintracciato a Nola – racconta Zanardi – e faceva lo stesso lavoro. Lo abbiamo segnalato e adesso nessuno sa più dove si trova”. È fuggito pure don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro (Catanzaro). Avrebbe abusato di 17 ragazzini, quando era parroco tra il 2007 e il 2010. L’indagine nei suoi confronti è stata chiusa, dalla Procura di Catanzaro, a novembre del 2013, ma di lui non si hanno più tracce dal 2010. E sono solo alcune delle storie di chiesa e abusi. Adesso sembra che le cose, su questo tema, stiano cambiando. Lo sa bene Josef Wesolowski, ai domiciliari (ora rischia 7 anni di carcere) per aver abusato di alcuni minori mentre si trovava a Santo Domingo. C’è infatti il pericolo che potesse scappare.

    Il FAtto Quotidiano

  • Il Vaticano risponde a una vittima; state tranquilli ci pensa Francesco a don Silverio Mura

    Il Vaticano risponde a una vittima; state tranquilli ci pensa Francesco a don Silverio Mura

     Quasi un modulo prestampato, generico dal significato non troppo definito, se non si conosce il contenuto della missiva inviata. Questa la lettera che ha ricevuto nei giorni scorsi dalla Segreteria di Stato Vaticana uno degli assistiti della Rete L’ABUSO.

    Circa un mese fa l’uomo aveva scritto in Vaticano raccontando gli abusi subiti dal suo insegnante di religione nella scuola di Ponticelli. Don Silverio Mura all’epoca dei fatti oltre ad insegnare religione era anche vice parroco nella parrocchia di Porchiano nel quartiere di Napoli Ponticelli frequentata dalla vittima. Successivamente il sacerdote fu trasferito come parroco a Pollena Trocchia, ma le violenze continuarono. Paolo (nome di fantasia) che oggi ha 38 anni era riuscito a denunciare, ma purtroppo come accade al 90% delle vittime, scopre che il reato è caduto in prescrizione. Si era allora rivolto alla diocesi di Napoli e anche al cardinale Crescenzio Sepe ma senza successo. Anche il medico che ha in cura Paolo preoccupato per lo stato psicofisico dell’uomo e dei continui peggioramenti dovuti anche alla delusione di non essere considerato, aveva scritto alla curia, ma anche in quel caso nessuna risposta.

     Nel 2012 Paolo si rivolge alla Rete L’ABUSO e scopriamo che don Silverio Mura, malgrado le denunce continua insegnare come se nulla fosse in una scuola, l’IPSAR C. Russo di Cicciano.  Segnaliamo i fatti a chi di competenza ma il prete sparisce, per ora non abbiamo più traccia.

    Come potete leggere nella lettera, in modo molto generico si scrive che “quanto da lei comunicato è stato portato all’attenzione del Dicastero competente”.

    Ora è normale che la vittima si sia fatta delle domande, ce le siamo fatte anche noi che sappiamo che questa non è l’unica vittima che si è rivolta al Vaticano; molti altri nostri assistiti lo hanno fatto; alcuni sono addirittura riusciti a dare in mano direttamente al papa una lettera. Ma a loro, malgrado sia passato molto tempo, nessuno ha risposto.

    Viene anche da chiedersi se a seguito di questa risposta la vittima riceverà dal Vaticano un risarcimento e se si, perché le altre vittime non lo riceveranno?

    Restiamo in attesa, sperando che il sacerdote venga denunciato e spretato e che questa, ma anche tutte le altre vittime, vengano risarcite. Risarcite anche nella dignità che l’abuso gli ha tolto, insieme a tutte le promesse fatte fino ad oggi, di cui però non si è mai vista realizzazione rendendo nuovamente violenza alle vittime e non la giustizia di cui hanno diritto.

    Rete L’ABUSO

  • Dove è nascosto don Silverio Mura, il sacerdote della diocesi di Nola denunciato per presunti abusi ?

    Dove è nascosto don Silverio Mura, il sacerdote della diocesi di Nola denunciato per presunti abusi ?

    Una storia allucinante quella subita dalla vittima di don Silverio, un prete che come in molti casi era l’amico di tutta la famiglia.

    Quando la sua vittima, oramai grande decise di sposarsi, la famiglia si rivolse a lui, l’orco che aveva abusato di loro figlio, ma non lo sapevano.

    Il figlio non aveva mai trovato il coraggio di parlare con loro. Non lo riuscii a fare neanche con la moglie, almeno fino a oggi.

    Il parroco, dopo la denuncia della Rete L’ABUSO è sparito, aiutateci a ritrovarlo.

    TUTTA LA STORIA;

    Malgrado le denunce da parte della vittima al Vescovo di Nola e al Card. Crescienzio Sepe, alle autorità civili, ai mezzi di informazione, don Silverio Mura non solo resta in servizio, ma cosa più grave continua tranquillamente ad insegnare nelle scuole, a contatto con minori.
    Un’altra storia di “ordinaria pedofilia” Che giunge a Rete L’ABUSO dalla provincia di Napoli, scegliamo di raccontarla perché particolarmente documentata (con tanto di video tra vittima e abusatore) e in grado di far comprendere quale è il dramma delle vittime di preti pedofili. E’ in grado anche, di lanciare un messaggio chiaro di civiltà e sensibilizzazione per chi lo vuole cogliere, a contrasto di questa inciviltà.
    Tutto comincia nel 1987 in una scuola del napoletano, la vittima un bambino di 11 anni che viene adescato a scuola da don S. M. il quale lo invita a casa, fuori dall’orario scolastico. Preso il ragazzino si rende conto di non essere il solo al quale don S. M. dedica le sue morbose attenzioni, sono almeno in 7.

    Passano anni prima che l’incubo finisca, finalmente il ragazzino riesce a tagliare il cordone ombelicale creatosi col carnefice, come da cliché passano ancora anni prima che maturi il dramma e comprenda che le sue crisi per le quali è in cura derivano da quello che ha subito da bambino. Quando realizza è già sposato e padre di famiglia. Ha tre figli e inorridisce all’idea che quel prete pedocriminale, amico di famiglia che non solo lo ha sposato, ma che ha anche battezzato i suoi tre figli, sia ancora in circolazione e a contatto con minori. L’uomo è credente, di istinto si rivolge alle autorità ecclesiastiche scrive al Cardinale Crescenzio Sepe, riceve la notifica di lettura della mail, ma nessuna risposta. Un altro dramma dell’uomo è che non ha mai trovato la forza di raccontare alla moglie quello che aveva subito da quel prete, non può nemmeno spiegare a cosa sono dovute le sue frequenti crisi. Matura la situazione e sotto il consiglio dello psicologo racconta tutto alla moglie e ai genitori, i quali trovano fortunatamente la forza e l’amore per aiutarlo. Scrive nuovamente alla Diocesi, lo fa anche la moglie, ma nessuna risposta. Di sua iniziativa lo psicologo dell’uomo, comprendendo che buona parte del dramma è dovuta anche al fatto che il sacerdote sia un pericolo per i bambini, scrive al Vescovo Lucio Lemmo, in un passaggio della sua lettera scrive ” Non mi pongo come il perito legale di XXXXX, ma il suo curante. Ho segnalato questo drammatico caso alla Chiesa perché ho ritenuto soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino morale e cattolico”. La Diocesi non risponde direttamente ma invia a casa dell’uomo due giovani che si presentano con una busta contenente 300€, a nome della Caritas, sottolineando, che non vi saranno altri aiuti.

    L’uomo non ha mai chiesto soldi, la sua unica preoccupazione sono i minori a rischio. Deluso dalla chiesa e impotente si reca alla Stazione dei Carabinieri di Napoli Ponticelli il 22/06/2010 e sporge regolare denuncia, ma i fatti sono prescritti, non ci sarà un’indagine nulla, quella denuncia finirà su uno scaffale.

    Il presunto pedofilo, malgrado le denunce e le segnalazioni è tutt’ora a piede libero, ex parroco della parrocchia Santissima Annunziata di Pollena Trocchia (diocesi di Napoli), insegnante di religione nell’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano (diocesi di Nola) nell’anno scolastico 2012 – 2013 http://www.ipsar.net/orario_provvisorio_2013/Docenti/Docente47.html

    Non si chiede di riparare un danno irreparabile, si chiede solo che questo non continui, che venga fermato, che il prete non stia più a contatto con minori, perché “non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire,equivale a cagionarlo” . (Sentenza del Giudice del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi maggio 2012 contro Mons. Dante Lafranconi) .
    Per questo ci appelliamo al dovere civico di chi fa informazione e successivamente a quello dei genitori perche si chieda conto alla Diocesi, alla Chiesa e al Cardinale Sepe, della sicurezza dei propri figli.