Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: silvio berlusconi

  • Messaggi osceni a un minore, oblazione e reato estinto per ex sacerdote

    Messaggi osceni a un minore, oblazione e reato estinto per ex sacerdote

    Il pagamento di 258 euro e un risarcimento alla parte offesa. Come riporta il Corriere della Sera, si è chiusa così la vicenda giudiziaria che ha avuto come protagonista Gabriele Corsani, ex sacerdote, accusato di molestie sui minori e

    Il fatto

    L’ex sacerdote – già finito sotto processo una decina di anni fa per reati di natura sessuale contro dei ragazzi di un istituto nel Milanese – era stato portato in giudizio per dei fatti accaduti nel 2024. All’epoca, due ragazzi di 15 e 16 anni che erano stati sospesi dalla loro scuola in provincia di Milano, erano stati assegnati a un programma di volontariato in una Rsa nella vicina Sesto San Giovanni, dove era presente Corsani.

    Stando a quanto accusato dai due, l’ex sacerdote li avrebbe invitati a “dormire tutti insieme nel lettone” e altri messaggi, con Corsani che davanti al giudice avrebbe bollato il tutto come “goliardia”.

    La decisione del giudice

    Il giudice ha accolto la richiesta di oblazione mossa dai legali dell’ex sacerdote. Ovvero il rito alternativo al giudizio penale mediante il quale, con il pagamento allo stato di una somma di denaro prestabilita, si estingue un reato contravvenzionale.

    Il reato quindi è da considerarsi estinto. L’altro accusato, ovvero Davide Cannone, ha scelto di andare a giudizio ritenendosi totalmente estraneo ai fatti contestati.

    Don Corsani, il ‘parroco di Berlusconi’

    Don Corsani era stato il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 a Milano. Un anno più tardi il religioso aveva concelebrato ad Arcore la messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’ex premier.

    L’ex sacerdote aveva conosciuto Silvio Berlusconi nel 2002: dai Salesiani l’ex presidente del Consiglio ha studiato e da allora è sempre rimasto legato all’ordine religioso.

    https://www.monzatoday.it/attualita/ex-sacerdote-corsani-molestie-sessuali-processo.html

  • La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    Finora, il paese con il maggior numero di preti cattolici al mondo – l’Italia – è stato risparmiato da uno scandalo di sacerdoti pedofili. L’anomalia potrebbe riflettere l’incapacità di Papa Francesco di ripulire la Chiesa – o la riluttanza della società italiana ad affrontare la questione.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Roma (dpa) – I preti pedofili – e la tendenza della Chiesa a coprire i loro crimini – hanno generato la più grave crisi del pontificato di Papa Francesco di cinque anni.

    Gli scandali di abusi sessuali sono emersi negli Stati Uniti, in Cile, in Germania, in Australia e altrove. Ma in Italia – il paese che circonda il Vaticano – la situazione è tranquilla.

    Com’è possibile che un paese che ospita 35.000 preti cattolici – più di ogni altra nazione al mondo – non abbia dovuto affrontare un singolo scandalo internazionale per gli abusi sessuali del clero?

    “La chiamo crisi globale, [ma] sembra che non sia una crisi italiana – eppure,” Matthias Katsch, un membro tedesco di Ending Clergy Abuse (ECA), un gruppo di pressione internazionale, ha dichiarato a Roma il 2 ottobre.

    Il giorno dopo aver parlato, un gruppo di circa trenta sopravvissuti agli abusi del clero italiano ha inscenato una protesta nei pressi della Cattedrale di San Pietro.

    Alessandro Battaglia, 22 anni, era uno di loro. A 15 anni è stato abusato dal suo parroco, padre Mauro Galli, che il mese scorso è stato condannato a 6 anni e quattro mesi di reclusione.

    “Gli ho affidato la mia vita, gli ho parlato di cose di cui non avrei parlato con i miei genitori, i miei amici e mi ha distrutto la vita”, ha detto Battaglia a dpa.

    Ex-boy scout e attivista parrocchiale della periferia di Milano, Battaglia ha dichiarato di aver tentato il suicidio più volte e di aver perso due anni di scuola e la sua fede cattolica a causa dell’abuso.

    Ha detto che la sua famiglia ha cercato una condanna penale contro Galli dopo aver compreso che i superiori cattolici, dei quali inizialmente si sono fidati nel trattare il caso, si sono dimostrati riluttanti a prendere provvedimenti efficaci.

    Dopo che il caso di Galli fu riferito al vescovo locale, il sacerdote fu trasferito in una parrocchia vicina. Ma invece di essere tenuto lontano dai bambini, è stato lasciato a gestire quattro oratori giovanili cattolici, ha detto Battaglia.

    Battaglia era particolarmente arrabbiato con papa Francesco perché promosse l’arcivescovo di Milano, il funzionario della chiesa che aveva a che fare con Galli, monsignor Mario Delpini.

    Il giorno in cui Battaglia prese parte alla protesta di Roma, Francesco aprì un vertice di vescovi cattolici, o sinodo, che avrebbe dovuto discutere di questioni giovanili, compresa la protezione dell’infanzia.

    Ma Battaglia e i suoi coetanei, che indossavano magliette con slogan come “Abusato a 9 anni” e “Rompete il muro di omertà del Vaticano”, non sono riusciti a dare un’impressione. Le persone hanno camminato casualmente per la loro manifestazione, la polizia li ha allontanati dal Vaticano, e le loro rimostranze si sono appena registrate nei media italiani.

    Rete l’Abuso, il gruppo delle vittime che ha organizzato la protesta, ha detto che il sistema giudiziario italiano ha trattato circa 300 casi di preti e suore predatori e ha accumulato 150-170 condanne dall’inizio degli anni 2000.

    Un numero simile di preti – circa 250 – sono stati implicati nel Boston Globe che ha denunciato lo scandalo clandestino del 2002 per il clero degli abusi sessuali negli Stati Uniti, che è stato in seguito rappresentato nel film premio Oscar “Spotlight”.

    In Italia, il problema è per lo più limitato alle notizie locali.

    “Non avremo mai un caso ‘Spotlight’, o almeno lo vedremo come molto, molto, molto, remoto”, ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, all’evento di Roma in cui ha parlato anche Katsch.

    Secondo Emiliano Fittipaldi, un giornalista investigativo che ha pubblicato due libri sugli scandali vaticani, la situazione italiana è un riflesso del fallimento di Francesco nel ripulire la chiesa.

    “Non ha cambiato nulla, al contrario: ha sistematicamente promosso vescovi e cardinali insabbiatori”, ha detto.

    Fittipaldi ha citato i cardinali George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz e Luis Ladaria, che hanno tutti posti di lavoro vaticani e si trovano ad affrontare abusi o accuse di insabbiamento.

    Alcune figure della chiesa hanno puntato il dito contro la Chiesa cattolica italiana. Uno è Hans Zollner, un sacerdote tedesco e esperto di protezione dell’infanzia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    “L’Italia non ha ancora vissuto un momento di verità sull’abuso sessuale e sullo sfruttamento del potere nel passato”, ha detto Zollner al SIR, un’agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana (CEI), in agosto.

    In una successiva intervista con dpa, Zollner ha dichiarato di sospettare che la società italiana nel suo insieme – non solo la sua Chiesa cattolica – stia negando le questioni dell’abuso sessuale.

    Come prova, Zollner ha sottolineato che il movimento #MeToo non ha avuto successo in Italia, e all’indulgenza generale riservata all’ex premier Silvio Berlusconi, che è stato processato per adescamento sessuale di una prostituta minorenne nel famigerato affare “bunga bunga””. Berlusconi è stato assolto in appello per mancanza di prove e rimane politicamente attivo.

    “Se vogliamo parlare della situazione all’interno della Chiesa [italiana], dovremmo anche considerare la situazione nella società nel suo insieme, dove un ex capo di governo è stato accusato di abusare di minori”, ha detto Zollner.

    In un’implicita ammissione dell’inadeguatezza dello status quo, la CEI sta lavorando per rafforzare le sue linee guida contro gli abusi sui minori, per includere una maggiore attenzione alla prevenzione.

    Ciò che ha detto Zollner “è un incentivo per la CEI ad andare avanti”, ha detto a dpa il vescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, che siede sul pannello che sta riformulando le linee guida.

    Ma è improbabile che i vescovi italiani pubblichino dati sugli abusi passati o introducano la segnalazione obbligatoria dei presunti sacerdoti predatori alle autorità italiane, come richiesto dagli attivisti anti-abuso.

    Nel frattempo, i politici stanno prestando scarsa attenzione al problema.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, un ex parlamentare di sinistra, lo scorso anno ha presentato una mozione parlamentare sollecitando il governo a fare pressioni sul Vaticano sulla questione della segnalazione obbligatoria. “Nessuno ci ha supportato su questo”, ha detto Civati.

    “Presto o tardi, esploderà uno scandalo”, predisse Fittipaldi, il giornalista. “È difficile curare la ferita se non la pulisci prima.”

    (traduzione con Google)

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920

    Is Italy’s Catholic Church in denial on clergy sex abuse scandals?

    So far, the country with the world’s largest number of Catholic clergy – Italy – has been spared a major paedophile priest scandal. The anomaly may reflect Pope Francis’ failure to clean up the Church – or Italian society’s reluctance to confront the issue.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Rome (dpa) – Paedophile priests – and the Church’s tendency to cover up their crimes – have spawned the most serious crisis of Pope Francis’ five-year pontificate.

    Sex abuse scandals have surfaced in the United States, Chile, Germany, Australia and elsewhere. But in Italy – the country that surrounds the Vatican – the situation is quiet.

    How is it possible that a country hosting 35,000 Catholic priests – more than any other nation in the world – has not had to weather a single international clergy sex abuse scandal?

    “I call it a global crisis, [but] it seems it is not an Italian crisis – yet,” Matthias Katsch, a German member of Ending Clergy Abuse (ECA), an international advocacy group, said in Rome on October 2.

    The day after he spoke, a group of about 30 Italian clergy sex abuse survivors staged a protest in the vicinity of St Peter’s Cathedral.

    Alessandro Battaglia, 22, was one of them. When he was 15, he was abused by his parish priest, Father Mauro Galli, who last month was sentenced to 6 years and four months’ imprisonment.

    “I entrusted my life to him, I talked to him about things that I would not talk about with my parents, my friends. And he destroyed my life,” Battaglia told dpa.

    A former boy scout and parish activist from the outskirts of Milan, Battaglia said he attempted suicide several times and lost two years of school and his Catholic faith as a result of the abuse.

    He said his family sought a criminal conviction against Galli after realizing that the Catholic higher-ups they initially trusted to deal with the case proved unwilling to take effective action.

    After Galli’s case was reported to the local bishop, the priest was moved to a nearby parish. But rather than being kept away from children, he was left running four Catholic youth clubs, Battaglia said.

    Battaglia was especially angry with Pope Francis because he promoted the church official who dealt with Galli, Monsignor Mario Delpini, to Archbishop of Milan.

    On the day that Battaglia took part in the Rome protest, Francis opened a summit of Catholic bishops, or synod, that was due to discuss youth issues, including child protection.

    But Battaglia and his peers, wearing t-shirts with slogans such as “Raped at 9 years of age” and “Break the Vatican’s code of silence” failed to make an impression. People casually walked by their demonstration, police pushed them further away from the Vatican, and their grievances barely registered in the Italian media.

    Rete l’Abuso, the victims’ group that organized the protest, said the Italian justice system has treated about 300 cases of predator priests and nuns and netted 150-170 convictions since the early 2000s.

    A similar number of priests – about 250 – were implicated in the Boston Globe’s expose of the landmark 2002 clergy sex abuse cover-up scandal in the United States, which was later depicted in the Oscar-winning film “Spotlight.”

    In Italy, the issue is mostly confined to local news.

    “We will never have a ‘Spotlight’ case, or at least I see it as very, very, very, remote,” Francesco Zanardi, founder of Rete l’Abuso, said at the Rome event where Katsch also spoke.

    According to Emiliano Fittipaldi, an investigative journalist who has published two books on Vatican scandals, the Italian situation is a reflection of Francis’ failure to clean up the church.

    “He has not changed anything, on the contrary: he has systematically promoted cover-up bishops and cardinals,” he said.

    Fittipaldi mentioned cardinals George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz and Luis Ladaria, who all have Vatican top jobs and face abuse or abuse cover-up accusations.

    Some church figures have pointed a finger against the Italian Catholic Church. One is Hans Zollner, a German priest and child protection expert at Rome’s Pontifical Gregorian University.

    “Italy has not yet experienced a moment of truth about sexual abuse and the exploitation of power over the past,” Zollner told SIR, a news agency of the Italian Bishops’ Conference (CEI), in August.

    In a later interview with dpa, Zollner said he suspected that Italian society as a whole – not just its Catholic Church – was in denial about sex abuse issues.

    As evidence, Zollner pointed to the #MeToo movement failing to gain traction in Italy, and to the general indulgence reserved for former premier Silvio Berlusconi, who was tried for soliciting sex from an underage prostitute in the notorious “bunga bunga” affair. Berlusconi was acquitted on appeal for lack of evidence and remains politically active.

    “If we want to talk about the situation inside the [Italian] Church, we should also look at the situation in society as a whole, where an ex-head of government has been accused of abusing minors,” Zollner said.

    In an implicit admission of the inadequacy of the status quo, CEI is working to strengthen its guidelines against child abuse, to include a stronger focus on prevention.

    What Zollner said “is an incentive for CEI to move forward,” Ravenna Bishop Lorenzo Ghizzoni, who sits on the panel that is redrafting the guidelines, told dpa.

    But Italian bishops are unlikely to publish data about past abuses or introduce the mandatory reporting of suspected predator priests to Italian authorities, as requested by anti-abuse campaigners.

    Meanwhile, politicians are paying scant attention to the problem.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, a left-wing former lawmaker, last year filed a parliamentary motion urging the government to put pressure on the Vatican on the mandatory reporting issue. “Nobody supported us on this,” Civati said.

    “Sooner or later, a scandal will explode,” Fittipaldi, the journalist, predicted. “It’s hard to heal the wound if you don’t clean it up first.”

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920

  • Violenza sessuale su un giovane: assolto l’ex sacerdote amico di Silvio Berlusconi

    Violenza sessuale su un giovane: assolto l’ex sacerdote amico di Silvio Berlusconi

    Era stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi con rito abbreviato

    Milano, 19 ottobre 2017 – Assolto perché le condizioni aggravanti, ammesso che il reato sia avvenuto, non sono applicabili. Agli occhi della giustizia italiana Gabriele Corsani non ha commesso il reato di violenza sessuale a causa del quale era stato condannato a 3 anni e 4 mesi con rito abbreviato e, soprattutto, in quel momento non rivestiva la carica di pubblico ufficiale.

    Il caso era salito agli onori della cronaca nel 2013, quando Corsani era ancora don Gabriele Corsani, il sacerdote molto vicino alla famiglia di Silvio Berlusconi, tanto da aver celebrato il funerale di Maria Antonietta, sorella dell’ex premier ed essere stato chiamato al capezzale di Rosa Bossi, madre del Cavaliere. Come sacerdote era stimato anche da Ombretta Colli, che gli fece presiedere il rito funebre di Giorgio Gaber. Secondo la sentenza di primo grado, durante un fine settimana del 2007 a Rimini per festeggiare la fine di corso di aggiornamento professionale con una comitiva di studenti milanesi, il sacerdote aveva attirato in una stanza un suo ex allievo maggiorenne proponendogli di dormire insieme e lo aveva poi palpeggiato. Solo nel 2011 il giovane aveva trovato il coraggio per denunciare i fatti e la sentenza fu emessa nel luglio del 2013. Al termine di quel procedimento l’avvocato Monica Gnesi, legale del ragazzo, aveva invitato le altre presunte vittime del sacerdote a farsi avanti. In questi anni nessuno si è però fatto vivo e l’unico caso individuato dai carabinieri si è chiuso con il provvedimento di archiviazione da parte della procura di Pavia non essendoci gli estremi per poter procedere. Ieri la seconda sezione della Corte di Appello di Bologna ha annullato la sentenza di primo grado, accogliendo sia le tesi del difensore Girolamo De Rada, sia la sentenza della magistratura pavese. Appena ricevuta la notizia del rinvio a giudizio, il sacerdote aveva presentato le dimissioni dallo stato clericale alla Santa Sede, che un domani potrebbe riammetterlo alla vita sacerdotale. I legali del ragazzo faranno il ricorso in Cassazione.

    http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/violenza-minore-sacerdote-berlusconi-1.3473395

  • Il lato oscuro di don Gelmini

    Il lato oscuro di don Gelmini

    I funerali di don Pietro Gelmini – La lunga esistenza terrena di don Pietro Gelmini, celebrità mediatico-ecclesiastica e fondatore della Comunità Incontro, si è conclusa il 12 agosto 2014 dopo 89 anni di pensieri, parole, opere, guai giudiziari e accuse infamanti.

    La destra italiana, verso la quale Gelmini aveva una spiccata (e ricambiata) simpatia, si è profusa in lodi sulla persona e l’operato di don Pierino. Carlo Giovanardi l’ha definito “un gigante dell’impegno sociale e civile, in prima linea da sempre per strappare i tossicodipendenti e le loro famiglie dall’incubo della droga.” E anche per Gianni Alemanno abbiamo avuto l’onore di trovarci di fronte a un “gigante che ha fatto del bene in tutto il mondo”, sfidando “senza riserve il mostro della droga.”

    La stampa si è prontamente unita al coro di lamenti e celebrazioni, parlando di Don Gelmini come di un “guerriero della vita”, una specie di Martire Del Bene impegnato in una lotta senza quartiere alle storture del mondo. Certo, la maggior parte delle testate hanno ricordato (quasi con fastidio) che Gelmini era finito in una “complessa inchiesta” per presunte molestie sessuali su decine di “ospiti” della sua comunità—con la scontata postilla: “comunque non c’entrava nulla, come ha ribadito più volte”—ed era comunque “una figura discussa” o un “prete controverso”, senza naturalmente andare troppo a fondo sul perché la sua figura fosse discussa o controversa.

    Lo sbianchettamento a reti unificate della vita del prete, condotto con grande zelo e aiutato dalla pausa di Ferragosto, ha rimosso praticamente tutte le zone d’ombra che negli anni hanno offuscato le imprese di don Gelmini. Se si ricostruisce la sua reale biografia, infatti, il ritratto che ne viene fuori è quello di un uomo molto attaccato alla materialità e tutt’altro che “santo.”

    Pietro Gelmini nasce a Pozzuolo Martesana, provincia di Milano, il 19 gennaio 1925. Viene ordinato prete nel 1949, nella diocesi di Grosseto. È fratello del più celebre (almeno all’inizio) padre Eligio, frate che “preferiva il cachemire al ruvido panno francescano”, “confessore e assistente spirituale di vip e calciatori” nonché “precursore di tante figure di preti mediatici e mondani che frequentano salotti, feste e studi televisivi.” Tra le altre cose, Padre Eligio aveva un’autentica passione per le auto di lusso—una passione che in un’intervista spiegò in questo modo: “L’auto per me è un’occasione di stare con Dio.”

    Negli anni ’60 Gelmini diventa segratario del cardinale Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires fino al 1959, e si inserisce nella comunità di Casal Palocco a Roma. La svolta nella vita del sacerdote—così narra l’epica sul personaggio—avviene il 13 febbraio del 1963 a seguito dell’incontro con Alfredo, un giovane della borgata romana che “smaltiva la sbornia del suo compleanno” sui gradini della chiesa di Sant’Agnese a  piazza Navona. “A zì prete, damme ‘na mano,” gli dice Alfredo. “Nun vojo soldi. Nun vedi che sto male?” Alfredo viene poi accolto in casa da don Gelmini, che “da quel momento cominciò il suo impegno con i tossicodipendenti.”

    In parallelo a quell’episodio vagamente pasolinano, però, sempre in quegli anni arriva una diffida dalla Curia per abuso di titolo: Gelmini, infatti, andava in giro facendosi chiamare “monsignore.” Oltre ai problemi con le autorità ecclesiastiche, don Pierino inizia ad avere grossi grattacapi anche con la giustizia dello Stato italiano.

    Il 13 novembre del 1969 arriva il primo arresto. I carabinieri prelevano don Gelmini nella sua villetta all’Infernetto con le accuse di bancarotta fraudolenta e appropriazione indebita per il fallimento della cooperativa edilizia “Tre Fontane” (collegata alle Acli), di cui il sacerdote era presidente e liquidatore. Nel giardino della sua abitazione le forze dell’ordine trovano una fiammante Jaguar—probabilmente utilizzata per attenersi più strettamente ai precetti evangelici—che gli vale il soprannome di “padre Jaguar.”

    Tra le persone che denunciano Gelmini per appropriazione indebita ci sono anche Ngô Ðình Thuc, arcivescovo della città di Huè e fratello di Ngô Ðình Diêm (dittatore assassinato nel 1963) e la signora Nhu, vedova dell’ex presidente. Stando a un articolo del 1971, Nhu era fuggita dal suo paese ed era approdata a Roma “con i figli e notevoli conti in banca.” Decide di comprare una villa e, tramite il cognato Thuc, conosce don Gelmini. “Il prelato,” continua la cronaca, “si incaricò di trovarle una villa con parco dal valore di 300 milioni [di lire].” L’arcivescovo dalla Svizzera comincia a inviare soldi a Gelmini per pagare le rate del mutuo, ma i due si accorgono che qualcosa non torna. Secondo i vietnamiti, infatti, il sacerdote italiano “si sarebbe appropriato di 60 milioni di lire dell’arcivescovo Thuc e di 13 milioni della signora Nhu.”

    Ritaglio de La Stampa del 14 marzo 1976.

    Don Pierino viene condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per i reati addebitatigli e inizia a scontare la pena in carcere. In un articolo sul Messaggero dell’epoca si legge: “Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi.” Nel 1974 la Corte d’Appello di Roma dimezza la condanna a due anni di carcere (l’appropriazione indebita, nel frattempo, è stata estinta per l’amnistia del 1971), e l’anno successivo la Cassazione la conferma rendendola definitiva.

    Scontata la pena, il Vaticano gli impone “un periodo di ‘esilio’ a Grosseto.” Finito l’“esilio”, Gelmini torna a Casal Palocco e si trasferisce in una villa più spaziosa, che La Stampa descrive così: “Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto bianco, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera.”

    Ma i guai con la giustizia non finiscono qui. Nel 1976 è arrestato nuovamente, insieme al fratello e all’avvocato siciliano Carmelo Conte, dipinto da La Stampa come “ostentatore di ricchezza” nonché “spalla in campo giuridico” degli affari del “clan” Gelmini. I tre sono accusati di “aver ricevuto una bustarella di 50 milioni da Vito Passera, un imprenditore in difficoltà, per farlo diventare console onorario della Somalia ed avere facilitazioni nel commercio di burro tra gli Usa e il paese africano.” Le accuse si rileveranno poi infondate e il procedimento si chiuderà senza conseguenze.

    La ricostruzione della storia giudiziaria di don Pierino fatta dal programma Matrix nel 2007.

    Nel 1979 don Gelmini disse di aver rinunciato alla “carriera per salire su una corriera di balordi”—ossia la Comunità Incontro. In quell’anno, infatti, Gelmini rileva un frantoio abbandonato, il Mulino Silla ad Amelia, e ne fa la sede della sua comunità. Il recupero dei tossicodipendenti è imperniato sulla Cristoterapia, un metodo in cui—ha detto lo stesso Gelmini—“si pone l’accento principale sul potere risanatore di Cristo.”

    Il comune di Amelia concesse il frantoio in comodato d’uso, ma la relazione con la giunta si incrinò quando Luciano Lama, ex leader della Cgil, venne eletto sindaco nel 1988. “Erano gli anni del boom delle comunità,” scrive Marco Lillo su l’Espresso, “e don Pierino non badava troppo al codice urbanistico. I piccoli casali abbandonati diventavano imponenti ostelli. Mensa, campo di calcio, sotterranei, tutti edificati a fin di bene, ma tutti abusivi, furono immediatamente segnalati da Lama alla Procura.” Alla fine, sempre secondo Lillo, tutto sarebbe stato sanato “grazie anche ai socialisti della giunta.”

    La consolidazione e l’ascesa della Comunità Incontro—che ufficialmente conta 164 sedi residenziali in Italia e 74 all’estero (anche se i dati sono stati contestati dalla giornalista Stefania Nardini)—vengono accompagnati da critiche piuttosto feroci sulla trasparenza finanziaria e sulla gestione degli ospiti.

    Nel 2004 esce il libro Mara come me del giornalista Marco Salvia, uno dei più vocali accusatori di Gelmini, che racconta la difficile vita all’interno di una comunità di recupero. La storia è romanzata e i nomi sono cambiati, ma l’anno dopo l’autore pubblica una lettera in cui dichiara che i fatti narrati nel libro sono reali e autobiografici, e che il personaggio di “don Luigi”, capo supremo della comunità, è in realtà “ispirato direttamente” a don Gelmini.

    “Ricordo bene don Gelmini, urlare come un folle al minimo accenno di dissenso, il lavaggio del cervello, i soprusi,” ha scritto Salvia. “Il mio soggiorno presso la comunità Incontro fu un incubo ad occhi aperti, pieno di eventi crudeli e arbitrari.” In un’intervista su Il Manifesto pubblicata nel 2011, il giornalista ha ribadito che all’interno della comunità di Gelmini si eserciterebbe “un grande controllo carismatico su persone molto fragili come i tossicodipendenti e le loro famiglie.”

    In parallelo alla fiorente attività della Comunità, che Gelmini ha sempre descritto come un’associazione “laica” e non religiosa, ci sono i rapporti con il Vaticano e quelli con la politica. I primi sono sempre stati piuttosto tesi. Negli anni ’70, ricorda l’articolo de La Stampa del 1976, “denunce e proteste giungono al vicariato di Roma anche da parte del parroco di Casal Palocco,” e per due volte don Pierino è convocato, “diffidato dall’usare la veste che non gli spettava e sospeso ‘a divinis’.”

    La notizia del falso arresto di don Gelmini, da La Stampa del 5 gennaio 1997. La beffa mediatica era stata orchestrata da Luther Blissett.

    Per risolvere una volta per tutti i problemi legati all’uso indebito di titoli ecclesiastici, nel 1988 Gelmini riesce a farsi insignire del titolo di Esarca Mitrato della Chiesa cattolica greco-melkita. Questa investitura, dice la biografia ufficiale, “gli apre le porte del Medio Oriente” e gli dà il diritto di usare l’anello, la mitra, la croce e la pastolare, pur non essendo vescovo.

    I rapporti con la politica, invece, sono sempre stati eccellenti e hanno sicuramente contribuito all’espansione del piccolo impero del sacerdote. Don Gelmini, che è considerato uno degli ispiratori della legge Fini-Giovanardi recentemente bocciata dalla Corte Costituzionale, è sempre stato molto vicino a Udc e Alleanza Nazionale.

    Il 4 marzo 2000 don Gelmini partecipa alla presentazione del “manifesto” di AN, “Valori e idee senza compromessi”, in qualità di illustre testimonial anti-droga. A un certo punto don Pierino allarga il suo intervento ed evoca scenari apocalittici e scontri di civiltà: “I musulmani tra poco in Italia saranno il 10-15% della popolazione e metteranno a rischio la purezza dei nostri valori. Un tempo venivano per predare le nostre città, oggi hanno una parola d’ ordine: sposare le donne cattoliche per convertirle all’ Islam. Bisogna bloccare questo germe.” Le cronache dell’epoca riportano l’“imbarazzo” di Gianfranco Fini, la platea che “va in delirio” e le mani che si spellano per don Pierino.

    All’80esimo compleanno di don Gelmini viene organizzata una megafesta che probabilmente racconta meglio di ogni altro episodio gli appoggi politici di cui poteva godeva il sacerdote. Tra gli invitati ci sono diversi ministri (Maurizio Gasparri, Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi), una sfilza di sottosegretari, parlamentari come Gustavo Selva (il cui nome venne ritrovato tra le liste della P2, anche se ne ha sempre smentito l’iscrizione) e volti noti di Tangentopoli quali l’ex Ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, condannato in via definitiva per associazione a delinquere e corruzione. Alla festa non può mancare nemmeno Silvio Berlusconi, grande amico personale di don Gelmini, che come regalo gli stacca un assegno da 5 milioni di euro per costruire una comunità in Thailandia.

    Nel 2007, quando la procura di Terni inquisisce Gelmini per presunti abusi sessuali nei confronti di una decina di ospiti della comunità, l’impero sembra sul punto di crollare. Don Pierino nega tutti gli addebiti e grida al complotto ordito nei suoi confronti da “toghe rosse”, “poliziotti infami” e dalla lobby “ebraico-radical chic” che punta a “indebolire la Chiesa tutta.”

    Il riferimento alla lobby ebraica scatena un putiferio, e Gelmini si vede costretto a correggere il tiro: “Chiedo scusa agli ebrei. Io ho molto rispetto e molta considerazione per loro. C’ è questa loggia massonica-radical chic, invece, che sicuramente combatte la Chiesa su tutti i fronti.” Nonostante le polemiche e la gravità della accuse, Gelmini viene difeso a spada tratta dai suoi sponsor politici e anche da una parte del mondo cattolico. Il saggista Vittorio Messori, ad esempio, in un’intervista arriva a dire una cosa del genere: “Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Se fosse così per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora?”

    In realtà, già prima del 2007 giravano accuse piuttosto scabrose nei confronti di don Pierino. Nel 1991 venne ritrovato sgozzato a Rimini Fabrizio Franciosi, che anni prima era stato ospite della Comunità Incontro. Durante le indagini il fratello gemello della vittima afferma che, poco prima di morire, Franciosi gli aveva “confidato di essere venuto a conoscenza di molestie compiute all’interno della comunità di Amelia; e per questo motivo sarebbe stato picchiato, minacciato e cacciato dal centro.”

    Nel 2003 don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, riceve la lettera di un ragazzo che dice di aver subito molestie sessuali da don Gelmini nel 1993, quando era ospite della sua comunità. Oltre a questi casi, ci sono anche le accuse fatte da Bruno Zanin nell’autobiografia Nessuno dovrà saperlo, in cui afferma di aver subito molestie dal sacerdote quando era minorenne.

    Vittorio Sgarbi difende don Gelmini e attacca i “ragazzotti” che si sono “fatti stoccazzare”.

    Per difendersi meglio dall’inchiesta della procura, nel marzo del 2008 don Gelmini ottiene dal pontefice di essere ridotto allo stato laicale. “Papa Benedetto XVI ha fatto bene ad accogliere la mia richiesta,” dichiara Gelmini, “perchè credo che la libertà dell’individuo venga prima di ogni cosa.” Qualche giorno dopo, però, don Pierino si scaglia contro il Vaticano: “L’inferno non esiste nell’aldilà: esiste qui, su questa terra, dovrebbero capirlo quelli che stanno nei palazzoni, laggiù, in Vaticano, dove c’è il migliore paradiso possibile, quello dei ricchi e dei potenti.”

    A giugno del 2010 don Gelmini viene rinviato a giudizio, ma il processo—che comunque andava molto a singhiozzo per i continui rinvii dovuti alle condizioni di salute di Gelmini—non si farà mai, mettendo una pietra sopra all’accertamento (o meno) delle responsabilità di “padre Jaguar.”

    Quello che rimane, dunque, è la figura di personaggio adorato e odiato in egual misura, un “giusto” per alcuni e un impostore per altri, un uomo perfettamente inserito nella società dello spettacolo e in un preciso milieu politico, un prete in rotta con le gerarchie vaticane e insofferente alle restrizioni imposte dal codice penale.

    “Don Gelmini è buono come Dio,” disse una volta il fondatore di Comunione e Liberazione, Don Giussani. “Se penso a un esempio vivente di Cristo vedo lui.” Ecco, qualcosa mi dice che Dio e Gesù Cristo potrebbero non essere entusiasti di questo paragone.

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    https://www.vice.com/it/article/morte-don-gelmini-biografia-395

  • Lapo Elkann: “Io vittima di abusi in collegio. Sto pensando a fondazione”

    Lapo Elkann: “Io vittima di abusi in collegio. Sto pensando a fondazione”

    Il nipote dell’Avvocato racconta, in un’intervista al Fatto quotidiano, il passato mai svelato prima. E parla anche della caduta di Berlusconi, del governo Letta e di Renzi

    ROMA –  “Da quando ho compiuto 13 anni ho vissuto cose dolorose che poi mi hanno creato grosse difficoltà nella vita. Cose capitate a me e ad altri ragazzi. Parlo di abusi fisici. Sessuali. Mi è accaduto. Li ho subiti”.

    Lapo Elkann si racconta in una lunga intervista al Fatto Quotidiano e parla anche di aspetti della sua vita che non aveva mai svelato prima. Dalla decisione della famiglia di farlo studiare in un collegio gesuita per i problemi di dislessia (“l’ho vissuta come una vera e propria punizione”, spiega), alla sua esperienza da militare a Cuneo (che è finita a botte con un commilitone, “sarà anche buono e non sono cinico ma so come difendermi. Accetto tutto, non gli insulti alla mia famiglia”). Ma soprattutto gli abusi sessuali. “Altre persone che hanno vissuto cose simili non sono riuscite ad affrontarle. Il mio migliore amico, che era in collegio insieme a me per quasi 10 anni e ha vissuto quello che ho vissuto io, si è ammazzato un anno e mezzo fa”, dice ancora Elkann.

    “Non ne ho mai parlato prima – spiega ancora Lapo – anche perché voglio che questa storia serva a qualcuno. Sto pensando a una fondazione. Voglio aiutare chi ha passato quello che ho passato io. Parlare è giusto, ma facendo qualcosa di utile, di positivo”.

    Il nipote dell’Avvocato parla anche di politica e dice la sua sul declino del Cavaliere: “Ammetto che io Berlusconi, nel ’94, l’ho votato. Nel suo lavoro aveva creato slancio e pensavo potesse replicare lo stesso schema in politica. Poi molto di quel che era stato promesso non è stato fatto e io non l’ho votato più. Come imprenditore e italiano il mio scopo non è dimenticarmi delle tasse. Guadagno e sono contento di pagarle. Poi Berlusconi che pure non è un mio amico, non mi sta affatto sulle palle. Non partecipo al tiro al bersaglio”.

    Silvio Berlusconi “ha compiuto errori, come tanti altri – continua Lapo – ma sarei stato felice se avesse fatto di più. Per me non è mai stata questione di destra o di sinistra. Non faccio il radical chic, nè fingo di essere comunista o di sinistra. Di principe rosso ce n’era uno e si chiamava Carlo Caracciolo. Fantastico e inimitabile, ma io sono diverso. Oggi governano Letta e Alfano, il parricida. Possono fare un buon lavoro e anagraficamente, il tempo è dalla loro parte. Quando c’è stato lo show down nel Pdl, ho cercato il numero di Alfano che incontro spesso in treno e poi l’ho chiamato: ‘Lei ha dato prova di avere grandi coglioni’, gli ho detto”.

    Elkann, che smentisce di aver votato per Grillo, parla anche di Matteo Renzi. “Mi pare uno che si comporta nello stesso modo che abbia davanti un cameriere o il presidente della Repubblica. Un atteggiamento che mi piace. Troppo facile giocare a fare il duro con chi lavora per te, meno semplice farlo con chi ha più capacità, intelligenza o palle di te”.

  • Don Gabriele Corsani: il prete amico dei Berlusconi condannato

    Don Gabriele Corsani: il prete amico dei Berlusconi condannato

    di Dario Ferri – 16/07/2013 – La storia sulla Stampa

    Tre anni di galera per Don Gabriele Corsani, salesiano di Pavia che è stato riconosciuto colpevole di aver molestato sessualmente un giovane in un albergo a Rimini. La storia la racconta la Stampa:

    L’inchiesta della Procura di Rimini nei riguardi del sacerdote – vicino alla famiglia Berlusconi – era partita il 5 luglio 2011, con la denuncia del ragazzo, che oramai 24enne aveva trovato il coraggio di raccontare tutto. Secondo l’accusa, il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo di una scuola di ispirazione cattolica del milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo.

    Il ragazzo era riuscito a fuggire:

    Don Corsani era stato il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 aMilano.Un anno dopo il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1031447/don-gabriele-corsani-il-prete-amico-dei-berlusconi-condannato/

    Molestie, tre anni a don Gabriele Sesto sotto choc per il “suo” prete
    Violenza sessuale su allievo, condannato
    Condannato dal Tribunale di Rimini dopo la denuncia di un giovane

    di Patrizia Longo
    Don Gabriele Corsani (Spf)

    Sesto San Giovanni, 16 luglio 2013 – Una città incredula e sotto choc. Non potrebbe essere altrimenti di fronte alla notizia della condanna a tre anni (ieri il rito abbreviato a Rimini) per don Gabriele Corsani, 45 anni da compiere, accusato di molestie sessuali da un suo ex studente. Perché il “Donga”, come lo chiamavano i suoi alunni dai Salesiani – che il sacerdote ha frequentato da ragazzo e dove poi si è ritrovato a lavorare per tanti anni – non è un un prete qualsiasi.
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    Nella Sesto delle acciaierie, don Gabriele è nato e cresciuto. Qui ha frequentato gli istituti Don Bosco di viale Matteotti: prima la media Marelli e poi il centro di formazione professionale Falck e l’istituto tecnico Breda, dove è diventato perito elettronico. A Sesto, figlio di Salesiani, ha scoperto la sua vocazione. E qui è stato ordinato sacerdote: proprio nella parrocchia al quartiere Rondinella, dove giocava da bambino. Monsignor Luigi Olgiati, per tanti anni guida spirituale della città, lo aveva particolarmente a cuore: gli donò i suoi breviari, quando divenne sacerdote, e gli lasciò il calice della sua prima messa.

    A rendere il “Donga” un prete speciale, a Sesto San Giovanni, è stata anche la sua passione per il basket e per il calcio, il suo carisma e la capacità di organizzare grandi eventi: tornato in città dopo quindici anni (dopo il noviziato, gli studi di filosofia, il tirocinio, la licenza in teologia e il diaconato), non si è mai perso una partita dell’Olimpia Milano o del Milan, a cui ha sempre portato i suoi alunni. I biglietti e il lasciapassare negli spogliatoi, come premio per i più meritevoli.

    Tanto stimato da Silvio Berlusconi, che lo ha chiamato al capezzale di mamma Rosa come amico di famiglia, e da Ombretta Colli, che lo ha voluto per l’omelia al funerale di Giorgio Gaber, ha portato a Sesto San Giovanni il «Gospel Festival», manifestazione benefica di grande successo, con artisti di livello internazionale. L’organizzatore della Festa di San Giovanni, cinque anni fa, è stata la naturale conseguenza. La promozione a Pavia, come economo al collegio dei Salesiani, non ha spezzato il legame con la sua città. Che, inevitabilmente, ha accolto con stupore la notizia della condanna.«Mi sembra tutto così assurdo» aveva detto don Gabriele lo scorso febbraio, quando la procura di Rimini aveva chiesto il suo rinvio a giudizio. Ieri il suo avvocato, Kira Vittone, ha annunciato che farà appello.

    patrizia.longo@ilgiorno.net

    http://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/2013/07/16/920311-violenza-sessuale-don-gabriele-corsani-condannato.shtml

    Condannato per violenza sessuale sacerdote sestese

    Il giudice ha riconosciuto colpevole don Gabriele Corsani di aver molestato sessualmente un giovane, all’epoca dei fatti, nel 2007, appena ventenne, in una camera d’albergo di Rimini dove il gruppo si trovava per un seminario
    Redazione15 luglio 2013

    È stato condannato a Rimini con rito abbreviato a tre anni di reclusione, per violenza sessuale su un ex allievo, don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia. Il giudice ha riconosciuto colpevole don Corsani di aver molestato sessualmente un giovane, all’epoca dei fatti, nel 2007, appena ventenne, in una camera d’albergo di Rimini dove il gruppo si trovava per un seminario.

    L’inchiesta della Procura di Rimini nei riguardi del sacerdote – vicino alla famiglia Berlusconi – era partita il 5 luglio 2011, con la denuncia del ragazzo, che oramai 24enne aveva trovato il coraggio di raccontare tutto. Secondo l’accusa, il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo, di una scuola di ispirazione cattolica del Milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo sui genitali.

    Il ragazzo era riuscito a fuggire. Nel corso delle indagini affidate ai carabinieri sarebbe emerso un altro episodio, raccontato ma non denunciato da un diciannovenne che, nel 2005, don Gabriele avrebbe tentato di baciare sulle labbra. Per l’episodio del presunto bacio don Gabriele Corsani è stato assolto, mentre per la violenza in camera d’albergo il giudice ha stabilito, oltre alla condanna a tre anni, anche una provvisionale di 5.000 euro.

    La parte civile, rappresentata dall’avvocato Monica Gnesi di Monza, aveva chiesto almeno 20 mila euro. Non è da escludere quindi l’avvio di una causa civile nonchè dell’appello in sede penale.

    Don Corsani era stato il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 a Milano. Un anno dopo il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier. Don Gabriele aveva conosciuto Silvio Berlusconi nel 2002: dai Salesiani l’ex presidente del Consiglio ha studiato e da allora è sempre rimasto legato all’ordine religioso.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/don-gabriele-corsani-condanna-violenza-sessuale.html

  • Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna
    pubblicato giovedì 21 febbraio 2013 alle 10:30

    Andrea Rossini – Corriere Romagna: Nuove accuse al confessore dei vip / Molestie, spunta un altro ex allievo: la difesa prende tempo

    RIMINI. Spunta un nuovo accusatore contro don Gabriele Corsani, il sacerdote milanese accusato di aver molestato sessualmente due giovani uomini, entrambi maggiorenni al momento dei fatti, in due distinti episodi che risalirebbero al 2005 e al 2007. La novità è emersa ieri nel corso dell’udienza preliminare davanti al giudice. L’avvocato difensore Kira Vittone, convinta dell’innocenza del suo assistito e di poter chiarire quindi al più presto la vicenda, aveva annunciato l’intenzione di chiedere il rito abbreviato. La procura di Rimini, però, ha aggiunto al fascicolo un supplemento istruttorio: di qui la necessità di un rinvio (termini a difesa) per dare modo all’indagato di leggere le carte. Dopo la pubblicazione della notizia con il nome del noto sacerdote, già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi, da parte del Corriere di Rimini, ripresa da altri quotidiani, un altro suo ex allievo del nord Italia si è fatto avanti e ha deciso di mettere nero su bianco, in caserma, delle nuove accuse. Un racconto analogo a quello degli altri due denuncianti, per fatti risalenti al 2009.
    (…)
    La visibilità e le amicizie importanti di don Corsani, padre spirituale di personaggi del mondo della polititica, dello spettacolo e dello sport, potrebbero averlo reso inviso a qualcuno: l’esistenza dell’indagine nei suoi confronti era stata segnalata, ad esempio, senza riscontri e in forma anonima ad alcune redazioni di quotidiani, anche nazionali, e siti di gossip.

    http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_24/cardinale-scozzese_27112274-7e15-11e2-af5b-7a4139da51bb.shtml

  • Violenza sessuale, sacerdote salesiano nei guai

    Violenza sessuale, sacerdote salesiano nei guai

    Don Gabriele Corsani davanti al Gip di Rimini. La denuncia di un giovane nei confronti del confessore di Berlusconi

    di Adriano Agatti

    PAVIA. Mercoledì prossimo comparirà davanti al Gip del tribunale di Rimini con l’accusa di violenza sessuale dopo la denuncia di un giovane. Lui è don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia e già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi e padre spirituale di numerosi sportivi professionisti. Un personaggio molto noto a Pavia anche se i fatti risalgono ad alcuni anni prima del suo arrivo in città.

    In ballo ci sarebbero due episodi distinti risalenti o al 2005 e al 2007. Vicende lontane nel tempo che dovranno essere ricostruite davanti al Giudice delle indagini preliminari di Rimini che dovrà decidere se prosciogliere il sacerdote, originario di Sesto San Giovanni, oppure se rinviarlo a giudizio.

    Don Gabriele Corsani è accusato da un ex allievo che ha poi chiamato in causa anche un amico: le loro testimonianze dovranno essere valutate con attenzione.

    L’inchiesta della Procura della repubblica di Rimini era iniziata il 5 luglio del 2011. Un giovane di 24 anni si era presentato ai carabinieri di una stazione della Lombardia e aveva raccontato una vicenda che sarebbe successa quattro anni prima in un albergo di Rimini. Il sacerdote, secondo l’accusa, avrebbe attirato in una stanza l’ex allievo di una scuola di ispirazione cattolica del milanese. Gli avrebbe proposto di dormire insieme e lo avrebbe palpeggiato sui genitali.

    L’ex allievo sarebbe riuscito a fuggire e, all’inizio, non avrebbe raccontato quello che era successo. Ma non sarebbe riuscito a dimenticare l’imbarazzante vicenda. Il giovane aveva anche raccontato ai carabinieri di aver raccolto confidenze di amici, vittime di vicende simili. I carabinieri li avevano identificati e li avevano sentiti come testimoni. Uno di loro, in particolare avrebbe messo a verbale una vicenda che risaliva addirittura al 2005. Durante un corso di aggiornamento, che prevedeva il pernottamento, don Gabriele (che era in pigiama) avrebbe cercato di baciarlo. «In una maniera non certo amichevole», aveva detto ai carabinieri ma senza sporgere denuncia.

    La procura di Rimini ha contestato l’aggravante del ruolo direttivo ricoperto dal sacerdote. L’inchiesta era stata conclusa alcuni mesi fa e i magistrati avevano chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote. Mercoledì prossimo è stata quindi fissata l’udienza preliminare davanti al Gip. Impossibile parlare con il salesiano in questi giorni. «Don Gabriele non c’è per qualche giorno», ripetono in collegio. Probabilmente i superiori lo hanno tenuto lontano dalla curiosità in attesa che la vicenda si chiarisca in un modo o nell’altro.
    16 febbraio 2013

  • Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi.

    Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi.

    Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi. Corriere Romagna
    di Francesco De Luigi
    pubblicato giovedì 14 febbraio 2013 alle 05:05

    Andrea Rossini – Corriere Romagna: La procura chiede il rinvio a giudizio del religioso, un salesiano di 45 anni noto per il suo impegno, ma anche per le amicizie con sportivi e politici famosi / Molestie su ex allievi, sacerdote nei guai / Toccamenti e un bacio rubato: le accuse “tardive” al confessore di Berlusconi

    RIMINI. Rischia un processo con l’accusa di violenza sessuale, per le presunte molestie subite da due giovani uomini, entrambi maggiorenni al momento dei fatti, due distinti episodi che risalirebbero al 2005 e al 2007. La procura di Rimini ha infatti da tempo chiesto il rinvio a giudizio dell’indagato, un notissimo sacerdote milanese. Si tratta di don Gabriele Corsani, 45 anni, originario di Sesto San Giovanni (Milano), economo del Collegio Salesiano Don Bosco di Pavia, già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi e padre spirituale di calciatori e cestisti professionisti. A puntare il dito contro di lui sono due persone, entrambi ex allievi, ma la vicenda presenta degli aspetti controversi. Tra una settimana è previsto un primo vaglio da parte del giudice: è infatti fissata per il prossimo il 20 febbraio l’udienza preliminare nel corso della quale il Gup del Tribunale di Rimini valuterà se archiviare gli addebiti o mandare alla sbarra il prete salesiano.

    http://www.libertas.sm/cont/news/rimini-sacerdote-rischia-il-processo-per-violenza-sessuale-ai-danni-di-due-ex-allievi-corriere-romagna/73821/1.html

    Studenti molestati: indagato sacerdote
    Coinvolto un prete milanese che avrebbe commesso gli abusi durante una gita a Rimini

    14/02/2013 08:56

    RIMINI – Prete 45enne indagato per violenza sessuale su due studenti. Si sono chiuse le indagini su un caso di violenza sessuale che vede implicato un parroco milanese in gita con i suoi studenti a Rimini. A denunciare di essere stato importunato dal sacerdote, che oltre tutto era suo professore in una scuola parificata di ispirazione cattolica dell’hinterland milanese, è stato un giovane all’epoca dei fatti ventenne. Il ragazzo ha però tenuto per sè il suo scabroso segreto per oltre quattro anni e solo nel luglio del 2011 si è deciso a raccontare ai carabinieri le attenzioni di cui era stato vittima anni prima, durante una gita scolastica a Rimini. In quell’occasione il sacerdote, che accompagnava la comitiva, secondo quanto denunciato dalla vittima, avrebbe importunato lo studente toccandolo nelle parti intime con un gesto repentino e imprevedibile.

    Il tutto si sarebbe verificato in una camera d’albergo dove gli studenti avevano preso alloggio per la breve vacanza. A seguito della denuncia la Procura ha svolto indagini e interrogando altri studenti che erano presenti alla gita, avrebbe trovato elementi di prova contro il parroco per un secondo episodio che si sarebbe verificato due anni prima, nel 2005, in un paese nei pressi di Milano. Qui un ex allievo dello stesso insegnante ha denunciato attenzioni equivoche da parte del professore che in un’occasione avrebbe cercato di baciarlo senza però riuscirvi. Accuse molto gravi, quelle formulate dai due giovani che all’epoca dei fatti avevano 19 e 20 anni, che però non sono state ancora dimostrate. La Procura riminese dopo aver completato le indagini ha chiesto il rinvio a giudizio del prete. L’udienza per verificare se sussistano le condizioni per portare a giudizio il sacerdote milanese è stata fissata per il 20 febbraio

    14 febbraio 2013

    Sesto, prete alla sbarra per molestie sessuali: sarà processato mercoledì prossimo

    Prete molestatore SESTO SAN GIOVANNI – Il Papa, dopo le dimissioni, ha parlato di stare insieme per superare le divisioni della Chiesa e per dare una nuova immagine di unità al mondo cristiano, forse conscio dei mali che si annidano dentro la sfera del mondo cattolico. Infatti uno dei momenti più difficili per Papa Benedetto XVI è stato quello della pedofilia.

    L’episodio di cui è protagonista un prete di Sesto San Giovanni è simbolico di questa realtà: un soldato di Dio è accusato di avere molestato due suoi studenti, uno nell’ambito della scuola dove insegnava a Sesto e l’altro durante una gita a Rimini. Tentativi di carezze e contatti fisici che i due ragazzi hanno trovato la forza di denunciare e ora il prete sta per essere processato. Mercoledì prossimo c’è la prima udienza. L’uomo nega ogni accusa, ma gli inquirenti avrebbero trovato abbastanza riscontri alle accuse per ritenere che il prete ha veramente insidiato i due studenti. I fatti risalgono a circa sette anni fa, ma la giustizia si sa è lenta. Ma arriva!

    La notizia ha messo un po’ a rumore l’ambiente ecclesiastico sestese, ma nessuno vuole commentare mantenendo ilmassimo riserbo, almeno fino alla sentenza dei giudici.

    Violenze su un 20enne, sacerdote nei guai

    I fatti risalgono al 2007, il giovane ha trovato il coraggio di denunciare nel 2011. Dalle indagini emerso un altro caso

    rimini (TT) È accusato di violenza sessuale, commessa ai danni di due suoi ex alunni, G.C. sacerdote milanese 45enne che, almeno in una occasione, avrebbe approfittato di un 26enne che si trovava con il religioso a Rimini. I fatti risalgono al 2007 e, solo nel luglio del 2011, il giovane trova il coraggio di denunciare il sacerdote che lo ha molestato. Il ragazzo, all’epoca 20enne, faceva parte di una comitiva di studenti, tutti alunni del sacerdote che insegnava in un istituto religioso nell’hinterland milanese, arrivati a Rimini per un corso di aggiornamento. Secondo quanto dichiarato dalla vittima, il sacerdote lo avrebbe attirato nella stanza d’albergo e, dopo avergli proposto di dormire insieme, avrebbe allungato le mani sui genitali del giovane. Il ragazzo, impaurito e sconcertato per l’accaduto, sarebbe comunque riuscito a divincolarsi e a fuggire dopo il pesante palpeggiamento intimo. A quattro anni dall’episodio, la vittima delle attenzioni del religioso è riuscita a vincere la paura e la vergogna per quanto successo denunciando tutta la vicenda ai carabinieri che, con la Procura di Rimini, aprono quindi un fascicolo.
    Nel corso delle indagini, tuttavia, emerge che il sacerdote non sarebbe nuovo a questo tipo di attenzioni nei confronti dei suoi studenti tanto che torna a galla una vecchia storia molto simile. In quell’occasione, nel 2005, ad essere oggetto delle attenzioni del sacerdote è un altro ragazzo all’epoca 19enne che, interrogato dai carabinieri, racconta agli inquirenti di come G.C. lo abbia avvicinato e tentato di baciare in bocca. Questo secondo episodio, tuttavia, non sarebbe avvenuto a Rimini ma nel paese dell’hinterland milanese dove si trova l’istituto scolastico nel quale il sacerdote insegnava. Il prossimo 20 febbraio, nel Tribunale di Rimini, si terrà l’udienza preliminare per chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote.

    http://www.nqnews.it/news/142213/Violenze_…e_nei_guai.html

  • Pedofilia. Convenzione di Lanzarote, ancora una modifica, Il testo passa alla Camera per la quinta lettura

    Pedofilia. Convenzione di Lanzarote, ancora una modifica, Il testo passa alla Camera per la quinta lettura

    Pedofilia, ok del Senato a convenzione di Lanzarote
    Li Gotti (IdV): Dopo le mie urla è cambiata la norma sulla pedofilia. Carfagna: Bene il Senato, ora Camera ratifichi norme

    ROMA – Il Senato ha approvato oggi pomeriggio a larghissima maggioranza (un solo voto contrario) la ratifica della Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale siglata a Lanzarote il 25 ottobre 2007. Il provvedimento, in quarta lettura, è stato ancora modificato e tornerà di nuovo alla Camera; l’iter del ddl è cominciato alla fine del 2009,e introduce nel nostro codice penale la parola pedofilia.

    Le «urla» del Senatore Li Gotti – A causare le modifiche che rimandano il testo a Montecitorio le «urla» del senatore dell’Idv Luigi Li Gotti, come lui stesso ha sottolineato: «abbiamo dovuto urlare per segnalare l’enorme errore commesso: per i reati di pedofilia, reati sessuali con minorenni o prostituzione minorile, anche se il colpevole fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, ora come ora conseguirebbe non l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, come per tutti i reati, ma l’interdizione massima di cinque anni. Insomma – ha fatto notare Li Gotti – per i reati più odiosi, il reo avrebbe un trattamento di favore».
    «Alla fine il Governo e tutti i gruppi hanno condiviso la critica urlata, per cui il testo verrà inquadrato nella normativa generale prevista dal codice: chi fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, sarà interdetto per sempre dai pubblici uffici. Tutti, anche se dovesse chiamarsi Silvio Berlusconi. Il riferimento – ha concluso Li Gotti – non è casuale, perché a pensar male, spesso ci si prende».

    Carfagna: Bene il Senato, ora Camera ratifichi norme – «L’approvazione da parte del Senato della legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote è una notizia che attendevamo da tempo. Le nuove norme renderanno ancora più completo il nostro ordinamento, severe le pene, certa l’individuazione dei colpevoli». Lo ha affermato l’ex ministro Pdl per le Pari Opportunità Mara Carfagna. «Del provvedimento si è discusso a lungo, anche migliorandolo. Adesso, però, basta «navette» tra le camere: Montecitorio deve approvare quanto prima il ddl, lo deve fare per il bene dei bambini italiani», ha ammonito Carfagna.