Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuto

  • Martedì 24 ore 10,30 CONFERENZA STAMPA – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    Martedì 24 ore 10,30 CONFERENZA STAMPA – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    CONFERENZA STAMPA Martedì 24 ore 10,30 – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME – Accredito accrediti@retelabuso.org 

    Un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni nel quale la Rete L’ABUSO, attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade.

    In alcuni casi lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio.

    “Da Bolzano in giù”, ed è proprio da Bolzano – considerata la diocesi pioniera e più attiva che da anni ha istituito gli sportelli diocesani, oggi presenti in Italia in 130 diocesi su 226 – che partirà il nostro viaggio durante il quale esporremo i dati di ogni diocesi.


     

         Executive Summary

    – Come funzionano gli sportelli per le vittime di abusi istituiti dalla Cei?

    – Quale è la trasparenza?

    – Quali i risultati per prevenzione e sopravvissuti.

    – I dati effettivi dei casi e dei sopravvissuti in ogni diocesi italiana censiti dall’osservatorio della Rete LABUSO, ovvero in ogni sportello diocesano.

      (NB – I dati esposti nel report 2° Report riguardavano Province e Regioni. Quelli che andremo ad esporre riguardano invece le singole diocesi)


    Martedì 24 ore 10,30

          Relatori

    -Francesco Zanardi – Portavoce della Rete L’ABUSO

    -Avv. Mario Caligiuri – Responsabile dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    -Christian – Sopravvissuto della diocesi di Bolzano

     

    La conferenza sarà trasmessa in diretta sul portale della Rete L’ABUSO, Youtube e i nostri social.

    I giornalisti e i mezzi di informazione, potranno accedere dalla piattaforma ZOOM. Per farlo è necessario l’accredito accrediti@retelabuso.org 

  • PRAGA – Dibattito pubblico sull’abuso sessuale nella Chiesa, ospite dall’Italia Francesco Zanardi

    PRAGA – Dibattito pubblico sull’abuso sessuale nella Chiesa, ospite dall’Italia Francesco Zanardi

    Il tema dell’incontro è l’abuso sessuale nelle strutture ecclesiastiche, il suo impatto sulle vittime e il ruolo delle istituzioni nella prevenzione e nella responsabilità.

    L’ospite principale sarà Francesco Zanardi, attivista italiano, fondatore e presidente dell’organizzazione Rete L’Abuso, che da tempo si dedica al sostegno delle vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero e promuove la trasparenza sistematica, la responsabilità e le riforme all’interno della Chiesa cattolica.

    Zanardi stesso è un sopravvissuto ad abusi sessuali e una voce riconosciuta a livello internazionale delle vittime contro l’insabbiamento istituzionale e le indagini insufficienti su questi casi.

    La discussione offrirà spazio per riflessioni specialistiche, condivisione di esperienze e confronto tra diverse prospettive di politica pubblica, tutela dei diritti dei minori e delle vittime e responsabilità istituzionale.

    Il programma comprenderà:
    * discorso introduttivo di Francesco Zanardi
    * tavola rotonda con esperti e rappresentanti delle istituzioni
    * domande e risposte con il pubblico

    Saremo lieti della vostra partecipazione e di rafforzare insieme il dialogo sulla protezione dei più vulnerabili.

    Mercoledì 4 febbraio, Camera dei deputati del Parlamento della Repubblica Ceca

    https://fb.me/e/8DyaSHVmA

  • Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Le vittime di abusi da parte del clero chiedono un’indagine su Papa Leone XIV durante il suo mandato come vescovo di Chiclayo in Perù, sostenendo che avrebbe avuto un ruolo nel nascondere il modo in cui ai sacerdoti e al clero accusati di violenza sessuale veniva consentito di continuare a svolgere il loro ruolo nella Chiesa cattolica.

    Le registrazioni di un incontro avvenuto ad aprile tra il reverendo Giampiero Gambaro, Ana María Quispe Díaz e altri accusatori di aggressione di chierici peruviani hanno rivelato che l’uomo da loro accusato aveva confessato ai funzionari della chiesa anni prima e a settembre gli era stato concesso un “congedo onorevole”.

    Il Chicago Sun-Times ha recensito una versione tradotta delle registrazioni rese pubbliche da Conclave Watch.

    Alla luce delle registrazioni appena emerse, la Rete dei Sopravvissuti agli Abusi da parte dei Preti intende presentare una denuncia aggiornata secondo il modello ” Vos Estis Lux Mundi” , il percorso della Chiesa per documentare le accuse di abuso o cattiva gestione dei casi. Il gruppo ha affermato che questi casi sono rappresentativi di “un sistema che consente a vescovi e cardinali di controllare e chiudere i casi che li coinvolgono”.

    “Non possiamo avere un altro papa in questo sistema istituzionale che ha insabbiato i crimini sessuali su minori”, ha dichiarato Peter Isely, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero del Wisconsin e fondatore di SNAP, in una conferenza stampa di giovedì a Chicago. “Sono qui da 35 anni e l’unico modo in cui le cose cambiano è quando ci sono conseguenze e responsabilità. … Non vogliamo che questo accada a un altro bambino”.

    I funzionari del Vaticano non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento.

    Díaz, di Chiclayo, in Perù, sostiene di essere stata abusata da un prete quando aveva 9 anni, e che le sue due sorelle sono state aggredite dallo stesso prete. Nell’aprile 2022, ha affermato, le tre hanno presentato le loro accuse a Papa Leone XIV, allora noto come Robert Prevost e vescovo di Chiclayo, sebbene non abbia mai aperto un’indagine.

    Secondo il New York Times , il Vaticano ha concluso l’indagine sui presunti abusi nel 2023, dopo che le autorità civili hanno dichiarato che le accuse erano oltre la prescrizione. Il Vaticano ha dichiarato al giornale che Prevost aveva fatto più del dovuto in almeno uno dei casi.

    Secondo SNAP, le nuove prove dimostrano che i funzionari della chiesa hanno ammesso che il reverendo Eleuterio Vásquez Gonzáles, noto come padre Lute, aveva confessato di essersi tolto i vestiti, di aver fatto commenti sessualmente inappropriati e di aver toccato se stesso e le vittime.

    Gambaro ha affermato che “l’indagine preliminare di Prevost è stata condotta molto male” – descrivendola come una “battuta” – e che “i termini di prescrizione della chiesa sono chiaramente molto diversi”. Ha aggiunto che un funzionario ecclesiastico sconosciuto, che le vittime ritengono essere Prevost, “ha firmato una lettera in cui afferma che il processo [canonico] non deve essere svolto”.

    “È la prima volta che mi trovo di fronte a una situazione del genere in cui si invoca in questo modo la prescrizione del diritto civile”, afferma Gambaro nella registrazione.

    Secondo l’analisi dei social media condotta da SNAP, Lute e il reverendo Ricardo Yesquén Paiva, che secondo Díaz l’avrebbe aggredita da bambina, hanno continuato a comparire nelle foto di Facebook mentre ricoprivano incarichi in chiesa, nonostante Prevost avesse affermato che erano state rimosse.

    Una foto di Facebook mostra Prevost in piedi con Paiva alla sua festa di compleanno nel 2023, tre anni dopo che le accuse sono emerse, entrambi vestiti con abiti clericali.

    Entro il 2024, la chiesa ha affermato che il religioso accusato, che era stato fotografato con Prevost, non poteva essere indagato e aveva già abbandonato il ministero a causa di una condizione neurologica, secondo SNAP.

    “È incomprensibile che invece di cercare la verità e riparare le vittime, si sia deciso di chiudere il caso attraverso una grazia papale che libera l’abusatore dall’affrontare la responsabilità che gli compete, lasciandoci in una situazione di vulnerabilità senza riparazione, dove l’unica cosa che ci viene offerta è il pagamento per la terapia”, ha affermato Diáz in una dichiarazione.

    Contributo di: Kaitlin Washburn

    https://chicago.suntimes.com/pope-leo-xiv/2025/12/04/victims-call-for-investigation-of-pope-leo-xiv-amid-new-evidence-of-role-in-sexual-abuse-cover-up-in-peru

  • Scandalo abusi scuote la Chiesa Anglicana, la neo arcivescovo Mullally sotto accusa

    Scandalo abusi scuote la Chiesa Anglicana, la neo arcivescovo Mullally sotto accusa

    Sarah Mullally, prima donna eletta alla guida della Chiesa anglicana con la carica di arcivescovo di Canterbury in risposta agli scandali sessuali di pedofilia e di accuse d’insabbiamenti che hanno investito nel Regno Unito non pochi presuli uomini, è finita sotto accusa per aver gestito in modo improprio un caso di abusi.

    La neo primate della Chiesa d’Inghilterra, che assumerà formalmente il suo nuovo incarico il 28 gennaio, deve rispondere di come ha affrontato una denuncia di abusi rivolta in passato da una vittima, definita solo come “Sopravvissuto N”, a un sacerdote di Londra, diocesi dove Mullally è stata vescovo dal 2018.

    La vicenda riguarda in particolare una possibile violazione del codice di condotta del Clergy Discipline Measure in quanto Mullally avrebbe inviato un’e-mail riservata sulle accuse di abusi direttamente al sacerdote interessato, al di fuori del procedimento disciplinare.

    In un comunicato la leader religiosa ha dichiarato che al Sopravvissuto N – il quale aveva rivolto un reclamo formale contro di lei nel 2020 senza ricevere risposta – non è stata garantita l’adeguata assistenza da parte della Chiesa d’Inghilterra.

    Il caso solleva imbarazzo rispetto all’istituzione che sta cercando di superare gli scandali delle molestie e degli insabbiamenti interni, a partire da quello che nel 2024 aveva costretto a dimettersi il precedente arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, per le coperture date a un avvocato legato alla Chiesa, John Smyth, promotore per anni di campi giovanili in Africa, svelato infine nei panni di predatore sessuale di almeno 130 ragazzi.

    https://www.rsi.ch/cultura/filosofia-e-religione/Scandalo-abusi-scuote-la-Chiesa-Anglicana-la-neo-arcivescovo-Mullally-sotto-accusa–3349811.html

  • IL PREMIO  A FRANCESCO  ZANARDI DELLA  “RETE L’ABUSO”,  «UN SEGNALE  CHE QUALCOSA  STA CAMBIANDO»

    IL PREMIO A FRANCESCO ZANARDI DELLA “RETE L’ABUSO”, «UN SEGNALE CHE QUALCOSA STA CAMBIANDO»

    42454 CREMONA-ADISTA. Un coraggioso attivista che da decenni con «coraggio e costanza» denuncia la pedofilia nella Chiesa: Francesco Zanardi, fondatore e anima della Rete L’Abuso, ha ricevuto con questa motivazione il 26 novembre scorso a Cremona la menzione speciale come “Testimone del nostro tempo” nell’ambito del Premio Nazionale Lea Garofalo, istituito quattro anni fa dall’associazione Dioghenes A.p.s, che edita la testata Wordnews.it.

    Lea Garofalo, giovane donna calabrese che nel 2009 pagò con la vita la sua scelta di ribellarsi alla ‘ndrangheta divenendo testimone di giustizia, è divenuta il simbolo della lotta alla criminalità organizzata e di una resistenza che si forma già a partire dai banchi di scuola. Il premio, infatti, è conferito a classi e scuole che hanno inviato lavori sul tema della giustizia (“La mafia teme più la scuola che la giustizia”, è stato detto citando il magistrato Antonino Caponnetto) ed è un’occasione per riflettere, oltre che sull’esempio di Lea, anche sul tema della violenza contro le donne, in concomitanza con la Giornata del 25 novembre.

    Il premio prevede anche una menzione speciale dei “Testimoni del nostro tempo“: familiari di vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, testimoni di giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni. Ed è in questa veste che, nella quarta edizione del premio, Francesco Zanardi è stato scelto: sopravvissuto agli abusi sessuali del suo parroco, don Nello Giraudo, perpetrati quando era solo un bambino, Francesco è riuscito con la sua determinazione e la sua forte motivazione a denunciare non solo gli abusi subiti personalmente, ma a mettere in piedi un organismo che difende e sostiene da molti punti di vista tante altre vittime. Il suo dolore è diventato una battaglia civile che si è sostanziata nella Rete L’Abuso, associazione che dal 2010 offre empatia, ascolto, supporto giuridico, accompagnamento a chi ha subito un abuso clericale.

    Non solo: oltre a documentare i casi di abusi in Italia (ha creato un enorme database, che finora è l’unico nel nostro Paese), la sua azione di promozione della trasparenza e della giustizia e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica lo ha visto più volte rivolgersi alle istanze internazionali di protezione dei minori. È stato premiato per «il suo instancabile impegno a denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa, e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo»: così le motivazioni della menzione. «Ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza persona le in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il te ma della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico.

    Ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica nel no me della verità e della dignità. Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la menzione speciale del Premio nazionale Lea Garofalo».

    È la prima volta che un premio nazionale, tradizionalmente dedicato a mafie, criminalità organizzate e femminicidio, si apre alle vittime di abusi del clero. «Quello consegnato a Francesco non è solo un premio: è un segnale che qualcosa sta cambiando», ha scritto Luciana Esposito sulla testata che dirige, Napolitan.it.

    «In un Paese dove per decenni gli abusi nel clero sono stati sepolti sotto silenzi, imbarazzi e complicità, vedere un attivista come Zanardi riconosciuto come simbolo del coraggio civile segna un’evoluzione importante».

    «Lea Garofalo – prosegue Esposito – denunciò la ’ndrangheta sapendo cosa rischiava. Zanardi denuncia un altro tipo di potere, diverso ma capace di generare lo stesso dolore e la stessa solitudine nelle vittime.

    Mettere questi due mondi sullo stesso palco non è una provocazione: è una scelta culturale, quasi politica.

    Questo premio non celebra una persona: celebra tutti quelli che, come Francesco Zanardi, trasformano una ferita in parole che illuminano». (ludovica eugenio)

  • Premiati i “Testimoni del nostro Tempo”

    Premiati i “Testimoni del nostro Tempo”

    O

    re 9.00 – Intervento dell’On. Angela Napoli, Madrina del Premio, già Vice-Presidente
    Commissione Parlamentare Antimafia e di Marisa Garofalo

    • “Io sono Lea” – MONOLOGO di Paolo De Chiara
    • Consegna del Premio ai “Testimoni” del nostro tempo e consegna delle Menzioni Speciali

    Modera:

    • Mara Ferraro, socia associazione Dioghenes APS

    A Michelangela Barba, Presidente dell’Associazione Ebano Onlus, per l’impegno civile e umano nel contrasto alle violenze maschili contro le donne e alla tratta sessuale. Fondatrice e guida di un’Associazione che da anni opera con coraggio accanto a chi subisce soprusi e sfruttamento, Michelangela Barba ha trasformato la denuncia in azione, la parola in accoglienza, la solidarietà in prassi quotidiana. Ha dato voce e sostegno a tantissime donne, restituendo loro la possibilità di ricominciare. La sua è una testimonianza viva, coerente, che ha saputo coniugare attivismo, sensibilizzazione e informazione, diventando punto di riferimento anche per WordNews.it.

    Per la forza della sua testimonianza, per la costanza del suo impegno e per la sua azione quotidiana a difesa della dignità femminile, Michelangela Barba incarna lo spirito più autentico del Premio Nazionale Lea Garofalo: quello di chi non si arrende mai alla violenza e alla paura.

     


    A Marco Omizzolo, sociologo, saggista e attivista per i diritti umani e del lavoro, per la sua instancabile battaglia civile contro il caporalato, le agromafie e ogni forma di sfruttamento lavorativo e sociale. Ricercatore e docente, autore di studi fondamentali sul fenomeno del bracciantato migrante e sulla comunità sikh dell’Agro Pontino, Omizzolo ha unito il rigore scientifico alla militanza civile, pagando sulla propria pelle il prezzo della verità. Formatore e autore di saggi, articoli e libri come La Quinta Mafia, ha contribuito a far emergere la fitta rete di connivenze tra criminalità organizzata, imprenditoria e sfruttamento del lavoro agricolo.

    Per la sua testimonianza limpida e per il suo costante lavoro di denuncia, Marco Omizzolo rappresenta lo spirito del Premio Nazionale Lea Garofalo: quello di chi, con la forza della verità e della conoscenza, continua a sfidare l’indifferenza e la paura.


    A Giancarlo Costabile, ricercatore di Storia dell’educazione presso l’Università della Calabria, per il suo impegno nel coniugare educazione, memoria e legalità in una visione pedagogica che restituisce alla scuola il suo ruolo più alto. Fondatore e coordinatore del progetto scientifico-didattico di Pedagogia dell’Antimafia, Costabile ha portato l’antimafia fuori dai tribunali e dentro le aule. Nel marzo 2019 ha promosso, insieme a Edoardo Martinelli, allievo di don Lorenzo Milani e coautore di Lettera a una professoressa, il seminario permanente “Barbiana 2040”, un laboratorio di scrittura collettiva e di riflessione pedagogica che riprende e rinnova l’eredità milaniana per la scuola del XXI secolo.

    Per aver fatto dell’educazione un atto politico nel senso più alto e nobile del termine, per aver restituito alla scuola la sua funzione emancipatrice e per aver tracciato, con coerenza e coraggio, una pedagogia dell’impegno e della libertà, Giancarlo Costabile è riconosciuto come Testimone del nostro tempo.


    A Corrada Pomillo, Maresciallo Capo dei Carabinieri, per l’esemplare impegno, la dedizione e la competenza con cui, in territori ad altissima densità criminale, ha incarnato i valori più alti del servizio allo Stato e della lotta per la legalità. Con una straordinaria operazione investigativa, condotta tra il 2020 e il 2024 alla guida della Stazione Carabinieri di San Martino di Taurianova, ha smantellato una vasta rete di narcotraffico internazionale, documentando un giro d’affari illecito di oltre un milione di euro. Un risultato investigativo di eccezionale rilievo che ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dell’Arma con un encomio semplice conferito dal Comandante della Legione Carabinieri Calabria.

    Per aver difeso con onore la divisa e servito con dedizione la giustizia, per aver restituito alla comunità fiducia nello Stato e nella forza del bene comune, il Maresciallo Capo Corrada Pomillo riceve il titolo di Testimone del nostro tempo.


    A Giorgio Mottola, giornalista d’inchiesta della redazione di Report (Rai 3), per aver dedicato la propria vita professionale alla ricerca della verità e alla difesa del diritto di cronaca, cardine irrinunciabile di ogni democrazia. Con rigore, coraggio e lucidità, Mottola ha indagato le zone d’ombra del potere, svelando intrecci di corruzione, affari opachi e abusi istituzionali che minano la fiducia dei cittadini nello Stato e nelle sue istituzioni. Le sue inchieste hanno contribuito a restituire senso e dignità al giornalismo d’impegno civile, in un tempo in cui informare è diventato un atto di resistenza.

    Per la coerenza, la professionalità e il rischio personale con cui continua a onorare il mestiere di cronista, Giorgio Mottola rappresenta la voce scomoda e necessaria di un’Italia che non si rassegna al silenzio e continua a credere nella verità, nella giustizia e nella libertà.


    A Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL, per il suo costante impegno nella difesa dei diritti dei lavoratori, della Costituzione e della dignità del lavoro come fondamento della Repubblica. La sua voce, ferma e appassionata, ha saputo rappresentare non solo le istanze del mondo sindacale, ma anche quelle di un Paese che chiede giustizia sociale, sicurezza, parità e rispetto. In anni segnati da precarietà, disuguaglianze e smarrimento civile, ha mantenuto viva la tradizione del sindacalismo più autentico, quello che non si piega al potere ma lo interroga, lo sfida, lo richiama alla responsabilità verso i più deboli.

    Per la coerenza morale, la visione solidale e la tenacia con cui ha difeso il lavoro come valore umano e politico, Maurizio Landini è riconosciuto Testimone del nostro tempo, simbolo di una resistenza civile che continua a credere nel potere collettivo della solidarietà e nella forza etica della giustizia sociale.


    A Mauro Esposito, testimone di giustizia, per il coraggio e la forza morale con cui ha scelto di denunciare la ’ndrangheta, rompendo il muro dell’omertà e schierandosi, senza esitazioni, dalla parte dello Stato e della verità. La sua storia è quella di un uomo comune che, di fronte alla violenza e al sopruso, ha deciso di non voltarsi dall’altra parte, pagando sulla propria pelle le conseguenze di una scelta radicale e di giustizia. Con la sua denuncia, Mauro Esposito ha contribuito a smascherare un sistema criminale che affonda le radici nel potere e nella paura, dimostrando che la legalità non è un concetto astratto, ma un atto di responsabilità personale e collettiva.

    Per l’esempio di coerenza e dignità civile e per aver incarnato l’essenza stessa dell’antimafia dei cittadini, Mauro Esposito è riconosciuto Testimone del nostro tempo, simbolo di quella Italia onesta che non si arrende e continua a credere nella giustizia, nella verità e nella libertà.


    A Pellegrino Passariello, Brigadiere dei Carabinieri Forestali, in servizio presso la Stazione Carabinieri Forestali Parco di Ottaviano, per lo spiccato impegno, la dedizione e l’eccezionale professionalità dimostrati nel contrasto agli illeciti ambientali in un territorio notoriamente segnato da un alto indice di criminalità organizzata. Nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025, ha condotto personalmente numerose indagini che hanno portato a risultati operativi di straordinario rilievo: 190 persone deferite all’Autorità Giudiziaria, 83 sequestri eseguiti e 415 controlli sul territorio – molti dei quali effettuati all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio.

    Per l’elevato senso del dovere e l’integrità morale con cui ha servito lo Stato e difeso il bene comune, il Brigadiere Pellegrino Passariello riceve il titolo di Testimone del nostro tempo, come simbolo di una divisa che protegge, indaga e difende la vita, la terra e la legalità.


    MENZIONI SPECIALI

    A Silvia Pinelli, figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli, per l’impegno silenzioso ma tenace con cui, da oltre cinquant’anni, custodisce e difende la memoria di una verità negata: quella di un uomo innocente, morto il 15 dicembre 1969 nella Questura di Milano, in una notte che cambiò per sempre la storia repubblicana. Silvia ha scelto la via della dignità e della perseveranza, opponendo alla menzogna di Stato la forza della memoria e del pensiero critico. Il suo impegno civile e culturale, svolto lontano dai riflettori, ha contribuito a tramandare alle nuove generazioni il senso autentico della giustizia, della libertà e della resistenza morale.

    Per aver trasformato il dolore in testimonianza e la memoria in impegno, Silvia Pinelli riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come esempio di coerenza civile e di amore incrollabile per la verità e per la democrazia.


    A Claudia Pinelli, figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli, per la determinazione con cui ha continuato a chiedere verità e giustizia per una delle pagine più oscure della storia italiana: la morte del padre, simbolo della strategia della tensione e delle sue vittime innocenti. Claudia ha saputo coniugare la memoria familiare con un impegno pubblico lucido e coraggioso, mantenendo viva la lezione di libertà, solidarietà e umanità che Pino Pinelli ha incarnato fino all’ultimo istante. La sua voce, ferma e limpida, è oggi quella di chi non dimentica, di chi pretende verità non per vendetta ma per riconciliare il Paese con la propria coscienza civile.

    Per aver reso la memoria un atto politico e morale, e per aver difeso il nome del padre con la forza mite della verità, Claudia Pinelli riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come simbolo di resistenza civile e di amore per la giustizia.


    A Pasquale Chirichella, presidente dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino ETS, per il suo instancabile impegno nella diffusione della cultura della legalità e nella valorizzazione della memoria storica di uno dei più grandi simboli della lotta alle mafie: Joe Petrosino. Con passione e rigore, Chirichella ha trasformato un’eredità storica in un progetto culturale e civile di respiro internazionale, capace di unire le due sponde dell’Atlantico nel nome della giustizia, della verità e del coraggio. Sotto la sua guida, l’Associazione Petrosino è diventata un punto di riferimento per scuole, istituzioni e cittadini.

    Per la costanza del suo impegno, per la dedizione nel difendere i valori della legalità e per aver saputo trasformare la figura di Joe Petrosino in un simbolo contemporaneo di etica pubblica e responsabilità civile, Pasquale Chirichella riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo.

    A Elia Minari, avvocato e fondatore dell’associazione Cortocircuito, per la lucidità e la determinazione con cui ha scelto di contrastare la ‘ndrangheta al Nord, raccontandone l’espansione in Emilia-Romagna. Con inchieste, documentari, conferenze e percorsi formativi nelle scuole e nelle università, Minari ha costruito un modello di antimafia civile e culturale, capace di unire conoscenza, etica e partecipazione. Il suo impegno testimonia che la mafia non è un problema del Sud, ma una questione nazionale.

    Per aver dato voce a una nuova generazione di cittadini consapevoli, per aver dimostrato che la verità non teme il potere e che la legalità è un atto di libertà, Elia Minari riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo.


    A Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’Abuso, per il suo coraggioso e instancabile impegno nel denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo. Sopravvissuto a quegli stessi abusi, Zanardi ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico. Ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica, nel nome della verità e della dignità.

    Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile e umano che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo.


    A Vincenzo Infantino, attivista per i diritti umani, per l’impegno costante con cui, da molti anni, si dedica alle missioni umanitarie internazionali e alla difesa dei diritti dei popoli oppressi. Durante la guerra nei Balcani, nel 1999, ha operato come volontario nel campo profughi di Valona, in Albania, offrendo aiuto e sostegno ai rifugiati. Dal 2003 aderisce al Comitato per non dimenticare Sabra & Chatila, abbracciando la causa del popolo palestinese e del Diritto al Ritorno. Ha denunciato le gravi condizioni di vita dei rifugiati. A Palmi, la sua città, è promotore di numerose iniziative civili e culturali contro la violenza e la subcultura mafiosa. Nel 2013 ha fondato un coordinamento dedicato alla memoria di Rossella Casini, uccisa dalla ’ndrangheta nel 1981.

    Per la sua dedizione alla causa dei diritti umani e per l’impegno nel promuovere la legalità come forma di resistenza morale, Enzo Infantino riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come esempio di cittadinanza attiva, coraggio civile e memoria viva.


    Alla memoria di Mario Coppetti, partigiano e cittadino esemplare, per l’alto valore morale e civile della sua vita, interamente dedicata alla libertà, alla giustizia e alla dignità umana. Combattente nella Resistenza, Mario Coppetti ha rappresentato una generazione che ha riscattato l’Italia dal buio della dittatura e dell’oppressione, restituendo al Paese la speranza di una democrazia fondata sul coraggio, sulla solidarietà e sull’uguaglianza. Dopo la guerra, ha continuato a testimoniare con la parola e con l’esempio i valori antifascisti e costituzionali, trasmettendo ai giovani l’eredità più preziosa: la consapevolezza che la libertà non è mai conquistata una volta per tutte, ma va difesa ogni giorno. La sua memoria rimane viva come simbolo di coerenza, umanità e impegno civile, esempio luminoso di quella Italia migliore che ha saputo scegliere da che parte stare.

    Per aver incarnato con la propria vita il significato più alto della Resistenza e per aver lasciato un segno profondo nella storia civile del nostro Paese, Mario Coppetti riceve il Premio Nazionale Lea Garofalo, come testimone eterno della libertà e della dignità repubblicana.


    A Marisa Garofalo, sorella di Lea Garofalo, per il coraggio, la dignità e la forza con cui ha custodito e tramandato la memoria di Lea, simbolo eterno di libertà e di ribellione contro la ’ndrangheta. Con il suo impegno Marisa ha difeso la verità e l’onore di una donna che scelse di spezzare le catene dell’omertà, affrontando la solitudine e il dolore con la forza della giustizia. La sua voce, ferma e autentica, ha continuato a testimoniare la storia di Lea, restituendole umanità, verità e giustizia, contro ogni tentativo di oblio o strumentalizzazione.

    Per aver reso la memoria familiare un atto pubblico di resistenza, per aver difeso con amore e fermezza il nome di Lea e per averne proseguito la battaglia civile.


    A Angela Napoli, già Vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia e madrina del Premio Nazionale Lea Garofalo, per il coraggio, la coerenza e l’integrità con cui, in decenni di vita pubblica, ha difeso i valori della legalità, della giustizia e della libertà. Parlamentare di raro rigore morale, Angela Napoli ha combattuto con determinazione le infiltrazioni mafiose, denunciando con nome e cognome complicità, silenzi e connivenze che hanno avvelenato la democrazia. La sua voce, libera e intransigente, ha rappresentato un presidio di verità nel cuore delle istituzioni, anche quando la solitudine e le minacce avrebbero potuto spegnerla. Da sempre accanto ai testimoni di giustizia, alle donne che resistono e ai cittadini che non si arrendono, ha reso la politica un atto di servizio e non di potere.

    Per la limpidezza del suo impegno, per la forza con cui ha scelto la parte più difficile e per la costanza con cui continua a educare alla legalità e alla memoria.

     

    Premiati i “Testimoni del nostro Tempo”

  • Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

    Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

    Si è svolta a Cremona la 4° edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo e tra vittime di mafia, ‘ndrangheta a cui è generalmente dedicato questo premio, quest’anno è entrata anche la pedofilia nel clero con la Menzione Speciale consegnata a Francesco Zanardi, anch’esso sopravvissuto agli abusi di un prete, oggi fondatore e presidente dell’unica realtà italiana da quindici anni attiva nel paese sul tema specifico del clero.

    Con queste parole è stato consegnato il premio al fondatore della Rete L’ABUSO, premio che Zanardi ha voluto condividere con tutti i sopravvissuti, spesso nascosti dietro le quinte e a coloro che collaborano e sostengono l’associazione, quella rete che insieme a loro ha creato in questi anni.

    “A Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’ABUSO, per il suo coraggioso e instancabile impegno nel denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo.

    Sopravvissuto a quegli stessi abusi, Zanardi ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico italiano e internazionale.

    Con determinazione e coraggio, ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica, sempre nel nome della verità, della giustizia e della dignità delle vittime.

    Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile e umano che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come simbolo di resilienza, verità e giustizia contro l’omertà e l’abuso del potere.”

    Con la Menzione Speciale di “Testimone del nostro tempo” ricevuta da Zanardi, finalmente un tema tanto difficile da recepire dagli adulti, inizia a fare breccia anche nella società, quella che ha nei fatti il dovere di tutelare bambine e bambini e che, rifiutando questo tema invece, spesso non fa altro che favorirlo.

    Un problema sociale che in Italia oggi ancora vede troppe vittime, specie nel clero che di fatto, al di la dei proclami auto accreditanti della Conferenza Episcopale, puntualmente privi del contraddittorio dei sopravvissuti, restiamo di fatto l’unico paese in Europa a non essere stato capace di un intervento concreto e soprattutto serio.

    Condizione di recente confermata anche dalla stessa Commissione Pontificia per la Tutela Minori che ha definito la Conferenza Episcopale italiana, “maglia nera” nella lotta all’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili.

    Recentemente, nella vicenda di abusi su minori che ha coinvolto diacono il Alessandro Frateschi è lo stesso procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a paragonare la condotta dell’autorità ecclesiastica italiana definendola “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa”.

    Forse è proprio questo che ha ispirato gli organizzatori ad inserire nel Premio Lea Garofalo il tema dell’abuso sessuale nel clero.

    Nel suo discorso Zanardi ha voluto ricordare Piero Calamandrei e il suo discorso sulla Costituzione, citando proprio la parabola dei due migranti, per far comprendere, ricordare soprattutto ai molti giovani studenti presenti, quanto è dannoso il “menefreghismo”. Ha voluto ricordare nei pochi minuti a sua disposizione anche l’importanza di essere una vera e solida società e non, solo tante persone che vivono in gruppi ma si ignorano l’un l’altro, annullando quelli che sono i più basilari principi per cui gli uomini si sono composti in società.

    Nel corso della presentazione sono stati elencati tra i “Testimoni del nostro tempo“, familiari vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, Testimoni di Giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni.

    • Michelangela Barba, Presidente dell’Associazione Ebano Onlus;
    • Marco Omizzolo, sociologo, saggista e attivista per i diritti umani e del lavoro;
    • Giancarlo Costabile, ricercatore di Storia dell’educazione presso l’Università della Calabria;
    • Corrada Pomillo,Maresciallo Capo dei Carabinieri;
    • Giorgio Mottola, giornalista d’inchiesta della redazione di Report (Rai 3);
    • Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL;
    • Mauro Esposito, testimone di giustizia;
    • Pellegrino Passariello, Brigadiere dei Carabinieri Forestali;

    Mentre le menzioni speciali sono:

    • Silvia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
    • Claudia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
    • Pasquale Chirichella, presidente dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino ETS;
    • Elia Minari, avvocato e fondatore dell’associazione Cortocircuito;
    • Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’Abuso;
    • Vincenzo Infantino, attivista per i diritti umani;
    • Alla memoria di Mario Coppetti, partigiano e cittadino esemplare, per l’alto valore morale e civile della sua vita, interamente dedicata alla libertà, alla giustizia e alla dignità umana.

  • Cremona – Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo

    Cremona – Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo

    A Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’ABUSO, per il suo coraggioso e instancabile impegno nel denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo. Sopravvissuto a quegli stessi abusi, Zanardi ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico italiano e internazionale. Con determinazione e coraggio, ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica, sempre nel nome della verità, della giustizia e della dignità delle vittime.

    Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile e umano che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come simbolo di resilienza, verità e giustizia contro l’omertà e l’abuso del potere.

    È con queste parole che questa mattina presso il Salone dei Quadri del Palazzo Comunale di Cremona, è stata consegnata al fondatore della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo.

    Sono commosso e appagato perché questo premio riconosce anni di impegno non solo personale in questa battaglia, ma perché per la prima volta in Italia, la stessa battaglia entra con questo premio in un contesto sociale e collettivo. Un problema che tocca tutti noi ma che risulta repellente alla società. Spesso per paura, quando parliamo di abuso sui bambini, entriamo in una dimensione che la mente adulta fatica a tollerare e così siamo portati a distogliere il pensiero da questa tematica, finendo però per fare il primo passo nel lasciare i più piccoli soli.

    È proprio da qui che spesso senza fare caso lasciamo germogliare il seme del menefreghismo che, come definiva Piero Calamandrei quando spiegava agli studenti la Costituzione della Repubblica, è “il cancro della Costituzione”. Lo spiegava con la parabola dei due migranti italiani che una notte, durante la traversata, la nave sulla quale viaggiavano venne sorpresa da una tempesta. Uno di loro si svegliò nel trambusto, va sul ponte per capire cosa stesse succedendo. I marinai spiegano che la nave sta imbarcando acqua, servono braccia per buttarla fuoribordo altrimenti la nave rischia di affondare. Il migrante preoccupato corre in cabina, sveglia l’amico e lo informa del rischio che la nave affondi. Questo lo guarda e risponde; che mi frega, la nave non è mica la mia! Poi torna a dormire.

    Forse banale ma va ricordato. Questo è il menefreghismo che porta allo sfascio la stessa società civile colpendo il punto cardine del principio di società. Una società sono persone che vivono in comunità proprio per potersi tutelare a vicenda, nel benessere, nella sicurezza e nell’assistenza. Se invece il valore collettivo lo trasformiamo pensando che siccome un problema oggi non ci tocca in menefreghismo, danneggiamo soprattutto noi stessi. Come il migrante che continuò a dormire, tanto la nave non era sua, ignorando che lui era su quella stessa nave e che se affondava, lui l’avrebbe suo malgrado seguita.”

    Nel corso della presentazione sono stati elencati anche i nomi dei “Testimoni del nostro tempo“, familiari vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, Testimoni di Giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni:

    • Michelangela Barba
    • Marco Rizzollo
    • Giancarlo Costabile
    • Corrada Pomilio
    • Giorgio Mogola
    • Maurizio Landini
    • Mauro Esposito
    • Pellegrino Passariello
    • Silvia e Claudia Pinelli
    • Pasquale Chirichella
    • Elia Milani
    • Francesco Zanardi
    • Vincenzo Infantino
    • Mario Coppetti
  • Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    In Italia oltre quattromilaquattrocento persone hanno segnalato abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi.

    È uno dei dati che emergono dal report di Rete L’Abuso, l’associazione fondata da Francesco Zanardi, sopravvissuto da ragazzo agli abusi di un prete a Savona e oggi tra le principali voci italiane ed europee sul tema.

    Secondo il database di Rete L’abuso, i casi totali di autori di violenze sessuali segnalate (presunte e accertate) nella Chiesa italiana sono 1.296, di cui 1.154 rappresentati da sacerdoti. Le vittime note sono 4.674, di cui 4451 di età inferiore ai 18 anni: 4.444 abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. Di queste, 2.414 sono seguite direttamente dall’associazione.

    L’incidenza dei preti coinvolti – il 3,72% dei circa 31 mila sacerdoti italiani – è considerata “molto alta”, soprattutto tenendo conto che si tratta di un censimento non ufficiale. Le segnalazioni raccolte da Rete L’Abuso coincidono quasi perfettamente con quelle riconosciute da fonti cattoliche nello stesso arco di tempo: uno scarto di soli 60 casi su più di mille censiti.

    Nel panorama regionale, il Piemonte con i suoi 106 segnalati è al secondo posto in Italia dopo la Lombardia che ne ha 174. Dal 2020 a oggi le segnalazioni in Piemonte riguardano 106 abusatori presunti o conclamati. Le vittime piemontesi note sono 388: 40 donne, 348 uomini, di cui 10 adulti vulnerabili e una persona con disabilità; 377 sono minori.

    La distribuzione per provincia mostra: Asti 6 abusanti, Biella 8, Cuneo 24, Novara 12, Torino 31, Verbano 6, Vercelli 8. Tra questi: 91 preti, 4 catechisti, 10 laici, 1 scout.

    Riguardo ai processi canonici ne risultano 5 avviati, 3 mai avviati, dei restanti 98 non si hanno dati, 0 risultano condannati in sede canonica.

    Per quanto riguarda la giustizia penale: 73 casi sommersi (casi noti e mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana), 1 denuncia, 4 indagati, 2 condanne in primo grado, 1 in secondo grado, 18 condanne definitive, 3 prescrizioni, 2 confessioni, 2 patteggiamenti. Rete L’Abuso pubblica sul proprio sito i dati che raccoglie. Esiste anche una sezione dedicata ai dati forniti dalla CEI, nei cui report ufficiali tuttavia non compaiono i nomi dei segnalati, né le diocesi di appartenenza, né i luoghi dei reati, né i provvedimenti adottati, né il numero di vittime coinvolte da ciascun caso.

    «Le scienze psicologiche definiscono gli abusi un vero e proprio omicidio psichico» afferma Zanardi. «Per questo non dovrebbero essere soggetti a prescrizione. E per questo la legge italiana dovrebbe prevedere l’obbligo di denuncia alla magistratura anche per i vescovi, come avviene negli altri paesi. Ma ciò non è possibile finché, in base al Concordato, non sono considerati pubblici ufficiali».

    Donatella Signetti

  • I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    Dieci vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi di Baltimora hanno testimoniato mercoledì in tribunale federale e molte hanno espresso frustrazione per gli sforzi della Chiesa cattolica per accertare le responsabilità nello scandalo. 

    L’udienza emozionante faceva parte della procedura fallimentare dell’arcidiocesi e la questione fondamentale su quanto la chiesa pagherà alle vittime resta senza risposta nella lunga e dolorosa battaglia legale. 

    Vite distrutte 

    La prima sopravvissuta a testimoniare dettagliatamente gli abusi sessuali subiti dall’arcivescovo Curley. 

    “Proteggere un uomo che ha molestato dei bambini è il più grande insulto alla nostra fede e ai sopravvissuti”, ha detto al giudice. 

    Ha affermato di aver lasciato la scuola cattolica “perso, confuso e distrutto”.

    Lesse una lettera inviata anni dopo dal prete che aveva abusato di lui, in cui descriveva il suo tentativo di suicidio. 

    “Mentre giacevo sanguinante sul pavimento della mia camera da letto, ho pensato a te”, ha detto. “Mi sono sentito male, non ho mai avuto la possibilità di dirti quanto ti amavo. Eri la persona per cui avrei lasciato tutto.” 

    La vittima ha affermato che ciò dimostra “l’impatto duraturo di abusi e manipolazioni”.

    Il secondo sopravvissuto ha raccontato di essere stato violentato da un prete quando aveva 10 anni. 

    “Ho urlato e lui mi ha minacciato per il mio silenzio”, ha detto. “Non sono stato abbastanza forte per reagire.”

    Ha descritto l’emorragia per settimane e ha detto che i suoi genitori l’hanno scoperta e lo hanno mandato a fare una colonscopia. Ha detto di non essere più andato da un medico fino ai 50 anni e di non aver rivelato pubblicamente l’abuso fino ai 56 anni.

    “Non pregate per me. Lo considero un tentativo di abuso, perché il mio aggressore pregava con me dopo ogni seduta”, ha detto in tribunale. 

    Ora, professore universitario, ha detto al giudice di sentirsi “inutile”. 

    “Non ho anima”, disse. 

    Soffre di terrori notturni e a causa del dolore è costretto a bere eccessivamente.

    Il terzo sopravvissuto ha detto al giudice: “Per decenni ho aspettato questo giorno per essere ascoltato”. 

    Ha affermato che una suora l’ha aggredita sessualmente a Villa Maria. 

    “Mi sentivo umiliata, sola, impotente”, ha raccontato la vittima all’aula gremita. “Non mi è mai stato mostrato alcun amore”.

    La vittima ha dichiarato al giudice: “Istituzioni come questa devono imparare che la vita dei bambini non è sacrificabile. Queste erano le persone di cui avrei dovuto fidarmi. Mi hanno violata e mi hanno privato della dignità”.

    Il quarto sopravvissuto ha più di 70 anni e ha dichiarato che nessuno ha creduto a ciò che gli è successo. 

    “Non mi fido della gente”, ha detto. 

    Ha raccontato alla corte di essere stato aggredito sessualmente da un prete di East Baltimore, che ha iniziato offrendogli cene e regali. “Mi stava adescando”.

    “Mi vergogno di quello che ha fatto. Mi vergogno”, ha detto l’uomo tra le lacrime.

    Ha raccontato che il prete lo ha portato in una stanza, ha chiuso la porta a chiave, si è ubriacato e poi lo ha maltrattato, costringendolo poi a fare una doccia. 

    “È così triste che non puoi dirlo a nessuno. Ti marchieranno”, ha detto l’uomo. 

    L’arcivescovo William Lori sedeva al tavolo principale con i rappresentanti della chiesa mentre Erin Maze descriveva “il dolore e la sofferenza inimmaginabili” per gli abusi sessuali subiti e si rivolgeva direttamente all’arcivescovo Lori: “Non si tratta di te!” 

    Lesse le dichiarazioni rilasciate dall’arcivescovo e gli disse: “Non stai cercando di risarcirci equamente”. 

    Fuori dal tribunale, Maze ha dichiarato all’investigatore della WJZ Mike Hellgren: “Per me era importante perché devo chiarire che l’ipocrisia che si sta diffondendo all’interno della Chiesa cattolica continua”.

    Maze ha affermato: “Continuano a fingere che gliene importi qualcosa di noi, ma non è così”.

    Un ex conduttore televisivo ha descritto il dolore per gli abusi subiti come “camminare con una macchia nell’anima”. 

    Ha detto della chiesa: “Ti dispiace di essere stato scoperto. Non ti dispiace di quello che è successo.”

    Il giornalista ha affermato che far testimoniare le vittime è un “circo” e ha chiesto all’arcivescovo Lori: “Per cosa? Solo per ottenere una scappatoia assicurativa? Lasciatemi stare!” 

    “La mia condanna è l’ergastolo”, ha detto il sopravvissuto. “Non finisce mai.”

    Caso di fallimento 

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta pochi giorni prima dell’entrata in vigore del Child Victims Act del Maryland. La legge ha eliminato la prescrizione nei casi di abusi sessuali e ha avviato una valanga di cause legali, con oltre 900 richieste di risarcimento contro la chiesa. 

    I sopravvissuti hanno cercato di respingere la richiesta di fallimento e stanno contestando la richiesta di immunità caritatevole avanzata dall’arcidiocesi, secondo cui le donazioni a un ente di beneficenza non dovrebbero essere utilizzate per pagare le richieste civili . 

    L’arcidiocesi di Baltimora aveva precedentemente dichiarato a WJZ: “Presentando il Capitolo 11, l’arcidiocesi cerca di fornire il processo più ordinato in cui le vittime sopravvissute possano essere risarcite, anche tramite le sue polizze assicurative, mantenendo al contempo la missione e il ministero della chiesa”.

    Dopo l’udienza di mercoledì, l’arcivescovo Lori ha definito “straziante ascoltare le loro storie. Le cose che sono accadute loro e gli effetti duraturi sulle loro vite sono qualcosa che tocca profondamente tutti noi”.

    “Mi sono scusata molte volte, ma mi rendo conto che nessuna scusa potrà mai coprire ciò che è successo a queste persone”, ha detto Lori a WJZ. 

    Secondo i documenti depositati in tribunale, la chiesa ha un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari e ha proposto un fondo di 33 milioni di dollari per risarcire le vittime. Un’offerta di risarcimento di circa 35.000 dollari per ciascuna vittima è stata respinta e Lori ha dichiarato a WJZ che le trattative stanno continuando.

    “Sono molto ansioso e spero che si giunga a un accordo nel prossimo futuro”, ha affermato. 

    Riguardo al risarcimento, Lori ha affermato: “Si tratta della Chiesa che cerca, al meglio delle sue capacità, di offrire un risarcimento giusto, equo e giusto e, allo stesso tempo, di continuare la nostra missione, le nostre parrocchie, le nostre scuole e le nostre organizzazioni benefiche”.

    Sostenitori in tribunale 

    I sopravvissuti speravano di lasciare un segno indelebile nel giudice, dimostrando di meritare un giusto risarcimento per il trauma che li tormenta da decenni. 

    Questa è la terza volta che si rivolgono al giudice. 

    Frank Schindler, un sopravvissuto che non ha voluto condividere la sua storia durante l’udienza, è venuto a sostenere le altre vittime. 

    “Le persone possono avere diverse definizioni di carità. Per me, violentare una bambina non è un atto caritatevole”, ha detto Schindler a WJZ. 

    Teresa Lancaster, un’avvocatessa che ha subito abusi da parte del defunto padre Joseph Maskell, ha affermato che la chiesa era a conoscenza da tempo del suo caso e di altri. In precedenza aveva testimoniato sugli abusi subiti e aveva ascoltato molte altre persone raccontare le loro storie.

    “È stato devastante. Una volta che lo senti, e senti come queste vite sono state cambiate, ti lascia senza parole. Davvero”, ha detto Lancaster.

    Ha incoraggiato il pubblico a leggere il rapporto storico del procuratore generale del Maryland, che descrive nei dettagli decenni di abusi sessuali . 

    “È importante sapere che ogni volta che I Survivor racconta la sua storia, la rivive. Ti riporta nella stanza, di nuovo con i tuoi aguzzini, quindi non è un compito facile”, ha detto Lancaster. “Ma ho una domanda per la chiesa e per Lori. ‘Riuscite a vederci ora? Riuscite a sentirci ora? E potete fermare la difesa dell’immunità caritatevole’”.

    https://www.cbsnews.com/baltimore/news/survivors-stories-abuse-archdiocese-baltimore-bankruptcy-case/