Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuto

  • Cristina Balestrini – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Cristina Balestrini – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Essere genitori non è facile.

    Essere genitori di una vittima o sopravvissuto è ancora meno facile.

    Attraversi momenti di sconforto, di rabbia, vuoi piangere, sei deluso, senti un dolore profondo che “gli altri” non capiscono… ma in tutto questo c’è un filo conduttore: NON PUOI MOLLARE!

    Tuo figlio, tua figlia, il tuo familiare È PIÙ IMPORTANTE DI TE.

    Ci tenevo a fare questa piccola introduzione prima di presentarmi…

  • Essere genitori non è facile.

    Essere genitori non è facile.

    Essere genitori di una vittima o sopravvissuto è ancora meno facile.

    Attraversi momenti di sconforto, di rabbia, vuoi piangere, sei deluso, senti un dolore profondo che “gli altri” non capiscono… ma in tutto questo c’è un filo conduttore: NON PUOI MOLLARE!

    Tuo figlio, tua figlia, il tuo familiare È PIÙ IMPORTANTE DI TE.

    Ci tenevo a fare questa piccola introduzione prima di presentarmi.

    Sono Cristina Balestrini, mamma di un sopravvissuto. Opero nel Direttivo della Rete l’ABUSO da diversi anni, e lavoro da più di 30 anni nel campo psichiatrico.

    Con Francesco Zanardi è da un po’ di tempo che ragionavamo sulla possibilità di creare un gruppo di familiari, proprio per riconoscere quel ruolo fondamentale e peculiare che assume una famiglia nella quale avviene un trauma così grande quale un abuso sessuale.

    Mio figlio ha fatto 4 tentativi di suicidio prima di conoscere la Rete.

    Poi c’è stata la svolta: è stato invitato a Berlino ad un incontro di sopravvissuti organizzato da Eca, dove ha potuto conoscere decine e decine di persone che avevano vissuto il suo stesso dramma, provenienti da tutto il mondo. Lì ha visto un muro sul quale vi erano tanti nomi. Ha chiesto chi fossero e gli è stato spiegato che erano nomi di vittime che non ce l’avevano fatta a convivere con il dolore di quello che avevano subìto. In quel momento mio figlio ha scelto: HA DESIDERATO CHE QUELLA LISTA NON AVESSE PIÙ ALTRI NOMI AGGIUNTI, ha fatto il “passaggio” da VITTIMA a SOPRAVVISSUTO.

    Ma non tutti riescono. Qualche settimana fa abbiamo seguito la vicenda della famiglia GIACOLETTO, la triste e drammatica vicenda che ci ha dato il LA per costituire il GRUPPO FAMILIARI.

    Personalmente ho conosciuto Alessandro e Cristina Giacoletto a Milano, due anni fa, durante un incontro al quale ha partecipato anche la Rete L’ABUSO, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato parecchio.

    Il loro SUICIDIO mi ha profondamente scossa, ho immaginato la loro profonda solitudine e il dolore che non ha trovato un luogo dove essere depositato dopo il suicidio della loro figlia.

    È nato quindi questo GRUPPO DI FAMILIARI, oggi è qui presente una piccola rappresentanza.

    È un gruppo AUTONOMO, RISERVATO, formato da cattolici scontenti e delusi.

    È triste riconoscere che molti di noi hanno perso la Fede proprio a causa della chiesa stessa. Chiarisco meglio questo ultimo punto: a parte RARISSIME ECCEZIONI, tutti noi siamo passati dal considerare la Parrocchia come la nostra seconda casa, all’essere allontanati perché “persone sgradite”, soprattutto dopo aver denunciato il fatto. Qualcuno è anche stato minacciato e ha subìto “dispetti” per usare un eufemismo.

    Quindi VITTIME DUE VOLTE.

    Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati e additati proprio dalle persone che consideravamo una sorta di famiglia.

    Il copione della prima denuncia alle autorità ecclesiastiche per poi scoprire la totale inutilità, se non un danno nei nostri confronti, ci accomuna tutti.

    Giustamente ci si prende cura delle vittime, qualcuno riesce ad accedere a percorsi di cura specialistici, qualcuno CE LA FA, pur rimanendo una persona fragile e comunque affetta da un disturbo post traumatico da stress.

    E LE FAMIGLIE? Difficile spiegare e comprendere che il dramma di un ABUSO SESSUALE crea una vittima ma anche tante altre vittime nelle persone a lui vicine. La famiglia intera SOFFRE. Il DOLORE dei familiari è incompreso: “ce la devi fare, non puoi mollare, sempre e comunque”.

    ESSERE ACCANTO a un familiare che soffre è un dolore DOPPIO, un dolore che NON SAI DOVE METTERE. Anche noi familiari siamo dei SOPRAVVISSUTI.

    E ti è sempre più chiaro che può capirti DAVVERO solo chi ci è passato.

    Questa è la forza del GRUPPO: sapere che si parla la stessa lingua.

    Ci si può sostenere in una sorta di auto-aiuto. Ognuno ha la sua storia e il suo “percorso”, le sue fasi di malessere/benessere, il suo iter processuale… si può esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, si possono condividere esperienze, chiedere consigli, sostenerci a vicenda. Si pensa ad iniziative e progetti.

    In Italia non ci risulta essere un altro Gruppo di questo tipo, e posso da qui confermare che è aperto ad altri familiari che volessero unirsi a noi. Ovviamente garantiamo riservatezza, e non vi è nessun obbligo. Qui ognuno deve potersi SENTIRE A CASA.

    Grazie.

  • Ergastolo al prete pedofilo e stupratore, il giudice alle vittime: “Spero che questa sentenza vi dia un po’ di pace”

    Ergastolo al prete pedofilo e stupratore, il giudice alle vittime: “Spero che questa sentenza vi dia un po’ di pace”

    Un prete cattolico in pensione, molestatore seriale di bambini, è stato condannato all’ergastolo da una giudice del tribunale penale di New Orleans dopo che in dicembre si era dichiarato colpevole di stupro su un minore avvenuto nel 1975. All’udienza, per ricevere la condanna dopo essere stato riconosciuto colpevole, è rimasto in silenzio rifiutando l’opportunità di scusarsi con le sue vittime.

    Il fine pena mai è stato inflitto Lawrence Hecker, che ora ha 93 anni. La storia viene riportata dal Guardian che in un articolo racconta la storia del processo e la testimonianza del sopravvissuto. Il sacerdote aggredì la vittima nella palestra di una chiesa vicina alla sua scuola. Assaltò il ragazzino con presa da wrestling, lo rese incosciente e lo violentò. Il sopravvissuto ha raccontato di aver parlato dello stupro alla madre e al preside della scuola, ma il responsabile dell’istituto non solo non aveva chiamato la polizia ma lo aveva minacciato di espulsione se non si fosse sottoposto a un trattamento psicologico. Durante il processo il sopravvissuto, all’epoca 16enne, non perdonava il sacerdote.

    L’uomo ha anche puntando il dito su chi ha coperto il prete pedofilo: “Secondo me, l’arcidiocesi dovrebbe essere lì con lui, perché anche loro sono complici in questo”. C’erano altre vittime che hanno subito abusi sessuali da parte di Hecker – che ha ammesso le molestie – e che erano pronte a testimoniare al processo. Testimonianze evitate dalla dichiarazione di colpevolezza del religioso che aveva negato le sue responsabilità fino al 1999. Tra loro uno, come riporta ancora il Guardiano, lo ha definito “un animale”. “Spero che questa sentenza vi dia un po’ di pace” ha detto il giudice Nandi Campbell che si è commosso prima di leggere la pena.

    L’arcidiocesi cattolica di New Orleans – nonostante le ammissioni del prete pedofilo – gli aveva comunque permesso di tornare al lavoro prima di andare in pensione qualche anno dopo. Solo nel 2018 era stato comunicato che Hecker e decine di altri ecclesiastici erano stati oggetto di accuse sostanziali e credibili di abusi sessuali su minori.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/12/19/ergastolo-al-prete-pedofilo-e-stupratore-il-giudice-alle-vittime-spero-che-questa-sentenza-vi-dia-un-po-di-pace/7810110/

  • Caso Rugolo, le 3 lettere (senza risposta) di Antonio a Papa Francesco: «Dia voce a chi come me ha subìto abusi nella Chiesa»

    Caso Rugolo, le 3 lettere (senza risposta) di Antonio a Papa Francesco: «Dia voce a chi come me ha subìto abusi nella Chiesa»

    a bussato tre volte alla “porta” di Papa Francesco, in tre momenti chiave della sua storia da “sopravvissuto” agli abusi sessuali nella parrocchia che frequentava quando aveva appena 16 anni. Tre lettere diverse, una nel 2020 e due quest’anno per chiedere aiuto, ascolto, conforto, interventi diretti al Papa, denunciando le coperture all’interno della Diocesi di Piazza Armerina. Per Antonio Messina – il giovane ennese che ha denunciato don Giuseppe Rugolo per gli abusi sessuali subiti da quando aveva appena 15 anni, condannato lo scorso 5 marzo dal Tribunale di Enna a quattro anni e sei mesi di reclusione – il tempo dell’evangelico “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” sembra però non compiersi mai. Adesso alla vicenda giudiziaria principale si è aggiunta una nuova inchiesta della procura di Enna, che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per falsa testimonianza al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano. Per l’accusa, avrebbero coperto Rugolo.

    Messina scrive al Papa per la prima volta, nell’ottobre 2020, poco prima di rivolgersi alla Procura. La porta resta chiusa. La speranza riposta era quella di un intervento risolutivo, la richiesta di giustizia passa così alla magistratura ordinaria. Quattro anni dopo, passati 20 giorni dalla pronuncia della sentenza di condanna per Rugolo, è il momento per Antonio di bussare di nuovo alla porta del Pontefice. Batte più forte che può, inviando un esposto indirizzato al Papa e tra i destinatari include il Dicastero per il clero, il Dicastero per i Vescovi e quello per la dottrina della fede. Richiama quella prima lettera senza risposta nella quale affidava al Papa la propria storia chiedendo udienza «per dare voce alle mie sofferenze, a quelle della mia famiglia, a quelle dei giovani che come me vivono una vita stravolta dagli abusi sessuali» e torna sulla «continua ricerca di giustizia in ambito ecclesiale, puntualmente disattesa» sottolineando un sistema di coperture interno alla chiesa.

    Lo sconforto

    E racconta anche dello sconforto vissuto al diffondersi della notizia delle parole di Papa Francesco a sostegno del vescovo Gisana a Gela nel novembre 2023 dicendo «mi consola solo il pensiero che Lei non abbia avuto contezza dell’ombra nera che avvolge la Diocesi di Piazza Armerina in cui i procedimenti penali a carico di prelati e di soggetti operanti nel contesto ecclesiale, per reati a sfondo sessuale, hanno raggiunto una dimensione allarmante, senza che il vescovo abbia adottato provvedimenti di cautela pur essendo consapevole dei gravi atti commessi ai danni di minori».

    Antonio nel bussare per la seconda volta cerca di dare una risposta al silenzio che lo avvolge da quattro anni, pensando anche all’attesa del Papa della conclusione del primo grado di giudizio, ma passati 20 giorni dalla sentenza, la risposta manca ancora e prova a sollecitarla. La porta resta ancora chiusa nonostante abbia anche allegato atti all’esposto. Antonio non si arrende mentre i mesi scorrono veloci e trova il modo per bussare ancora più da vicino alla porta del Papa, per la terza volta, mentre Papa Francesco è in viaggio verso Bruxelles. La richiesta è quella di essere ascoltato, di vedere accanto alla giustizia ordinaria muoversi quella ecclesiastica, di potere aiutare davvero gli altri “sopravvissuti” agli abusi clericali a non avere paura e a denunciare sapendo di trovare risposte.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/caso-rugolo-le-3-lettere-senza-risposta-di-antonio-a-papa-francesco-dia-voce-a-chi-come-me-ha-subito-abusi-nella-chiesa-2353000

  • La diocesi di Oakland propone un fondo di oltre 117 milioni di dollari per l’accordo sugli abusi sessuali del clero; gli avvocati delle vittime lo definiscono “una truffa e una farsa”

    La diocesi di Oakland propone un fondo di oltre 117 milioni di dollari per l’accordo sugli abusi sessuali del clero; gli avvocati delle vittime lo definiscono “una truffa e una farsa”

    OAKLAND — Questa settimana la diocesi di Oakland ha proposto di creare un fondo fiduciario del valore di almeno 117 milioni di dollari per aiutare a risolvere centinaia di cause legali che denunciano decenni di abusi sessuali da parte dei suoi sacerdoti , in un accordo che gli avvocati delle vittime hanno immediatamente definito “patetico”.

    Il pagamento proposto dalla diocesi ha evidenziato un piano di riorganizzazione presentato venerdì sera per uscire dalla bancarotta del Capitolo 11 e risolvere circa 350 cause legali da parte di persone che affermano di essere state abusate dai leader della chiesa cattolica. Il fondo sarebbe finanziato nel corso di diversi anni e includerebbe il titolo di una proprietà di Livermore che la chiesa afferma potrebbe aggiungere decine di milioni di dollari di valore al fondo delle vittime.

    Gli avvocati delle vittime di violenza sessuale hanno definito il piano “una truffa e una farsa” sabato, sostenendo che la diocesi ha sottovalutato i propri beni come mezzo per evitare di pagare di più. Se approvato, il pagamento sarebbe inferiore a un accordo da 880 milioni di dollari raggiunto il mese scorso tra l’arcidiocesi di Los Angeles e oltre 1.350 persone che hanno fatto causa ai leader della chiesa nella California meridionale.

    “È quello che chiamiamo un piano di cram-down”, ha detto Rick Simons, avvocato di numerose vittime di aggressioni sessuali e consulente di collegamento per i casi di abusi del clero nella California settentrionale. “Stanno cercando di far entrare il piano nella gola dei sopravvissuti, senza il loro consenso o la loro approvazione, perché si sono rifiutati di negoziare un piano equo e vogliono provare a risparmiare denaro”.

    “È uno sforzo ridicolo nascondere i loro beni e semplicemente non pagare i loro debiti come parte della loro riorganizzazione”, ha aggiunto Simons. “I loro importi sono patetici”.

    In una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, la diocesi di Oakland ha affermato che il piano offriva “un risarcimento giusto ed equo”, suggerendo al contempo che il valore del trust potrebbe aumentare tra $ 43 milioni e $ 81 milioni tenendo conto del valore percepito del titolo di proprietà di Livermore. Inoltre, la diocesi ha proposto di dare tutti i diritti e gli interessi delle sue polizze assicurative al trust, il che potrebbe consentire alle vittime di abusi di richiedere denaro agli assicuratori della diocesi.

    OAKLAND — Questa settimana la diocesi di Oakland ha proposto di creare un fondo fiduciario del valore di almeno 117 milioni di dollari per aiutare a risolvere centinaia di cause legali che denunciano decenni di abusi sessuali da parte dei suoi sacerdoti , in un accordo che gli avvocati delle vittime hanno immediatamente definito “patetico”.

    Il pagamento proposto dalla diocesi ha evidenziato un piano di riorganizzazione presentato venerdì sera per uscire dalla bancarotta del Capitolo 11 e risolvere circa 350 cause legali da parte di persone che affermano di essere state abusate dai leader della chiesa cattolica. Il fondo sarebbe finanziato nel corso di diversi anni e includerebbe il titolo di una proprietà di Livermore che la chiesa afferma potrebbe aggiungere decine di milioni di dollari di valore al fondo delle vittime.

    Gli avvocati delle vittime di violenza sessuale hanno definito il piano “una truffa e una farsa” sabato, sostenendo che la diocesi ha sottovalutato i propri beni come mezzo per evitare di pagare di più. Se approvato, il pagamento sarebbe inferiore a un accordo da 880 milioni di dollari raggiunto il mese scorso tra l’arcidiocesi di Los Angeles e oltre 1.350 persone che hanno fatto causa ai leader della chiesa nella California meridionale.

    “È quello che chiamiamo un piano di cram-down”, ha detto Rick Simons, avvocato di numerose vittime di aggressioni sessuali e consulente di collegamento per i casi di abusi del clero nella California settentrionale. “Stanno cercando di far entrare il piano nella gola dei sopravvissuti, senza il loro consenso o la loro approvazione, perché si sono rifiutati di negoziare un piano equo e vogliono provare a risparmiare denaro”.

    “È uno sforzo ridicolo nascondere i loro beni e semplicemente non pagare i loro debiti come parte della loro riorganizzazione”, ha aggiunto Simons. “I loro importi sono patetici”.

    In una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, la diocesi di Oakland ha affermato che il piano offriva “un risarcimento giusto ed equo”, suggerendo al contempo che il valore del trust potrebbe aumentare tra $ 43 milioni e $ 81 milioni tenendo conto del valore percepito del titolo di proprietà di Livermore. Inoltre, la diocesi ha proposto di dare tutti i diritti e gli interessi delle sue polizze assicurative al trust, il che potrebbe consentire alle vittime di abusi di richiedere denaro agli assicuratori della diocesi.

    Pochi mesi dopo la chiusura di quella speciale finestra di deposito alla fine del 2023, la diocesi ha risposto presentando istanza di protezione fallimentare ai sensi del Capitolo 11. La mossa ha suscitato l’immediata condanna delle vittime di abusi e dei loro avvocati, le cui cause sono state di fatto sospese mentre un giudice fallimentare esaminava le finanze e i beni della chiesa.

    La dichiarazione di fallimento equivaleva a “un’altra forma di insabbiamento”, ha detto Dan McNevin, un sopravvissuto agli abusi della contea di Alameda, quando la chiesa ha presentato la sua prima dichiarazione a maggio. La sua causa contro la chiesa circa 20 anni fa era tra le 56 che si sono concluse con una media di 1 milione di dollari, una cifra che ha fatto impallidire la proposta più recente della diocesi, in particolare tenendo conto dell’inflazione.

    La presentazione di venerdì includeva la creazione di un “Survivor’s Trust”, che includerebbe 103 milioni di dollari in contanti direttamente dalla diocesi, oltre a 14,25 milioni di dollari dalla Roman Catholic Welfare Corporation/Schools. Includeva anche il titolo di proprietà di Livermore, che sarebbe stato trasferito “così com’è, dove si trova”. La proprietà era stata concepita come sede di una scuola superiore, ma ora è vuota.

    Il fondo sarebbe finanziato a rate nell’arco di diversi anni, a partire da una rata iniziale di circa 65 milioni di dollari, per poi aumentare di 10 milioni di dollari fino a raggiungere i 13 milioni di dollari nei successivi anni.

    Il piano è stato depositato l’ultimo giorno in cui la diocesi aveva il diritto esclusivo di depositare un piano di riorganizzazione presso il tribunale fallimentare, ha affermato la diocesi. Nella sua dichiarazione di venerdì, la diocesi ha affermato che avrebbe “ottenuto un prestito, utilizzato risorse in contanti e venduto immobili”, ma ha fornito pochi altri dettagli.

    “Ci auguriamo che i sopravvissuti riconoscano comunque che la diocesi sta lavorando in buona fede per cercare di risarcirli in modo equo e giusto”, ha affermato Barber, in una nota di ottobre ai parrocchiani.

    Gli avvocati delle vittime di abusi, tuttavia, hanno suggerito che non finanziare immediatamente il trust avrebbe danneggiato le persone che erano già state vittime della chiesa, dato che il valore di quel trust potrebbe erodersi con il tempo e l’inflazione. E hanno messo in dubbio se la chiesa fosse completamente trasparente nella sua contabilità finanziaria.

    Gli avvocati hanno anche suggerito che la chiesa potrebbe fare di più per vendere i suoi considerevoli possedimenti immobiliari in tutta la regione, il cui valore supera di gran lunga l’importo dell’accordo proposto. Un punto da cui iniziare sarebbe vendere decine di parrocchie che sembrano essere senza preti, ha detto Jeff Anderson, un avvocato che rappresenta più di 100 vittime.

    “Stanno dando priorità ai propri interessi rispetto a quelli dei bambini che hanno danneggiato”, ha aggiunto Jennifer Stein, avvocato di numerose vittime. “Riteniamo che abbiano la possibilità di pagare molto di più e continuano a scegliere i propri interessi rispetto a quelli dei loro ex studenti, ex parrocchiani, gli stessi cattolici e la comunità che servivano e che continuano a servire”.

    Diocese of Oakland proposes $117 million-plus fund in clergy sex abuse deal; victims’ attorneys call it ‘a scam and a sham’

  • A Papa Francesco – Delusione e sofferenza alle Sue parole durante l’omelia in Belgio e l’intervista del volo di rientro

    A Papa Francesco – Delusione e sofferenza alle Sue parole durante l’omelia in Belgio e l’intervista del volo di rientro

                Santità,

    Le scrivo queste righe non perché credo che arriveranno a Lei, ma per me, per sfogare la delusione e sofferenza che ho provato con le Sue parole durante l’omelia in Belgio e nell’intervista del volo di rientro a Roma nell’ultimo mese di settembre.

    Per far sì che lei capisca quello che scriverò devo presentarmi, altrimenti non capirà perché scrivo queste parole: sono un sopravvissuto di abuso sessuale, sono rifugiato a Roma, posto che ho scelto per la vicinanza al Papa, luogo che ho scelto per cercare di ricominciare una vita fatta a pezzi da altri, ma comunque pezzi nelle Mani di Dio.

    Nel Vangelo di quella domenica Gesù ci diceva che chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, (Mc 9,42).

    E in quella occasione, Lei ha detto di “condannare gli abusatori e aiutarli a guarire da questa malattia dell’abuso”, parole che mi sono sembrate un po’ fuori luogo, visto che gli abusatori sono stati chiamati malati e invece sono criminali: anche se malati, sono sempre criminali.

    E lei, senza saperlo e senza rendersi conto, ha scandalizzato me, il piccolo me che è stato usato e abusato da criminali, a cui lei si riferisce come malati. Malato sono io, che a causa delle disgrazie subite, ho la fibromialgia, una malattia senza cura, e sento dolori dalla mattina alla sera. Diagnosi di disturbo post traumatico da stress, ansia, depressione e dissociazione, attestati da medici. Un pedofilo, anche se malato, è sempre un criminale e punto.

    E poi, durante l’abituale intervista che lei concede ai giornalisti nel volo, ho letto parole così scandalose e che mi hanno fatto tanto male, portandomi addirittura ad avere un attacco di panico e stare male fisicamente per praticamente una settimana. Lei ha detto che preti pedofili, dopo il processo e la condanna, ricevono della Chiesa lavoro, lontani dai bambini, e hanno trattamento garantito.

    Lei si rende conto cosa può significare per una vittima di abuso sessuale sapere che la Chiesa si occupa di trattare i pedofili, mentre le vittime, sono lasciate ai margini?

    Lei, che per diverse volte ha ricevuto e ascoltato il dolore e la sofferenza di persone che hanno avuto la vita cambiata per sempre a causa dell’abuso sessuale, crede che sia giusto aiutare i pedofili e non le vittime, oppure aiutare entrambi? A me non sembra giusto aiutare nessun pedofilo mentre ci sia ancora una sola vittima di abuso sessuale che chiede e grida per aiuto, anzi, mi sembra surreale e scandaloso. Capisco che lei vuole annunciare la misericordia di Dio a tutti, ma la misericordia senza giustizia è la madre della dissoluzione, dice San Tommaso D’Aquino.

    Io che vedo (o vedevo, ormai non so più) nel Papa, sia lei o i suoi predecessori o successori, una figura in cui appoggiarmi nella fede, ho sofferto troppo con le sue parole, a sapere che nella Chiesa ci sia posto per pedofili, posto e sostegno. Non dico che pedofili pentiti devono semplicemente essere esclusi della Chiesa, che è casa per tutti, però la giustizia dei loro atti deve essere fatta, lasciamo la misericordia a Dio, che conosce i cuori, e diamo misericordia alle vittime, non ai criminali.

    Ho 36 anni e non sono ancora riuscito a superare l’orrore che ho vissuto per 11 anni della mia vita, attualmente vivo in una constante incertezza della vita, particolarmente per quanto riguarda un lavoro, e l’unica certezza che avevo era che potevo fidarmi della Chiesa, ormai anche questa certezza è crollata, e mi sento veramente solo in questa terra, da questo mi è scatenato l’attacco di panico che ho avuto, grazie alle sue parole. Lavoro sette giorni a settimana, a punto di diventare pazzo e/o ammalarmi, e ascolto che il Papa, la Chiesa, dà lavoro e trattamento psicologico ai pedofili, mentre io faccio fatica per arrivare a fine mese, mi sembra davvero surreale e ingiusto, si chieda che misericordia è questa.

    Magari il Signore vuole purificare ancora di più la mia fede in Lui, facendomi deludermi anche del Papa e della Chiesa, ma è davvero doloroso. Per fortuna conosco “un’altra faccia” della Chiesa, e persone buone che ne fanno parte, altrimenti sarei diventato ateo, agnostico o chissà che cosa, come è successo a tante persone, ma il suo predecessore Benedetto XVI mi ha insegnato cos’è la Chiesa e chi è Gesù, quindi rimango cattolico, nonostante il male che lei mi ha fatto, senza saperlo.

    Lettera firmata

  • Abusi, riconciliazione e risarcimento: un sopravvissuto chiama in causa i “pastori” della Chiesa

    Abusi, riconciliazione e risarcimento: un sopravvissuto chiama in causa i “pastori” della Chiesa

    DOC-3340. ROMA-ADISTA. Germania, inizi degli anni ‘90: Peter Gehring è un ragazzo che studia ingegneria meccanica all’Università, e contemporaneamente avverte una chiamata al sacerdozio. Aveva conosciuto e apprezzato la Famiglia di Maria – comunità oggi commissariata dal Vaticano per i presunti abusi spirituali e psicologici del suo cofondatore e superiore p. Gebhard “Paul Maria” Sigl, v. la nostra lunga inchiesta su Adista – e lì inizia il suo percorso religioso. La vita nella comunità, però, si rivela molto poblematica, come ci ha raccontato lui stesso nella sua intensa testimonianza lo scorso febbraio: dotato di una forte indipendenza di giudizio e di spirito critico, Peter non è disposto ad annullarsi in un’obbedienza cieca, come richiesto dal superiore. Ma Sigl, come accade tipicamente nelle comunità con derive settarie, e secondo un copione frequente nella Famiglia di Maria, non accetta la sua mancanza di asservimento: considerandolo un pericolo per l’ecosistema che aveva creato, raccontava Peter, il superiore gli fa terra bruciata intorno, mettendogli contro i confratelli e le consorelle, spargendo voci, facendolo sentire isolato, controllato, spiato e rendendogli la vita impossibile. Finché Peter, esausto, non decide che è troppo e, nel 1997, si allontana dalla comunità.

    La testimonianza sulla vita nella Famiglia di Maria che abbiamo citato parlava, tra le altre cose, di mancanza di rispetto della sfera privata e di profonda intrusione nella vita dei membri, di una pressante richiesta di devolvere le proprie risorse finanziarie alla comunità; il pensiero unico di p. Sigl «chiedeva obbedienza incondizionata»: «La sua parola era pari alla parola di Dio. Si vantava di essere illuminato da Dio e giustificava tutte le sue decisioni con le sue “ispirazioni divine”, “luce di Dio” che lui aveva ricevuto». Peter non aveva seguito questa direzione «perché, interiormente, ho avvertito che non era giusto. Mi sono richiamato alle parole di Sant’Agostino, che considerava la coscienza come la massima autorità attraverso la quale si esprime la voce di Dio». Poco era rimasto del mondo perfetto che gli era stato presentato all’inizio: «Ha cominciato a emergere una struttura simile a una setta, con Gebhard al centro come il guru e tutti che lo accettavano come loro signore e maestro».

    Peter, come detto, non ci sta. Esce esasperato, senza risorse, interrompendo bruscamente gli studi che avrebbero dovuto portarlo al sacerdozio, e dunque obbligato a ricominciare tutto da capo. «Cercavo di finanziare i miei studi con lavori occasionali. In quel periodo mi sentivo molto male. Ero completamente distrutto dentro. La comunità era diventata il centro della mia vita e mi ci ero saldamente radicato. Ora mi sentivo come un albero abbattuto». È la precarietà che spesso attende le vittime di abusi, e che può renderle più esposte a nuovi potenziali abusi. Lo stesso Peter, malgrado la formazione per l’insegnamento della religione e la missio canonica ricevuta, non ha mai ottenuto un incarico lavorativo dal vescovo.

    Ma di chi è la responsabilità “morale” di tutto questo? Chi deve prendersi cura delle vittime, chi ha il compito di pensare al loro dolore, alla necessità di una riconciliazione e al risarcimento loro dovuto, di fronte alle loro vite deragliate, penalizzate, spesso appassite prima ancora di fiorire? È qui che si innesta la seconda parte della testimonianza di Peter, che pubblichiamo qui in una nostra traduzione dal tedesco: ripercorrendo i passi compiuti presso l’istituzione ecclesiastica per ottenere ascolto e riconoscimento, alla luce di quella dimensione pastorale del ruolo del vescovo che non ha incontrato, Peter propone, a partire dalle Scritture, un procedimento di denuncia sul piano religioso che tutte le vittime di abusi nella Chiesa possono fare proprio.

    https://www.adista.it/articolo/72609

  • “Io, sopravvissuto agli abusi di un sacerdote”

    “Io, sopravvissuto agli abusi di un sacerdote”

    Sopravvissuto e non vittima, cosi Valerio Maj, residente in Svizzera da quasi quaranta anni, ci tiene ad esser chiamato.

    Strada Regina lo ha incontrato, una lunga e difficile confessione che apre al mondo di chi ha vissuto un abuso da parte di un sacerdote. Con tutto ciò che implica per un ragazzo e per l’uomo che diventerà.

    “La mia famiglia era modesta e mio padre era assente per lunghi periodi a causa del suo lavoro all’estero. Aveva un carattere forte e oppressivo. Certamente, a causa della mia natura introversa, timido e già scosso dall’abuso del potere di mio padre, per il mio aggressore, don Mario, è stato il gioco da ragazzi prendermi sotto la sua ala, guadagnare la mia fiducia e abusare sessualmente di un bambino di 13 anni”.

    Da qui il racconto diventa emotivamente forte e molto stressante da ricordare. “L’abuso ha avuto luogo nel suo ufficio con le porte vetrate. Altri sacerdoti, che usavano gli uffici accanto, avranno visto. Era una pratica comune o chiudevano un occhio sulle pratiche di don Mario?”

    Dopo 40 anni dai fatti, gli abusi riemergono in superficie e causano danni che sono devastanti a livello fisico, affettivo e psicologico. L’abuso condiziona le sue relazioni, la sua personalità, i suoi interessi, i suoi sogni.

    Ecco, qualche problema causato dall’abuso: carattere instabile e a volte irascibile, non riusciva a dire di no a nessuno, comportamento autodistruttivo, problemi di ambivalenza, mancanza di fiducia in se stesso, sentirsi niente, inutile e incapace, fingere che tutto va bene anche quando ero sull’orlo del baratro, problemi con l’alcool.

    Ma come liberarsi da questa forza devastante? Valerio Maj ci è riuscito, in parte, e la sua testimonianza può essere utile a molti.

    https://www.rsi.ch/cultura/filosofia-e-religione/%E2%80%9CIo-sopravvissuto-agli-abusi-di-un-sacerdote%E2%80%9D–2251490.html

  • “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Adesso il papa chieda scusa ai sopravvissuti di Enna”. La provocazione di Francesco Zanardi presidente di Rete l’Abuso, unica associazione che accoglie le vittime di pedofilia clericale, arriva mentre è ancora forte l’impatto delle parole severe, determinate e piene di umanità di Papa Francesco per i migranti e mentre “l’onda viola” si muove da Enna tra lo “sciopero della Messa”, per protestare pacificamente contro i silenzi della Curia, la coda social ed un altro tassello importante per la sensibilizzazione sul tema: una panchina viola appena installata su richiesta dello stesso Zanardi all’amministrazione comunale Dipietro al Belvedere.

    Nelle parole del Papa sui migranti c’è piena coerenza con il Vangelo, cosa creerebbe lo stesso effetto sugli abusi sessuali clericali?

    “Se si vuole essere credibili – dice Zanardi- si deve applicare il Motu proprio vos estis lux mundi voluto da questo Papa in nome della tolleranza zero, sopratutto nella parte in cui parla dei vescovi insabbiatori”. Cosa manca per metterlo in atto? “ ho avuto modo di confrontarmi direttamente su questo tema in più occasioni anche con i vertici della CEI.

    Potrebbe mancare la denuncia diciamo interna, nonostante sia certo e noto che all’indomani del deposito delle motivazioni alla condanna di Don Rugolo, sia stato inviato tutto alla Cdf ed alla Nunziatura Aspostolica“.

    Zanardi ancora dice “ Ricordiamo certamente tutti le parole di elogio e sostegno di Papa Francesco nei confronti di Monsignor Gisana, nonostante il giudizio già in stato avanzato al tribunale di Enna. Ecco, io mi auguro che sia stata un’incredibile gaffe come accadde in Cile.

    Sottolineo però che in Cile preso atto sei fatti accaduti non solo si scusò ma procedette alla rimozione di diversi Vescovi. Per questo precedente ma ancora di più, in virtù del motu proprio che lui stesso ha voluto, auspico questa volta le scuse, assieme ai fatti, arrivino ai sopravvissuti di Enna, che attendono ancora risposta alla loro lettera”.

    Zanardi ha fatto della sua storia di sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote subiti negli anni ‘80 quando aveva appena 11 anni, la battaglia della vita “dal 2010 mi batto perché non accada ad altri” ed è fondatore e presidente dell’unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra e tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in 4 continenti.

    Al suo lavoro incessante si deve l’unica mappatura online facilmente fruibile da tutti, dal sito dell’associazione, con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione. “In Sicilia attualmente sono 87, ma sono purtroppo molti di più. Noi riportiamo quelli già indagati e condannati e lavoriamo al continuo aggiornamento per aiutare la consapevolezza tra la gente.” Cosa segna il senso morale all’interno della società?

    “Lo dico sempre perché ci credo profondamente la prova di moralità di una società risiede in quello che essa fa per i suoi bambini. E’ un principio mutuato dal Vangelo. Ad Enna credo ci sia un vero risveglio in questo senso, una presa di coscienza rara che vorrei fosse premiata ottenendo una Chiesa realmente rinnovata.”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA

  • La principale coalizione mondiale di vittime di abusi del clero forma una collaborazione storica con i massimi esperti anti-abuso della Chiesa cattolica

    La principale coalizione mondiale di vittime di abusi del clero forma una collaborazione storica con i massimi esperti anti-abuso della Chiesa cattolica

    Per la prima volta nella storia della crisi degli abusi sessuali da parte del clero , una rete globale di sopravvissuti agli abusi del clero sta unendo le forze con i massimi esperti anti-abuso della Chiesa per creare un nuovo mandato di “tolleranza zero” nella Chiesa cattolica .

    I leader di Ending Clergy Abuse (ECA) si sono incontrati privatamente la scorsa settimana con padre Hans Zollner, SJ, direttore dell’Istituto di antropologia (IADC) presso la Pontificia Università Gregoriana, e monsignor Peter Beer, capo della ricerca e sviluppo dell’IADC.

    Per tre giorni, dal 6 all’8 giugno, i leader dell’ECA e dell’IADC hanno lavorato insieme per creare una proposta per nuove politiche e leggi, inclusa la rimozione permanente dal ministero degli autori di abusi sessuali da parte del clero.

    Gemma Hickey, presidente del consiglio di amministrazione dell’ECA e sopravvissuta agli abusi sessuali del clero, ha dichiarato: ” Questa è la prima volta nella storia della catastrofe degli abusi del clero che una coalizione internazionale di organizzazioni di sopravvissuti e i loro sostenitori si uniscono alla principale Chiesa cattolica istituto per la tutela dei bambini a sostenere un mandato vincolante e universale di tolleranza zero per gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Come sopravvissuto, non avrei mai pensato che avrei visto il giorno in cui i rappresentanti della Chiesa si sarebbero uniti ai sopravvissuti nel chiedere la fine degli abusi e degli insabbiamenti. “

    L’ECA e l’IADC hanno coinvolto molti partner nel dialogo, tra cui: mons. Luis Manuel Alí Herrera , segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori; Anne Barrett Doyle di BishopAccountability.org; il Preside P. Ulrich Rhode , SJ, della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana; Dr. Martin Pusch , avvocato di Westpfahl Spilker Wastl; Ambasciatrice d’Australia presso la Santa Sede Chiara Porro ; rappresentanti dell’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede e di altre ambasciate; e altri consulenti legali.

    Dopo tre giorni di presentazione e discussione, i gruppi sono riusciti a raggiungere un consenso sull’approvazione di cambiamenti radicali alle leggi, alle politiche e alle pratiche della Chiesa cattolica, tra cui: rimozione permanente dal ministero per qualsiasi religioso scoperto ad aver abusato di un bambino o di un adulto vulnerabile; la creazione di un’agenzia indipendente con l’autorità di condurre indagini ed emettere raccomandazioni e rapporti pubblici; trasparenza obbligatoria durante tutto il processo; e severe sanzioni per qualsiasi vescovo o funzionario della Chiesa cattolica che non si attenga a questa politica.

    Il gruppo continuerà a mettere a punto il testo ufficiale della proposta congiunta durante tutta l’estate con l’intenzione di presentarlo prima della fase finale del Sinodo sulla sinodalità di Papa Francesco in ottobre .

    La proposta, guidata dai principi riconosciuti a livello internazionale del superiore interesse dei bambini, dei giovani e delle persone vulnerabili, è in linea con le principali raccomandazioni rivolte alla Santa Sede dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014. ha sponsorizzato indagini sugli abusi sessuali del clero e organizzazioni internazionali per i diritti umani.