Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sordomuti

  • Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Finché la Chiesa continuerà a considerare l’abuso un’offesa a dio è difficile credere a una svolta concreta nella sua presunta battaglia contro i sacerdoti pedofili.

    di Federico Tulli

    In Irlanda tra il 1995 e il 2011, nonostante le resistenze e le pressioni della Chiesa cattolica locale e della Santa Sede, diversi magistrati sono riusciti a indagare e a dimostrare abusi compiuti da oltre mille religiosi su almeno 30mila bambini e adolescenti. Sgominando un radicato sistema di potere, “laico” e clericale, che per oltre 50 anni era riuscito a coprire le violenze e a garantire l’impunità ai responsabili. Uno dei Report governativi, quello redatto nel 2009 dalla Commissione Ryan, recita nella prefazione: «La pedofilia è un fenomeno endemico alla Chiesa d’Irlanda». Nel 2011, dopo la conclusione dell’ultima inchiesta – denominata Rapporto Cloney – il primo ministro irlandese Enda Kenny è andato di fronte al suo Parlamento riunito in seduta comune a denunciare che «per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo – sottolineò Kenny – tre anni fa soltanto, non tre decenni fa». Difficile, se non impossibile scovare tra i nostri presidenti del Consiglio, dal 1948 a oggi, uno capace di compiere, all’occorrenza, un gesto del genere. Eppure, fare i conti con il passato, indagando sugli abusi insabbiati, si può. È anzi doveroso, anche in Italia, e non solo per una questione di giustizia per le vittime. L’intervento di una commissione d’inchiesta che agisce alla luce del sole, coordinata tra Stato e Chiesa, lancia innanzi tutto una chiaro messaggio ai pedofili: la parrocchia non è più luogo di caccia e il vescovo non è più un fidato protettore. In secondo luogo consente a chi non ha avuto ancora la forza di denunciare il proprio aguzzino, di non sentirsi più solo.

    Si potrebbe obiettare che in Italia non si è indagato perché non c’era nulla su cui indagare. In effetti c’è stato anche chi mi ha risposto in questo modo. È accaduto al simposio internazionale sulla pedofilia nel clero organizzato nel 2012 a Roma dalla Pontifica università gregoriana. Il titolo era un apparentemente efficace slogan: “Verso la guarigione e il rinnovamento”. Guarigione di chi e rinnovamento di cosa? Della Chiesa cattolica e apostolica romana «ferita al cuore» dagli abusi sui bambini. A fine lavori provai a chiedere al portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, se non ritenesse coerente – quanto meno con lo slogan del simposio – che la Conferenza episcopale italiana istituisse una commissione indipendente d’inchiesta per individuare e descrivere il contesto in cui sono avvenuti i numerosi casi che si contano anche nel nostro Paese, sgombrando così il campo dai dubbi relativi ad atteggiamenti ambigui di fronte alle denunce rimaste, per così dire, inascoltate da titolari di diocesi italiane. Posi la domanda a padre Lombardi anche perché quello italiano è l’unico capo dei vescovi al mondo scelto direttamente dal papa. E che quindi ha una concreta possibilità di incidere sulle decisioni della Cei da parte della Santa Sede. Ma secondo questa, come detto dal portavoce vaticano, “un caso Italia” non esiste.

    La realtà dei fatti su cui mi sono trovato a indagare nel mio primo libro sull’argomento, e sul prossimo in uscita tra un paio di mesi sempre per L’Asino d’oro edizioni, dice il contrario. E rivela l’esistenza di una scia di abusi che parte non da “ieri” ma dagli anni a ridosso della nascita del Regno d’Italia e prosegue fino a “oggi” senza soluzione di continuità. A titolo di esempio, basti citare, fermandoci ai tempi recenti, i casi di don Ruggero Conti a Roma, condannato nel 2013 in Appello a 14 anni e 2 mesi per violenza sessuale continuata ed aggravata compiuta tra il 1998 e il 2008 su sette bambini, del cui comportamento il suo vescovo Gino Reali era stato informato almeno dal 2006; oppure di don Seppia a Genova, con le denunce ignorate per quasi 20 anni dalla curia guidata per un certo periodo anche dal presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco; e dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, dove dagli anni Cinquanta fino al 1984 si è consumata fin dentro le stanze dell’allora vescovo Giuseppe Carraro – oggi in odor di santità – un’agghiacciante vicenda criminale ai danni di oltre 40 giovanissimi ospiti, di cui ancora oggi troppo poco si parla nonostante l’ammissione di colpa da parte di tre sacerdoti avvenuta nel 2012. Due dei quali sono ancora al loro posto in quell’istituto.

    A parlare di «ferita al cuore» al Simposio della Gregoriana era stata Marie Collins. Cittadina della non più cattolicissima Irlanda – tra il 2005 e il 2011 nel pieno degli scandali pedofili, i fedeli sono crollati dal 67 al 49% della popolazione – la Collins è stata ora chiamata da papa Francesco a rappresentare le vittime di tutto il mondo nella Commissione vaticana per la tutela dei minori. Annunciata nel 2012 durante il Simposio, ri-annunciata a dicembre 2013 dalla Santa Sede e presentata al mondo come un chiaro segnale dei buoni propositi di Bergoglio proprio nei giorni in cui saliva la tensione per l’inchiesta realizzata dall’Onu e si concretizzavano le accuse delle Commissione per i diritti del fanciullo riguardo i sistematici insabbiamenti adottati negli ultimi 20 anni dai gerarchi vaticani, papi compresi, la Commissione nemmeno oggi prende il via. Quando entrerà a regime questo organismo, contribuirà «alla missione del Papa di rispondere alla sacra responsabilità di assicurare la sicurezza ai giovani». In che modo non è chiaro – considerando anche la scomposta reazione della Santa Sede nel febbraio scorso alle circostanziate accuse di reticenza, favoreggiamento, collaborazione e complicità con i criminali pedofili in tonaca in tutto il mondo mosse dall’Onu – ma il gran parlare che se ne fa è dovuto al fatto che “finalmente”, dopo 25 mesi, sono stati annunciati i nomi dei primi otto componenti. Il cui compito, come ha spiegato padre Lombardi, consiste nell’«elaborare la struttura finale della Commissione, precisandone scopo e responsabilità e proponendo i nomi di ulteriori candidati, in particolare da altri continenti e Paesi, che possono essere chiamati al servizio della Commissione».

    Al momento il gruppo degli otto è in maggioranza rappresentato da europei «per agevolare gli incontri», ha precisato il portavoce vaticano. Si tratta di quattro uomini e quattro donne. Oltre alla Collins c’è il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, la psichiatra francese Catherine Bonnet e la collega inglese Sheila Hollins, l’italiano Claudio Papale, docente di Diritto canonico alla Pontifica Università urbaniana, l’ex-ambasciatrice polacca Hanna Suchocka, il gesuita argentino padre Humberto Miguel Yanez SJ, direttore del dipartimento di Teologia morale della Pontificia Università gregoriana, e il gesuita tedesco padre Hans Zollner, vicerettore accademico e preside dell’Istituto di Psicologia della Gregoriana. «Nella certezza che la Chiesa deve svolgere un ruolo cruciale in questo campo, e guardando al futuro senza dimenticare il passato, la Commissione – osserva Lombardi – adotterà un approccio molteplice per promuovere la protezione dei minori, che comprenderà l’educazione per prevenire lo sfruttamento dei bambini, le procedure penali contro le offese ai minori, doveri e responsabilità civili e canoniche, lo sviluppo delle “migliori pratiche” che si sono individuate e sviluppate nella società nel suo insieme». Lombardi ha quindi sottolineato che l’iniziativa del papa prosegue l’impegno dei predecessori: Bergoglio con questo nuovo atto «mette in chiaro che la Chiesa deve tenere la protezione dei minori fra le sue priorità».

    L’auspicio di chi scrive, ma anche dell’Onu, è che il gesuita argentino si comporti invece esattamente all’opposto dei suoi ultimi due predecessori: il santo Wojtyla e l’emerito papa Ratzinger. Ma per far questo Bergoglio dovrebbe cambiare immediatamente il Codice di diritto canonico e il Catechismo laddove l’abuso viene ancora definito un delitto contro la morale, cioè un’offesa a dio, e non un crimine contro le vittime più indifese. Finché rimane questa convinzione, non è chiaro che genere di prevenzione la Chiesa pretenda di organizzare. E soprattutto, è logico pensare che in sede di giudizio i tribunali ecclesiastici e la Congregazione per la dottrina della fede continueranno a comportarsi di conseguenza, come sempre hanno fatto. Vale a dire, senza fare nulla di concreto nella stragrande maggioranza dei casi: “condanna” del “peccatore” a un periodo di penitenza in un luogo segreto, al termine del quale costui può tornare tranquillamente a esercitare a contatto con i bambini, senza che i loro genitori sappiano nulla.

    Poiché è impossibile anche solo ipotizzare che la Chiesa cattolica sia disposta a modificare parte di ciò che è alla base della propria cultura e della propria politica, nonostante sia assodato che si annidi in queste convinzioni la matrice della diffusione della pedofilia nelle parrocchie di tutto il mondo, l’auspicio è che almeno a qualcuno della Commissione venga in mente prima o poi di suggerire l’apertura di un’inchiesta seria e indipendente anche in Italia. Levando così dal cono d’ombra in cui è stato messo a forza per decenni un argomento che è molto più di un tabù. Al resto, si spera, penserà il senso civico e di giustizia della parte sana della nostra società.

  • La diocesi “assolve” un vescovo pedofilo morto da 31 anni

    La diocesi “assolve” un vescovo pedofilo morto da 31 anni

    14.12.2012
    Preti pedofili, assolto ex vescovo
    Sotto sorveglianza due religiosi

    SCANDALO. Svolta nell’inchiesta per gli abusi perpetrati per trent’anni ad ex allievi sordomuti dell’istituto Provolo. La Santa Sede: «Senza fondamento le accuse a monsignor Carraro». Precetto penale e ammonizione canonica nei confronti dei sacerdoti

    Verona. In 67 denunciarono di aver patito abusi sessuali e umiliazioni. Accusarono, a trent’anni di distanza, i religiosi del Provolo, in vita ne restano quattro (fratel Lino Gugole è deceduto nell’agosto 2011) e per due di loro la Santa Sede ha preso provvedimenti. Le violenze, denunciarono le vittime, avvennero tra la fine degli anni Cinquanta e il 1984 nell’istituto che si occupa dell’educazione dei bambini sordi, nella tenuta Cervi a San Zeno di Montagna e nella sede del Chievo ed emersero tre anni fa. L’istituzione di una commissione presieduta da Mario Sannite, magistrato in pensione, già presidente del Tribunale di Verona e della Corte d’Appello di Brescia, che aveva il compito di ascoltare le vittime di quegli abusi, rappresentò il primo segnale ufficiale dell’interessamento della Santa Sede per accertare la verità. E la Congregazione per la dottrina della fede, al termine dell’indagine e alla luce della relazione del presidente Sannite, ha emanato i provvedimenti a carico di don Eligio Piccoli e don Danilo Corradi. Sono state invece ritenute «affette da incoerenze e contraddizioni» le denunce che riguardavano gli abusi compiuti dall’allora vescovo di Verona monsignor Giuseppe Carraro: «la congregazione che aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione giunge a concludere che “non ritenendo fondate le predette accuse invita il dicastero (per le cause dei santi a procedere al completamento della positio in questione”». Per quel che riguarda don Piccoli, la Santa Sede, «tenuto conto anche dell’età avanzata e della salute precaria» lo ha sanzionato con precetto penale che comporta innanzitutto una vita dedita alla preghiera e alla penitenza, il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte di persone individuate dal Vescovo di Verona. Ammonizione canonica invece per don Danilo Corradi: «le accuse non risultano provate ma, stante il dubbio, è stata disposta la stretta sorveglianza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti».Don Agostino Micheloni «afferma che all’epoca degli abusi non risiedeva al Chievo ma nella Casa madre». E la Santa Sede attende la documentazione per verificare le sue affermazioni mentre don Rino Corradi «dichiara che all’epoca non risiedeva a Verona ma a Gorizia», richiesta di documentazione anche per lui. «Le pene sono estremamente edulcorate», il commento di Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione sordi Provolo, «proprio in considerazione di una vicenda che ha rovesciato la vita a bambini che poi hanno avuto problemi enormi. Quello che mi pare importante», evidenzia, «è il fatto che il Vaticano ha accettato che ci fosse una commissione senza preti e l’ammissione che abusi ci sono stati».

  • Preti pedofili, assolto ex vescovo Sotto sorveglianza due religiosi

    Preti pedofili, assolto ex vescovo Sotto sorveglianza due religiosi

    SCANDALO. Svolta nell’inchiesta per gli abusi perpetrati per trent’anni ad ex allievi sordomuti dell’istituto Provolo. La Santa Sede: «Senza fondamento le accuse a monsignor Carraro». Precetto penale e ammonizione canonica nei confronti dei sacerdoti.

    Verona. In 67 denunciarono di aver patito abusi sessuali e umiliazioni. Accusarono, a trent’anni di distanza, i religiosi del Provolo, in vita ne restano quattro (fratel Lino Gugole è deceduto nell’agosto 2011) e per due di loro la Santa Sede ha preso provvedimenti. Le violenze, denunciarono le vittime, avvennero tra la fine degli anni Cinquanta e il 1984 nell’istituto che si occupa dell’educazione dei bambini sordi, nella tenuta Cervi a San Zeno di Montagna e nella sede del Chievo ed emersero tre anni fa. L’istituzione di una commissione presieduta da Mario Sannite, magistrato in pensione, già presidente del Tribunale di Verona e della Corte d’Appello di Brescia, che aveva il compito di ascoltare le vittime di quegli abusi, rappresentò il primo segnale ufficiale dell’interessamento della Santa Sede per accertare la verità.

    E la Congregazione per la dottrina della fede, al termine dell’indagine e alla luce della relazione del presidente Sannite, ha emanato i provvedimenti a carico di don Eligio Piccoli e don Danilo Corradi. Sono state invece ritenute «affette da incoerenze e contraddizioni» le denunce che riguardavano gli abusi compiuti dall’allora vescovo di Verona monsignor Giuseppe Carraro: «la congregazione che aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione giunge a concludere che “non ritenendo fondate le predette accuse invita il dicastero (per le cause dei santi a procedere al completamento della positio in questione”». Per quel che riguarda don Piccoli, la Santa Sede, «tenuto conto anche dell’età avanzata e della salute precaria» lo ha sanzionato con precetto penale che comporta innanzitutto una vita dedita alla preghiera e alla penitenza, il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte di persone individuate dal Vescovo di Verona. Ammonizione canonica invece per don Danilo Corradi: «le accuse non risultano provate ma, stante il dubbio, è stata disposta la stretta sorveglianza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti».

    Don Agostino Micheloni «afferma che all’epoca degli abusi non risiedeva al Chievo ma nella Casa madre». E la Santa Sede attende la documentazione per verificare le sue affermazioni mentre don Rino Corradi «dichiara che all’epoca non risiedeva a Verona ma a Gorizia», richiesta di documentazione anche per lui. «Le pene sono estremamente edulcorate», il commento di Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione sordi Provolo, «proprio in considerazione di una vicenda che ha rovesciato la vita a bambini che poi hanno avuto problemi enormi. Quello che mi pare importante», evidenzia, «è il fatto che il Vaticano ha accettato che ci fosse una commissione senza preti e l’ammissione che abusi ci sono stati».

    http://www.larena.it/stories/Home/443195_preti_pedofili_assolto_ex_vescovosotto_sorveglianza_due_religiosi/?refresh_ce#scroll=600

  • Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Gli ex allievi dell’istituto Provolo per sordomuti: «Chiediamo giustizia, ma curia e Vaticano tacciono»

     Cartelloni, volantini, striscioni e corteo per la terza Giornata della memoria delle vittime di reati di pedofilia commessi da religiosi. A organizzare l’iniziativa sono stati gli ex allievi dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo, assieme al deputato radicale Maurizio Turco, che hanno voluto ricordare lo scandalo dei 67 presunti casi di abusi sessuali su ragazzini da parte di sacerdoti e laici, che sarebbero avvenuti tra la fine degli anni ’50 e il 1984. «Su quegli episodi», denuncia Turco, «non si è ancora fatta luce. La Conferenza episcopale italiana ha la facoltà di aprire gli archivi diocesani, dove sono nascoste importanti verità: alcune Conferenze
    episcopali lo hanno fatto, non capiamo perché quella italiana no», commenta il deputato dei Radicali. «Il vescovo Giuseppe Zenti si era impegnato a portare avanti un’inchiesta interna alla Curia per far luce su quanto avvenuto, ma dopo tre anni non sappiamo ancora nulla. Ci avevano rassicurato che avrebbero reso disponibili le registrazioni degli interrogatori, ma così non è stato». Turco lancia un appello a don Guido Todeschini, fondatore e direttore di Telepace: «Chiediamo a lui un contributo importante, perché si possa finalmente capire cos’è successo tra gli anni ’70 e ’80 e perché ciò venga reso pubblico». Ad affiancarlo è il portavoce dell’associazione Provolo, Marco Lodi Rizzini, che spiega il significato di questa giornata. «L’obiettivo è ricordare quanto è successo, nella speranza che non accada più», dice Rizzini. «L’anno scorso il Vaticano ha imposto alla Curia di sentire le presunte vittime degli abusi, nominando una commissione presieduta da Mario Sannite, ex presidente del Tribunale: stando a quanto da lui dichiarato a Matrix, tre preti e fratelli laici avrebbero ammesso gli abusi, ma su tutto questo è calato un imbarazzante silenzio». L’iniziativa, iniziata ieri mattina sulla scalinata della Gran Guardia, è proseguita nel pomeriggio con un corteo che si è snodato dallo stradone Provolo fino a piazza Erbe e poi di ritorno fino in piazza Bra. «Ricordiamo che dopo quasi un anno e mezzo dalla fine dei lavori della commissione d’inchiesta della curia di Verona, il Vaticano non si è a tutt’oggi espresso sui provvedimenti da adottare», ripetevano i manifestanti, camminando per le vie del centro. «Come abbiamo sempre detto, continueremo a chiedere giustizia affinché chi ha commesso quei crimini venga inchiodato alle proprie responsabilità».M.TR.
  • Verona, marcia per non dimenticare gli abusi dei preti pedofili “Vescovo si dimetta”

    Verona, marcia per non dimenticare gli abusi dei preti pedofili “Vescovo si dimetta”

    A Trento quattro uomini hanno trovato la forza dopo trent’anni di raccontare gli abusi che sono stati costretti a subire nell’Istituto per sordi “de Tschiderer” da parte degli uomini di chiesa che li avevano in custodia. Mentre nel capoluogo veneto, decine di manifestanti sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del responsabile della diocesi cittadina, che non ha mai fatto nulla contro i sacerdoti molestatori

    Un’altra pagina nera della pedofilia nella Chiesa. Il nuovo caso emerge dal passato di quattro trentini, ora cinquantenni, che hanno denunciato gli abusi sessuali all’Istituto per sordi de Tschiderer di Trento, fra gli anni Sessanta e Settanta. Le loro storie riemergono dai cupi tormenti di quegli anni e l’accusa è stata sottoscritta con nomi e cognomi. I reati sono cancellati dal tempo, tuttavia si portano dentro il dramma di quegli anni. In quell’istituto che avrebbe dovuto rappresentare il loro inserimento nella vita sociale e il loro futuro, intitolato al beato Giovanni Nepomuceno de Tschiderer.

    Che qualcosa di strano succedesse in quell’istituto dietro la Curia trentina lo sapevano in molti. “C’era un andirivieni di soldati dall’ufficio del direttore, don L.D., a volte anche cinque o sei per volta e stavano dentro per ore”. Non sono solo i ragazzi che ricordano quegli episodi, pure le persone che lavoravano lì lo confermano. La caserma era poco distante e i militari, tutti ventenni, venivano in divisa e prima di uscire dall’istituto ricevevano un compenso. Sarebbe stata anche presentata una denuncia al Tribunale di Trento per i comportamenti del direttore, forse da un militare, ricorda un sordo, che ha preso visione del fascicolo processuale. La Procura di Trento avrebbe infatti condotto le indagini, ma non avrebbe riscontrato reati e la denuncia fu poi archiviata. Ma non era solo il direttore che molestava i ragazzini. Flavio ricorda: “Ho frequentato l’istituto sordomuti di Trento dal 1966 al 1973. Il pomeriggio, durante la scuola, don A.S. mi toccava il culo, tutto il corpo a me e al mio compagno. Quasi tutti i giorni, io avevo sei anni”. I racconti sono abbastanza simili: abusi e violenze di vario genere da tre preti su circa cinque presenti in quegli anni, tra il ’60 e ’70. Allora l’istituto trentino era frequentato da circa 40 ragazzi, c’erano poi quattro assistenti, cinque preti, un maestro e una maestra. I ragazzini erano spesso figli di gente povera e per loro avere un figlio sordo era un ulteriore aggravio di una vita già difficile. L’istituto rappresentava per queste famiglie la speranza che il loro figlio riuscisse a imparare a farsi capire e a trovare un lavoro. Era quello che desiderava la famiglia di Sergio, diventato sordo a tre anni: “Io avevo quattro anni la prima volta che entrai all’istituto. Le difficoltà erano enormi e fra noi bambini cercavamo di farci capire con le mani, con i segni”. Ma anche per lui arriva l’orco: “In prima elementare don A.S. mi toccava il pisello. Tutti i giorni, anche quando facevo la doccia, ogni sabato, don G.B. veniva da me e da altri bambini. Questo è successo fino agli otto anni. Ho visto spesso i militari andare nell’ufficio del direttore. Sono uscito dall’istituto nel 1979 e ho avuto problemi psicologici e difficoltà di rapporti con le donne. Il mio primo rapporto è stato a 23 anni con una prostituta”.

    I ragazzini dormivano nell’istituto e nelle loro camere arrivavano di notte alcuni preti, che s’infilavano fra le lenzuola. Anche nel letto di Renzo: “Don L.D. è venuto nel mio letto, mi sono spaventato e non sono più riuscito a dormire”. Tolta la tonaca, i preti a volte accontentavano le loro perverse voglie con palpeggiamenti, ma a volte non si fermavano. Non c’erano luoghi sacri da rispettare. Paolo racconta quello che gli succedeva durante la confessione. “Dopo tre o quattro anni ho preso la Prima Comunione e sono andato a confessarmi da don A.S., mi sono inginocchiato e lui è venuto quasi sopra di me. Io recitavo le preghiere e lui mi toccava e pretendeva che lo toccassi e gli facessi altre cose. È successo ogni settimana, quando andavo a confessarmi, per tre anni”. Uomini che ora, a distanza di molti anni e dopo lunghe sofferenze, hanno trovato il coraggio di ritrovarsi e raccontare gli abusi subiti in un istituto che pensavano fosse la loro speranza e la loro salvezza. E a Verona ieri hanno marciato in centinaia contro gli abusi sessuali su ragazzini sordi all’istituto Provolo, accaduti circa trent’anni fa. Slogan e manifesti, soprattutto contro il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che finora non ha fatto nulla contro i preti colpevoli degli abusi, benché la commissione presieduta dall’ex magistrato Mario Sannite abbia accertato le violenze e i preti abbiano confessato. Nel corteo anche gli onorevoli Maurizio Turco e Maria Antonietta Coscioni che presenteranno due iniziative: la richiesta al Parlamento di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi nella Chiesa e alla Cei di promuovere una commissione indipendente per l’apertura degli archivi diocesani, com’è accaduto negli Stati Uniti, in Irlanda e in Belgio.

    di Paolo Tessadri

    Da Il Fatto quotidiano del 1 luglio 2012

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/01/verona-marcia-per-non-dimenticare-abusi-dei-preti-pedofili-vescovo-si-dimetta/280521/

  • I sordi del «Provolo» tornano a marciare contro la pedofilia in ambiente ecclesiastico

    I sordi del «Provolo» tornano a marciare contro la pedofilia in ambiente ecclesiastico

    26/06/2012

    Verona. Come ormai accade da tre anni, l’associazione Sordi «A.Provolo» onlus ha programmato per il 30 giugno, una marcia attraverso la città di Verona per ricordare gli episodi di pedofilia clericale che hanno riguardato gli allora minori sordomuti dell’Istituto «Antonio Provolo» di Verona.
    «L’evento», ricorda il presidente Giorgio Dalla Bernardina, «ha avuto risonanza internazionale tanto che parteciperanno persone provenienti da Inghilterra, Olanda e Stati Uniti con il supporto di Survivors Voice Europe e Snap International». E conclude: «L’evento è organizzato per tenere viva la memoria dei fatti che hanno portato enormi disagi alle vite di numerosi sordi, al tempo minori, nella speranza che ciò che è avvenuto non accada più».
    Inizio della manifestazione alle 11, nella sala della Provincia, in via Santa Maria Antica 1, con una conferenza stampa dell’onorevole Maurizio Turco; alle 15, all’Istituto «Provolo», in stradone Antonio Provolo, 20 il ritrovo dei partecipanti alla marcia che, con partenza alle 16 si concluderà un’ora più tardi in piazza Bra; alle 18 conclusione con interventi e testimonianze.

  • Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    di Paolo Tessadri da il Fatto quotidiano

    Il Vaticano ora ammette: ci furono abusi sessuali su molti bambini sordi. A commetterli furono preti pedofili, in un numero ancora imprecisato. Il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa in Italia imbocca la strada della verità. La sentenza di condanna della Santa Sede arriva a tre anni dalla denuncia di 67 ex allievi dell’Istituto religioso Provolo di Verona contro 25 religiosi appartenenti alla Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipende direttamente dalla Santa Sede. Quindici vittime ebbero anche il coraggio di testimoniare gli abusi in video e alcuni li raccontarono senza coprirsi il viso. Rivelazioni sconvolgenti, in cui descrivevano mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, nei luoghi più sacri della fede.

    CON LA LETTERA, inoltrata attraverso la Curia di Verona, e firmata da monsignor Giampietro Mazzoni, vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi, il Vaticano riconosce la verità delle accuse dei sordi e chiede esplicitamente scusa e perdono. E informa dei provvedimenti adottati dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei religiosi. Punizioni, per voce delle vittime sordomute, un po’ troppo blande e contraddittorie. “Il sentimento che prevale di fronte a questa triste vicenda – si legge nella missiva – è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso, che anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono. La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato”.

    SCONFESSA di fatto il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che in un primo momento si era scagliato contro i sordomuti, parlando di menzogne e anche chi aveva retto il suo gioco, vale a dire il giornale dei vescovi, Avvenire, che aveva alimentato ulteriori dubbi sulla vicenda. Zenti aveva parlato di “cattiverie, strumentalizzazioni e ricatto di carattere economico”, costretto poi a fare retromarcia in seguito alla presentazione di una querela da parte dei sordomuti. Ciononostante, “non ha impedito, pur con lentezze forse eccessive, che la Chiesa prendesse in seria considerazione le accuse”, scrive oggi il Vaticano. Implicitamente si fa riferimento a un cambio di rotta di Papa Ratzinger rispetto al suo predecessore sui tempi degli abusi nella Chiesa: “Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa nel fare piena luce su questa vicenda”. Si fa poi riferimento ai provvedimenti della Santa Sede. Si citano i vari religiosi coinvolti e identificati, circa una decina, ad altri non identificati, o deceduti oppure dimessisi nel corso degli anni.

    Per nessun sacerdote in vita è stato previsto la riduzione allo stato laicale. A don E.P., “vista l’età è stato sanzionato dalla Santa Sede con precetto penale che comporta una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte dei responsabili individuati dal vescovo di Verona”. A un altro, quello che davanti alle telecamere aveva sconfessato ogni abuso, “ha formulato una formale ammonizione canonica che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti”. Per il Vaticano pare sia solo una prima tranche d’indagine di una più ampia che riguarda altri ecclesiastici, per i quali la “Santa Sede ha richiesto documentazione, tuttora in esame presso la Congregazione per la dottrina della fede”. Per alcuni, come per L.G., “ricoverato in una casa di riposo. Nessun provvedimento stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”. Riguardo alle accuse di un sordomuto si scrive che sono “affette da incoerenza e contraddizione e non sono attendibili”.

    Poco dopo, però, si legge che “ciò non toglie che lui abbia subito degli abusi”. Perché si mette in dubbio la testimonianza di questo sordomuto, che oggi ha circa 60 anni? Perché ha coinvolto negli abusi l’ex vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, per il quale è in atto la beatificazione. E anche in quel caso il vescovo di Verona si era scagliato duramente contro le vittime: “La beatificazione non sarà bloccata” aveva fatto trapelare da un monsignore della sua diocesi veronese. Tuttavia la Congregazione della fede “aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione” in un primo momento e adesso il via libera.

    MA OLTRE alla prima vittima, ce n’è una seconda che accusa il vescovo Carraro. Un uomo di 62 anni, sordomuto, che ha frequentato l’istituto Provolo di Verona e di Chievo dal 1956 al 1968.

    Ecco la sua testimonianza. “All’età di 15 anni, durante le lezioni, don D.S. mi fece uscire dall’aula e mi accompagnò in infermeria, che si trovava all’ul – timo piano dell’istituto, dicendomi che doveva medicarmi. Mi fece entrare e se ne andò e in infermeria c’era il vescovo Giuseppe Carraro, lo stesso che mi aveva cresimato. Mi offrì delle caramelle e mi accarezzò, poi mi disse di togliermi i pantaloni e le mutande. Mi toccò i genitali e mi masturbò. La stessa cosa si è ripetuta a distanza di qualche mese. In istituto ho avuto rapporti sessuali anche con i miei compagni. Uno di questi, P.D., mi disse che don D.S. lo aveva portato in infermeria dove c’era il vescovo Carraro, che lo aveva sodomizzato. Mi ha detto che gli aveva fatto molto male… P.D. ha avuto due incontri, mi aveva detto, con Carraro. Lui è stato violentato anche da preti del Provolo, prima che se ne andasse nel 1966. Ha avuto molti problemi, era depresso e alcolizzato. È stato trovato impiccato a casa sua nel gennaio del 1991”.

    http://www.infonodo.org/node/35175

  • Provolo, gli ex allievi in corteo «Via il velo sui preti pedofili»

    Provolo, gli ex allievi in corteo «Via il velo sui preti pedofili»

    PROTESTA. In piazza Bra manifestazione nazionale delle vittime di violenza sessuale. Il caso era esploso due anni fa. I sordomuti: «La Chiesa copre i religiosi». Il giudice Sannite a Matrix: «A Verona tre sacerdoti hanno ammesso gli abusi»
    02/07/2011

    La manifestazione nazionale sordomuti contro i preti pedofili FOTO MARCHIORI

    Una lunghissima corda, il filo al quale tutti si sono aggrappati percorrendo via Provolo, via Roma per arrivare infine in Bra. Un filo che ha legato gli ex allievi dell’istituto sordi Provolo ai rappresentanti dell’unione atei e agnostici razionalisti di Verona i parlamentari radicali Turco e Farina Coscioni, Pontesilli, segretario di Anticlericale.net, di associazioni come La colpa e Survivor’s voice europe. Un corteo che per la seconda volta è stato organizzato a Verona, per sostenere chi ha denunciato di aver subito violenze sessuali e fisiche e per chiedere che la Chiesa non protegga i sacerdoti che hanno commesso abusi.
    Da una parte loro, gli ex allievi sordi che dagli anni Cinquanta e fino al 1984 frequentarono il Provolo, loro e i racconti di attenzioni morbose, di percosse e umiliazioni, dall’altra la richiesta che oltrepassa il confine della città e arriva a Roma, al Vaticano.
    «Chiediamo che i cattolici italiani che hanno subito violenze da parte di religiosi siano trattati come i cattolici americani, belgi, inglesi», l’intervento del deputato Maurizio Turco, «che alle vittime di abusi italiane sia riconosciuto il diritto alla verità, che possano avere accesso agli atti redatti da commissioni indipendenti». Una marcia non solo per gli ex allievi del Provolo, una giornata per ricordare le altre vittime di religiosi pedofili. «È arrivato il momento di fare uno scatto in avanti, il silenzio deve smettere ed è indispensabile conoscere gli atti redatti dalle commissioni», ha aggiunto Carlo Pontesilli, «da sempre il nostro sostegno va a chi ha subìto e la cui vita è stata sconvolta».
    Quel filo retto da un centinaio di mani, legati gli uni agli altri e che rappresenta il simbolo di una richiesta, l’ennesima al Vaticano, avanzata dagli ex allievi dell’istituto veronese: «Roma si esprima in fretta dopo che la commissione curiale istituita nel 2010 e presieduta dal dottor Mario Sannite (il magistrato già presidente della sezione penale del tribunale di Verona, ndr) ha ascoltato le vittime». Un silenzio che per gli ex allievi del Provolo diventa ancor più difficile da accettare dopo che in maggio, nel corso di una puntata di Matrix dedicata alla pedofilia, il dottor Sannite dichiarò che «almeno tre tra preti e religiosi avevano commesso abusi. Alla commissione i sordi hanno fatto il nome dei preti e dei fratelli laici coinvolti: questi», sostengono gli ex allievi, «sono ancora all’istituto e nessun provvedimento nei loro confronti è stato preso». Chiedono che crolli quel «muro di omertà» che li offende, quel muro che si incrinò nel 2009, quando i racconti degli ex allievi vennero pubblicati. E da allora aspettano.

    http://www.larena.it/stories/Home/266449_p…preti_pedofili/

     

  • Pedofilia: dagli Usa consegnata denuncia a Benedetto XVI, Ma non finirà mai in galera: ha l’immunità

    Pedofilia: dagli Usa consegnata denuncia a Benedetto XVI, Ma non finirà mai in galera: ha l’immunità

    NEW YORK – Il testo di una denuncia contro Papa Benedetto XVI e due cardinali, a nome di un uomo che dice di essere stato vittima negli Usa di un prete pedofilo, è stato consegnato al Vaticano attraverso i canali diplomatici ufficiali. E’ quanto sostiene il legale dell’uomo, Jeff Anderson, secondo cui un precedente tentativo dello stesso tipo era andato a vuoto, dato che l’assessore per gli affari generali del Segretariato di Stato, Monsignor Brian Wells, aveva respinto al mittente la busta consegnatagli da un corriere, definendola”indesiderata”.

    L’uomo che ha sporto denuncia, Terry Kohut, di Chicago, è una delle vittime in Wisconsin di Padre Lawrence Murphy, che abusò di numerosi giovani in un collegio per sordomuti di Milwaukee negli anni settanta. Anderson sostiene che papa Benedetto XVI (in quanto prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede ai quei tempi), i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, devono essere considerati legalmente responsabili per le molestie, in quanto il Vaticano non prese a suo tempo le misure necessarie per neutralizzare i preti pedofili.

    Il caso in Wisconsin è uno dei due casi di spicco che oppone Anderson al Vaticano. L’altro è in Oregon: la tesi dell’ accusa è che la Santa Sede approvò il trasferimento internazionale dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland di un sacerdote molestatore, Andrew Ronan, rendendosi in questo modo corresponsabile. All’inizio dell’estate scorsa il caso dell’Oregon era approdato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dato il nulla osta all’eventualità di un processo contro la Santa Sede decidendo di non esprimersi sull’istanza, e rimettendo quindi la palla in mano al tribunale di Portland.

    13 aprile 2011 | 00:45

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mond…enuncia-820620/

  • Alda Franchetto, ex istituto Provolo, Italia

    Alda Franchetto, ex istituto Provolo, Italia

    «Al Provolo sono entrata che avevo solo quattro anni, mi chiamavano Marcellino pane e vino per la mia vitalità, ero la più piccola. All’inizio è stato il freddo dell’inverno a mettermi nei guai: non c’era riscaldamento e noi portavamo delle calze di lana spesse, che pungevano la pelle, e io mi grattavo sempre le gambe per il fastidio. “Che fai?” mi ha detto un giorno la suora, “non lo sai che è peccato?”. Mi ha dettato un biglietto e mi ha spedita dal prete per la confessione. “Mi sono toccata”, c’era scritto. Il prete l’ha letto e mi ha toccata lui, sotto quelle dannate calze. Da quel giorno io e le mie compagne siamo state palpeggiate regolarmente una volta alla settimana, era la nostra personale versione del sacramento. A 21 anni, quando sono finalmente potuta uscire dall’Istituto, il segretario dell’ente internazionale sordomuti di Verona, proprio quello che avrebbe dovuto darmi una mano per inserirmi nella società, mi ha violentata. Sono rimasta incinta e i miei mi hanno buttata fuori di casa; dicevano che non ero in grado di occuparmi di un bambino. Invece ho tirato su lui e anche i due figli del mio convivente, morto alcolizzato. Degli abusi non ho mai parlato. Ma mio figlio era tossicodipendente, entrava e usciva dalle comunità, non sapevo più come aiutarlo e allora poco tempo fa gli ho raccontato tutto. Lui ascoltava e mi stringeva forte il ginocchio. Ora sta bene. E io mi sono resa conto di quanto sono riuscita a dare agli altri senza pensare a me».

    http://www.marieclaire.it/Attualita/news-appuntamenti/Fuori-dall-ombra2#1