Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sordomuti

  • Provolo di Verona, la Curia: «Sacerdoti accusati di pedofilia allontanati»

    Provolo di Verona, la Curia: «Sacerdoti accusati di pedofilia allontanati»

    «In passatto un fratello ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi, è stato espulso dalla congregazione»
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    VERONA (28 maggio) – «Nessuno dei religiosi viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con i giovani, adolescenti e bambini». È quanto precisa monsignor Bruno Fasani, a nome della Diocesi di Verona, in relazione agli abusi sessuali che sarebbero stati perpetrati da alcuni sacerdoti denunciati da 67 ex allievi sordomuti dell’istituto religioso Provolo.

    Al termine di «una seria e approfondita indagine», la Curia dichiara di aver accertato «con sufficiente precisione» alcuni fatti, a partire dal mancato riscontro di qualunque addebito al vescovo dell’epoca, monsignor Giuseppe Carraro. Negli anni 1958-1965 «risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti – ricorda la Diocesi – fu all’epoca allontanato, e risulta deceduto».

    La Curia ammette che negli anni 1965-67 «due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspirati, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati».

    Dal 1965 al 1990, infine, «un fratello, non sacerdote – si rileva – ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Nei confronti di ques’ultimo è in atto un procedimento canonico di espulsione dalla Congregazione.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=60100&sez=HOME_INITALIA&ssez=CRONACANERA

  • IO FRATEL PEDOFILO

    IO FRATEL PEDOFILO

    Sì, sono stato un pedofilo: lo sono stato anche all’istituto Provolo di Verona… Il religioso parla di quello che ha fatto e di quello che ha visto: “Non ce la faccio più a tenermi tutto dentro e mi vergogno dei preti che stanno zitti o rinnegano, c’è ipocrisia e omertà”.

    Decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti e fratelli laici, questo hanno denunciato 67 sordomuti che da bambini hanno frequentato gli istituti Provolo di Verona e Chievo. Dopo l’articolo in cui, nello scorso gennaio ‘L’espresso’ ha raccontato la vicenda, il Vaticano ha convocato il vescovo Giuseppe Zenti e, alcuni giorni fa, anche tre sacerdoti.

    Ma ora un religioso ha scelto di parlare pubblicamente. Si presenta con nome e cognome, chiedendo che non venga pubblicato. Ma la sua identità è nota ai magistrati che si occupano della vicenda: “Se al Provolo sapessero che vi parlo”, spiega nel chiedere l’anonimato, “sarei subito cacciato e non so dove andare. Ho l’incubo di rimanere senza casa”.

    L’uomo appare a lunghi tratti freddo, distaccato, poi d’improvviso cede e si lascia andare a un pianto soffocato: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’istituto Provolo di Verona e quelle cose le ho fatte. Non c’è più nulla da nascondere. Io almeno ho il coraggio di dirlo, gli altri tacciono e se ne stanno in silenzio”.

    Poi racconta di avere cominciato ad abusare dei ragazzini a inizio anni Sessanta: “Il primo aveva 7-8 anni, non ricordo esattamente. Sono andato con una quindicina di piccoli sordomuti, con cinque o sei ho avuto rapporti più frequenti”. Poi precisa che erano 13, ma “forse un paio in più”.

    Quante volte ha abusato di loro?
    “Una o due volte al mese, a volte passava più tempo”.

    E quanto sono durate le violenze?
    “Moltissimi anni. Non ricordo esattamente, ma molti, molti anni. Ho cominciato da giovane e non mi rendevo conto, allora ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale. Questo era l’andazzo”.

    Lei ha visto altri abusare dei ragazzini al Provolo?
    Scandisce sì e fa due nomi di sacerdoti e quello di un altro religioso: “Si vedevano gli atteggiamenti, si vedeva. Pochi di noi si sono salvati dalla pedofilia”.

    Qualcuno è mai stato cacciato dal Provolo per pedofilia?
    “Sì, fratello.”. Fatto confermato da don Danilo Corradi, il superiore dell’istituto Provolo, in una intervista registrata.

    Perché lui sì e gli altri no, visto che sotto accusa sono finiti in 25?
    “Era un violento, il più cattivo, faceva male ai ragazzini ed è stato mandato via”.

    Quando è successo?
    “Se non sbaglio, nei primi anni Settanta”.

    Sono continuate le violenze sessuali, anche dopo quell’episodio?
    “Sì”.

    Può dire se sono terminate a metà degli anni ’80, epoca a cui risale l’ultimo caso documentato da ‘L’espresso’?
    “Non so, non potrei dirlo. Non ne sono sicuro. Non posso escluderlo”.

    I responsabili dell’Istituto sapevano?

    “Sì, lo sapevano. Per forza che lo sapevano”.

    Altri ne erano a conoscenza?
    “È probabile”.

    Ha confessato la pedofilia ad altri preti?
    “No, mi mettevo in ginocchio, confessavo davanti a Dio e pregavo. E chiedevo scusa al Signore. La pedofilia mi ha sfalsato la vita. Ma trovavo nei ragazzini una certa bellezza, una certa attrazione”.

    Fra voi avete parlato dell’accusa di pedofilia dopo l’inchiesta de ‘L’espresso’?
    “Sì, la reazione è stata brutta, scioccante, ma la maggior parte è rimasta in silenzio, perché sapeva. È venuta fuori una catena di odio fra i sacerdoti. È difficile condividere la macchia della pedofilia e ognuno ha tenuto per sé i suoi pensieri. Poi l’avvocato ci ha detto di non parlare con nessuno. Qualcuno però ha parlato e ha fatto bene, anche qualche prete lo ha detto e la pensa così. Anch’io ora mi sento sollevato. Sono fatto così, in modo troppo semplicistico, ho sbagliato io. Sto male, chiedo perdono”.

    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2009/05/19/news/io-fratel-pedofilo-1.22623

  • “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    «Ma nessuno dei religiosi viventi accusati lavora in istituto». «Solidarietà alle vittime»
    VERONA — Questa volta l’atteggiamento è assolutamente evangelico. Se a gennaio aveva preferito «armarsi e combattere », liquidando il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Berardina, con un «è un mio diocesano e se vuole andare alla guerra gli suggerirei di corazzarsi, non farla con le bici da bersagliere e con le baionette», adesso è più propenso a «porgere l’altra guancia». E’ con un comunicato dell’ufficio stampa della diocesi, a firma dei direttore monsignor Bruno Fasani, che la curia scaligera, vale a dire il vescovo Giuseppe Zenti, ritorna su quello che ormai è conosciuto come il «caso Provolo», sollevato lo scorso gennaio dal settimanale L’Espresso. Gli abusi sessuali denunciati da almeno 25 ex alunni dell’istituto, alcuni dei quali confermati la scorsa settimana da un «fratello», un laico che non è arrivato a prendere i voti, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con degli alunni.
    Ieri è arrivato quella che per la curia è la risultante dell’indagine svolta dopo i racconti. «La diocesi di Verona vuole rendere noto quanto emerso, senza alcuna reticenza, perchè sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volonta’ di insabbiare». E’ questo il prologo a quanto è emerso.
    «A tale scopo è stata condotta una seria ed approfondita indagine, – scrive la diocesi – svolta con grande rispetto delle persone e discrezione, che ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della Congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, nonché il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi».
    Segue un elenco di fatti.
    «Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu aallontanato dall’Istituto Provolo ». Il religioso è deceduto.«Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano ad importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Sono stati immediatamente allontanati. Dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte. Il signore, che nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell”Associazione Sordi Antonio Provolo’ ed è attivo componente della stessa, da almeno quindici anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. E’ in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Nulla, dall’indagine svolta dalla curia, è emerso a riguardo di monsignor Giuseppe Carraro. «Nessuno dei religiosi viventi – prosegue l’indagine della curia – destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini». L’«altra guancia» arriva poche righe più in là. «Il sentimento che prevale è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso che, anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé per lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono». Come arriva la condanna a chi quegli abusi, bollati come delle «fandonie» da Zenti a gennaio, li ha perepetrati: «La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza e anche disgusto: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato». Senza – e non per la volontà della curia ma per il buonsenso di ognuno – fare di ogni erba un fascio. «I fatti deprecabili, che hanno trovato grande risonanza sui media, non devono assolutamente relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza ». Cosa che nessuno ha mai messo in dubbio.
    An. Pe.
    ❜❜
    I fatti che hanno trovato grande risonanza sui media non devono indurre a fare di ogni erba un fascio La curia
    Il vescovo durante la conferenza stampa dopo il caso Provolo sollevato da L’Espresso lo scorso gennaio

  • • Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del PD, presidente di anticlericale.net

    • Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del PD, presidente di anticlericale.net

    gio 19 mar. 2009
    COMUNICATI
    Abusi sessuali, Turco: il trasferimento del Vescovo di Verona era dovuto visto come ha governato la denuncia sugli abusi sessuali nell’istituto per sordomuti Provolo

    Roma, 18 marzo 2009

    • Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del PD, presidente di anticlericale.net

    L’Arena nell’edizione odierna ha dato notizia che Monsignor Zenti, Vescovo di Verona, sarà trasferito ad Udine.

    La decisione non sarà sicuramente stata presa perché lo abbiamo chiesto noi né perché il Vescovo è stato denunciato per diffamazione per le parole che ha scagliato contro chi ha reso pubbliche notizie relative ad abusi, anche sessuali, consumate da sacerdoti nei confronti di sordomuti minorenni ospiti dell’Istituto Provolo.

    Come abbiamo già avuto modo di dire il trasferimento del Vescovo era necessario perché non è stato in grado di reagire e governare alla notizia degli abusi sessuali.

    Chi lo sostituirà, se lo vorrà, avrà tutta la collaborazione necessaria.

    http://www.radicali.it/view.php?id=139136

  • Verona. Abusi al Provolo, l’associazione sordi: «Denunceremo il vescovo Zenti»

    Verona. Abusi al Provolo, l’associazione sordi: «Denunceremo il vescovo Zenti»

    Verona. Abusi al Provolo, l’associazione sordi: «Denunceremo il vescovo Zenti»

    Nel mese di dicembre 67 ex alunni avevano accusato i sacerdoti dell’istituto di pedofilia con una lettera a un settimanale.

    Il vescovo Zenti
    VERONA (14 marzo) – Annuncio choc dall’associazione sordi di Verona, il presidente Giorgio Della Bernardina ha dichiarato che denuncerà il Vescovo della città, mons. Giuseppe Zenti, in relazione alle polemiche seguite alle accuse di pedofilia mosse nei confronti dei sacerdoti che gestivano l’istituto per sordomuti Provolo. Della Bernardina lo ha detto nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi a Verona assieme a Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del Pd. «Il dibattito su questi temi – ha detto Turco – deve essere pubblico. Devono essere i cittadini a dire che se quel che qui si sta facendo è adeguato, è utile a questa città o meno. E non solo a questa città».

    Il caso dell’Istituto Provolo era venuto alla ribalta nel dicembre scorso dopo un’inchiesta di un settimanale al quale 67 ex allievi del Provolo avevano inviato una lettera che denunciava anni di presunte violenze sessuali subite dai sacerdoti. Vicende che sarebbero terminate nel 1984, e per questo in ogni caso prescritte.

    Secondo Turco «non è statisticamente possibile che nella Curia di Verona nessuno sapesse nulla». Nei giorni subito successivi alla denuncia, mons. Zenti aveva parlato di «un teorema inconsistente, fabbricato per ottenere i beni della congregazione».

    http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=50586&sez=NORDEST

  • Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sa…dofilia/2063899

    Santità e pedofilia
    di Paolo Tessadri
    Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    Bruno, il ‘bello’ del collegio, viso angelico e occhi azzurri, capelli ricci biondo-castani, lo ha indicato tra coloro che avrebbero abusato di lui. Un alto prelato che si sarebbe intrattenuto con lui nel 1959, quando aveva 11 anni e viveva con altri bambini sordi nell’Istituto Provolo. Una denuncia circostanziata, quella di Bruno, che indica l’alto prelato in monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è stato avviato quattro anni fa un processo di beatificazione. Ma dopo le accuse di 15 degli ex allievi sordomuti riuniti nell’Associazione Provolo contro sacerdoti pedofili rivelate da ‘L’espresso’ nel numero della scorsa settimana, il processo di beatificazione è stato sostanzialmente sospeso. La Curia, che ha reso noto il nome del monsignore, dovrà trasmettere al Vaticano i nuovi elementi perché vengano valutati.

    Gli ex allievi, bambini e bambine affidati all’Istituto per sordi, hanno descritto tre decenni di molestie commesse da 25 tra religiosi e fratelli laici: l’ultima risale al 1984. Fatti che per il codice penale non costituiscono più reato. Ma le accuse rivolte contro monsignor Carraro sono l’elemento che ha maggiormente indignato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Dopo un primo comunicato in cui parlava di “profonda sofferenza e di accertamento della verità”, ha poi alzato i toni: “Una montatura infamante, menzogne”. Il vescovo ha attaccato il presidente dell’Associazione, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe “plagiato” i sordi: “Sospetto che le dichiarazione le abbia firmate lui”. Inoltre ha ribadito le accuse di “ricatto” per ottenere una serie di richieste economiche. Richieste che s’incentrano sulla sede dell’Associazione, di proprietà dell’Istituto Provolo, da dove sono stati sfrattati. Immediata la riposta dell’Associazione: “Il problema della sede è inesistente, ci hanno domandato 200 euro al mese, dopo una prima richiesta di 3 mila. Noi non abbiamo accettato e ne abbiamo trovata un’altra. Un ricatto per 200 euro, ma siamo matti? E perché non ci ha denunciato?”. La loro versione è opposta a quella della Curia: “I nostri problemi sono cominciati più di tre anni fa, quando abbiamo denunciato i casi di pedofilia all’arcivescovado. Da allora hanno cercato di cancellare la nostra presenza e la nostra voce. Ma i sordi parlavano di abusi già 30 anni fa. Visto che il vescovo parla di ricatto, l’Associazione è pronta a querelarlo”, riferiscono i portavoce Giorgio Della Bernardina e Marco Lodi Rizzini.

    Nella loro sede il clima è sereno. Ogni sera qui si ritrovano più di cento persone, di tutte le età. Giuseppe è uno dei 15 ex allievi del Provolo che hanno scritto l’atto d’accusa. Fa parte dell’Ente nazionale sordi e non nasconde l’irritazione per le parole del vescovo: “Io ho firmato tutto volontariamente e consapevolmente. L’ho confessato a mia moglie tre anni fa che sono stato sodomizzato e all’epoca abbiamo denunciato tutto alla Curia. Dopo l’uscita de ‘L’espresso’ ne ho parlato anche con mia madre, che ha 88 anni. Così mi sono finalmente tolto questo peso dalla coscienza. Ma non ho mai voluto figli, perché non nascessero sordi e potesse accadere anche a loro”. Bruno quando parla di quegli incontri in Curia non riesce a fermare le lacrime. Sessant’anni, timido per carattere, ha paura di rendere pubblico il suo nome: “Avrei troppa vergogna, come allora”. È pronto a ripetere le sue accuse davanti a qualunque giudice, ma in Curia “no, mai più”. Ricorda bene quel prelato e quegli incontri, cominciati poco prima del Natale 1959. Era arrivato, verso le 22, accompagnato da un fratello, oggi ancora in vita. Partivano dal Provolo a piedi o in auto. Cinque incontri dagli 11 ai 14 anni, sempre di sera, ad esclusione di uno, il giorno del diploma di terza media. Il vescovo lo fa accompagnare alle 10, poco prima dell’interrogazione. L’esame non lo fece, tuttavia il vescovo avrebbe telefonato in sua presenza al Provolo e ricevette lo stesso il diploma. Lui non è iscritto a nessuna associazione: in questi anni si è tenuto dentro il dolore. “Ma ora”, dichiara, “è giusto parlare”.
    (04 febbraio 2009)

  • Le tappe della vicenda ricostruita dal gionale L’Arena

    Le tappe della vicenda ricostruita dal gionale L’Arena

    * 26/01/2009

    Verona. La vicenda che ha portato alla pubblicazione su L’Espresso di un servizio in cui 15 sordi veronesi accusavano sacerdoti e confratelli della Congregazione di Maria per l’educazione dei sordomuti, insegnanti nell’istituto Provolo, di violenze e abusi sessuali commessi in un arco di tempo che va dagli anni ’50 al 1984, ha avuto una accelerazione nelle ultime settimane, ma era nota da tempo ai vertici della diocesi. Vediamo di ricostruirne la cronistoria.

    PRIMO INCONTRO. Risale al 4 ottobre 2006 la prima visita in Curia. In 52 si presentano da monsignor Franco Fiorio, il vicario di padre Flavio Roberto Carraro. «Abbiamo parlato di molti problemi, ma soprattutto di pedofilia», dice Giorgio Dalla Bernardina, «preoccupati per un progetto che lasciava presagire che proprio dove molti di noi avevano subito abusi potevano essere messi a contatto dei medesimi violentatori bambini sino a dieci anni con difficoltà familiari». Il vicario prende nota e informa il vescovo, che all’epoca è ancora padre Carraro, il quale però è sul piede di partenza.

    SECONDO INCONTRO. Avviene il 20 luglio 2007. A poche settimane dall’insediamento a capo della diocesi, è monsignor Giuseppe Zenti a ricevere – «da solo», sottolineano – una delegazione di sette persone dell’Associazione Provolo. «Per quasi tre ore abbiamo parlato dei casi di pedofilia nell’istituto, che riguardavano 14 tra preti e confratelli della congregazione ancora vivi e 11 defunti».

    TERZO FACCIA A FACCIA. L’incontro si ripete il 15 ottobre 2007, a un anno dal primo. E sempre con monsignor Zenti.

    LUGLIO 2008. Intanto nell’estate 2008 si alza il livello delle tensioni tra l’Associazione Provolo, che raggruppa oltre il 90% dei sordi veronesi, e la congregazione. Tensioni iniziate l’estate precedente, con manifestazioni di protesta e volantinaggi a San Zeno di Monatgna, davanti alla Tenuta dei Cervi, di proprietà della Fondazione Bonoris, sede delle colonie estive per sordi e dal cui accesso gli aderenti dell’associazione presieduta da Dalla Bernardina si sentivano esclusi o quantomeno boicottati.

    LA LETTERA. Di fronte al silenzio della Curia l’8 agosto 2008 l’associazione scrive a mons. Zenti, ricordando gli incontri precedenti ed elencando i punti su cui chiede risposta. «1. Pedofilia e abusi sessuali; 2. rapporti con l’istituto Provolo; 3. sfratto dalla sede di via Rosmini 6; 4. trasferimento di sordomute anziane, sane di mente, in strutture per disabili mentali; 5. sottotitolazione delle sante messe; 6. rapporti con Ens». In caso di una ulteriore mancata risposta, dicono di sentirsi costretti «ad adire altre vie».

    LA RISPOSTA. La frase viene interpretata dal vescovo come una minaccia non troppo velata e la risposta vergata di proprio pugno da Zenti arriva per fax il 18 settembre successivo. «Signor presidente», scrive, «il tono minaccioso della sua lettera non mi consente di entrare in dialogo, anche perché lei non può conoscere tutti i passi da me fatti per risolvere alcune questioni. Sto in attesa che gli animi si sbolliscano, auspicando anzitutto un dialogo, sereno e fraterno, con gli altri interlocutori».

    ACCORDO CON L’ENS. Intanto, nei giorni a cavallo di Ferragosto erano continuate le proteste. La frattura si allarga ai primi di ottobre, quando tra istituto Provolo ed Ente nazionale sordi c’è un accordo per la realizzazione di alcune attività durante l’estate alla Tenuta Cervi e di una serie di altre iniziative che coinvolgono la sede che l’Istituto ha al Chievo.

    LE TESTIMONIANZE. E parte la registrazione delle testimonianze di 15 sordi, che denunciano abusi sessuali e violenze pubblicate su L’Espresso. Il resto è cronaca di questi giorni. Le vicende – denuncia della pedofilia e contenziosi tra associazione e congregazione – si intrecciano. Ma anche se ci fosse una forma di pressione strumentale, ciò non toglie l’obbligo di un chiarimento completo su quanto denunciato. Anche perché, a detta di Marco Lodi Rizzini, altre testimonianze si vanno aggiungendo spontaneamente in questi giorni.G.B.

  • A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    “Chiudendo la porta su qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’Istituto Sordomuti, dichiara: “Impossibile indagare su questi fatti!”

    Perché mai, mi direte? Semplice: perché sono successi più di 25 anni fa. Ma per fortuna, le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria.

    Già, non ha i tempi della giustizia ordinaria; ha gli eterni della Giustizia straordinaria, la quale, in attesa del processo, consente, per sua norma, il piede libero a tutti gli accusati.

    Il procuratore, inoltre, “ esclude, categoricamente, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di Don Zenti, pronunciate due giorni fa.

    Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’Associazione Provolo. “ Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste”.

    Per il Procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione.

    Che se ne ricava da questo? A mio vedere, se ne ricava che il Zenti non ha denunciato chi dell’Associazione l’avrebbe ricattato, e chi si è sentito diffamato dallo Zenti per tale dichiarazione, non ha denunciato il Vescovo.

    A domanda risponde don Danilo Corradi del Provolo.

    Auspicando voglia di chiarezza, il Corradi dichiara “ a parte un seminarista che è stato rimandato in famiglia, mai ho avuto segnalazioni di reali fatti, concreti, accaduti… “ E che voleva, il Corradi, per provvedere? Il morto in casa?!

    Mi meraviglio di lei, don Corradi. Nei corridoi dei Collegi al massimo della concretezza, si susssssurrra!

    Concreti, reali, accaduti, al massimo, li si dice nei confessionali, ma lì, cadono come “corpo morto cade”, caro Corradi, perché il segreto confessionale attorciglia nella comune paccia di quel dogmatico silenzio, sia l’animo del confessore che quello di chi si confessa!

    Il quale, ovviamente, si duole si pente e promette di non farlo più!

    Sino alla prossima volta, evidentemente, se ciò che hanno narrato le vittime ( due volte vittime perché hanno aspettato più di 25 anni per parlare ) è realmente, concretamente accaduto, secondo quanto si aspetta il Corradi!

    Neanche il Corradi sostiene il bisogno di un’indagine, perché, “padri non ci sono, confratelli non c’è ne sono più, non possono rispondere, non possono parlare.”

    Tutti buttati fuori dal Provolo? Tutti buttati fuori dalla chiesa? Tutti morti? Non lo dice, ed io non lo so, ma il Corradi che pure pretende fatti, accadimenti, concretezza, quando gli fa comodo lascia affermazioni in sospeso.

    A domanda risponde il patriarca di Venezia.

    “ I direttori di giornali che hanno giudicato “che non si poteva non farlo” si sono mossi sul verosimile o hanno avuto la vera passione alla verità?” Che cacchio significa?!

    E che altro vuol dire “hanno giudicato che non si poteva non farlo” se non che qualcuno ha chiesto loro di non farlo?!

    Chi, gliel’ha chiesto? L’associazione Provolo? Non direi proprio! Al che, non ci resta che la chiesa! O no?!

    “Vera passione per la verità”? Ma che sta dicendo, sto Angelo?!

    Non esisterebbero istituzioni ecclesiastiche, se le chiese avessero vera passione per la verità detta da chi è andato a morire a cavallo di una mula! Ma forse, l’Angelo intendeva passione per le umane verita’.

    E cosa gli fa pensare che i Direttori dei giornali ci provino meno dei preti, o con la stessa possibilitàdi errore in cui possono cadere i preti!

    Comunque sia, ai Media gli sta bene questo schiaffo! I Media dovrebbero smetterla di considerarci come clienti da frutta e verdura!

    Dovrebbero smetterla di presentarci le mele più lucide sopra e sotto quelle meno lucide!

    Ci diano mele e basta! Ma anche i giornali sono botteghe! Rassegnamoci noi, e si rassegni l’Angelo.

    A domanda risponde il vescovo di Padova.

    Accusa pesante, infamante… senza nomi e cognomi… non circostanziata… senza approfondimento … senza un’analisi ben chiara… Auspica, poi, che la stampa tratti la faccenda con “delicatezza” e “voglia di verità”.

    Nella cronaca dei fatti pubblicata da l’Arena, a parte il nome del Presidente dell’Associazione, non c’è il nome delle vittime ( o presunte tali ) tuttavia, c’è la foto di un gruppo di loro.

    Il che vuol dire, che se non altro hanno avuto il coraggio della loro faccia!

    Il don Corradi del Provolo, invece, non ha avuto neanche il coraggio di dire se i presunti violentatori sono vivi o morti!

    Con che faccia il vescovo di Padova, quindi, può dare lezioni di faccia ai Sordomuti del Provolo di Verona?

    A domanda risponde il vescovo di Vicenza.

    Parlando del vescovo di Vicenza, il Busi scrittore lo dice “quella”.

    “Non commento… “ Spesso ci si trova impotenti davanti a campagne orchestrate per confermare tesi che poi si rivelano fasulle”.

    Mi par di sentire tutti quelli che gridano al complotto quando i media li prendono in causa quando non in castagna!

    A domanda risponde l’Associazione Provolo.

    Rilanciando le accuse dall’Università, afferma: “è sempre stato difficile farsi ascoltare” . [ Credetemi, so molto bene quanto sia vero! ]

    “ Lo chiedono da anni, e mostrano copie di lettere, di dichiarazioni sottoscritte da decine di firme, di volantini.

    E raccontano.

    Riferiscono storie di violenze non solo sessuali. In alcuni casi, vere e proprie torture. Sempre su l’Arena, da un articolo di Giancarlo Beltrame, estrapolo:

    “Racconta un sordo, che ora ha molti decenni in più: sono entrato al Provolo che avevo otto anni. A 11, un prete, ( di cui fa il nome ma che il giornalista non pubblica, forse per tenerezza e voglia di verità ) in piedi davanti a tutti noi ragazzi sordo muti, afferra un bastone grosso come un due euro, picchia sulla schiena un nostro compagno sino a che il bastone si spezza, ne prende un altro più grosso e lo picchia sino a che si spezza anche quello, poi prende una cinghia perché “quella almeno non si sarebbe rotta”.

    Di violenze ( all’ordine del giorno ) ne racconta anche il Presidente dell’Associazione: picchiato sulle mani con un frustino, schiaffi, pugni, strattoni di capelli, pizzicotti, orecchie storte. Raccontato da un altro, ustioni da ferro da stiro sul dorso delle mani subite da un ragazzo che non voleva studiare;.

    “Nelle riunioni dell’Ente Nazionale Sordomuti ne abbiamo parlato più volte. Nessuno può dire di non aver mai saputo. ” Ma non erano creduti!

    Il Dalla Bernardina aveva detto ai suoi che c’era un prete che gli sparava proiettili di plastica e/o di gomma. Non è stato creduto neanche da loro.

    Non volevano credere che fatti del genere potessero farli i preti! Così, smise di parlargliene.

    Su di una tv locale, reazione da impossibilità a credere, l’hanno avuta anche due pensionati ed una donna sulla quarantina.

    Impossibile!!!!

    La signora sulla quarantina ha detto: mi cadrebbe tutto un mondo, se fosse vero!

    Capite adesso perché quei ragazzi hanno taciuto?

    Hanno taciuto perché la vernice di certi sepolcri, comunque sia il morto e/o il tempo di sepoltura, e’ sempre bianca.

    E con questo, anch’io ho risposto alla tua domanda, Giulietta.

  • Pedofilia/ Provolo, il procuratore:”Non ci sono elementi per aprire un’indagine”

    Pedofilia/ Provolo, il procuratore:”Non ci sono elementi per aprire un’indagine”

    PEDOFILIA. Il procuratore Mario Giulio Schinaia chiude la porta su qualsiasi possibile sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’istituto sordomuti «Bisogna smetterla di pensare che la magistratura possa risolvere tutti i mali della nostra società» 25/01/2009

    «Non possiamo fare indagini sui fatti di pedofilia, verificatisi al Provolo».
    Il procuratore Mario Giulio Schinaia chiude subito la porta a qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda dell’istituto per sordomuti nel quale, secondo una lettera di una sessantina di frequentatori di quella scuola, sarebbero avvenuti abusi per una trentina d’anni fino al 1984.

    E proprio i 25 anni trascorsi da quando sono avvenuti gli ultimi episodi di quelle terribili violenze, rappresentano uno scoglio insuperabile per poter aprire un fascicolo, inserendo i nomi dei responsabili di quegli abusi. Oltrettutto mancano anche le querele delle vittime di quei soprusi e si tratta di fatti molto delicati per i quali servono sempre indagini molto scrupolose. Il procuratore, poi, invita a smetterla di pensare che «la magistratura possa essere sempre la soluzione di tutto ciò di male che accade nella nostra società».

    In questa brutta vicenda, ci sono altri attori in campo ad iniziare dall’autorità ecclesiastica. «Se fosse vero», premette Schinaia, «che i vertici della chiesa non hanno fatto nulla per tutelare quei giovani sordomuti, ciò mi lascerebbe perplesso». Il procuratore poi ricorda che «le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria». I vertici della Chiesa veronese, insomma, potevano intervenire «se erano a conoscenza di queste violenze, adottando provvedimenti nei confronti dei responsabili».

    Non va giù poi al procuratore che questi fatti siano stati denunciati ai mass media prima che all’autorità giudiziaria: «Mi rammarica che non sia arrivata nessuna segnalazione in procura se non a così tanto tempo di distanza con la pubblicazione di questi fatti sui giornali». D’altro canto, però, il procuratore ha parole di «apertura» verso le vittime di queste violenze: «È comprensibile che questi soggetti non hanno denunciato questi fatti per vergogna o per altri motivi».

    Spettava a chi sapeva, insomma, denunciare gli abusi. Il procuratore esclude categoricamente, infine, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di monsignor Zenti, pronunciate due giorni fa.
    Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’associazione Provolo.
    «Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste», aveva detto Zenti. Per il procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione. GP.CH.

    L’Arena 25 gennaio 2009

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  • USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    Esce un libro sulla violenza sessuale nelle diocesi americane
    sabato 24 gennaio 2009 , di la Repubblica

    Cifre realistiche indicano tra i quaranta e i sessantamila casi negli Usa

    Una delle autrici del dossier ha assistito alle riunioni a porte chiuse dei vescovi

    Denunce che vengono dall´interno dell´area cattolica

    Non è il celibato in sé a favorire le pulsioni trasgressive

    Non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici ma la riflessione sull´istituzione e sulle vittime, in maggioranza ragazzi in età pre e post puberale

    di MARCO POLITI

    Le voci dall´inferno sono innumerevoli. «Accadde quando il sacerdote J. era chierichetto. Un giorno, dopo la messa, il prete si mise davanti a J. con il pene eretto e guidò le sue mani fino a raggiungere l´orgasmo… Quando entri in sacrestia, dopo aver servito messa, padre Bill ti dice che hai fatto un buon lavoro e tu sei felice e orgoglioso. Il tuo prete ti offre di aiutarti a sfilare la veste, scherzando. Ma appena l´ha sollevata, padre Bill la spinge sulla tua faccia con una mano mentre con l´altra si sbottona i pantaloni e si spinge dentro di te… Andai su e c´era il buon padre Donald, fumammo insieme (dell´erba) e poi mi fece delle proposte. Era la prima volta che qualcuno soddisfaceva me e mi piacque molto… Il dodicenne Julian fu abusato per tre anni da padre Scott, il quale gli aveva detto che per ricevere la cresima avrebbe dovuto partecipare a speciali sessioni di consulenza… All´età di cinque anni X cominciò ad essere prelevato da letto e portato sul divano del sacerdote (ospite dei genitori), che lo stendeva sopra di sé… I miei ricordi più terribili sono di noi due, io e padre Larry, che facciamo sesso nella mia stanza e dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia… La chiesa nella quale fui violentata era la stessa in cui i preti ascoltavano le confessioni, era la chiesa in cui tutti i figli della mia famiglia si sono sposati e alcuni nipoti battezzati, e in cui sono sepolti i miei genitori».

    Il panorama è devastante. Quando papa Ratzinger è stato in America nell´aprile scorso il nuovo cardinale di Boston, Sean O´Malley, lo ha fatto incontrare con un piccolo gruppo di vittime di abusi che portavano con sé un libriccino con i nomi di altri mille abusati. Mille. Proviamo a trasporre la cifra in una diocesi come Torino, Bologna o Genova. Mille casi nascosti, insabbiati, negati e poi faticosamente portati alla luce. Ma basta già lo scandalo esploso ora a Verona, dove decine di ex allievi di un istituto per sordomuti, ormai adulti, hanno denunciato abusi sistematici da parte di esponenti del clero avvenuti nell´arco di un trentennio, per mostrare ciò che può nascondersi dietro la facciata della normalità quotidiana.

    Le statistiche (come i processi) negli Stati Uniti sono impietose. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati. Ma tutti i poliziotti sanno che le statistiche dei furti sono per difetto, perché riguardano solo gli episodi denunciati. Lo stesso vale per gli abusi sessuali. E così le cifre realistiche indicano in quaranta-sessantamila i casi di violenza subiti da minori da parte di predatori in tonaca. La media dei preti diocesani coinvolti è del 4,3 per cento. Certe annate di ordinazioni sacerdotali hanno prodotto tassi specialmente alti di preti-predatori. Otto per cento nel 1963, nel ´66, nel ´70, nel ´74. Addirittura 9 per cento nel 1975.

    Atti impuri. La piaga dell´abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O´ Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina, pagg. 294, euro 20) non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici americani e portato alla bancarotta per risarcimenti più di una diocesi, ma è soprattutto un´analisi dell´istituzione in cui tutto ciò è potuto avvenire e una riflessione sugli individui colpiti, in maggioranza maschi tra gli undici e i diciassette anni nell´età pre o post-puberale, quando la psiche è maggiormente fragile. Riflessioni e denunce che vengono dall´interno stesso della Chiesa cattolica. Mary Gail Frawley-O´ Dea, una delle curatrici del dossier, è stata l´unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane.

    Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato. Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma è l´«opportunità» che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso. Non è il celibato in sé – come astensione da relazioni sessuali – a favorire le pulsioni all´abuso, ma una concezione del celibato come «integrità» ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiore. Non è tanto questione di trasgredire divieti, ma di personalità che scoppiano perché educate a idealizzare il sacerdozio e che non reggono l´urto con il quotidiano. Del tutto falso, poi, è che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno.

    La vicenda non riguarda solo l´America, riguarda l´Italia, l´Irlanda, la Polonia, tutte le nazioni cristiane in misura variabile. L´America è solo il laboratorio di uno studio approfondito che interessa tutta la Chiesa. L´aspetto fondamentale è che le vittime sono «superstiti», carichi di ferite, segnati dall´orrore o dalla manipolazione della propria personalità. «Papa, funzionari del Vaticano e vescovi – scrive il domenicano Thomas Doyle – hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Non è questione di brevi incontri dei papi con i «sopravvissuti» né di alcuni interventi, che condannano la mostruosità degli abusi. Il fatto è che finora né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell´istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l´ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l´esempio è assolutamente negativo.

    Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori.

    Lo si coglie dalle strategie di fuga sistematicamente messe in atto dalla Chiesa allo scoppio di uno scandalo. La vittima ha enormi difficoltà a farsi sentire, i «superiori» invitano al segreto, il primo riflesso è di trasferire i colpevoli in altra parrocchia, poi si accusano i media, infine si pensa che il risarcimento economico chiuda la vicenda, magari concentrando l´attenzione sulla Chiesa «ferita».

    Così rimane al centro l´istituzione e non la vittima. E invece gli abusi pongono interrogativi di fondo. E´ pronta la Chiesa a formare preti disposti a crescere con la propria comunità, ad ascoltarla, a considerarsi guide che «imparano» smettendo di autorappresentarsi in versione super-sacralizzata di «altro Cristo»? Il pastore che non è nutrito, sottolinea la pastora anglicana Anne Richardson, «divorerà la pecora».