Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sordomuti

  • “Abusi su bambini sordomuti. E Papa Francesco sapeva”. Inchiesta del Washington Post su un nuovo caso che attraversa due continenti

    “Abusi su bambini sordomuti. E Papa Francesco sapeva”. Inchiesta del Washington Post su un nuovo caso che attraversa due continenti

    Una lunga indagine di WP svela uno dei peggiori scandali della Chiesa che sarebbe stato ignorato dal Vaticano

    Presunti abusi su bambini sordi, coperti dalla Chiesa di Papa Francesco. È una vicenda sollevata da una approfondita inchiesta del Washington Post su uno “dei peggiori scandali” di abusi nella Chiesa che riguarda sacerdoti in Argentina e in Italia. Al centro l’istituto religioso per sordomuti Antonio Provolo e tredici persone accusate, più una quattordicesima che si è dichiarata colpevole di abusi sessuali, compreso lo stupro, ed è stata condannata a dieci anni di reclusione.

    A capo della banda, scrive il Washington Post, un sacerdote 80enne italiano dal nome Nicola Corradi, atteso a processo nel mese di marzo.

    Corradi era il direttore spirituale della scuola e aveva una carriera decennale che attraversava due continenti. E così il suo arresto alla fine del 2016 sollevò una domanda immediata: la Chiesa cattolica aveva la sensazione che potesse essere un pericolo per i bambini?

    Secondo il Washington Post, che ha condotto una inchiesta attraverso revisione di tanti documenti, lettere private e dozzine di interviste sia in Italia sia in Argentina, sia i funzionari della Chiesa, sia Papa Francesco, furono avvertiti ripetutamente sul gruppo che perpetrava abusi nell’istituto. Ma nessuno ha mai preso provvedimenti o assunto azioni nei confronti dei sospetti, né tantomeno di Corradi.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/19/abusi-su-bambini-sordomuti-e-papa-francesco-sapeva-inchiesta-del-washington-post-su-un-nuovo-caso-che-attraversa-due-continenti_a_23672815/

  • Chiesa e pedofilia, denunciato lo Stato italiano per omesso controllo sui vescovi

    Chiesa e pedofilia, denunciato lo Stato italiano per omesso controllo sui vescovi

    FEDERICO TULLI 

    Per giorni ha tenuto banco la notizia che papa Bergoglio sapesse delle accuse contro l’ex arcivescovo McCarrick, e che non sia intervenuto. In Italia ci sono quattro casi di insabbiamento identici a quello sollevato da mons. Viganò. Ma la stampa e le istituzioni fanno finta di niente. Per questo motivo Rete L’Abuso onlus– che fa parte della Ending clergy abuse, una associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili – durante una conferenza stampa che si è tenuta presso la sede del Partito radicale a Roma ha annunciato questa mattina un esposto-denuncia nei confronti del governo italiano per omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche responsabili di insabbiamento dei casi suddetti, in violazione delle norme di attuazione della Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali.

    Il nostro settimanale è l’unica testata giornalistica italiana che ha seguito sin dall’inizio questa vicenda. In particolare, la battaglia di civiltà condotta da Rete L’Abuso insieme all’associazione Sordi del Provolo affinché le 67 vittime dell’istituto veronese per sordomuti ottenessero giustizia. Sull’esposto – che sarà depositato contestualmente presso le procure di Roma, Milano, Pavia Napoli e Savona – ci sono anche le loro firme.

    Per approfondire:  – 

    https://left.it/2018/10/03/chiesa-e-pedofilia-denunciato-lo-stato-italiano-per-omesso-controllo-sui-vescovi/

  • Abusi al Provolo, nuova denuncia per prete veronese

    Abusi al Provolo, nuova denuncia per prete veronese

    Don Nicola Corradi, prete veronese di ormai 83 anni che da diverso tempo è in Argentina, ha ricevuto una nuova denuncia per abusi sessuali.

    Come scrive Laura Tedesco sul Corriere di Verona a pagina 8, l’uomo è in attesa dell’inizio del maxi processo che lo vede accusato di pedofilia assieme ad altre 11 persone (tra cui una suora giapponese) dell’istituto Provolo, scuola per bimbi sordomuti con sede centrale a Verona e altre sedi distaccate in Sud America.

    L’istituto è stato prima chiuso, dopo le indagini, e ora acquistato dal comune argentino di Lujan de Cuyo, che lo trasformerà in un centro civico.

    https://www.vvox.it/2018/09/21/abusi-al-provolo-nuova-denuncia-per-prete-veronese/

  • Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Nonostante il silenzio osservato finora dalla magistratura circa l’identità dei sacerdoti coinvolti nelle indagini, i media nazionali hanno già rivelato i primi nomi dei chierici sospettati di pedofilia

    La Chiesa cattolica argentina, come quella cilena, si trova oggi costretta a fronteggiare uno “scandalo pedofilia”.

    La magistratura ha infatti disposto ispezioni in diversi istituti religiosi del Paese, al fine di trovare riscontri alle segnalazioni fornite da centinaia di presunte vittime di abusi sessuali. Secondo queste ultime, i crimini sarebbero avvenuti tra il 1987 e il 2018 e né le gerarchie ecclesiastiche argentine né la Santa Sede avrebbero mai adottato provvedimenti sanzionatori ai danni dei sacerdoti pedofili. Nella patria di Papa Francesco, i soggetti imputati per abusi su minori rischiano fino a cinquant’anni di reclusione.

    La Procura di Buenos Aires ha conferito alla Polizia federale il mandato di ispezionare due scuole gestite da religiosi, una situata nella città di La Plata e l’altra nella provincia di Mendoza. Il quotidiano Clarín e Fox News sostengono che gli istituti oggetto degli accertamenti apparterrebbero alla Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti, ente di assistenza ai minori affetti da disabilità fondato a Verona nel 1840 dal sacerdote Antonio Provolo. Secondo i media, le autorità sarebbero entrate in possesso di “documenti cruciali”per l’incriminazione di chierici argentini sospettati di avere commesso, negli ultimi trent’anni, reiterati abusi su minori all’interno delle strutture educative. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sui religiosi coinvolti nello scandalo, ma i media hanno già rivelato i primi nomi.

    Clarín e Fox News affermano infatti che la magistratura avrebbe individuato, nella scuola situata nella provincia di Mendoza, nel Nordovest del Paese, elementi utili a dimostrare la colpevolezza di Nicola Corradi e Horacio Corbacho, sacerdoti già accusati in passato di pedofilia da ex studenti degli istituti gestiti dalla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. Gli organi di informazione, in particolare, rimproverano alla Santa Sede di non avere adottato sanzioni tempestive ai danni di Corradi. La Curia romana sarebbe dal 2009 a conoscenza delle accuse rivolte in Argentina al prelato. Da quell’anno, nessun provvedimento sarebbe stato adottato dal Vaticano ai danni del presunto pedofilo. I media hanno sottolineato il fatto che, nonostante l’impegno antipedofilia promesso da Papa Francesco, le indagini disposte dalla Santa Sede nel 2016 al fine di accertare reati riconducibili a esponenti del clero argentino non avrebbero “minimamente sfiorato” Nicola Corradi.

    La piaga della pedofilia nella Chiesa è stata ripetutamente condannata dal Pontefice, il quale ha anche istituito dei tribunali interni al Vaticano con il compito di giudicare gli alti prelati accusati di avere coperto gli autori di abusi su minori. Nonostante le numerose iniziative dirette a contrastare tali crimini, Francesco è stato recentemente criticato da alcuni detrattori per non avere rimosso dai rispettivi incarichi vescovi e cardinali responsabili di reati sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/argentina-scandalo-pedofilia-si-abbatte-sulla-chiesa-1573281.html?mobile_detect=false

  • “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    TPI ha intervistato Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”, che a 12 anni è stato abusato dal prete della sua parrocchia e oggi non si accontenta delle “scuse ad hoc” di Papa Francesco

    di Viola Stefanello

    Francesco Zanardi aveva soltanto 12 anni quando è stato abusato per la prima volta dal prete della sua parrocchia, a Savona. Era il 1981.

    Il suo parroco era quel don Nello Giraudo che soltanto nel 2017 è stato condannato a un anno e due mesi di carcere per violenza sessuale su un minore. I ragazzini da lui molestati negli anni, però, sono decine e decine.

    Raccontando, insieme a tante altre vittime di pedofilia del clero italiano, la propria storia al fotografo Tomaso Clavarino per il suo progetto Confiteor, Francesco – che oggi ha 48 anni – ricorda di non essere stato il solo.

    “Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno né l’altro”, ha detto.

    “Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre, noi che non avevamo nessuno…”.

    Oggi, Francesco è il fondatore e direttore della Rete L’Abuso, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero nata nel 2010.

    La decisione di chiamarsi sopravvissuti, e non vittime, non è causale: sono sopravvissuti, infatti, “ai tanti tentativi di suicidio che uno sconvolgimento psicologico dato dai danni dell’abuso causano”.

    TPI ha parlato con lui per discutere dell’ultimo gigantesco scandalo di pedofilia che ha colpito la Chiesa Cattolica quando si è scoperto che negli Stati Uniti potrebbero essere trecento i religiosi coinvolti in un’inchiesta, scaturita dalle indagini iniziate diciotto mesi fa, per aver molestato oltre mille bambini nell’arco di settant’anni.

    Papa Francesco si è espresso duramente contro quanto avvenuto in seno alla Chiesa di cui lui è il massimo leader, innanzitutto con una lettera di scuse indirizzata all’oltre un miliardo di cattolici al mondo.

    “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”, ha scritto il pontefice.

    Ma per Francesco Zanardi e le altre vittime di abusi da parte di membri del clero, queste scuse sono troppo poco, troppo tardi.

    “Sono le ennesime scuse di facciata: se venissi investito da una macchina e finissi in sedia a rotelle, basterebbe sentirsi dire ‘mi scusi tanto, non lo faccio più’?”, domanda.

    “Infatti le associazioni delle vittime dopo queste sparate, che sono un po’ fatte per quietare l’opinione pubblica, sono infuriate”.

    Un esempio lampante di questa ingiustizia è quello offerto proprio dal suo molestatore, che nella sua “carriera da pedofilo” ha fatto più di settanta vittime.

    “Il mio abusatore gira per Savona tranquillamente, non fa più il prete ma non è stato denunciato dalla Chiesa. Della settantina di vittime, ne è stata risarcita una”, spiega.

    Quanto è diffuso il problema dei preti pedofili in Italia

    Che della piaga della pedofilia la Chiesa faccia fatica a sbarazzarsi è sotto gli occhi di tutti.

    In Italia non esistono dati ufficiali, ma la Rete L’Abuso conta più di 300 preti pedofili nella propria mappa del Bel Paese, aggiornata al 25 agosto 2018, che elenca tutti i sacerdoti condannati o indagati in giro per lo Stivale.

    Nonostante questo, nel nostro Paese una vera e propria inchiesta di larga scala al riguardo non c’è mai stata.

    Da noi, infatti, il presidente della Rete L’Abuso spiega che “quando un prete diventa troppo pericoloso per essere lasciato in una parrocchia, viene mandato in una bella comunità per bambini in difficoltà, così alla fine della giornata i bambini non tornano a casa e la Chiesa non corre pericoli che il sacerdote venga denunciato”.

    All’epicentro di questa “abitudine” sta un centro per bambini sordomuti, l’Istituto Antonio Provolo di Verona, dove la Rete ha contato nel tempo 27 preti pedofili e almeno 130 vittime.

    “Al Provolo, escludendo i preti ormai morti, ce ne sono ancora 17 che sono ancora sacerdoti. Uno di questi 17, don Nicola Corradi, è stato arrestato nel novembre 2016 e accusato di aver molestato 24 ragazzini, tutti sordomuti. Quando è diventato pericoloso l’hanno inviato all’Istituto Provolo di La Plata, in Argentina, e lì ha continuato la sua carriera di pedofilo”, racconta Francesco Zanardi.

    La differenza tra noi e l’estero, secondo lui, è l’approccio al problema: lì “c’è una magistratura e ci sono dei governi che fanno commissioni di inchiesta: in Italia questo non succede”.

    E rincara la dose, aggiungendo: “In Italia credo che quando lo Stato farà una commissione d’inchiesta e la magistratura farà delle indagini, credo che purtroppo oltrepasseremmo ampiamente i dati degli altri Paesi”.

    Parlando del lavoro da loro svolto con la mappa interattiva, che conta più di 300 sacerdoti accusati o condannati per pedofilia, un veloce calcolo fa comprendere la vastità del problema nel nostro Paese.

    “Se si moltiplica 300 per il numero di vittime che ha fatto qualcuno come il mio abusatore, che erano una settantina, il numero è enorme”. Non a caso negli 8 anni in cui la Rete ha raccolto testimonianze di sopravvissuti alle molestie da parte del clero, si sono fatte avanti più di 700 persone.

    Un quadro legale sconfortante

    Tra stigmatizzazione e procedure fumose, intraprendere delle azioni legali per le vittime minorenni, anche a distanza di anni, è molto difficile.

    “Ci sono delle gravi conseguenze dal punto di vista psicologico, al di là del tentativo di suicidio, come le dipendenze in cui cade spesso chi ha questo genere di trauma. Ma quando le vittime chiedono giustizia alla Chiesa e scoprono qual è davvero la giustizia della Chiesa, è la mazzata finale”, afferma Zanardi.

    Infatti, continua il presidente dell’associazione dei sopravvissuti, “di giustizia nella Chiesa non ce n’è. Ci sono delle scuse del Papa fatte ad hoc quando servono, ed è finita lì. Nessun aiuto per la vittima. 99 volte su 100 nessuna denuncia nei confronti del prete”.

    La cosiddetta “cultura dell’insabbiamento” nella Chiesa cattolica, denunciata anche dal Papa negli scorsi giorni in seguito all’enorme scandalo degli Stati Uniti, fiorisce proprio grazie al fatto che l’istituzione religiosa più grande del mondo li vuole evitare, questi scandali, e preferisce non denunciare.

    E se, ancora nel 2015, il Papa annunciava la nascita di un tribunale per i vescovi che occultano i casi di pedofilia, questo organo non ha mai visto la luce.

    Ma, secondo Francesco, il problema è proprio che a giudicare questi casi non dovrebbe essere il Vaticano, ma la magistratura.

    “È inutile che il Papa pianga perché c’è la cultura dell’insabbiamento. Se io fossi un vescovo e avessi la facoltà di spostare il mio prete non andrei certo a sputtanarmi dicendo “ho un prete pedofilo in casa”, dice il 48enne, scusandosi per il “francese”.

    Sono in molti a credere che il problema risieda anche nel fatto che, ad oggi, per il Vaticano la pedofilia sia un reato contro la morale, e non un crimine contro la persona.

    “Ora la pedofilia per la Chiesa è considerata come un’offesa a Dio. In un processo canonico, il prete e la vittima vengono messi sullo stesso piano perché per loro la vittima non è la reale vittima. La vittima è Dio”, spiega l’uomo. Aspramente aggiunge: “A me questo può anche andare bene, ma non dimentichiamo esiste anche una vittima vera”.

    https://www.tpi.it/2018/08/29/vittime-preti-pedofili-italia/

  • Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    L’83enne religioso veronese è stato arrestato nel novembre 2016 in Argentina insieme ad altre 6 persone, mentre in tutto sono 13 gli imputati per i presunti episodi che si sarebbero verificati nella sede sudamericana dell’istituto Provolo

    Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    Nel novembre 2016 era stato arrestato in Argentina con l’accusa di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo e ora arriva la notizia che don Nicola Corradi verrà processato.
    Come riporta il quotidiano sudamericano El Clarin, è stato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana a chiedere il rinvio a giudizio per il prete veronese e anche per Horacio Corbacho, religioso argentino 57enne (a sua volta appartenente alla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti fondata da don Antonio Provolo con sede a Verona) Jorge Bordon e Armando Gomez, impiegati dell’istituto detenuti nella prigione di Boulogne Sur Mer insieme a Corbacho. Il caso ha altri nove imputati, tra cui ci sono due suore e funzionari scolastici, ritenuti complici.
    Corradi inoltre era anche finito al centro delle accuse di alcuni ex alunni della sede scaligera della scuola.

    Le indagini sono durate circa un anno e mezzo, durante il quale gli inquirenti hanno individuato 18 presunte vittime di abusi sessuali e corruzione di minori, di età compresa tra i 4 e i 17 anni, e almeno 45 fatti che si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2016. 
    Il quotidiano argentino racconta come il caso sia arrivato nelle aule di tribunale grazie al vice governatore Laura Montero (UCR-Cambiemos), la quale avrebbe ricevuto la denuncia da un’associazione: si trattava di un ex studente del Provolo, che avrebbe raccontanto delle storie di abuso che circolavano nella comunità dell’istituto. Ed ora saranno in 13 a doversi presentare in aula, 6 dei quali arrestati dalle forze dell’ordine locali: i sacerdoti Corradi e Corbacho, la suora giapponese Kumiko Kosaka, gli impiegati Bordón e Gómez e l’ex rappresentante legale della scuola, Graciela Pascual.
    All’83enne religioso veronese sono stati poi concessi i domiciliari per problemi di salute. Misura estesa anche alla suora giapponese e alla Pascual, mentre uno dei primi indiziati, il guardiano e chierichetto José Luis Ojeda è stato dichiarato inimputabile per una patologia psichiatrica.

    Il processo si svolgerà a porte chiuse per tutelare le vittime, ma la data non è ancora stata fissata, con i quattro principali imputati che potrebbero presentare ricorso al giudice di garanzia contro la richiesta del pm, allungando così i tempi.
    Nel frattempo l’avvocato di parte civile Sergio Salinas ha avanzato la richiesta per ottenere un unico processo per tutti gli accusati, così che “tutta la verità sia nota immediatamente e le vittime non siano esposte a lunghe ed estenuanti” audizioni orali.

    “Abbiamo sofferto per molto tempo. Abbiamo paura, stiamo ancora combattendo”, hanno detto le vittime a El Clarin, mentre il procuratore Stroppiana avrebbe rivelato di essere stato informato di diversi tentativi di suicidio e di aver assistito personalmente a dichiarazioni in cui le vittime “gridavano, vomitavano e addirittura cadevano a terra per il dolore“, quando raccontavano dei presunti abusi subiti. Tanto che il governo di Mendoza avrebbe offerto dell’assistenza psicologica.

    Lo stesso Papa Francesco era intervenuto dopo lo scoppio dello scandalo in Argentina, nominando commissario apostolico il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey, mentre la Direzione scolastica locale ha chiuso l’istituto, dirottando un centinaio di studenti circa in altre strutture specializzate.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-minori-provolo-argentina-chiesto-rinvio-giudizio-don-nicola-corradi-22-maggio-2018.html

  • Il prete pedofilo nell’Argentina di Papa Bergoglio

    Il prete pedofilo nell’Argentina di Papa Bergoglio

    Iniziato il procedimento nei confronti di padre Juan José Llaraz.
    -Tra il 1985 e il 1993 aveva in custodia i ragazzi che frequentavano la scuola per sacerdoti nell’arcidiocesi di Nostra Signora del Cenacolo nel Paranà.
    -L’accusa è quella di aver violentato sette minori.
    -Numerose le testimonianze a suo carico

    Di 

    Il prete pedofilo. «Arrivava nelle nostre camerate, si infilava nei letti dei ragazzi e li abusava sessualmente. Non riuscivamo a dormire per paura di dover anche noi subire le stesse cose. Non potevano fare niente. Ne parlavamo tra noi. Sentivamo le urla e i pianti dei nostri compagni ma non sapevamo che cosa accadesse. Soltanto alcuni raccontavano le sevizie. Ma dopo i pianti, si riprendevano e facevano finta di niente».
    Cronache dell’orrore dall’Argentina raccontate da uno dei settantuno testimoni che sono stati convocati dal tribunale di Paranà. Il processo che si è aperto tre giorni fa, è quello che riguarda probabilmente uno dei più grandi scandali per pedofilia che coinvolge direttamente la Chiesa.

    Ad essere riportate alla mente dovranno essere le notti da incubo vissute dai ragazzi che frequentavano la scuola per orientamento al sacerdozio nell’arcidiocesi di Nostra Signora del Cenacolo. Principale imputato è padre Juan José Llaraz, che tra il 1985 e il 1993 aveva in custodia i ragazzi che studiavano per diventare preti.
    L’accusa più infamante è quella di aver abusato sessualmente di sette minori, secondo gli inquirenti le prove sarebbero molte anche perché portate in giudizio da numerose testimonianze dirette. Una mole di racconti che rende difficile pensare che si tratti di una congiura contro il prelato prefetto della disciplina.

    Infatti secondo gli avvocati delle vittime dopo solo 48 ore dall’inizio del procedimento, come riporta il quotidiano El Clarin, il tribunale può già contare su numerosi riscontri che proverebbero i delitti. Coloro che sono stati abusati purtroppo soffrono le conseguenze ancora oggi. Diversi testimoni nella vita adulta hanno avuto problemi con alcool e droga oltre a quelli relazionali.
    C’è poi una circostanza che getta una luce ancora più odiosa sulla vicenda. Liaraz infatti, sembra scegliesse le sue vittime tra chi era più fragile. Si trattava infatti di bambini poveri, provenienti dalle provincie più lontane dell’Argentina che difficilmente sarebbero potuti arrivare a denunciare gli abusi.

    Il processo sta scuotendo il paese di nascita di Papa Francesco e arriva dopo che, lo scorso anno, proprio il Pontefice aveva deciso di usare la mano pesante contro i casi di pedofilia che riguardano i prelati. Aveva fatto scalpore il commissariamento della Congregazione che si occupa dell’educazione di Mendoza. Quì era finito agli arresti un anziano sacerdote. Una vicenda che ha avuto riflessi significativi anche in Italia in quanto la Congregazione è stata fondata dal veronese don Antonio Provolo in odore di beatificazione.Comunque, a riprova che in casi come questi esiste una difficoltà della Chiesa ad agire con celerità, rimane il fatto che il pugno di ferro venne usato solo a distanza di parecchi mesi dalla diffusione della notizia di abusi sessuali ai danni di almeno 22 bambini sordomuti.

    Il prete pedofilo nell’Argentina di Papa Bergoglio

  • Provolo: denunciati gli inviati del Vaticano per reticenza nell’indagine

    Provolo: denunciati gli inviati del Vaticano per reticenza nell’indagine

    Gli avvocati dei denuncianti e della Rete di sopravvissuti agli abusi hanno presentato la denuncia (della denuncia). Accusano di “mentire” e “coprire”.

    Di Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Gli avvocati querelanti nella causa penale che sui presunti abusi sessuali su bambini sordi nell’istituto Antonio Provolo (Carrodilla) e, l’avvocato della Rete di Sopravvissuti di Abusi Ecclesiastici di Mendoza hanno presentato nelle ultime ore una denuncia contro gli investigatori del Vaticano che sono stati a Mendoza l’anno scorso.

    La denuncia è per mancanza di collaborazione nella causa, poiché i letterati considerano che i religiosi possedevano informazioni chiave per la causa -secondo quanto loro stessi hanno dichiarato in un’udienza con il Pubblico Ministero– ma non l’hanno resa disponibile. Inoltre, il pubblico ministero Flavio D’Amore (sostituto del pubblico ministero, Gustavo Stroppiana) e lo stesso Stroppiana solleccitarono i sacerdoti a consegnare queste informazioni all’istruttoria. Ma non lo hanno fatto.

    I preti Dante Simón e Juan Martínez sono stati designati dallo stesso Papa Francesco per iniziare l’indagine sugli atti commessi dai due preti imputati e detenuti per gli episodi (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) a metà dell’anno scorso. E, nella loro funzione, ricavavano le loro prove, incontrarono i due sacerdoti e persino -secondo quanto dichiararono ai mass media in una delle loro visite a Mendoza- incontrarono una persona che fu identificata come una delle presunte vittime.

    “Si è incorsi in una disobbedienza alla richiesta e si ha mentito al Pubblico Ministero con l’intenzione di coprire. È obbligo della Santa Sede informare su questi episodi ed assicurare lo scambio di informazioni”, hanno sottolineato gli avvocati Sergio Salinas, Juan Dantiacq, Lucas Lecour e Carlos Lombardi. Inoltre, citarono il caso locale di Juan González (l’Arcivescovo di Mendoza fu condannato dalla Corte per non avere dato informazioni su un episodio di abuso) come giurisprudenza e come un’eccezione al Concordato sottoscritto tra il Vaticano e lo Stato Argentino (i sacerdoti si sono scusati in questo strumento per non avere apportato i dati della loro indagine alla Giustizia penale).

    Indagine ecclesiastica

    Su Simón e Martínez ricadde la prima tappa dell’indagine che corre parallelamente alla causa penale e che cerca di determinare la partecipazione e la responsabilità di Corradi e Corbacho nei presunti fatti. Inoltre, se con l’avanzare dell’indagine si determina che le prove sono compromettenti per i preti, questi potrebbero essere giudicati dalla Santa Sede e potrebbero persino essere scomunicati (indipendentemente dal risultato del processo penale).

    Tra le prime misure adottate dal Vaticano dopo la prima informazione derivata dagli investigatori ecclesiastici si è evidenziata la decisione di intervenire sull’ordine religioso Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti – dalla quale dipendono gli istituti Provolo- per individuare numerose irregolarità, e per l’inattività di fronte alle denunce per i presunti abusi.

    È stata la Santa Sede che ha nominato come commissario di controllo il vescovo Alberto Bochatey in seguito all’indagine.

    http://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-denuncian-a-enviados-del-vaticano-por-no-colaborar-con-la-investigacion

  • Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

    Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

    Il commissario dell’ordine religioso dichiarato che chiederanno nuovamente l’abilitazione educativa. Dalla DGE chiariscono che è “impossibile”.

    Di Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    La settimana scorsa la Giustizia ha disposto la restituzione dello stabile e del podere di 6 ettari dove ha funzionato fino a novembre del 2016 l’istituto per bimbi sordi Antonio Próvolo (Luján), lo stesso sul quale si indaga per i presunti abusi sessuali contro bimbi sordi nel quale sono imputate 14 persone (2 preti e 2 suore tra di essi). L’associazione Obra San José è la proprietaria dell’immobile e -considerando che non restano misure in sospeso in quel luogo e sono già state completate tutte le perquisizioni ed i rastrellamenti -, il pubblico ministero Gustavo Stroppiana (il quale istruisce la causa penale) ha deciso di restituire l’immobile.

    Avendo l’immobile nelle proprie mani, i proprietari cercano di ottenere nuovamente l’abilitazione per poter riaprire come stabilimento di educazione speciale.  Tuttavia, nelle condizioni attuali è impossibile.

    “La congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei bambini sordomuti ha donato la propietà all’ associazione Obra San José perché lì funzioni la scuola. L’associazione è la proprietaria dell’immobile, anche se è passata da una crisi molto importante ed ora sono state designate le nuove autorità della commissione direttiva. Siamo in attesa che la Direzione delle Persone Giuridiche della Provincia approvi la nuova commissione, perché l’idea è tornare ad avere l’abilitazione come scuola speciale”, ha sottolineato a “Los Andes” il commissario dell’ordine religioso in tutto il mondo, Alberto Bochatey.

    “Nostra intenzione è tornare a ciò che di buono che è stato fatto in quel luogo”, ha aggiunto il sacerdote.

    “Nello stato attuale, l’abilitazione è impossibile. Nel febbraio del 2017, per mezzo della decisione 93 e nell’indagine sommaria amministrativa, è stata disposta una sospensione preventiva della prestazione di servizi e funzionamento di tutte le attività educative che si svolgevano fisicamente in questo luogo. Detta sospensione si prolunga fino a che il processo penal determinerà o no la colpevolezza. Se si determinerà che c’è, resta ferma l’espirazione permanente dell’abilitazione. E se si determina che non c’è responsabilità penale, il caso non è comunque chiuso poiché comunque sono state individuate una serie di irregolarità amministrative”, ha indicato la direttrice di Educazione Privata della DGE, Beatriz Della Savia.

    “È importante chiarire che è sospesa la persona giuridica dell’associazione Obra San José, indipendentemente da chi c’è nella sua commissione”, ha chiarito in maniera categorica.

    Nell’indagine penale, il pubblico ministero Stroppiana ha dato luogo ad una sollecitazione dei denuncianti ed ha richiesto formalmente all’ Arcivescovato di Mendoza di restituire la copia del primo corpo del fascicolo e la causa che -sostengono gli avvocati- fatta a metà dell’anno scorso.

    Senza permesso

    “Vogliamo poter riaprire il collegio un momento o l’altro”. La frase è di Bochatey, e non è la prima volta che manifesta pubblicamente una delle intenzioni che ha da quando è stato nominato come commissario.

    “Nessuno può discutere che fosse una gran scuola, d’eccellenza. Perché devono pagare le colpe coloro che non hanno avuto responsabilità? Ci siamo rallegrati che ci sia stata restituita la proprietà, che è stata semichiusa più di un anno. È sorprendente che non l’abbiano restituito prima”, ha insistito il commissario.

    “Vogliamo che si arrivi fino alla fine e si sappia la verità di ciò che è successo”, ha aggiunto, indicando che si sta lavorando seriamente nella causa.

    Al di là dell’intenzione di Bochatey e dei proprietari dell’immobile di Boedo 385, attualmente è impossibile recuperare l’abilitazione come stabilimento educativo.

    “La sentenza 93/17 involucra l’opera Antonio Provolo, ‘associazione Obra San José e la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. I 3 attori sono coinvolti nell’indagine, che è per una causa penale per delitti molto gravi. È per questo che è stata disposta la sospensione preventiva dell’abilitazione”, ha insistito Della Savia.

    La funzionaria ha sottolineato inoltre che tutti gli alunni sono stati reindirizzati in scuole speciali – a gestione pubblica o privata-, e che tutte le loro necessità sono state coperte.

    “Il Provolo forniva i servizi educativi e di salute concentrati in uno stesso luogo. Ma non può essere considerato uno stabilimento modello per questo. Le prestazioni essenziali continuano ad essere coperte, ed oggi i bambini vanno a scuola e poi si rivolgono agli effettori della salute”, ha sentito Della Savia.

    L’avvocato Carlos Lombardi – della Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali ecclesiastici in Argentina – non si è nemmeno mostrato sorpreso per l’intenzione di riaprire il Provolo; anche se sì preoccupato. “L’idea primigenia era cambiare la commissione direttiva dell’associazione civile, e poi chiedere alle autorità della DGE che venisse tolta la sospensione. Cercano di fare un arroccamento di commissioni”, ha indicato Lombardi.

    “Si stanno muovendo perché vogliono continuare a lucrare ed a ripulirsi l’immagine. Non importano loro le vittime. Vogliono mettere una vernice di trasparenza e pulizia a questo istituto.Se arrivassero a togliere loro la sospensione, sarebbe come mettere in funzione la ESMA dopo ciò che è stata la dittatura. Una cosa orripilante”, ha indicato Lombardi.

    “Più che preoccuparsi di riaprire l’istituto, dovrebbero preoccuparsi di indennizzare le vittime. E non di schivare i diritti (altrui – ndt) come hanno fatto durante tutta la storia”, ha sintetizzato l’avvocato dei denuncianti, Sergio Salinas.

    In Italia, denunciano un boicottaggio volto ad impadronirsi delle proprietà

    Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti ha accusato un’associazione civile delle persone sorde di quella città di essere dietro a tutte le denunce di abusi sessuali nelle sedi del Provolo (nella città italiana, in La Plata ed in Mendoza).

    La denuncia fa parte di un’accusa che Zenti ha fatto nel febbraio dell’anno scorso, quando il caso Provolo era già esploso in Mendoza e si parlava inoltre di dettagli di episodi accaduti nelle sedi veronese e platense.

    Zenti ha accusato un gruppo di ex studenti del Provolo -dove si trova Gianni Bisoli (il quale ha denunciato di essere stato abusato in Italia dal prete Nicola Corradi, detenuto per i casi in Mendoza) – di spingere tutte queste denunce per “impadronirsi delle bellissime istallazioni dell’istituto in quei luoghi”.

    Sempre secondo Zenti, nel 2007 l’associazione degli antichi studendi del Provolo (diretta da Giorgio Dalla Bernardina) si è rivolta a lui chiedendogli di intercedere per l’utilizzo di alcune istallazioni dell’istituto per far sì che loro potessero riunirsi, e lì lo avrebbero minacciato sostenendo che “altrimenti lo avrebbero accusato di pedofilia”.

    “Zenti sfiora il grottesco. È una realtà che la legione di preti del Provolo in Italia hanno violentato, vessato ed abusato sessualmente più di 60 persone in Italia. E parte di loro sono venuti in Argentina; ed uno di loro (Corradi) è agli arresti domiciliari. Il tema degli  abusi sessuali è indiscutibile”, ha sottolineato l’avvocato Carlos Lombardi, il quale è inoltre il procuratore dell’associazione La Rete L’ABUSO (la quale accompagna la denuncia Provolo in Verona).

    “Con l’accusa di Zenti, si cerca di sviare l’oggetto della discussione. Non crediamo che il giudice darà un’entità a questo imbroglio che cerca di sviare ciò che realmente è successo”, ha aggiunto.

    Per Sergio Salinas, anch’egli avvocato “è una mancanza di rispetto verso le vittime, e, in particolare, il segreto che esiste nell’indagine ordinata dai giudici” dell’accusa.

    “Se questo prete ha informazione, sará di quelle che sono state portate contro i diritti delle vittime dell’Arcivescovo di Mendoza e che nel giorno di oggi (per ieri) -per una richiesta nostra -, il pubblico ministero ha sollecitato all’Arcivescovo di Mendoza che restituisca il fascicolo dove ci sono i dati delle vittime”, ha aggiunto Salinas.

    “L’opinione di questo prete è uguale a quella di tutta la Chiesa, ma non solo non ci ha dato informazione quando è stata richiesta ed imposto dalla magistratura ma che oltretutto la occulta”, ha sentenziato Salinas.

    http://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-ya-con-el-edificio-en-poder-de-sus-duenos-insisten-con-reabrir-el-instituto

  • VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli (vittima di don Corradi), per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Questo è solo un passaggio della querela di tre pagine che il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha depositato contro gli ex allievi dell’istituto veronese Antonio Provolo e l’Associazione Sordi Provolo in data 14 febbraio 2017.

    In un’esposizione grottesca, che deve aver fatto sorridere anche chi l’ha raccolta, il vescovo Giuseppe Zenti, nell’accusare di diffamazione quello che lui chiama “gruppo Dalla Bernardina”, racconta una sua ricostruzione dei fatti piuttosto singolare.

    Il suo racconto inizia intorno all’anno 2007 quando l’associazione degli ex allievi del Provolo (guidata da Giorgio Dalla Bernardina) si rivolge a lui chiedendo di intercedere per l’uso di alcuni locali dell’istituto nei quali gli ex allievi potessero riunirsi, richiesta nella quale i sordi avrebbero minacciato “che altrimenti li avrebbe accusati di pedofilia”. Zenti non rispose mai a quella richiesta.

    Va ricordato che intorno all’anno 2008, la lunga scia di abusi del clero cattolico partita nel 1999 dagli Stati Uniti, raggiunse anche l’Europa e si cominciò, anche sui giornali italiani, a parlare del fenomeno. Zenti infatti, dopo la richiesta degli ex allievi, è proprio nel 2008 che colloca come un complotto dei sordi – a quella sua non risposta – l’inizio delle ritorsioni, che a suo dire sarebbero consistite nel far emergere, sulla stampa, le molestie subite dagli ex allievi sordi.

    È proprio in un passaggio della querela che Zenti, riferendosi ad una conferenza stampa da lui convocata nel 2008 per difendere dalle accuse di molestie il suo predecessore – mons. Giuseppe Carraro – afferma che “Nel corso di essa spiegai anche del colloqio descritto con Dalla Bernardina. Ricordo in specie che mi fu chiesto, alla luce dei potenti fari televisivi e a bruciapelo, se considerassi quelle richieste un ricatto e risposi di si”.

    A conferma dei suoi sospetti vi è il fatto che seguirono diversi approfondimenti giornalistici sul caso. Ma un’altra prova che, secondo Zenti, smentirebbe gli abusi è il fatto che gli ex allievi sordi “riferivano di essere stati sodomizzati, parola a mio avviso difficile a riprodursi da un sordomuto” di qui l’ovvia deduzione che se non sai riprodurre una parola, non puoi neppure aver subito quello che la parola significa …

    Stesse pittoresche conclusioni anche per quanto riguarda le accuse di molestie avanzate da Gianni Bisoli nei confronti di monsignor Giuseppe Carraro: secondo Zenti, infatti, dopo la commissione d’inchiesta presieduta dal dottor Mario Sannite, le accuse di Bisoli furono qualificate – devo dire con gran eleganza – nella sentenza “come una costruzione mentale tipica di un praticante omosessuale, cioè destituita di ogni verità”.

    Per Zenti, la conclusione con la quale concorderebbe anche l’attuale Rettore dell’Istituto Provolo, don Robert Frainer, è appunto che “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli, per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Affermazione quest’ultima molto grave, per la quale, attraverso i canali diplomatici, è stata messa a conoscenza anche l’autorità amministrativa argentina sotto accusa.

    La Procura della Repubblica di Verona ha archiviato la querela del vescovo Zenti nei confronti del “gruppo Dala Bernardina”. Parallelamente fu archiviata anche la sua posizione rispetto all’ipotesi di favoreggiamento riguardo al sacerdote Nicola Corradi: ipotesi che, nell’archiviazione, indica vada addebitata alla Congregazione e attesta che don Nicola Corradi “si trasferì (o fu fatto trasferire?) in quel paese (l’Argentina) nel gennaio del 1970. In quella data, quando ancora Zenti non ricopriva la carica di vescovo in Verona, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

    Per quanto riguarda Zenti e la responsabilità di vigilanza nei confronti di don Nicola Corradi “è invece una condotta che esula dalla responsabilità giuridica del vescovo Zenti, e potrebbe eventualmente riguardare solo una sua responsabilità di ordine ‘morale“.

    Nella richiesta di archiviazione, smontate anche le accuse di Zenti nei confronti degli ex allievi che, secondo la Procura, “deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei ‘detrattori’ della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure (vedasi le testimonianze delle vittime, le confessioni rese da don Piccoli in un’intervista registrata, e vedasi anche le ammissioni effettuate dalla medesima curia) hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2° c cp. “.

    Francesco Zanardi