Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Spoltore: don Vito condannato per abusi sessuali

    Spoltore: don Vito condannato per abusi sessuali

    La condanna è stata emessa oggi pomeriggio dal Tribunale collegiale di Pescara nei confronti del sacerdote che avrebbe abusato sessualmente di un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni ed oggi è maggiorenne.

    Il pubblico ministero Salvatore Campochiaro aveva chiesto tre anni. Don Vito, giudicato con il rito abbreviato, e’ stato anche interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Il Tribunale ha, inoltre, disposto il risarcimento del danno, che sara’ stabilito in separata sede. Intanto, e’ stata stabilita una provvisionale di 30 mila in favore del ragazzo e di 10 mila euro ciascuno per la madre e la sorella della vittima.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile della Questura di Pescara, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con la famiglia solo a distanza di tempo. I rapporti intimi sarebbero avvenuti tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzo.

    Don Vito Canto’ e’ gia’ stato sottoposto ad un processo canonico per la stessa vicenda, che si e’ chiuso con una condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attivita’ parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”.

  • Spoltore, abusi su minore: pm chiede tre anni di reclusione per don Vito Cantò

    Spoltore, abusi su minore: pm chiede tre anni di reclusione per don Vito Cantò

    La richiesta del pubblico ministero, Salvatore Campochiaro, e’ stata formulata nel corso del processo davanti al tribunale collegiale di Pescara.

    Il legale di parte civile, Vincenzo Di Girolamo, e il difensore del sacerdote, l’avvocato Giuliano Milia, hanno presentato delle memorie difensive e l’udienza e’ stata aggiornata al prossimo 14 giugno per la sentenza.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore che si sarebbe confidato con la famiglia solo a distanza di tempo, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzo.

    Don Vito Canto’ e’ gia’ stato sottoposto ad un processo canonico per la stessa vicenda, che si e’ chiuso con una condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attivita’ parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”.

    http://www.cityrumors.it/notizie-pescara/cronaca-pescara/spoltore-abusi-minore-pm-chiede-tre-anni-reclusione-don-vito-canto.html

  • Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò

    Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò

    Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò. Si torna in aula il 15 marzo.  Rinviata l’udienza con rito abbreviato, condizionata all’audizione di tre testimoni e un consulente di parte, del processo che vede imputato don Vito Cantò, l’ex parroco della chiesa di San Camillo De Lellis, a Villa Raspa di Spoltore, accusato di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne.

    Il rinvio si è reso necessario per il protrarsi, oltre i tempi previsti, di un’altra udienza e per i concomitanti impegni dei legali della difesa. Il presidente del tribunale collegiale di Pescara, Maria Michela Di Fine, ha fissato al 15 marzo la prossima udienza, nel corso della quale saranno ascoltati tre testimoni e un consulente di parte della difesa, la psicologa Marilisa Amorosi, e al 4 aprile la data della discussione. I fatti risalgono al 2013 quando, su segnalazioni ben circostanziate di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne, il vescovo di Pescara Valentinetti decide di sospendere cautelativamente Don Vito Cantò, il quale lasciò la parrocchia e si dimise da educatore negli scout dell’Agesci. Nel 2014 iniziò il processo canonico e contestualmente i genitori del ragazzo decisero di rivolgersi anche alla magistratura ordinaria che affidò le indagini alla Squadra Mobile di Pescara. Il processo canonico si chiuse con una condanna di divieto perpetuo dello svolgimento di attività parrocchiali con minorenni e con altre pene accessorie, come l’obbligo di 5 anni di vita monacale. Nel frattempo le indagini indussero il Pm della Procura di Pescara, Salvatore Campochiaro, a chiedere il rinvio a giudizio nel 2016, ma l’avvocato del sacerdote, Giuliano Milia, si rivolse alla Cassazione, invocando il principio del “ne bis in idem”, sulla base del quale non si può essere condannati due volte per uno stesso reato. La Cassazione defininì però “inammissibile” il ricorso del parroco e allora i legali della difesa presentarono lo stesso ricorso al tribunale di Pescara, dove il pm Salvatore Campochiaro e l’avvocato di parte civile Vincenzo Di Girolamo si opposero. Il tribunale, infine, scelse di posticipare la decisione sull’eccezione alle fasi successive del giudizio, quando sarebbero state disponibili le motivazioni della Cassazione. La difesa del sacerdote, a quel punto, avanzò la richiesta di rito abbreviato.

    Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò

  • Abusi sessuali, la Cassazione: il parroco non può evitare il processo

    Abusi sessuali, la Cassazione: il parroco non può evitare il processo

    PESCARA. «Inammissibile». Un parroco, accusato di presunti abusi sessuali, non può sottrarsi al giudizio di un tribunale dello Stato. Anche se, per lo stesso reato, è stato condannato già dalla Chiesa. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha bocciato il ricorso presentato da don Vito Cantò, l’ex parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore accusato di presunti abusi sessuali commessi su un minorenne tra il 2011 e il 2012 e per questo finito sotto processo. E, nell’udienza di ieri, si è parlato proprio di quel ricorso che avrebbe potuto cambiare i rapporti tra Stato e Chiesa.

    Il caso di don Vito, 44 anni e originario di Cepagatti, riporta al 2013 quando alla curia di Pescara arrivarono voci di presunti abusi sessuali su un ragazzino. Sospeso dalla curia, il parroco lasciò misteriosamente la chiesa da un giorno all’altro. Dopo l’avvio del processo canonico, nel 2014, la famiglia del ragazzino si rivolse alla polizia e denunciò gli incontri sessuali tra il prete e il minorenne: incontri senza costrizione fisica nell’alloggio canonico, ma che a distanza di anni avrebbero turbato il giovane.

    Poi, sempre nel 2014, il tribunale ecclesiastico ha condannato don Vito a una pena perpetua, il divieto di svolgere attività parrocchiali con minorenni, e a pene temporanee: il prete è stato sospeso per tre anni dal ministero sacerdotale e in questo periodo non può celebrare messa se non con un altro parroco accanto o senza fedeli davanti a sé; per 5 anni è consegnato all’obbligo di dimora per una «vita di preghiera e di penitenza» all’interno di un monastero di Roma destinato ai «sacerdoti che si trovano in particolari difficoltà» e deve seguire «un percorso psicoterapeutico». Don Vito ha evitato la pena ecclesiastica più alta, quella della dimissione, cioè la perdita dello stato clericale: la Chiesa gli ha dato un’altra possibilità. E solo alla Chiesa don Vito avrebbe voluto rendere conto. Con il ricorso, il prete, difeso dall’avvocato Giuliano Milia, aveva invocato il principio del «ne bis in idem» e cioè non si può essere condannati due volte per lo stesso reato: il parroco aveva sostenuto che lo Stato non può giudicare, per uno stesso reato, un prete già dichiarato colpevole da un tribunale ecclesiastico: secondo la tesi di don Vito, un curato dovrebbe rispondere solo a Dio dei suoi reati, dei suoi peccati e delle sue debolezze. Una tesi, che se fosse stata accolta, avrebbe creato un precedente pericoloso: se i giudici della Suprema corte si fossero schierati dalla parte di don Vito, ogni chiesa sarebbe potuta diventare una zona franca al riparo della giustizia penale. Paradossalmente, una condanna canonica, come l’obbligo a una vita monacale per un dato periodo, sarebbe bastata a bloccare un processo penale per reati gravi con pene fino a 10 anni di reclusione.

    Per ora, si sa solo che la Cassazione ha definito «inammissibile» il ricorso del parroco: le motivazioni non sono state rese ancora note. E proprio in attesa delle motivazioni, la difesa del parroco ha ripresentato lo stesso ricorso al tribunale: il pm Salvatore Campochiaro e l’avvocato di parte civile, Vincenzo Di Girolamo, si sono opposti. Il tribunale ha scelto di posticipare la decisione sull’eccezione alle fasi successive del giudizio quando saranno disponibili le motivazioni. La difesa del prete, a quel punto, ha avanzato una richiesta di rito abbreviato condizionata all’acquisizione di una chat tra il ragazzino ed altre persone, avvenuta tre anni dopo i fatti contestati. Una chat che, per la difesa, dovrebbe dimostrare l’estraneità del parroco ai reati contestati. Si tornerà in aula il 23 novembre prossimo, quando saranno ascoltate due delle persone che hanno partecipato alla chat e un consulente di parte del prete, la psicologa Marilisa Amorosi.

    http://www.ilcentro.it/pescara/abusi-sessuali-la-cassazione-il-parroco-non-pu%C3%B2-evitare-il-processo-1.1631017

  • Violenza sessuale su minore, l’ex sacerdote Vito Cantò sarà giudicato con rito abbreviato

    Violenza sessuale su minore, l’ex sacerdote Vito Cantò sarà giudicato con rito abbreviato

    Accoglimento della richiesta di rito abbreviato e contestuale rinvio, al proseguo del giudizio, della decisione sull’eccezione presentata dalla difesa dell’ imputato. È quanto stabilito questa dal tribunale collegiale di Pescara, presieduto dal giudice Maria Michela Di Fine, nell’ ambito del processo a carico di don Vito Cantò, il parroco di 44 anni accusato di abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni, ai tempi in cui guidava la parrocchia di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore (Pescara). I fatti sarebbero avvenuti nel 2011 e nel 2012.

    La difesa del parroco, rappresentata dall’avvocato Giuliano Milia, aveva sollevato la questione del “ne bis in idem” davanti alla Cassazione, che aveva giudicato inammissibile l’istanza. La difesa sostiene, in sostanza, che poiché don Vito Cantò è già stato condannato dal tribunale ecclesiastico per la stessa vicenda e sta già scontando la pena, non può essere giudicato una seconda volta da un tribunale penale.

    Il parroco, nell’ ambito del processo canonico, è stato condannato all’ interdizione perpetua dallo svolgimento di attività parrocchiali a contatto con i minorenni, alla sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, all’obbligo di dimora per cinque anni all’interno di un monastero di Roma e alla prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”.

    In attesa di conoscere le motivazioni della Cassazione, la difesa del parroco ha ripresentato la stessa eccezione davanti al tribunale collegiale, con il pm Salvatore Campochiaro e il legale di parte civile, Vincenzo Di Girolamo, che si sono opposti. Il tribunale collegiale ha scelto di posticipare la decisione sull’eccezione al proseguo del giudizio. La difesa, a quel punto, ha avanzato una richiesta di rito abbreviato condizionata all’acquisizione di documentazione relativa ad una chat tra la persona offesa ed altre persone, avvenuta tre anni dopo i fatti contestati.

    La richiesta era già stata presentata e respinta in fase di udienza preliminare, ma oggi è stata accolta dal tribunale collegiale, che “alla luce della situazione esistente al momento della valutazione negativa del gup, ritiene ingiustificato il dissenso relativo all’ antieconomicita’ del rito”. Si tornerà dunque in aula il 23 novembre prossimo, quando saranno ascoltate due delle persone che hanno partecipato alla chat prodotta dalla difesa e un consulente di parte.

    http://www.abruzzo24ore.tv/news/Violenza-sessuale-su-minore-l-ex-sacerdote-Vito-Canto-sara-giudicato-con-rito-abbreviato/181068.htm

  • PRESUNTI ABUSI SU MINORE A VILLA RASPA, RITO ABBREVIATO PER DON VITO CANTÒ. IL CASO FARÀ SCUOLA

    PRESUNTI ABUSI SU MINORE A VILLA RASPA, RITO ABBREVIATO PER DON VITO CANTÒ. IL CASO FARÀ SCUOLA

    PESCARA, 8 giugno 2017 – Rito abbreviato per don Vito Cantò, il parroco di 44 anni accusato di abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni, ai tempi in cui guidava la parrocchia di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore. L’istanza della difesa è stata accolta questa mattina dal tribunale collegiale di Pescara presieduto dal giudice Maria Michela Di Fine. Si sta invece trasformando in una disputa di natura giurisprudenziale la questione del “ne bis in idem”, che la difesa del parroco ha sollevato davanti alla Cassazione e ha riproposto oggi in aula.

    I fatti per i quali don Vito Cantò è finito a processo sono venuti alla luce nel 2013, quando alla curia di Pescara arrivarono voci su presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino. Nell’estate del 2013, con il processo canonico alle battute iniziali, fu l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a sospendere don Vito “ad cautelam”, ma senza informare le forze dell’ordine dei presunti abusi sessuali. Proprio in quel periodo il parroco lasciò misteriosamente e improvvisamente la parrocchia di Villa Raspa e si dimise dal suo ruolo di educatore negli scout dell’Agesci. Dopo l’inizio del processo canonico, i genitori del ragazzo si rivolsero alla squadra mobile guidata da Pierfrancesco Muriana, rivelando che tra il 2011 e il 2012 ci sarebbero stati incontri sessuali tra il prete e il minorenne nell’alloggio canonico di don Vito. Sulla base degli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro, “i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzo” e lui si sarebbe confidato con i genitori.

    Il processo canonico si è poi concluso con una sentenza di condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attività parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”. Don Vito Cantò ha comunque evitato la pena massima prevista dal tribunale ecclesiastico, ovvero la perdita dello stato clericale.

    Alla luce di questa sentenza, la difesa del parroco aveva sollevato la questione del “ne bis in idem” davanti alla Cassazione, che aveva giudicato inammissibile l’istanza. La difesa sostiene, in sostanza, che poiché don Vito Cantò è già stato condannato dal tribunale ecclesiastico per la stessa vicenda e sta già scontando la pena, non può essere giudicato una seconda volta da un tribunale penale.

    In attesa di conoscere le motivazioni della Cassazione, la difesa del parroco oggi ha ripresentato la stessa eccezione davanti al tribunale collegiale di Pescara, con il pm Salvatore Campochiaro e il legale di parte civile, Vincenzo Di Girolamo, che si sono opposti.

    Secondo l’accusa:

    “una sentenza del tribunale ecclesiastico non è equiparabile a quella del tribunale penale e un cittadino italiano accusato di avere commesso un delitto, sul territorio italiano, ai danni di un altro cittadino italiano, deve essere giudicato dal tribunale penale”.

    A giudizio di Di Girolamo, legale della famiglia del giovane al centro degli abusi:

    “siamo peraltro in presenza  di una decisione dell’Arcidiocesi, che dunque non è neanche equiparabile ad una sentenza del tribunale ecclesiastico”.

    Il tribunale collegiale ha scelto di posticipare la decisione sull’eccezione al proseguo del giudizio. Prima della prossima udienza saranno infatti rese note le motivazioni della Cassazione, che potrebbero influenzare lo svolgimento del processo.

    La difesa di don Vito Cantò, nel frattempo, prendendo atto della decisione del tribunale pescarese, ha presentato una richiesta di rito abbreviato condizionata all’acquisizione di documentazione relativa ad una chat intercorsa tra la persona offesa ed altre persone, avvenuta tre anni fa, dopo i fatti contestati.

    La richiesta era già stata presentata e respinta in fase di udienza preliminare, ma oggi è stata accolta dal tribunale collegiale, che “alla luce della situazione esistente al momento della valutazione negativa del gup, ritiene ingiustificato il dissenso relativo all’antieconomicita’ del rito”.

    Si tornerà dunque in aula il 23 novembre prossimo, quando saranno ascoltate due delle persone che hanno partecipato alla chat prodotta dalla difesa e un consulente di parte.
    La vicenda ha avuto inizio nel 2013, quando alla curia di Pescara arrivarono voci su presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino. Nell’estate del 2013, con il processo canonico alle battute iniziali, fu l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a sospendere don Vito “ad cautelam”, ma senza informare le forze dell’ordine dei presunti abusi sessuali. Proprio in quel periodo il parroco lasciò misteriosamente e improvvisamente la parrocchia di Villa Raspa e si dimise dal suo ruolo di educatore negli scout dell’Agesci. Dopo l’inizio del processo canonico, i genitori del ragazzo si rivolsero alla squadra mobile guidata da Pierfrancesco Muriana, rivelando che tra il 2011 e il 2012 ci sarebbero stati incontri sessuali tra il prete e il minorenne nell’alloggio canonico di don Vito. Sulla base degli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro, “i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzo” e lui si sarebbe confidato con i genitori.

    Il processo canonico, iniziato nel 2013, si è concluso con una sentenza di condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attività parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”. Don Vito Cantò ha comunque evitato la pena massima prevista dal tribunale ecclesiastico, ovvero la perdita dello stato clericale.

    Presunti abusi su minore a Villa Raspa, rito abbreviato per don Vito Cantò. Il caso farà scuola

  • Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo

    Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo

    Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo.  Non ha avuto inizio il processo a carico di don Vito Canto’, l’ex parroco di Spoltore rinviato a giudizio con l’accusa di abusi sessuali a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli ultimi anni con un ragazzino di 15 anni.

    Oggi era prevista la prima udienza davanti al Tribunale collegiale di Pescara, presieduto dal giudice Maria Michela Di Fine, ma il processo e’ stato rinviato al prossimo 8 giugno, in attesa del pronunciamento della Cassazione, previsto per il 10 aprile, sulla questione del “ne bis in idem” sollevata dal difensore del prete, l’avvocato Giuliano Milia. Secondo la difesa, poiche’ don Vito Canto’ e’ gia’ stato condannato dal tribunale ecclesiastico per la stessa vicenda e, sta gia’ scontando la pena, non puo’ essere giudicato una seconda volta da un tribunale penale. Vincenzo Di Girolamo, avvocato della famiglia del ragazzo, ha presentato una memoria, chiedendo invece che il processo penale vada avanti. Il processo canonico, iniziato nel 2013, si e’ concluso con una sentenza di condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attivita’ parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”. Il sacerdote ha comunque evitato la pena massima prevista dal tribunale ecclesiastico, ovvero la perdita dello stato clericale. A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra Mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, che si e’ occupata delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore e che si sarebbe confidato con i genitori solo a distanza di tempo, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzino.

    Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo

  • Don Vito: lo Stato non può processarmi

    Don Vito: lo Stato non può processarmi

    di Pietro Lambertini

    Mossa a sorpresa del prete imputato, presentata al giudice una memoria difensiva: sono stato già condannato dalla Chiesa.

    PESCARA. La memoria difensiva è lunga più di 50 pagine, ma si può riassumere con una frase dalla forza dirompente: sono stato già condannato dalla Chiesa e, quindi, lo Stato italiano non può giudicarmi un’altra volta. Ieri, nella seconda udienza preliminare durata soltanto una manciata di minuti, è arrivata la mossa a sorpresa della difesa di don Vito Cantò, il parroco di 43 anni, originario di Cepagatti, accusato di aver commesso abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni tra il 2011 e il 2012 mentre era parroco alla chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore.

    Finora, nessuna richiesta di rito abbreviato ma l’avvocato del prete, Giuliano Milia, ha presentato una memoria che potrebbe creare un precedente: se un clerico è stato già dichiarato colpevole dalla Chiesa, lo Stato non può giudicarlo ancora. È questa la tesi della difesa di don Vito – ieri non presente in aula – che ritiene superfluo il processo penale perché la Chiesa ha già preso posizione. Il tribunale ecclesiastico ha condannato il parroco a una pena perpetua, il divieto di svolgere attività parrocchiali con minorenni, e a pene temporanee: don Vito è sospeso per tre anni dal ministero sacerdotale e in questo periodo non può celebrare messa se non con un altro parroco accanto o senza fedeli davanti a sé; per i prossimi 5 anni è consegnato all’obbligo di dimora per una «vita di preghiera e di penitenza» all’interno di un monastero di Roma destinato ai «sacerdoti che si trovano in particolari difficoltà» e deve seguire «un percorso psicoterapeutico». Don Vito ha evitato la pena ecclesiastica più alta, quella della dimissione, cioè la perdita dello stato clericale. La Chiesa gli ha dato un’altra possibilità ma il parroco deve guadagnarsela giorno dopo giorno. E don Vito, in base alla memoria consegnata ieri al giudice Gianluca Sarandrea, solo alla Chiesa vuole rendere conto: il prete è stato dichiarato «colpevole» per gli abusi sessuali e condannato dal tribunale ecclesiastico, sta scontando le pene e, proprio per questo, non vuole un’interferenza dello Stato. Il prossimo 31 maggio ci sarà la terza udienza preliminare e, stavolta, sarà la famiglia del ragazzo, assistita dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, a parlare. Lo farà con una contromemoria.

    Il caso riporta al 2013 quando alla curia di Pescara arrivarono voci di presunti abusi sessuali su un ragazzino. Nell’estate del 2013, con il processo canonico alle battute iniziali, fu l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a sospendere don Vito «ad cautelam» ma senza informare le forze dell’ordine dei presunti abusi sessuali. Proprio in quel periodo il parroco lasciò misteriosamente e improvvisamente la parrocchia di Villa Raspa e si dimise dal suo ruolo di educatore negli scout dell’Agesci. Dopo l’inizio del processo canonico, i genitori del ragazzo si rivolsero alla squadra mobile guidata dal capo Pierfrancesco Muriana rivelando che, tra il 2011 e il 2012, ci sarebbero stati incontri sessuali tra il prete e il minorenne nell’alloggio canonico di don Vito. Secondo gli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzo e lui si sarebbe confidato con i genitori. Due processi paralleli, quello canonico, già chiuso con la sentenza di condanna, e quello penale, alle battute iniziali: per don Vito, i processi devono restare paralleli; per la famiglia del ragazzo, i processi devono incrociarsi tanto che la sentenza della Chiesa è stata già depositata.

  • Pescara, il tribunale ecclesiastico condanna il prete per pedofilia: passerà 5 anni in monastero

    Pescara, il tribunale ecclesiastico condanna il prete per pedofilia: passerà 5 anni in monastero

    di Pietro Lambertini

    PESCARA. La Chiesa ha condannato don Vito Cantò, il parroco di 43 anni accusato di abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni: per tutta la vita non può più svolgere alcuna attività parrocchiale con i minorenni; è sospeso per tre anni dal ministero sacerdotale e in questo periodo non può celebrare messa se non con un altro parroco accanto o senza fedeli davanti a sé; per i prossimi 5 anni è consegnato all’obbligo di dimora per una «vita di preghiera e di penitenza» all’interno di un monastero di Roma destinato ai «sacerdoti che si trovano in particolari difficoltà» e deve seguire «un percorso psicoterapeutico». Secondo il tribunale ecclesiastico, don Vito è «colpevole» ma il parroco originario di Cepagatti, quello che nel 2006 incontrava i giovani pescaresi anche sulla riviera per parlare loro dell’importanza della fede, ha evitato la pena più alta prevista: quella della dimissione, cioè la perdita dello stato clericale.

    La sentenza è arrivata al termine del processo canonico, iniziato nel 2013 quando alla curia di Pescara arrivarono voci di presunti abusi sessuali su un ragazzino da parte di don Vito che, all’epoca, guidava la parrocchia di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore. Nell’estate del 2013, con il processo canonico alle battute iniziali, fu l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a sospendere don Vito «ad cautelam» ma senza informare le forze dell’ordine dei presunti abusi sessuali. Proprio in quel periodo il parroco lasciò misteriosamente e improvvisamente la parrocchia di Villa Raspa e si dimise dal suo ruolo di educatore negli scout dell’Agesci. Partì quindi il processo canonico che si è concluso con la sentenza dell’8 giugno scorso, un atto rimasto segreto per quasi un anno.

    Dopo l’inizio del processo canonico, i genitori del ragazzo si rivolsero alla squadra mobile rivelando che, tra il 2011 e il 2012, ci sarebbero stati incontri sessuali tra il prete e il minorenne nell’alloggio canonico di don Vito. Secondo gli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzo e lui si sarebbe confidato con i genitori.

    Due processi paralleli, quello canonico, già chiuso con la sentenza di condanna della Chiesa, e quello penale che, dopo l’incidente probatorio in cui due periti hanno stabilito che il ragazzo è credibile, oggi celebrerà la seconda udienza preliminare. La prima udienza preliminare, davanti al giudice Gianluca Sarandrea, si è chiusa con la difesa di don Vito – il parroco è assistito dall’avvocato Giuliano Milia – chiusa in riflessione sull’opportunità di chiedere o meno il rito abbreviato. Una richiesta che potrebbe essere presentata oggi: in caso di abbreviato, don Vito salterebbe il processo pubblico e, in caso di condanna, avrebbe uno sconto di pena di un terzo.

    Tornando al processo della Chiesa, la sentenza è rimasta nell’ombra ed è diventata nota solo adesso: l’avvocato della famiglia del ragazzo, Vincenzo Di Girolamo, ha voluto che la sentenza fosse inserita agli atti ritenendola un documento fondamentale. E cosa prevede la sentenza della Chiesa? La prima pena stabilita è perpetua: don Vito non può più fare attività parrocchiale a contatto con i minorenni, per esempio niente più catechismo. Le altre pene sono temporanee: per tre anni il parroco è sospeso dal ministero sacerdotale e può solo «concelebrare» la messa o tenere la «messa senza il popolo» quotidiana; per 5 anni don Vito è all’obbligo di dimora «per una vita di preghiera e di penitenza» all’Oasi di Elim della parrocchia della Santa Maria del Divino Amore di Roma.

    Si tratta di un consultorio da 12 stanze singole per il clero in crisi di coscienza: «L’Apostolato Accademico Salvatoriano, in collaborazione con il santuario del Divino Amore, svolge un prezioso servizio a favore dei religiosi e dei sacerdoti che si trovano in particolari difficoltà», recita il sito Internet della parrocchia. «Un luogo e un tempo», dice un depliant, «per riscoprire la propria vocazione. Un’opera Salvatoriana per il sostegno psicologico al clero e alla vita consacrata».

  • Pedofilia, Don Vito Cantò condannato dal Tribunale Ecclesiastico

    Pedofilia, Don Vito Cantò condannato dal Tribunale Ecclesiastico

    Don Vitò Cantò, parroco di Santa Teresa di Spoltore accusato di abusi sessuali su un 15enne, è stato condannato dal tribunale della Chiesa a 5 anni di obbligo di dimora in un monastero ed all’interdizione perpetua dalla convivenza con minori.

    Niente messa per tre anni, ed ancora obbligo di dimora in un monastero ed interdizione perpetura dalla convivenza con minori. E’ la condanna del Tribunale Ecclesiastico per Don Vito Cantò, l’ex parroco di Villa Raspa di Spoltore finito sotto accusa per presunti abusi sessuali ai danni di un 15enne.

    I fatti risalirebbero al 2013, quando arrivarono le prime segnalazioni alla Curia ed alle Forze dell’Ordine relative alle strane attenzioni riservate ai ragazzi minorenni da parte del parroco, che avrebbe poi abusato del 15enne.

    Pedofilia, Don Vito Cantò condannato dal Tribunale Ecclesiastico
    „Ricordiamo che Don Vito è indagato anche a livello penale per gli stessi reati, arrivato già alla seconda udienza preliminare.“

    http://www.ilpescara.it/cronaca/pedofilia-don-vito-canto-condannato-tribunale-ecclesiastico.html