Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Bimbo accusa suora di pedofilia: viene rinchiuso nel manicomio

    Bimbo accusa suora di pedofilia: viene rinchiuso nel manicomio

    Una caso a dir poco terribile sta per riaprirsi in queste ore. Protagonista di questa storia è un bimbo di soli 7 anni, il quale qualche anno fa denunciò un caso di pedofilia avvenuto all’interno del suo asilo, gestito da alcune suore.

    Il bimbo, rimportò l’episodio con una serie a dir poco incredibile di particolari che lasciarono i genitori a bocca aperta, i quali decisero di rivolgersi a chi di dovere per denunciare il tremendo accaduto. Da quel momento in poi è iniziato il calvario per il piccolo Gianni.

    Ascoltato per ore e ore dagli inquirenti, ogni volta il piccolo ripeteva con grande lucidità i terribili episodi di pedofili che si svolgevano all’interno dell’asilo con protagoniste le suore. Le Istituzioni, però, anzichè proteggere il bambino e prendere dei seri provvedimenti contro la suora si sono accaniti contro il piccolo, il quale è stato affidato ai servizi sociali, strappato dalla sua famiglia. Gli inquirenti, infatti, hanno dichiarato che all’interno delle ricostruzioni fatte dal bimbo non erano stati riconosciuti segni di pedofilia, e hanno accusato la mamma dei disturbi psichici di cui soffriva.

    Il piccolo è stato così ricoverato in una casa famiglia, lontano dai genitori, nonostante non fossero mai emersi indizi di maltrattamento in famiglia. Ma le condizioni del piccolo Gianni, costretto ad allontanarsi dai suoi genitori in questo modo così vile, in questi mesi sono peggiorate e il piccolo è andato in encandescenza di fronte a questa decisione delle Istituzioni, e ogni giorno chiede di poter tornare dalla mamma, piangendo e disperandosi in continuazione.

    Motivo per il quale gli assistenti sociali hanno deciso di trasferirlo in un reparto di psichiatria, in quanto, secondo loro, il bambino soffre di un grave disturbo del comportamento e dell’umore. Il bimbo è quotidianamente sedato con un potenteantipsicotico, il Risperdaol, che di sicuro avrà degli effetti negativissimi sulla sua salute.

    http://www.migliorblog.it/67084-bimbo-accusa-suora-pedofilia-viene-rinchiuso-nel-manicomio.htm

  • Vallo della Lucania. Il silenzio degli innocenti, le coperture dei dementi.

    Vallo della Lucania. Il silenzio degli innocenti, le coperture dei dementi.

    Forse i genitori di Vallo e l’intero paese (quello non connivente ovviamente) dovrebbe scendere in piazza, per denunciare l’ennesima telenovela a danno dei loro figli. Telenovela che comunque pare si sia risolta positivamente….
    Il processo di appello per la suora abusante, Suor Soledad, dopo varie vicissitudini ha oggi una data certa che possiamo ufficializzare: quella del 10 dicembre 2013.
    La suora, già condannata in primo grado, visto però che il permesso di soggiorno le era scaduto….se ne è tornata, libera ed impunita, probabilmente in Sud America, nel paesello d’origine. Per questo i Giudici hanno chiesto che le venga fissato un domicilio italiano.
    Non scatterà invece la prescrizione per le due consorelle, condannate in quanto sapevano ma non sono intervenute, già processate il 12 luglio scorso.

  • Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

    Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

    Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.
    26 febbraio 2013 | Autore: maxfrassi

    Vallo della Lucania. Fissato l’appello per la suora pedofila.

    RICEVIAMO E RIPORTIAMO:

    Vallo della Lucania, ricomincia il ‘gioco del lupo cattivo’: al via processo d’appello per suor Soledad

    Articolo di Lucia Cariello per il Giornale del Cilento.

    Ricomincia in corte d’appello il processo sui presunti abusi perpetrati ai dinni di minori dell’istituto religioso di Santa Teresa di Vallo della Lucania. Sul Banco degli imputati suor Soledad al secolo Carmen Soledad Bazan Verde, peruviana accusata di abusi sessuali ai danni di oltre 30 bambini dell’istituto di Vallo della Lucania. L’avvio del processo d’appello è fissato per il prossimo 2 luglio presso il tribunale di Vallo. Parliamo di una vicenda umana e giudiziaria che scosse profondamente le coscienze. Nel merito furono ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato abusi di ogni genere ai danni dei piccoli da parte di suor soledad.

    Ma facciamo un passo insietro: chi è suor Soledad? Giunta nel 2001 in Italia dal Sudamerica, Soledad, all’anagrafe Carmen Soledad Bazan Verde, è una giovane novizia peruviana che aspirava ad entrare nell’ordine di Santa Teresa del Bambin Gesù e, nello stesso tempo, faceva la maestra in un asilo gestito dalla sua congregazione a Vallo della Lucania. Il dramma reca una data precisa: 17 giugno 2006, Soledad viene arrestata a Roma per evitare una sua fuga all’estero ma la vicenda in realtà ha inizio alcuni mesi prima quando la madre di una piccola di 4 anni che frequenta l’asilo gestito dalle suore di Santa Teresa di Vallo, insospettita dagli strani comportamenti della bambina, denuncia possibili abusi sessuali. Rita Del Gaudio, madre di una piccola dell’istituto di Vallo, alle telecamere di Mattino Cinque, racconta: “M’ero accorta, già prima che mia figlia ci raccontasse, che c’era qualche problema. Aveva gli incubi, mi aggrediva, urlava senza motivo, non mangiava più. Diventava frenetica quando le chiedevamo dell’asilo, una volta voleva sbattere la testa contro il muro”. Scattano, dunque, le indagini nell’istituto e il 21 giugno il giudice decide di interrogare la suora nel corso di indagini preliminari. Vengono sentiti poi, in sede di incidente probatorio, i bambini e per evitare un trauma il tribunale viene trasformato in asilo. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»
    Adesso si apre un nuovo capitolo con l’avvio del processo d’appello. Ricordiamo che la sentenza di primo grado ha stabilito 8 anni di reclusione per la novizia peruviana, 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale. Assolto, invece, il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda. Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

  • Busto Arsizio Suor Mariangela sceglie di non parlare

    Busto Arsizio Suor Mariangela sceglie di non parlare

    La religiosa accusata di aver abusato per anni di una giovane educatrice della parrocchia di Sant’Edoardo, poi suicidatasi, si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip e al magistrato

    Suor Mariangela Farè ha scelto la via del silenzio, la religiosa accusata di aver violentato per anni e perseguitato una giovane catechista della parrocchia di Sant’Edoardo poi suicidatasi nel giugno dello scorso anno. La donna si è presentata questa mattina al secondo piano del palazzo del Tribunale di Busto Arsizio insieme al suo avvocato Raffaella Servidio e ad attenderla fuori c’erano alcuni parenti e una suora. L’interrogatorio è durato pochi minuti in quanto la linea difensiva scelta non ha permesso di porre le domande che da giorni il magistrato titolare dell’indagine Roberta Colangelo e il giudice per le indagini preliminari vorrebbero porgli in merito al rapporto con la ragazza di 27 anni.

    La suora, a detta del suo legale, è apparsa comunque tranquilla e lucida ma la scelta di non parlare sarebbe dovuta a quella che l’avvocato ha definito “lacune nelle indagini che non chiariscono molti aspetti di questa vicenda”. Nel frattempo c’è preoccupazione anche tra i genitori dei ragazzi e delle ragazze che hanno frequentato la parrocchia negli anni in cui la suora ha prestato servizio al centro Primavera di Sant’Edoardo. Una mamma, infatti, ha scritto una lettera a Varesenews chiedendo di far luce sulla vicenda e dicendosi preoccupata per quanto possa essere accaduto anche a suo figlio.

    LA LETTERA – “Come è stato possibile che una donna così disturbata gestisse il Centro Primavera, pre e post scuola del quartiere di Sant’Edoardo, in quegli anni affollatissimo di bambini di 3 scuole elementari e una media. Sembrerebbe che sia stata scoperta e cacciata da un giorno all’altro, ma se così è perchè nessuno ha fatto nulla? Perché si sarebbero limitati a spostarla in un altro luogo sempre a contatto con adolescenti? Tutte le mattine mettevo lo zainetto sulle spalle di mio figlio che nel 1998 frequentava la prima elementare e lo accompagnavo direttamente nella tana dell’orco! Abbiamo dovuto aspettare quasi 15 anni per sapere che portavamo i nostri figli non in un ambiente sicuro e protetto, ma in un luogo di abusi!” – scrive la donna in una lettera di fuoco.

    Le domande sono tante e le risposte poche, anche dalle gerarchie ecclesiastiche. Ora si sa che il parroco di allora aveva informato i suoi superiori dei suoi sospetti sulla donna e aveva ottenuto il trasferimento della suora a Catania, poi tornata a a Milano meno di un anno dopo. Un particolare emerso dagli scritti della giovane vittima degli abusi, però, farebbe pensare alla possibilità che si trattasse di un caso isolato: “Vuole me e non le altre” – scriveva sul suo diario quasi a far pensare che in quel rapporto la vittima si fosse sacrificata per salvare altre ragazze. Ora gli inquirenti stanno lavorando sui materiali informatici sequestrati a suor Mariangela, forse da quel computer potrebbero emergere novità interessanti.
    16/11/2012
    or.ma.orlando.mastrillo@varesenews.it

    http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=248263

    Busto Arsizio
    Suora arrestata, i parrocchiani: “Sparì all’improvviso”
    Per le vie del rione nessuno vuole commentare la notizia dell’arresto della religiosa accusata di violenze e abusi su una ragazza che poi si è suicidata. In pochi la ricordano e c’è anche chi non crede alle accuse
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    Nessuno ha voglia di parlare lungo le vie del quartiere Sant’Edoardo. La notizia della suora arrestata a seguito degli abusi perpetrati dal 1997 al 2011 nei confronti di una ragazza che si è suicidata nel giugno dello scorso anno, ha colto tutti alla sprovvista. Oggi nessuno lo ammette ma ciò che tutti pensavano all’epoca era che il suicidio fosse stato causato dal presunto rapporto tra la ragazza e un Vicario Parrocchiale, Don Alessandro, che pochi mesi dopo era stato trasferito a Sesto San Giovanni. In molti parlavano anche di una presunta gravidanza della giovane (mai dimostrata, ndr) che, con il suo estremo gesto, avrebbe deciso di porre fine alla vicenda tanto mormorata nel quartiere. «La gente che deve parlare per niente, tanto per parlare, e senza preoccuparsi delle conseguenze che possono avere le stronzate dette, mi fa veramente incazzare!», scriveva la ragazza sul proprio profilo Facebook un mese prima di impiccarsi.
    E con questa ricostruzione dei fatti la comunità aveva archiviato la storia, almeno fino ad oggi. Camminando per le strade del rione, infatti, in molti rimangono senza parole davanti alla nuova storia che la magistratura bustocca sta scrivendo. Gli abusi, il trasferimento della suora, le persecuzioni, il suicidio e le manette. «Quando era arrivata questa suora tutti eravamo contenti» ricorda una signora la cui figlia proprio in quegli anni frequentava l’oratorio «perchè era una ventata di giovinezza nel quartiere». E lo stupore è stato tanto quando «durante una domenica, a messa, ci avevano comunicato che sarebbe stata trasferita». La motivazione? «Era una questione legata a studi non ancora terminati», aveva detto il parroco dal pulpito.
    Sono tanti, comunque, quelli che non hanno nessuna voglia di parlare ma, tra i tanti, c’è anche qualcuno che proprio non ci crede. «La storia che so io è diversa» racconta un anziano signore che abita proprio dietro alla chiesa e incalza: «Voi come credete di conoscere la verità? E come fate a sapere che che quelle provesono vere? Quella suora aveva un’intelligenza fuori dalla norma».
    14/11/2012
    Marco Corsoredazione@varesenews.it

    http://www3.varesenews.it/busto/suora-arrestata-i-parrocchiani-spari-all-improvviso-248082.html

  • Non soli preti, anche alcune suore violentano ragazzine.

    Non soli preti, anche alcune suore violentano ragazzine.

    Andrea Sceresini per “la Stampa“

    L’avrebbe vessata per anni, fino a condurla all’esaurimento psicologico, e infine al suicidio. Avance sessuali, atti persecutori, violenze, morbosità: una triste storia di pedofilia, maturata nel silenzio della più profonda provincia lombarda, fino al drammatico epilogo. Siamo a Busto Arsizio, ottantaduemila anime nel cuore del Varesotto.

    Qui la vittima – una ragazzina all’epoca minorenne, con qualche problema relazionale – frequentava l’oratorio della parrocchia. Ed è lì, tra i campetti di pallavolo, le aule per il catechismo e le sagrestie, che conobbe la sua persecutrice: una insospettabile suora, oggi cinquantaduenne, anche lei nativa di Busto Arsizio.

    Il primo incontro avvenne nel lontano 1997, quando la giovanissima parrocchiana aveva solo 12 anni. Di lì a poco iniziarono i tormenti: il rapporto tra la religiosa e la ragazzina «assunse presto connotazioni sessuali – come si legge in una nota diramata ieri dai dirigenti della questura locale -, sino a trasmodare nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, in preda ad una profonda crisi morale e psicologica, si tolse la vita all’età di ventisei anni».

    Il suicidio avvenne per impiccagione, e avviò a una serie di indagini. Gli agenti del commissariato di Busto, coordinati dal pm Roberta Colangelo, cominciarono a esaminare gli oggetti personali della ragazza: il suo diario, le lettere, gli scritti, i file contenuti nel computer, le fotografie. Pian piano, da quella corposa mole di fogli dattiloscritti emersero i contorni della terribile vicenda: fatti, circostanze, episodi, luoghi, date. E poi, soprattutto, il nome e il cognome dell’inimmaginabile persecutrice.

    Negli ultimi mesi, grazie all’esame di questo materiale, le indagini hanno subito una rapida accelerazione, fino a culminare, nel pomeriggio di ieri, con l’incriminazione della religiosa: il gip di Busto Arsizio ha immediatamente disposto che la suora venga sottoposta a regime di sicurezza attraverso il ricovero in una casa di cura designata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dove è stata scortata dai poliziotti di Busto Arsizio e della squadra mobile di Varese. La donna, nel corso degli ultimi anni, si era trasferita nel Milanese, dove dirigeva un centro di formazione professionale.

    Sottoposta a consulenza tecnica, è risultata pericolosa socialmente e affetta da un disturbo della personalità che incide parzialmente sulle sue capacità di intendere e di volere. L’accusa, nei suoi confronti, è di violenze private e atti persecutori. Un’imputazione gravissima, che ha immediatamente monopolizzato i titoli dei vari media locali. «Indagini shock»: strilla uno dei più quotati giornali online della provincia. Ci vorrà del tempo, prima che placida routine di questi sonnolenti paesotti tra il lago e la pianura torni a scorrere con la consueta calma.

    http://www.cappittomihai.com/non-soli-preti-anche-alcune-suore-violentano-ragazzine/

  • Busto Arsizio (VA). Suor Mariangela Farè arrestata per pedofilia e persecuzioni in oratorio, La vittima, 12 anni, si suicidò. Trovati i diari col resoconto degli abusi

    Busto Arsizio (VA). Suor Mariangela Farè arrestata per pedofilia e persecuzioni in oratorio, La vittima, 12 anni, si suicidò. Trovati i diari col resoconto degli abusi

    Varese, suora agli arresti per abusi sessuali e violenze su ragazzina
    La giovane si impiccò a 26 anni: trovati diari, lettere e foto che documentano ciò che aveva subito dall’età di 12 anni in poi

    VARESE – Abusi sessuali, violenze private e atti persecutori: con queste accuse una suora di 52 anni, originaria di Busto Arsizio ma residente nel Milanese, dove dirige un centro di formazione professionale, è stata messa agli arresti in una casa di cura e di custodia. Il provvedimento è stato adottato dal gip di Busto Arsizio (Varese), in via provvisoria. Le accuse si riferiscono alla tragica fine di una ragazza che la suora avrebbe vessato per anni, fino a portarla, nel giugno 2011, al suicidio.

    IN ORATORIO – L’incontro fra la donna e la giovane vittima, all’epoca una ragazzina di soli 12 anni con qualche difficoltà relazionale, avvenne negli anni 1997-1998 nell’oratorio di una parrocchia di Busto Arsizio, dove la suora prestava servizio. L’incontro «assunse presto connotazioni sessuali sino a trasmodare nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze, fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, in preda ad una profonda crisi morale e psicologica si tolse la vita all’età di ventisei anni», si legge nella nota della Questura. La ragazza si impiccò.

    DIARI E FOTO – Proprio con la morte della giovane le indagini, svolte dal Commissariato di Busto Arsizio e dirette dal pm Roberta Colangelo, hanno subito un’accelerazione, «grazie soprattutto al materiale – scritti, diari, corrispondenza, supporti informatici e documentazione video e fotografica – ritrovato tra gli effetti personali della vittima», spiegano gli investigatori. La suora, che secondo le risultanze della consulenza tecnica risulta affetta da disturbo borderline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere, è stata giudicata socialmente pericolosa e accompagnata dai poliziotti di Busto Arsizio e della Squadra Mobile di Varese in una casa di cura e custodia.

    Redazione Milano online
    13 novembre 2012 | 18:26

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_novembre_13/varese-suora-arresti-abusi-sessuali-ragazza-minorenne-suicida-violenza-sessuale-2112689678301.shtml

    Indagata suora, abuso’ di ragazza che poi si e’ suicidata

    (AGI) – Como, 13 nov. – Subi’ abusi per anni, tanto da finire, a soli 26 anni, a togliersi la vita. A essere indagata per gli abusi nei confronti della ragazza e’ una suora originaria di Busto Arsizio, da oggi sottoposta a regime di sicurezza attraverso il ricovero in una casa di cura su disposizione del Gip di Busto Arsizio. La religiosa, attualmente domiciliata nel Milanese e che dirige un Centro di Formazione professionale e’ indagata anche per violenze private ed atti persecutori. – I fatti contestati risalgono sarebbero iniziati nel 1997 quando, seecondo quanto emerso dalle delicatissime indagini, la 52enne avrebbe avuto modo di incontrare in un oratorio bustocco una ragazzina all’epoca minorenne e con difficolta’ a relazionarsi.
    Da una prima semplice amicizia, la suora avrebbe ben presto travalicato nei suoi comportamenti fino a giungere ad atti persecutori con un crescendo di violenze per indurre la ragazzina a sottostare alle sue attenzioni morbose. Un incubo per la minorenne che la porto’ a togliersi la vita, all’eta’ ormai di 26 anni, l’anno scorso, ormai in preda ad una profonda crisi esistenziale acuita dalla sua fragilita’ psicologica. Le indagini sono scattate proprio alla luce di questo suicidio.
    Condotte dalla Polizia del Commissariato cittadino e dirette dal Sostituto Roberta Colangelo della Procura di Busto, hanno avuto negli ultimi tempi una notevole accelerazione grazie anche ad una serie di diari e lettere, nonche’ materiale informatico, video e foto trovati fra gli effetti personali della ragazza. La suora e’ stata sottoposta ad una perizia dalla quale risulterebbe affetta da disturbo bordeline di personalita’ incidente parzialmente sulla capacita’ di volere e socialmente pericolosa. Da qui la decisione di applicare la misura di custodia cautelare attraverso il ricovero in una casa di cura.

    www.agi.it/in-primo-piano/notizie/2…_si_e_suicidata

    Suora indagata per abusi sessuali su ragazza: la vittima si è tolta la vita
    Il giudice di Busto Arsizio ha disposto la misura di sicurezza del ricovero della religiosa
    VARESE – Avrebbe commesso abusi sessuali nei confronti di una ragazza, all’epoca dei fatti minorenne, che nel 2011 si è suicidata a causa di una profonda crisi psicologica. Per questo il gip di Busto Arsizio ha disposto la misura di sicurezzadel ricovero in casa di cura nei confronti di una suora di 52 anni, indagata per abusi sessuali, violenze private.

    Secondo le accuse le violenze sarebbero avvenute tra il ’97 e il ’98, in un oratorio del varesotto dove la suora prestava servizio. Le indagini, coordinate dal pm Roberta Colangelo, sono state condotte dalla polizia, che dopo il suicidio ha esaminato scritti, diari, corrispondenza e documentazione video e fotografica ritrovata tra gli effetti personali della giovane. Secondo le ricostruzioni la suora ha incontrato la ragazza, con qualche difficoltà relazionale, nell’oratorio di una parrocchia a Busto Arsizio (Varese). L’incontro assunse presto connotazioni sessuali sino a trasformarsi nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, si è suicidata all’età di ventisei anni.

    Attualmente la religiosa, residente in provincia di Milano, dirige un centro di formazione professionale. Dalle risultanze della consulenza tecnica è risultata pericolosa socialmente, e affetta da un disturbo della personalità che incide parzialmente sulla capacità di intendere e di volere.
    Martedì 13 Novembre 2012 – 19:30
    Ultimo aggiornamento: 22:31

  • Varese, suora agli arresti per abusi  sessuali e violenze su ragazzina

    Varese, suora agli arresti per abusi sessuali e violenze su ragazzina

    La giovane si impiccò a 26 anni: trovati diari, lettere e foto che documentano ciò che aveva subito dai 12 anni in poi

    VARESE – Abusi sessuali, violenze private e atti persecutori: cn queste accuse una suora di 52 anni, originaria di Busto Arsizio ma residente nel Milanese dove dirige un centro di formazione professionale, è stata messa agli arresti in una casa di cura e di custodia. Il provvedimento è stato adottato dal gip di Busto Arsizio (Varese), in via provvisoria. Le accuse si riferiscono alla tragica fine di una ragazza che la suora avrebbe vessato per anni, fino a portarla, nel giugno 2011, al suicidio.

    IN ORATORIO – L’incontro tra la donna e la giovane vittima, all’epoca una ragazzina di soli 12 anni con qualche difficoltà relazionale, avvenne negli anni 1997-1998 nell’oratorio di una parrocchia di Busto Arsizio, dove la suora prestava servizio. L’incontro «assunse presto connotazioni sessuali sino a trasmodare nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, in preda ad una profonda crisi morale e psicologica, si tolse la vita all’età di ventisei anni», si legge nella nota della Questura. La ragazza si impiccò.

    DIARI E FOTO – Proprio con la morte della giovane le indagini, svolte dal Commissariato di Busto Arsizio e dirette dal pm Roberta Colangelo, hanno subito un’accelerazione, «grazie soprattutto al materiale – scritti, diari, corrispondenza, supporti informatici e documentazione video e fotografica – ritrovato tra gli effetti personali della vittima», spiegano gli investigatori. La suora, che secondo le risultanze della consulenza tecnica risulta affetta da disturbo borderline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere, è stata giudicata socialmente pericolosa e accompagnata dai poliziotti di Busto Arsizio e della Squadra Mobile di Varese in una casa di cura e custodia.

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_novembre_13/varese-suora-arresti-abusi-sessuali-ragazza-minorenne-suicida-violenza-sessuale-2112689678301.shtml

  • Cile. Preti pedofili, più di 200 denunce per abusi nei collegi, Le scuole cattoliche paradiso dei preti criminali

    Cile. Preti pedofili, più di 200 denunce per abusi nei collegi, Le scuole cattoliche paradiso dei preti criminali

    6/08/2012
    Giacomo Galeazzi – Città del Vaticano

    E’ soprattutto il Colegio Cumbres, uno degli istituti scolastici più rinomati di Santiago del Cile al centro della bufera. In particolare è stato sospeso dalla sua attività il sacerdote di origine irlandese John O’ Reilly, appartenente ai Legionari di Cristo, in seguito alla denuncia della famiglia di un’alunna, per presunti abusi sessuali che avrebbe commesso su di lei dal 2010 al 2012.

    Lo ha reso noto la stessa scuola in un comunicato ai genitori degli allievi, precisando che il sacerdote si è detto innocente e pronto a collaborare con la giustizia. In merito, il quotidiano on line «El Mostrador», rileva che il Colegio Cumbres, appartiene alla Congregazione dei Legionari di Cristo fondata dal messicano Marcial Maciel e che John O’Reilly è legato alle famiglie più ricche del Paese ed ha abituali contatti con l’establishment imprenditoriale. La “tolleranza zero” introdotta da Benedetto XVI ha fatto crollare ultradecennali coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche agli abusi del clero. Inoltre il provvedimento dell’istituto, situato in una zona residenziale di Santiago, ha luogo nella stessa settimana in cui la Procura della Repubblica ha avviato le indagini, sempre per presunti casi di pedofilia, in altre 48 scuole della stessa aerea della capitale.

    Per altro lo stesso presidente Sebastian Pinera ha annunciato nuove misure per arginare i crescenti casi di abusi sessuali nei confronti di minorenni in tutto il Paese, situazione ritenuta da molti una sorta di piaga sociale. Intanto si estendono a macchia d’olio, in Cile, le denunce di pedofilia nelle scuole: il procuratore della Repubblica, Sabas Chahuan, ha confermato l’avvio di indagini in oltre 120 istituti scolastici di Santiago del Cile a seguito di più di 200 denunce di pedofilia registrate. «I genitori sono preoccupati, disperati ed angosciati», ha ammesso il procuratore generale Sabas Chauan, dopo una riunione con l’associazione nazionale che li rappresenta.

    Più netto l’antropologo Osvaldo Torres, sul quotidiano on line “El Mostrador”: «Che un capo di Stato debba parlare al Paese su questo tema, testimonia la gravità e la diffusione di questo tipo di reati, la debolezza delle politiche in merito ed il ritardo legislativo nella difesa dei diritti dei bambini». A spingere prima Pinera e poi Chaun è stato innanzitutto l’aumento delle denunce di pedofilia: il 22% a livello nazionale nell’ultimo semestre per ragazzi sotto i 14 anni, secondo la Procura. Ma anche l’indignazione perchè non pochi colpevoli o presunti tali finiscono per restare impuniti. Negli ultimi giorni, nei rioni in di Santiago, ci sono stati i casi di 3 bambini delle elementari e 4 di asili d’infanzia. Tutti gli accusati sono maestre o assistenti sociali. Anche se, a far più spicco mediatico nella piaga della pedofilia, sono stati esponenti della Chiesa cattolica. Come l’influente sacerdote Fernando Karadima (per il quale l’Arcivescovado ha chiesto formalmente scusa, pur se il processo è ancora in corso) o suor Paola, ex superiora di un prestigioso collegio di Santiago, deceduta nei giorni scordi per un tumore.

    Per tentare di arginare la situazione, Pinera ha annunciato, tra l’altro, la creazione di un «Ombudsman del bambino», un «Registro dei pedofili», l’assegnazione di 1,6 milioni di dollari al Servizio Medico Legale e l’aumento delle pene per i condannati. «Pur se positive sono insufficienti», ha assicura Torres. E gli organismi che si occupano dell’infanzia hanno specificato che Pinera ha praticamente ignorato la loro quotidiana esperienza in merito. I loro specialisti sottolineano però che la società cilena, proprio per questi casi, si sta squassando di dosso la sua proverbiale introversione, come evidenzia il continuo aumento delle denunce.

    «È indispensabile che il governo presenti in parlamento un progetto di legge per la protezione di diritti dei bambini», avverte Torres. Quella in vigore risale al 1929, riciclata nel 1968. Il che la dice lunga sul cammino politico del Paese. L’ultimo caso è stato appunto quello che ha coinvolto il sacerdote di origine irlandese John O’ Reilly: il prete è stato sospeso dalle attività di direttore spirituale nel «Colegio Cumbres», uno dei più rinomati della città, dopo la denuncia della famiglia di un’alunna, per presunti abusi sessuali commessi dal 2010 al 2012. Davanti all’aggravarsi della situazione, il governo di Sebastian Pinera ha nel frattempo annunciato l’applicazione di una decina di misure per rafforzare la prevenzione e la lotta alla pedofilia nel Paese.

  • Emanuela Orlandi Mori’ In Un Festino Pedofilo In Vaticano, Lo Rivela Padre Amorth

    Emanuela Orlandi Mori’ In Un Festino Pedofilo In Vaticano, Lo Rivela Padre Amorth

    La notizia è sconvolgente, ma è ancora più incredibile la fonte da cui proviene. Per Padre Gabriele Amorth, il più grande esorcista della Santa Sede stimato addirittura dal Papa, Emanuela morì tragicamente in un festino pedofilo consumato in ambienti vaticani. Secondo il religioso, infatti, la sfortunata ragazza rimase impigliata in un’orgia orribile che per lei finì tragicamente.

    Di questa pista si era parlato già in passato, ma le ipotesi che ha avanzato in questi giorni Padre Amorth, gettano nuova luce su quella sparizione. Padre Amorth tira in ballo alcuni testimoni affidabili e tra questi monsignor Simeone Duca, archivista della Santa Sede, che fece cenno a “festini” e in dico anche la presenza di un gendarme vaticano che si proponeva come “reclutatore di ragazze”.

    IL RUOLO DI DON VERGARI In un’intervista al quotidiano torinese La Stampa, Padre Amorth ha aggiunto anche di più: «Ho motivo di credere – ha detto – che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e di occultamento del cadavere». Insomma, Emanuela fu drogata, coinvolta in un festino e poi morì o venne uccisa. Per evitare scandali fu dunque necessario far sparire il cadavere. E qui spunta la figura di Don Vergari, l’ex rettore di Sant’Apollinare che di recente è stato indagato proprio per il caso di Emanuela. Si è per esempio sospettato che sia stato lui a far sparire il corpo della ragazza, ma al momento non ci sono prove e non sono leciti nemmeno sospetti.

    D’altronde, lo stesso Don Vergari smentisce tutto con sicurezza. Interviene però anche Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, che racconta dettagli della vita segreta di Sanf Apollinare. «Le amiche della scuola di musica di Emanuela – ha affermato – mi dissero che suor Dolores, la direttrice, non le faceva andare a messa o a cantare nel coro a Sanf Apollinare, ma preferiva che andassero in altre chiese, proprio perché aveva una brutta opinione di Don Vergari!». Forse queste parole non bastano per indicare nel sacerdote uno del gruppo che organizzava le orge. Ma certo gettano nuova luce sul mistero di Emanuela.

    MIRELLA GREGORI E c’è di più, perché Padre Amorth riprende un vecchio collegamento con un altro caso da sempre legato a quello di Emanuela: parla infatti di Mirella Gregori, scomparsa nello stesso anno e forse per lo stesso motivo. E qui, il sacerdote spiega di non credere in alcun modo alla pista internazionale. Sembra ormai accertato, infatti, che le dichiarazioni dei Lupi Grigi che dissero di avere in mano Emanuela e Mirella erano solo un depistaggio inventato dalla Stasi, i servizi segreti della Germania Est, per deviare le indagini sull’attentato a Giovanni Paolo II. Fu così che il destino delle due innocenti ragazzine finì in un gioco di specchi internazionale che complicò le indagini e, anche se indirettamente, aiutò una banda di preti pedofili che cercava in tutti i modi di nascondere le prove delle efferatezze commesse. Ormai ci siamo, il fronte del silenzio sembra infranto e, forse assai presto, potremo dire che il caso di Emanuela è davvero vicino alla soluzione.

    http://www.nocensura.com/2012/08/emanuela-orlandi-mori-in-un-festino.html

  • “Io, bimbo sordo violentato sotto l’altare”

    “Io, bimbo sordo violentato sotto l’altare”

    Giuseppe, sordo, si fidava: mai avrebbe immaginato di diventare vittima dentro le mura di uno dei simboli della carità della Chiesa. In un istituto specializzato per rendere migliore la vita a bambini sordi, gestito dalle suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute, sull’esempio dell’Istituto Provolo. Poi, negli anni, diventato istituto misto e ora centro di formazione professionale. Ma come al Provolo il dramma dei bambini sordi, e ancora più indifesi di un qualsiasi bambino, si è consumato sotto l’altare. In quell’istituto ci andava per le funzioni religiose anche quel giovane sacerdote, che allora aveva circa 25 anni, e lì sono cominciate le violenze, all’insaputa delle suore, sospetta Giuseppe.

    GIUSEPPE sa che da domani potrebbe essere additato in pubblico come il ragazzo abusato, ma prende coraggio e trova la forza di raccontare. “Quando avevo tre anni la mia famiglia si spostò dalla Calabria a Verona. Io sono nato sordo e giù non c’erano istituti specializzati”. Ha, infatti, riconoscenza verso l’istituto, “perché a scuola ho cominciato a parlare”. Ma è proprio nel luogo più sacro, tra le mura della Chiesa del Pianto, davanti al crocifisso, che sono cominciate le violenze. “Mi toccavano nelle parti più intime, piangevo anche tre volte la settimana, ma loro non si fermavano. Lo facevano anche quando andavo a confessarmi, in una stanza, quando eravamo faccia a faccia”.

    Niente e nessuno fermava soprattutto un giovane sacerdote, non c’era pietà per quel bimbo che aveva l’età per andare alla scuola materna. Non ricorda più il nome di quel prete, lo ha rimosso a forza dalla mente. Ma le cicatrici di quei torbidi momenti sono rimaste su quel dramma vissuto a lungo e taciuto per troppo tempo: “C’erano tre preti, due giovani e uno più anziano”. Giuseppe avrebbe avuto le attenzioni e gli abusi da tutti e tre, ma uno era il più cattivo, quello “giovane, attorno ai 25 anni, che aveva la pelle chiara, magro, alto di statura. Con lui andavamo solo per la messa e la confessione.

    Lui non dormiva all’istituto Gresner, ma al Provolo”. Giuseppe ne parla con sollievo, per non aver dovuto subire il tormento anche di notte. Ricorda anche l’aspetto dell’anziano prete, “con gli occhiali e quasi calvo. Io sono rimasto per un certo periodo completamente solo a Verona, perché mia madre andò in Calabria a prendere i miei fratelli. In quel periodo non parlavo e non riuscivo a capire e il prete ci ha obbligati a non parlare. Ci faceva paura, avevo paura che mi succedesse qualcosa di brutto”. Le violenze non sarebbero state solo sessuali. “Una psicologa mi diceva che mia mamma mi aveva abbandonato, ma non era vero, era andata in Calabria per i miei fratelli”. Giuseppe apre uno squarcio ancora più inquietante, pensa di essere stato “una delle prime vittime”  di quel giovane sacerdote, in un crescendo di violenza: “Prima mi toccava solo, poi pretendeva sempre di più. Voleva anche che lo baciassi , mi faceva schifo.

    Ero nervoso, mi allontanavo, ma lui mi teneva fermo, poi mi diceva di non parlare”. Un racconto dell’orrore con altre vittime. “Io sono stato il primo, poi è toccato ad altri, almeno quattro, subire le violenze di quell’uomo. Però continuava ad abusare anche di me, finché sono andato via, a 12 anni”. È più di un sospetto che altri ragazzi sarebbero stati abusati, Giuseppe ne è certo: “A Ferrara del Monte Baldo, nella colonia montana del Gresner, facevamo tra noi ragazzi quello che ci facevano quei tre preti. È allora che abbiamo scoperto il significato della parola omosessuale”. Con qualcuno Giuseppe è ancora in contatto e uno dei ragazzi abusati ha ora gravi problemi di socializzazione: non esce più di casa, non parla con nessuno, evita ogni contatto con le persone. Ha cercato inutilmente di dimenticare e non ha più voluto fare il chierichetto per non rivangare il passato. Ha pure cancellato la Chiesa dal suo presente. “Non ho parlato con nessuno, mi dicevo che era troppo tardi, anche se con qualcuno volevo confidarmi. Ma mi prendeva lo stomaco, stavo male e se parlo, mi dicevo, che cosa mi succederà? Ero terrorizzato”.

    HA RIVELATO il suo insopportabile segreto solo poco tempo fa, quando “ne ho parlato con mamma, perché pensava fossi gay. Si è messa a piangere. Adesso, davanti a voi, mi sento come spogliato” rivela a Giorgio Dalla Bernardina e a Marco Lodi Rizzini, responsabili dell’Associazione Provolo, che in questi anni si è battuta contro la pedofilia e che per oggi ha organizzato una marcia contro gli abusi sessuali avvenuti per trent’anni all’istituto Provolo, fino al 1984. Un evento di risonanza internazionale a cui parteciperanno persone provenienti da Inghilterra,

    Olanda e Stati Uniti, con l’adesione di importanti organizzazioni internazionali contro la pedofilia. I manifestanti sfileranno fino in piazza Brà, sotto la sede del Comune del sindaco Tosi. Ed è proprio la firma del sindaco leghista che manca al patrocinio della manifestazione, che invece hanno dato Regione e Provincia.

    Paolo Tessadri in “il Fatto Quotidiano” del 30 giugno 2012