Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Un controverso sacerdote del Canton Vaud sarà processato per abusi su minori.

    Un controverso sacerdote del Canton Vaud sarà processato per abusi su minori.

    Un sacerdote della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo sarà processato per “atti sessuali con minori”.
    Il procuratore generale del Cantone di Vaud si è occupato personalmente del caso dopo una denuncia del 2024, quando il religioso era di stanza in una parrocchia del cantone.
    Il sacerdote era già stato oggetto di segnalazioni e controversie in precedenza in Svizzera e in Francia, di cui la diocesi era a conoscenza.

    Un caso di sospetto abuso sessuale su minori rischia di diventare esplosivo per la Chiesa cattolica. La Procura della Repubblica sta rinviando a giudizio un sacerdote attivo da anni nelle diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo . L’imputato sarà processato per atti sessuali con minori, probabilmente entro la fine dell’anno, e al momento rimane presunto innocente.

    Questa decisione era attesa dal 2024, quando il quotidiano “24 heures” e altri media avevano riportato la notizia. Il padre di una minorenne aveva sporto denuncia contro il sacerdote per abusi sessuali sulla figlia . Il sacerdote era attivo da diversi anni in una parrocchia del Canton Vaud, dove la diocesi lo aveva nominato, nonostante un passato travagliato, abbastanza noto da essere stato oggetto di diversi articoli di stampa nel corso degli anni.

    Un percorso noto alla Diocesi
    A seguito di questa denuncia alla polizia, le prove sono state ritenute sufficienti per aprire un’indagine, di cui si è occupato personalmente il Procuratore Generale Éric Kaltenrieder. Il portavoce della Procura, Vincent Derouand, ne spiega le ragioni: “Sono il contesto del caso, la natura dei presunti reati, nonché la professione dell’imputato, a pochi mesi dall’annuncio di un’indagine canonica avviata dal Vaticano a seguito di accuse di abusi sessuali all’interno della Chiesa, in particolare nella Svizzera romanda, a motivare la sua decisione”.

    La Procura della Repubblica afferma che l’imputato non è mai stato condannato penalmente in Svizzera. Tuttavia, il suo passato all’interno della Chiesa non è sfuggito. Quando la denuncia penale fu presentata nel 2024, la stampa aveva già riferito che questo sacerdote era stato segnalato dalla diocesi nel 2019, a seguito di sospetti sollevati da un altro membro del clero.

    Senza che il sacerdote in questione fosse pubblicamente nominato, questo caso suscitò polemiche nel 2020. Il vescovo Charles Morerod lo spiegò più volte, specificando che, a sua conoscenza, i sospetti riguardavano comportamenti inappropriati nei confronti di un adulto, non di un minore, e che l’indagine della polizia era stata chiusa senza ulteriori azioni.

    Nello stesso periodo, un altro evento fece notizia. Lo stesso sacerdote apparve in un libro pubblicato da giornalisti francesi sulle “terapie di conversione”. Secondo questa inchiesta, il sacerdote, che si era temporaneamente trasferito in Francia, era attivo in un gruppo che promuoveva la castità per gli omosessuali. Dopo il suo ritorno in Svizzera, la diocesi fu interrogata dalla stampa e prese le distanze da queste pratiche: “Definire l’omosessualità una malattia è assurdo e non lo tolleriamo”.

    Ma non è tutto. In un libro di interviste pubblicato nella Svizzera romanda nel 2024 – prima della denuncia – Charles Morerod viene interrogato sui precedenti di questo sacerdote, e in particolare su un terzo episodio, precedente a queste due controversie. Sospettato di aver fatto avances inappropriate a due adolescenti nel Canton Vaud, il sacerdote era stato segnalato alla polizia dalla diocesi e il suo ministero era stato limitato.

    Nominato da Charles Morerod
    In questa intervista, Charles Morerod ha spiegato che il sacerdote era sottoposto a monitoraggio specializzato, ma che l’indagine preliminare della polizia non ha potuto rivelare altro se non che era “estremamente sensibile”. Per questo motivo, su sua richiesta, al sacerdote è stato permesso di partire per la Francia. “Non faceva nulla e si deperiva”, ha raccontato Charles Morerod. Riguardo alle restrizioni imposte al sacerdote, ha aggiunto: “Ce n’erano alcune, ma non ce ne sono più, perché non è stato identificato alcun problema”.

    In seguito a queste controversie e segnalazioni, non passò molto tempo prima che questo sacerdote venisse nominato parroco nel Canton Vaud. In un post sui social media, ora cancellato, la parrocchia aveva dichiarato di aver assunto l’incarico su richiesta del vescovo. I post degli ultimi anni lo mostrano ancora mentre celebra la Messa circondato dai bambini.

    Oggi, questa nomina solleva più interrogativi che mai. Interrogato sull’annuncio di un simile processo contro un sacerdote della diocesi, Charles Morerod ha dichiarato: “Confidiamo che la giustizia stabilisca i fatti e li giudichi. Per il momento, non posso commentare, ma se i fatti saranno provati, tali azioni saranno ovviamente tragiche”.

    Nonostante tutto, il vescovo non mette ancora in discussione l’assegnazione di questo sacerdote a una parrocchia, e non – per lo meno – a un ruolo meno importante: “Al momento di questa nomina, la segnalazione alla polizia (ndr: quella del 2019) era stata archiviata. È stato nominato perché non possiamo privare qualcuno del suo incarico, né sanzionarlo sulla base di sospetti non provati. Questo principio vale per tutti”. Interrogato sull’esistenza di altre segnalazioni o segnali d’allarme, il vescovo ora si rifiuta di commentare mentre l’indagine è in corso.

    Una prova rara per il Canton Vaud
    Secondo diverse fonti, il sacerdote non è stato visto nella sua ex parrocchia. È stato rimosso dal suo ministero nell’estate del 2024, quando la diocesi è stata informata della denuncia penale. Il vescovo Morerod conferma che la situazione rimane la stessa. “Non gli sono stati assegnati altri incarichi, sebbene la Chiesa debba continuare a fornirgli un sostentamento, essendo presunto innocente”.

    Secondo lui, l’imputato non sarebbe in grado di trovare impiego in altre parrocchie o istituzioni cattoliche. “Prima di assumerlo, un’altra diocesi dovrebbe informarci e commetterebbe un errore se non lo facesse”. Tuttavia, la Chiesa attende la decisione dei tribunali prima di avviare un’indagine canonica o di denunciare la questione al Vaticano.

    Il sacerdote sarà processato per reati punibili con la reclusione fino a cinque anni ai sensi dell’articolo 187 del Codice Penale, che si applica a chiunque commetta un atto sessuale su un minore di 16 anni, lo induca a commettere tale atto o lo coinvolga in un atto sessuale. Tuttavia, il caso è stato deferito a un Tribunale di Polizia, che in genere si occupa di casi in cui la pena non supera un anno. Si tratta di una pena relativamente bassa per un caso di atti sessuali con minori. Roberto pellizzari

    https://www.24heures.ch/diocese-un-pretre-vaudois-sera-juge-pour-abus-sur-mineure-912422698997

  • Svizzera – Pedofilia, netto aumento delle domande ai centri di consulenza

    Svizzera – Pedofilia, netto aumento delle domande ai centri di consulenza

    Sempre più persone con un’attrazione sessuale verso i minori cercano aiuto, così come i loro familiari. I due centri specializzati competenti nella Svizzera tedesca e in Romandia hanno segnalato un forte aumento delle richieste (da 204 a 348) lo scorso anno.

    Nella parte germanofona del Paese, dove opera il centro di prevenzione Beforemore, il numero di richieste di contatto è più che raddoppiato rispetto al 2024, passando da 67 a 175, si legge in una nota diffusa giovedì. L’incremento è stato particolarmente pronunciato tra le persone con una preferenza sessuale per i minorenni (da 31 a 83) e tra i parenti (da 16 a 53).

    In Romandia, il totale dei casi gestiti dall’organizzazione DIS NO è cresciuto da 137 a 173. In entrambe le regioni linguistiche, sono peraltro aumentate anche le domande da parte di professionisti del settore, come terapisti e assistenti sociali, che possono segnalare pazienti affetti da queste problematiche.

    Aiuta la crescente notorietà dei servizi
    Le organizzazioni attribuiscono questo trend alla crescente notorietà dei loro servizi. Questo è un buon segno, ha affermato Dominik Galliker, direttore di Beforemore, citato nel comunicato. Secondo l’esperto, in molti “soffrono a causa delle loro preferenze sessuali, provano vergogna e cercano consigli per gestire i propri impulsi”.

    Per accrescere ulteriormente la sensibilizzazione, Beforemore sta lanciando un podcast. Dal canto suo, DIS NO ha cominciato lo scorso autunno una campagna rivolta ai consumatori di materiale pedopornografico online. Entrambe offrono consulenza gratuita e anonima per prevenire gli abusi sessuali sui minori. I loro servizi sono finanziati, tra gli altri, dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).

    Da ricordare come anche in Ticino, nel 2020, era stata creata un’antenna anti-pedofilia, tramite l’associazione Io no. Dopo due anni di attività aveva però dovuto chiudere i battenti per ragioni di ordine finanziario.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/pedofilia-netto-aumento-delle-domande-ai-centri-di-consulenza/90858416

  • Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Nell’aprile 2025, un servizio del programma Rundschau della SRF aveva reso pubblici alcuni casi di abusi e uso eccessivo della forza commessi al Collegio Carlo Borromeo (KKB) di Altdorf. Sebbene la direzione della scuola e quella del convento dell’epoca fossero a conoscenza dei fatti, in un caso non avevano reagito e in un altro si erano limitate a trasferire il sacerdote responsabile degli abusi. Il Cantone di Uri, insieme all’Abbazia benedettina di Mariastein e ai Missionari di Mariannhill, hanno così commissionato uno studio ad un Istituto dell’Università di Zurigo, lo stesso che ha condotto l’inchiesta sugli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica in Svizzera.

    Dal 1906, il KKB è una scuola privata collegata a un convitto gestito dai monaci di Mariastein. Nel 1978, il Cantone di Uri ha rilevato la scuola. Parallelamente, i Missionari di Mariannhill gestivano una propria scuola con convitto ad Altdorf, il «St. Josef».

    Lo studio ha lo scopo di indagare sui casi di abuso sessuale avvenuti tra gli anni 1906 e 1994 al Collegio Carlo Borromeo e all’Internato San Giuseppe (Internat St. Josef) di Altdorf. Eventuali fonti e dichiarazioni riguardanti ulteriori abusi nell’ambito della Chiesa cattolica del Canton Uri saranno ugualmente prese inconsiderazione.

    Il gruppo di ricerca ha di recente diffuso un appello alle persone direttamente coinvolte, testimoni indiretti, discendenti in possesso di informazioni con l’invito a contattarlo attraverso l’indirizzo e-mail abuso-uri@hist.uzh.ch o al numero di telefono 044 634 47 38. L’appello è rivolto anche al Ticino, cantone dal quali provenivano molti studenti.

    red

  • «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    LUGANESE – A volte la nostra discussione si deve interrompere. Perché Andrea (vero nome noto alla redazione) si blocca. E deve piangere. Raccontare un abuso sessuale subito da un prete 60 anni prima è ancora terribilmente traumatico per quest’uomo del Luganese che oggi di anni ne ha 71. «Frequentavo il collegio don Bosco a Maroggia, che nel frattempo è stato chiuso. Ero stato messo in castigo. E in una notte fui percosso e violentato».

    Giro di vite – Il 71enne si racconta a tio.ch in un periodo in cui il tema degli abusi in ambito clericale è sempre d’attualità. I dettagli legali vanno ancora sistemati, ma pochi mesi fa è stato stabilito che le autorità ecclesiastiche ticinesi in futuro saranno obbligate a denunciare le segnalazioni di eventuali abusi entro 30 giorni anche al Ministero Pubblico. A fine 2024 invece è stato istituito il Gruppo di ascolto delle vittime in ambito religioso (GAVA). Un gruppo neutrale, esterno alla Diocesi, che attualmente segue una decina di casi nella Svizzera italiana.

    Il documento scandalo – Nel settembre del 2023 invece l’Università di Zurigo ha reso pubblico il “rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo”. Documentando oltre un migliaio di abusi in tutto il Paese. Ed evidenziando criticità con archivi e documenti per la Diocesi di Lugano.

    Quei 10’000 franchi di risarcimento – La segnalazione di Andrea risale al 2018. L’ha fatta a un’apposita commissione della Curia, istituita anni prima. Il suo caso è stato preso sul serio. Analizzato. «Mi hanno fatto parlare con diversi esperti. Per appurare che quello che raccontavo potesse essere realistico. Fondato. È stato accertato. Ho ricevuto delle scuse da parte della Diocesi. E anche 10’000 franchi simbolici come risarcimento morale. Ci sono rimasto un po’. Non ne faccio una questione di soldi. Ma tutto questo dolore non può valere solo quella cifra».

    Quanti strascichi – Andrea ha trovato il coraggio di farsi avanti dopo che le autorità ecclesiastiche avevano aperto le porte a eventuali persone vittime di abusi. «Anche perché in tutto quel tempo non avevo mai dimenticato. Avevo sempre in testa le sensazioni e gli odori di quella orrenda notte. E poi avevo la fobia dei preti. Appena ne vedevo uno, tremavo come un bambino. Nella mia vita ho trovato rifugio nell’arte. Però generalmente è stato tutto complicato. Sono stato sposato e ho avuto tre figli. Ma nelle relazioni chiaramente il trauma riemergeva sempre. Trasformandosi in blocchi».

    «Più volte ho pensato di uccidermi» – Il 71enne torna alla sua infanzia e alla sua adolescenza. «Di base ero un ragazzo agitato. Dopo lo choc di quella notte non ho trovato il coraggio di parlarne ai miei genitori. Non volevo farli soffrire. Ero chiuso in me stesso. Il mio stato d’animo però era irrimediabilmente cambiato. L’inquietudine era aumentata. Mi sembrava di avere addosso un macigno. Più volte ho pensato di uccidermi. Non lo nego. Anche in età adulta. La psicoterapia mi ha aiutato. Ma ho provato un po’ di tutto. Sono stato anche da uno sciamano».

    «Voglio dare coraggio alle vittime» – Il presente di Andrea è solo parzialmente alleggerito dall’avere avuto la forza di vuotare il sacco. «Il mio carnefice al momento della mia segnalazione era già morto. L’abbiamo identificato tramite una foto d’epoca. Mi chiedo se abbia fatto del male anche ad altri ragazzi. So che un mio ex compagno di scuola si è sparato un colpo diventando più grande. E non ho mai capito perché. Il male che mi ha fatto quell’uomo non sarà mai colmato purtroppo. Quante volte mi sono svegliato impaurito nel cuore della notte. Capita ancora adesso. Sono cose che ti macchiano. E che non vanno più via. Io oggi ne parlo anche per dare coraggio a chi ha subito qualcosa di simile. Il coraggio di segnalare. Di non chiudersi. E comunque di vivere».

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1896659/lugano

  • Rapporto abusi nella Chiesa dell’Uni di Zurigo: si cercano testimoni nella Svizzera italiana

    Rapporto abusi nella Chiesa dell’Uni di Zurigo: si cercano testimoni nella Svizzera italiana

    Una ricerca commissionata dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), dalla Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e dalle altre Comunità di Vita Consacrata in Svizzera (KOVOS), nonché dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) i cui primi risultati furono presentati a settembre del 2023. Da allora l’indagine che riguarda anche la Svizzera italiana (Ticino e Grigioni italiano) – è andata avanti e si concluderà a inizio 2027 con la pubblicazione dei risultati.

    Martedì 20 gennaio 2026 i ricercatori di Zurigo hanno rivolto, tramite comunicato stampa, un appello alla ricerca di testimoni nella Svizzera italiana: “Dall’avvio dei lavori, diversi documenti d’archivio e testimonianze – scrivono – hanno permesso di approfondire i contesti in cui si sono verificati gli abusi sessuali. Oltre all’ambito della pastorale, le scuole, i collegi e gli istituti con internato emergono come le realtà maggiormente coinvolte, alcune delle quali hanno nel frattempo cessato la propria attività”.

    Il team che sta ultimando la ricerca lancia quindi un appello a “testimoni” di casi di abusi sessuali nella Svizzera italiana che possono essere “testimonianze dirette” ma pure “segnalazioni provenienti da testimoni indiretti e da discendenti”

    La ricercatrice Bignasca (Uni Zurigo) fa il punto sulla Svizzera Italiana

    Per fare il punto e per comprendere meglio le ragioni di questo appello, abbiamo raggiunto Vanessa Bignasca, ricercatrice dell’Uni di Zurigo che si occupa dello studio per la Svizzera italiana. “La ricerca principale si estende dal 2024 fino alla fine del 2026, quindi stiamo raccogliendo le ultime informazioni in vista della redazione del rapporto finale che vorremmo fosse il più completo possibile”, ci spiega.

    La Bignasca definisce “notevole” il materiale raccolto in questi due anni. “Le indagini a partire da questo materiale seguono due filoni principali: da un lato, la continua raccolta di testimonianze, a cui si ricollega l’appello; dall’altro, la ricerca negli archivi, che consente un approfondimento dei casi. Ci siamo occupati di scandagliare il più sistematicamente possibile i vari archivi, da quelli giudiziari a quelli della commissione diocesana di esperti in materia di abusi, che hanno pure conosciuto delle integrazioni dovute alle diverse persone che si sono annunciate alla commissione dopo la pubblicazione del progetto pilota di Zurigo nel 2023. Ancora, abbiamo preso contatto con archivi di congregazioni religiose e istituti che erano attivi nella Svizzera italiana”.

    La verifica di fonti incrociate e i casi emersi

    Un lavoro costituito dalla verifica di fonti incrociate per arrivare ad approfondire i singoli casi. Da qui la necessità di reperire testimonianze. “Le testimonianze hanno consentito di analizzare il materiale raccolto e di verificare che situazioni inizialmente ritenute episodiche non lo fossero. L’arrivo di un’ulteriore testimonianza apre diverse piste di lavoro che possono essere approfondite: dati, nomi, indicazioni precise aiutano a cercare dei riscontri effettivi anche negli archivi o consentono incroci con altre testimonianze indipendenti”, spiega Bignasca che conferma quindi la centralità delle testimonianze: “Gli abusi non sempre lasciano tracce negli archivi e, quando è il caso, non è sempre semplice individuarle all’interno di fondi spesso di grandi dimensioni”.

    Riguardo ai casi emersi per questa indagine storica, pur non sbilanciandosi, Bignasca ci dice che “in questi due anni sono arrivate testimonianze relative alla Svizzera italiana di casi noti ma anche di casi ulteriori rispetto a quelli pubblicati dalla stampa e non reperibili nelle ricerche di archivio da noi svolte”. La ricercatrice Bignasca, infine, conferma di avere contatti regolari con il gruppo GAVA (Gruppo di Ascolto per Vittime di Abusi in Ambito Religioso in Ticino) che è un punto di riferimento importante per le vittime e contribuisce a segnalare l’indirizzo e il contatto di Zurigo.  Parimenti valuta positivamente la collaborazione instaurata con la diocesi di Lugano dal momento della realizzazione del rapporto preliminare fino all’attuale fase.

    Chi contattare e come

    Le persone disposte a condividere esperienze o informazioni relative ad abusi in ambito ecclesiale sono invitate a contattare il team di ricerca all’indirizzo e-mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch o al numero 044 634 47 38.

  • Abusi sessuali nella Chiesa, si cercano testimoni

    Abusi sessuali nella Chiesa, si cercano testimoni

    LUGANO – Il Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo da oltre un anno sta portando avanti un lavoro scientifico in merito agli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo ad oggi.

    Lo studio coinvolge ovviamente anche la Svizzera italiana e il territorio della Diocesi di Lugano, e in questo senso i curatori dello studio sono alla ricerca di eventuali testimoni che siano rimasti coinvolti in storie di abusi o molestie. Spiegano i curatori: «Dall’avvio dei lavori, diversi documenti d’archivio e testimonianze hanno permesso di approfondire i contesti in cui si sono verificati gli abusi sessuali.

    Oltre all’ambito della pastorale, le scuole, i collegi e gli istituti con internato emergono come le realtà maggiormente coinvolte, alcune delle quali hanno nel frattempo cessato la propria attività».

    Le testimonianze faranno parte del rapporto finale che sarà pubblicato nel 2027.

    Le persone disposte a condividere esperienze o informazioni relative ad abusi sono invitate a contattare il team di ricerca all’indirizzo e-mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch o al numero 044 634 47 38. Oltre alle testimonianze dirette, sono rilevanti anche le segnalazioni di testimoni indiretti e dei discendenti. I curatori dello studio tengono a precisare che garantiranno «l’anonimato e un trattamento confidenziale di ogni informazione».

    Lo studio, ricordiamo, è commissionato dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), dalla Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e dalle altre Comunità di Vita Consacrata in Svizzera (KOVOS), nonché dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ).

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1898184/abusi-sessuali-nella-chiesa-si-cercano-testimoni

  • Marcia a Fully contro l’omertà sugli abusi sessuali nella diocesi di Sion

    Marcia a Fully contro l’omertà sugli abusi sessuali nella diocesi di Sion

    Quasi 80 persone hanno partecipato domenica a una marcia “di riconoscimento” degli abusi sessuali commessi nella diocesi di Sion, in Vallese, in particolare da un ex parroco di Fully rimasto in carica per 48 anni fino alla fine degli anni ’70.

    L’iniziativa, organizzata congiuntamente dalla diocesi, dal gruppo SAPEC (sostegno alle vittime di abusi in contesto religioso) e dai famigliari delle vittime, si è conclusa in chiesa con una messa celebrata dal vescovo Jean-Marie Lovey.

    Secondo una decina di testimonianze dirette o indirette raccolte da Le Nouvelliste, il prete, morto nel 1983, avrebbe abusato sessualmente di adulti e bambini, sfruttando la propria autorità nella vita quotidiana della comunità. Interpellate da Keystone-ATS, SAPEC e la diocesi evitano di fornire cifre precise sulle vittime.

    “Per quanto riguarda abusi di potere e di coscienza, se ne contano decine e decine”, ha dichiarato il vicario generale Pierre-Yves Maillard.

    Prima dell’inizio della marcia, Maillard ha chiesto pubblicamente “perdono” a nome del diocesi per gli atti dell’ex parroco.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/vs-fully-marcia-contro-omert%C3%A0-su-abusi-sessuali/90639482

  • Rapporto sul progetto pilota  per la storia degli abusi sessuali  nel contesto della Chiesa cattolica  romana in Svizzera a partire  dalla metà del XX secolo

    Rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera a partire dalla metà del XX secolo

     Introduzione
    Agli inizi degli anni ‘60 del secolo scorso, il sacerdote G. A. fu condannato a due anni di carcere per “atti immorali ripetuti e continuati con e di fronte a fanciulli”. Si trattava della sua seconda condanna: prima in un comune della Svizzera centrale, nella diocesi di Coira, poi nell’altipiano, nel territorio di competenza della diocesi di Basilea, egli aveva abusato sessualmente di almeno 67 bambini e bambine, stando alle informazioni fornite dagli atti giudiziari.

    I responsabili della Chiesa cattolica non lo avevano rimosso dal suo incarico dopo la prima condanna, continuando invece ad affidargli mansioni nell’ambito della cura pastorale che comprendevano il contatto con minori e, inoltre, avevano deliberatamente tentato di nascondere il crimine mediante un trasferimento. Così, all’uscita dal carcere, si profilava per G. A. una carriera di successo: fu nominato parroco e operò in diverse comunità parrocchiali per quasi quarant’anni.

    La carriera del sacerdote G. A. non costituisce un’eccezione: sono numerosi i casi di abuso sessuale commessi dal clero cattolico e da dipendenti ecclesiastici in Svizzera nel corso del XX secolo. Numerose persone abusate subiscono ancora oggi le drammatiche conseguenze di queste esperienze. Per molto tempo, i responsabili ecclesiastici non hanno riconosciuto queste sofferenze, banalizzandole, tacendole e insabbiandole. Così facendo, hanno protetto i colpevoli e hanno preso in conto che si verificassero ulteriori abusi.

    Nel dicembre del 2021, i rappresentanti della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), della Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e delle altre Comunità di vita consacrata in Svizzera (KOVOS) e della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) da una parte, e del Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo dall’altra, hanno sottoscritto un contratto al fine di indagare gli abusi sessuali avvenuti nel contesto della Chiesa cattolica romana (in seguito:
    Chiesa cattolica) a partire dalla metà del XX secolo.
    A differenza di studi simili commissionati in altri Paesi, il presente progetto pilota ha incluso nella sua analisi tutte le diocesi in ogni area linguistica svizzera, così come le strutture di diritto pubblico ecclesiastico e gli ordini religiosi, al fine di esaminare la Chiesa cattolica in Svizzera nel suo complesso. Ciò ha permesso per la prima volta ad un gruppo di ricerca indipendente di indagare sistematicamente gli atti relativi ai casi di abuso sessuale nell’ambiente della Chiesa cattolica conservati nei diversi archivi ecclesiastici.

    La presente analisi pone così le basi per future ricerche sulla storia degli abusi sessuali commessi dal clero cattoli
    co, dai dipendenti ecclesiastici e dai membri degli ordini religiosi in Svizzera a partire dalla metà del XX secolo. Il presente rapporto offre una panoramica delle fonti disponibili e accessibili, fornisce risultati preliminari relativi allo stato degli archivi e suggerisce di conseguenza possibili piste di ricerca per ulteriori indagini. In questo modo vengono formulate proposte sulle modalità e sulle fonti in base alle quali continuare il lavoro sul tema in modo …

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  • Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Un prete di origine italiana residente nell’Unità pastorale delle Montagne di Neuchâtel è stato sospeso due anni fa da Monsignor Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF). Accusato di abusi sessuali nel 2023, il sacerdote è stato rinviato a giudizio da un tribunale italiano e il suo processo inizierà nel febbraio 2026, secondo quanto riportato dal media Arcinfo il 7 novembre 2025.

    L’indagine è durata più di due anni. Ma, secondo il media di Neuchâtel, si è conclusa pochi giorni fa con la decisione del procuratore di Urbino, nella regione delle Marche, in Italia, di rinviare a giudizio un prete di Neuchâtel di origine italiana. L’udienza preliminare è prevista per il 19 febbraio 2026. Il procuratore parla di palpeggiamenti sulle cosce e sui glutei e di un controllo sulla ragazza sotto forma di una presenza costante e invadente, in grado di generare nella minore un senso di colpa e sottomissione.

    L’avvocato del prete nega le accuse

    In un’intervista concessa al quotidiano italiano Il Resto del Carlino, l’avvocato del sacerdote precisa che il suo cliente è stato interrogato a settembre dalla procuratrice Maria Moccheggiani e che ha spiegato «in modo analitico ogni fase del caso», secondo quanto appreso da Arcinfo.

    Secondo il difensore, le accuse sono cambiate più volte nel corso delle indagini. «Si è partiti da un’ipotesi di stupro commesso con violenza e ricatto, per arrivare oggi a semplici palpeggiamenti che avrebbero messo a disagio la ragazza», spiega l’avvocato.

    Secondo l’avvocato, il prete si è sempre «comportato in modo corretto e paterno». Spiega che può essere successo che il suo cliente abbia dato «una pacca sulla spalla a questa ragazza, ma questo non significa che abbia commesso uno stupro». Per quanto riguarda i regali che l’imputato avrebbe offerto alla vittima in cambio dei suoi favori, l’avvocato giustifica l’acquisto di un telefono alla ragazza come rimborso per l’aiuto che lei forniva nella cura della madre anziana del sacerdote, che non era assolutamente autonoma e indipendente.

    Sospeso in Svizzera dal vescovo per malversazioni

    Proveniente da una famiglia italiana ma nato in Svizzera, quest’uomo sulla sessantina è diventato sacerdote e ha esercitato il suo ministero in diverse parrocchie del Canton Vaud e poi del Canton Friburgo. Sospeso una prima volta per alcuni mesi da monsignor Morerod per malversazioni finanziarie, il sacerdote era partito per l’Italia nel 2019 per prendersi cura dei suoi genitori anziani e malati e svolgere compiti parrocchiali in una diocesi delle Marche.

    È in questo contesto che nel 2020 sarebbero stati commessi abusi sessuali sulla quattordicenne, figlia dell’assistente sanitaria che si prendeva cura dell’anziana madre del sacerdote. All’epoca tutti vivevano nella casa dei genitori del sacerdote. Una situazione che è cessata quando la madre della vittima ha sospettato che ci fossero dei problemi.

    Il sacerdote denunciato dall’arcivescovo di Urbino

    Dopo essersi confidata inizialmente con un’amica, la vittima ha infine denunciato il suo aggressore al servizio di ascolto per la segnalazione di abusi sessuali dell’arcidiocesi di Urbino. Il caso è finito in tribunale nel 2023, in seguito alla denuncia del sacerdote da parte dell’arcivescovo. Quest’ultimo ha immediatamente segnalato il caso a monsignor Charles Morerod, che ha sospeso il sacerdote nel settembre 2023 e ha segnalato il caso al procuratore generale di Neuchâtel Pierre Aubert.

    Da parte della diocesi di LGF, la portavoce Laure-Christine Grandjean spiega di «non essere a conoscenza della conclusione del procedimento penale», ma afferma che «la sospensione dal ministero rimane» e che le decisioni saranno prese «una volta noto l’esito dell’indagine». (cath.ch/arcinfo/bh/traduzioneeadattamentoredazionecatt)

    https://catt.ch/newsi/prete-di-neuchatel-sara-giudicato-in-italia-per-atti-sessuali-su-minori

  • Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

    Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

    SANT’ANGELO IN VADO – Le attenzioni del parroco sulla ragazzina di 14 anni. Carezze, massaggi proibiti e attenzioni. Chiesto il rinvio a giudizio.

    Violenza sessuale continuata ed aggravata dalla minore età della vittima e dall’abuso di relazioni domestiche, di coabitazione e di ospitalità. Con questa accusa, alla conclusione delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Urbino ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio a carico di un sacerdote di una diocesi estera ma all’epoca dei fatti in missione in una parrocchia di Sant’Angelo in Vado.

    Il provvedimento arriva al termine delle indagini delegate e dirette dalla Procura della Repubblica di Urbino, condotte dal personale della Squadra Mobile della Questura di Pesaro e della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di P.S. di Urbino, avviate a seguito di una segnalazione pervenuta al responsabile dello sportello di ascolto diocesano per le segnalazioni di abusi sessuali su minori presso l’Ufficio per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado.

    La notizia era stata a sua volta trasmessa alla competente Autorità Giudiziaria della Città Ducale al termine di un’investigatio praevia della Curia che ha anche portato alla sospensione del parroco, poi andato in Svizzera.

    I fatti risalgono a 4 anni prima e hanno visto coinvolta, come vittima, un’adolescente di 14 anni, figlia di una donna che accudiva l’anziana madre del parroco. La segnalazione veniva fatta dalla mamma di una compagna di classe della presunta vittima, sua coetanea, dopo esserne venuta a conoscenza tramite la figlia che aveva raccolto le confidenze della vittima stessa. Il delitto contestato sarebbe avvenuto all’interno dell’abitazione del sacerdote, dove nel frattempo erano ospitate la badante e sua figlia minorenne.

    La vicenda ha visto l’interessamento dei Servizi Sociali competenti e l’articolata e delicata attività di indagine ha consentito di raccogliere un compendio probatorio solido nei confronti dell’imputato tanto da ritenere che egli, durante lo svolgimento del suo dicastero nella parrocchia, avrebbe posto in essere condotte abusanti nei confronti
    della minorenne. Lo stesso parroco teneva un atteggiamento morboso sorretto anche da numerosi regali verso la giovane vittima, che confidava alla sua migliore amica delle molestie sessuali subìte ad opera del sacerdote e dello stato di paura e di ansia che si era ingenerato. roberto pellizzari

    Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne