Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

    Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

    Il documento redatto dagli inviati di papa Ratzinger nell’isola parla di “superiori religiosi” incapaci di “arginare il dilagare di gravissimi episodi”, di “impunità per i colpevoli” e di “indifferenza verso le vittime”

    di ORAZIO LA ROCCA
    CITTA’ DEL VATICANO – “Vescovi e superiori religiosi inadeguati ad arginare il dilagare dei gravissimi episodi di pedofilia tra il clero”. “Omessi controlli”. “Impunità per i colpevoli”. “Indifferenza verso le vittime”. “Vergogna per le sofferenze inflitte alle piccole vittime”. Nuovo solenne pubblico mea culpa della  Chiesa cattolica per le violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti, seminaristi e religiosi. Emerge dal Rapporto sulla pedofilia nelle chiese di Irlanda pubblicato oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il documento – scritto a conclusione della visita apostolica iniziata nel novembre 2010 nella Chiesa cattolica irlandese dagli inviati del Papa, tra i quali c’erano i cardinali statunitensi Sean O’Malley e Timothy Dolan – mette a nudo tutte le “mancanze” che negli anni passati hanno favorito nelle istituzioni cattoliche di Irlanda (parrocchie, seminari, comunità) l’espandersi della pedofilia, sulla scia di quanto avvenuto anche negli Usa e in altre Chiese europee, come in Germania, dove proprio proprio ieri è finito sotto inchiesta un alto prelato perché accusato di aver coperto sette preti pedofili.Il Rapporto. I firmatari del documento attestano, tra l’altro, “la gravità delle mancanze che in Irlanda hanno dato luogo nel passato a una non sufficiente comprensione e reazione, anche da parte di vescovi e superiori religiosi, al terribile fenomeno dell’abuso sui minori”. E annunciano “una riflessione comune della Santa Sede e dell’Episcopato irlandese circa l’attuale configurazione delle diocesi, per rendere le strutture diocesane meglio idonee a rispondere all’odierna missione della Chiesa in Irlanda” con particolare attenzione per la tutela di giovani e bambini. In materia di repressione, nel Rapporto si assicura che verso i responsabili di “tali misfatti” ci sarà tolleranza zero da parte delle autorità ecclesiali e che i colpevoli saranno automaticamente denunciati alla giustizia civile. E’ dunque prevedibile che il Vaticano imporrà l’uscita di scena di tutti quei vescovi che, più o meno in buona fede, nel corso degli anni hanno insabbiato  le indagini sui preti pedofili (sette dei quali hanno già dato le dimissioni) e la fusione di alcune diocesi irlandesi per consentire la riduzione del numero dei presuli e “migliorare la loro qualità”. Nel documento – definito ampio ed esauriente dal portavoce papale, padre Federico Lombardi – la Santa Sede conferma “il sentimento di vergogna e tradimento già espresso dal Papa nella lettera ai cattolici d’Irlanda” all’indomani dell’esplosione dello scandalo della pedofilia nel clero.Le denunce. I primi casi vennero denunciati il 25 ottobre del 2005, con la pubblicazione da parte del governo irlandese del rapporto Ferns sugli abusi compiuti dal clero nell’omonima diocesi. Ma solo quando il 20 maggio 2009 la Commission to Inquire into Child Abuse guidata dal giudice Sean Ryan pubblicò una seconda inchiesta, nota con il nome di rapporto Ryan, emerse la dimensione “endemica” che la pedofilia aveva assunto nell’isola nei decenni precedenti. Al Ryan Report (abusi sessuali e violenze compiuti sui minori negli istituti di formazione gestiti da ordini religiosi cattolici in tutta Irlanda) seguì la pubblicazione di altri due rapporti governativi, il rapporto Murphy del 26 novembre 2009 (compilato dalla giudice Yvonne Murphy sulla pedofilia nella diocesi di Dublino) e il rapporto Cloyne del 13 luglio 2011 (sulla pedofilia nella omonima diocesi). Si tratta, in sostanza, di una poderosa documentazione che descrive migliaia di abusi sessuali compiuti da centinaia di sacerdoti sui minori, a partire dagli anni Trenta e per i decenni successivi (gli ultimi casi sono di un decennio fa). Casi, il più delle volte, frutto anche di insabbiamento, o comunque, di mala gestione delle denunce da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e punire i responsabili delle violenze, cioè i vescovi diocesani e le gerarchie ecclesiali.La risposta. Nei confronti della piaga della pedofilia nella Chiesa di Irlanda la risposta della Santa Sede è stata molteplice. Il Papa ha scritto una lettera ai fedeli irlandesi per esprimere la propria “vergogna per la pedofilia”, definita “crimine scellerato” e “peccato grave”, e per condannare gli abusi e l’inetta gestione dei vescovi, promettendo più controlli, maggiore formazione del clero e dei seminaristi, denuncia alle autorità civili dei colpevoli e riconciliazione con le vittime. Ha inoltre ricevuto i vescovi irlandesi in Vaticano per un vertice ‘ad hoc’ e ha inviato in Irlanda, circa un anno e mezzo fa, una visita apostolica che “ora – si legge nel rapporto pubblicato oggi – va considerata conclusa”. Ha poi spinto diversi vescovi alle dimissioni. Oggi sono quattro su 26 le diocesi vacanti: Cloyne, Derry, Kildare, Limerik. E nel corso degli anni sono stati sette in tutto i vescovi che hanno lasciato per accuse di insabbiamento, tra di essi monsignor John Magee, nel passato segretario personale di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

    E in Germania. Intanto, il settimanale Der Spiegel nell’ultimo numero rivela che in Germania il vescovo Stephan Ackermann, incaricato di far luce sulle violenze sessuali sui minori da parte del clero, accoglie nella sua diocesi sette preti pedofili e ha deciso di offrire loro un’opportunità di riscatto in altre parrocchie. Il portavoce del vescovado – riporta il settimanale – minimizza, precisando che i sacerdoti saranno impiegati in ruoli “subalterni”, “non avranno possibilità di contatto con minori” e saranno “sorvegliati da vicino”. Lo scorso mese di dicembre, ricorda Der Spiegel, dopo un caso di abusi sessuali a Saarbruecken, monsignor Ackermann aveva assicurato di voler applicare una politica di “tolleranza zero” in materia di pedofilia tra il clero. Assicurazione clamorosamente smentita da quanto deciso nei confronti dei sette preti pedofili. Lo scandalo era scoppiato in Germania nel 2009, con un primo caso eclatante presso il prestigioso collegio gesuita Canesius di Berlino. Secondo le autorità nel corso delle indagini sono state ascoltate almeno 20mila presunte vittime di di abusi sessuali nelle scuole cattoliche tedesche.

    (20 marzo 2012)

    http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/20/news/vaticano_pedofilia_irlanda-31888500/

  • Intransigente coi preti pedofili. Vaticano non invita vescovo di Dublino, all’incontro sul tema a febbraio 2012. Tempi biblici per affrontare il problema

    Intransigente coi preti pedofili. Vaticano non invita vescovo di Dublino, all’incontro sul tema a febbraio 2012. Tempi biblici per affrontare il problema

    7/07/2011
    Vaticano, il mancato invito all’arcivescovo di DublinoDiarmuid Martin
    L’intransigenza del presule irlandese nei confronti dello scandalo pedofilia sarebbe all’origine dell’esclusione tra i relatori al simposio di febbraio a Roma

    Giacomo Galeazzi Città del Vaticano

    Troppo radicale nei metodi usati nella lotta agli abusi sessuali del clero. L’arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, Diarmuid Martin non è stato invitato all’incontro dedicato ai preti pedofili che avrà luogo a febbraio in Vaticano. Monsignor Martin è vescovo non amato da tutti nei dicasteri della Curia romana per un eccesso di intransigenza e di visibilità pubblica sugli scandali del sesso. Un’impostazione apparsa a molti di stampo giustizialista e non adeguatamente rispettosa delle garanzie degli accusati. L’arcivescovo di Dublino non figura nella lista dei relatori convocati dalla Santa Sede per la conferenza di febbraio sugli abusi sessuali del clero.

    Nell’episcopato europeo monsignor Martin è stato uno dei principale sostenitori della «linea dura», recentemente ribadita anche in un’intervista al «New York Times» nella quale ha criticato la «lentezza» con cui il Vaticano ha portato avanti la visita apostolica nella Chiesa d’Irlanda al fine di valutare quali misure adottare per risolvere il problema della pedofilia nel clero.

    È stata la columnist Maureen Dowd a rendere nota una conversazione avvenuta tra lei e Martin nella quale il presule, mostrando il proprio disappunto per come la Santa Sede ha gestito fino a oggi il problema “molto sentito” della pedofilia, ha offerto la possibilità di dire la sua in merito: «Martin, da sempre dalla parte delle vittime, è un outsider di una gerarchia» dove spiccano in negativo i nomi del cardinale Bernard Law, ex arcivescovo di Boston che a seguito del deflagrare in diocesi del problema pedofilia si trasferì a Roma per divenire arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, e di Angelo Sodano, l’ex segretario di stato vaticano «che difese il noto pedofilo e padre di più figli Marcial Maciel Degollado», fondatore dei Legionari di Cristo.

    Difficile dire se Martin si senta descritto da queste parole. Di certo c’è che, come ha scritto il National Catholic Reporter, la Dowd «ha trovato in Martin il suo cavaliere nella gerarchia cattolica». E di certo c’è che, rispetto al problema della pedofilia nel clero Martin, che nella curia romana ha reso il suo lungo servizio dal 1986 al 2001 come sottosegretario e poi segretario di Giustizia e pace, è stato lo scorso anno tra i primi a fare propria con forza la linea di maggior rigore voluta da Papa Benedetto XVI. Una linea che ha avvicinato molto Joseph Ratzinger a Martin, tra i vescovi europei uno coi quali il Pontefice ha oggi maggiore confidenza. Comunque non tutti nella Chiesa apprezzano il modo sopra le righe nel quale monsignor Martin ha pubblicamente espresso il proprio disappunto per come la Santa Sede ha gestito fino a oggi l’emergenza-abusi. Alle accuse di Martin, il Vaticano ha reagito a metà giugno replicandogli ufficialmente che «la visita si è conclusa in conformità alle scadenze previste». E che «lo svolgimento della visita è stato molto proficuo, grazie alla collaborazione di tutti coloro che hanno contribuito a tale scopo». Comunque, se «per diocesi e seminari non saranno necessarie altre indagini», dopo un questionario generale inviato a tutti i monasteri, saranno effettuate ispezioni «in loco ad alcune realtà religiose».

    Alle perplessità di Martin il Vaticano oppone che la visita è andata avanti con la giusta tempistica seppure non tutto è oggi concluso. Manca ancora l’ispezione nelle realtà religiose che è stata affidata all’arcivescovo di New York e capo della Conferenza episcopale statunitense, il cardinale Timothy Dolan. Martin, invece, non sarà tra i relatori alla conferenza sugli abusi di febbraio. Una Chiesa, quella irlandese, che ha bisogno di “rinnovamento” e “riconciliazione”, dopo le ferite degli abusi e il “fallimento” dei credenti a “testimoniare una fede coerente”, ma in cui si intravvedono “segni di speranza”. È questa l’analisi non “pessimistica, ma “realistica” della Chiesa irlandese fatta dall’ arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda. Proprio Dublino sarà sede, nel 2012, del Congresso eucaristico internazionale (“Iec” la sigla in inglese) che ha come tema “L’Eucarestia: comunione con Cristo e dell’uno con l’altro”.

    Monsignor Diarmuid Martin è stato Osservatore permanente della Santa Sede presso la sede di Ginevra delle Nazioni Unite. Nato a Dublino, è stato ordinato sacerdote nel 1969 dopo aver concluso gli studi presso l’Università nazionale d’Irlanda. Successivamente proseguì gli studi presso la Facoltà di Teologia Morale all’Università Pontificia di Roma. E’ stato membro del comitato centrale per il Giubileo del 2000 e Segretario del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. Per conto della Santa Sede ha partecipato al summit mondiale su progresso e ambiente a Rio de Janeiro nel 1992, alla Conferenza internazionale sullo sviluppo delle popolazioni a Il Cairo nel 1994, oltre ad essere stato capo delegazione in numerose missioni. Monsignor Martin ricopre dal 2004 la carica di arcivescovo di Dublino e ha sempre parlato chiaro sulla situazione della Chiesa irlandese anche in relazione agli scandali sulla pedofilia. “Va sottolineato senza ambiguità – ha più volte dichiarato – che lo scandalo dell’abuso sessuale di bambini da parte di sacerdoti e religiosi in Irlanda è veramente uno scandalo e non un’invenzione dei media”. Una chiesa irlandese da ricostruire, un paese che “ha bisogno sia di laici e atei maturi che di cristiani maturi”.

    L’Irlanda, ammette Martin, è duramente colpita dalla secolarizzazione. “Alcuni fuori dall’Irlanda credono ancora che il Paese sia un bastione del cattolicesimo tradizionale”, spiega. “Si sorprendono scoprendo che a Dublino ci sono parrocchie in cui la presenza alla messa domenicale è del 5% della popolazione cattolica, e in alcuni casi non arriva al 2%. In qualche domenica speciale, il 18% della popolazione cattolica dell’arcidiocesi di Dublino assiste alla messa”. Fin dall’inizio del suo mandato, Martin riflette sui cambiamenti nell’economia irlandese e sulle loro conseguenze culturali, e segnala come sua principale preoccupazione una “crescente frattura tra la Chiesa e i giovani”. Precisa: “Fin da un’età relativamente tenera, si allontanano da qualsiasi contatto regolare con la Chiesa e soprattutto con la messa domenicale. E’ vero che la partecipazione alla messa domenicale non è l’unica statistica che indica un’affiliazione alla Chiesa e alla missione di Gesù Cristo, ma difficilmente è possibile continuare ad essere veramente cristiani se non si hanno per anni contatti con l’eucaristia”.

  • Rimuovere i preti pedofili? Per ora non se ne parla, I vescovi USA proteggono i preti criminali

    Rimuovere i preti pedofili? Per ora non se ne parla, I vescovi USA proteggono i preti criminali

    11 giugno 2011
    La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti non adotterà nuove linee guida per contrastare con più efficacia le molestie sessuali dei sacerdoti

    Nei prossimi giorni si riunirà a Seattle la Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Il vertice della Chiesa cattolica americana dovrà discutere di come superare lo scandalo più grave della sua storia, decine di migliaia di abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori e altri fedeli. Da Seattle però sembra che nessuna nuova notizia arriverà, perchè secondo i vescovi statunitensi la lotta alla pedofilia nella Chiesa si combatte già con discreti risultati.

    TUTTO FERMO DOPO LO SCANDALO – Finora la Chiesa americana ha speso 2 miliardi di dollari in spese legali e risarcimenti danni per le vittime dei preti pedofili. Dal 1950 ad oggi sono emerse più di 15 mila vittime che sono state violentate da personale della Chiesa oppure sacerdoti, reati di natura sessuale che hanno sconvolto migliaia di esistenze e provocato la più grande perdita di autorevolezze e credibilità mai subita dal cattolicesimo statunitense. Le nuove linee guida su come arginare questo fenomeno domineranno il dibattito della conferenza episcopale a stelle e strisce che si svolgerà a Seattle a metà giugno, la prima guidata dal nuovo presidente, l’arcivescovo di New York Timothy Dolan.

    LA LOTTA ALLA PEDOFILIA VA BENE COSI’ – Il problema più grave da discutere è come rimuovere i preti che abusano di minori ma che poi continuano a rimanere nelle parrocchie dove esercitano il loro ministero. Nel sistema attuale i vescovi di varie diocesi possono sfruttare dei buchi per evitare di prendere misure che sanzionino i colpevoli. Recentemente in un processo a Philadelphia è emerso come il vescovo avesse coperto 37 sacerdoti accusati di molestie sessuali. La nuova bozza che sarà discussa alla conferenza episcopale però non aggiunge alcuna novità, un elemento che è criticato da movimenti religiosi e laici vicini alla Chiesa, che però auspicano una maggiore consapevolezza delle autorità ecclesiastiche nel combattere un fenomeno così grave e disgustoso. Secondo i dati forniti dagli ecclesiasti statunitensi però il contrasto agli abusi sessuali compiuti dai religiosi sta dando frutti anche con le vecchie regole, tanto che nel 2010 non si sarebbe verificato alcun caso, o quantomeno non c’è stata, ancora, alcuna denuncia.

    Publy

    http://www.giornalettismo.com/archives/129…on-se-ne-parla/

  • Irlanda, nove “ispettori” papali

    Irlanda, nove “ispettori” papali

    31/5/2010
    Irlanda, nove “ispettori” papali

    Continua la linea dura contro i religiosi peccatori: il Vaticano ha “dimissionato” un vescovo irlandese, mons. Richard Antony Burke, 61 anni, titolare della diocesi di Benin City in Nigeria, accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il Papa, si legge nel bollettino della Sala stampa vaticana, ha “accettato la rinuncia del presule” in base al canone 401, comma numero 2 (ovvero non per motivi di età, del Codice di diritto canonico.
    MARCO TOSATTI

    Nove “visitatori apostolici”, nove “ispettori”, tra cui due suore, incaricati di indagare su ogni aspetto della vita della Chiesa irlandese, travolta da decenni di scandali di preti pedofili e dalle omertà dei loro superiori. Li ha nominati papa Benedetto XVI, facendo seguito a quanto già annunciato nella sua lettera agli irlandesi, il 19 marzo scorso. Cominceranno il loro lavoro nel prossimo autunno e Benedetto XVI ha chiesto ai preti e ai vescovi irlandesi di sostenere “quest’opera di aiuto fraterno” che mira alla “purificazione” della Chiesa. “Il successo della visita – si legge nella nota diffusa oggi dal Vaticano – suppone naturalmente la collaborazione aperta e cordiale, nella verità e nella carità, da parte di tutti con i visitatori”. In questa prima fase, saranno messe al setaccio quattro diocesi: Benedetto XVI ha nominato il card. Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo emerito di Westminster, per l’arcidiocesi di Armagh; il card. Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, per l’arcidiocesi di Dublino; mons. Thomas Christopher Collins, arcivescovo di Toronto, per l’arcidiocesi di Cashel and Emly; mons. Terrence Thomas Prendergast, arcivescovo di Ottawa, per l’arcidiocesi di Tuam. A loro si aggiungeranno altri cinque visitatori: l’attuale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, avrà il compito di ispezionare i seminari; la vita dei religiosi e delle religiose sarà posta sotto osservazione dal redentorista Joseph Tobin, dal gesuita Gero Mc Laughlin e da due suore, madre Haron Holland (a lungo capoufficio della Congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata) e madre Mairin Mc Donagh, canonista e irlandese. “Tutte personalità di altissimo profilo”, ha commentato padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, nel presentare ai giornalisti la prossima “visita apostolica” in Irlanda. Gli ispettori si prenderanno il tempo necessario e dovranno riferire a chi ha dato loro l’incarico, ovvero la Santa Sede. Sulla base delle relazioni, il Vaticano prenderà le opportune decisioni. Dopo le prime quattro diocesi, anche altre verranno esaminate. “Il Santo Padre – spiega la nota vaticana – invita tutti i membri della Comunità cattolica irlandese a sostenere con la preghiera quest’opera di aiuto fraterno. Egli invoca la benedizione del Signore sui Visitatori e su tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici d’Irlanda, affinché la visita possa essere per loro un’occasione di rinnovato fervore nella vita cristiana, possa approfondire la loro fede e rafforzare la loro speranza in Cristo nostro Salvatore”.
    Continua la linea dura contro i religiosi peccatori: il Vaticano ha “dimissionato” un vescovo irlandese, mons. Richard Antony Burke, 61 anni, titolare della diocesi di Benin City in Nigeria, accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il Papa, si legge nel bollettino della Sala stampa vaticana, ha “accettato la rinuncia del presule” in base al canone 401, comma numero 2 (ovvero non per motivi di età, del Codice di diritto canonico.