Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «Molestie sulla bambina? Sono impazzito per amore»

    «Molestie sulla bambina? Sono impazzito per amore»

    Torino, il parroco confessa: «Pagherò per la mia colpa»

    DAL NOSTRO INVIATO PINEROLO (Torino) – «E’ vero, le ho messo le mani addosso, senza alcun ritegno. Mi sono invaghito di lei, c’ è stato un trasporto che piano piano è cresciuto.

    Mi sono innamorato, ma lei a un certo punto per me è diventata un’ ossessione». «E’ vero, è vero» ripete in continuazione «l’ ho baciata, l’ ho toccata». Non esita a raccontare i dettagli don Roberto Volaterra, il parroco di 36 anni di Castagnole Piemonte accusato di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne.

    Confessa davanti al gip di Pinerolo Marco Battiglia durante l’ interrogatorio di garanzia. Ammette di aver toccato al seno e nelle parti intime quella bambina mentre la seguiva nei compiti a casa. Lo fa accanto ai suoi avvocati Fulvio Gianaria e Alberto Mittone, che hanno chiesto e ottenuto per lui gli arresti domiciliari in una comunità della diocesi.

    Ma il parroco nega le telefonate volgari e oscene del 18 gennaio scorso. Sei chiamate una in fila all’ altra, l’ ultima a mezzanotte, ascoltate anche dai familiari della ragazza. Don Roby sorride quando lascia il tribunale per salire a bordo della jeep blu della polizia penitenziaria, accompagnato da quattro agenti in borghese. Sorride nonostante qualcuno dalla strada gli urli «Vattene, sei un pedofilo». Si volta, ma non dice una parola.

    «Mi dispiace, ho sbagliato, sono colpe che dovrò pagare – dice in aula il sacerdote – ma per lei provavo una grande attrazione, ho perso la testa». Il parroco e la ragazzina si conoscono nel settembre del 2000, quando don Roberto si insedia a Castagnole. Nasce un’ amicizia, anche la famiglia della ragazzina, che all’ epoca aveva dieci anni, si fida del nuovo sacerdote che si offre di insegnare la matematica a domicilio. Nella primavera del 2002 lui comincia a scriverle lettere, alcune dolci, altre molto ambigue che sfociano in una passione non razionale. Gli investigatori ne trovano diciotto: «Adesso sei diventata una donna, ora ti devo spiegare che cosa succederà al tuo corpo», le scrive dopo l’ arrivo del primo ciclo mestruale. Poi diventa più tenero: «Cucciolotta mia, piccina, ti voglio tanto bene, tanto tanto tanto».

    Un’ altra lettera, per il pm Ciro Santoriello e per il procuratore capo Giuseppe Marabotto, è la prova che la studentessa cercava di allontanarlo: «Anche se fra noi ci sono ventitré anni di differenza, anche se tu me lo rinfacci ogni volta, io sto troppo bene con te. Per questo ti cerco ancora». Poi, alla fine dell’ estate del 2003 don Roberto Volaterra cerca di fermarsi: «Non dobbiamo più vederci. Devo farmi un esame di coscienza». Fino alla sera del 18 gennaio scorso, quando don Roby le telefona sei volte. Ma non è più il parroco dolce e affettuoso. Il suo è un concentrato di volgarità e insulti. Secondo l’ accusa don Volaterra è in canonica in compagnia di un animatore, 26 anni, agli arresti domiciliari. «Domani non devi andare a scuola, ti porto una lettera e una scatola di preservativi, sei una puttana».

    Poi mette giù. Un delirio pornografico senza fine a cui assistono anche i genitori della studentessa, la madrina e il nonno. «Lo sto facendo con Xxxxx, ho addosso le mutande rosse che mi avete regalato a Capodanno». E poi altre parole, irripetibili. Tutti confermano di aver riconosciuto la voce e il numero di cellulare di don Volaterra. Ma il parroco, pur ammettendo di aver toccato la studentessa nelle parti intime, nega con fermezza quelle telefonate tanto volgari. «Non le ho fatte io quelle chiamate, io con questa storia non c’ entro» ripete il sacerdote che vuole cancellare l’ ombra di festini gay a luce rossa in canonica.

    «Quella domenica non ero a Castagnole, ho trascorso la serata con mio zio a Torino e ci sono testimoni». La procura ha disposto l’ acquisizione dei tabulati telefonici che segnaleranno anche le celle identificative per tentare di chiarire il mistero delle telefonate. Ma se davvero non sono di don Roberto, chi ha fatto quelle chiamate? Qualcuno che sapeva dell’ amore malato del parroco e ha voluto portarlo a galla? Forse lo scherzo di qualche adolescente che conosceva quel segreto?

    Ma c’ è un altro mistero con cui la procura deve fare i conti: Xxxxx il giorno dopo l’ escalation di telefonate porno avrebbe cercato di giustificarsi con la famiglia: «Dovete scusarci, io e don Roberto abbiamo esagerato con gli spinelli». Ma entrambi gli indagati hanno smentito di aver mai riferito una circostanza simile. Molti gli aspetti ancora da chiarire. E il pm Ciro Santoriello lancia un appello: «Chi sa qualcosa parli». Potrebbero esserci altri casi, mai denunciati, di molestie su ragazzi che frequentavano l’ oratorio. Cristina Marrone Dalle lezioni di matematica agli abusi L’ ARRESTO «Violenza sessuale» Don Roberto Volaterra è stato arrestato giovedì scorso con l’ accusa di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne che frequentava l’ oratorio e alla quale impartiva lezioni di matematica L’ INTERROGATORIO «È vero, ho sbagliato» Ieri il sacerdote è stato ascoltato per due ore e mezza dal gip.

    «Avevo perso la testa per quella ragazzina – ha ammesso il prete – l’ ho toccata più volte quando eravamo da soli. Ho sbagliato, pagherò per le mie colpe» IL PRESUNTO COMPLICE Un giovane educatore Respinge invece ogni accusa Xxxxx, il giovane educatore parrocchiale accusato di avere preso parte alle telefonate, e in due casi di avere palpeggiato pure lui la ragazzina. Rimane agli arresti domiciliari IL PAESE LO DIFENDE «Sono solo calunnie» Ieri qualcuno alla vista del prete ha urlato: «Pedofilo, vattene». Una voce stridente in mezzo a tante altre che sino a domenica davanti alla chiesa l’ hanno difeso: «Sono tutte calunnie, don Roby si è sempre comportato bene» IL RAVVEDIMENTO Fra noi ci sono ventitré anni di differenza… Non dobbiamo più vederci. Devo farmi un esame di coscienza LA PASSIONE Cucciolotta mia, ti voglio tanto bene… Ora sei diventata una donna, ti devo spiegare cosa succederà al tuo corpo

    Marrone Cristina

    Pagina 18
    (3 febbraio 2004) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/03/Molestie_sulla_bambina_Sono_impazzito_co_9_040203059.shtml

  • Pedofilia, arrestati due preti Adescavano nell’ oratorio

    Pedofilia, arrestati due preti Adescavano nell’ oratorio

    TORINO – Due sacerdoti piemontesi sono finiti in carcere, nel giro di 48 ore, per violenza sessuale su minori.

    Il primo è padre Domenico Marcanti, 48 anni, di Alessandria, che al doposcuola dell’ istituto don Orione svolge l’ attività di animatore.

    Lo accusano cinque ragazzini di dodici anni. Lo inchiodano i filmati delle telecamere che i poliziotti hanno installato nell’ oratorio. Il secondo è don Roberto Volaterra, 30 anni, parroco di un paesino di 2000 abitanti, Castagnole Piemonte, e vicario episcopale in quella zona della provincia di Torino dove, in mezzo a una immensa pianura, ci sono le fabbriche della ex Indesit, ora Fiat Ricambi. A denunciarlo è stata una ragazzina di tredici anni che da un anno subiva le sue molestie.

    L’ adolescente è figlia di una parrocchiana che proprio a don Roberto, in confessionale, aveva confidato di essere stata violentata, in gioventù, dal maestro elementare. Il sacerdote non ha esitato a fare subire alla figlia la stessa violenza sessuale e psicologica che la madre aveva sofferto da bambina. L’ ha palpeggiata con la forza mentre si trovava a casa sua – approfittando dell’ assenza dei genitori – mentre l’ aiutava a fare i compiti. Le ha scritto lettere oscene con pesanti riferimenti alla sua pubertà.

    E l’ ha molestata al telefono. Con il sacerdote è finito agli arresti domiciliari, per lo stesso reato, anche l’ animatore della parrocchia (poi risultato estraneo ai fatti): pure lui, secondo l’ accusa del pm di Pinerolo Ciro Santoriello, avrebbe molestato l’ adolescente. Quelle telefonate sconce di don Roberto («Lo sai che Xxxx mi sta facendo questo, sai cos’ è vero? Poi lo fai anche tu, eh?»), avevano turbato la ragazzina al punto che i genitori si erano insospettiti. Quando hanno ascoltato il tenore di quei colloqui telefonici, hanno subito sporto denuncia. Ai carabinieri che ieri lo hanno arrestato, il parroco ha bisbigliato, quasi giustificandosi, «quella ragazzina mi provocava».

    Don Roberto Volaterra è orfano, vive solo. I magistrati temevano che la solitudine forzata degli arresti domiciliari avrebbe potuto portarlo a un gesto di estremo sconforto. Paradossalmente, hanno ritenuto che il carcere, in questo momento così delicato della sua vita, fosse per lui più sicuro. Sulla vicenda è intervenuto l’ arcivescovo di Torino, monsignor Severino Poletto. Il cardinale «ha espresso la propria vicinanza a quanti sono turbati dalla dolorosa vicenda» e ha auspicato che «le autorità competenti possano in tempi brevi fare piena luce sul caso». Poi, ha voluto «confermare stima e fiducia nei confronti del clero della sua diocesi che da sempre si distingue per il generoso impegno pastorale».

    Analoga, e altrettanto triste, la storia che ha visto come protagonista, nell’ Alessandrino, padre Domenico Marcanti. Contro di lui le intercettazioni ambientali, anche filmate, disposte dopo la denuncia presentata una decina di giorni fa in questura dai genitori di un ragazzino di dodici anni. Il minore aveva parlato di abbracci, palpeggiamenti e baci, comportamenti raccontati anche dagli altri minorenni identificati attraverso le immagini registrate e ascoltati dagli investigatori. «Ce l’ aspettavamo», è stato il commento del padre di un ragazzo che frequenta il doposcuola. Il sacerdote è stato interrogato ieri pomeriggio nel carcere di piazza don Soria. Per oltre un’ ora ha risposto alle domande del gip, che ha firmato l’ ordinanza di custodia e del pm che conduce l’ inchiesta.

    ALBERTO CUSTODERO

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/01/30/pedofilia-arrestati-due-preti-adescavano-nell-oratorio.html

  • BIELLA Pedofilia

    BIELLA Pedofilia

    BIELLA Pedofilia, un prete tra 141 denunciati
    Il Tirreno — 09 maggio 2002 pagina -1 sezione: ATTUALITÀ

    TORINO. In una vasta operazione contro la pedofilia informatica i carabinieri di Biella hanno denunciato 141 persone per detenzione di materiale pedopornografico.

    Le indagini, durate alcuni mesi, si sono estese in tutta Italia e tra gli indagatici sarebbero anche numerosi liberi professionisti. L’inchiesta – denominata Peter Pan – era iniziata nel maggio2001. C’è anche un sacerdote fra i 141 indagati. Il suo nome non è stato rivelato, si sa soltanto che non è piemontese e che la sua posizione è ancora al vaglio degli inquirenti. Il sacerdote si è infatti difeso asserendo che le sue carte di credito ,per pagare la «navigazione» nei siti a luci rosse, erano state usate da altri dopo che le aveva smarrite.

    IL BIELLESE TRA I 141 INDAGATI. MOLTI COLLEGAMENTI CON LA MAFIA RUSSA Pedofilia, «blitz» a Candelo Un sequestro di cd e materiale pornografico

    BIELLA Da Candelo all’Estonia e alla Lettonia, quindi alla mafia russa. E’ il filo che collega l’inchiesta sulla PEDOFILIA via Internet chiusa dai carabinieri con 141 denunce e una montagna di materiale sequestrato. Proprio nel paese al confine con il capoluogo lanieri i militari hanno bussato alla porta di un uomo che e’ stato trovato in possesso di centinaia di cd con fotografie e filmati i cui protagonisti erano bambini e ragazzi minorenni. A lui i militari sono arrivati risalendo ai pagamenti con la carta di credito (circa 200, 300 mila per «acquisto») e non solo: in un caso uno degli investigatori si e’ spacciato anche per «venditore» contattando il cliente tramite pc. Tra gli altri indagati, spiccano i nomi di commercialisti milanesi, mentre una quindicina sarebbero le persone residenti in provincia di Monza e finite nel mirino della sostituto procuratore Rossella Soffio; altrettante abitano in Veneto. Il SACERDOTE inquisito sarebbe invece toscano. Ora l’attenzione degli inquirenti dovrebbe spostarsi verso i fornitori di materiale pornografico, un lavoro decisamente piu’ complicato. «Sono tanti gli elementi raccolti nelle molte inchieste avviate dalle procure di mezza Italia» sostiene il sostituto procuratore Soffio – ma colpire coloro che utilizzano internet per commerciare immagini terrificanti con protagonisti i bambini non basta. Occorre risalire ai veri responsabili ma sono indispensabili strumenti di coordinamento internazionale in modo da poter intervenire nel piu’ breve tempo possibile

    10 giugno 2002 http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchiv…p?objid=3588516

    Tra gli indagati, avvocati, medici, ingegneri, tecnici informatici e persino un SACERDOTE: di quest’ultimo si sa solo che non e’ piemontese e la sua posizione e’ ancora al vaglio in quanto si e’ difeso asserendo che le sue carte di credito erano state usate da altri dopo che le aveva smarrite.

  • SCOPERTA UNA RETE SU INTERNET: INCHIESTA IN TUTTA ITALIA, DENUNCIATI FUNZIONARI DI BANCA, DIRIGENTI DELLE POSTE E IMPRENDITORE

    SCOPERTA UNA RETE SU INTERNET: INCHIESTA IN TUTTA ITALIA, DENUNCIATI FUNZIONARI DI BANCA, DIRIGENTI DELLE POSTE E IMPRENDITORE

    Sacerdote arrestato per pedofilia: aveva una valigia di foto pornografiche

    Scoperta una rete su Internet: inchiesta in tutta Italia, denunciati funzionari di banca, dirigenti delle poste e imprenditore Sacerdote arrestato per pedofilia: aveva una valigia di foto pornografiche

    VERONA – Nelle prime pagine dei due siti Internet c’ erano le immagini di una ventina di dodicenni nude in pose sexy. Ma dietro quelle istantanee si nascondeva qualcosa di agghiacciante. Pagando un abbonamento mensile di cinquantamila lire era possibile accedere alla visione di duemila fotografie pornografiche: protagonisti centinaia di bambini dai sei mesi ai sette anni di età.

    Clienti delle chat: funzionari di banca, dirigenti delle Poste, manager, imprenditori, tutti denunciati a piede libero. E un prete, un parroco trentacinquenne di una comunità alle porte di Torino, arrestato l’ altro ieri perché trovato in possesso di una valigia piena di polaroid che lo ritraggono in atteggiamenti inequivocabili con ragazzini di varie età. Ad ammanettarlo, e a sequestrargli tra l’ altro materiale sadomaso, sono stati i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Verona. Il sacerdote, che ha ammesso ogni responsabilità, rischia dieci anni di galera.

    La legge sarà severa anche con le altre cinquantanove persone sparse in tutta Italia che dall’ inizio del 2000 si sono abbonate alla società russa organizzatrice del sito. Per tutti i pedofili si prevedono condanne da uno a cinque anni e multe da 5 a 100 milioni di lire. L’ indagine è della magistratura di Verona ed ha coinvolto, da Siracusa a Belluno, altre ventisette procure. Scoperto cosa si nascondeva dietro i siti specializzati in «russian girls», nel gennaio scorso un giudice ha deciso di mettere a disposizione dei carabinieri del comando provinciale due carte di credito per pagare l’ abbonamento.

    Pochi giorni ed ecco, attraverso l’ estratto conto della banca, il nome della società russa beneficiaria degli accrediti. Poi, l’ idea vincente: scrivere a tutti gli istituti di credito perché, attraverso le società di transazione, comunicassero i nomi e i cognomi di quanti avevano versato denaro al sito russo. Così si è formato e completato l’ elenco dei pedofili, tutti personaggi insospettabili e facoltosi. Tra questi anche il sacerdote il quale, messo di fronte all’ evidenza dei fatti, ha raccontato che da almeno tre anni conservava i documenti fotografici dei ragazzini che riusciva ad avvicinare e a circuire. L’ inchiesta è tutt’ altro che conclusa. La magistratura e i carabinieri sono convinti che le riproduzioni delle duemila fotografie oscene siano state cedute per soldi ad altri personaggi legati al mondo della pedofilia. Gli inquirenti vogliono anche risalire alle bambine, per lo più russe, che compaiono nude nelle pagine di presentazione del sito. Paolo Chiarelli
    Chiarelli Paolo
    Pagina 17
    (9 luglio 2000) – Corriere della Sera

  • IL REGIME CONCORDATARIO. LA CRITICA DI GRAMSCI

    IL REGIME CONCORDATARIO. LA CRITICA DI GRAMSCI

    Nei suoi Quaderni del carcere (cfr l’edizione critica a cura di V. Gerratana presso Einaudi, Torino 1975), Gramsci ha scritto pagine estremamente illuminanti sui rapporti politici moderni fra Stato e Chiesa. Particolarmente significativo è, a questo proposito, il capitolo 11 del 16° Quaderno, interamente dedicato alla comprensione del regime concordatario che la Chiesa cattolica ha voluto realizzare con lo Stato italiano (e non solo italiano).

    Considerando l’indiscutibile valore di queste riflessioni, è grave che le forze di sinistra non siano ancora riuscite, p.es. tramite un referendum, ad abrogare l’art. 7 della Costituzione. Probabilmente ancora oggi la sinistra paga lo scotto di quella infelice soluzione adottata nell’ambito della Costituente, allorché si pensò che le motivazioni politiche dovessero avere la precedenza su quelle giuridiche.

    Gramsci parte dal presupposto che con il concordato si ha necessariamente la capitolazione dello Stato, e si preoccupa di dimostrarlo. “Il concordato -dice- è il riconoscimento esplicito di una doppia sovranità in uno stesso territorio statale”(p. 1866). Non nel senso ch’esiste una sovranità statale e una sovranità ecclesiastica, ma nel senso che quest’ultima si esplica in due modi: uno diretto (all’interno dello Stato del Vaticano) e l’altro indiretto (all’interno dello Stato italiano). A p. 1871 egli fa esplicito riferimento alla teoria del “governo indiretto” elaborata dal Bellarmino.

    “Mentre il concordato – prosegue Gramsci – limita l’autorità statale di una parte contraente, nel suo proprio territorio, e influisce e determina la sua legislazione e la sua amministrazione, nessuna limitazione è accennata per il territorio dell’altra parte: se limitazione esiste per quest’altra parte, essa si riferisce all’attività svolta nel territorio del primo Stato…”(ib.), in quanto appunto attività “indiretta”.

    Perché accade questo? Perché è inevitabile. “Un concordato non è un comune trattato internazionale: nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità in un solo territorio statale, poiché tutti gli articoli di un concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli Stati contrattanti, sui quali il potere sovrano di uno Stato esterno giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione…”(ib.).

    Ecco perché “i concordati – dice ancora Gramsci – intaccano in modo essenziale il carattere di autonomia della sovranità dello Stato moderno. Lo Stato ottiene una contropartita? Certamente, ma la ottiene nel suo stesso territorio per ciò che riguarda i suoi stessi cittadini”(p. 1867). In pratica lo Stato diventa “confessionale”, in quanto ha ottenuto “che la Chiesa non intralci l’esercizio del potere, ma anzi lo favorisca e lo sostenga”(ib). (L’espressione “non intralci l’esercizio del potere” va appunto intesa nel senso che la Chiesa rinuncia a una gestione diretta del potere politico, limitandosi a quella indiretta, ovvero rinuncia a una guerra civile per motivi religiosi e accetta appunto il regime concordatario). “La Chiesa cioè – dice Gramsci – s’impegna verso una determinata forma di governo… di promuovere quel consenso di una parte dei governati che lo Stato esplicitamente riconosce di non poter ottenere con mezzi propri…”(ib.).

    In sostanza, il regime concordatario è peculiare alla società borghese, la quale, fondandosi sulla proprietà privata dei fondamentali mezzi produttivi, non può ottenere il consenso democratico delle masse popolari: di qui la necessità di avvalersi del sostegno ideologico della Chiesa cattolica.

    Oggi tuttavia le cose stanno cambiando. Con lo sviluppo dell’imperialismo e quindi dei benessere economico più o meno diffuso in occidente, si è cominciato a parlare di “dominio totale del capitale”, ovvero della possibilità di estromettere la Chiesa (specie quella cattolica che, diversamente dalla protestante, continua a rivendicare un protagonismo politico), dalla gestione indiretta della società. Cosa che ovviamente resta possibile solo in virtù della garanzia del suddetto benessere.

    La chiesa sta reagendo a tale consapevolezza del capitale laicizzando progressivamente i contenuti del messaggio religioso, al fine ovviamente di dimostrare la propria necessità storica e di conservare i privilegi acquisiti.

    Non dobbiamo infatti dimenticare che, da parte cattolica, concordato significa – dice Gramsci – “riconoscimento pubblico a una casta di cittadini dello stesso Stato di determinati privilegi politici. La forma non è più quella medievale, ma la sostanza è la stessa. Nello sviluppo della storia moderna, quella casta aveva visto attaccato e distrutto un monopolio di funzione sociale che spiegava e giustificava la sua esistenza, il monopolio della cultura e dell’educazione. Il concordato riconosce nuovamente questo monopolio, sia pure attenuato e controllato, poiché assicura alla casta posizioni e condizioni preliminari che, con le sole sue forze, con l’intrinseca adesione della sua concezione del mondo alla realtà effettuale, non potrebbe mantenere e avere”(ib.). In altri termini, il cattolicesimo-romano, se vuole salvaguardare i privilegi acquisiti con una forza politica propria, deve scendere a compromessi, nella società moderna, con una forza politica laica, sempre più secolarizzata.

    Come è potuto accadere questo? Per la debolezza dello Stato. “Se lo Stato – dice Gramsci – rinuncia a essere centro attivo e permanentemente attivo di una cultura propria, autonoma, la Chiesa non può che trionfare sostanzialmente”(p. 1872). E quando ciò avviene, “lo Stato non solo non interviene come centro autonomo, ma distrugge ogni oppositore della Chiesa che abbia la capacità di limitarne il dominio spirituale sulle moltitudini”(ib.).

    In definitiva, il cattolicesimo-romano, non esistendo più come “chiesa” sin dal momento in cui ha cominciato ad imporre politicamente il proprio valore religioso, non rende più possibile realizzare, al suo interno, una riforma che lo sappia riportare alla sua natura originaria. “La Chiesa – osserva acutamente Gramsci – non può essere ridotta alla sua forza ‘normale’ con la confutazione in sede filosofica dei suoi postulati teorici e con le affermazioni platoniche di un’autonomia statale (che non sia militante): ma solo con l’azione pratica quotidiana, con l’esaltazione delle forze umane creatrici in tutta l’area sociale”(ib.).

    La 0hiesa romana si è insomma tramutata nel corso dei secoli in modo così grave che, una volta create delle alleanze di potere, se la solidità di queste crolla, essa è trascinata inevitabilmente nella loro rovina.

    https://www.homolaicus.com/diritto/gramsci_concordato.htm