Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La curia risarcisca le vittime di pedofilia

    La curia risarcisca le vittime di pedofilia

    Lettera a Caffarra sul prete condannato per abusi su una decina di alunne

    La curia ripaghi le piccole vittime di pedofilia per gli abusi compiuti dal suo sacerdote. È questo il senso della lettera aperta che l’avvocato del foro di Ferrara Claudia Colombo invia al cardinale della diocesi di Bologna, Carlo Caffarra.

    E lo fa proprio nel giorno in cui Benedetto XVI lancia la sua dura condanna contro i preti pedofili, in concomitanza con il XX anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.

    Gli episodi cui il legale, che in processo ha assistito numerose parti civili, fa riferimento riguardano la condanna in primo grado inflitta dal tribunale di Ferrara a 6 anni e 10 mesi di reclusione a un prete (Condannato a sei anni prete pedofilo) per aver commesso, in veste di educatore e responsabile di un asilo parrocchiale, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne.

    Della vicenda Estense.com si è occupato in più occasioni, mettendo in luce anche alcuni inquietanti retroscena (Prete pedofilo, la curia sapeva?), che videro – secondo le motivazioni della sentenza depositata dal giudice Caruso – la curia essere a conoscenza delle voci che circolavano su quanto stava succedendo in quella struttura (Prete pedofilo, il muro di gomma della Curia) di un piccolo paese dell’Alto ferrarese (che ricade nella diocesi felsinea).

    Oggi, a quasi due anni dalla condanna, le piccole vittime e loro famiglie attendono ancora un risarcimento e una dichiarazione di scuse o quantomeno di conforto. Il tutto è spiegato nei dettagli della lettera che pubblichiamo integralmente.

    Egregio cardinale Caffarra,

    ho letto sulla pagina locale del 32 gennaio del “Carlino” edizione di Ferrara, l’articolo sulla sua visita pastorale alla scuola materna cattolica “beata Elisabetta Renzi” di Cento. Nel corso della visita lei ha ringraziato i genitori presenti per avere “dimostrato tanta fiducia nei confronti della Chiesa affidandole i loro figli”, affermando che “un popolo senza impegno educativo non ha futuro”. È stato evidente il suo richiamo alla Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia di cui lei stesso è stato estensore e promotore nel settembre 2009.

    In tale documento sono ben espressi i principi secondo i quali:

    1. il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana;
    2. i bambini vanno trattati ed educati con rispetto ed amorevolezza;
    3. la scuola cattolica richiede una stretta connessione con la chiesa locale e con la diocesi.

    La Chiesa, insomma, è presente accanto ai genitori nel loro impegno educativo verso i figli e, attraverso i suoi ministri, i sacerdoti, cui lo delega, assume tale impegno quale momento pregnante del suo magistero.

    Ricorderà bene, egregio cardinale, che nell’aprile del 2008 un sacerdote, parroco della sua curia, che rivestiva altresì le cariche di direttore, gestore ed insegnante di una scuola materna parrocchiale cattolica di un paese non distante dalla città di Cento ove lei ha partecipato alla inaugurazione riportata nell’articolo del quotidiano, è stato condannato in primo grado dal tribunale a 6 anni e 10 mesi di reclusione per aver commesso, in quella veste di educatore, reiterati delitti di pedofilia su numerose piccole alunne.

    Il sacerdote, inoltre, è stato condannato a pagare immediatamente alle vittime ed ai loro genitori la somma di 28mila euro a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva.

    Ebbene, ad oggi, sebbene avesse dovuto farlo immediatamente, come appunto sentenziato dal tribunale ferrarese, quel prete nulla ha pagato alle vittime degli atti di pedofilia e, temiamo, nulla pagherà; ma, prima e più ancora, ad oggi la Curia bolognese non ha avuto per le piccole vittime di quegli aberranti delitti e per i loro genitori alcuna parola di partecipazione e di contrizione e, soprattutto, alcuna assunzione di responsabilità.

    A fronte dei principi richiamati nella Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia e dello stretto legame che in essa viene richiamato fra la scuola cattolica e la “Chiesa locale” quale “garanzia” non solo spirituale che la Chiesa presta ai genitori che le affidano la crescita materiale e religiosa – dunque anche etica – dei propri figli, il meno che ci si sarebbe potuti attendere era un segno tangibile di partecipazione per il completo fallimento di quel patto e di riparazione per quella “garanzia”.

    Il silenzio ed il disinteresse che la curia bolognese ha dimostrato a quelle piccole vittime dei delitti di pedofilia (ed alle loro famiglie) rattristano ed offendono.

    Comprende bene, egregio cardinal Caffarra, che non è tanto sul piano giudiziario che attendevamo il suo intervento: su quello, infatti, la curia aveva già espresso tutto il suo disimpegno fieramente opponendosi alla sua chiamata nel processo quale responsabile civile; è, invece, sul piano pastorale, sul quale si era consolidato il fiducioso affidamento dei bambini al suo sacerdote da parte dei genitori, che invece la curia ha mancato ad una “obbligazione” per lei ancora più cogente di quella strettamente giuridica.

    Ha sorpreso anche il fatto che un tale abbandono dei genitori che io rappresento e dei loro bambini sia avvenuto in un momento nel quale invece l’attenzione della Chiesa verso le vittime di atti di pedofilia nel mondo da parte di sacerdoti e prelati verso minori si è manifestata alta e partecipata: pensiamo, infatti, alle parole, anche durissime, del Santo Padre per episodi accaduti in Irlanda, alle sue commosse parole di scuse e, perché no, anche alle riparazioni economiche delle vittime; pensiamo alla attività investigativa della Chiesa sugli episodi denunciati (cd. rapporto Murphy e rapporto Rayan); pensiamo all’ormai famoso comunicato finale dell’incontro del 23 aprile 2002 del Santo Padre coi cardinali statunitensi nel quale la Chiesa ha avuto parole di dura condanna e di concreta partecipazione.

    Che farà la curia bolognese? Si limiterà a ringraziare i genitori che “… hanno dimostrato tanta fiducia nei confronti della Chiesa affidandole i loro figli…” (dal suo discorso alla inaugurazione della scuola centese di cui il “Carlino” ha dato notizia il 23 gennaio scorso) o, una volta tradita tale fiducia per colpa di un suo sacerdote, si attiverà anche per ricucire il legame fiduciario interrotto e a risarcirne le gravissime conseguenze?

    Se così non fosse la vicenda che le ho segnalato assumerebbe per le vittime i contorni di un insopportabile tradimento.

    Ma ciò che più addolora di questa triste e squallida vicenda è che in questi quasi due anni dalle sentenza di condanna in primo grado del tribunale di Ferrara, né il parroco condannato, né la curia di Bologna, della quale lei monsignor Caffarra è cardinale, hanno mai rivolto alle piccole vittime di quegli aberranti delitti di pedofilia ed ai loro genitori parole di scuse e di rammarico. Alcun conforto la Chiesa, ad oggi, ha saputo (e voluto) manifestare a quelle vittime ed alle loro famiglie che con incondizionata fiducia avevano consegnato ed affidato i propri piccoli figli alla scuola materna parrocchiale, affinché li educasse, custodisse e preservasse secondo una morale ed etica cristiano cattolica di fratellanza, solidarietà e rettitudine.

    Ad oggi, dunque, ed è cosa altrettanto grave, dopo quasi due anni dalla sentenza di condanna, alle vittime non sono ancora stati pagati (contrariamente a quanto stabilito dai giudici) i risarcimenti provvisoriamente esecutivi che il tribunale ha statuito in sentenza a carico del parroco imputato. Quest’ultimo, vale la pena ricordarlo ancora, è stato condannato per aver commesso, quale direttore gerente di una scuola materna cattolica parrocchiale, gli atti di pedofilia all’interno della struttura scolastica durante gli orari di scuola e, dunque, tradendo quella fiducia dei genitori che a lui ed alla sua struttura avevano affidato i propri figli.

    Il silenzio (nel senso sopra accennato) che la Curia bolognese ha riservato alle piccole vittime di quel processo (ed alle loro famiglie), offende, stupisce e rattrista, tanto quanto i delitti di pedofilia attribuiti in sentenza al parroco condannato.

    La invito quindi egregio cardinal Caffarra, anche in ossequio agli stessi principi della “Carta” da lei emanata, ad attivarsi affinché a quelle famiglie vengano effettivamente pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza!

    La invito dunque, laddove il parroco condannato persistesse ulteriormente a non pagare alle vittime i risarcimenti dovuti a titolo di provvisionali immediatamente esecutive, ad attivarsi affinché la curia di Bologna si sostituisca al prete debitore, provvedendo a versare quanto decretato in sentenza a favore delle vittime. Sono certa, cardinale, che dopo queste considerazioni ed in nome degli stessi principi di fratellanza e solidarietà cristiana da lei invocati nella sua Carta, che alle numerose bambine vittime dei deplorevoli atti di pedofilia del parroco condannato verranno, quanto prima, pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza dal tribunale ferrarese.

    La curia di Bologna, ci contiamo tutti, sono certa che anticiperà alle piccole vittime quanto loro spettante; del resto i delitti di pedofilia sono stati commessi da un parroco che al’epoca dei fatti la curia di Bologna aveva “preposto” ad una parrocchia della diocesi bolognese. Ma, intanto, che la curia bolognese anticipi quanto spettante alle vittime. La curia, egregio cardinal Caffarra, potrà poi richiedere il tutto al suo sacerdote.

    Così facendo la curia di Bologna darebbe un bell’esempio di solidarietà e fratellanza cristiana, principi già messi a dura prova dai delitti contestati al parroco condannato.

    Avv. Claudia Colombo (difensore di numerose parti civili)

    www.estense.com/la-curia-risarcisca…lia-021513.html

     

  • “prete pedofilo, la curia si difende ma non risponde alle famiglie – michele smargiassi”

    “prete pedofilo, la curia si difende ma non risponde alle famiglie – michele smargiassi”

    “prete pedofilo, la curia si difende ma non risponde alle famiglie – michele smargiassi”

    Data: 12/02/2010
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    Cronaca Locale
    Pagina III – Bologna L´inchiesta Prete pedofilo, la Curia si difende ma non risponde alle famiglie MICHELE SMARGIASSI La Curia continua a tacere, ma fa parlare i suoi avvocati. Martedì l´avvocatessa delle piccole vittime delle molestie del prete-maestro di un asilo parrocchiale del ferrarese, condannato due anni fa in primo grado, ha chiesto pubblicamente al cardinale Caffarra di farsi carico dei risarcimenti alle famiglie, che il sacerdote non può pagare. Ieri, dopo che Repubblica ha ricostruito l´intera triste storia dell´abuso, degli imbarazzi e del lungo silenzio mantenuto dalla Curia di Bologna (da cui dipende quella parrocchia), è stato l´avvocato Giuseppe Coliva a farsi vivo a nome delle gerarchie ecclesiastiche, con un formale invito alla rettifica che però, di fatto, non contesta nessuna delle notizie da noi riportate, provenienti integralmente dalla sentenza del Tribunale di Ferrara e dagli atti del processo. Infatti è contro quella sentenza che l´avvocato, volendo smentire «il preteso ‘muro di gomma´ opposto dalle autorità ecclesiali» si vede costretto ad indirizzare le sue critiche affermando che «il tribunale offre una non corretta e suggestiva lettura dei fatti». Un´osservazione, questa, che andrà dunque rivolta al tribunale dell´appello, sempre che all´appello si arrivi, visto che la data del secondo grado pare essere stata fissata fra due anni, con rischio di prescrizione.
    SEGUE A PAGINA XI

    www.nuovomolise.net/e_view.asp?S=1&C=2&G=4&M=3&E=12993

    12/02/2010 11:16
    Ultima chiamata per don Felix

    Nulla di fatto nella riunione promossa dalla «Rete contro la violenza di genere»

    CAMPOBASSO La riunione promossa dalla rete contro la violenza di Genere, presieduta da Giuditta Lembo e dedicata al caso «don Felix» più che per le presenze ha lasciato il segno per le sue assenze. Mancavano, seppure con una nota che ne giustificava l’assenza, tanto il comitato spontaneo costituitosi a Cercemaggiore per l’allontanamento del rete maltese, sia il tutore pubblico dei minori, Nunzia Lattanzio. In pratica i due protagonisti del braccio di ferro con la Curia vescovile di Campobasso, la vera grande assente dell’intera vicenda, responsabile del mantenimento nel comune molisano del sacerdote condannato per fatti di violenza su minori.
    Il tentativo della «Rete» è stato quello di arrivare ad una pacificazione degli animi, decisamente esacerbati, tra le parti in causa. Da un lato i sostenitori di don Felix, dall’altro i suoi avversari. Chi ha seguito le vicende di queste ultime settimane sa bene come la comunità di Cercemaggiore si sia letteralmente spaccata sul delicato tema della permanenza di don Felix alla guida delle anime cercesi. Da una parte chi a ritenuto quella condanna infamante e quindi destinata a determinare l’allontanamento del prete, dall’altra chi invece ha visto nell’arrivo del sacerdote come una benedizione che ha fatto rifiorire l’amore per la Chiesa tra i credenti del paese.
    La questione, in determinati momenti, ha assunto un rilievo di ordine pubblico. Sono volta, in più circostanze, parole grosse. Massiccia, in paese, anche la presenza delle forze dell’ordine in occasioni di manife stazioni di segno opposto.
    Ieri, quindi, l’occasione era quella di sedersi tutti attorno a un tavolo e cercare di ragionare al fine di ritrovare serenità ed equilibrio. Un’opportunità tardiva, secondo l’interpretazione del «Comitato per la sicurezza e la legalità», quello avverso a don Felix. Della vicenda, fanno sapere, si discute da circa cinque mesi e, in ogni caso, nessuno potrà cancellare la condanna per pedofilia.
    Su questo tema, nelle intenzioni della «Rete» riunitasi ieri con i soli sostenitori di don Felix, ha relazionato il noto penalista campobassano Gianfederico Cecanese. Il legale, autore di un testo di studio sul tema del «patteggiamento», ha spiegato come questa formula processuale non valga come ammissione di colpa. Il rito scelto da don Felix, o meglio dai suoi legali, riguarda solo la determinazione della pena ma non il raggiungimento e la formazione di una prova di colpevolezza. Potrebbero essere state, in buona sostanza, le ragione che hanno indotto il sacerdote e i suoi legali a intraprendere quella strada che poi ha portato alla condanna. La prova, sostiene il legale, è solo quella che si forma in dibattimento. In sede di patteggiamento il giudice prende atto solo della determinazione della pena così come stabilita direttamente dalle parti in causa.
    Queste le valutazioni processuali. Resta tuttavia sullo sfondo il rumore di una vicenda che non si placa. Per il momento le certezze sono due: la condanna di don Felix e la sua dipartita da Cercemaggiore.

    Pasquale Di Bello

  • Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    • venerdì, 12 febbraio 2010, 12:06

    Maurizio Cecconi: “Caffarra dica la verità e risponda alle nostre domande”

    “Rete Laica Bologna aderisce al sit-in indetto dall’Associazione radicale Anticlericale.Net, oggi alle ore 18.00 sotto la Curia, per protestare contro il silenzio della Chiesa bolognese attorno alla vicenda del prete pedofilo, condannato in primo grado per molestie sessuali su bambine tra i 3 e i 6 anni”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica, che continua: “Oggi andremo a portare fisicamente sotto l’ufficio di Monsignor Vecchi e del Cardinale Caffarra le domande a cui devono rispondere di fronte all’opinione pubblica.

    1) Il documento vaticano “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” a Roma. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?

    2) Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?

    3) Il documento vaticano “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?

    4) Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?

    5) Qual è il suo nome e cognome?

    6) Esercita ancora una professione a contatto con minori?

    7) Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe dal loro avvocato?

    8) Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?

    9) Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?

    10) Le famiglie dei tanti bambini e delle tante bambini affidati a istituti scolastici cattolici come possono dormire tranquilli se chi ha responsabilità dei loro figli e commette dei reati di pedofilia è protetto dalla Curia?

    http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…-febbraio-2010/

    Bologna, la Curia e il prete pedofilo – Rassegna stampa 12 Febbraio 2010 | J febbraio 2010

    Rete Laica continua a porre delle domande alla Curia, la quale si trincera dietro il silenzio e le intimidazioni alla stampa locale.

    In uno scarno comunicato stampa, la Curia fa sapere di aver chiesto “una rettifica a norma della legge sulla stampa” a “Il Manifesto” e “La Repubblica”, in merito a quella che l’Arcidiocesi definisce “una ricostruzione gravemente parziale e tendenziosa” fatta dai due quotidiani.

    Stamane dalle pagine di Repubblica, Michele Smargiassi risponde affermando che le notizie contenute negli articoli sono tratte dai documenti processuali, quindi l’avvocato della Curia, nel chiedere una smentita, in realtà chiede di smentire il tribunale stesso.

    Ecco la rassegna stampa odierna.

  • Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna
    Comunicato stampa, 02 Febbario 2010
    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “ESIGIAMO TRASPARENZA
    SULLE RESPONSABILITA’ DELLA CURIA.
    INAMISSIBILE L’ASSENZA DI AIUTO
    ALLE VITTIME MINORENNI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, in merito al prete accusato di molestie sessuali nei confronti delle bambine di un asilo cattolico e al comportamento tenuto dalla Curia di Bologna.

    “Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare. Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano l’asilo in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna“.

    “In primo grado di giudizio, il tribunale di Ferrara ha condannato il prete a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per aver commesso, in veste di educatore, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne”.

    “Il giorno 11 Novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo. Decisero di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si recarono a Bologna per incontrare i responsabili della Curia. L’incontro avvenne il giorno 8 Gennaio 2005, alla presenza di Mons. Ernesto Vecchi, numero due della Chiesa bolognese”.

    “Secondo quanto riportato dall’educatrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto“. Quando Mons. Vecchi seppe poi che era già scattata una denuncia, si arrabbiò moltissimo, urlò contro la maestra, sostenendo che era pagata da loro”.

    “I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna del prete pedofilo, hanno precisato che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto del parroco, e di cui i rappresentanti dei genitori e l’educatrice intendevano discutere, equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”“.

    “Per i giudici ferraresi siamo di fronte a un “muro di gomma delle autorità ecclesiastiche”, che influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che sono rimaste vittime di molestie sessuali”.

    “Alla luce dei fatti riportati e che hanno trovato conferma nel processo di primo grado, a cui vanno aggiunti i documenti vaticani “Crimen sollicitationis” e “De delictis gravioribus”, che indicano alle diocesi cattoliche di tutto il mondo come comportarsi nei casi di pedofilia tra i sacerdoti”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Chiediamo che la Curia di Bologna, responsabile dell’asilo in cui lavorava il prete condannato, risponda alle seguenti domande di fronte all’opinione pubblica:

    • Il “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” in Vaticano. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?
    • Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?
    • Il “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?
    • Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?
    • Esercita ancora una professione a contatto con minori?
    • Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe, anche ieri, dal loro avvocato?
    • Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?
    • Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?”

    “Come Rete Laica e come cittadini riteniamo che il comportamento omertoso della Curia di Bologna sia gravissimo e la qualifica come un’istituzione che protegge chi commette un reato piuttosto che le vittime del reato stesso. Non si potrà non tener conto di questa vicenda”, conclude Cecconi, “quando si andrà a discutere del possibile rinnovo della convenzione tra il Comune e le scuole private cattoliche“.

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

  • Albenga:caso Massaferro, risponde vescovo diocesano Oliveri

    Albenga:caso Massaferro, risponde vescovo diocesano Oliveri

    “Come ho già detto sin dal primo momento dell’arresto di Don Luciano, resto fiducioso che al più presto il sacerdote possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti di cui è indagato, con l’aiuto della difesa dei suoi legali, ai quali esprimo tutta la mia stima e gratitudine. Chiederò nuovamente, come Vescovo, che mi venga concesso un incontro, nel carcere di Chiavari, con il sacerdote, di cui sono padre e pastore. La cura della Parrocchia di San Vincenzo in Alassio, come già noto, resterà temporaneamente affidata ad un amministratore parrocchiale, sede plena, nella persona del Vicario Generale, Mons. Giorgio Brancaleoni”.

    Lo dichiara S.E. Mons. Mario Oliveri, (nella foto) vescovo della Diocesi di Albenga-Imperia, commentando l’ordinanza del tribunale del riesame relativa alla custodia cautelare di Don Luciano Massaferro.

    e.c.

    Lunedì 18 Gennaio 2010 ore 17:56

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=68022

     

  • Austria. Prete paga 45.000 € per 3 marchette, Aveva ingaggiato perpetua “tuttofare”

    Austria. Prete paga 45.000 € per 3 marchette, Aveva ingaggiato perpetua “tuttofare”

    18 gennaio 2011

    Processato un magnaccia per aver portato una meretrice ad un sacerdote austriaco

    Traffico della prostituzione internazionale e truffa. Un ungherese di poco più di 50 anni è sotto processo per questi reati a Ried im Innkreis, media città dell’Alta Austria. L’accusato avrebbe un cliente molto particolare, un sacerdote cattolico della zona, presso il quale si è recata una donna ungherese procacciata dal magnaccia per servizi domestici, inclusivi di rapporti sessuali dietro lauto pagamento. Ulteriori versamenti di denaro sarebbero stati effettuati per pagare false spese mediche ai parenti della prostituta. Ennesimo raggiro subito dal prete austriaco, che però si professa innocente per quanto riguarda l’accusa di aver fatto sesso con la donna. Il coinvolgimento di un prelato ha portato alla chiusura al pubblico del processo, ma i particolari sono comunque trapelati alla stampa austriaca e al giornale più diffuso del Paese alpino, il Krone Zeitung.

    PERPETUA EROTICA – Il prete dell’Alta Austria era alla ricerca di una perpetua con buoni dote da casalinga, e aveva messo alcuni annunci sui giornali locali per trovarla. L’uomo ungherese si è presentato con un falso nome al sacerdote, presentandogli una sua connazionale. La donna si è rivelata un disastro nelle faccende domestiche, non pulendo mai casa e lavando solo i suoi panni, mai quelli del prete. La signora ungherese ha però confessato di aver svolto altri servizi al sacerdote, ovvero di essere andata a letto tre volte con lui durante le poche settimane nelle quali ha soggiornato presso la canonica. Il magnaccia ungherese ha preteso dei soldi in cambio di queste prestazioni, e gli inquirenti stanno valutando se la transazione di 45mila euro effettuata sul conto dell’uomo da parte del prete sia la ricompensa per le prestazioni erotiche svolte dalla connazionale. Il sacerdote austriaco contesta la ricostruzione fornita dal magnaccia, e ha spiegato come quei soldi sarebbero serviti come anticipo per spese mediche della donna, tra le quali la cura del tumore delle madre, rivelatesi poi fittizi.

    FEDELI IN DIFESA DEL PARROCCO – Accortosi della truffa e dopo aver constatato l’incapacità della sua nuova perpetua, il prete dell’Alta Austria avrebbe allontanato la sua perpetua. La donna ha però smentito quanto affermato dal suo ex datore di lavoro, e ha confermato i rapporti sessuali avuti col sacerdote in cambio di denaro Il processo è stato aggiornato a data da destinarsi, e il coinvolgimento di un religioso ha portato alla decisione della Corte di svolgere il dibattimento a porte chiuse. La Chiesa austriaca è da tempo nell’occhio del ciclone per i ripetuti casi di abusi sessuali coinvolti da sacerdoti sui minori. Il prete accusato ha comunque chiamato a testimoniare in sua difesa 3 fedeli della sua parrocchia, che hanno descritto l’uomo come estremamente timido e riservato. Tutti e tre i testimoni hanno rimarcato come sia improbabile che il loro sacerdote possa essere un cliente di prostitute, ma non hanno fornito elementi fattuali per scagionarlo da questa accusa.

    http://www.giornalettismo.com/archives/110…porti-sessuali/


    L’articolo in tedesco e sotto la sua traduzione da google

    Pfarrer soll 45.000 Euro für Ungarin gezahlt haben
    Zuhälter angeklagt
    17.01.2011, 16:34
    Pfarrer soll 45.000 Euro für Ungarin gezahlt haben (Bild: APA/RUPPRECHT@KATHBILD.AT)
    Ein 53-jähriger gebürtiger Ungar hat sich am Montag vor dem Gericht in Ried in Oberösterreich wegen grenzüberschreitenden Prostitutionshandels und schweren Betrugs verantworten müssen. Pikantes Detail: Der Freier soll ein Priester gewesen sein. Er wurde auf Antrag des Verteidigers unter Ausschluss der Öffentlichkeit befragt.
    Infobox
    Mehr Oberösterreich-Nachrichten

    Der Angeklagte soll im September 2010 eine Landsfrau an einen oberösterreichischen Pfarrer zur Prostitution vermittelt haben, so die Anklage. In der Folge habe er dem Geistlichen insgesamt 45.000 Euro herausgelockt – zweimal 1.500 Euro “Vermittlungsgebühr”, 22.000 Euro für die Tumor- Behandlung der Mutter der Ungarin und 20.000 Euro für ihre mit Schulden belastete Wohnung in ihrem Heimatland.
    “Du kannst Sex mit ihr haben”

    Beides sei kein Geschenk, sondern nur vorgestreckt gewesen, sagte der Geistliche vor Gericht. Er habe mittels Anzeige beim Arbeitsmarktservice eine Pfarrhaushälterin und Mesnerin gesucht. Der Ungar habe sich mit einem falschen Namen vorgestellt und gesagt, er sei Stellenvermittler. Als er mit der Dame kam, habe er den Pfarrer wissen lassen: “Du kannst auch Sex mit ihr haben, aber du musst zahlen.” Er habe entgegnet, dass er damit nichts zu tun haben wolle, so der Priester. 3.000 Euro habe der 53- Jährige für die Vermittlung der Arbeitskraft verlangt.

    Als die aus Ungarn stammende Frau bei ihm war, habe er bemerkt, “dass sie nix kann”. Sie habe in Summe zwei Wochen bei ihm verbracht, ihm jedoch kein Frühstück gemacht und das Mittagessen sei ein Graus gewesen, gab er an. Gewaschen habe sie nur die eigene Wäsche und die ihrer kleinen Tochter, seine nicht. Also habe er sie wieder weggeschickt.
    Zeuginnen verteidigen Pfarrer

    Die Frau hatte bei ihrer Einvernahme in Ungarn angegeben, dass sie dreimal mit dem Pfarrer Sex gehabt habe. Das sei alles erlogen, konterte dieser. Drei Zeuginnen sagten aus, sie könnten sich nicht vorstellen, dass der Pfarrer mit der Frau geschlafen habe. Eine der Zeuginnen beschrieb den Geistlichen als eher zurückhaltend und schüchtern. Der Prozess wurde vertagt.

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    Pastore ha detto di aver pagato € 45.000 per ungherese
    Pimp accusato
    2011/01/17, 16:34
    Pastore ha detto di aver pagato 45.000 € a Ungherese (Foto: APA / RUPPRECHT@KATHBILD.AT)
    Un nativo di 53 anni di Ungheria, egli deve rispondere il Lunedi dinanzi al giudice a Ried in Austria per la prostituzione transfrontaliera, il traffico e la frode grave. dettaglio piccante: Il pretendente è detto di essere un sacerdote. E ‘stato interrogato su richiesta del difensore a porte chiuse.
    Infobox
    Altre News Alta Austria

    L’imputato si dice abbia insegnato nel settembre 2010, una donna in un paese ministro dell’Austria Superiore per prostituzione, secondo l’accusa. Come risultato, aveva attirato il prete per un totale di 45.000 € – due volte nel 1500 € “spese di agenzia”, 22.000 € per il trattamento del tumore della madre della ungherese e 20.000 € per la loro casa carichi di debiti nel paese di origine.
    “Hai sesso con lei può”

    Entrambi non erano un regalo, ma era stato soltanto allungato, il sacerdote ha detto in tribunale. Stava guardando il Servizio per l’occupazione mediante la visualizzazione di una governante parrocchia e Mesnerin. L’ungherese ha presentato con un nome falso e ha detto di essere reclutatori aziendali. Quando arrivò alla donna, aveva informato il ministro: “Si può fare sesso con lei, ma si deve pagare”. Mi risponde che lui non avrebbe nulla a che fare con essa, il sacerdote. Anni, per la mediazione delle esigenze del lavoro – 3.000 € dei 53 ha fatto.

    Quando è nato in Ungheria, la moglie di lui, aveva notato “che possono nix”. Hai speso un totale di due settimane per lui, ma non fece colazione e il pranzo è stato un orrore, ha affermato. Hanno appena lavato le loro vesti, e la sua piccola figlia, la sua non ha fatto. Così li aveva mandati via.
    Testimoni di difendere Pastor

    La donna aveva dichiarato nei loro interrogatori in Ungheria, che era stata tre volte con il sesso sacerdote. Che era tutta una bugia, ha replicato questo. Tre testimoni hanno detto che non potevano immaginare che il sacerdote ha fatto sesso con la donna. Uno dei testimoni ha descritto il chierico come piuttosto timido e reticente. Il processo è stato aggiornato.

  • Alassio è con “Don Lu”: su Facebook anche un messaggio di Melgrati

    Alassio è con “Don Lu”: su Facebook anche un messaggio di Melgrati

    Alassio. La decisione del Tribunale del Riesame ha certamente deluso i numerosi parrocchiani che, fin dal giorno dell’arresto, hanno sostenuto Don Luciano e che speravano nella sua scarcerazione. Una solidarietà che si è mossa soprattutto tramite le pagine di Facebook. Proprio dal gruppo “Don Luciano libero!” del noto social network arriva anche il messaggio di vicinanza al sacerdote del sindaco di Alassio Marco Melgrati.

    “Il grave errore che ha portato in carcere Don Luciano, figlio di una cultura del sospetto di una certa parte della magistratura italiana, non supportato da prove, prima o poi sarà riconosciuto tale. Nell’attesa preghiamo perché Don Luciano abbia la forza di ‘portare questa Croce’, mantenendosi saldo nelle Sue convinzioni e nella certezza della Sua innocenza. Don Luciano, l’amministrazione del Comune di Alassio e la Città è tutta con te” scrive Melgrati.

    Non solo il primo cittadino. Sono già comparsi infatti i primi commenti di fedeli e amici alla notizia del respingimento dell’istanza di scarcerazione. Il messaggio è sempre lo stesso: i parrocchiani sono con Don Lucinao, credono nella sua innocenza e non lo lasceranno mai solo.

    www.ivg.it/2010/01/18/alassio-e-con…io-di-melgrati/

  • Il prete accusato di pedofilia Si sfalda il fronte innocentista

    Il prete accusato di pedofilia Si sfalda il fronte innocentista

    Il prete accusato di pedofilia
    Si sfalda il fronte innocentista
    21 gennaio 2010
    | Giovanni Ciolina

    Don Luciano durante la celebrazione di una messa

    Spegnere i riflettori della ribalta e soprattutto abbassare i toni della discussione. Alassio non intende disinteressarsi alla vicenda che ha portato in carcere don Luciano Massaferro con l’infamante accusa di violenza sessuale su una parrocchiana di 11 anni. Ma, come ha puntualizzato Carlo Annibale, fondatore della pagina “don Luciano Libero”, che ha raccolto su Facebook quasi 400 sostenitori e che ieri ne ha deciso la chiusura, «in questa fase è giusto che la magistratura faccia il suo corso e per rispetto di don Lu, della ragazzina e degli inquirenti, ritengo se ne debba parlare un po’ meno».

    Una linea che ha trovato d’accordo anche il sindaco, Marco Melgrati, che, dopo alcune dichiarazioni pepate, ieri, ha invitato a «farla finita, a lasciare sbollire le polemiche e attendere la verità dell’inchiesta». Una linea non adottata da altri sostenitori del gruppo appassionato di Internet che nell’arco di un pomeriggio ha ridato fiato al “gruppo di preghiera che crede nell’innocenza del prete”.

    Sfaccettature di uno stesso problema che continua a fare registrare novità sotto il profilo dell’inchiesta. Dai computer posti sotto sequestro, per esempio, sono arrivate ulteriori conferme sulle dichiarazioni contraddittorie fornite da don Lu.

    Proprio di fronte a questi nuovi sviluppi e all’ordinanza del tribunale del Riesame (che ha negato la scarcerazione del parroco), il muro dell’integralismo innocentista per don Luciano ha incominciato a conoscere qualche crepa, lasciando spazi a dubbi e sicuramente al lavoro degli inquirenti.

    Soprattutto attorno alla bambina e alla sua famiglia, Alassio sembra aver eretto una campana d’isolamento: dimenticati gli attacchi dei giorni scorsi, istituzioni e semplici cittadini sembrano essersi eretti a suoi paladini.

  • Alassio: don Luciano, sedici pagine di ordinanza del Riesame

    Alassio: don Luciano, sedici pagine di ordinanza del Riesame

    Sono sedici le pagine dell’ordinanza scritta dai giudici del Tribunale del Riesame (tutte donne) con le quali è stato motivato il rigetto dell’istanza di scarcerazione presentata dai legali Chirivì e Ronco per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio accusato di violenza sessuale. Nell’ordinanza viene sottolineata soprattutto l’attendibilità dei racconti della ragazzina che dice di essere stata molestata dal parroco di San Vincenzo e di San Giovanni. Ma nella sentenza dei giudici ci sono anche le contraddizioni formulate dal sacerdote in sede di interrogatorio davanti ai magistrati savonesi. Ad esempio sul misterioso quarto computer portatile di cui gli inquirenti ne conoscerebbero l’esistenza ma che non è mai stato trovato, quindi la baracca dell’orto sulle alture di Alassio dove la ragazzina dice di essere stata col sacerdote o ancora l’incontro in cui la mamma e il nonno della bambina avrebbero affrontato il parroco. L’inchiesta, al di là della decisione del Riesame, non si è mai fermata. Gli inquirenti attendono i risultati delle perizie effettuate anche sul cellulare del prete sequestrato il giorno stesso del clamoroso arresto.

    r.c.

    Martedì 19 Gennaio 2010 ore 10:44

  • «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    Don Luciano Massaferro resta in carcere. Così ha deciso il tribunale del Riesame al termine di quattro giorni di camera di consiglio, aggravando l’aspetto delle esigenze cautelari. Non ci sarebbe infatti solo il timore di una reiterazione del reato, ma di fronte alle contraddizioni palesate negli interrogatori «una sua scarcerazione potrebbe creare problemi sotto il profilo dell’inquinamento delle prove». Ossia don Luciano, tornando a casa, potrebbe avere la possibilità di intralciare le indagini, anche perché, come anticipato nei giorni scorsi dai racconti dei compagni della presunta vittima, sarebbero venuti alla luce altri due presunti aspetti su cui fare luce. Altre due ragazzine divenute oggetto delle attenzioni pericolose del prete. E non è una decisione senza importanza quella che arriva dal Riesame. In attesa del processo, è un pronunciamento ufficiale e quindi in grado di segnare il destino futuro.

    Ma è di ieri anche l’inquietante notizia di un furto messo a segno nell’abitazione della famiglia della ragazzina implicata nella vicenda. Un episodio che la magistratura, pur riservandosi dietro un no comment sui particolari, puntualizza come «non abbia nulla di ricollegabile all’inchiesta». Un’incursione denunciata ieri e che va a rendere ancora più odiosa una vicenda brutta già di per sè e tutt’altro che conclusa.

    L’ordinanza di sedici pagine depositate ieri in cancelleria ha invece di fatto accolto in toto il castello accusatorio costruito dalla procura di Savona. Secondo i giudici genovesi la bambina di undici anni, vittima delle presunte attenzioni sessuali del sacerdote di Alassio, è attendibile sotto tutti i profili e soprattutto «ha sempre descritto in modo univoco i fatti, di fronte ai vari psicologi, ma anche alla presenza della madre, del nonno ed a casa del prete». Un confronto, non giudiziario, che non è mai venuto alla luce e regala un ulteriore aspetto di riflessione sulla vicenda.

    Don Luciano sapeva, quindi, delle accuse prima ancora dell’arresto e benché i giudici non facciano riferimenti temporali a quell’episodio, la sparizione del quarto computer risalirebbe proprio a quel periodo.

    Sulla sua esistenza anche i giudici del riesame non hanno dubbi sostenendo «che c’è un computer di cui don Luciano nega l’esistenza» e che un testimone oculare aveva indicato senza ombra di dubbio. Si tratta di un perito informatico che aveva lavorato in casa del sacerdote per trasferire alcuni files dal vecchio pc a quello nuovo.

    Se l’ordinanza regala otto pagine alla trattazione giuridica sull’attendibilità della presunta vittima, i giudici hanno anche fornito riscontri su fatti accessori che hanno convinto il sostituto procuratore Alessandra Coccoli a richiedere al giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ordinanza di custodia cautelare.

    Ma i giudici del Riesame hanno regalato spunti anche sulle varie testimonianze fornite dai compagni della ragazzina, dei vicini di casa del prete e dei parrocchiani che a più riprese hanno smentito le dichiarazioni rese in interrogatorio da parte di don Luciano.

    Una vicenda sulla quale il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, invita alla pacatezza e alla riflessione, dopo le prese di posizione nette della prima ora: «Lasciamo che le cose facciano il loro corso e preghiamo che tutto si risolva nella giustizia e nella verità». Prima un articolo su Avvenire nel quale veniva duramente attaccata la procura savonese per l’arresto (e soprattutto la conferma della custodia cautelare in carcere) per il sacerdote alassino. E poi il silenzio, che suonava come una benedizione alla linea del quotidiano dei vescovi, del vescovo di Albenga-Imperia. Mario Oliveri si era detto convinto di trovarsi di fronte a un colossale malinteso e si era limitato a commentare «Non ho nulla da aggiungere né da togliere a quanto pubblicato sull’Avvenire».

    A bocce ferme, il presidente dei vescovi (che aveva già precisato di non conoscere personalmente e di non aver mai incontrato don Luciano) indica le virtù da seguire: «La giustizia – che è quella degli uomini ma anche quella divina – e la verità, piaccia o meno».