Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Pergusa, violentò un minorenne disabile Sacerdote condannato a sei anni di carcere

    Pergusa, violentò un minorenne disabile Sacerdote condannato a sei anni di carcere

    20 maggio 2009 18:45

    Il tribunale di Enna ha inflitto una pena di sei anni di reclusione a don Giovanni Butera, un parroco riconosciuto colpevole di avere abusato, dal luglio del 1997 all’agosto dell’anno successivo, di un ragazzino disabile di 15 anni, ospite dell’Oasi Francescana “Villaggio del Fanciullo” di Pergusa.

    Il pm Marcello Cozzolino aveva chiesto la condanna dell’imputato a 4 anni. Secondo la Procura, don Giovanni avrebbe costretto il giovane a subire atti sessuali, minacciandolo e picchiandolo con schiaffi e colpi di cinghia in caso di rifiuto.

    Il tribunale ha assolto invece il parroco, con la formula “perché il fatto non sussiste”, da una seconda ipotesi di violenza, commessa, secondo l’accusa, ai danni di un ragazzo di 14 anni del centro.

    Al sacerdote sono state inflitte però anche pesanti pene accessorie: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; quella legale per la durata della pena; quella perpetua da qualunque ufficio attinente alla tutela e alla curatela, da incarichi nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    http://www.siciliainformazioni.com/giornal…ne-disabile.htm

  • Pergusa (EN). Padre Giovanni Butera assolto in Cassazione. “Non violentò 15enne disabile”, Fu abuso di mezzi di correzione. Reato prescritto. Pedofilia, cancellata condanna a 6 anni

    Pergusa (EN). Padre Giovanni Butera assolto in Cassazione. “Non violentò 15enne disabile”, Fu abuso di mezzi di correzione. Reato prescritto. Pedofilia, cancellata condanna a 6 anni

    Pergusa, violentò un minorenne disabile
    Sacerdote condannato a sei anni di carcere
    oggi, 20 maggio 2009 18:45

    Il tribunale di Enna ha inflitto una pena di sei anni di reclusione a don Giovanni Butera, un parroco riconosciuto colpevole di avere abusato, dal luglio del 1997 all’agosto dell’anno successivo, di un ragazzino disabile di 15 anni, ospite dell’Oasi Francescana “Villaggio del Fanciullo” di Pergusa. Il pm Marcello Cozzolino aveva chiesto la condanna dell’imputato a 4 anni. Secondo la Procura, don Giovanni avrebbe costretto il giovane a subire atti sessuali, minacciandolo e picchiandolo con schiaffi e colpi di cinghia in caso di rifiuto. Il tribunale ha assolto invece il parroco, con la formula “perché il fatto non sussiste”, da una seconda ipotesi di violenza, commessa, secondo l’accusa, ai danni di un ragazzo di 14 anni del centro. Al sacerdote sono state inflitte però anche pesanti pene accessorie: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; quella legale per la durata della pena; quella perpetua da qualunque ufficio attinente alla tutela e alla curatela, da incarichi nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    http://www.siciliainformazioni.com/giornal…ne-disabile.htm

  • PRETE CONDANNATO PER PEDOFILIA, LA CURIA, DIMOSTRERA’ INNOCENZA

    PRETE CONDANNATO PER PEDOFILIA, LA CURIA, DIMOSTRERA’ INNOCENZA

    PRETE CONDANNATO PER PEDOFILIA, LA CURIA, DIMOSTRERA’ INNOCENZA

    (AGI) – Brescia, 20 mag. – Dopo che i giudici di Brescia hanno condannato stamani Don Marco Baresi – vicerettore del seminario diocesano in citta’ – a sette anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale aggravata e continuata ai danni di un suo ex allievo minorenne e per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, la Curia si e’ espressa con un comunicato: “Prendiamo atto con rispetto della decisione del Tribunale di primo grado, consapevoli che ogni cittadino ha diritto ad essere considerato innocente fino a sentenza definitiva – si legge nella nota diffusa -. Condanniamo ogni crimine che offende chi e’ debole, soprattutto quando le vittime sono minori.

    Abbiamo fiducia che don Marco Baresi sapra’ dimostrare davanti ai giudici e alla comunita’ civile ed ecclesiale la sua estraneita’ ai fatti. Cio’ che ci preme e’ che al piu’ presto si faccia chiarezza su tutta la vicenda perche’ la verita’ renda giustizia e serenita’ a quanti sono stati coinvolti. La Chiesa bresciana vive questo momento con sentimenti di preghiera e di solidarieta’ profonda”.

    http://www.agi.it/milano/notizie/200905201…trera_innocenza

  • Sette anni e mezzo a don Baresi

    Sette anni e mezzo a don Baresi

    mercoledì 20 maggio 2009
    (red.) L’accusa aveva chiesto una pena di 10 anni (leggi qui), ma la prima sezione penale del tribunale di Brescia presiedura da Enrico Fischetti ha condannato don Marco Baresi a sette anni e sei mesi di reclusione per pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico.
    Si è concluso così, questa mattina di mercoledì e con una dura sentenza, il processo di primo grado a carico del sacerdote di Chiari, ex vicerettore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano.
    Il religioso era accusato di abusi sessuali compiuti nel 2004 a carico di un giovane seminarista, all’epoca dei fatti minorenne. E per questo era stato arrestato nel settembre del 2007 (vai alla notizia).
    La difesa aveva chiesto l’assoluzione (leggi l’articolo)

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/12419/1/

    Abusi, condannato don Baresi
    LA SENTENZA. La decisione dei giudici al termine del processo iniziato lo scorso 4 novembre. Contro il sacerdote le pesanti accuse di un diciottenne
    Sette anni e mezzo all’ex vicerettore del seminario diocesano per diffusione di materiale pedopornografico e per i rapporti con un ragazzo minorenne

    21/05/2009

    Ha abusato di un ragazzino che frequentava la scuola media al Seminario e ha diffuso materiale pedopornografico scaricando da eMule centinaia e centinaia di files dal contenuto inequivocabile e archiviandoli su un hard disk esterno da cui sono stati cancellati in maniera maldestra. Per i giudici del processo di primo grado don Marco Baresi, ex vicerettore del seminario diocesano di via Bollani, è colpevole dei reati che gli sono stati contestati. Il sacerdote, ai domiciliari dal novembre di due anni fa, è stato condannato ieri mattina a sette anni e mezzo. Per il sacerdote l’accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni.
    LA SENTENZA è stata letta dal presidente del collegio giudicante Enrico Fischetti dopo una camera di consiglio di due ore, al termine di un lungo processo iniziato lo scorso 4 novembre, che ha richiesto pure una perizia informatica supplementare sul contenuto del computer portatile usato dal sacerdote. A «inchiodare» il prete le accuse di un ragazzino che due anni fa, poco prima dell’arresto del sacerdote effettuato il 27 novembre, aveva raccontato di aver avuto rapporti sessuali con don Marco qualche anno prima, quando non aveva nemmeno quattordici anni, e frequentava la scuola media al Seminario. Dalla scuola il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi , ma non aveva raccontato nulla nè ai genitori, nè agli amici. Il ragazzino si era confidato con una psicologa che lo seguiva per altri problemi, la professionista aveva avvisato i genitori e era stata formalizzata la denuncia in questura.
    GLI INVESTIGATORI si erano mossi con i piedi di piombo, l’attendibilità e la credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti. Il 27 novembre per don Baresi erano scattate le manette. Il sacerdote aveva trascorso la notte in carcere e il giorno successivo il giudice aveva concesso gli arresti domiciliari. La verifica del computer aveva riservato qualche sorpresa. Nell’hard disk del portatile in uso al prete, senza alcuna password d’ingresso, il consulente aveva trovato traccia di ben seicento file dal contenuto pedopornografico cancellati nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.
    I file erano transitati dal computer, tutti scaricati da Internet su un programma di «condivisione». Sulla possibilità che il computer fosse stato usato da altre persone si è concentrata la difesa del sacerdote, ma don Baresi non ha mai precisato chi poteva avere accesso alla tastiera del suo portatile, non ha svelato chi poteva entrare nel suo ufficio e nella sua stanza.
    A sfavore del sacerdote anche il riesame chiesto a dicembre dal difensore, l’avvocato Luigi Frattini. Per i giudici a carico del sacerdote sussistevano «gravi indizi di colpevolezza». Indizi che non hanno consentito la revoca dei domiciliari a cui il sacerdote è ancora sottoposto, benchè possa incontrare i giovani del gruppo che lo sostiene.
    PIENO SOSTEGNO al sacerdote dalla Curia. «Prendiamo atto – si legge nella nota di don Adriano Bianchi, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali – con rispetto della decisione del Tribunale di primo grado, consapevoli che ogni cittadino ha diritto a essere considerato innocente fino a sentenza definitiva. Condanniamo ogni crimine che offende chi è debole, soprattutto quando le vittime sono minori. Abbiamo fiducia che don Marco Baresi saprà dimostrare davanti ai giudici e alla comunità civile ed ecclesiale la sua estraneità ai fatti. Ciò che ci preme è che al più presto si faccia chiarezza su tutta la vicenda perchè la verità renda giustizia e serenità a quanti sono stati coinvolti».
    « La chiesa bresciana – conclude la nota – vive questo momento con sentimenti di preghiera e di solidarietà profonda».
    Wilma Petenzi

  • Erchie, prete condannato per pedofilia a oltre tre anni

    Erchie, prete condannato per pedofilia a oltre tre anni

    La vittima ha trovato il coraggio di denunciare il prete solo da maggiorenne
    di VINCENZO SPARVIERO

    ERCHIE – Quelle morbose attenzioni riservate al pastorello sono costate decisamente care ad un sacerdote di Nardò che «bazzicava» spesso in provincia di Brindisi, dove peraltro è molto conosciuto anche al di fuori dell’ambiente ecclesiastico.

    Il religioso è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per avere in qualche modo abusato di un minorenne di Erchie. Inoltre, i giudici hanno deciso per l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e per il divieto di avere contatti con i ragazzi, anche solo per le lezioni di catechismo.

    Dal canto suo – E. S. F. G., di 62 anni – ha sempre rigettato le accuse. Non sono stati dello stesso avviso i giudici che hanno emesso la sentenza dopo un processo lungo e delicato che si è svolto a porte chiuse. Il sacerdote rispondeva di violenza sessuale su minore e atti osceni. Si era imbattuto in un pastorello che con il suo gregge si aggirava spesso nelle campagne intorno alla stazione ferroviaria di Erchie e – secondo le accuse – non gli avrebbe dato tregua fin dal primo incontro, datato addirittura 2001.
    Un autentico tormento che dopo quasi tre anni aveva indotto il ragazzo a sporgere denuncia contro quell’uomo piuttosto maturo che lo tormentava, senza sapere che fosse addirittura un sacerdote.

    La vicenda – come si diceva – ha inizio una mattina di luglio del 2001, quando la presunta vittima ha poco più di quindici anni. Il sacerdote si sarebbe presentato al cospetto del ragazzo chiedendogli – tra le altre cose – se fosse mai stato con una ragazza o se avesse avuto rapporti sessuali con uomini. E tra una domanda e l’altra gli avrebbe praticamente messo in mano alcune riviste pornografiche che teneva in auto cercando – secondo le accuse – di trascinarlo nella vettura. Il minorenne, però, si sarebbe sottratto alla presa e l’uomo avrebbe battuto in ritirata.

    Sembrava finita lì. Invece era solo l’inizio di una persecuzione continua. Spesso, a quanto pare, l’uomo si sarebbe presentato dinanzi al giovane, e sempre con le medesime intenzioni. Una volta, addirittura, accompagnato da un giovane nero, con il quale si sarebbe intrattenuto in presenza del pastorello, che in quella circostanza sarebbe stato invitato a seguire i due nell’auto.

    Quella costante «presenza» avrebbe indotto il pastore a chiedere il sostegno del padre e in un’occasione il genitore avrebbe inseguito invano il sacerdote, fino a perderne le tracce. Le «visite», a quel punto, si sarebbero diradate, fino alla morte del padre del ragazzo. Alla ripresa delle molestie – mai denunciate alle forze dell’ordine – un altro amico del pastore si sarebbe offerto di tendere una trappola per incastrare il sacerdote. Ma anche in questa circostanza, l’uomo sarebbe riuscito a sottrarsi riuscendo a fare perdere le sue tracce.

    Con la maggiore età, e siamo alle ultime vicende, il pastore ha imboccato la strada della caserma dei carabinieri. A raccogliere la denuncia il maresciallo Roberto Borrello che, sulla base del numero di targa delle due «Seat» usate dallo sconosciuto, è risalito all’intestatario della vettura. Poi, c’è stato anche il riconoscimento fotografico. Infine, è spuntata la «professione» dell’uomo: sacerdote, all’epoca titolare di una parrocchia a Nardò e di una cattedra in una scuola media (nel frattempo è andato in pensione, ndr).
    Sulla base di altre testimonianze e delle indagini condotte dalla stazione di Erchie, ma anche dal Nucleo operativo e radiomobile di Francavilla, il cerchio si è chiuso. E in tribunale i giudici hanno pronunciato la loro prima sentenza. Di condanna.

  • La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per il prete che nel 2004 molestò una undicenne del paese, già abusata da un villeggiante milanese oggi 65enne, condannato a sua volta a 6 anni. Il religioso inviò anche alcuni sms compromettenti alla ragazzina pregandola di non parlare.

    La corte d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado emessa un anno fa dal tribunale di Bergamo a carico di Don Matteo Diletti, 37 anni, e Ugo Cattaneo, 65 anni, milanese, condannati rispettivamente a 4 e 6 anni di carcere per abusi sessuali nei confronti di una bambina di Vilminore di Scalve.

    Tutto iniziò nel 2002, quando la vittima, che all’epoca era appena 11enne, iniziò a subire le attenzioni di Cattaneo, suo vicino di casa. La bambina nel 2004 si decise a confidarsi con la madre, che la indirizzò in oratorio pensando che lì avrebbe trovato un ambiente amico in cui poter dimenticare. Qui conobbe don Diletti, che però, secondo l’accusa, di lì a poco iniziò a sua volta ad abusare di lei. Quando la ragazzina si decise a raccontare anche queste molestie, il prete iniziò a mandarle alcuni sms compromettenti, pregandola di non dire nulla a nessuno dei loro incontri.
    Una brutta storia che ha diviso il paese, tanto che al processo si sono presentati alcuni abitanti inneggianti all’innocenza dell’ex curato. Innocenza cui evidentemente il giudice non ha creduto: è stata infatti respinta la richiesta di attenuanti per la lievità dei fatti avanzata dal procuratore generale a vantaggio del prete. La corte d’appello ha infatti accolto la tesi del difensore di parte civile, l’avvocato Stefano Paganelli, che ha sottolineato come anzi don Diletti avesse approfittato del fatto che la giovane si fosse fidata di lui.
    Oggi la ragazza, 17enne, vive lontano dalla famiglia, studia altrove ospitata da una parente e torna in paese solo il fine settimana.

  • Abusi sessuali su un seminarista: «Dieci anni al don»

    Abusi sessuali su un seminarista: «Dieci anni al don»

    di MARIO PARI

    BRESCIA A POCHI MESI dall’inizio del processo è arrivata la richiesta di pena. Il Pm Simone Marcon ha concluso la requisitoria contro don Marco Baresi, ex vicerettore del seminario di Brescia, accusato di pedofilia. Il magistrato ieri ha chiesto una condanna di 10 anni di reclusione.

    Don Baresi è stato rinviato a giudizio non solo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di un ex alunno del seminario, ma anche di detenzione di materiale pedopornografico. I fatti risalirebbero ad alcuni anni orsono. La vittima dei presunti abusi raccontò tutto a una psicologa prima ancora che ai genitori. Questo era potuto accadere poiché il ragazzo era già in cura dalla psicologa per un altro problema. Poi furono i genitori a essere messi a conoscenza della vicenda.

    Da lì alla denuncia, il passo è stato breve. Le indagini hanno portato all’emissione di una richiesta di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato. Misura eseguita poi nel novembre 2007. Ma sin dal giorno successivo sono stati disposti dal Gip Silvia Milesi gli arresti domiciliari. In considerazione della delicatezza degli argomenti trattati e sulla base di quanto disposto dalla legge, il processo è celebrato a porte chiuse.

    Don Baresi si è sempre proclamato innocente con riferimento a entrambe le accuse. In particolare per quanto riguarda l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico nel proprio computer, agli inquirenti ha spiegato che non era l’unico a utilizzare quel pc. Durante il processo è stato chiamato a deporre anche Monsignor Francesco Beschi, che nei mesi scorsi era ancora Vescovo ausiliare di Brescia e ora è Vescovo a Bergamo. La vicenda ha scosso non solo la curia bresciana, ma l’intera città.

    Convinto dell’innocenza del religioso è un gruppo di amici di don Baresi che, più volte, si è ritrovato di fronte al palazzo di giustizia di Brescia per dare testimonianza di solidarietà nei suoi confronti e per pregare, indossando magliette con la scritta «FreeDon». IL PROCESSO riprenderà lunedì prossimo, quando prenderà la parola la difesa. La sentenza è attesa per il 20 maggio prossimo.

    “La procura: Don Baresi va condannato a 10 anni”

    Data: 05/05/2009
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    Cronaca Locale
    Martedì 05 Maggio 2009 CRONACA Pagina 9

    PRESUNTI ABUSI. È giunto alle fasi finali il processo all’ex vicerettore del Seminario diocesano di via Bollani

    La procura: «Don Baresi
    va condannato a 10 anni»

    Il sacerdote, ai domiciliari è accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di abusi sessuali su minore

    Dieci anni di condanna per don Marco Baresi, ex vicerettore del Seminario diocesano. È questa la richiesta di pena avanzata ieri dal pm Simone Marcon al termine di una requisitoria durata quasi due ore davanti ai giudici della prima sezione chiamati a giudicare il sacerdote accusato di «detenzione di materiale pedopornografico e di abusi sessuali su minore». Le richieste del sostituto procuratore sono arrivate al termine di un dibattimento iniziato lo scorso 4 novembre con la testimonianza degli investigatori della squadra Mobile e proseguito con l’audizione di monsignor Francesco Beschi, attualmente vescovo della Diocesi di Bergamo. Alle richieste dell’accusa si è associato l’avvocato di parte civile, che difende il ragazzino che accusa il sacerdote.
    Lunedì prossimo spazio alla difesa: l’avvocato Luigi Frattini avanzerà le sue richieste al collegio giudicante, al presidente Enrico Fischetti e ai giudici Giovanni Pagliuca e Lucilla Raffaelli. La sentenza è attesa per il prossimo 20 maggio.
    Don Baresi, ancora agli arresti domiciliari nella casa dei genitori, ha seguito tutte le udienze, ma ieri mattina non era presente in aula. Era presente, invece, il ragazzino che lo accusa di abusi.
    NASCE proprio dalle accuse del giovane l’indagine che il 27 novembre di due anni fa ha portato all’arresto del vicerettore del seminario. Il ragazzino qualche mese prima dell’arresto si era confidato con una psicologa che lo seguiva per altri problemi. Alla professionista il ragazzo aveva confidato che anni prima, mentre frequentava le medie al seminario di via Bollani, e non aveva ancora quattordici anni, aveva avuto rapporti con don Baresi. La psicologa aveva avvisato i familiari del ragazzino ed era scattata la denuncia in questura. Gli investigatori avevano lavorato con i piedi di piombo, avevano valutato la situazione, la posizione del sacerdote e la credibilità del ragazzo.
    Il 27 novembre don Baresi era finito in isolamento a Caton Mombello. In carcere il sacerdote è rimasto una sola notte, il giorno successivo il gip Silvia Milesi gli aveva concesso gli arresti domiciliari. A dicembre il difensore aveva chiesto al tribunale del riesame la scarcerazione, ma per i giudici a carico del sacerdote sussistevano «gravi indizi di colpevolezza». A pesare nei confronti di don Baresi, per i giudici del Riesame, soprattutto il contenuto del computer portatile in uso al sacerdote e il tentativo di cancellare files compromettenti, cercando, secondo loro, di inquinare le prove.
    Nel portatile usato dal sacerdote – ma non solo, come sostenuto dall’imputato e dal difensore – gli investigatori avevano trovato centinaia di files pedopornografici scaricati da Internet, dal contenuto inequivocabile.
    Al sacerdote, ordinato nel giugno del ’94 e dal ’99 vicerettore del seminario, non è mancato il sostegno di un gruppo di giovani che ha lanciato la campagna «FreeDon» per la liberazione e l’assoluzione di don Baresi. I giovani alla prima udienza del processo si erano raccolti in preghiera nella piazzetta S. Alessandro, davanti al tribunale per far sentire al loro «don» che non l’avevano abbandonato.

  • PRETE DI AVERSA CONDANNATO PER PEDOFILIA. MA IL VESCOVO CONTINUA A TACERE

    PRETE DI AVERSA CONDANNATO PER PEDOFILIA. MA IL VESCOVO CONTINUA A TACERE

    di Agenzia ADISTA 34923. AVERSA (CE)-ADISTA. Non aveva parlato allo scoppio dello scandalo, né al momento della condanna.

    E continua a tacere anche ora che sono state rese note le motivazioni che hanno indotto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Chiaromonte, a infliggere a don Marco Cerullo – all’epoca viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore a Casal di Principe e insegnante di religione presso una scuola media inferiore di Villa Literno – la pena di 6 anni e 8 mesi di carcere per abusi sessuali su un minore. Ha preferito tacere il vescovo di Aversa, mons. Mario Milano. E non ha nemmeno espresso solidarietà alla vittima e alla sua famiglia.

    La vicenda ha inizio nel dicembre del 2007 quando don Cerullo viene arrestato in flagranza di reato per abusi sessuali su un suo alunno di 11 anni. “Non è che non voglio dire nulla, – aveva dichiarato allora il vescovo – non posso dire nulla visto che ci sono ancora le indagini in corso”. Ma anche quando le indagini si erano concluse, il processo di primo grado celebrato, la condanna emessa, mons. Milano ha continuato a tacere. Di più: non risulta nemmeno che sia stato aperto alcun procedimento a carico di don Cerullo presso le superiori autorità ecclesiastiche competenti.

    Non è la prima volta, da quando nel 1998 è stato nominato vescovo di Aversa, che mons. Milano è al centro di forti polemiche. Sua fu la decisione, nel marzo del 2007 ‑ nell’ambito delle iniziative promosse dal comitato “Don Peppe Diana” in occasione dell’anniversario della morte del prete antimafia (ucciso dalla camorra il 19 marzo di quindici anni fa) ‑ di vietare la presentazione, prevista nella parrocchia di San Nicola di Bari e poi svoltasi presso la sala consiliare del Comune, del libro Il costo della memoria. Don Peppe Diana. Il prete ucciso dalla camorra, scritto dal sacerdote siciliano Rosario Giuè, ritenuto da mons. Milano troppo critico nei confronti della Chiesa aversana. Nella stessa occasione, la Curia si premurò anche di cancellare l’intervento del vescovo di Caserta, mons. Raffaele Nogaro, invitato a parlare alla manifestazione “Io c’ero” alla quale alla fine, nonostante avesse già dato la sua adesione, non partecipò neppure mons. Milano.

    Sempre del 2007 è la decisione del vescovo ‑ sembra su pressioni di alcuni fedeli ‑ di chiudere il gruppo di preghiera formato da omosessuali credenti, cui aveva dato vita p. Edoardo Capuano nella sua parrocchia di San Giorgio Martire a Pascarola, frazione di Caivano. “Nel nostro unico incontro – aveva allora raccontato p. Capuano – abbiamo pregato assieme. Mai la loro sessualità è stata al centro dei nostri discorsi, anche perché non ho la competenza per affrontare questioni del genere”. Un gruppo che nelle intenzioni del parroco avrebbe dovuto semplicemente “combattere l’emarginazione sociale”, ma che evidentemente “a qualcuno non è piaciuto”.

    Altrettanto zelo censorio mons. Milano non aveva mostrato al momento dell’inaugurazione del centro pastorale di San Cipriano d’Aversa dedicato a Dante Passarelli, imprenditore di riferimento del clan dei Casalesi, arrestato per la prima volta per associazione camorristica negli anni Ottanta e morto in circostanze misteriose nel novembre del 2004. In quella occasione, infatti, mons. Milano non mancò di presenziare all’evento, insieme al parroco e al viceparroco della chiesa, dichiarando: “Se Passarelli ha sbagliato a noi non interessa, noi dobbiamo amare ancor più chi sbaglia”. (ingrid colanicchia)

  • Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    MARILÙ MUSTO È stata aperta un’istruttoria presso la Congregazione della dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, sul caso di don Marco Cerullo, il prete di Villa Literno condannato a sei anni e otto mesi di carcere per aver violentato un suo alunno di dodici anni nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, pochi giorni prima di Natale.

    Era stato proprio il pretesto di un progetto scolastico sul Natale a spingere don Marco a portare con sé l’alunno fuori dall’istituto scolastico e ad abusare di lui: «Andiamo a comprare i colori per addobbare il presepe», aveva detto alle insegnanti. Poi, nella segreteria della scuola, pochi minuti dopo, arrivò la telefonata dei carabinieri che avvertiva il vicepreside dell’arresto del sacerdote, colto in flagranza di reato.

    Il consulente della Procura di Santa Maria Capua Vetere nella sua perizia, durante il processo, aveva spiegato che gli abusi erano avvenuti più di una volta, non solo in auto ma anche nell’abitazione del religioso. Don Marco avrebbe inviato «messaggi amorosi al bambino persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali». L’insegnante di religione che tutti consideravano «un giovanotto buono e gentile» e che all’epoca dei fatti aveva trentatré anni, è tuttora ospite di una comunità cattolica in provincia di Frosinone, ma la sua permanenza nel centro di accoglienza potrebbe terminare con l’applicazione, da parte della magistratura, del nuovo provvedimento normativo antiviolenze che ha esteso l’obbligatorietà della custodia in carcere per i reati di violenza sessuale. Il tribunale ecclesiastico di Roma, in modo parallelo, ha aperto a sua volta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote al termine della quale a don Marco potrebbe essere vietato, in modo definitivo, di amministrare i sacramenti.

    Un passo in avanti è stato fatto anche da chi fino ad ora aveva taciuto nei confronti di questa vicenda. Il vescovo di Aversa Mario Milano, infatti, ha avviato il procedimento di sospensione «a divinis», cioè la sanzione disciplinare che sospende il sacerdote fino a quando la Congregazione non si pronuncerà in merito. Il caso di don Marco, insegnante di religione nella scuola media di Villa Literno e viceparroco nella chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, si è chiuso con una sentenza in primo grado emessa dal gip Francesco Chiaromonte del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione. L’avvocato del sacerdote, Carmine Ucciero, ha impugnato la sentenza dinanzi alla corte di appello e l’avvocato della vittima, Costantino Puocci, in questi giorni dovrà notificare l’esecutività del risarcimento danni riconosciuto alla famiglia del bambino per una somma pari a cinquanta mila euro.

    Ma la pena inflitta al sacerdote è sembrata troppo mite anche per il procuratore generale che è ricorso innanzi alla corte di cassazione contro la condanna emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere ritenendo quest’ultima più lieve di quella dovuta. Il gip sammaritano, infatti, secondo la Procura generale, avrebbe omesso di applicare interdizioni più rigide.

    http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090322&ediz=CASERTA&npag=42&file=obj_4145.xml&type=STANDARD

  • Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Dal sito della diocesi di Bolzano

    21.03.2009 Presa di posizione
    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Secondo l’avvocato Valenti e l’avvocato Coppi interpellati sulla sentenza di ieri, la situazione verificatasi con la decisione della Corte di Cassazione è la seguente:
    E’ noto sino ad oggi soltanto il dispositivo della sentenza: “La Corte dichiara il reato contestato al ricorrente estinto per intervenuta prescrizione e quindi annulla l’impugnata sentenza, senza rinvio”. La Corte non ha aggiunto altro a queste poche parole, riservandosi ovviamente di depositare una congrua motivazione successivamente e cioè in tempi che possono essere anche di qualche mese.
    Le conseguenze di ciò sono che l’unica sentenza che condanna don Giorgio è quella della Corte di Appello di Bolzano, la quale è stata annullata. Perciò non esiste più alcuna sentenza di condanna a carico di don Giorgio, il quale, quindi, non può essere dichiarato in nessun caso “colpevole”, in forza di una sentenza annullata.
    Resta quindi viva ed efficace soltanto la sentenza di primo grado del Tribunale di Bolzano, che assolveva don Giorgio Carli.
    Nel processo che ci riguarda, all’azione penale si è affiancata anche una pretesa ed una azione civile della presunta parte lesa, che si è costituita per tutelare i suoi interessi e chiedere il risarcimento di un altrettanto presunto danno.
    Secondo il Codice di Procedura Civile “il Giudice di appello o la Corte di Cassazione, nel dichiarare il reato estinto per prescrizione, decidono anche sull’impugnazione ai soli effetti civili delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono i soli interessi civili”. Questo è avvenuto anche nel nostro caso.
    Vi è da osservare però che, essendosi la prescrizione del reato e l’estinzione del medesimo verificata prima del giudizio in grado di appello, tale principio non sembra applicabile al nostro caso, tanto che la difesa si è fermamente opposta in Cassazione contro ogni liquidazione del danno.
    La Corte ha deciso tuttavia in senso contrario
    , ma non è nota la relativa motivazione, che attendiamo di leggere con il deposito della sentenza.
    Per rispondere alla stampa di oggi, che parla di dichiarazioni rese da don Giorgio Carli, il quale avrebbe “dichiarato di non rinunciare all’applicazione della prescrizione”, si precisa che si tratta di un grossolano falso, perché nessuno mai ha fatto una dichiarazione di tal genere: né don Giorgio Carli, il quale non era presente in Cassazione ed era l’unico legittimato eventualmente a farla, né tanto meno i suoi difensori, i quali non ne sono stati nemmeno richiesti dai Giudici della Cassazione e comunque, non erano autorizzati a farla.
    La conseguenza di quanto sopra è che nessuno può dichiarare, se non falsificando la realtà, “colpevole” don Giorgio Carli di un reato dichiarato prescritto, perché estinto prima di una sentenza di condanna poi annullata, come nel nostro caso dalla sentenza di Cassazione.

    Presa di posizione da parte della Diocesi

    La presa di posizione degli avvocati Valenti e Coppi chiarisce il vero significato della sentenza della Cassazione del 19 marzo 2009. Anche se essa non fa definitiva chiarezza, comunque ne deriva che don Giorgio Carli non può essere considerato colpevole, essendo stata annullata la sentenza di condanna in secondo grado. Così rimane in vigore solo la prima sentenza di assoluzione.
    Per parte nostra abbiamo sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco e ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale.