Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Molestie sessuali su un minore, per l’ex sacerdote arriva una nuova condanna

    Molestie sessuali su un minore, per l’ex sacerdote arriva una nuova condanna

    È di queste ore la notizia di una nuova condanna per l’ex sacerdote di Palestrina (Roma) Don Antonello Sio. Quattro mesi di carcere per molestie sessuali ai danni di un minorenne. La seconda condanna dopo quella di inizio 2022 in cui l’uomo era già stato condannato a 17 mesi di carcere dal tribunale di Civitavecchia.

    Una storia di molestie che hanno superato il confine della decenza e che hanno fatto diventare la vita di un 16enne un vero e proprio incubo. Il tutto è iniziato nel lontano 2016 quando il parroco della Santissima Annunziata di Palestrina stava accompagnando un gruppo di ragazzi ad un centro estivo in Sardegna.

    Proprio durante la traversata in mare aperto avviene l’atto sessuale con il sacerdote che costringe il giovane ad avere un rapporto intimo con lui e da li inizia l’incubo senza fine. Nel 2019 il sacerdote continua a tempestare di messaggi il ragazzo, da qui l’accusa del Pm Mario Palazzi di molestie sessuali, sui vari social e quindi parte il nuovo processo in cui il giovane si è costituito parte civile ed è stato seguito dall’avvocato Ennio Maria Carrozzini.

    https://www.frosinonetoday.it/zone/valle-del-sacco/molestie-sessuali-minore-ex-sacerdote-nuova-condanna.html

  • Un prete è stato arrestato e poi scarcerato dopo aver molestato una ragazza

    Un prete è stato arrestato e poi scarcerato dopo aver molestato una ragazza

    Un prete nigeriano di 34 anni che vive in Italia da 13 anni era stato posto in stato di fermo per violenza sessuale ai danni di una 27enne. Ma nel corso dell’udienza per direttissima di ieri, il tribunale di Roma non ha convalidato l’arresto perché “è mancata la flagranza di reato”.

    A fare luce sul caso è il Corriere della Sera. Il 34enne, con una serie di precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, è stato rimesso in libertà e tra qualche giorno dovrà lasciare l’Italia, dopo che la sua domanda di asilo politico è stata respinta.

    L’uomo era stato denunciato dalla 27enne, che ha riportato di essere stata palpeggiata mentre passeggiava nel parco di Tor Tre Teste, nella zona Est di Roma. Stando a quanto raccontato alla polizia, la ragazza è stata avvicinata dal prete che, in quel momento, indossava un turbante in testa e una mascherina sul viso. Senza presentarsi, l’uomo indica il fondoschiena della ragazza e le domanda come si chiama in italiano. Lei rimane in silenzio. Lui ripete la domanda. Poi allunga la mano e le tocca il fondoschiena. Lei spaventata, scappa, mentre veniva seguita dal prete, prima che quest’ultimo si allontanasse. Fortunatamente, la ragazza incrocia una volante della polizia e racconta agli agenti quanto accaduto.

    In poco tempo, i poliziotti riescono a raggiungere il prete e lo arrestano. Poi il colpo di scena. In Aula, il 34enne si è difeso affermando di non aver avuto alcuna intenzione di violentarla. “Non volevo infastidirla. L’ho toccata con un dito, poi vedendo che non mi rispondeva mi sono allontanato –  si giustificato così l’uomo – ho pensato che non parlasse italiano e non capisse a qualche parte del corpo mi riferivo”. Anche la pm Santina Lionetti aveva proposto la scarcerazione, con obbligo di firma. E così il prete è tornato in libertà.

    https://www.today.it/cronaca/prete-arrestato-scarcerato-molestato-ragazza-roma.html

  • “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    Appena sei giorni dopo la deposizione del patriarca Francesco Moraglia in Tribunale, nel caso del “corvo di Venezia” scoppia un inatteso cortocircuito. Il vescovo pensava di aver chiarito tutto in merito alle accuse false e calunniose di abusi sessuali contro sacerdoti della chiesa lagunare, contenute nei volantini che apparvero in città nel 2019 e che hanno fatto finire sotto processo il milanese Enrico Di Giorgi, 77 anni, ex dirigente di Montedison, e Gianluca Buoninconti, 55 anni, tecnico informatico lombardo. Moraglia aveva ricondotto quelle insinuazioni a una ritorsione infondata per il trasferimento di don Massimiliano D’Antiga dalla parrocchia di San Salvador a San Marco. Si era detto addolorato e ferito per essere stato additato come il pastore che aveva chiuso un occhio, evitando di vedere gli scandali nella comunità ecclesiastica veneziana. Alla fine aveva però dovuto ammettere che un caso di abusi nei confronti di minorenni c’era stato, nella parrocchia dei Carmini, dove un sacerdote si spogliava e faceva spogliare alcuni ragazzini. “Una goliardata”, aveva commentato, parlando di una vicenda isolata ma ammettendo che il sacerdote era stato sospeso dal servizio per cinque anni ed era stato sottoposto a un procedimento penale, concluso con un patteggiamento per adescamento di minori.

    In realtà, però, di casi sospetti ce ne potrebbero essere altri: è la clamorosa novità emersa al termine della giornata di venerdì, quando il promotore di giustizia, don Federico Bertotto, ha raccolto per tre ore la deposizione del professor Alessandro Tamborini. Quest’ultimo è stato il principale accusatore di don D’Antiga, al punto da averne chiesto a suo tempo al Vaticano il trasferimento, prima che il sacerdote fosse ridotto dal Papa allo stato laicale a causa della sua insubordinazione verso il Patriarca. Tamborini (che si firma “Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico, Teologo, Cattedratico e studioso di Scienze Religiose”) ha consegnato a don Bertotto un dossier di 33 pagine, con la ricostruzione di una quarantina di fatti e circostanze riguardanti sia “quattro sacerdoti con comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, sia “violazioni dei doveri canonici di attendere al governo della Diocesi e un atteggiamento di inerzia sulle molteplici denunce dello scrivente su varie situazioni diocesane e presbiteri sin dal 2014”. Un doppio attacco, alla moralità della Chiesa veneziana e al Patriarca. Paradossalmente sono le stesse accuse contenute nei volantini anonimi del Corvo, la cui paternità diffamatoria è stata attribuita dalla Procura a Di Giorgi e Buoninconti, con un ispiratore rimasto nell’ombra.

    Tamborini, accompagnato dall’avvocato Sara Franchini, ha riferito anche di aver scoperto che un paio di sacerdoti veneziani frequentano l’app Grindr, alla ricerca di incontri occasionali a sfondo sessuale con uomini. Le presunte prove sarebbero contenute nelle pagine del dossier, che darebbero una certa sostanza alle accuse del Corvo, da cui tuttavia Tamborini si è sentito diffamato. Dopo che i giornali locali hanno riferito della deposizione, il Patriarcato ha diffuso un comunicato stampa. Spiega che Tamborini era già stato ascoltato (presente il vicario generale Angelo Pagan) il 14 settembre 2022. A uno scritto successivo di sintesi, “che per la gran parte riprendeva tematiche oggetto del colloquio e che avevano già ricevuto esaustiva spiegazione da parte del Patriarca, è stato dettagliatamente risposto il successivo 4 ottobre“. Il Patriarcato nega di aver trovato in altre mail “segnalazioni di comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, ma afferma di aver “ritenuto utile acquisire in modo formale ciò che egli (Tamborini, ndr) diceva di voler riferire circa condotte e comportamenti” attraverso il promotore di giustizia. E nel merito? “Da un primo esame emerge come, in gran parte, si tratta della ripetizione ordinata di questioni già segnalate e debitamente valutate in passato. Riguardo ai sacerdoti, si tratta per lo più di segnalazioni già ricevute e valutate. Due di queste sono relative a presbiteri di altre diocesi, non più presenti nel nostro territorio da diversi anni, e che non hanno avuto l’uno incarichi parrocchiali e l’altro alcun incarico in Diocesi. Le altre segnalazioni appaiono più che altro impressioni e considerazioni generiche (…) prive di rilevanza penale-canonica”, sostiene il Patriarcato.

    La replica di Tamborini è feroce. “Nel comunicato del Patriarcato sono contenute menzognere affermazioni e precipue volontà di discreditare, denigrare e diffamare lo scrivente. Ho già dato incarico ai miei legali di formulare denuncia contro le SS.VV. per diffamazione”, scrive. Inoltre, “in relazione a quanto dichiarato circa le “fantasie” attribuite allo scrivente di aver adito le massime autorità Vaticane intese in S.E. il Nunzio Apostolico (monsignor Emil Paul Tscherrin, ndr), massimo rappresentante della Chiesa e del Vaticano nello Stato Italiano, e S.E. il Segretario di Stato Vaticano (il cardinale Pietro Parolin, ndr)… le citerò con rogatoria internazionale come testimoni nel processo in corso sul “corvo””. Poi polemicamente chiede a don Bertotto: “Quale è la sua funzione di promotore di giustizia se un Patriarca e un vicario generale sovrastano i suoi compiti di indagine, emettendo un comunicato stampa solo 24 ore dopo la consegna di un memoriale di quaranta contestazioni e trenta capi di accusa, nel quale negano ogni addebito, dichiarano false le accuse, indicano fatti e circostanze come non inerenti a procedimenti canonici o penali, affermando dunque di aver svolto le indagini, e denigrando e diffamando lo scrivente?”. Per finire, Tamborini chiede la rimozione del Patriarca, che poi era la stessa minaccia pronunciata da D’Antiga, secondo quanto Moraglia ha riferito in Tribunale. Il 25 aprile si celebra la festa di san Marco: per la Chiesa veneziana non poteva esserci vigilia peggiore.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/24/corvo-di-venezia-la-deposizione-del-teologo-preti-con-condotte-sessuali-poco-consone-la-chiesa-non-fa-nulla-il-patriarcato-nega/7140627/

  • Risarcimento da 14,7 milioni di dollari nell’azione collettiva per abusi sessuali contro l’arcidiocesi di Montreal

    Risarcimento da 14,7 milioni di dollari nell’azione collettiva per abusi sessuali contro l’arcidiocesi di Montreal

    Un accordo da 14,7 milioni di dollari è stato raggiunto in un’azione legale collettiva intentata contro l’arcidiocesi cattolica romana di Montreal, e nelle prossime settimane verrà chiesto a un giudice di firmare l’accordo, ha detto giovedì l’avvocato dei querelanti.

    La causa, intentata nel 2019 e autorizzata dalla Corte Superiore del Quebec nel 2021, riguardava vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti e dipendenti laici dell’arcidiocesi dal 1940.

    L’attore principale nell’azione collettiva era una vittima di Brian Boucher, un prete deposto che era stato condannato per aver abusato sessualmente di due ragazzi sotto la sua supervisione. È stato condannato a otto anni di carcere nel 2019.

    L’accordo transattivo copre gli abusi da parte di sacerdoti diocesani ma non di sacerdoti che appartengono a specifici ordini religiosi, ha affermato Alain Arsenault, l’avvocato dei querelanti.

    Ha detto che l’accordo dovrà ora essere approvato dalla Corte Superiore del Quebec nelle prossime settimane e che sarà probabilmente richiesto un ritardo per consentire a un numero massimo di vittime di farsi avanti.

    Ci sarà un limite per le iscrizioni e le persone dovranno sapere che dopo la data specificata nessuno potrà ottenere un’indennità dall’arcidiocesi.

    “Ciò che è importante dire è che le vittime dei sacerdoti dell’arcidiocesi di Montreal dovrebbero contattarci rapidamente, non aspettare fino all’ultimo minuto”, ha detto Arsenault in un’intervista. “È anche per dire alle vittime diverse da quelle della diocesi di Montreal di contattarci, di iscriversi”.

    Arsenault ha detto che il suo studio legale ha 18 casi aperti che coinvolgono altre diocesi e congregazioni religiose. L’accordo di Montreal è la prima volta in Quebec che una diocesi ha risolto un’azione legale collettiva, ha affermato.

    L’accordo copre un massimo di 123 vittime, ha detto Arsenault, un numero estrapolato da quelli che si sono fatti avanti fino ad oggi. Ma ha detto che il numero potrebbe essere molto più alto. Se più vittime si faranno avanti, l’accordo sarà riaperto per negoziare fondi extra, ha detto.

    Un giudice – un giudice in pensione – alla fine deciderà come verrà distribuito il denaro tra le vittime che hanno subito diversi tipi di abusi e vivono con diversi impatti a lungo termine.

    Arsenault ha affermato che l’arcidiocesi è stata aperta a un accordo sin dall’inizio e ha accreditato la collaborazione all’arcivescovo Christian Lépine, che ha mostrato la volontà di affrontare gli abusi storici.

    L’arcidiocesi di Montreal ha detto di accogliere con favore l’insediamento.

    “Speriamo che questo accordo venga approvato dal tribunale, e speriamo che permetta alle vittime di continuare più serenamente il difficile processo di guarigione”, si legge in un breve comunicato.

    Questo rapporto di The Canadian Press è stato pubblicato per la prima volta il 13 aprile 2023.

    https://montreal.ctvnews.ca/14-7-million-settlement-in-sex-abuse-class-action-against-montreal-archdiocese-1.6354662

  • L’arcidiocesi di Baltimora ha coperto “orribili e ripetuti abusi” a spese dei bambini, afferma il rapporto

    L’arcidiocesi di Baltimora ha coperto “orribili e ripetuti abusi” a spese dei bambini, afferma il rapporto

    Nel corso di 80 anni, l’arcidiocesi di Baltimora ha nascosto abusi sessuali pervasivi su centinaia di bambini. I funzionari della chiesa hanno convinto i pubblici ministeri a non accusare i sacerdoti di crimini. Hanno trasferito i sacerdoti più volte piuttosto che riconoscere i loro abusi nelle parrocchie e nelle scuole. Hanno ignorato i preti violenti che hanno confessato di aver lottato contro la pedofilia. Hanno dato più peso alla negazione degli abusatori che alle accuse delle loro vittime.

    Un rapporto di 456 pagine pubblicato mercoledì pomeriggio dall’ufficio del procuratore generale del Maryland delinea una “storia lunga e sordida” con un’ampia portata e dettagli atroci. Identifica più di 100 sacerdoti e altro personale dell’arcidiocesi responsabili di “orribili e ripetuti abusi sui bambini più vulnerabili” nella loro comunità mentre la chiesa guardava dall’altra parte. Ma menziona anche la polizia, gli avvocati dello stato e persino un giornalista che ha contribuito a nascondere la verità.

    Il rapporto è stato rilasciato con 37 nomi redatti e caratteristiche identificative di altri 60 rimossi, su indicazione di un giudice che consentirà in seguito il contenzioso sul rilascio di quei nomi.

    “L’incredibile pervasività degli abusi stessi sottolinea la colpevolezza della gerarchia ecclesiastica”, afferma il rapporto. [ Leggi il rapporto ]

    “Quando la negazione diventava impossibile, la leadership della Chiesa rimuoveva gli autori di abusi dalla parrocchia o dalla scuola, a volte con la promessa che non avrebbero più avuto contatti con i bambini. I documenti della Chiesa rivelano con inquietante chiarezza che l’arcidiocesi era più preoccupata di evitare scandali e pubblicità negativa che di proteggere i bambini”.

    L’ufficio del procuratore generale chiede all’arcidiocesi di espandere il suo elenco pubblico di sacerdoti e fratelli abusivi per includere diaconi e insegnanti, secondo lo storico rapporto investigativo.

    “L’attenzione è stata comprensibilmente rivolta agli abusi da parte dei sacerdoti, ma un grande danno è stato causato anche da membri non ecclesiastici dell’arcidiocesi, come diaconi e insegnanti”, afferma il rapporto.

    Il rapporto copre lo stupro, il pestaggio, l’accarezzamento, il terrore e la tortura di oltre 600 bambini, a volte per anni alla volta, nel periodo coperto dall’indagine. L’ufficio del procuratore generale ritiene che il numero effettivo sia molto più alto perché solo una piccola percentuale di vittime di abusi si fa avanti. Molti degli aggressori sono morti.

    “Anche se potrebbe essere troppo tardi per le vittime vedere scontata la giustizia penale, speriamo che esporre le trasgressioni dell’arcidiocesi nella misura più ampia possibile porti una certa misura di responsabilità”, afferma il rapporto.

    Un’analisi di Banner ha identificato 32 persone che non erano state precedentemente identificate pubblicamente.

    “Oggi, certamente nel Maryland, è il giorno della resa dei conti”, ha detto ai giornalisti il ​​​​procuratore generale del Maryland Anthony Brown in una conferenza stampa poco prima della pubblicazione del rapporto.

    Brown ha detto che molte persone che si sono fatte avanti durante le indagini lo avevano fatto in passato. Ma per alcuni, ha detto, era la prima volta.

    “Quello che abbiamo appreso è che la storia incontrovertibile scoperta da questa indagine è quella di abusi pervasivi, perniciosi e persistenti da parte di sacerdoti e altro personale dell’arcidiocesi”, ha detto Brown. “È anche una storia di ripetuti insabbiamenti di quell’abuso da parte della gerarchia della Chiesa cattolica”.

    Brown ha rivelato che il suo ufficio aveva precedentemente avviato indagini sull’arcidiocesi di Washington e sulla diocesi di Wilmington. Ha descritto quelle indagini come in corso.

    “Abbiamo emesso citazioni in giudizio. Abbiamo esaminato la questione. E continueremo a farlo”, ha detto Brown.

    La pubblicazione del rapporto arriva mentre altre vittime sembravano sul punto di ottenere il diritto di citare in giudizio la chiesa, creando un futuro potenzialmente pericoloso per l’arcidiocesi che potrebbe essere sopraffatta da cause legali o dover decidere se presentare istanza di protezione dal fallimento.

    Poche ore dopo la pubblicazione del rapporto, i legislatori del Maryland hanno approvato il Child Victims Act, che eliminerebbe i limiti di tempo e di età per i sopravvissuti ad abusi sessuali su minori per citare in giudizio le istituzioni – come chiese e scuole – che consentivano ai loro abusatori. L’atto annulla anche una protezione legale chiamata “statuto di riposo” che alcuni ritengono sia stata inserita di nascosto in un precedente disegno di legge sulle cause legali nel 2017, che ha avuto l’effetto di isolare le istituzioni da rivendicazioni legali precedenti. Dopo essere stato approvato alla Camera dei Delegati la scorsa settimana e al Senato mercoledì pomeriggio, il disegno di legge sarà presto diretto al governatore Wes Moore, che ha promesso di firmare la legislazione in legge.

    Poco prima della pubblicazione del rapporto, Brown ha incontrato privatamente le vittime di abusi nel suo ufficio.

    “Mi sento benissimo, come se un peso fosse stato sollevato”, ha detto Linda Malat-Tiburzi mentre usciva dalla riunione. I sopravvissuti hanno espresso il loro apprezzamento per l’ufficio, ha detto Malat-Tiburzi, e hanno ascoltato una breve introduzione di ciò che è nel rapporto.

    I funzionari hanno spiegato perché alcuni nomi sono stati oscurati e hanno detto che alla fine speravano che un rapporto uscisse senza omissioni o con meno omissioni. Elizabeth Murphy, uscendo dalla riunione, ha detto di sentirsi “grata” per l’ufficio del procuratore generale e per quello che aveva fatto.

    “Penso che la Chiesa cattolica dovrebbe prendersi gli ultimi giorni della Settimana Santa per leggere il rapporto e meditare su di esso”, ha detto.

    In una conferenza stampa nel tardo pomeriggio alla Jenner Law, che rappresenta le vittime, Kit Bateman ha ammesso pubblicamente per la prima volta di essere stato abusato quando aveva 14 anni dal suo insegnante di religione e prete della scuola a Calvert Hall nel 1973. Oggi è stato anche il prima volta che Bateman l’ha detto alla sua famiglia, ha detto.

    “Mi dispiace tanto per quello che ti è successo”, gli disse un fratello, “non l’ho mai saputo”.

    “È una condanna a vita quando succede a te”, ha detto Bateman. “Lo reprimi meglio che puoi e incolpi te stesso il più possibile perché un prete, per un ragazzino cattolico, è la cosa più vicina a Dio. Questo è quello che ci viene detto. Questo è ciò in cui crediamo. Il potere è immenso, anche quando sai che è sbagliato.

    Dopo la pubblicazione del rapporto, l’arcivescovo William Lori ha affermato in una dichiarazione che “il rapporto descrive un periodo riprovevole nella storia di questa arcidiocesi, un periodo che non sarà coperto, ignorato o dimenticato. Il riconoscimento, lo so, è della massima importanza. I miei immediati predecessori e io abbiamo offerto un inflessibile riconoscimento pubblico degli orrori di questa era.

    Ha detto che l’arcidiocesi è cambiata rispetto ai decenni precedenti, quando gli abusi venivano ignorati. “È importante far risplendere la luce di Dio su questi resoconti vissuti di abusi. L’esposizione illustra i cambiamenti radicali che l’arcidiocesi ha iniziato a fare negli anni ’90 per porre fine a questo flagello. Questi sforzi sono stati significativi e l’arcidiocesi è cambiata”.

    Tra i principali risultati del rapporto:

    San Marco

    Il rapporto identifica 11 sacerdoti abusivi – la più grande concentrazione – nella parrocchia di St. Mark a Catonsville. Nove sacerdoti erano stati identificati prima del rapporto, ma le indagini informali dei sopravvissuti ritenevano che fosse più alto.

    Nel maggio 2002, un uomo ha riferito di aver subito abusi sessuali da parte di Robert Lentz, un prete, nella canonica nel 1964. La vittima ha avuto flashback incompleti e ricorda di essersi svegliata con Lentz in accappatoio. L’arcidiocesi ha pagato alla vittima un risarcimento di 35.000 dollari. Nello stesso anno, in ottobre, un altro uomo riferì di essere stato abusato da Lentz a St. Mark nel 1967-1968. È successo dopo che Lentz ha portato la presunta vittima e un altro ragazzo a una partita di hockey. In seguito ha dato loro alcol e ha abusato di entrambi, secondo il rapporto. La vittima ha detto che “Lentz era famigerato nella zona di Catonsville e i bambini sapevano che potevi andare da lui per l’alcol o un passaggio”. Altre tre vittime si sono fatte avanti per denunciare i loro abusi a San Marco da allora.

    Il Rev. Thomas Smith ha ammesso di aver abusato sessualmente di più ragazzi negli anni ’60 dopo che una vittima si è fatta avanti nel 1988. L’abuso non è stato segnalato a nessuno dall’arcidiocesi e Smith è stato autorizzato a continuare il suo incarico. Dopo che un’altra vittima si fece avanti nel 1993, Smith morì suicida. I parrocchiani hanno appreso poco dopo che l’arcidiocesi sapeva che Smith aveva una storia di abusi sessuali su bambini e l’ha gestita in silenzio.

    Si sa che almeno 40 vittime sono state abusate sessualmente da Smith. L’abuso si è verificato in ogni incarico che Smith aveva: St. Jane Frances De Chantal, St. Michael a Overlea, Most Precious Blood e St. Stephen’s a Bradshaw, secondo il rapporto.

    Joseph Maskell e ‘I Custodi’

    Sono emersi alcuni nuovi dettagli sull’entità degli abusi avvenuti alla Archbishop Keough High School, dove il cappellano, Joseph Maskell, ha abusato di 39 persone, incluso lo stupro ripetuto di alcune delle sue vittime nel suo ufficio scolastico.

    Maskell è stato il soggetto della serie di documentari Netflix del 2017 “The Keepers”. Lamentele su Maskell iniziarono a circolare già nel 1966, afferma il rapporto, e il cardinale Lawrence Shehan sapeva di comportamenti inappropriati e lo riassegnò a un’altra parrocchia, prima che fosse mandato alla Keough High School. Il rapporto descrive in dettaglio un altro prete coinvolto negli abusi e afferma che gli amministratori potrebbero aver chiuso un occhio sugli abusi. In un esempio della complicità della chiesa, il rapporto includeva un’intervista del 2019 con l’ufficio del procuratore generale e un altro insegnante, il reverendo John Carney, il quale ha affermato che tra il 1992 e il 1994, Maskell gli aveva confidato che le accuse contro di lui erano vere.

    Quando è stato premuto per ulteriori dettagli, afferma il rapporto, Carney ha detto solo che Maskell era “una persona molto buona” e “gentile con tutti”.

    Loyola Blakefield

    Molteplici accuse sono state mosse contro il sacerdote gesuita padre Robert Cullen, che ha lavorato per 25 anni come insegnante alla Loyola Blakefield High School nella contea di Baltimora. Il primo caso segnalato risale agli anni ’60, quando una madre sorprese Cullen a depredare sua figlia nella loro casa nella contea di Baltimora. Nonostante la famiglia abbia denunciato l’abuso ai gesuiti e ai funzionari dell’arcidiocesi, la chiesa non ha informato le autorità, non ha lavorato per identificare altre vittime o ha limitato il suo accesso ai bambini.

    Dopo il presunto abuso, Cullen ha continuato a lavorare a Loyola Blakefield fino al 1982. Ha poi lavorato per parrocchie in West Virginia, North Carolina e Pennsylvania prima di tornare a Loyola Blakefield nel 1996, dove ha trascorso altri sei anni come insegnante. Nel corso del quarto di secolo trascorso a Loyola Blakefield, secondo il rapporto, Cullen avrebbe abusato di più vittime. L’arcidiocesi lo ha elencato come accusato credibilmente nel 2019.

    100 vittime

    Lee O’Hara, un diacono affiliato a Sant’Atanasio e Santa Rosa da Lima a Baltimora, è stato accusato nel 1987 di 16 accuse di reati sessuali di vario grado e 16 accuse di abusi su minori a Ocean City. Una nota interna del 2004 affermava che O’Hara ha ammesso di aver molestato più di 100 bambini dal 1953, ma non è stato accusato perché “l’ufficio del procuratore dello Stato non è stato in grado di identificare alcuna vittima specifica”. Non è stato indicato come accusato in modo credibile dall’arcidiocesi.

    I funzionari della chiesa hanno spostato gli aggressori

    Il rapporto usa padre Lawrence Brett come un esempio di un prete che è stato spostato dopo che sono emerse accuse contro di lui come un modo per nascondere e consentire abusi. Si diceva che Brett fosse stato inviato per “cure” nel New Mexico dopo aver ammesso alla diocesi di Bridgeport nel 1964 di aver abusato e aggredito un ragazzo mentre prestava servizio nel Connecticut. È arrivato nell’arcidiocesi di Baltimora dopo il “trattamento” ed è stato collocato a Calvert Hall, una scuola cattolica per ragazzi, dove il rapporto rileva che ha abusato di più di 20 ragazzi dopo il 1964.

    Insabbiamento degli abusi da parte dell’ufficio del procuratore della città di Baltimora

    Padre Robert Newman ha ammesso di aver abusato sessualmente di bambini tra il 1971 e almeno il 1986, e i registri dell’arcidiocesi includono un elenco di 12 ragazzi di età compresa tra 9 e 15 anni. Newman si è dimesso da parroco della parrocchia del Preziosissimo Sangue lo stesso giorno in cui ha condiviso la sua storia di abusi sessuali. In una lettera scritta ai parrocchiani sulle dimissioni di Newman da parte di qualcuno il cui nome è stato cancellato dal rapporto, “ragioni di salute” sono state elencate come le ragioni per cui si è dimesso, ed è stato elogiato per il suo “ottimo ministero”. L’abuso sessuale di Newman sui bambini non è stato rivelato ai parrocchiani. Newman non è mai stato accusato di reati di abuso sessuale di minori, e un rapporto della polizia del 1987 indica che ha ricevuto un “autorizzazione eccezionale” dall’ufficio del procuratore della città di Baltimora a condizione che ricevesse un “certo” trattamento.

    Abuso fisico

    Almeno sette adolescenti hanno riferito che John Joseph Mike Jr., che ha servito diverse chiese nell’area di Baltimora, ha abusato fisicamente di loro tra il 1975 e il 1987. Una vittima è stata sottoposta a un “test di tortura” in cui Mike ha rimosso i vestiti del ragazzo, gli ha mani e il suo corpo a un albero e lo frustarono. In un altro caso, la schiena e il petto della vittima sono stati tagliati così gravemente che “non è stato in grado di fare la doccia”. Dopo che i genitori hanno denunciato l’abuso all’arcidiocesi nel 1987, gli psicologi hanno diagnosticato a Mike una “perofilia sadomasochistica [sic]”. L’arcidiocesi ha denunciato le accuse di abuso all’ufficio del procuratore dello stato della contea di Howard. La polizia lo ha accusato di un conteggio di abusi fisici su minori, aggressione e percosse, e Mike si è dichiarato colpevole.

    Giovanni Francesco Shine

    Nel 2002, il figlio di una vittima riferì che suo padre aveva subito abusi sessuali dal fratello Marius, noto anche come John Francis Shine, alla St. Mary’s Industrial School nel 1947 o 1948, dove era stato mandato a vivere. Ha confermato l’abuso all’arcidiocesi. La vittima ha detto che Shine portava un ragazzo diverso nella sua stanza ogni notte. La notte in cui la vittima è stata selezionata, Shine ha abusato sessualmente della vittima e ha cercato di respingere Shine. Shine lo ha battuto con una cintura.

    La vittima è scappata dalla scuola, solo per essere restituita. La vittima lo ha raccontato ai suoi genitori, che hanno denunciato l’abuso al preside della scuola, un fratello saveriano, e all’arcidiocesi. I genitori lo hanno allontanato dalla scuola. Shine è stato indicato come accusato in modo credibile nel 2019. Tra il 1921 e il 1973, Shine è stato assegnato ad almeno 10 luoghi diversi, comprese scuole e chiese nel Maryland, Michigan, Wisconsin, Kentucky e Massachusetts.

    L’ufficio del procuratore generale ha avviato le sue indagini nel 2018 e ha citato in giudizio centinaia di migliaia di documenti; ha intervistato ex sacerdoti, impiegati della chiesa, testimoni e sopravvissuti ad abusi sessuali; e ha compilato il documento, che si chiama “Clergy Abuse in Maryland”.

    L’ufficio ha successivamente accettato di riformulare il documento per rimuovere i nomi, i titoli e altre informazioni identificative di 60 persone.

    Taylor ha incaricato i pubblici ministeri di oscurare i nomi di altre 37 persone e informarli della loro inclusione nel rapporto. Avranno la possibilità di rivedere a porte chiuse le parti che li riguardano e rispondere in tribunale.

    L’indagine del gran giurì ha portato a un atto d’accusa: Neil Adleberg, 74 anni, di Randallstown, l’ex capo allenatore di wrestling alla Mount Saint Joseph High School, è accusato presso il tribunale del circuito della contea di Baltimora di abuso sessuale di un minore e reati correlati . Dovrà essere processato il 20 giugno, secondo i documenti del tribunale online .

    Le forze dell’ordine non chiedono ulteriori accuse penali, secondo i documenti del tribunale.

    I giornalisti di Baltimore Banner Hallie Miller, Brenna Smith, Kristen Griffith, Jessica Calefati, Jasmine Vaughn-Hall, Penelope Blackwell, Cadence Quaranta, Clara Longo de Freitas e Ryan Little hanno contribuito a questo rapporto.

    dylan.segelbaum@thebaltimorebanner.com

    https://www.thebaltimorebanner.com/community/religion/grand-jury-report-released-archdiocese-of-baltimore-6ZDV4TWH5RGJXPRP4CNRLEFW4M/

  • Udienza fiume ad Enna, in aula i giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo

    Udienza fiume ad Enna, in aula i giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo

    Udienza fiume ieri al processo che si celebra innanzi al Tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote imputato di violenza sessuale aggravata. L’udienza, con ben 21 testimoni da ascoltare, era iniziata introno alle 11,30 del mattino e si è conclusa alle 20,30.

    Ieri è stata la volta dei giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo e dove sarebbero maturate violenze su altri adolescenti. Emergono anche altri episodi di abusi su giovanissimi che si sarebbero consumati nel corso di un ritiro, quando Rugolo era ancora seminarista.

    Momenti di tensione in aula quando l’avvocato di parte civile Eleanna Parasiliti Molica, ha letto una chat intercorsa tra Rugolo e il consigliere comunale del PD Marco Greco, coordinatore del 360, dalla quale si evince che anche padre Petralia, lo storico parroco del Duomo era a conoscenza delle violenze subite da Antonio Messina, il giovane che ha denunciato.

    Tutto questo farcito di scambi, nelle chat, di volgarità e doppi sensi, oltre che di chiari messaggi a sfondo sessuale. Mentre il tribunale ha rinunciato a sentire alcuni testi, seppur convocati, acquisendo gli interrogatori ai quali questi giovani erano stati sottoposti dalla Squadra Mobile di Enna nel corso delle indagini, per altri ha preferito l’esame in aula del teste. L’ultimo a deporre, quando era ormai sera, è stato proprio il giovane consigliere comunale Marco Greco, candidato e sostenuto da Rugolo, al quale avrebbe inviato, mentre questi era a Ferrara, un costante report sull’attività di Messina, anch’egli candidato ma in altra lista, dai facsimili ai post che quest’ultimo pubblicava.

    Greco ha confermato che durante i ritiri Rugolo avrebbe dormito con altri ragazzi, tanto che spesso lo apostrofavano “Rugola”, ed in particolare con uno che risulta tra le parti offese del processo. L’attività di controllo continuo e di isolamento di chi aveva osato denunciare, è confermata anche da altri testi che hanno raccontato come monsignor Spina, parroco di San Giovanni all’epoca dei fatti, avesse provato ad allontanare alcune giovani perché amiche del Messina.

    Stessa operazione di isolamento sarebbe stata messa in campo da Rugolo all’interno del 360. Il sacerdote avrebbe avvicinato alcuni ragazzi dicendo loro di allontanarsi dal Fai perchè c’era proprio Antonio Messina mentre montava l’astio contro la parrocchia Di Sant’Anna, alla cui guida c’era padre Fausciana, reo di avere raccontato al vescovo Gisana le violenze subite dal Messina.

    Ma il tema cardine della giornata sono state le centinaia di immagini a sfondo sessuale che circolavano tra le chat, alcune private ma altre afferenti a gruppi del 360, dove erano presenti anche minorenni. Immagini come stickers che non lasciavano spazio alla fantasia.

    In aula era presente anche Giuseppe Rugolo che non si è fatto scrupolo di trascinare in tribunale, seppure come testi, i suoi amati giovani, poco più che adolescenti, vittime del sacerdote quanto gli abusati, facendogli vivere ore di angoscia.

    Prossima udienza il 23 maggio, mentre la sentenza è attesa per il prossimo 11 luglio.

  • Genova, violenza sessuale su tredicenne al campo scout: il volontario (condannato) è sparito

    Genova, violenza sessuale su tredicenne al campo scout: il volontario (condannato) è sparito

    Genova – L’incubo durante il campo estivo in Val Pellice, in Piemonte. Marta (il nome è di fantasia per tutelare la privacy della minorenne), studentessa genovese di tredici anni, partecipa al raduno con i compagni della parrocchia di Genova.

    È durante questa vacanza che subisce abusi sessuali ad opera di un volontario della struttura. Un richiedente asilo di 34 anni originario del Gambia che da quel giorno si è reso irreperibile ma su cui pende una condanna per violenza sessuale aggravata su minore a tre anni e sei mesi di reclusione.

    Nelle scorse settimane il tribunale di Torino lo ha condannato in primo grado in contumacia. L’uomo era arrivato in Italia ed era finito affidato ad una associazione di volontariato che collaborava con la parrocchia aveva organizzato il raduno scout. E di cui Marta faceva parte.

    Le indagini che hanno portato all’identificazione del volontario sono state condotte dalla squadra mobile di Genova a cui si sono rivolti i genitori della giovane.

    I fatti risalgono all’estate di tre anni fa. Marta, appassionata scout, era partita per la Val Pellice e precisamente con i compagni per un campo estivo nella zona. E qui che erano scattati gli abusi sessuali. Due almeno quelli che hanno contestato e riconosciuto i pm torinesi che hanno seguito il caso. La giovane aveva raccontato delle violenze subite ai genitori al ritorno a casa. E così erano scattate le indagini della sezione reati contro la persona della squadra mobile.

    I poliziotti, diretti dal primo dirigente Stefano Signoretti, avevano ricostruito quanto accaduto ma soprattutto avevano identificato il volontario accusato delle violenze sessuali sulla ragazzina. Lo stesso nel campo estivo aveva il compito di occuparsi delle pulizie della struttura, di cucinare e curare l’area verde esterna.

    In prima battuta il giovane, sentito dalla polizia, aveva negato ogni addebito spiegando di essere «assolutamente estraneo alla vicenda». «Non ho fatto nulla a quella ragazzina – aveva giurato sentito in questura a Genova – Si è trattato di un fraintendimento». Nei suoi confronti non era stata spiccata dalla Procura alcuna misura cautelare in attesa dei successivi atti d’inchiesta.

    E però da quel giorno il volontario di origine gambiana ha fatto perdere le proprie tracce. Non ha partecipato alle udienze e si è reso irreperibile. E non è escluso che non appena la sua sentenza passerà in giudicato venga spiccato nei suoi confronti un ordine di arresto internazionale.

    Il richiedente asilo è stato assistito nel procedimento penale dall’avvocato di Torino, Riccardo Magarelli che ora sta valutando se presentare appello contro la sentenza di primo grado dei giudici. Magarelli era stato contattato dall’associazione di volontariato genovese.

    Determinante per arrivare alla condanna, l’incidente probatorio che ha visto la studentessa raccontare davanti ai giudici quanto avvenuto all’interno del campo estivo. Racconti, con l’ausilio di uno psicologo, che hanno permesso di ricostruire gli abusi sessuali.

    La famiglia della studentessa vittima delle violenze si è costituita parte civile nel procedimento. Ed è stata assistita nel corso del procedimento penale dall’avvocato Silvia Lorenzino.

  • Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano ha consegnato per la prima volta a un tribunale polacco il fascicolo di un ex sacerdote sotto processo per abusi sessuali su minori. La mossa è arrivata dopo che l’arcivescovo polacco locale ha informato il giudice di non essere in grado di rendere disponibili i documenti.

    Il trasferimento del materiale è avvenuto nell’autunno dello scorso anno, quando il Vaticano ha consegnato le 200 pagine di documenti all’ambasciata polacca. Ma è stato riportato solo ieri per la prima volta dal quotidiano Gazeta Wyborcza perché il processo all’ex sacerdote si svolge a porte chiuse.

    I fascicoli riguardano procedimenti ecclesiastici contro l’imputato, che può essere nominato solo come Krzysztof G. ai sensi della legge polacca sulla privacy. Secondo quanto riferito, includono la sua confessione scritta di colpa e un successivo decreto che lo rimuove dal clero.

    Krzysztof G. è attualmente sotto processo in un tribunale statale per le stesse accuse di aver abusato sessualmente di un chierichetto, Szymon Bączkowski, a partire da quando aveva 15 anni, riferisce TVN24. In questo caso, però, l’ex sacerdote si è dichiarato non colpevole.

    La vittima si è fatta avanti per la prima volta nel 2015, avvisando le autorità ecclesiastiche su suggerimento di un confessore. Quando ha saputo che il sacerdote era ancora in contatto con i bambini, ha avvertito anche la procura.

    Nei propri procedimenti, la chiesa ha confermato la colpevolezza del sacerdote e lo ha punito. Nel decreto conclusivo del processo ecclesiastico, l’arcivescovo di Poznań, Stanisław Gądecki, ha sottolineato l’elevata probabilità di recidiva del colpevole e “la mancanza di una credibile volontà di intraprendere una terapia”.

    Tuttavia, in seguito è emerso che, appena un mese dopo averlo rimosso dal sacerdozio, la diocesi di Poznań ha riassunto Krzysztof G. come archivista .

    Sebbene Bączkowski fosse la vittima e avesse informato lui stesso le autorità ecclesiastiche, non è stato trattato come parte del caso ecclesiastico, non ha avuto accesso agli atti del caso e non ha il diritto di impugnare la sentenza. Dice di aver saputo solo che il suo aggressore si era dichiarato colpevole da uno degli stretti collaboratori di Gądecki.

    Nel frattempo, il giudice che sovrintendeva al parallelo processo statale di Krzysztof G. ha cercato di ottenere i fascicoli del procedimento ecclesiastico. Ma Gądecki – che oltre ad essere arcivescovo di Poznań è anche capo dell’episcopato cattolico polacco – ha affermato di aver inviato il dossier al Vaticano e di non averne trattenuto una copia.

    L’accesso al fascicolo è stato dapprima chiesto all’arcivescovo dal pubblico ministero, ma, secondo il quotidiano, “è stato fermato dai suoi superiori”; in seguito, il giudice che presiedeva la causa ha cercato di ottenerlo. L’arcivescovo Gądecki ha sostenuto di aver inviato i documenti al Vaticano e di non averne conservato una copia.

    Gazeta Wyborcza riferisce che il giudice non ha creduto a questa spiegazione e ha minacciato di ordinare una perquisizione della polizia nella curia di Poznań. Alla fine però i fascicoli sono stati ottenuti dal Vaticano dopo che Gądecki si è impegnato a chiedere al nunzio pontificio in Polonia di metterli a disposizione e la stessa giudice ha scritto alla Santa Sede.

    Oltre alla confessione di Krzysztof G., i documenti avrebbero incluso testimonianze di altri sacerdoti. Tuttavia, Bączkowski ritiene che manchino alcuni fascicoli del procedimento ecclesiastico.

    “Questo dimostra che la Chiesa sta ancora cercando di proteggere l’autore”, ha detto Bączkowski. “Sono contento, tuttavia, che il mio caso apra la strada. Forse nel caso di altri preti pedofili i tribunali cominceranno anche a chiedere documenti alla Chiesa».

    Anche l’avvocato di Bączkowski, Artur Nowak, ha definito la consegna dei documenti “precedente”, sebbene abbia adottato un tono più riservato.

    “Questa non è una completa apertura degli archivi – la chiesa polacca è molto indietro rispetto alle chiese tedesche o francesi. Mantiene anche il pieno controllo sulle indagini della chiesa sui preti pedofili”, ha affermato Nowak. “La segretezza è ancora la regola”.

    In risposta alle accuse secondo cui Gądecki si sarebbe rifiutato di consegnare i fascicoli al tribunale, la Catholic Information Agency (KAI) – che è gestita dall’episcopato polacco – ha riferito che l’arcivescovo aveva in realtà ottemperato al corretto procedimento legale per i documenti che avevano già trasferito in Vaticano.

    La Chiesa cattolica in Polonia è stata negli ultimi anni colpita da una serie di rivelazioni riguardanti casi storici di abusi sessuali su minori da parte di preti e di presunti insabbiamenti da parte dei loro superiori .

    Più di recente, inchieste giornalistiche hanno accusato l’ex Papa Giovanni Paolo II di aver permesso ai sacerdoti di continuare a lavorare nonostante sapessero di aver abusato di bambini quando era vescovo Karol Wojtyła di Cracovia.

    I difensori del defunto papa – compreso il partito al governo Legge e Giustizia – sostengono che le nuove affermazioni sono inaffidabili perché si basano in parte su file di sicurezza dell’era comunista. Tuttavia, i critici notano che la chiesa polacca non ha messo a disposizione dei ricercatori i propri file di questo tipo.

    Vatican hands over files of priest accused of abuse to Polish court for first time

  • “Ratzinger fu indagato”. L’indiscrezione della procura di Monaco

    “Ratzinger fu indagato”. L’indiscrezione della procura di Monaco

    Un Papa indagato, ma archiviato. È quanto emerso oggi su Joseph Ratzinger da fonti della procura di Monaco riportate da alcune testate tedesche e dall’agenzia stampa Deutsche Presse-Agentur. Al centro delle indagini, la presunta copertura dell’ex prete poi condannato per abusi, Peter Hullermann proveniente dalla diocesi di Essen e poi trasferito nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga che fu guidata dal futuro Papa tra il 1977 ed il 1982.

    Archiviazione
    Dagli uffici della procura di Monaco si è venuto a sapere che tre importanti personalità della Chiesa bavarese “ancora in vita” erano stati “inseriti come sospetti” durante le indagini e che oltre a Benedetto XVI, vi erano finiti anche il cardinale Friedrich Wetter, suo successore, e monsignor Gerhard Gruber, suo vicario generale. Dall’ufficio del pubblico ministero, però, è emerso che le indagini “in ogni caso non hanno portato a sufficienti sospetti di atti criminali da parte dei responsabili del personale”. Per questo motivo è scattata l’archiviazione.

    L’indagine degli inquirenti si è concentrata sulla mole di documenti prodotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl che ha pubblicato il report sugli abusi avvenuti nell’arcidiocesi di Monaco-Frisinga tra il 1945 ed il 2019. Il mandato era stato loro affidato dai vertici dell’arcidiocesi stessa oggi guidata dal cardinale Reinhard Marx. Il lavoro dello studio legale, però, non ha portato a nuove incriminazioni perché, come ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore capo Hans Kornprobst, “questi dati sono stati di scarsa utilità per le forze dell’ordine. Non hanno portato a nuovi procedimenti penali, figuriamoci a una condanna”.

    L’altra causa
    Se la procura di Monaco ha ammesso di aver inserito Ratzinger nella lista degli indagati e di aver archiviato la sua posizione avendo appurato l’assenza di azioni criminose da lui commesse, sullo scandalo Hullermann c’è ancora un procedimento in ballo. Il tribunale regionale di Traunstein, infatti, dovrà decidere l’esito della causa civile intentata da una delle vittime dell’ex prete contro – tra gli altri – lo stesso Benedetto XVI. Essendo morto, però, la causa potrebbe continuare e a risponderne potrebbero essere i suoi successori legittimi, ovvero cinque cugini ancora viventi nel caso in cui accetteranno l’eredità del famoso parente. L’archiviazione decisa dalla procura di Monaco, tuttavia, dimostra l’estraneità di responsabilità penali nella condotta di Ratzinger ai tempi in cui rivestiva l’incarico di arcivescovo di Monaco e Frisinga.

    I cugini eredi e il futuro di Gänswein
    L’esistenza di una causa civile ha complicato l’eredità del primo Papa emerito della storia morto alla fine dello scorso anno. I cugini, infatti, accettando la sua eredità potranno entrare in possesso soltanto della sua disponibilità sul conto corrente a lui intestato e dovranno in ogni caso affrontare il procedimento che potrebbe prendere il via a Traunstein.

    Il primo a parlare dell’esistenza dei cinque cugini di Ratzinger è stato domenica scorsa il suo segretario particolare – nonchè esecutore testamentario – monsignor Georg Gänswein. Di lui si parla anche per ciò che riguarda il suo futuro. Nell’ultima udienza, Francesco gli ha comunicato di non aver ancora deciso il suo nuovo incarico dopo che negli ultimi anni, pur rimanendo formalmente prefetto della casa pontificia, l’arcivescovo tedesco si era dedicato esclusivamente all’assistenza di Benedetto XVI. Mentre sembra svanire la possibilità di un suo approdo in Germania alla guida di una diocesi, sembra farsi largo tra i bene informati lo scenario di un suo trasferimento lontano dall’Europa come nunzio apostolico. Questo ruolo veniva dato per certo subito dopo la morte di Benedetto XVI ma le polemiche relative al suo libro scritto con Saverio Gaeta sembravano aver riaperto i giochi. A confermare la voce che vorrebbe Gänswein inviato altrove come nunzio apostolico è anche il portale iberico Religion Digital che avrebbe appreso la notizia di una sua prossima designazione in Costa Rica.

    https://www.ilgiornale.it/news/vaticano/ratzinger-non-commise-alcun-reato-procura-indag-ed-archivi-2129349.html

  • Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Molto spesso la stampa italiana è stata accusata di trattare in maniera parziale e superficiale le notizie che riguardano crimini (presunti o accertati) compiuti da membri del clero cattolico. Raramente, per non dire mai, casi eclatanti di pedofilia sono finiti in prima pagina oppure in testa alle notizie online. Non parliamo poi dei Tg pubblici e privati. Come mai? Sudditanza culturale? Interessi economici e politici degli editori che non intendono inimicarsi la Chiesa? Complicità morale dei grandi media generalisti con il potere ecclesiastico che per decenni ha “nascosto” i preti criminali? Forse non esiste un’unica risposta ma l’articolo che segue è una sorta di cartina tornasole di questa imbarazzante situazione tutta italiana.

    Ho fatto un esperimento interrogando ChatGPT, il noto prototipo di chatbot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico sviluppato da OpenAI. Per “rispondere” alle mie sollecitazioni ChatGPT ha elaborato le informazioni ottenute dalle fonti di stampa italiane, valutate voi il risultato. Federico Tulli

    ChatGpt cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio?

    Mi dispiace, ma non ho informazioni su una persona specifica di nome “don Nicola De Blasio”. Potrebbe fornirmi ulteriori dettagli o contestualizzare la sua domanda? In generale, se si tratta di una persona pubblica o notevole, potrei cercare informazioni disponibili online sulle sue attività o biografia. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    Cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio? È un sacerdote di Benevento.

    Mi risulta che don Nicola De Blasio sia un sacerdote della diocesi di Benevento, in Italia. Non dispongo di molte informazioni sul suo conto, ma sembra essere attivo nella comunità cattolica locale e impegnato in varie attività pastorali. Alcune fonti online suggeriscono che abbia guidato un progetto per la costruzione di una nuova chiesa nel quartiere San Paolo di Benevento, chiamata Chiesa di San Giovanni Paolo II, che è stata inaugurata nel 2021.

    In generale, i sacerdoti sono impegnati a fornire assistenza spirituale e pastorale alle persone nelle loro comunità, guidare celebrazioni religiose e promuovere la fede e la carità cristiana. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non dispongo di informazioni dettagliate sulle attività o le opinioni specifiche di un individuo, a meno che non siano state riportate in modo affidabile da fonti pubbliche.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia?

    Mi dispiace, ma non sono in grado di confermare o smentire l’esistenza di eventuali condanne penali o procedimenti giudiziari che coinvolgono una persona specifica, a meno che non siano stati riportati in modo affidabile da fonti pubbliche. Inoltre, come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o confidenziali sulle persone. Tuttavia, se è disponibile una fonte affidabile che riporta tali informazioni, posso cercare di fornirti maggiori dettagli sulla questione.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli?

    Non ho accesso alle informazioni più recenti, ma posso dirti che nel marzo 2021 è stato riportato dai media italiani che un sacerdote di Benevento di nome Don Nicola De Blasio era stato condannato in primo grado per detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza era stata emessa dal Tribunale di Benevento, ma non ho informazioni sulla condanna in secondo grado da parte della Corte di Appello di Napoli. Tuttavia, è possibile che ci siano state nuove sviluppi sulla vicenda a cui non ho ancora avuto accesso.

    Premesso che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, decine di giornali online hanno scritto che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, è stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per la mia precedente risposta che non rifletteva la notizia più recente sulla vicenda. Sì, ho verificato che in effetti ci sono state notizie di fonti affidabili che riportano la notizia che don Nicola De Blasio, il sacerdote di Benevento, è stato condannato per detenzione di materiale pedopornografico dalla Corte d’Appello di Napoli nel novembre 2021. La mia precedente risposta si basava su informazioni che avevo a disposizione al momento, ma in quanto assistente virtuale basato su dati, devo ammettere che a volte potrei non avere accesso alle informazioni più aggiornate o precise. Cerco sempre di fornire risposte accurate e affidabili, ma potrei commettere degli errori. In ogni caso, mi scuso per la confusione e spero che la mia risposta attuale possa aiutare a chiarire la situazione.

    A quanti anni è stato condannato il sacerdote don Nicola De Blasio, direttore della Caritas diocesana di Benevento?

    Non sono riuscito a trovare informazioni specifiche sulla durata della condanna di don Nicola De Blasio, il direttore della Caritas diocesana di Benevento, per la condanna per detenzione di materiale pedopornografico. Tuttavia, alcune fonti online suggeriscono che la pena potrebbe essere stata ridotta rispetto alla condanna iniziale del Tribunale di Benevento, che era di 3 anni e 8 mesi di reclusione. Potrebbe essere necessario cercare ulteriori informazioni o attendere una conferma ufficiale sulla durata effettiva della pena. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    L’Ansa e numerosi giornali online hanno scritto che l’ex direttore Caritas di Benevento, il sacerdote don Nicola De Blasio, è stato condannato a tre anni e sei mesi. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia precedente risposta. Dalle informazioni più recenti che ho verificato, sembra che don Nicola De Blasio sia stato condannato in appello a 3 anni e 6 mesi di reclusione per la detenzione di materiale pedopornografico, come riportato dall’ANSA e altri media italiani. Chiedo scusa per l’eventuale confusione causata dalle mie precedenti risposte e spero che questa informazione sia utile. Tuttavia, va notato che la durata della pena potrebbe variare a seconda di una serie di fattori, tra cui la legge applicabile e la giurisdizione in cui è stato emesso il verdetto.

    Quanti sono i preti pedofili in Italia?

    Non esiste un numero preciso di preti pedofili in Italia o in qualsiasi altro paese, poiché tali comportamenti sono spesso mantenuti segreti e possono essere difficili da individuare. Tuttavia, ci sono state numerose inchieste e scandali che hanno rivelato casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia e in tutto il mondo.

    L’abuso sessuale di minori da parte del clero è una questione seria e delicata che richiede una risposta adeguata da parte della società e delle autorità ecclesiastiche. Gli abusi sessuali sono illegali e immorali, e coloro che ne sono stati colpevoli dovrebbero essere perseguiti in modo adeguato dalla giustizia civile e, se del caso, disciplinati dalle autorità ecclesiastiche. Tuttavia, è importante evitare di generalizzare e demonizzare l’intera comunità ecclesiastica a causa delle azioni di alcuni individui.

    In Italia non ci sono mai state inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia risposta precedente. In realtà, ci sono state numerose inchieste in Italia riguardanti i casi di abusi sessuali commessi da membri del clero, sia a livello nazionale che locale. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, in passato ci sono stati numerosi casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia che hanno ricevuto una forte attenzione mediatica e hanno portato a processi legali e conseguenti condanne. Tuttavia, è anche possibile che ci siano stati casi di abusi sessuali che non sono stati portati all’attenzione del pubblico o che sono stati coperti dal clero, il che sottolinea l’importanza di prevenire tali comportamenti e garantire la sicurezza dei minori e delle persone vulnerabili all’interno della comunità ecclesiastica e della società in generale.

    In Italia c’è mai stata un’inchiesta sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    In Italia ci sono state diverse inchieste sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, ma non esiste un organismo centralizzato come la “Commissione Ciase” in Francia, che si occupa specificatamente di raccogliere e analizzare le denunce di abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Tuttavia, ci sono stati alcuni casi di studi e indagini condotti a livello nazionale e locale in Italia. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, ci sono state diverse indagini condotte dalla magistratura italiana sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, che hanno portato a processi e condanne.

    Il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana ha mai svolto inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    Effettivamente il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana non ha lo stesso mandato investigativo della “Commissione Ciase” in Francia, e non svolge direttamente inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Il suo obiettivo principale è quello di promuovere la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana, attraverso la promozione di politiche e protocolli di protezione e la formazione del personale religioso.

    Tuttavia, il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, e può collaborare con le diocesi per verificare la corretta applicazione delle norme sulla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. In ogni caso, l’impegno per la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana è stato oggetto di attenzione da parte delle autorità ecclesiastiche e civili, e si sono verificati numerosi casi di indagini e processi giudiziari relativi a presunti casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Nel 2018 la Conferenza Episcopale Italiana ha creato il Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Tu dici che il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ma nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. Ti risulta?

    Sì, è corretto. Nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. La richiesta è stata avanzata nell’ambito della valutazione periodica dell’Italia in merito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. La richiesta del Comitato delle Nazioni Unite è stata motivata dal fatto che, nonostante le misure adottate dalla Chiesa cattolica italiana per affrontare il problema degli abusi sessuali, ci sono ancora diverse questioni da affrontare e risolvere, e che una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale potrebbe aiutare a fare luce su tutti i casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Tuttavia, ad oggi non è stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale specifica sui casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica in Italia.

    Questo articolo è stato pubblicato da Federico Tulli sul suo blog “Osservatorio laicità” )