REGGIO CALABRIA. Il gup del tribunale di Reggio Calabria ha condannato, con rito abbreviato, a quattro anni di reclusione l’ex parroco di Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, don Antonello Tropea, di 44 anni. Il sacerdote è stato ritenuto colpevole di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico e adescamento di un minorenne, ma assolto per altri due di capi d’imputazione. I suoi legali, gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro hanno, hanno detto di aspettare le motivazioni della sentenza per presentare appello. Il religioso è stato arrestato nel dicembre scorso dalla squadra mobile di Reggio Calabria. Le indagini erano iniziate nel marzo precedente, dopo che una pattuglia aveva sorpreso l’uomo con un minore, a bordo della sua auto, in un luogo appartato. Il ragazzo aveva raccontato d’aver conosciuto l’uomo attraverso una chat per omosessuali e di avere ricevuto 20 euro per un rapporto sessuale in auto. Il ragazzo disse anche che l’uomo gli aveva detto di essere un ricercatore scientifico.
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Prete pedofilo, i fedeli lo difendono
Dopo la condanna a 4 anni di reclusione di don Antonello Tropea accusato di di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico e adescamento di un minorenne vi ripropongo il mio reportage a Messignadi. I suoi parrocchiani lo difendevano così… (Non ci sono parole!! Per loro è innocente. Senza se e senza ma. E dunque, in una comunità come questa, quale bambino (se abusato) avrebbe il coraggio di denucniare alla propria madre?) GUARDATELO. E’ SCONCERTANTE!!
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OPPIDO MAMERTINA : UN RAGAZZO DENUNCIA DON ANTONELLO TROPEA. CHIESTI 6 ANNI DI RECLUSIONE.
La notizia fece scalpore non solo per i reati contestati al sacerdote ma anche per delle intercettazioni telefoniche, dove emergerebbe anche il comportamento assunto dal vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, che, consigliava a don Antonello “di evitare di parlare con i Carabinieri di queste cose e, in generale, con nessun appartenente alle forze dell’ordine.
Inizia tutto con un controllo occasionale della Polizia di Stato che, in una zona buia dell’area industriale di Gioia Tauro, il 16 marzo scorso, trova a bordo di un’autovettura, il prete Antonio Tropea, 44enne, e un minorenne. In uno zaino, gel lubrificante, salviettine imbevute, fazzoletti e un rotolo di carta. Nel corso del controllo il minorenne racconterà di aver conosciuto il prete tramite un’applicazione del proprio smartphone, Grinder. Il sacerdote si sarebbe presentato come un ricercatore scientifico, fornendo solo un nome di battesimo, Nicola. Lo stesso ragazzo dichiarerà di aver concordato con l’uomo un incontro su What’s-app e di aver ricevuto da lui un compenso di 20 euro per un rapporto sessuale orale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero.
Ieri mattina nelle aule del tribunale Reggino è stata svolta l’udienza in cui gli avvocati difensori del sacerdote , i legali Andrea e Giuseppe Alvaro, sono intervenuti per la richiesta di assolvere Don Tropea da tutti i reati che gli vengono contestati. Una sentenza molto attesa in tutta la piana di Gioia Tauro scossa dalle vicende che hanno riguardato un “insospettabile” e molto amato dalle parrocchie in cui aveva prestato servizio.
OPPIDO MAMERTINA : UN RAGAZZO DENUNCIA DON ANTONELLO TROPEA. CHIESTI 6 ANNI DI RECLUSIONE.
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Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”
di Claudio Cordova – Sarebbe comparso nelle prime ore del giorno in vari luoghi della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, quella che ha competenza sul difficile territorio della Piana di Gioia Tauro, soffocata dallo strapotere delle cosche di ‘ndrangheta e dal sottosviluppo economico. Ignoti gli autori del testo e del volantino, affisso in diversi comuni, ma chiarissimo il messaggio contro il vescovo monsignor Francesco Milito.
Anzi, (mon) sign. Francesco Milito, come recita l’incipit del testo.
Un manifesto-choc contro il vescovo, accusato da una o più persone di fatti gravissimi. Nel testo, infatti, con l’ironica dell’anafora, viene “ringraziato” il vescovo Milito di vere e proprie nefandezze: “Grazie perché con la tua manifesta complicità nei reati contro i minori, hai dato un grande impulso al nostro senso della giustizia ormai da tempo fiaccato dalla tua omertà, dal tuo abuso di potere, dalle tue minacce segrete, dalla tua abilità e destrezza a comprarti la verità per tirarti fuori e rimanere illeso. Grazie perché con le tue scelte hai tutelato e tuteli i nostri figli, i giovani, il nostro futuro, la nostra speranza, proprio come il lupo tutela le pecore. Quanto sangue innocente ancora spargerai, prima di accorgerti del male che stai facendo alle nostre famiglie, alla nostra terra?”.
La figura del vescovo è emersa, in maniera inquietante, nella storia che ha coinvolto e portato all’arresto di don Antonello Tropea, parroco di Messignadi (frazione di Oppido Mamertina), accusato – e attualmente a processo – di sesso con minori. Dalle carte che accusano il prete, infatti, emergerebbe la perfetta conoscenza delle condotte di don Tropea da parte del vescovo Milito che, non solo avrebbe coperto le azioni del parroco, ma, anzi, lo avrebbe incitato a non dire nulla alle forze dell’ordine che indagavano sul giro di sesso a pagamento in cui sarebbe stato coinvolto don Tropea.
Una vicenda su cui tanti – e tra questi Il Dispaccio – hanno chiesto l’intervento di Papa Francesco. Un intervento che fin qui non c’è stato. Anzi. Il vescovo Milito ha continuato la propria opera e, recentemente, ha anche nuovamente autorizzato lo svolgimento delle processioni religiose, bloccate dopo i vari “inchini” delle varette nei confronti di alcuni boss del luogo.
La rabbia nei confronti del vescovo Milito esplode ora in forma violenta, sebbene anonima: “Grazie perché il tuo smisurato amore per il prossimo ti ha portato a servirti di ciò che siamo, di ciò che abbiamo di più caro, per le tue manie di grandezza, di potere, di protagonismo. Quando ti renderai conto dei pesi insopportabili che hai caricato sulle spalle della povera gente e che gli altri non sono dei giardini per la tua scalata alle vette? Grazie perché in te vediamo il cives, impeccabile fautore della legalità, imparziale, dinanzi al quale ci sentiamo persone sporche, per essere incorsi in un pignoramento immobiliare o in una diffida dai gestori delle utenze domestiche, per assicurare almeno il pane sulla nostra tavola. Per quanto ancora la nostra comunità deve subire il tuo arrogante clientelismo?” si chiede la “mano” autrice del volantino.
Monsignor Milito, tuttavia, sarà criticato anche per la “mano morbida” usata nei confronti del prete – don Scordo – che non avrebbe prestato attenzione alle denunce della giovane Anna Maria Scarfò, ragazza della Piana di Gioia Tauro violentata per anni dal branco. Quel branco che è stato riconosciuto colpevole dalla Cassazione per gli orrori perpetrati sulla giovane.
Un vescovo accusato, quindi, di nefandezze. E, una volta verificata la paternità dello scritto e, ovviamente, la veridicità delle gravissime affermazioni contenute sul volantino, resta da capire se l’esperienza di monsignor Milito possa continuare nella Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi: “Grazie perché dai tuoi incontri abbiamo imparato che il Pifferaio Magico non è solo una fiaba, ma la realtà in cu viviamo, ogni volta che la tua meschina diplomazia chiede asilo alle nostre menti, celando la sua vera natura di plagio e inganno. Per quanto credi che ancora funzionerà questo tuo metodo di manipolazione delle coscienze? Grazie perché ci hai privato di tutto: dei nostri figli, della nostra dignità, del nostro onore, del nostro orgoglio, ma non della nostra libertà. Mai prima di adesso la nostra terra ha conosciuto un’epoca di così grave decadenza morale, sociale, economica, ad opera di un vescovo, che nel nome di Dio stermina il Suo popolo, domandando, con massima indifferenza, le ragioni della causa, per accertarsi della riuscita della sua spietata e malvagia impresa” si legge ancora nel volantino.
Dopo accuse così gravi, inevitabile la chiosa dello scritto, che chiede a chiare (e cubitali) lettere al vescovo di andar via: “Ma il nostro GRAZIE sarà ancora più corale, il giorno in cui lascerai la nostra terra. Quando prenderai coscienza che qui, ormai, non è più il tuo posto! Quando deciderai di porre fine a tutto il male che ci stai facendo, prima che l’ultimo spiraglio di speranza cessi definitivamente di esistere. VATTENE E LASCIACI VIVERE IN PACE!!!”.
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Disposto processo per Don Antonello Tropea, prete accusato di prostituzione minorile
Si avvicina il processo per Don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni, arrestato alla fine del 2015 dalla squadra mobile di Reggio Calabria per prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. Il gip reggino ha infatti accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal sostituto procuratore, Sara Amerio, per cui vi è l’evidenza della prova, e per questo si può “saltare” l’udienza preliminare”, in riferimento all’accusa di prostituzione minorile. Il gip ha quindi disposto l’ inizio del processo a carico dell’ex parroco di Messignadi Di Oppido Mamertina il 12 aprile prossimo dinnanzi al Tribunale di Reggio Calabria. Don Tropea peró, attraverso i suoi legali Andrea e Giuseppe Alvaro, potrà comunque fare istanza di rito abbreviato e quindi comparire dinnanzi al gup e non più dinnanzi al Collegio. In riferimento comunque agli altri reati la Procura Reggina ha chiuso le indagini. Tale decisione arriva dopo lo svolgimento, avvenuto qualche settimana fa, dell’incidente probatorio in cui si sono registrate, dinnanzi al gip Antonio Scortecci, le testimonianze delle presunte vittime di Don Antonello Tropea. Il 14 gennaio scorso infatti il pm Sara Amerio ha chiesto al gip l’audizione di tre ragazzi di giovane età . Tra questi in aula è comparso il minorenne, all’epoca dei fatti, che era stato trovato in compagnia del parroco di Messignadi di Oppido Mamertina il 16 marzo dello scorso anno quando una “volante” del Commissariato locale alle 11 di sera controllerà, nei pressi della zona industriale di Gioia Tauro, un’automobile su cui erano presenti il sacerdote e l’allora 17enne. L’incidente probatorio è stato richiesto anche per l’audizione di un altro ragazzo a cui il parroco avrebbe offerto danaro in cambio di prestazioni sessuali e di di un altro giovane nei cui confronti il prete è accusato di un tentativo di prostituzione minorile. Don Antonello Tropea, subito dopo l’arresto, ha ottenuto la sostituzione della misura cautelare e dal carcere è passato agli arresti domiciliari che sta scontando lontano dalla Calabria. Il caso che l’ha visto coinvolto ha molto interessato l’opinione pubblica considerata la gravità delle accuse mosse ad un uomo di Chiesa. Il quadro accusatorio nei confronti di Tropea è infatti molto grave. «Ha come obiettivo sessuale giovani maschi, senza pretese di relazioni sentimentali, preferibilmente che abbiano compiuto 18 anni, al fine di evitare conseguenze penale. Tuttavia, nella ricerca di questo target, che sfiora il rilievo penale, incrocia più volte anche minorenni con le medesime tendenze sessuali, talvolta disponibili solo a pagamento. In tali casi, Antonio Tropea , non si ferma ma continua, e si conserva accuratamente il materiale pedopornografico ricevuto», così il gip Scortecci definiva il comportamento del parroco. Adesso Don Tropea dovrà comparire dinnanzi ai giudici. Angela Panzera – See more at:
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Prete arrestato nel reggino, l’osservatorio dei minori: “continua il silenzio della Chiesa e del Papa”
“È ormai trascorso quasi un mese dall’arresto di Antonio Tropea, parroco di Messignadi di Oppido Mamertina (RC), per prostituzione minorile ed altri capi d’imputazione e rispetto alla cui posizione giudiziaria non abbiamo mai espresso alcun pensiero per non interferire indebitamente in un compito che spetta solo alla magistratura e a nessun altro. Ma ciò che ancora oggi ci lascia esterrefatti è il silenzio ininterrotto della Chiesa diocesana, che si è espressa soltanto nell’occasione dell’arresto del sacerdote manifestando ad egli solidarietà, salvo poi correggere il tiro estromettendo la solidarietà allo stesso ma continuando ad omettere anche un minimo pensiero ad altri attori e men che meno ad un popolo che pure esiste e merita di essere rispettato”: è quanto scrivono in una nota il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, e l’avv. Antonino Napoli, vicepresidente e responsabile dell’ufficio legale.
“Bisogna ravvisare, per onestà intellettuale – evidenziano Marziale e Napoli – anche il silenzio di Papa Francesco, da noi sollecitato addirittura con la proposta di revisione del Concordato tra Stato e Chiesa al fine di riconoscere i vescovi alla stregua di pubblici ufficiali e rendere loro obbligatoria la denuncia alle autorità inquirenti di eventuali fatti di pedofilia dentro la Chiesa. Non diciamo che ci saremmo aspettati una telefonata da Papa Bergoglio, ma certamente essendosi egli pronunciato sempre a favore del contrasto serio al crimine contro l’umanità debole e indifesa, qual è la pedofilia, abbiamo riposto fiducia in un assenso, che non arriva perché tra il dire e il fare…”
Marziale e Napoli concludono: “Ciò che sfugge ai nostri interlocutori è che “l’era del silenzio” quale mitigatrice delle piaghe è alle spalle, la gente è più consapevole e non si accontenta degli slogan, ivi compresi noi che andremo avanti fintanto che la Chiesa non assume una posizione netta, chiara e priva di ombre. Al di là delle vicende giudiziarie c’è una questione morale che tarda a sanarsi e che il silenzio peggiora, non accorgersene significa disconoscere il territorio”.
http://www.strettoweb.com/2016/01/prete-arrestato-nel-reggino-losservatorio-dei-minori-continua-il-silenzio-della-chiesa-e-del-papa/369948/
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Prete accusato di pedofilia, Tribunale concede i domiciliari in località segreta
Il gip del Tribunale di Reggio Calabria ha concesso gli arresti domiciliari a don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni finito in manette venerdì scorso e condotto in carcere con l’accusa di avere fatto sesso a pagamento con minori.
La decisione del gip, Antonio Scortecci, e’ stata presa in accoglimento dell’istanza presentata dai difensori di Tropea, gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro. La localita’ in cui don Antonello Tropea, parroco in una frazione di Oppido Mamertina, e’ stato posto agli arresti domiciliari viene mantenuta segreta.
Ieri il sacerdote era stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia ed aveva risposto per sette ore alle domande del Gip e dei magistrati della Procura della Repubblica di Reggio Calabria che avevano chiesto ed ottenuto il suo arresto
Nei giorni scorsi é stato interrogato stamani in carcere, il sacerdote 44enne di Messignadi, nel reggino, arrestato qualche giorno fa con le pesanti accuse di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. L’indagine trae origine da un controllo effettuato, nello scorso mese di marzo, da un equipaggio della Polizia di Stato che ha sorpreso l’indagato in compagnia di un minore, a bordo della sua autovettura, in un luogo appartato e poco frequentato.
Nel corso del controllo, il minore riferiva di aver conosciuto quel soggetto – che si era presentato sotto nome falso – su una chat per omosessuali. Al magistrato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria precisava successivamente di averlo conosciuto pochi mesi prima, attraverso un’applicazione per smartphone, denominata Grinder, che consente interazioni virtuali fra diversi utenti, attraverso scambi di immagini e messaggi di test. Per il momento sull’esito dell’interrogatorio vige il massimo riserbo.
Fonte
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Se i fedeli difendono il prete accusato di pedofilia
I parrocchiani di Messignadi difendono don Antonello Tropea, il prete accusato di pedofilia
Neanche le sette lunghe ore di deposizione davanti ai magistrati, di don Antonello Tropea, il parroco di Messignadi arrestato per pedofilia, sfruttamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico hanno instillato il benché minimo dubbio tra i suoi parrocchiani.
Per loro, don Tropea è innocente e al disopra di ogni umano sospetto. “I bambini piangono per la sua assenza. Amava i giovani e la sua chiesa ne era piena. Stava costruendo un campetto di calcio. Deve tornare in paese. Noi preghiamo per lui.”
Un coro unanime di sdegno nei confronti dei responsabili del suo arresto, un coro che sembra essere il risultato finale di una corposa riunione di paese. Così non è, perché le domande del cronista hanno cercato di cogliere alla sprovvista le più disparate categorie di cittadini. Dall’anziana fedele, al padre di famiglia, la giovane madre, la vicina di casa. Compreso il collaboratore parrocchiale, l’unico che ha preteso di rimanere anonimo. Quale mai sarà la verità che dovranno accertare gli inquirenti?
Le cronache ci consegnano un prete squilibrato nelle sue necessità sessuali, accanito frequentatore delle chat e della App di scambio e di adescamento, colto in flagranza di reato con un minore al quale avrebbe pagato un rapporto orale, preoccupato nelle conversazioni col proprio vescovo per quanto gli stava accadendo dopo le perquisizioni delle forze dell’ordine durante le quali è risultato essere anche collezionista di filmati pornografici e pedopornografici. Un prete, insomma, di quelli che le cronache stesse ci consegnano con sempre maggiore frequenza. Stando alle conversazioni tra il prete e il vescovo Milito, si intuisce abbastanza chiaramente che gli stessi fedeli, i parrocchiani che oggi lo difendono a spada tratta in presenza dei cronisti, all’epoca dei fatti non fossero così vicini al sacerdote. Tanto da indurre, a quanto sembra, il vescovo stesso a consigliargli di risolvere personalmente ogni dubbio sospeso per non lasciare campo neanche alle forze dell’ordine. E, agli stessi carabinieri, Milito avrebbe detto a Tropea di non dare troppe informazioni. Pessimo natale, alle falde dell’Aspromonte, quello del 2015. I pastori sono sempre più confusi e la sacra famiglia sempre più preoccupata.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-i-fedeli-difendono-parroco-pedofilo-1207091.html
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Arresto sacerdote: 7 ore davanti al gip
E’ durato sette ore l’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni arrestato nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Reggio Calabria
E’ durato sette ore l’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni arrestato nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Reggio Calabria per prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. Sull’esito dell’interrogatorio vige il massimo riserbo. Il sacerdote, assistito dagli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro, ha risposto a tutte le domande del gip e del pm.
Il prete, parroco in una frazione di Oppido Mamertina, comune della piana di Gioia Tauro, è accusato di avere dato 20 euro ad un minorenne per avere un rapporto sessuale consumato in auto, di avere posseduto video amatoriali di rapporti omosessuali anche con persone adulte e di avere tenuto diversi contatti in chat alla ricerca di incontri.
Le indagini sono iniziate nel marzo scorso quando gli agenti hanno sorpreso casualmente il sacerdote a bordo della sua auto in compagnia di un minorenne con il quale aveva consumato un rapporto sessuale pagando venti euro. Il ragazzo è stato sentito dagli investigatori della Squadra mobile e dai magistrati della Procura della Repubblica di Reggio Calabria ed ha raccontato una serie di particolari che hanno fatto partire l’inchiesta.
http://www.gazzettadelsud.it/news/calabria/176290/Arresto-sacerdote—-7.html
