Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Monsignor Romeo interviene sull’arresto di padre Roberto Elice, l’ex parroco di via Perpignano accusato di violenza sessuale su tre minori.

    di NATALE BRUNO e SALVO PALAZZOLO

    “Non spettava a me denunciare don Roberto”, dice oggi l’ex arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, rievocando i giorni dell’ottobre 2014 in cui il parroco di via Perpignano confessò in Curia di aver abusato di alcuni bambini. “Non spetta al vescovo denunciare – ribadisce Romeo – all’epoca, ci siamo comunque mossi con tempestività: abbiamo subito contattato la madre dei bambini, informandola del suo diritto dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto”.

    Però oggi la signora è un po’ amareggiata per quella vostra scelta. “Preferisco non commentare”, ha detto ieri in un’intervista a “Repubblica”.
    “La signora può pensare ciò che crede. Ognuno è libero di farlo. Ma noi abbiamo seguito le regole previste dal diritto canonico. In otto giorni sono stati adottati alcuni importanti provvedimenti canonici nei confronti di don Roberto Elice. È stato rimosso dall’ufficio che ricopriva e invitato a seguire un percorso particolare in una clinica di Roma specializzata in questo tipo di situazioni. A don Roberto è stato anche vietato di celebrare messa in pubblico”.

    Leggi / Prete pedofilo arrestato, le scuse dell’arcivescovo Lorefice

    Non crede che una relazione scritta dell’arcivescovo alla procura della Repubblica su quanto appreso dal sacerdote reo confesso avrebbe potuto aiutare le indagini? La squadra mobile e i magistrati potevano contare solo sulla denuncia di un bambino, nulla sapevano della confessione in curia del parroco, e ci sono voluti mesi per trovare le prove necessarie. Don Roberto è stato arrestato solo tre giorni fa, quindici mesi dopo il vostro colloquio.
    “Lo ripeto. Alla Chiesa non tocca fare alcuna denuncia alla procura. Semmai informare le vittime del loro diritto dovere di denunciare. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini. E con don Roberto si è adottata la massima severità. Certo, un padre non può abbandonare il proprio figlio, anche in questa situazione così grave. E il vescovo è un padre. Abbiamo aiutato quel figlio in difficoltà ad assumersi le sue responsabilità”.

    Scusi, eminenza. Ma in che modo don Roberto si sarebbe assunto le sue responsabilità? Perché non lo avete invitato a presentarsi subito alla squadra mobile per autodenunciarsi? In fondo, la questura è proprio di fronte al palazzo arcivescovile. Invece, la polizia ha impiegato mesi per scoprire che c’era anche un terzo bambino molestato dal parroco. E si sospetta che le vittime siano molte altre.
    “La Chiesa ha i suoi procedimenti ecclesiastici, che non sono meno gravi di quelli penali. Quello per don Roberto è ancora in corso. Ci sono norme precise da rispettare in questi casi. Le stesse che sono scattate nel caso di don Aldo Nuvola”.

    Leggi / Sui preti che molestano i bambini non basta scusarsi

    È vero che don Roberto le ha scritto una lettera? Un vescovo non ha neanche l’obbligo di segnalare alle autorità civili la confessione scritta di reati terribili?
    “Non ricordo se mi scrisse una lettera. È passato tanto tempo. Di sicuro, abbiamo parlato. Ma comunque è tutto agli atti dell’arcidiocesi “.

    Un’altra domanda, sullo stesso tema. Perché don Paolo Turturro, l’ex parroco di Santa Lucia, attualmente detenuto all’Ucciardone per scontare una condanna per pedofilia, non è stato ancora sospeso a divinis?
    “Ma quello è un caso diverso”.

    Eminenza, si tratta di un caso definitivamente chiuso. Una sentenza della

    Corte di Cassazione ha sancito la colpevolezza di don Turturro per avere molestato due bambini.
    “Quello è un caso diverso. Perché lui non esercita il ministero”.

    Non crede che la sospensione a divinis di un sacerdote condannato in via definitiva dalla giustizia terrena possa essere un segnale importante per tutta la comunità, sia ecclesiale che civile?
    “Mi scusi, ora devo proprio andare”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/05/news/prete_pedofilo_l_ex_arcivescovo_romeo_non_dovevo_denunciarlo_io_-132756774/

  • Pedofilia, il caso italiano e i silenzi della Chiesa

    Pedofilia, il caso italiano e i silenzi della Chiesa

    Quanti sono, cosa fanno e dove si trovano in questo momento i pedofili spretati dal Vaticano? Se ne parla con Federico Tulli il 20 febbraio alla Libreria Lovat di Trieste.

    I casi di Don Maks Suard a Trieste, Don Mauro Inzoli a Crema e del vescovo polacco Józef Wesolowski in Repubblica Dominicana sono solo gli ultimi di una lunga serie di scandali dalle radici antiche. E dimostrano come ancora oggi, nonostante i proclami di Papa Francesco, il Vaticano sia ben lontano dal comprendere cosa sia l’abuso su un bambino, come si affronta, come si previene e come ci si “occupa” di chi ne è riconosciuto responsabile.

    Quattro anni dopo “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”, Federico Tulli getta nuova luce sull’orrore della pedofilia all’interno del clero cattolico, concentrandosi questa volta sul caso italiano. Un’inchiesta che legandosi alle durissime accuse rivolte dall’Onu alla Santa Sede nel 2014, i cui atti nel libro sono per la prima volta tradotti integralmente, chiama ancora di più in causa le responsabilità dei Papi Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla nella gestione di un crimine dalle conseguenze devastanti diffuso in maniera capillare anche nel nostro Paese.

    Sebbene siano circa 150 i sacerdoti finiti sotto processo negli ultimi anni, l’Italia è l’unico tra i grandi Paesi di tradizione cattolica in cui Stato e Chiesa non hanno istituito una commissione nazionale con l’incarico di indagare sul fenomeno criminale esploso a livello mondiale e non e più occultabile. Come mai? “Perché non ce n’è bisogno”, si è sentito rispondere Tulli da mons. Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana: secondo la Santa Sede si tratta di episodi sporadici, non esiste un caso Italia.

    È davvero così? Nel 2014 Trieste è stata scossa dal suicidio di Don Maks Suard che aveva ammesso un abuso compiuto 17 anni prima. Si tratta di una vicenda isolata? Si direbbe di no pensando a Don Andrea Agostini (Bologna), Don Turturro (Palermo), Don Cantini (Firenze), Don Ruggero Conti (Roma), agli stupri accertati all’istituto per sordomuti del Provolo (Verona), solo per citare le storie più note e più recenti. Dunque, cosa intende nascondere la Chiesa che con i suoi 35.000 sacerdoti è la più “popolosa” al mondo? A questo e ad altri quesiti di stretta attualità risponde il libro di Tulli. Fino a che punto pesano le ambiguità di decine di vescovi mai collaborativi con la autorità “civili”? Perché la Conferenza episcopale – il cui capo è l’unico al mondo nominato direttamente dal Papa – non vuole obbligare i vescovi a denunciare i presunti responsabili di abusi alla magistratura italiana? E ancora, quanto incide l’accondiscendenza dei media verso i gerarchi della Chiesa sulla possibilità di continuare a negare le reali dimensioni di questo fenomeno criminale? E cosa comporta l’assenza di spirito critico dei giornalisti italiani nei confronti di qualsiasi dichiarazione sul tema rilasciata da Papa Bergoglio? Siamo sicuri che la “tolleranza zero” invocata dal Pontefice corrisponda a fatti concreti? Perché la Santa Sede rifiuta di fornire all’Onu i nomi dei sacerdoti dimessi dallo stato clericale dopo essere stati giudicati colpevoli di abusi su minori dalla Congregazione per la dottrina della fede? Quanti sono, cosa fanno e dove si trovano in questo momento?

    Riannodando i fili con la storia dell’Inquisizione per indagare sulla matrice culturale e “politica” dell’atteggiamento complice mostrato dai vertici della Chiesa, con l’aiuto di esperti e studiosi, documenti alla mano l’autore riporta fuori da un inquietante cono d’ombra gli efferati crimini di pedofilia clericale commessi in Italia dal 1860 fino ai nostri giorni senza soluzione di continuità. E con l’aiuto di alcuni psichiatri traccia l’identikit del pedofilo, molto simile a quello di un serial killer, evidenziando le particolarità che contraddistinguono la pedofilia di matrice clericale.

    “I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera del trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati mentali”, afferma la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti, nella prefazione al volume intitolata “La pedofilia e il sacro”.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=69468&typeb=0

  • Niente servizi sociali, don Turturro va in carcere

    Niente servizi sociali, don Turturro va in carcere

    Il tribunale di sorveglianza ha negato l’affidamento. Il sacerdote si è sempre proclamato innocente, rinchiuso in una cella di Pagliarelli

      di SALVO PALAZZOLO

    Si è sempre proclamato innocente, aveva chiesto di essere affidato ai servizi sociali, ma il tribunale di sorveglianza ha deciso di mandarlo in carcere per scontare la condanna a tre anni per abusi sessuali su minori. Don Paolo Turturro, ex parroco antimafia del Borgo Vecchio, è stato arrestato ieri pomeriggio. “Non ci aspettavamo questo esito – dice uno dei suoi legali, Vincenzo Gervasi – la procura generale aveva sospeso l’esecuzione della pena e aveva espresso parere favorevole alla richiesta di affidamento ai servizi sociali”. Ma il collegio presieduto da Giancarlo Trizzino ha deciso diversamente.

    Si conclude così una vicenda giudiziaria durata 13 anni. Le indagini della sezione Minori della squadra mobile, coordinate dal sostituto procuratore Alessia Sinatra, hanno portato il 7 giugno scorso alla pronuncia definitiva della Corte di cassazione. Tre anni per alcuni baci pesanti a un chierichetto. Gli altre tre anni e sei mesi inflitti nel primo processo d’appello, per una violenza ancora più pesante, sono invece caduti per la prescrizione. Ma resta il racconto della vittima, che riporta alla fine degli anni Novanta, quando il sacerdote del Borgo Vecchio era il simbolo della Palermo che non si rassegnava alla violenza mafiosa. In quegli anni, don Turturro era già all’apice della notorietà per le sue battaglie sociali.

    Ma il ritratto del sacerdote che emerge dal processo è un altro. A tinte fosche. Nei giorni scorsi, Turturro aveva detto di accettare la sentenza, aveva anche accettato di sottoporsi a un percorso terapeutico e di osservazione psicologica: così sperava di evitare il carcere dopo la decisione della Cassazione, facendo anche volontariato con un gruppo di anziani disabili, quattro ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Ma è finito in carcere, per la prima volta, perché dopo le prime accuse era stato solo allontanato da Palermo. Ora, Paolo Turturro entra in una cella del carcere di Pagliarelli da sacerdote, perché la Chiesa non l’ha mai sospeso dopo i provvedimenti della magistratura: per lui era scattato solo un lungo esilio, prima in provincia di Messina, poi a Baucina, al Borgo della pace, che un tempo era il cuore delle attività con i bambini a rischio.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/11/20/news/niente_servizi_sociali_don_turturro_va_in_carcere-100972788/

  • In carcere per pedofilia ex prete Paolo Turturro: accusato da due bimbi

    In carcere per pedofilia ex prete Paolo Turturro: accusato da due bimbi

    Il tribunale di sorveglianza nega i servizi sociali a Paolo Turturro, ex sacerdote palermitano condannato in via definitiva per pedofilia.

    Così ieri – riporta la stampa locale – gli agenti della squadra mobile hanno portato Turturro nel carcere di Pagliarelli, dove dovrà scontare tre anni di reclusione, prelevandolo a Baucina (Palermo) dalla sede dell’associazione “Dipingi la pace”, da lui fondata durante l’impegno antimafia nel quartiere Borgo Vecchio del capoluogo siciliano.

    Turturro è stato accusato da due ragazzini: uno di loro parlò di un bacio intimo, l’altro di violenza vera e propria. Personaggio controverso, l’ex prete durante l’omelia della notte di Natale del ’93 disse dal pulpito di aver confessato uno degli autori della strage di Capaci, per poi trincerarsi dietro il segreto confessionale.

    Dopo aver denunciato minacce di morte, per un periodo gli fu assegnata una scorta.

    http://www.grandangoloagrigento.it/in-carcere-per-pedofilia-ex-prete-paolo-turturro-accusato-da-due-bimbi/

  • La storia a due facce di don Turturro: “Prego dopo la condanna”

    La storia a due facce di don Turturro: “Prego dopo la condanna”

    Abusi su minori: sentenza della Cassazione per l’ex sacerdote antimafia. Dovrà scontare tre anni. Gli avvocati: “Speriamo lo affidino ai servizi sociali”
    di Salvo Palazzolo – 8 giugno 2014

    Il telefonino di don Paolo Turturro non smette di squillare. I siti internet hanno diffuso da qualche ora la notizia della sua condanna definitiva per pedofilia, a tre anni, ma lui continua a ricevere attestati di solidarietà. Sacerdoti, volontari, professionisti più o meno noti della città bene. Il caso dell’ex parroco antimafia del Borgo Vecchio continua a dividere, anche ufficialmente: undici anni dopo la prima accusa della procura e le sentenze di condanna la Chiesa non l’ha neanche sospeso, ma solo allontanato.
    Adesso, lui vive al Borgo della pace di Baucina, che un tempo era il cuore delle attività con i bambini a rischio. E ci resterà fino a quando i giudici non decideranno la sua sorte: «Crediamo che ci siano tutti i presupposti per l’affidamento ai servizi sociali», dicono Vincenzo Gervasi e Ninni Reina, i legali del sacerdote originario di Bari che oggi ha 68 anni. Se non dovesse andare così, Turturro rischia il carcere o i domiciliari. Lui dice, sottovoce: «Continuerò comunque il mio impegno nel sociale, nella semplicità, nel silenzio e nella preghiera». Fa una pausa e riprende: «Il mio atteggiamento è stato sempre limpido». È la frase ribadita più volte in questi anni di udienze e processi, perché don Turturro si è sempre proclamato innocente e vittima di un complotto per il suo impegno nella chiesa di Santa Lucia.

    Ma tutti i giudici che si sono occupati di lui non hanno avuto dubbi, e hanno ritenuto «genuine e attendibili» le accuse dei due ragazzini del Borgo, oggi diventati giovani uomini. Il primo faceva il chierichetto, ha parlato di baci pesanti e insistenti del parroco, nella sacrestia e anche a Baucina: per questa accusa, Turturro ha avuto tre anni. Gli altre tre anni e sei mesi inflitti nel primo processo d’appello, per una violenza ancora più pesante, sono invece caduti per la prescrizione. Ma resta il racconto dell’altra vittima, che riporta alla fine degli anni Novanta, quando il sacerdote del Borgo Vecchio era il simbolo della Palermo che non si rassegnava alla violenza mafiosa.

    In quegli anni, don Turturro era già all’apice della notorietà. Innanzitutto per le sue denunce: la notte di Natale del 1993, aveva rivelato addirittura che uno degli assassini di Capaci gli aveva chiesto perdono, confessandosi. I magistrati lo interrogarono e lui si appellò al segreto.
    E i giornalisti di tutto il mondo cominciarono ad arrivare al Borgo per intervistarlo e per riprendere le sue manifestazioni. La più famosa era il giorno della celebrazione dei defunti: Turturro accendeva un grande falò davanti al carcere dell’Ucciardone e bruciava fucili e pistole giocattolo portati dai bambini del quartiere.
    Così, fra catene umane, fiaccolate e progetti di recupero per i minori lodati persino dall’allora presidente della Repubblica Cossiga, Turturro era finito al centro di tante minacce, gli fecero trovare persino due proiettili nel confessionale. E la prefettura gli assegnò subito una scorta. Due anni dopo, arrivarono i racconti dei bambini, che all’epoca avevano dieci anni, e partirono le indagini della sezione Minori della squadra mobile coordinate dal sostituto procuratore Alessia Sinatra.

    Così, la parabola di Paolo Turturro cominciò a scendere velocemente. Nonostante gli attestati di solidarietà e addirittura una fiaccolata al Borgo in sua difesa: quel giorno del settembre 2003, davanti alla chiesa di Santa Lucia, c’erano professionisti, politici ed esponenti della società civile per difendere il parroco antimafia. Erano gli stessi che fino a qualche anno prima affollavano la messa della domenica, alle 20: era diventata la messa antimafia di Palermo. Durante quella fiaccolata ripetevano: «Era un prete scomodo, hanno voluto fermarlo». Ma i processi che si sono susseguiti hanno spazzato via ogni ombra di tutti i possibili complotti. E sono rimasti i racconti dei due ragazzini di un tempo. Racconti amari di chi sperava di trovare in chiesa una via di riscatto e invece trovò l’inferno.

    http://www.antimafiaduemila.com/2014060849903/cronache-italia/la-storia-a-due-facce-di-don-turturro-prego-dopo-la-condanna.html

  • Pedofilia, cassazione conferma condanna a don Turturro

    Pedofilia, cassazione conferma condanna a don Turturro

     In primo grado il prete, di Borgo Vecchio, era stato condannato a 6 anni e 6 mesi per due episodi

    PALERMO – La Cassazione ha confermato la condanna per abusi sessuali su minori a don Paolo Turturro, ex parroco della chiesa di Santa Lucia a Palermo. In appello al sacerdote, erano stati inflitti tre anni di reclusione.

    In primo grado il prete, protagonista di iniziative per la pace destinate ai ragazzi del quartiere di Borgo vecchio, era stato condannato a 6 anni e 6 mesi per due episodi. Nella canonica della parrocchia, secondo quanto emerso dall’inchiesta, ha rivolto attenzioni sessuali a due minori di 12 e 13 anni.

    La denuncia dei familiari dei due ragazzi portò all’apertura di un’inchiesta e al contestuale allontanamento di don Turturro dal quartiere. La Cassazione dichiarò però nel 2012 prescritto il primo episodio e annullò la condanna per il secondo: in considerazione della ”minore entità del fatto” (ci sarebbe stato solo un bacio) disponendo un nuovo processo d’appello.

    Il parroco si è sempre proclamato innocente, sostenendo di essere vittima di un complotto. Turturro come scrive il Giornale di Sicilia è ora in attesa che il tribunale di sorveglianza si pronunci sulla richiesta dei suoi difensori che vogliono evitargli il carcere ipotizzando un affidamento ai servizi sociali.

    http://www.igiornalidisicilia.it/sicilia/blog/pedofilia-cassazione-conferma-condanna-per-parroco-palermo/

  • Pedofilia, definitiva la condanna del prete antimafia palermitano Turturro

    Pedofilia, definitiva la condanna del prete antimafia palermitano Turturro

    La Cassazione conferma la pena di tre anni per il sacerdote accusato di aver molestato dei ragazzini che frequentavano il suo oratorio. La parabola discendente: da simbolo della legalità a orco che ha insidiato dei bimbi.

    Alla fine la pena si è praticamente dimezzata: dai sei anni e mezzo inflitti in primo grado, ai tre di condanna in appello, adesso confermati dalla Cassazione. Ma con il visto della Suprema corte diventa definitiva la macchia su uno dei preti simbolo del dopo stragi palermitano, don Paolo Turturro. Ed è una macchia pesantissima, visto che si tratta di un sacerdote adesso condannato, in via definitiva, per pedofilia.
    Cala il sipario, undici anni dopo, su una delle vicende che più hanno scosso Palermo. Per i bimbi molestati, due ragazzini di 12 e 13 anni. Ma soprattutto per il sacerdote, uno dei volti più noti in città per l’impegno contro la mafia e per la legalità. Spaccò la città, nel 2003, la denuncia dei familiari dei ragazzini e l’apertura dell’indagine sul sacerdote. Lui, parroco all’epoca della chiesa di Santa Lucia al Borgo Vecchio, pochi passi dal carcere dell’Ucciardone, che con l’associazione Dipingi la pace si era inventato, in un quartiere dove la violenza regnava, una singolare iniziativa: il falò delle armi giocattolo, in occasione della Commemorazione dei defunti. Non solo. Forte anche l’impegno antimafia di don Paolo, barese d’origine e cugino in secondo grado dell’attore John Turturro, con ripetuti appelli ai boss a convertirsi e a pentirsi. Insomma, una vera e propria icona. Don Turturro si è sempre proclamato innocente, anzi vittima di un complotto Ma i giudici sin dall’inizio hanno creduto ai due piccoli accusatori, che avevano nove e dieci anni all’epoca dei fatti, tra il 2000 e il 2001. Complesso anche il processo. La condanna a sei anni e mezzo in Appello venne dimezzata. E nel 2012 la Cassazione ridusse ulteriormente la portata dei fatti dichiarando prescritta una delle molestie e di entità poco rilevante l’altra (si sarebbe trattato solo di un bacio). Adesso, comunque, il verdetto finale.
    Padre Turturro ha lasciato Palermo ormai da tempo. Subito dopo la notizia dell’indagine nei suoi confronti è stato allontanato dal quartiere in cui operava e trasferito a Messina. Ora la condanna definitiva, che potrebbe espiare con l’affidamento ai servizi sociali.

  • Pedofilia, padre Turturro condannato in Cassazione

    Pedofilia, padre Turturro condannato in Cassazione

    28 novembre 2012 – Colpevole di violenza sessuale e di pedofilia. E’ questa la sentenza emessa nei confronti del noto ex parroco dell’antimafia Padre Paolo Turturro. La pena dev’essere rideterminata, perche’ uno dei due episodi contestati all’ex parroco della chiesa palermitana di Santa Lucia – noto per il suo impegno antimafia- e’ caduto in prescrizione. Lo ha deciso, al termine di una camera di consiglio che si e’ protratta fino a notte inoltrata, la Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza con cui, nell’ottobre 2011, la Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a sei anni e sei mesi inflitta al religioso.

    Il nuovo giudizio (“di rinvio”) servira’ solo per stabilire il “quantum” della condanna, tenuto conto del fatto che i supremi giudici, accogliendo la tesi dell’avvocato Ninni Reina, hanno collocato uno dei due fatti nel 1999 e non piu’ nel 2001: essendo trascorsi 13 anni, l’episodio e’ stato cancellato dal tempo trascorso. Questo non significa pero’ che l’ex parroco sia innocente: in questo caso la Cassazione avrebbe potuto pronunciare sentenza di assoluzione.

    Turturro, sacerdote schierato sul fronte dell’antimafia, era finito nei guai nel 2001, dopo essere stato denunciato dalla scuola frequentata da un suo alunno, che all’epoca aveva 10 anni: il bambino pubblicamente aveva ammesso – durante una chiacchierata in classe – di essere stato baciato in maniera intima dal parroco. Proprio questo fatto, piu’ recente, e’ rimasto in piedi nel processo.

    Ad essere stato prescritto e’ un altro episodio, in cui ci sarebbe stato un rapporto vero e proprio, con un altro ragazzino, anche lui di 10 anni circa all’epoca dei fatti. Il religioso aveva sempre protestato la propria innocenza e aveva anche sostenuto di essere stato vittima di una sorta di complotto interno al popolare quartiere del Borgo Vecchio di Palermo, in cui c’e’ la chiesa di Santa Lucia ed e’ forte la presenza mafiosa.

    Ma la ritrosia delle famiglie degli alunni a denunciarlo (solo una poi si e’ costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Paola Rubino) e le tante testimonianze rese al dibattimento nel segno della reticenza e dell’omerta’ non hanno confermato affatto questa tesi. Finora la Diocesi di Palermo non ha mai sospeso il sacerdote, che, dopo essere stato allontanato dal capoluogo siciliano per un paio d’anni, su ordine del Gip, e’ adesso responsabile del santuario della Madonna del Ponticello, a pochi passi da via Maqueda, nel centro storico di Palermo.

    L.A.

  • Pedofilia, il Pg chiede tre anni per don Paolo Turturro

    Pedofilia, il Pg chiede tre anni per don Paolo Turturro

    Pedofilia, il Pg chiede tre anni per don Paolo Turturro
    L’ex parroco della chiesa di Santa Lucia al Borgo era stato accusato di molestie sessuali da due ragazzini che frequentavano l’oratorio del Borgo Vecchio
    Ven, 14/06/2013 – 15:31 — La Redazione

    Il procuratore generale Salvatore Messina ha chiesto la condanna a tre anni di don Paolo Turturro, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia al Borgo, di fronte al carcere dell’Ucciardone di Palermo, imputato di pedofilia davanti alla terza Corte d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti.

    Don Turturro, che ha sempre respinto le accuse – sono stati due ragazzini che frequentavano la parrocchia che hanno sostenuto di avere ricevuto molestie sessuali dal sacerdote – nel periodo in cui ha “governato” la parrocchia del Borgo, si era distinto per il suo impegno antimafia educando i ragazzi del quartiere Borgo Vecchio al rifiuto della criminalità e della violenza attraverso la fondazione dell’associazione “Dipingi la pace”. Di lui si ricorda, ad esempio, l’iniziativa di bruciare pubblicamente tutte le pistole giocattolo, “armi” preferite, allora, dai ragazzini del quartiere.

    Il processo all’ex parroco si celebra su rinvio della Cassazione, che il 28 novembre del 2012 aveva dichiarato prescritto uno dei due episodi contestati al sacerdote e aveva perciò annullato la condanna a sei anni e sei mesi che gli era stata inflitta tanto in primo quanto in secondo grado. (effemme)

  • Il parroco antimafia che era un pedofilo

    Il parroco antimafia che era un pedofilo

    Padre Paolo Turturro e’ colpevole di violenza sessuale e di pedofilia, ma la pena dev’essere rideterminata, perche’ uno dei due episodi contestati all’ex parroco della chiesa palermitana di Santa Lucia -noto per il suo impegno antimafia- e’ caduto in prescrizione. Lo ha deciso, al termine di una camera di consiglio che si e’ protratta fino a notte inoltrata, la Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza con cui, nell’ottobre 2011, la Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a sei anni e sei mesi inflitta al religioso. Il nuovo giudizio (“di rinvio”) servira’ solo per stabilire il “quantum” della condanna, tenuto conto del fatto che i supremi giudici, accogliendo la tesi dell’avvocato Ninni Reina, hanno collocato uno dei due fatti nel 1999 e non piu’ nel 2001: essendo trascorsi 13 anni, l’episodio e’ stato cancellato dal tempo trascorso. Questo non significa pero’ che l’ex parroco sia innocente: in questo caso la Cassazione avrebbe potuto pronunciare sentenza di assoluzione.

    PARROCO ANTIMAFIA – Turturro, sacerdote schierato sul fronte dell’antimafia, era finito nei guai nel 2001, dopo essere stato denunciato dalla scuola frequentata da un suo alunno, che all’epoca aveva 10 anni: il bambino pubblicamente aveva ammesso – durante una chiacchierata in classe – di essere stato baciato in maniera intima dal parroco. Proprio questo fatto, piu’ recente, e’ rimasto in piedi nel processo. Ad essere stato prescritto e’ un altro episodio, in cui ci sarebbe stato un rapporto vero e proprio, con un altro ragazzino, anche lui di 10 anni circa all’epoca dei fatti. Il religioso aveva sempre protestato la propria innocenza e aveva anche sostenuto di essere stato vittima di una sorta di complotto interno al popolare quartiere del Borgo Vecchio di Palermo, in cui c’e’ la chiesa di Santa Lucia ed e’ forte la presenza mafiosa.

    SACERDOTE NON SOSPESO – Ma la ritrosia delle famiglie degli alunni a denunciarlo (solo una poi si e’ costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Paola Rubino) e le tante testimonianze rese al dibattimento nel segno della reticenza e dell’omerta’ non hanno confermato affatto questa tesi. Finora la Diocesi di Palermo non ha mai sospeso il sacerdote, che, dopo essere stato allontanato dal capoluogo siciliano per un paio d’anni, su ordine del Gip, e’ adesso responsabile del santuario della Madonna del Ponticello, a pochi passi da via Maqueda, nel centro storico di Palermo. (AGI)

    http://www.giornalettismo.com/archives/628393/il-parroco-antimafia-che-era-un-pedofilo/