Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tutti gli articoli

  • Il santuario, la pedofilia, i file sulla chiavetta Usb: la verità sulle ricerche di Chiara Poggi

    Il santuario, la pedofilia, i file sulla chiavetta Usb: la verità sulle ricerche di Chiara Poggi

    Il Santuario della Madonna della Bozzola, la pedofilia e chissà quale altro mistero. Chiara Poggi era forse custode di un segreto inconfessabile? E quel segreto, posto che vi fosse, c’entra col movente dell’omicidio? Sono le domande che orbitano attorno al delitto di Garlasco da quando, a marzo del 2025, la procura di Pavia ha riaperto le indagini sul caso, indagando con l’ipotesi di omicidio in concorso Andrea Sempio, un amico di Marco Poggi, il fratello della vittima. Da qui una lunga serie di suggestioni e teorie, talvolta macabre, sugli eventuali retroscena rimasti inesplorati della drammatica vicenda. A partire dalle ricerche sul web, apparentemente inspiegabili, che Chiara fece alcune settimane prima di essere uccisa.

    Le ricerche sul Santuario della Madonna della Bozzola
    Nei giorni scorsi era circolata la notizia secondo cui la 26enne avrebbe cercato in Rete informazioni sul Santuario della Madonna della Bozzola, punto di riferimento pastorale per la comunità religiosa della Lomellina. Dalle vecchie perizie sarebbero emerse due ricerche: la prima alle ore 11.06 del 26 luglio 2007, l’altra alle 15.41 dell’1 agosto 2007. In entrambi casi, come riporta un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Chiara “aveva visualizzato e scaricato una foto del santuario” dal computer che usava per lavorare. L’ipotesi più suggestiva, fino ad oggi priva di riscontro, è che la giovane potesse essere a conoscenza di un ipotetico giro di abusi sessuali avvenuti nel santuario. Uno scenario delineato (non dagli inquirenti) a seguito di alcune dichiarazioni dell’avvocato Massimo Lovati, uno dei legali di Sempio, riguardo allo scandalo a luci rosse che coinvolse tra il 2012 e il 2014 l’allora rettore della Bozzola, Don Luigi Vitali, vittima di un ricatto oneroso da parte di due cittadini romeni. Fatti accaduti svariati anni dopo il delitto, che si consumò la mattina del 13 agosto del 2007. E allora perché la 26enne avrebbe fatto quelle ricerche? “Il punto è proprio questo: non risultano ricerche dirette sul Santuario della Bozzola né vi sono riferimenti in tal senso agli atti del processo”, puntualizza al Giornale l’ingegnere e perito informatico Paolo Reale, cugino di Chiara nonché consulente della famiglia Poggi durante le indagini e il processo che portò alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi. “Chiara non scaricò le immagini della Bozzola. – prosegue Reale – Si tratta delle cosiddette miniature riproposte dall’algoritmo di Google, relativamente a una ricerca generica su Garlasco, che erano finite nella cache, ovvero la memoria temporanea del pc. Tant’è vero che non risultano dati di navigazione sulla pagina del santuario”.

    Gli articoli sulla pedofilia
    Un altro argomento molto dibattuto in queste settimane è il contenuto della chiavetta usb in uso a Chiara. Particolare interesse ha suscitato una directory contenente alcuni articoli tratti da riviste in formato digitale di cui, qui di seguito, riportiamo parte dell’elenco:

    documento Word dal titolo “Omicidi Senza colpevoli”. Trattasi di un articolo pubblicato sul sito di Repubblica il 17/03/2007 che ripropone alcuni cold case italiani. Il file risulta creato l’8/6/2007 e modificato il 12/6/2007;
    documento Word dal titolo “Abusati 550”. Anche in questo caso si tratta di un articolo pubblicato sul sito di Repubblica che ripercorre le storie di persone vittime di abusi sessuali durante il periodo dell’infanzia. Il file è stato creato l’8/6/2007 e modificato il 12/6/2007;
    tre file pdf – “pedofili 1.pdf”, “pedofili 2.pdf”, “pedofili 3pdf” – relativi a un’inchiesta di Repubblica dal titolo “I bambini abusati sono sempre di più. Ma chi sono davvero i pedofili? Sono vittime di una patologia dell’istinto o di una devianza psicosociale?”. I file risultano creati l’8/6/2007.
    cinque file pdf “anoressia 1.pdf” (gli altri hanno stesso nome e numerazione). L’articolo, pubblicato sul sito di Repubblica, approfondisce i disturbi del comportamento alimentare e, nel caso specifico, l’anoressia. I file risultano creati l’8/6/2007.

    Ve n’è poi un altro sulla “coca cattiva”, salvato il 12 giugno 2007, che analizza le eventuali connessioni tra l’uso sistematico di sostanze stupefacenti e violenza (tutti gli articoli furono copiati e incollati su un file word per successiva lettura). Ciò detto, sorge spontanea una domanda: che interesse aveva Chiara ad approfondire questi argomenti? Come per il Santuario della Madonna della Bozzola, il dubbio s’insinua tra le crepe dell’inchiesta, alimentando altre e nuove suggestioni sul presunto segreto indicibile. “Credo che Chiara avesse letto quegli articoli mossa da una semplice curiosità per varie e diverse tematiche. – spiega Reale – Inoltre occorre ricordare che, nel lontano 2007, non c’era la stessa disponibilità di servizi e connessioni internet di oggi. Motivo per il quale, come facevamo un po’ tutti all’epoca, Chiara era solita utilizzare una pen drive per archiviare o trasferire contenuti in formato elettronico. Al tal riguardo occorre precisare che su quella chiavetta usb c’erano anche foto e altri file”.

    Immagini e altri file: cosa c’era sulla chiavetta usb
    Oltre agli articoli elencati, sulla pen drive di Chiara risultano salvati: fotografie dei suoi gatti, foto della breve vacanza a Londra con Stasi (copiate dal pc del fidanzato la sera del 12/08/2007, la sera prima dell’omicidio), scambio di mail con Stasi ed elaborati utili alla stesura della tesi di laurea di quest’ultimo, alcuni libri e manuali legati all’attività lavorativa di Chiara. Quanto agli altri contenuti scaricati da internet, che il Giornale ha visionato, ci sono per lo più immagini di accessori (borse, cinture e gioielli), abiti e scarpe da donna firmati. Infine risultano articoli sulla “sindrome del sorriso”, sulle gang femminili e sui “teppisti delle onde” (gruppi di surfisti accusati di vandalismo ndr). Insomma, nessuna traccia del Santuario. Men che meno di un mistero.

    Un’altra Chiara
    In questo marasma di notizie e suggestioni, l’unica certezza resta il ricordo di Chiara, che il tempo non ha scalfito, e la compostezza di due genitori in balia di un dolore senza tregua né pace. “Io e Chiara abbiamo molti anni di differenza. – racconta ancora Paolo Reale – Ricordo la prima volta che me la misero tra le braccia, era un fagottino.

    https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/santuario-pedofilia-lanoressia-verit-sulle-ricerche-chiara-2495313.html

  • L’OBLIO – Saloon per preti che si rifanno il curriculum

    L’OBLIO – Saloon per preti che si rifanno il curriculum

    Su al nord, don B. (nelle chat di incontri) ci ricasca e questa volta il suo vescovo la prende davvero sul serio; non lo reintegrerà fino a quando non saranno rimossi tutti gli articoli pubblicati durante lo scandalo.

    Anche al sud il monsignore prova “imbarazzo” per la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto e si sa, certe cariche “istituzionali” necessitano di “decoro”, soprattutto in Italia e visto il periodo.

    Anche tra i trulli, scampato per prescrizione, dopo cinque anni durante i quali nessun’altra vittima ha bussato alla sua porta, è ora di tornare in pista, ma prima ci vuole una ripulitina.

    Sono decine ultimamente le richieste di oblio da parte dei chierici italiani che chiedono la rimozione degli articoli che raccontano gli scandali che li riguardano tanto da aver creato un vero e proprio business, con servizi profumatamente pagati, spesso proprio sulla base del “livello sociale” da recuperare.

    Quasi sempre, anche se con scarsi risultati, le agenzie che praticano questa attività sono in regola, anche se ogni tanto, forse proprio per via delle parcelle appetibili, c’è chi per esempio da cassamortaro si improvvisa “agenzia”.

    Un lavoro non indifferente neppure per noi in quanto non pagati da nessuno, ad ogni domanda di rimozione, visto spesso le richieste “illegittime” o addirittura non autorizzate, alla Rete L’ABUSO ci siamo dovuti imporre per protocollo una serie di verifiche sul richiedente, in questo caso l’agenzia, in quanto del sacerdote in genere abbiamo già tutti gli accrediti del caso.

    Raramente rimuoviamo i contenuti dal nostro portale, spesso sottoponendoci all’esamina da parte del Garante che raramente ci ha dato torto, in quanto i contenuti del nostro portale hanno la peculiarità che i crimini di cui trattiamo sono soggetti alla recidività, che in un contesto di sicurezza pubblica ha prevalenza sulla richiesta di oblio.

    Tuttavia molte volte, pur non rimovendo i contenuti dal portale all’interno del quale restano consultabili, il richiedente riesce ad ottenere la rimozione dei contenuti dagli stessi motori di ricerca, ottenendo un risultato certamente di cancellazione che ha però un effetto collaterale, per noi un indizio molto forte in caso di indagine.

    Accade infatti che alcuni sacerdoti che in precedenza si erano già rivolti a GOOGLE, nel momento in cui vengono segnalati dalle presunte vittime, ad una ricerca non si trovi nulla di questi signori, che fanno i preti da trenta anni, ma di cui non vi è traccia neppure che abbiano celebrato mai una messa.

    Mentre dall’altra parte la CEI compra per 25.000€ il silenzio delle vittime.

    F.

  • Se cento preti pedofili vi sembran pochi

    Se cento preti pedofili vi sembran pochi

    Un mese dopo essere stato annunciato dal nuovo capo della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale e arcivescovo Zuppi, il 23 giugno è stato avviato il primo Report della Chiesa italiana sulla pedofilia basandosi sulle attività dei Servizi regionali, dei Servizi diocesani/interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Cosa siano i Centri d’ascolto lo abbiamo raccontato su Left del 18 febbraio 2022. Qui per brevità ricordiamo che sono stati istituiti dalla Cei nelle diocesi italiane per raccogliere informazioni e segnalazioni dalle vittime di preti pedofili e dare loro sostegno psicologico e giuridico. Il Report rientra in una delle 5 linee di azione varate a maggio dall’assemblea generale dei vescovi e volte – a detta loro – a una “più efficace prevenzione” del fenomeno criminale.

    Nella ricerca saranno coinvolti 16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto. L’esame dei dati raccolti spetterà a ricercatori dell’Università Cattolica del sacro cuore di Piacenza, specializzati in economia, statistica, sociologia con esperienza specifica in analisi di policy children safeguarding. Il risultato dell’indagine sarà reso noto in autunno e gli esperti avranno il compito «non solo di presentare una radiografia dell’esistente, ma di trarre suggerimenti e indicazioni per implementare l’adeguatezza dell’azione preventiva e formativa delle Chiese che sono in Italia».

    La scelta dell’Università Cattolica spiega la Cei, si è fondata sul suo coinvolgimento come soggetto valutatore del progetto “Safe – Educare e accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità papa Giovanni XXIII, il Centro sportivo italiano, l’Azione cattolica italiana e il Centro interdisciplinare di ricerca sulla vittimologia dell’Alma mater studiorum di Bologna. Potrebbe sembrare tutto coerente – la Cei che si avvale dell’Università cattolica per affrontare un problema radicato profondamente all’interno della Chiesa – se non fosse che Zuppi, presentando il progetto a maggio, aveva dichiarato che l’incarico sarebbe stato affidato «a due centri universitari indipendenti».

    E che cosa ha di “indipendente” l’Università cattolica rispetto alla Chiesa? Nulla di nulla. Come scrive Ludovica Eugenio su Adista – che insieme a Left e ad altre importanti realtà associative fa parte del Coordinamento ItalyChurchToo (v. Left del 18 febbraio 2022) – per statuto, le università cattoliche sono regolate dal Codice di diritto canonico (art. 807- 814), dalla Costituzione apostolica Ex corde ecclesiae sulle università cattoliche e dalle Norme applicative delle Conferenze episcopali. Per capire ancora meglio ecco alcuni riferimenti giuridici. Art. 808 Cdc: «Nessuna università di studi, benché effettivamente cattolica, porti il titolo ossia il nome di università cattolica, se non per consenso della competente autorità ecclesiastica»; art. 4 Ex corde ecclesiae: le università cattoliche devono «servire a un tempo la dignità dell’uomo e la causa della Chiesa»; art. 14: «In una università cattolica, quindi, gli ideali, gli atteggiamenti e i principi cattolici permeano e informano le attività universitarie conformemente alla natura e all’autonomia proprie di tali attività».
    Lo stretto legame dell’ateneo con la Chiesa è codificato anche nello Statuto, precisa Ludovica Eugenio. La Cattolica «secondo lo spirito dei suoi fondatori, fa proprio l’obiettivo di assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura».

    Tutto chiaro, no? Sicuramente i ricercatori della Cattolica sono preparati e formati per svolgere il compito che è stato loro assegnato ma di certo appartengono a un’istituzione priva totalmente della terzietà necessaria per arrivare a una valutazione oggettiva e super partes del problema in questione. Un problema che è gigantesco e che dal febbraio scorso noi di Left – che indipendenti lo siamo per davvero – stiamo cercando di fotografare in ogni suo aspetto (statistico, sociale, psichiatrico, storico, giuridico, etc) attraverso l’indagine permanente pubblicata nel nostro Database (consultabile su chiesaepedofilia.left.it).

    E qui vi proponiamo un primo … “report” del lavoro di analisi dei dati in gran parte provenienti dall’unico Archivio esistente in Italia e che fa capo all’associazione di tutela delle vittime Rete L’Abuso. Ebbene, dopo un’accurata verifica delle fonti, su 126 posizioni esaminate (pari a poco meno di un quarto di quelle totali monitorate, circa 450) abbiamo individuato 100 casi di sacerdoti pedofili per un totale di 332 vittime in età prepuberale; 94 di questi crimini sono avvenuti tra il 2000 e i primi mesi del 2022, altri 6 tra il 1995 e il 1999 (e giudicati nei primi anni Duemila); 86 sacerdoti su 100 sono stati condannati in via definitiva, per 11 ecclesiastici sono in corso indagini o un processo “laico”, in 3 sono stati denunciati solo alle autorità ecclesiastiche; in 10 sentenze su 100 è stata emessa una condanna per pedopornografia, pertanto in questi casi il numero delle vittime è imprecisato; infine, i 100 sacerdoti coinvolti appartengono a 61 diocesi diverse, pari al 26,9% del totale.

    E gli altri 26 casi? Per 5 di loro non è stato possibile completare le verifiche perché sono stati rimossi dagli archivi dei giornali tutti gli articoli sulla vicenda che li ha visti coinvolti. Gli altri 21 hanno compiuto reati che vanno dallo stalking alla violenza “sessuale” su minori non prepuberi o su persone maggiorenni (di cui una disabile), dal favoreggiamento della prostituzione alla resistenza a pubblico ufficiale, dallo spaccio di droga alla circonvenzione di incapace.

    Questo nostro primo rapporto non comprende 111 casi indagati dal 2010 al 2021 dalle diocesi di Trento e di Bolzano (v. Left del 18 febbraio 2022). Quel che sappiamo è che nessuno è stato contestualmente segnalato dai vescovi alle autorità italiane.
    In queste due diocesi come in tutte le altre con il “nuovo corso” inaugurato dal card. Zuppi, la Chiesa in Italia continua beatamente a lavare i panni sporchi in famiglia come se fosse il modo più efficace per prevenire e sradicare la pedofilia al suo interno. Di fronte a questa strategia – che resta un unicum a livello mondiale considerando che in altri Paesi sono state autorizzate dalle Chiese locali inchieste indipendenti che hanno portato innegabili risultati – noi di Left restiamo basiti di fronte all’inerzia totale dello Stato italiano. Oggi noi documentiamo 100 casi di pedofilia e il coinvolgimento di oltre un quarto delle diocesi a conferma dell’esistenza di un problema strutturale nella Chiesa italiana. Poi ci sono le segnalazioni ai vescovi di Trento e Bolzano.

    Ma se in sole due diocesi in una decina di anni si contano 111 casi, quanti altri ce ne sono, sommersi, nelle altre 224? Quante vittime si devono contare affinché lo Stato inizi a muoversi? Affinché intervenga e non deleghi un’indagine delicatissima a chi è parte in causa? Noi riteniamo che sia compito delle istituzioni laiche indagare e ci sembra assurdo anche doverlo ribadire. Pertanto chiediamo nuovamente che intervenga il Parlamento italiano realizzando una Commissione d’inchiesta come quella sul femminicidio. Già perché questi due crimini, la violenza sulle donne e la violenza sui bambini, sono strettamente connessi avendo una matrice “culturale” comune fondata sull’alleanza tra mentalità patriarcale e pensiero religioso. È ora che in Italia se ne prenda atto.

    Se cento preti pedofili vi sembran pochi

  • Mons. Delpini tentò di insabbiare l’abuso sessuale di don Mauro Galli: Papa Francesco fino a quando potrà ignorare il caso?

    Mons. Delpini tentò di insabbiare l’abuso sessuale di don Mauro Galli: Papa Francesco fino a quando potrà ignorare il caso?

    I familiari della vittima dell’abuso sessuale subìto da Alessandro Battaglia a Rozzano, nel 2011, da parte di don Mauro Galli, in questi anni hanno scritto decine di lettere a tutti i vertici della chiesa cattolica sia nella Diocesi di Milano che in Vaticano, includendo tra i destinatari anche direttamente il Santo Padre Papa Francesco. Per non lasciare nulla di intentato hanno deciso di affidare uno scritto molto dettagliato al quotidiano online “ilfattoquotidiano.it” destinato al Sommo Pontefice.

    Una Lettera Aperta che ripercorre tutta la dolorosa vicenda intrisa di vergognose menzogne, depistaggi e coperture omertose, messe in opera da parte di alti prelati citati ad uno ad uno, per essere certi di raggiungere a qualunque costo papa Francesco.

    Analizzando la copiosa documentazione, la corrispondenza intercorsa, le risposte ufficiali fornite ai familiari dei più stretti collaboratori di Papa Francesco e tutti gli articoli di cronaca pubblicati da alcune testate giornalistiche come LaVerità, senza contare poi i servizi televisivi di Quarto Grado che hanno svelato un inquietante precedente e gli altri servizi televisivi delle diverse reti, senza contare il Dossier presentato dall’associazione Rete L’ABUSO alle Nazioni Unite e la relativa inchiesta avviata dall’ONU, l’esposto/denuncia da parte della medesima Associazione unitamente alla più ampia associazione internazionale ECA a cinque Procure della Repubblica Italiana, alle conferenze stampa internazionali, agli innumerevoli articoli scritti sul caso dalla stampa estera in decine di paesi nel mondo, è difficile ipotizzare che proprio solo il Pontefice potesse essere all’oscuro di tutto.

    Se prima della nomina di mons. Delpini ad Arcivescovo di Milano, nel luglio 2017, e mons. Tremolada Vescovo di Brescia, i collaboratori di Francesco gli avessero raccontato un’altra “verità”, pur scrivendo essi stessi contemporaneamente ai familiari della vittima riferendo che le loro missive di denuncia erano lì giunte regolarmente e che tutto era in mano direttamente al Pontefice, ora, nel 2018, prima della nomina dello stesso mons. Delpini rappresentante del Sinodo dei Vescovi sui giovani (ottobre 2018) è davvero impossibile credere che ancora il Papa non sappia nulla.

    In particolare da quando è iniziato il processo penale a porte aperte (giugno 2017), che si è concluso in primo grado il 20 settembre 2018 con la condanna del prete a sei anni e quattro mesi, risulta difficile credere che in Vaticano ci sia ancora qualcuno che possa sostenere di non essere a conoscenza della denuncia che gli stessi familiari hanno fatto pervenire in Vaticano, già dal maggio 2015,  rispetto allo specifico comportamento omissivo dei due vescovi mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada.

    L’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Cardinale Müller, già nel 2015 rispondeva in meno di 24 ore che avrebbe analizzato personalmente tutta la documentazione comprovante la fondatezza della esplicita denuncia.

    Nella recente lettere aperta indirizzata a Papa Francesco, pubblicata da “ilfatto quotidiano.it” il 19 ottobre 2018, di seguito riportata (clicca qui – Lettera aperta a Papa Francesco), si leggono i nomi e i ruoli di alcune persone informate sui fatti a cui con fiducia i familiari si erano rivolti: “Caro Papa Francesco brevemente ti vogliamo raccontare, ancora una volta, l’ennesima volta, in cosa consiste la vicinanza che abbiamo avuto in questi anni, a partire dall’allora parroco don Carlo Mantegazza, al nuovo parroco don Roberto Soffientini, all’attuale Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada all’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, al Cardinale Angelo Scola all’epoca Arcivescovo di Milano, a tutti i Vescovi, Cardinali, Monsignori, Nunzi Apostolici… a cui abbiamo scritto nelle diverse e più alte Istituzioni della Chiesa, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, all’attuale Prefetto e al precedente, al Segretario, ai diversi membri, al Tribunale Ecclesiastico, Giudici, Notai, Procuratori, al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nelle sue più alte cariche, ai diversi Segretari di Stato che si sono susseguiti, alla Congregazione dei Vescovi e al suo Prefetto, al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, al Presidente per l’esame dei ricorsi della Congregazione per la Dottrina della Fede, al Prefetto della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, a tutti i suoi membri, ai tuoi Segretari, al Papa Emerito ecc. ecc.”

    Oggi il Santo Padre non può più  sostenere di non sapere, oggi è venuto il tempo della coerenza, dei provvedimenti, è giunto il momento in cui la credibilità è messa alla prova nei fatti.

    Gli ultimi avvenimenti di questi giorni non lasciano ben sperare, tenendo conto che tutta la documentazione relativa alla denuncia esplicita sul caso Delpini e Tremolada è di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. A meno che il Santo Padre non decida personalmente di intervenire perché scopre, improvvisamente, di essere stato male informato dai suoi collaboratori come nel caso cileno del Vescovo Barros oggi sospeso.

    Ma quanti maldestri collaboratori dovrebbero saltare?

    Il Prefetto, Cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, a cui sono giunte ormai una decina di copie di tutto il dossier sul Caso Delpini, recapitato più volte sia dai familiari della vittima che da tutti gli uffici curiali da essi contattati, come confermato per iscritto anche dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, dai diversi Nunzi Apostolici, dallo stesso Cardinale Scola già nel 2015, dal Tribunale ecclesiastico ecc.: è di fatto colui (Il prefetto Cardinale Ladaria) che governa l’istituzione ecclesiastica preposta a giudicare l’operato dei Vescovi, l’eventuale condotta omissiva nei casi di abuso sessuale da parte di clerici a loro affidati.

    Il Cardinale Ladaria è quindi la persona giusta che ha il dovere e la facoltà di decidere se “rinviare a giudizio” ecclesiastico i diversi vescovi denunciati come mons. Delpini e mons. Tremolada, colui che governa, che analizza le carte, le prove, i comportamenti ecc.

    Lo stesso Cardinale però è da anni accusato di aver a sua volta esplicitamente insabbiato almeno un caso di pedofilia, quello relativo Vescovo Barbarin che chiedeva consiglio rispetto all’abuso di un sacerdote a lui affidato.

    Il Vescovo Barbarin si era rivolto alla Congregazione per capire come comportarsi e il Cardinale Ladaria gli suggeriva scrivendogli di non dare pubblico scandalo insabbiando di fatto il caso.

    La giustizia penale Francese da alcuni anni sta invano tentando di recapitare la convocazione a comparire in tribunale in quanto accusato per presunta complicità nell’insabbiamento.

    Il Vaticano ha comunicato ufficialmente il 17 settembre 2018 alle autorità Francesi, in particolare al Ministero per gli affari Esteri in una nota resa pubblica il 18 ottobre 2018 da LaStampa Vatican Insider che il Vaticano, per il Cardinale Ladaria, ha invocato l’immunità diplomatica di cui gode il Cardinale stesso in quanto il  diritto internazionale riconosce «l’immunità penale ratione materiae agli agenti pubblici per atti compiuti in nome del sovrano Pontefice».

    Pertanto il comportamento esercitato da sua Eccellenza mons. Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, non può essere giudicato se semplicemente il Vaticano non ritiene sia il caso.

    Questo significa che non importa la verità, non importa se tutto ciò è aberrante, se il Papa ha raccontato un sacco di storie sulla “Tolleranza Zero”, sul giudizio dei Vescovi definiti addirittura “Caca”, non importa se non c’è posto nella chiesa per chi abusa e per chi protegge gli abusatori qualunque grado gerarchico essi occupino nella nostra Madre Chiesa, come una Madre amorevole… (forse il Papa si era semplicemente dimenticato di specificare che questo era valido per tutti eccetto che per i diplomatici).

    Non importa se un Cardinale insabbia, o concorre ad insabbiare un caso di pedofilia: in quanto diplomatico può legittimamente farlo, esercitando il suo sacrosanto diritto di insabbiare e sottraendosi al giudizio, purché lo faccia in nome e per conto del Pontefice.

    Alla luce di queste rassicuranti prese di posizioni ufficiali da parte del Vaticano, risulta difficile pensare che proprio il Cardinale Ladaria Ferrer decida di “rinviare a giudizio” il Vescovo Delpini o il Vescovo Tremolada che, per loro sfortuna, non potrebbero invocare e godere dell’immunità diplomatica, pertanto è certamente meglio non rispondere ad alcuna missiva.

    Certamente più saggio non sottoporre nessuno al giudizio ecclesiastico mentre tutto questo, incredibilmente, avviene alla luce del sole senza che il Santo Padre Papa Francesco, che ora sa tutto, muova un dito, preferendo viceversa, nei fatti, optare per i proclami plateali, rivolgendo scuse quasi quotidiane alle vittime che sono stufe marce anche solo di sentirle pronunciare.

    La Redazione

  • PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    Buonasera, sono un lettore cattolico, praticante, attivo nella vita parrocchiale. Da qualche tempo leggo spesso tutti gli articoli che riguardano la pedofilia clericale perché nella mia Parrocchia vi è stato un caso di abuso su un minore, un caso che la vostra Associazione sta seguendo.

    Anche a nome di tanti amici credenti vi ringrazio per la chiarezza e l’onestà con la quale trattate questo tema così delicato e così drammatico.

    Questa sera mi sono deciso a scrivere perché in questi giorni ho letto sui giornali l’ennesima richiesta di perdono di Papa Francesco a qualche vittima di prete pedofilo, addirittura avrebbe sussurrato al Presidente di una Associazione di vittime “perdonatemi”.

    Così come il 2 febbraio 15 nella “LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI E AI SUPERIORI DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA CIRCA LA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI” Papa Francesco ha  scritto: “…Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori…”

    Il 7 luglio 2014 durante la “SANTA MESSA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
    CON ALCUNE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PARTE DI ESPONENTI DEL CLERO

    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO” Papa Francesco ha detto:

    “…So che le vostre ferite sono una fonte di profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e anche di disperazione. Molti di coloro che hanno patito questa esperienza hanno cercato compensazioni nella dipendenza. Altri hanno sperimentato seri disturbi nelle relazioni con genitori, coniugi e figli. La sofferenza delle famiglie è stata particolarmente grave dal momento che il danno provocato dall’abuso colpisce queste relazioni vitali…”

    “…Alcuni hanno anche sofferto la terribile tragedia del suicidio di una persona cara. La morte di uno di questi amati figli di Dio pesa sul cuore e sulla mia coscienza e di quella di tutta la Chiesa. A queste famiglie offro i miei sentimenti di amore e di dolore…”

    “…I peccati di abuso sessuale contro minori da parte di membri del clero hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri il tradimento e l’abbandono hanno eroso la loro fede in Dio…”

    “…Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono…”

    “…Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da familiari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazioni di rischio…”

    “…Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato ad un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i Vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità…”

    “…Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare (cfr Mt 18,6)…”

    Il 22 luglio 2017 a Santa Marta il Papa indica le qualità del bravo sacerdote: “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi”.

    “…Essere appassionato. Saper discernere. Avere la forza di denunciare il male, “con nomi e cognomi”. Sono le tre caratteristiche del buon prete che Papa Francesco indica nella Messa di questa mattina…”

    “…La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo: “Ah è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… facciamo festa, tutti… tutto si può…”. Perché c’è la fedeltà all’unico sposo, a Gesù Cristo, da difendere. E lui sa condannare: quella concretezza, dire “questo no”…”

    “…Il buon prete sa denunciare, con nome e cognome…”

    “…I preti devono quindi saper denunciare ciò che “va contro la tua vita”. Molte volte perdiamo questa capacità di condanna e vogliamo portare avanti le pecore un po’ con quel buonismo che non solo è ingenuo ma fa male, è un buonismo dei compromessi, finalizzato ad attirarsi l’ammirazione o l’amore dei fedeli lasciando fare…”

    COSÌ IL PONTEFICE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALLA TERRA SANTA, PAPA FRANCESCO: “LA PEDOFILIA COME LE MESSE NERE”

    “…Il prete deve portare il bambino o la bambina alla santità. E questo si fida di lui. Invece di portarlo alla santità, lui lo abusa. È gravissimo, è come fare una messa nera. Invece di portarlo alla santità lo porti a un problema che avrà per tutta la vita…”

    “…Non ci sono privilegi su questo tema di minori. In Argentina dei privilegiati diciamo: questo è un figlio di papà. Ecco – promette il Papa – su questo tema non ci saranno figli di papà. È un problema molto grave. Un sacerdote che compie un abuso, tradisce il corpo del Signore…”

    Il 4 giugno 2016 LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»

    DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO: COME UNA MADRE AMOREVOLE

    Papa Francesco ha scritto:

    “…Il Diritto Canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani… Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili…”

    “…Il Vescovo diocesano… può essere legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri…”

    “…Nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave…”

    E potrei continuare a citare tanti altri esempi. Papa Francesco parla molto, dice tante cose interessanti ed importanti. La mia impressione però è che nel campo della pedofilia ad esse non seguano molti atti concreti. Per quanto riguarda la nostra Parrocchia, in tanti sappiamo che il parroco ha segnalato subito il fatto al Vescovo (o meglio al Vicario Episcopale) che ha pensato bene di spostare subito il sacerdote in un’altra Parrocchia ad occuparsi dei minori di 4 oratori.

    Scelta molto discutibile, direi!

    Abbiamo saputo direttamente dai sacerdoti della nostra Parrocchia, che il processo canonico è iniziato dopo 4 anni dalla prima segnalazione e comunque in seguito alla denuncia alle Autorità Civili.

    Che tempismo!

    Nella nostra Parrocchia molte persone conoscono bene i fatti relativi al caso di abuso al quale mi riferisco perché la famiglia del ragazzino è credente e praticante; potete facilmente immaginare come risulti a loro assolutamente incomprensibile vedere nominato a capo della Diocesi il Vescovo che aveva gestito così male tutta la vicenda!

    Premiato con una promozione nonostante il Papa e la Congregazione per la Dottrina della fede fossero stati completamente e tempestivamente informati, e da molto tempo per giunta.

    Mi chiedo invece cosa sia stato fatto per il ragazzino ed i suoi familiari da parte della Diocesi e del Vaticano; a quanto mi risulta assolutamente nulla!

    Il Parroco ha informato anche il Consiglio Pastorale del fatto che sia la Diocesi che la Parrocchia sono state citate come Responsabilità Civile nel Processo, come atto dovuto, e ha chiesto di stare vicino alla famiglia del ragazzino.

    Credo che ciò sia veramente il minimo che ci si possa attendere così come sia da ritenersi doveroso che il Papa chieda perdono.

    Io, pur non essendo né vittima né familiare ma semplice cristiano cattolico praticante, mi aspetto ben altro.

    Commettere un abuso sessuale su un minore è un reato che va assolutamente denunciato affinché possa essere adeguatamente gestito e la giustizia faccia il suo corso. Perché un sacerdote dovrebbe essere impunito e trattato diversamente da qualsiasi altro cittadino? Anzi, riflettendo meglio, che l’abuso sui minori lo commetta un Sacerdote deve essere considerata una cosa ancor più grave perché alla infamia dell’atto si aggiunge l’evidente tradimento della fiducia delle famiglie che gli avevano affidato i loro figli, facendo perciò leva su un’innegabile posizione di forza …..
    Scusate lo “sfogo”, ma è davvero troppa questa ostentazione di grandi manovre nella Chiesa rispetto alla pedofilia, a fronte di un colpevole e consapevole immobilismo.
    E’ inaccettabile questa manifesta ipocrisia: mi chiedo per quale ragione da un lato il Papa proclami di essere intollerante verso i Vescovi che non rispondono in modo adeguato alla denuncia di un reato di pedofilia da parte di un sacerdote, chiedendo perdono egli stesso per questi gravi reati di omissione, e dall’altro, lo stesso Papa che era adeguatamente informato di tale comportamento omissivo del Vicario generale di Milano, lo promuova a Vescovo della stessa diocesi.

    Cosa mi sfugge? C’è qualche elemento che non riesco a capire oppure forse la strada da percorrere è ancora lunga affinché la Chiesa sia considerata la comunità di tutti i battezzati e non la comunità dei soli sacerdoti, religiosi e religiose.

    Io, pur riconoscendo il doveroso diritto alla difesa da parte di coloro che sono accusati di avere commesso abusi, mi sarei aspettato e continuo ad aspettarmi dalla Chiesa una completa ed assoluta vicinanza ed attenzione nei confronti delle vittime.

    Continuo a sperare che le cose possano migliorare e continuo a rimanere ottimista perché credo profondamente che la chiesa si fondi su Gesù.

    Riflessioni di un lettore cattolico

  • Delegati del diavolo

    Delegati del diavolo

    Il caso Provolo ha riconfermato che al Santa Sede non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata ma che oltretutto continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani.

    Non si accontenta di non garantire i diritti di bambine e bambini e adolescenti all’interno degli spazi ecclesiastici, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni.

    Un esempio di questo è come ha agito la delegazione che la Santa Sede ha inviato a Mendoza per indagare parallelamente allo stato sui fatti accaduti nel summenzionato istituto.

    Interessi vaticani.

    In ogni momento è stato evidente quali fossero gli interessi degli inviati papali, quelli di uno stato straniero che su più di 100 norme internazionali sui diritti umani ne ha ratificate poco più di una decina.

    In relazione al caso Provolo la questione si aggrava perché oltre alla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, la chiesa cattolica non ha firmato ne ratificato la convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la convenzione internazionale sui diritti delle fasce più deboli mentre la convenzione contro la tortura o altri trattamenti come pene crudeli, inumane e degradanti, è stata solo firmata ma mai ratificata, ciò vuol dire che non si è ancora assunta gli obblighi che ne derivano.

    In quanto alla convenzione sui Diritti del Bambino (CRC) non la attua sistematicamente dalla sua firma e ratifica, sia per non aver presentato in tempo le informazioni quinquennali che gli stati che ne fanno parte ne hanno l’obbligo (14 anni di inadempienza), sia per non aver applicato le nove esortazioni urgenti che il comitato Onu per i diritti del bambino ha fatto alla Santa Sede nel 2014.

    Basta leggere il punto 43b delle osservazioni finali sulla seconda informativa periodica della Santa Sede elaborata dal comitato per i diritti del bambino.

    Nonostante la Santa Sede abbia stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale ai bambini da parte di chierici nel 1962 mettendolo sotto la competenza esclusiva della congregazione per la dottrina della fede nel 2001, si è rifiutata di fornire al comitato Onu i dati su tutti i casi di abuso sessuale su minori che sono stati segnalati alla loro attenzione durante il periodo in esame e il risultato del relativo procedimento interno.

    In sostanza siamo di fronte ad uno stato che è un violatore seriale dei diritti umani, nel quale donne e bambini sono le categorie più pregiudicate.

    Contumacia clericale fondata su una prebenda legale.

    Il rifiuto della delegazione vaticana di rilasciare le informazioni alla giustizia penale mendocina dimostra la continuità di quella politica. In’oltre e per non perdere il vizio di utilizzare i privilegi che le dittature militari le hanno concesso, portando alla luce lo stesso argomento che gli è servito per non rispettare le leggi della repubblica: la vigenza del concordato del 1966.

    Il trattato è un vero e proprio fossile normativo che crea in favore della chiesa un enclave giuridico dentro l’ordinamento giuridico nazionale che ha come obbiettivo principale la garanzia da parte dello stato, di non intromettersi negli argomenti che riguardano la chiesa (la reciprocità non esiste giacche la chiesa si intromette invece negli affari della repubblica e nella vita privata dei cittadini).

    Due questioni che vale la pena di far notare, la prima che gli aspetti interni della chiesa, non si limitano a ciò che è strettamente religioso, molti di essi si intrecciano con gli effetti civili e penali, la seconda è non comune impunità che esiste e apre all’istituzione religiosa, poiché siccome lo stato non si immischia, si violano diritti alle persone a più non posso.

    E’ oscurantismo medioevale e l’abuso di potere nel pieno del ventunesimo secolo.

    Quello del concordato è uno dei demoni ecclesiastici scatenati dal caso Provolo, che prima o poi lo stato Argentino dovrà valutare se mantenere o meno.

    Non in vano Antonio Gramsci ha definito l’attitudine di uno stato firmante di capitolazione, la capitolazione dello stato moderno che si verifica attraverso i concordati, si maschera identificando verbalmente concordati e trattati internazionali: Nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità nello stesso territorio giacchè tutti gli articoli del concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli stati firmatari al di sopra di qui il potere sovrano di uno stato straniero giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione (anche se di una speciale e determinata giurisdizione). Cit.

    Ma la contumacia della delegazione vaticana non si è esaurita col rifiuto a fornire informazioni invocando i privilegi del concordato ed ostentando la sua ripugnante impunità, ma sono anche arrivati a sostenere l’indifendibile innocenza dell’arcivescovato di Mendoza, uno dei responsabili civili del danno, fisico, morale e psicologico sofferto da bambini, bambine e adolescenti del Provolo.

    Stato e chiesa, eterni adlàteres.

    Non determinato lo stato provinciale in materia di responsabilità e fa orecchie da mercante di fronte alle inadempienze della delegazione vaticana, che comunque nemmeno favorisce, al contrario, starebbe convalidando il comportamento illegale di uno stato straniero che viola in modo seriale i diritti umani.

    Non aver verificato l’applicazione dei trattati sottoscritti e la legislazione complementare (convenzione di Belem do Parà e  legge 26.485), aver omesso direttive imposte dal pubblico ministero davanti alla Corte Suprema della giustizia della nazione, che tutelano i diritti delle persone più fragili, sommato al ridicolo fatto dalle due commissioni della legislatura mendocine, concorrendo così a genuflettersi al domicilio del vescovo cattolico in riunione a porte chiuse e alle spalle dei genitori dei bambini abusati, sono fatti che dimostrano la complicità.

    In modo che acquisisce fondamentale importanza l’attuazione del potere giudiziale in quanto l’impegno dei suoi funzionari e magistrati potrebbe aggravare o meno l’evidente responsabilità internazionale di Mendoza, costituita prolissamente per le omissioni dell’esecutivo e il servilismo clericale del legislativo.

    La giustizia provinciale ha avuto l’opportunità di evadere nel conflitto suscitato tra diritti umani e il diritto canonico che ha dato origine all’atto n. 86.326, il fascicolo “G.I.R.” contro A.M. per D. e P.” e dove la Suprema Corte di giustizia di Mendoza ha sostenuto che considerare che la chiesa cattolica nella sua qualità di persona pubblica non statale si trova obbligata a compiere con il dovere di informare che rispettano i trattati internazionali dei diritti umani, non implica in alcun modo vulnerare il diritto canonico nel concordato firmato con la Santa sede.

    Il potere giudiziale della Provincia ha l’opportunità di essere all’altezza del rispetto dei diritti umani attuando con indipendenza e imparzialità senza dare ascolto a una corporazione religiosa alla quale non sono mai interessate le vittime di abuso da parte di religiosi, al contrario il caso Provolo sarà un altro esempio che conferma la affectio societatis dello stato con l’eterna aguzzina dell’umanità.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Procuratore;

    della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico (Argentina)

    e della Rete L’ABUSO, associazione italiana vittime di preti pedofili

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/opinion/734928-delegados-del-diablo/

  • Osservatorio antipedofilia  La Boschi richiama don Di Noto

    Osservatorio antipedofilia La Boschi richiama don Di Noto

    Nell’organismo il ministro non aveva inserito l’associazione Meter fondata dal sacerdote siciliano che da decenni si batte contro la pedopornografia.

    PALERMO – Un caso finito anche in prima pagina su Avvenire e prontamente rientrato. L’esclusione dell’associazione Meter di don Fortunato Di Noto dall’Osservatorio governativo sulla pedofilia aveva fatto storcere il naso a molti. E in tanti si erano uniti alla protesta della onlus avolese che da decenni si batte contro la pedopornografia. Ma il ministro Maria Elena Boschi, che aveva proceduto alle nomine dimenticando Meter, ha oggi chiamato don Di Noto assicurandogli che Meter sarà inserita nell’Osservatorio. Caso chiuso, insomma.

    Boschi aveva firmato il 30 agosto il decreto che definisce la composizione nell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile. La Boschi ha chiamato a far parte della Commissione Telefono Azzurro, Save the children, Terres des hommes, vari funzionari ministeriali, forze dell’ordine ed altre realtà, ma non l’Associazione Meter Onlus guidata da don Fortunato Di Noto, il sacerdote che da decenni si batte da Siracusa contro la pedofilia. Il caso era finito anche in prima pagina su Avvenire, il quotidiano della Cei.

    L’Associazione Meter Onlus e il suo fondatore, don Di Noto avevano espresso in una nota “vivo rammarico e rincrescimento” per l’esclusione. Il comunicato chiamava direttamente in causa il ministro delle Riforme – con delega alle Pari Opportunità – Maria Elena Boschi, “la quale ha proceduto alla nomina di altre realtà”. “A scanso di equivoci – si legge nel comunicato – precisiamo che non siamo alla ricerca di posti di potere. Semmai, vorremmo far presente che: don Fortunato è stato tra gli ideatori dell’Osservatorio; l’Osservatorio lavora acquisendo anche i report e dati forniti da Meter che ogni anno produce puntualmente e riscontrabili presso le sedi preposte; Meter non ha bisogno di presentarsi per la Sua ventennale esperienza, antesignana in Italia e nel mondo nella difesa dell’infanzia e sopratutto nella lotta alla pedopornografia”.

    “Noi non ci stiamo e non ci fermiamo… Mi appello alla nostra e vostra protesta”, aveva commentato su Facebook il sacerdote. Che postava sul suo profilo tutti gli articoli che riguardano la vicenda dell’esclusione ricevendo tanta solidarietà.Fino alla chiamata del ministro che oggi ha chiuso l’incidente.

    http://livesicilia.it/2016/09/08/osservatorio-antipedofilia-la-boschi-esclude-don-di-noto_781443/
  • Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Alle ore 16 di oggi, venerdì 13 novembre 2015 riceviamo dal gestore di hosting 1and1 con sede in Germania la comunicazione che se entro le prossime 48 ore non provvederemo a rimuovere gli articoli sul sacerdote Francesco Rutigliano, 1and1 oscurerà il sito www.retelabuso.org .

    La stessa cosa era accaduta la scorsa estate con la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, di cui Rete L’ABUSO è una sua sezione tematica indipendente, la quale si era vista minacciare la chiusura del sito per analoghi motivi.

    Don Francesco Rutigliano da circa 4 mesi continua a perpetrare atti persecutori, violenza privata e minacce nei nostri confronti e di varie testate giornalistiche per fare rimuovere tutti gli articoli che riportano la sua “condanna” a 4 anni riportata nel Decreto del Santo Uffizio.

    Una situazione piuttosto anomala, poiché il sacerdote, già ritenuto colpevole dalla chiesa di molestie sessuali a danno di un minore e di abuso di dignità o ufficio in data 20-6-2011, reato non ancora prescrivibile per la legge italiana, sa bene che una eventuale querela per diffamazione nei confronti della Rete L’ABUSO avvierebbe un iter a suo danno che lo vedrebbe costretto a rendere conto dei suoi reati anche in ambito penale.

    Da mesi don Rutigliano minaccia di querelare chiunque, ha provato a farsi rimuovere dai motori di ricerca come GOOGLE, appellandosi alla legge sull’oblio (ammettendo palesemente di essere stato condannato), ma siccome avrebbe dovuto dichiarare il falso sostenendo di essere innocente, ha rinunciato a questa possibilità.

    Ci ha poi fatti contattare telefonicamente da un finto avvocato, che abbiamo subito smascherato.

    Ha inoltre scritto al Garante per la Protezione dei Dati Personali al quale ha dichiarato che alcuni degli articoli che lo riguardano, presi dall’archivio della redazione Calabria Ora, chiusa definitivamente nel 2014, erano palesemente falsi e che l’allora direttore avrebbe chiesto scusa per le pubblicazioni. Da un esame veloce delle carte, però, si evince come don Rutigliano abbia preso fatto parecchia confusione. Gli articoli che lo riguardano risalgono al 2011, quando era direttore Piero Sansonetti, mentre l’articolo di scuse a don Rutigliano è scritto dal direttore Paolo Pollichieni e risale al 2008. Secondo Rutigliano, quindi, Calabria Ora si sarebbe scusata con lui per degli articoli, ben 3 anni prima della loro pubblicazione.

    Ed infine, l’ultima pressione, in ordine temporale, viene esercitata anche su 1and1 che, oggi intorno alle ore 16, ci chiede di rimuovere i contenuti riguardanti don Francesco Rutigliano entro 48 ore. Pena l’oscuramento del sito.

    Bisogna segnalare che del caso di don Rutigliano si sta occupando anche l’Onorevole Michela Vittoria Brambilla, la quale, nelle settimane scorse, dopo un incontro con il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, si è resa disponibile ad intervenire in qualità di Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, denunciando la condanna del Santo Uffizio inflitta a don Rutigliano anche all’autorità civile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO fa sapere che non ha alcuna intenzione di provvedere alla rimozione degli articoli in questione in modo definitivo, ma che provvederà a farlo solo in modo provvisorio e all’unico fine di scongiurare l’oscuramento. Giusto il tempo necessario per il trasferimento dei suoi siti su un hosting meno soggetto ad intimidazioni censorie liberticide.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete l’ABUSO

  • Pedofilia, Santa Sede: “Non ostacolare le denunce”., E quando cominceranno a denunciare i peti criminali?

    Pedofilia, Santa Sede: “Non ostacolare le denunce”., E quando cominceranno a denunciare i peti criminali?

    Ma se la denuncia era obbligatoria dal 2001 perché in questi 9 anni nemmeno un prete è stato denunciato dai vescovi? Disubbidiscono al papa oppure semplicemente la legge applicata è diversa da quella scritta?


    In realtà la legge vaticana non obbliga affatto alla denuncia ma impone solo di “seguire la lgge ivile in materia di denuncia”. e in Italia non esiste alcun obbligo di denuncia

    Ma ora lo denunceranno davvero? Sovvertiranno la millenaria prassi di insabbiare i casi e soffocare lo scandalo? Per ora sono solo chiacchiere. Vedremo alla prova dei fatti.

    www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=371519

    12/04/2010 14.27.03

    Abusi su minori: sul sito vaticano la Guida alla comprensione delle procedure della Congregazione per la Dottrina della Fede

    E’ stata pubblicata oggi sul sito della Santa Sede (www.vatican.va, nell’apposito Focus dedicato alla risposta della Chiesa alla questione degli abusi sui minori) una Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede (Cdf) relative alle accuse di abusi sessuali. Non si tratta di un nuovo documento ma di una scheda riassuntiva di procedure operative già definite che possa essere di aiuto per laici e non canonisti. Le procedure si rifanno al Motu Proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (MP SST) del 30 aprile 2001 e al Codice di Diritto Canonico del 1983.

    Per quanto riguarda le procedure preliminari, la diocesi indaga su qualsiasi sospetto di abusi sessuali da parte di un religioso nei riguardi di un minore. Qualora il sospetto risulti verosimile, il caso viene deferito alla Cdf. Il vescovo locale trasmette ogni informazione necessaria alla Cdf ed esprime la propria opinione sulle procedure da seguire e le misure da adottare a breve e a lungo termine. Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda la denuncia di tali crimini alle autorità civili. Nella fase preliminare e fino a quando il caso sia concluso, il vescovo può imporre misure precauzionali per la salvaguardia della comunità, comprese le vittime. In realtà, al vescovo locale è sempre conferito il potere di tutelare i bambini limitando le attività di qualsiasi sacerdote nella sua diocesi. Questo rientra nella sua autorità ordinaria, che è chiamato ad esercitare in qualsiasi misura necessaria per garantire che i bambini non ricevano danno, e questo potere può essere esercitato a discrezione del vescovo prima, durante e dopo qualsiasi procedimento canonico.

    Per quanto riguarda le procedure autorizzate dalla Cdf, il dicastero studia il caso presentato dal vescovo locale e, dove necessario, richiede informazioni supplementari. La Cdf può autorizzare il vescovo locale a istruire un processo penale giudiziario davanti a un Tribunale ecclesiale locale. Qualsiasi appello in casi simili dovrà essere eventualmente presentato ad un tribunale della Cdf. La Cdf può anche autorizzare il vescovo locale a istruire un processo penale amministrativo davanti ad un delegato del vescovo locale, assistito da due assessori. Il sacerdote accusato è chiamato a rispondere alle accuse e ha il diritto di presentare ricorso alla Cdf contro un decreto che lo condanni ad una pena canonica. La decisione dei cardinali membri della Cdf è definitiva. Qualora il sacerdote venga giudicato colpevole, i due procedimenti – giudiziario e amministrativo penale – possono condannarlo ad un certo numero di pene canoniche, fino alla dimissione dallo stato clericale. Anche la questione dei danni subiti può essere trattata direttamente durante queste procedure.

    In casi particolarmente gravi, in cui un religioso durante un processo è ritenuto colpevole di abusi sessuali su minori o in cui le prove siano schiaccianti, la Cdf può scegliere di portare questo caso direttamente al Santo Padre con la richiesta che il Papa emetta un decreto di dimissione dallo stato clericale “ex officio”. Non esiste ricorso canonico dopo un simile decreto papale. La Cdf porta al Santo Padre anche richieste di sacerdoti accusati che, consapevoli dei crimini commessi, chiedano di essere dispensati dagli obblighi del sacerdozio e chiedano di tornare allo stato laicale. Il Santo Padre concede tale richiesta per il bene della Chiesa (“pro bono Ecclesiae”).

    In quei casi in cui il sacerdote accusato abbia ammesso i propri crimini ed abbia accettato di vivere una vita di preghiera e penitenza, la Cdf autorizza il vescovo locale ad emettere un decreto che proibisce o limita il ministero pubblico di tale sacerdote. Nel caso di violazione delle condizioni del decreto, non è esclusa la dimissione dallo stato clericale. Contro questi decreti è possibile il ricorso alla Cdf. La decisione della Cdf è definitiva.

    Infine, la Guida ricorda che la Cdf ha in corso una revisione di alcuni articoli del Motu Proprio Sacramentorum sanctitatis tutela del 2001, al fine di aggiornarlo alla luce delle speciali facoltà riconosciute alla Cdf dai Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Le modifiche proposte e sotto discussione non cambieranno le suddette procedure.

    www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-…atoria_dal_2oo1

    S. SEDE: PROCEDURA PRETI PEDOFILI, DENUNCIA OBBLIGATORIA DAL 2OO1

    (AGI) – CdV, 12 apr. – La Santa Sede h apubblicato oghgi sul suo sito internet – nell’apposito focus inaugurato il 19 marzo dalla Lettera del Papa ai cattolci dell’Irlanda – la Guida che deve essere seguita per le inchieste e i processi canonici nei casi di abusi sessuali commessi dai preti. La procedura in atto – sintetizzata nella Guida – prevede che l’obbligo di denunciare i crimini commessi dai sacerdoti alle autorita’ civili, seguendo le leggi in vigore nei diversi Paesi. “Non e’ un nuovo documento ma una guida applicativa delle norme del 2001, redatta nel 2003”, ha spiegato il vice direttore della Sala Stampa, padre Ciro Bendettini. La pubblicazione e’ stata decisa in nome dell’assoluta trasparenza imposta dal Papa .

    www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…54048girata.asp

    Pedofilia, la Santa Sede: “Obbligo
    di denuncia alle autorità civili”

    On line dalla Santa Sede
    le procedure che saranno seguite
    “Nei casi più gravi il Papa
    spreterà senza processo”

    E’ on line la guida sulle procedure vaticane per quanto riguarda gli abusi sui minori, pubblicata oggi sul sito web della Santa Sede. Nei casi di abusi sessuali su minori da parte dei preti «si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità ». È la prima volta che viene scritto nero su bianco che il ricorso alle autorità civili è obbligatorio.

    La guida sulle procedure canoniche da seguire da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede riguarda il caso di “Delicta Graviora”, in pratica i reati più gravi, ed è pubblicata in relazione alla pedofilia. Le procedure prevedono che nei casi più gravi di preti pedofili, il Papa potrà direttamente “spretare” il sacerdote, ovvero ridurre il colpevole allo stato laicale senza passare per un processo canonico. La guida, in tutto un paio di pagine, è in inglese.

    www.repubblica.it/esteri/2010/04/12…civili-3288566/

    Pubblicate per la prima volta su internet le disposizioni in caso di abusi
    Le procedure risalgono al 2003: “Nei casi più gravi, il Papa può spretare senza processo”
    Vaticano, ecco la guida sulla pedofilia
    “Si denunci sempre ad autorità civili”

    CITTA’ DEL VATICANO – Nei casi di abusi sessuali su minori da parte dei preti “si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità “. E’ quanto recita la guida sulle procedure canoniche della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicata sul sito della Santa Sede. Nei casi più gravi, continua il documento, il Papa potrà direttamente ridurre il colpevole allo stato laicale, senza passare per un processo canonico.

    E’ la prima volta che viene scritto nero su bianco che il ricorso alle autorità civili è obbligatorio. “In casi veramente gravi” si legge nel documento, “quando un tribunale civile ha condannato un prete colpevole di abusi sessuali su minori o quando ci sono prove evidenti, la Congregazione per la Dottrina della Fede può scegliere di portare il caso direttamente al Santo Padre con a richiesta che il Papa emetta un decreto “ex officio” per la riduzione allo stato laicale”. Tale decreto papale, specifica la guida, non può essere oggetto di ricorso canonico.

    Le linee guida pubblicate oggi, spiega la sala stampa vaticana, sono il riassunto di procedure operative risalenti al 2003, ma mai rese note al pubblico e relative al Motu proprio del 2001 sui “Delicta Graviora”.

    (12 aprile 2010) Tutti gli articoli di Esteri

    Le istruzuioni dal sito della Santa Sede

    www.vatican.va/resources/resources_…cedures_en.html

    Guide to Understanding Basic CDF Procedures
    concerning Sexual Abuse Allegations

    The applicable law is the Motu Proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (MP SST) of 30 April 2001 together with the 1983 Code of Canon Law. This is an introductory guide which may be helpful to lay persons and non-canonists.

    A: Preliminary Procedures

    The local diocese investigates every allegation of sexual abuse of a minor by a cleric.

    If the allegation has a semblance of truth the case is referred to the CDF. The local bishop transmits all the necessary information to the CDF and expresses his opinion on the procedures to be followed and the measures to be adopted in the short and long term.

    Civil law concerning reporting of crimes to the appropriate authorities should always be followed.

    During the preliminary stage and until the case is concluded, the bishop may impose precautionary measures to safeguard the community, including the victims. Indeed, the local bishop always retains power to protect children by restricting the activities of any priest in his diocese. This is part of his ordinary authority, which he is encouraged to exercise to whatever extent is necessary to assure that children do not come to harm, and this power can be exercised at the bishop’s discretion before, during and after any canonical proceeding.

    B: Procedures authorized by the CDF

    The CDF studies the case presented by the local bishop and also asks for supplementary information where necessary.

    The CDF has a number of options:

    B1 Penal Processes

    The CDF may authorize the local bishop to conduct a judicial penal trial before a local Church tribunal. Any appeal in such cases would eventually be lodged to a tribunal of the CDF.

    The CDF may authorize the local bishop to conduct an administrative penal process before a delegate of the local bishop assisted by two assessors. The accused priest is called to respond to the accusations and to review the evidence. The accused has a right to present recourse to the CDF against a decree condemning him to a canonical penalty. The decision of the Cardinals members of the CDF is final.

    Should the cleric be judged guilty, both judicial and administrative penal processes can condemn a cleric to a number of canonical penalties, the most serious of which is dismissal from the clerical state. The question of damages can also be treated directly during these procedures.

    B2 Cases referred directly to the Holy Father

    In very grave cases where a civil criminal trial has found the cleric guilty of sexual abuse of minors or where the evidence is overwhelming, the CDF may choose to take the case directly to the Holy Father with the request that the Pope issue a decree of “ex officio” dismissal from the clerical state. There is no canonical remedy against such a papal decree.

    The CDF also brings to the Holy Father requests by accused priests who, cognizant of their crimes, ask to be dispensed from the obligation of the priesthood and want to return to the lay state. The Holy Father grants these requests for the good of the Church (“pro bono Ecclesiae”).

    B3 Disciplinary Measures

    In cases where the accused priest has admitted to his crimes and has accepted to live a life of prayer and penance, the CDF authorizes the local bishop to issue a decree prohibiting or restricting the public ministry of such a priest. Such decrees are imposed through a penal precept which would entail a canonical penalty for a violation of the conditions of the decree, not excluding dismissal from the clerical state. Administrative recourse to the CDF is possible against such decrees. The decision of the CDF is final.

    C. Revision of MP SST

    For some time the CDF has undertaken a revision of some of the articles of Motu Proprio Sacramentorum Sanctitatis tutela, in order to update the said Motu Proprio of 2001 in the light of special faculties granted to the CDF by Popes John Paul II and Benedict XVI. The proposed modifications under discussion will not change the above-mentioned procedures (A, B1-B3).

  • Due addette alle pulizie avrebbero trovato il cadavere a gennaio e lo avrebbero detto ai sacerdoti

    Due addette alle pulizie avrebbero trovato il cadavere a gennaio e lo avrebbero detto ai sacerdoti

    Caso Claps, il corpo di Elisa scoperto mesi fa. Il parroco sapeva

    Don Vagno intanto è in seminario e non vuole parlare con i giornalisti

    Caso Claps, il corpo di Elisa scoperto mesi fa. Il parroco sapeva
    POTENZA – Rivelazioni, smentite e accuse: se possibile, il giallo del ritrovamento dei resti di Elisa Claps si infittisce di ora in ora. E’ di stamattina la notizia, anticipata dall’Agenzia dei giornali locali del Gruppo Espresso, che il cadavere della ragazza venne scoperto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza a gennaio, circa tre mesi prima del ritrovamento ufficiale avvenuto il 17 marzo. Secondo una prima versione (fornita, a quanto pare, dal viceparroco della Santissima Trinità, Don Vagno), a trovare il corpo sarebbero state due addette alle pulizie, madre e figlia, che comunicarono la notizia ai sacerdoti della Chiesa. Le due donne, però, hanno smentito il fatto e accusato il religioso di aver mentito. E Don Vagno, nel mentre, si è chiuso in seminario da dove ha fatto sapere ai giornalisti che non vuole parlare.

    Il ritrovamento a gennaio. Secondo una ricostruzione iniziale dei fatti, Annalisa Lo Vito e la madre, Margherita Santarsiero, una volta scoperti i resti avvisarono immediatamente sia il parroco della Santissima Trinità, don Ambroise Apakta, conosciuto da tutti a Potenza come don Ambrogio, che il suo vice, Don Vagno. Sul perché del silenzio dei sacerdoti sta indagando la procura generale di Salerno. Entrambi sono stati ascoltati a lungo in Questura: sarebbero state proprio le contraddizioni emerse durante i loro interrogatori a far nascere i sospetti negli investigatori.

    La smentita delle addette alle pulizie. Oggi, però, Annalisa Lo Vito ha smentito la ricostruzione dei sacerdoti: “Il viceparroco della Santissima Trinità, don Vagno ha mentito. Né io né mia madre abbiamo mai trovato quel cadavere. Il sacerdote – ha aggiunto – ha detto agli investigatori che il cadavere di Elisa Claps è stato trovato a gennaio e che quella scoperta l’avremmo fatta mia madre ed io. Su questo siamo state interrogate per ore sabato dai magistrati di Salerno: a loro abbiamo detto di non aver mai ritrovato i resti di Elisa. La prima volta che siamo salite su quel terrazzo è stata il 10 marzo”, sette giorni prima del ritrovamento del cadavere.

    Don Vagno non vuole parlare. E il religioso accusato di aver mentito, Don Vagno, 33 anni, sacerdote da circa un anno, non rilascia nessuna dichiarazione: è nel suo alloggio, nel seminario maggiore del capoluogo lucano, e ha detto ai giornalisti di non voler parlare con loro. L’arcivescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, ha fatto sapere che il sacerdote “è molto scosso ed è preferibile che, in questo momento, sia riservato. E’ comprensibile – ha aggiunto monsignor Superbo – che non voglia rilasciare dichiarazioni”.

    Monsignor Superbo: “Vicenda da approfondire”. Un’ulteriore conferma della necessità di “approfondire” la tempistica del ritrovamento sarebbe arrivata proprio da monsignor Superbo, durante un colloquio con il Questore. “Ho saputo del ritrovamento del cadavere di Elisa solo mercoledì mattina”, ha detto Superbo all’ANSA. “Di tale tempistica – ha spiegato – ho parlato sabato mattina con il Questore di Potenza, Romolo Panico, al quale ho indicato di parlare con il viceparroco della Santissima Trinità, Don Vagno, perché ho avuto l’impressione che qualche aspetto della vicenda dovesse essere approfondito”. In una nota pubblicata ieri dalla stampa locale, l’arcivescovo aveva chiesto “perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità”.

    Manganelli: “Presto avremo delle novità”. Intanto, a margine di una conferenza stampa al Viminale, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha parlato di “prossime novità” sul caso Claps. “Credo che avremo prossimamente delle novità”, ha detto Manganelli. “Un’indagine così complessa – ha aggiunto – merita rispetto e silenzio sulle dinamiche di ciò che è accaduto e di ciò che avverrà. C’è una procura che sta ricostruendo i fatti e credo presto avremo novità che possano rispondere a tante domande”.

    (25 marzo 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/25/news/corpo_claps_scoperto_da_sacerdoti-2891347/