Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Zappella fa il nome della vittima e chiama i suoi sostenitori in Uruguay . Vescovo Borghetti come intende tutelare le vittime?

    Don Zappella fa il nome della vittima e chiama i suoi sostenitori in Uruguay . Vescovo Borghetti come intende tutelare le vittime?

    Rivolgendosi ai suoi sostenitori in Uruguay don Zappella dal suo profilo facebook  fa il nome della vittima. Lo fa nonostante il divieto di pubblicare elementi che permettano di riconoscere le vittime dei reati sessuali (743 bis c. pen) . Lo fa mentre la vittima è appena tornata in Uruguay. Insomma don Zappella cerca di fare terra bruciata intorno alla vittima.

    Lo fa mentre il vescovo Borghetti lo elogia come “persona buona e generosa” e non emette nessun provvedimento. Proprio quel vescovo chiamato da papa Francesco a mettere ordine in una diocesi squassata dagli scandali. Intanto minaccia tempesta contro il sacerdote che avrebbe aiutato la vittima a denunciare, dimostrando ben poco spirito di fratellanza verso i suoi colleghi.

    Quantomeno sorprendenti sono le dichiarazioni di don Zappella sull’età della vittima. Perché se si volesse credergli, aggraverebbero ancora di più i fatti, perché commessi su persona di età ancora più giovane.

    Ma perché don Zappella queste dichiarazioni le fa oggi, sulla stampa, invece che nelle sedi proprie, con denunce? Sarebbe l’occasione per capire cosa effettivamente sa don Zappella e come ha potuto far entrare in Italia la vittima per ospitarla ad Albenga.

    Dalla diocesi quindi ci aspettiamo comportamenti coerenti coi suoi poteri autoritativi e disciplinari verso i sacerdoti. Senza tener conto dei doveri pastorali che hanno i vescovi verso i fedeli e l’opinione pubblica.

    L’ufficio di Presidenza

  • Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga, di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e già missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha già deposto nel suo Paese e a Savona.
    L’associazione ha chiesto alla polizia di Montevideo di procedere anche nei confronti di altri due sacerdoti che vivono nel Paese Sudamericano: padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera pure loro indicati come protagonisti di abusi. Nel frattempo il giovane, che oggi ha 29 anni e che ha dato via alle indagini della Procura di Savona, dopo essere stato ascoltato dal pm Giovanni Battista Ferro è partito per rientrare in Uruguay. La querela dell’associazione L’abuso è stata inviata per conoscenza anche alle due Ambasciate competenti. Le ipotesi di reato contestate per i due sacerdoti stranieri sarebbero di abuso sessuale a danno di minori di cui ne avevano l’affidamento, per don Zappella si aggiungerebbe anche l’ipotesi di reato di turismo sessuale.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/savona_associazione_anti_pedofilia_vescovo_processare_parroco_borghetto_santo_spirito/notizie/1553513.shtml

  • Pedofilia, accuse a don Zappella: «Calunnie».

    Pedofilia, accuse a don Zappella: «Calunnie».

    L’INCHIESTA DELLA PROCURA SUL CASO SOLLEVATO DALLA RETE “L’ABUSO”

    Il sacerdote dà le dimissioni ma il vescovo le respinge: «Sono il bersaglio di una vendetta»

    SAVONA. «Sono sereno perché non ho commesso niente. Si tratta di calunnie. Comunque ho consegnato il mio mandato al vescovo Borghetti che mi ha detto di stare tranquillo». Don Francesco Zappella, parroco missionario in Uruguay e titolare della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Borghetto, si trova al centro di un’inchiesta (al momento senza indagati e iscritta nel registro delle notizie non costituenti reato) della magistratura in seguito alla denuncia di  L.M. F., brasiliano di 29 anni, che lo accusa di averlo violentato ripetutamente nella missione della cittadina uruguaya Treinta e Tres e in un alloggio di Albenga. «Da quella casa di proprietà di una donna l’hofatto rientrare in anticipo in Sud America perché molestava una bimba, altro che» spiega il prete. «Si tratta di calunnie dietro le quali ci sta un prete della diocesi e Zanardi, il nuovo paladino della giustizia. La gogna mediatica è ciò che uccide» ammette il prete ingauno appena nominato collaboratore di monsignor Borghetti alla Caritas «ma io sono innocente. Sono qui vengano ad interrogarmi».

    Ed è l’avvocato della Rete L’Abuso, Sergio Cavaliere, ad annunciare «la querela nei confronti del prete e di altri due colleghi uruguayani, padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera. La querela sarà inviata alle autorità dell’Uruguay e alle varie ambasciate». Oltre a chiedere al vescovo Borghetti la sospensione a divinis e l’allontanamento da tutte le strutture frequentate da minori. «Si tratta di una montatura bella e buona anche perché dal 2004 non vado più in missione – aggiunge don Francesco – Anzi vado una volta all’anno a controllare la mia missione, ma niente di più e nella mia parrocchia non ci sono gruppi giovanili». Don Zappella però parla a cuore aperto della vicenda e rivela come «dal gennaio 2004 ho subito un intervento di protesi peniena e quindi anche volendo… Ma le mie condizioni di salute sono tutt’ora pesanti: sto facendo la chemio per la distrofia».

    E quel ragazzo, il grande accusatore della missione uruguaya? «L’ho conosciuto in un collegio rieducativo dove era stato mandato per il suo passato burrascoso – ammette il don – e purtroppo la sua vita è stata difficile. Ha sei figli e soprattutto ha un’accusa per violenza sessuale di una dodicenne. Ho oltre 600 testimonianze a queste affermazioni. Ma ora non contano. Vogliono uccidermi e lo stanno facendo,ma io vado a testa alta e dico messa. Ma soprattutto quel giovane ha doppia identità con una differenza di età di due anni».

    G.Cio

    Il Secolo XIX Savona

  • Don Zappella si auto accusa in una tragicomica intervista

    Don Zappella si auto accusa in una tragicomica intervista

    “Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi” e povero don Francesco Zappella, pare proprio che una di quelle pentole l’abbia comprata lui.

    Sulla stampa di oggi il sacerdote, tenta di screditare la vittima accusandola di aver molestato in Italia una ragazzina di 12 anni e aggiunge, di avere più di 600 testimoni a sostegno di questa sua accusa. Riferisce anche che fu questo il motivo per il quale ha anticipato il rientro in Uruguay del ragazzo che oggi accusa di molestie il sacerdote.

    Ma se voleva tutelare una minore perché non lo ha denunciato? Obbedisce alla stessa logica delle diocesi che non denunciano i preti pedofili quando vengono a conoscenza dei loro crimini? E che tutela ha delle persone che dichiarano di essere vittima di abusi sessuali se su Facebook fa il nome delle pretesa vittima?

    Non lo abbiamo fatto noi della Rete l’Abuso, non lo ha fatto la stampa, ma lo ha fatto don Zappella. E’ un invito ai suoi sostenitori ad agire in sua “tutela” in Uruguay e nel resto del mondo? Quanto alla sua asserita assenza dall’Uruguay dal 2004 saremo noi a informare la magistratura dei suoi numerosi viaggi, tra i quali quelli per il conferimento dell’onorificenza di “cittadino illustre” dell’Uruguay.

    Ma purtroppo non finiscono qui le “calunnie” nei confronti del sacerdote, dalla città della vittima c’è chi le scrive ringraziandola per aver denunciato e per aver reso più sicura la vita dei loro figli, altri invece commentando pubblicamente i post del ragazzo accusando il sacerdote.

    Per non parlare poi della sfortuna dei tre sacerdoti indicati dalla presunta vittima, perseguitati anche dalla malavita che ha reso vittima lo scorso anno in ben 2 occasioni, lo sciagurato Zappella e il suo sacrestano, a loro dire vittime di tentate rapine, dove però nessuno ha rubato nulla.

    Non così bene è andata invece al collega di Zappella, padre Gabriel Tojos preso a colpi di macete da un padre di famiglia. Ci dispiace per questi reati, ma vorremmo sapere se sono stati individuati gli autori di queste aggressioni e le loro reali ragioni.

    Come se non bastasse adesso interviene in difesa del sacerdote anche Gonzalo Gadea Nobile segnalato tra i primi all’autorità giudiziaria.

    Infine un sapore amaro lasciano le dichiarazioni su Facebook di Zappella che accusano un sacerdote di aver aiutato la vittima. E’ proprio vero che con l’arrivo del nuovo vescovo con diritto di successione si è scatenata una guerra in una diocesi scossa da tantissimi scandali.

    Invitiamo caldamente don Francesco Zappella a formalizzare quanto prima le sue dichiarazioni non solo alla stampa, ma anche all’Autorità Giudiziaria, l’unica che potrà appurare il reale stato delle cose ed eventualmente procedere.

     

  • Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari. Di cui uno ligure: don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Il Secolo XIX aveva già raccolto la testimonianza del giovane a distanza, quando si era saputo che nel presunto caso di pedofilia era coinvolto un sacerdote ligure. Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, proprio grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia, aSavona.

    Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.

    Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.

    Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione. Una dichiarazione di parte: al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove. La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure.

    La versione del prete: «Solo calunnie, sono sereno»
    Interpellato in giornata dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto «sereno», perché «sono tutte calunnie» e anche perché «il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia».

    Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie liguri a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al presunto pedofilo. Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/07/ARyzWlqF-testimoniare_uruguay_abusato.shtml

  • “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    » FERRUCCIO SANSA

    Mi ha tradito con un bacino, una carezza. Chiamandomi piccolo mio. Io ero senza padre, avevo un bisogno disperato di amore”. Fernando (il nome è di fantasia),29anni, si teneva dentro il ricordo da tanti anni. Lo capisci subito appena comincia a raccontare, con la voce che si fa sottile quando la memoria tocca i punti più bui. È una denuncia circostanziata, piena di dettagli. La stessa che venerdì ha affidato al pm di Savona, Giovanni Battista Ferro, e che rischia di far tremare una volta di più la tormentata diocesi di Albenga. Quella già commissariata con l’arrivo di monsignor Guglielmo Borghetti dopo numerosi scandali a sfondo sessuale. Perché Fernando parla ancora di pedofilia, di abusi. Addirittura racconta di un missionario che avrebbe approfittato di poveri bambini ospiti di un orfanotrofio. Un sacerdote oggi in attività, con incarichi che potrebbero metterlo in contatto con bambini. IL PM sta valutandole accuse di Fernando, giunto in Italia grazie alla Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, che da anni si batte contro le violenze di sacerdoti sui minori. Agli investigatori le parole del giovane sudamericano paiono precise, apparentemente attendibili. Un fascicolo,ancora senza indagati, è stato aperto. Ecco il racconto di Fernando al cronista: “Ho perso il padre da piccolo. E mia madre… ave va molti problemi a seguire me e mio fratello più piccolo. Sono finito in un istituto della Chiesa. Molti mi ritenevano fortunato, perché sarei stato lontano dalla strada. In salvo”. Ma invece della salvezza, l’istituto si rivela un luogo di sofferenza indicibile:

    “Al l ’inizio mi affidarono a due sacerdoti uruguaiani (uno è morto accoltellato, un omicidio ancora da chiarire, ndr). Dovevano proteggermi, aiutarmi a ritrovare un minimo di serenità. Invece presero a molestarmi, a farmi violenza. Era un supplizio… fisico e…”, Fernando si punta il dito sulla testa: “Psicologico. Finché d a ll ’Italia – prosegue – arrivò questo sacerdote. Credevo di essere salvo. Era gentile, delicato. Gli raccontai tutto, denunciai gli altri due sacerdoti. Promise che mi avrebbe aiutato. Gli credetti, che altro potevo fare, ero disperato. Totalmente disperato. Mi aggrappai a quel prete. Lui mi accarezzava, mi dava dei bacini. Mi chiamava piccolo mio. E sì…poi ha cominciato a fare tutto il resto, a toccarmi e… potete immaginare. Ma io ero troppo confuso, vedevo in lui un padre, credevo che quello fosse un modo per manifestare l’amore. Comunque non potevo ribellarmi, perdere anche quest’uomo”. Gli abusi, secondo le accuse, proseguono a lungo: “Quando era in Uruguay mi chiamava,voleva che lo guardassi mentre faceva il bagno, che mi sdraiassi accanto a lui,che ci scambiassimo baci e carezze sui genitali. No,non pretendeva un rapporto completo, ma gli altri sì. Non mi piaceva, anzi, lo detestavo. Ma… insomma, io non avevo soldi, non avevo da mangiare. Non potevo dire di no”. Finché dieci anni fa, quando era diciannovenne, Fernando riceve dalle mani del prete un regalo prezioso: un biglietto per l’Italia.

    E vola ad Albenga. “Sognavo di studiare, di trovarmi un lavoro. Di uscire finalmente dalla vita che avevo fatto nel mio paese. Invece… era tutto uguale. Quell’uomo non voleva aiutarmi, ma soltanto… toccarmi, e il resto. Finché un giorno, mentre cercavo nel taschino della sua giacca gli spiccioli per le sigarette, ho trovato una fotografia: due bambini biondi, nudi. Ho capito che non ne potevo più. E sono riuscito a convincerlo apagarmi il biglietto per tornare a casa”. NON ERA FINITA. Dopo Fernando anche suo fratello, oggi ventenne, sarebbe finito tra le braccia del sacerdote. Poi gli abusi finiscono, “sono riuscito a farmi una vita. Almeno ci ho provato, ho avuto cinque figlie”. Ma la storia delle violenze aveva superato i confini dell’orfanotrofio: “Ho incontrato un altro missionario – racconta Zanardi – che raccontava di aver lasciato l’istituto in Uruguay, disgustato da quello che avveniva”. Aveva presentato denuncia? “No, non se l’era sentita”. Mala Retel’Abuso comincia le sue indagini e rintraccia Fernando. Gli chiede di presentare denuncia. “Ci ho pensato a lungo. Ero terrorizzato. Quel prete da noi è potentissimo. In molti appena hanno saputo che venivo in Italia per denunciarlo mi hanno voltato le spalle. E poi io campo ancora grazie alla Chiesa”. Fernando ha deciso lo stesso di presentare denuncia: prima presso l’ambasciata italiana di Montevideo, poi ai pm di Savona che da anni indagano sugli scandali della chiesa di Albenga. “Te mo che ci siano altri ragazzi, tanti, che hanno passato quello che ho subìto io. Spero che adesso trovino il coraggio di denunciare anche loro”.

    Il Fatto Quotidiano

  • PEDOFILIA; indagine oltreoceano per il parroco di Borghetto S. Spirito, Francesco Zappella e altri due sacerdoti cattolici.

    PEDOFILIA; indagine oltreoceano per il parroco di Borghetto S. Spirito, Francesco Zappella e altri due sacerdoti cattolici.

    COMUNICATO STAMPA

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che è stata formalizzata questa mattina presso le autorità competenti in Uruguay formale querela nei confronti del sacerdote italiano, attualmente parroco di Borghetto Santo Spirito (diocesi di Albenga) Francesco Zappella, e nei confronti di altri due colleghi uruguayani, padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera. La querela sarà inviata per conoscenza anche l’Autorità Giudiziaria italiana oltre che alle due Ambasciate competenti.

    Le ipotesi di reato contestate per due dei sacerdoti stranieri sarebbero di abuso sessuale a danno di minori di cui ne avevano l’affidamento, per il terzo invece, l’italiano Francesco Zappella si aggiungerebbe anche l’ipotesi di reato di turismo sessuale, oltre ad altri due probabili capi di imputazione che al momento non rendiamo noti.

    Nei giorni scorsi, la vittima ha formalizzato le accuse nei confronti dei tre sacerdoti presso la Procura della Repubblica di Savona, davanti al Sostituto Procuratore Giovanni Battista Ferro in un interrogatorio durato più di cinque ore. Secondo gli inquirenti l’uomo ha reso dichiarazioni ampiamente esaustive.

    Il 19 agosto scorso, attraverso un delicatissimo lavoro diplomatico che ha trovato la disponibilità dell’Ambasciatore italiano in Uruguay, dott. Vincenzo Palladino, la Rete L’ABUSO era già riuscita a formalizzare presso l’Ambasciata di Montevideo, una querela che era stata successivamente trasmessa alla Procura della Repubblica di Savona e al difensore della vittima, l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere, nominato come difensore dalla vittima, presso l’Ambasciata Italiana.

    La vittima che grazie alle donazioni fatte da molti sostenitori dell’associazione, era stata fatta venire in Italia lo scorso 28 agosto proprio per essere interrogato dall’autorità giudiziaria italiana. Il ragazzo che partirà nella giornata di oggi per fare ritorno in Uruguay, ha già formalizzato davanti all’Autorità Giudiziaria italiana l’avvocato Sergio Cavaliere con Nomina difensore con procura speciale. Ha in’oltre delegato la Rete L’ABUSO, nella persona del suo legale rappresentante Francesco Zanardi, ad agire per suo conto per tutto ciò che concerne l’espletamento delle pratiche legali e burocratiche.

    L’associazione rende anche noto che nella giornata di domani provvederà formalizzando regolare comunicazione di messa in mora nei confronti di don Francesco Zappella, della Diocesi di Albenga, della parrocchia di Borghetto S. Spirito e di quella uruguayana, entrambe teatro delle violenze.

    Il difensore della vittima l’avv. Sergio Cavaliere, chiederà anche all’autorità giudiziaria che vengano ravvisati nei confronti della diocesi di Albenga e dei vescovi, eventuali reati omissivi, come previsto dal II comma dell’articolo 40 del c.p.p.

    L’associazione chiederà formalmente nella giornata di oggi a mons. Gulielmo Borghetti, che don Francesco Zappella venga sospeso a Divinis da subito e che si avvii nei suoi confronti anche una Indagine Canonica. Chiede unitamente per il sacerdote, l’immediato allontanamento da tutte le strutture frequentate da minori.

    Francesco Zanardi

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    07/09/2015 18:29:00 (ANSA) ZCZC6285/SXA OGE48472_SXA_QBXB U CRO S0A QBXB Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA) – SAVONA, 7 SET – L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e gia’ missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha gia’ deposto nel suo Paese e a Savona. (ANSA). YL3-MOI 07-SET-15 18:29 NNNN

     

  • «Violentato da tre missionari» Torna dall’Uruguay e denuncia

    «Violentato da tre missionari» Torna dall’Uruguay e denuncia

    La diocesi di Albenga finisce ancora una volta nella bufera.

    SAVONA. Il viaggio in Italia con un prete della missione uruguayana di Citta 33 doveva essere un colpo di spugna su un’adolescenza difficile. Secondo la sua denuncia, invece, l’alloggio di Albenga del prete, che era il suo tutore, si è trasformato nella casa degli orrori. Il teatro di una serie di violenze sessuali terribili, indicibili, che secondo l’accusa sarebbero state commesse su di lui dal missionario e in precedenza da almeno altri due preti sudamericani. Il giovane brasiliano, ora ventinovenne, ha raccontato ieri mattina al sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro la sua vita fatta di abusi sessuali continui, che sarebbero iniziati già quando era bambino, nella missione in Uruguay in cui è cresciuto.

    Un drammatico faccia a faccia alla presenza anche del presidente dell’associazione “Rete L’ABUSO”, Francesco Zanardi, durante il quale il giovane ha raccontato fatti precisi e mosso accuse nei confronti di alcuni preti missionari. E se in molti casi, secondo la vittima, le violenze sarebbero avvenute nella missione, il giovane ha raccontato anche dell’incubo vissuto ad Albenga. E la procura ha immediatamente aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Al momento si tratta di un fascicolo non costituente notizia di reato, ma il magistrato ha incaricato gli uomini della polizia giudiziaria di approfondire il racconto della presunta vittima. In particolare il pm Ferro vuole accertare l’esatta collocazione dell’alloggio e soprattutto la tempistica delle violenze. Il nodo della vicenda è l’eventuale prescrizione dei reati. Ossia se sono già trascorsi dieci anni o meno da quella terribile esperienza. Fondamentale quindi che gli inquirenti diano una data precisa al viaggio ad Albenga del giovane e del suo prete tutore. Non avrebbe influenza invece la maggiore età della vittima: il sacerdote, che attualmente si trova in Riviera e potrebbe tornare nella missione uruguayana, avrebbe abusato approfittando del suo ruolo di tutore.

    Insomma una vicenda terribile, venuta alla luce in seguito alla pubblicazione sui social network di alcune immagini crude postate da altre giovani vittime dei preti che lavorano nella missione. Un flash-back per il ventinovenne brasiliano, che si è così deciso a parlare. E attraverso la Rete L’ABUSO ed alcuni amici è riuscito ad avere il biglietto aereo per tornare in Italia e presentarsi al pm Ferro per sporgere denuncia. «Voglio solo che non succeda ad altri ragazzini: orfani, senza difesa, senza voce. E’ per loro, che ho trovato il coraggio di denunciare», dice il ventinovenne. E la diocesi di Albenga-Imperia torna nella bufera per questioni legate a pedofilia e violenze sessuali.

    GIOVANNI CIOLINA

    SONDRA COGGIO

    Il Secolo XIX del 5-9-15 pag. 9

  • Comunicato stampa della Rete L’ABUSO; pedofilia clericale sull’asse Italia Uruguay

    Comunicato stampa della Rete L’ABUSO; pedofilia clericale sull’asse Italia Uruguay

    Savona 04-09-2015

    Un intrigo internazionale scuote ancora una volta la chiesa cattolica. Questa volta parliamo di una vicenda molto seria che vede coinvolti tre sacerdoti tra cui un missionario italiano.

    L’associazione italiana delle vittime di preti pedofili Rete L’ABUSO, rende noto che da circa quattro mesi sta indagando su una storia di abusi sessuali a danno di minori che al momento vedrebbe decine di vittime uruguayane.

    Nei mesi scorsi una ampia indagine partita dalla segnalazione di un italiano che ha prestato servizio in Uruguay presso una missione cattolica, ha portato alla luce fatti gravissimi che purtroppo, una volta verificati sarebbero risultati veritieri.

    Nelle scorse settimane la Rete L’ABUSO ha avviato un delicatissimo lavoro diplomatico con le Ambasciate, sia quella Italiana in Montevideo che quella dell’Uruguay in Italia, facendo partire una serie di denunce in entrambi gli stati. L’associazione rende noto che ha provveduto a trasferire in Italia alcune delle presunte vittime che nei prossimi giorni deporranno di fronte all’autorità giudiziaria italiana. E’ stata inoltre conferita dalle presunte vittime una Procura Speciale che ha nominato l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere loro difensore.

    Riteniamo opportuno per il momento mantenere il massimo riserbo sulla vicenda per dare modo alle autorità dei due paesi coinvolti di poter fare tutti i rilievi del caso.

    Il Portavoce della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi