Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Valerio Manca

  • Abusi nel seminario francescano, il Tribunale ecclesiastico: «Gravi responsabilità della Chiesa»

    Abusi nel seminario francescano, il Tribunale ecclesiastico: «Gravi responsabilità della Chiesa»

    Oristano «Colpevole assenza di vigilanza da parte di chi aveva l’obbligo di tutelare il gregge, preferendo il decoro dell’abito alla salvezza delle anime». È in questo passaggio delle motivazioni depositate dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano sardo che si riassume il verdetto su una delle pagine più cupe della Chiesa isolana. La dimissione dallo stato clericale di don Valerio Manca sancisce la fine di un’omertà durata decenni, restituendo giustizia al dolore di padre Paolo Contini, vittima di abusi che ne hanno profondamente segnato l’esistenza. La sentenza scoperchia una cupola di silenzio che ha protetto Manca per quasi quarant’anni. I magistrati, lungi dal limitarsi alla condanna del singolo, analizzano l’apparato ecclesiastico: una struttura che, pur di «preservare l’immagine dell’istituzione», ha barattato la tutela dei minori con una deliberata «amnesia burocratica». Per il collegio giudicante dunque «non si tratta di mancanze veniali, ma di una condotta predatoria» che ha trovato terreno fertile in una rete di coperture interne alla Chiesa stessa, trasformando il silenzio in una strategia di gestione volta a proteggere i propri membri a discapito delle vittime.

    Tra il 1987 e il 1990 nel Collegio serafico di Oristano, Manca, allora noto come padre Emanuele, agì su un giovanissimo Paolo Contini. Il coraggio di Contini — esploso pubblicamente il 13 maggio 2023 dal pulpito della parrocchia di Ghilarza — ha trasformato una ferita privata in una denuncia. La prova risiede nella lettera di scuse che padre Manca gli inviò nel 2021: un maldestro tentativo di conciliazione privata che, ribaltatosi nelle mani della vittima, è diventato confessione stragiudiziale capace di infrangere ogni sigillo. Nelle motivazioni, il Tribunale definisce l’operato di Manca una «devastante distruzione dell’integrità morale del minore», orchestrata con «metodica premeditazione» e la «strumentalizzazione del carisma del ruolo di guida spirituale» per assoggettare le sue vittime. I giudici stigmatizzano come la Chiesa abbia agito, per decenni, preferendo la difesa corporativa rispetto ai valori evangelici, scegliendo deliberatamente di non vedere. Già al momento della sentenza, lo scorso 15 gennaio, la reazione di padre Paolo fu intrisa di una solennità profetica: «Non è una vittoria contro la Chiesa, ma una vittoria della Chiesa». Il Tribunale, mettendo a verbale la «colpevole assenza di vigilanza» di chi deteneva l’obbligo di tutelare, ha sancito il fallimento di un’istituzione che, finalmente, si arrende alla realtà dei fatti.

    Ed è proprio padre Paolo Contini, a dettare il senso ultimo di questa lunga traversata: «Per me si scrive la parola fine in questa dolorosissima vicenda. È stato un percorso lungo, faticoso e non privo di inattese sorprese. Era giusto farlo non soltanto per me, ma per il bene della Chiesa tutta e per evitare ad altri bambini di cadere vittime del mio stesso abusatore. Io avevo già perdonato, ma la giustizia era necessaria. Ora posso dire che ho fatto il mio dovere e che posso ritornare alla mia vita, cercando di recuperare la serenità e la pace che in questa vicenda giudiziaria sono state messe a dura prova. Ringrazio il Signore per avermi dato la forza e sono grato a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo penoso viaggio. Prego anche per il condannato, perché possa davvero prendere coscienza del male che ha fatto e possa lasciarsi convertire dal Signore».

    https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2026/06/02/news/abusi-nel-seminario-francescano-gravi-responsabilita-della-chiesa-1.100877572
  • SARDEGNA: Cara CEI, tra un “solletico” e una “misericordia” sono 44 i casi di cui 36 non pubblici, le vittime 202

    SARDEGNA: Cara CEI, tra un “solletico” e una “misericordia” sono 44 i casi di cui 36 non pubblici, le vittime 202

    Tranne i pochi casi noti di don Efisio Schirru; don Valerio Manca; don Giuseppe Cuccu; don Marco Dessì; don Pascal Manca; don Raimondo Meloni; don Pietro Sabatini, quale risposta ci vuole dare il segretario della CEI mons. Giuseppe Baturi sugli altri 36 casi che se pur non siano arrivati agli onori della cronaca, tuttavia soggiornano in Sardegna? E delle 202 presunte vittime?

    Le segnalazioni che pervengono all’Osservatorio della Rete L’ABUSO sono molte e anche se la CEI nella persona del suo Presidente Matteo Zuppi e del suo Segretario Giuseppe Baturi non hanno mai voluto acquisirle, malgrado l’Associazione , in più occasioni si sia collaborativamente offerta a comunicarle, difficilmente si può parlare di dati infondati, come lo stesso Baturi e la CES hanno sostenuto, lo scorso marzo, quando la Garante per la tutela dei minori sarda Carla Pugligheddu, dopo averli verificati, con buonsenso ha scritto allarmata proprio a Baturi. Garante che come è tristemente noto non solo si è vista attaccare dalla CES, ma addirittura è stata defenestrata dal Consiglio Regionale Sardo di cui faceva parte.

    Casi che sarebbe stato bene quanto meno verificare, anche per dare un concreto credito alle dichiarazioni che proprio mons. Giuseppe Baturi, pochi giorni fa ha rilasciato, lodando quello che a suo dire è il grande lavoro e i progressi che la chiesa italiana ha fatto, grazie agli sportelli diocesani.

    Lavoro che a dire delle vittime e anche dell’associazione, non è proprio così lodevole. E si conferma ancora una volta nel servizio andato in onda ieri a “Fuori dal coro”.

    Il caso di don Efisio Schirru era tra quelli anonimi segnalati all’associazione, sul quale la chiesa sarebbe potuta intervenire prima, facendo tutti i dovuti accertamenti.

    Cosa che non è avvenuta, a causa dell’ostinata volontà di non collaborare con le vittime dimostrando che quella che il Presidente della CEI Matteo Zuppi ha battezzato nel 2021 come “La via italiana”, altro non è che la solita via, quella dell’auto acclamazione su un progetto fallimentare e maldestro di una chiesa che vuole fare tutto, tranne che rendere giustizia alle vittime, prevenendo seriamente la salute psicofisica dei minori che ogni giorno, purtroppo, gli vengono affidati.

    Una chiesa che non aiuta sé stessa e che fa vergognare di farne parte, tanti bravi sacerdoti.

  • Chiesa e abusi, padre Paolo Contini in tivù: Dopo la prima condanna ora si smascherino i complici

    Chiesa e abusi, padre Paolo Contini in tivù: Dopo la prima condanna ora si smascherino i complici

    “Se fosse condannato solo l’abusatore, per me sarebbe una giustizia a metà. La vera giustizia, quella che farebbe onore alla Chiesa, consiste nel capire chi, dopo la mia denuncia, ha cercato di coprire tutto”. Non usa mezzi termini padre Paolo Contini, il sacerdote di Oristano, già frate francescano, ora parroco della comunità  Ghilarza – Abbasanta – Norbello,  tornato  sotto i riflettori nazionali come ospite di Mario Giordano nella trasmissione Fuori dal Coro su Rete4.

    Al centro del servizio curato dalla giornalista Marianna Canè, la drammatica vicenda degli abusi subiti per quattro anni da padre Paolo quando aveva solo 14 anni da parte di don Valerio Manca, all’epoca direttore del collegio francescano, recentemente condannato e dimesso dallo stato clericale. Ma per padre Paolo, la chiusura del “caso Manca” è solo il primo passo di una battaglia più ampia contro quella che definisce “l’omertà di sistema”.

    “Non sono fragilità, ma reati che vanno perseguiti”

    Durante l’intervista, padre Paolo ha scardinato il linguaggio spesso utilizzato negli ambienti ecclesiastici per minimizzare gli abusi: “Nella Chiesa la pedofilia non è considerata reato da tutti. Si sentono termini come quel sacerdote ha un vizietto o ha avuto una fragilità. No, abusare di un bambino non è una fragilità, è un reato commesso da criminali che vanno perseguiti”.

    Il religioso ha ripercorso il dolore di quegli anni: “L’innocenza di un ragazzino è stata usata per desideri moralmente inaccettabili. Mi ha rubato la serenità, e in quel momento non capivo neppure la gravità di ciò che mi accadeva”.

    Contestato il religioso  presidente del Tribunale ecclesiastico: accusa e replica

    Il punto più critico dell’intervento ha riguardato la gestione della denuncia interna. Il sacerdote oristanese ha puntato il dito contro don Mauro Bucero, all’epoca presidente del Tribunale ecclesiastico. Secondo il racconto del religioso, nonostante esistesse una lettera di piena confessione dell’abusatore, il processo avrebbe subito ostacoli sistematici: “La cosa incredibile è che Bucero prese il processo come giudice, affidandoselo da solo. Qualsiasi prova o testimone presentato dal mio avvocato, Camedda, veniva respinto”.

    Solo dopo la sostituzione di Bucero con un collegio di cinque giudici si è arrivati alla condanna unanime. “Tutto questo non sarebbe successo se non fossimo riusciti a scalzarlo”, ha ribadito padre Paolo, stigmatizzando il fatto che, nonostante le ombre sulla gestione del caso, don Bucero sia stato successivamente promosso a vicario della diocesi.

    Intercettato dalla giornalista di Rete4, don Mauro Bucero ha respinto ogni accusa: “Ho agito nella piena legalità finché sono rimasto. Non ho nulla da rimproverarmi”. Sugli abusi verso padre Paolo Contini, ha liquidato la questione spiegando di “non sapere nulla di quello”.

    “Protocollo alternativo dentro la Chiesa”

    Parole che non hanno convinto padre Paolo, che ha denunciato l’esistenza di un “protocollo alternativo” dentro la Chiesa, applicato per silenziare gli scandali: “Alcuni pensano che il danno alla Chiesa lo facciano le denunce. In realtà, l’unico danno lo fa chi abusa dei bambini. Tutelare la Chiesa significa mettere fuori gioco un prete pedofilo, non silenziare chi accusa”.

    https://www.facebook.com/watch/?v=1377025034183037

    https://www.linkoristano.it/2026/03/24/chiesa-e-abusi-padre-paolo-contini-in-tivu-dopo-la-prima-condanna-ora-si-smascherino-i-complici/

  • Condannato per pedofilia in Gallura, la difesa di don Manca annuncia il ricorso

    Condannato per pedofilia in Gallura, la difesa di don Manca annuncia il ricorso

    La difesa di don Valerio Manca annuncia che il sacerdote della diocesi di Tempio-Ampurias intende ricorrere ai gradi successivi di giudizio dopo la condanna inflitta dal Tribunale ecclesiastico di Cagliari, che lo ha ridotto allo stato laicale per presunti abusi risalenti a oltre trent’anni fa ai danni di Marco Contini, oggi noto come padre Paolo. L’avvocato Roberto Perghem, difensore del religioso, ha espresso forte disappunto per la decisione, definendola “non proporzionata né supportata da elementi concreti”.

    Secondo il legale, la sanzione comminata rappresenta la pena più severa prevista dall’ordinamento canonico, normalmente riservata a casi di abusi sessuali gravi, reiterati e documentati, spesso su più minori. La difesa sostiene che nel corso del procedimento non sia stata fornita alcuna prova di atti sessuali e che lo stesso denunciante avrebbe più volte negato rapporti di natura sessuale. Nonostante ciò, il Tribunale ha applicato la massima pena canonica.

    Nel comunicato dell’avvocato si evidenzia inoltre che don Manca ha svolto il proprio ministero per oltre 50 anni senza segnalazioni o contestazioni disciplinari. La difesa sottolinea il rispetto per il processo e le istituzioni ecclesiastiche e accenna a presunte pressioni mediatiche che avrebbero influenzato il clima attorno al caso. Non esclusa la possibilità di rivolgersi alle autorità italiane ed europee per tutelare i diritti del sacerdote, in attesa del riesame in appello secondo i principi del diritto canonico e della verità dei fatti.

    https://www.galluraoggi.it/gallura/pedofilia-gallura-difesa-don-manca-annuncia-ricorso-16-gennaio-2026/

  • Pedofilia nel collegio francescano, condannato don Valerio Manca: non è più sacerdote

    Pedofilia nel collegio francescano, condannato don Valerio Manca: non è più sacerdote

    Oristano Sono state riconosciute vere le denunce e gli abusi sui minori. Il prete della diocesi di Tempio-Ampurias don Valerio Manca (da frate noto come padre Emanuele), con la sentenza del Tribunale ecclesiastico interdiocesano sardo è stato dimesso dallo stato clericale: non è più sacerdote della Chiesa cattolica.

    A denunciare gli abusi era stato padre Paolo Contini.

    https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2026/01/15/news/pedofilia-nel-collegio-francescano-condannato-don-valerio-manca-non-e-piu-sacerdote-1.100817517
  • Abusi in convento a Oristano a fine anni ’80, condannato perde i voti da prete

    Abusi in convento a Oristano a fine anni ’80, condannato perde i voti da prete

    l tribunale ecclesiastico interdiocesano della Sardegna ha dimesso dallo stato presbiteriale il prete che a cavallo della fine degli anni Ottanta diresse il Collegio serafico francescano di Oristano.

    La sentenza è stata emessa ieri a tarda sera.

    Ad annunciarlo è stato Padre Paolo Contini, al secolo Marco Contini, che su Facebook ha spiegato: “sono state riconosciute vere le denunce e gli abusi. Il prete della diocesi di Tempio-Ampurias don Valerio Manca (da frate noto come padre Emanuele) è stato dimesso dallo stato clericale, cioè non è più sacerdote della Chiesa cattolica”.

    Il collegio giudicante, riunito nella Pontificia università Santa Croce a Roma, ha accolto le tesi del appresentante dell’accusa che aveva chiesto la pena massima per l’ormai ex prete, ovvero la perdita dei voti e la cacciata da qualsiasi ordine ecclesiastico.

    A scoperchiare la serie di abusi sessuali all’interno del collegio era stata una delle vittime, proprio padre Paolo Contini che a distanza di decenni da quei fatti, il 13 maggio 2023 (giorno della festa della Madonna di Fatima) denunciò, con gli avvisi dati ai suoi parrocchiani, la sua esperienza da seminarista adolescente nel collegio. Padre Paolo portò il caso davanti al tribunale ecclesiastico dopo che l’autore degli abusi, trentasei anni dopo, gli chiese perdono attraverso una lettera che divenne una delle prove nel processo nel quale don Paolo è stato affiancato dall’avvocato Alessandro Camedda.

    Sul fronte penale il reato sarebbe prescritto ma, a quanto apprende l’ANSA, il procedimento non sarebbe ancora stato archiviato dalla procura di Oristano, che stava attendendo la decisione del collegio del tribunale ecclesiastico.

    E’ di ieri l’appello della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Carla Puligheddu al vescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi: “La situazione degli abusi sui minori nella nostra Isola, anche in ambito ecclesiastico, è allarmante: la Chiesa deve intervenire”, ha scritto la Garante ricordando che sono 37 i casi di abusi censiti in Sardegna dalla Rete L’Abuso nell’ultimo quinquennio: 11 a Cagliari, 11 a Sassari, 8 a Oristano e 7 a Nuoro, 196 le vittime sopravvissute, di cui 171 minorenni al momento dell’abuso. Valerio Manca

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/01/15/abusi-in-convento-a-oristano-a-fine-anni-80-condannato-perde-i-voti-da-prete_5e3573f6-9609-460d-9fed-7ccef5ddac95.html

  • Giustizia per don Paolo Contini – La pronuncia del tribunale canonico

    Giustizia per don Paolo Contini – La pronuncia del tribunale canonico

    Sembra essere arrivato ad una svolta nella vicenda di don Paolo Contini, anche il Tribunale ecclesiastico sardo che, il 14 gennaio 2026 arriva a pronunciarsi su Valerio Manca il sacerdote accusato da don Paolo e altri quattro ragazzi, di molestie sessuali, che nel caso di don Paolo avvennero quando era ancora un seminarista.

    Il tribunale ecclesiastico risponde con la pronuncia e “Consta del delitto contro il sesto comandamento del decalogo  con minore ex can. 1395 § 2 CIC 1983 (cf. Art 6, 1° SST) ai danni di Marco Contini (noto come padre Paolo) e per tale delitto sia inflitta la pena della dimissione dallo stato clericale can. 1336 § 5.”

    Sentenza che l’imputato può ancora impugnare in sede canonica ma che difficilmente potrà cambiarne l’esito.

    Valerio Manca

  • Abusi al seminario francescano: indagine su altri quattro casi. Padre Paolo Contini critica la Chiesa: “Troppi silenzi”

    Abusi al seminario francescano: indagine su altri quattro casi. Padre Paolo Contini critica la Chiesa: “Troppi silenzi”

    È annunciata per mercoledì prossimo la sentenza del tribunale ecclesiastico sugli abusi sessuali denunciati da padre Paolo Contini, già frate francescano e ora sacerdote che guida la comunità religiosa di Abbasanta, Ghilarza e Norbello. Lo ha reso noto lo stesso padre Paolo Contini sui social parlando della conclusione di un processo che definisce “lunghissimo e dolorosissimo”. Accusato di questi abusi è un altro religioso all’epoca dei fatti responsabile del Collegio serafico dei frati francescani conventuali di Oristano.

    Il messaggio di padre Paolo Contini

    “Appena ho avuto le prove ho denunciato, ma non pensavo di trovare così tanta difficoltà!”, scrive padre Paolo Contini. “La Chiesa da anni, attraverso i Pontefici e non solo, dichiara di voler mettere in campo una TOLLERANZA ZERO nella lotta alla pedofilia. Se devo essere sincero, nella mia esperienza ho trovato ancora troppi silenzi e una ingiustificata paura nel guardare e valutare questo male assoluto. C’è una strana considerazione delle vittime, viste come persone che danneggiano il buon nome della Chiesa. Dall’altra, invece, c’è una inammissibile tutela degli abusatori a cui si vorrebbe ascrivere non un reato, ma una semplice debolezza o al massimo comportamenti inadeguati“.

    Padre Paolo Contini, infine, rivolge un ringraziamento a quanti in questi anni lo hanno sostenuto: “Carissime amiche e carissimi amici di questa pagina, in questi anni voi mi avete supportato con decisione. Avete sempre denunciato il male senza giustificazioni. Ora vi chiedo di accompagnarmi anche in questo ultimo miglio! Manca poco ad una sentenza che non solo metterà fine ad un processo, ma che potrà davvero indicare la volontà di una Chiesa che vuole voltare pagina e cambiare passo. Grazie della vostra vicinanza”.

    Altri casi di abusi

    Nel corso degli interrogatori di quattro testimoni, chiamati a deporre dall’accusa, sarebbe emerso che anche loro, all’epoca subirono abusi sessuali. Da qui l’apertura di nuovi procedimenti a carico dell’imputato. Un particolare che apre un altro doloroso capitolo in una vicenda così delicata, destinata, quindi, ad avere anche un seguito sino a poco tempo fa inatteso.

    Cosa succederà dopo la sentenza

    Se la richiesta dell’accusa dovesse essere accolta il francescano accusato degli abusi sessuali subirebbe una sorta di espulsione, tornerebbe, infatti, allo stato laico. C’è poi anche l’eventualità che si apra un procedimento in un Tribunale civile. Valerio Manca

    https://www.linkoristano.it/2026/01/11/abusi-al-seminario-francescano-indagine-su-altri-quattro-casi-padre-paolo-contini-critica-la-chiesa-troppi-silenzi/

  • Non solo Padre Paolo: altri quattro ragazzini vittime di abusi sessuali – che cosa sappiamo

    Non solo Padre Paolo: altri quattro ragazzini vittime di abusi sessuali – che cosa sappiamo

    Oristano Non uno, ma cinque. I casi di abusi sessuali commessi nel Collegio serafico dei frati francescani conventuali a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sono di più dell’unico sinora conosciuto.

    Uno solo sarebbe, invece, il responsabile che attende di conoscere mercoledì prossimo la sentenza del tribunale ecclesiastico di fronte al quale è sotto processo per il caso giudiziario che ha scoperchiato la grave vicenda di pedofilia, quella rivelata da Padre Paolo Contini, oggi diventato prete dopo una lunga militanza nell’ordine dei frati francescani legata alla sua frequenza giovanile nell’istituto dei francescani in piazza Cattedrale a Oristano.

    Per ora il rappresentante dell’accusa ha chiesto la pena massima che contempla tra le altre cose il ritorno alla laicità del presunto autore delle violenze, il quale perderebbe così il diritto a restare all’interno dell’ordine religioso in cui, a sua volta, ha svolto tutto il suo percorso ecclesiastico a cominciare dagli anni in cui divenne direttore del seminario (da non confondere col Seminario arcivescovile che si trova sempre in piazza Cattedrale, ndr).

    Le nuove accuse

    È stato nel corso delle udienze del processo in cui è parte offesa Marco Contini, che per gli anni della sua militanza francescana ha tenuto il nome di Padre Paolo e che tantissimi per abitudine continuano a chiamare così, che sono saltate fuori una dietro l’altra le nuove accuse.

    Uno dopo l’altro, i quattro testimoni, chiamati a deporre da chi rappresenta l’accusa per il tribunale ecclesiastico, hanno affermato di aver a loro volta subito gli abusi, in qualche caso anche più gravi rispetto a quelli di colui che, per primo, incoraggiato anche dal nuovo corso di Papa Francesco sulla pedofilia nella Chiesa e dall’arcivescovo di Oristano, aveva reso pubblica la gravissima vicenda. Come avviene anche nei tribunali penali italiani, quello ecclesiastico, di fronte ai nuovi episodi rivelati, ha aperto d’ufficio i fascicoli, forte anche delle prove raccolte mentre costruiva tutto l’incartamento della vicenda di Padre Paolo.

    In aula è emerso che ciascuno, chiuso per oltre 35 anni nel proprio silenzio, pensava di essere stato l’unico ad aver subito gli abusi sessuali da parte del frate che all’epoca fu anche responsabile di gruppi scout al di fuori del Collegio serafico, che oggi ha 67 anni e che mercoledì conoscerà il suo destino giudiziario.

    Le testimonianze

    Tra le testimonianze che lo inchioderebbero alle sue responsabilità, oltre la famosa lettera spedita qualche tempo fa a Padre Paolo nella quale chiedeva perdono per quanto fatto e che è stata la colonna portante di tutto l’impianto accusatorio, c’è anche quella di un altro religioso che oggi ha più di 80 anni e che a sua volta è rimasto in silenzio per tutto questo tempo.

    Era un frate che stava nel convento di San Francesco a Oristano. In aula ha raccontato di essere entrato in una stanza del Collegio e di aver trovato il frate sotto accusa mentre abusava di uno dei ragazzini adolescenti che studiavano nello stesso seminario. La sensibilità su fatti del genere all’epoca era molto inferiore rispetto a quella attuale e la cosa restò confinata dentro quelle mura, tanto più che la Chiesa non affrontava scandali del genere sul finire degli anni ’80.

    Padre Paolo, a tal proposito, ricorda: «Quando entrai in seminario la direzione era affidata a un altro frate e in quei primi tempi l’edificio, il giardino e gli altri spazi erano sempre aperti. Venivano a trovarci amici, altri ragazzi venivano per giocare con noi o per studiare, poi c’è stato il cambio con la persona che ora è sotto accusa e divenne un luogo inaccessibile dove si è creato un ambiente in cui gli abusi erano possibili o comunque più facili. Per noi adolescenti di quell’epoca, era una cosa enorme, non eravamo preparati a fronteggiarla». L’ora della giustizia è però a un passo. Valerio Manca

    https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2026/01/10/news/non-solo-padre-paolo-altro-quattro-ragazzini-vittime-di-abusi-sessuali-che-cosa-sappiamo-1.100815402

  • Il sacerdote Paolo Contini racconta la storia degli abusi sessuali subiti a 14 anni | IMAGEN TV

    Il sacerdote Paolo Contini racconta la storia degli abusi sessuali subiti a 14 anni | IMAGEN TV

    Padre Paolo Contini aveva 14 anni quando un sacerdote abusò sessualmente di lui durante il suo seminario minore.

    Nel 2021, raccolse le prove per denunciare il suo aggressore.

    Papa Francesco lo incoraggiò a proseguire la denuncia; oggi chiede giustizia a Leone XIV.

    Intervista esclusiva di Marinellys Tremamunno per IMAGEN NOTICIAS Valerio Manca