Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

    Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

    La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha pubblicato un rapporto sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e l’atteggiamento della gerarchia cattolica. Karlic e altri religiosi di Entre Ríos sono inclusi nel rapporto.

    La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha fatto un rapporto esaustivo sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e dell’atteggiamento della gerarchia cattolica, in particolare di Papa Francesco, il cui viaggio apostolico in Cile, iniziato lunedì e concluso Giovedì, è stato attraversato da accuse di occultamento da parte della gerarchia dell’episcopato transandino. L’avvocato Carlos Lombardi ha preparato un rapporto “sulle azioni di Papa Francesco che consolida il sistema di occultamento del clero violentatore sessuale nella Chiesa cattolica (2013/2018)”.

    Nel rapporto è stato riferito che ha nominato nella curia vaticana i cardinali “membri della cosiddetta” sporca dozzina “per essere stati accusati di aver nascosto sacerdoti pedofili,” incluso l’argentino Leonardo Sandri.

    Lombardi ricorda il rapporto che il Papa “non ha rispettato le esortazioni che la commissione per i diritti del fanciullo (delle Nazioni Unite ONU), ha reso alla Santa Sede nel 2014 per rimuovere la piaga del l’abuso sessuale, che è radicata nella sua struttura e l’organizzazione “e mantiene” il segreto pontificio sugli abusi sessuali da parte del clero. Lo stesso, obbliga tutti i partecipanti di un processo canonico al segreto sotto il giuramento del silenzio imbavagliando le vittime”.

    I punti relativi all’Argentina esprimono quanto segue:

    40 – Non ha ancora espulso il sacerdote Julio Cesar Grassi, nonostante sia stato condannato per i reati di abuso sessuale e corruzione di minori a 15 anni di carcere effettivo. La procedura canonica è stata ripresa dopo che la Corte Suprema di Giustizia della Nazione ha confermato la prigione al sacerdote.

    41 – Appoggia le linee guida della Conferenza episcopale argentina in cui alle vittime viene sistematicamente negata la garanzia di un giusto processo, violando i diritti umani fondamentali e rivedendole come l’abuso di potere e la negazione della giustizia continua.

    42 – Non ha mai ricevuto vittime di abusi membri della Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali in Argentina. Quelli che hai ricevuto – da altri paesi – sono stati accuratamente selezionati per evitare reclami e manipolarli.

    43 – Nel 2014 è venuto a conoscenza di casi di abusi sessuali presso l’Istituto Antonio Próvolo di Verona, in Italia, e non ha intrapreso alcuna azione. Gli è stato consegnata – nelle sue mani – la lista di sacerdoti e vittime abusivi.

    44 – Nel 2015, il processo di beatificazione è iniziato dal vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, che ha abusato sessualmente di uno studente dell’Istituto Antonio Próvolo in quella città.

    45 – È tornato per prendere atto – nel 2016 – di più casi di abusi sessuali presso l’Istituto Próvolo, questa volta a Mendoza e La Plata, in Argentina. Solo allora ha nominato una commissione d’inchiesta composta da due sacerdoti dell’arcidiocesi di Córdoba, Argentina, che su richiesta del sostituto procuratore che segue la causa Provolo si chiedeva di collaborare con i tribunali statali portando la propria documentazione – hanno rifiutato, invocando il privilegio legale concesso dal Concordato del 1966 firmato tra l’Argentina e la Santa Sede, cioè di non informare. Il lavoro della suddetta commissione aveva chiari scopi di estrarre informazioni dalla documentazione senza avere una legittimità procedurale, ostacolando lo sviluppo della stessa, con rischi di proposte di nullità che avrebbero danneggiato le vittime.

    46 – Approva le azioni criminali delle autorità dell’Istituto italiano di Próvolo in merito ai sacerdoti detenuti a Mendoza, senza procedere a nessuna procedura per sanzionarli.

    47 – Appoggia la complicità dell’Arcidiocesi di Mendoza, entità responsabile a livello locale dell’Istituto Antonio Próvolo.

    48 – Non ha avviato alcuna procedura canonica contro i tre vescovi di Mendoza per la loro responsabilità nell’operazione dell’Istituto Antonio Provolo, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come madre amorevole”.

    49 – Appoggia le parole del prete Dante Simón, membro della Commissione inviato dal Vaticano per indagare sugli eventi del Próvolo, il quale sosteneva che “una ragazza, un ragazzo … si innamora di un prete e non risponde. L’uomo e la donna possono essere disgustati, quindi lo denunciano, e dato che è necessario intervenire di propria iniziativa, prima della denuncia, è necessario intervenire, tante cause vengono respinte “.

    50 – Non ha avviato un processo canonico contro il vescovo di San Francisco, Córdoba, Sergio Buenanueva, che ha espressamente riconosciuto: “Il nostro grande errore è stato proteggere i preti violenti”.

    51 – ha approvato la decisione della Commissione di indagare sui fatti del Provolo nel suo rifiuto di fornire informazioni e documentazione al procuratore, nel caso, basandosi sul Concordato del 1966. violando, così la sentenza della Corte Suprema Mendoza – caso Ivan Gonzalez contro arcivescovo di Mendoza – che ordinò alla chiesa di fornire informazioni alle vittime.

    52 – Non ha avviato procedura canonica per determinare una responsabilità per omissione e negligenza, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorevole” contro i vescovi argentini elencati di seguito, incaricati di seguire i sacerdoti incardinati nella loro diocesi denunciati per abuso sessuale nelle sedi statali e / o canoniche:

    -Hector Aguer, sacerdote Héctor Ricardo Giménez (La Plata).

    -José María Arancedo, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata) e Luis Brizzio (Santa Fe).

    -Antonio Marino, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata).

    -Ricardo Faifer, prete Domingo Jesús Pacheco (Corrientes).

    -José María Arancibia e Sergio Buenanueva, i preti Jorge Luis Morello e Raúl del Castillo (Mendoza).

    -Carlos María Franzini (deceduta) e Dante Braida, i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho (Mendoza).

    -Juan Alberto Puiggari, i preti Justo José Ilarraz, Marcelino Moya, Juan Diego Escobar Gavíria.Estanislao Karlic e religiosa Bibiana Fleitas (Entre Ríos),

    -Oscar Ojea e Mario Poli, prete Mario Koessler (San Isidro, Buenos Aires).

    -Mario Cargnello, i sacerdoti Emilio Raimundo Lama e Agustín Rosa Torino (Salta).

    -Luis Urbanc, i preti Juan de Dios Gutiérrez e Renato Rasjido (Catamarca).

    -Adolfo Uriona, sacerdote Carlos Alberto Dorado (Santiago del Estero).

    -José Masín e Rubén Martínez, sacerdote Néstor Monzón (Chaco).

    -Guillermo Rodríguez Melgarejo e Sergio Buenanueva, prete Carlos José (San Martín, Buenos Aires).

    +

    Analisis

    https://www.unoentrerios.com.ar/pais/victimas-abuso-sexual-piden-investigar-karlic-y-puiggari-n1543192.html

  • Savona: ancora una volta teatro internazionale. Dal 5 al 9 febbraio si gira uno spot sulla pedofilia clericale.

    Savona: ancora una volta teatro internazionale. Dal 5 al 9 febbraio si gira uno spot sulla pedofilia clericale.

    Savona, sede legale delle Rete L’ABUSO – di fatto l’unica associazione italiana fondata e composta da sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – sarà ancora una volta “il palco”, questa volta di uno spot TV di 30” che l’associazione produrrà grazie all’aiuto di Simone Padovani, giornalista, fotografo e corrispondente di alcune tra le maggiori testate della stampa estera tra cui il New York Times, BBC.

    Il primo documento che racconta quello che chiameremo “il caso Italiano” fu il docu-film prodotto da Silvia Luzi e Marco Bellino per Pess-TV dal titolo “La preda, silenzio nel nome di Dio”, un documento del 2013 che testimoniò non solo il caso savonese, ma anche quello dei bambini sordi abusati nell’istituto cattolico Antonio Provolo di Verona, un docu-film di 56 minuti, trasmesso in 42 paesi, che partecipò anche al Film Festival di Bari ma non fu mai trasmesso in Italia.

    Dello spot, prodotto dalla Rete L’ABUSO e ideato dalle vittime, lasciamo trapelare qualche indiscrezione, questa volta, saranno 8 bambini a veicolare per le vittime il loro messaggio, nel quale chiederanno conto e garanzie concrete a papa Francesco.

    L’iniziativa è solo l’ultima tappa di una più ampia campagna di consapevolezza nella quale Simone Padovani ha già investito circa sei mesi del suo lavoro, fotografando e intervistando i veri protagonisti di quella che chiamerei una tragedia nazionale, ovvero le vittime che, ad oggi, non hanno ancora ottenuto una risposta seria e concreta dalla chiesa.

    Simone Padovani ha partecipato con l’Associazione agli incontri pubblici, ai processi, ai colloqui con alcune vittime e le famiglie che l’Associazione segue, documentando anche quello che non si vede, il lavoro spesso sommerso degli attivisti della Rete L’ABUSO.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Provolo, il Ministero al M5S: “Don Corradi ha chiesto il cambio di cittadinanza”

    Provolo, il Ministero al M5S: “Don Corradi ha chiesto il cambio di cittadinanza”

    La deputata del Movimento 5 Stelle, Francesca Businarolo,torna sul caso del sacerdote veronese arrestato in Argentina e sulle denunce presentate dagli ex alunni della struttura per gli abusi che si sarebbero verificati tra il 1955 e il 1984“

    È la deputata del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo a ritornare sui casi dell’arresto di don Nicola Corradi, il sacerdote dell’Istituto Provolo fermato in Argentina nel 2016, e i presunti abusi denunciati da alcuni ex allievi dell’istituto per sordomuti, che sarebbero avvenuti a Verona tra il 1955 e il 1984.
    L’esponente del M5S riprende proprio la denuncia degli ex alunni, che collega il sacerdote veronese agli episodi che si sarebbero verificati nella struttura scaligera, alla quale ha fatto seguito da parte della procura di Verona l’apertura di un’inchiesta, in cui legge come “si addebiterebbe alla Curia veronese la violazione del dovere di vigilanza e l’omissione dei nominativi dei sacerdoti interessati dagli episodi, tra cui quello di don N.C.”.

    Businarolo ha presentato sull’argomento un’interrogazione al Ministero degli Esteri, dalla cui risposta ha appreso la notizia che lo stesso don Corradi avrebbe fatto richiesta di riottenere la cittadinanza italiana, concessagli a marzo in virtù di un accordo bilaterale tra i due Paesi.

    Quella del Provolo è una ferita aperta – spiega Businarolo – ci sono troppe persone che non hanno ancora avuto una risposta su quanto accaduto. Il caso argentino ci ricorda che non possiamo fare finta che non sia successo nulla: anche se le vicende sono prescritte, e anche la maggioranza degli accusati è deceduta, è importante salvaguardare il diritto alla verità di quanti si dichiarano vittime. Sono lieta, da questo punto di vista, che il ministero abbia assicurato la piena volontà di collaborare con le istituzioni argentine e fare luce fino in fondo sulla vicenda.

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    http://www.veronasera.it/cronaca/caso-provolo-ministero-francesca-businarolo-don-corradi-cittadinanza-12-dicembre-2017.html

     

  • #APOYO – Rete L’ABUSO in appoggio ai sopravvissuti del Provolo di Mendoza e non solo…

    #APOYO – Rete L’ABUSO in appoggio ai sopravvissuti del Provolo di Mendoza e non solo…

    La rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero argentina, lancia una campagna di sensibilizzazione sul caso degli allievi abusati negli istituti cattolici per bambini sordi Antonio Provolo, la cui sede è in Italia, a Verona. Ed è da lì che tutto ebbe inizio.

    Una lunga storia di omertà ed omissioni che, per i sopravvissuti argentini, inizia quando i vertici dell’Istituto Antonio Provolo di Verova, a seguito di diverse denunce nei confronti di alcuni preti dell’istituto italiano, decidono, nell’intento di evitare lo scandalo, di trasferire alcuni di loro in Argentina, in un omonimo istituto. Tra loro c’è anche don Nicola Corradi che resterà a capo dell’istituto argentino fino al giorno del suo arresto.

    La Rete L’ABUSO appoggia questa campagna di sensibilizzazione su un caso, quello del Provolo di Mendoza, che coinvolge anche il nostro paese e che, anche qui, ha prodotto decine di vittime che chiedono giustizia e di non essere dimenticate.

    Potete sostenere questa campagna diffondendo l’articolo, oppure scattando una foto con in mano il cartello #APOYO.

    L’Ufficio di Presidenza

  • FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti  “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

    FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

    A pochi giorni dalla conclusione del processo che ha visto Francesco Zanardi e Damnjan Mitrovic assolti dalle accuse di diffamazione avanzate nel 2014 da don Andrea Margutti, proprio mentre Zanardi stava preparando la sua difesa per quell’udienza, sono emersi nuovi fatti.

    Tra il materiale raccolto dall’Associazione Rete L’ABUSO dopo i vari eventi, che siano incontri pubblici, processi o altre iniziative, spesso arrivano a vario titolo anche gli articoli di giornale legati all’evento, materiale che spesso non viene guardato ma semplicemente archiviato come rassegna stampa.

    Ed è proprio tra questo materiale, mentre si preparava all’udienza dello scorso 3 novembre, che cercando le parole chiave Andrea Margutti spunta dall’archivio un articolo de “Il resto del Carlino” del 29 marzo del 2017, il giorno successivo all’udienza che vide deporre in aula a Ferrara, proprio il Presidente della Rete L’ABUSO.

    Un articolo sfuggito all’attenzione di Zanardi che il giorno successivo a quell’udienza era in viaggio verso Verona dove aveva una conferenza stampa relativa al caso dell’Itituto Antonio Provolo, per poi rientrare solo il giorno successivo nella sede di Savona.

    Nell’articolo apparso a pagina 3 a firma del giornalista Nicola Bianchi dal titolo “Io parroco reietto della Chiesa. Scaricato per quelle accuse false”, subito nelle prime righe si legge alla domanda “don MARGUTTI come sta” – “Male malissimo. La mia vita, dal giorno in cui quei delinquenti hanno inventato quelle storie contro di me è totalmente cambiata. Distrutto”.

    Dopo la grave affermazione, l’articolo continua riportando una serie di dichiarazioni mendaci da parte del Margutti, il quale piangendosi addosso, si dice ridotto allo stremo economico, imputando l’intera responsabilità a quelli che lui definisce essere “delinquenti”.

    Ma il Margutti mente, e lo fa senza alcun ritegno perché sa bene, almeno quanto lo sappiamo noi della Rete L’ABUSO, che la sua sospensione a divinis non è affatto dovuta a quelle accuse di pedofilia, lo conferma anche la diocesi, ironia della sorte proprio nella stessa pagina dell’articolo in oggetto.

    Quanto apparso su “Il resto del Carlino” era già più che sufficiente per l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa, tanto più che i due “delinquenti” risultano incensurati.

    Ma come dice il detto “il diavolo fa le pentole e non i coperchi” così, mentre Zanardi per rispolverare i passaggi di quell’indagine continua a leggere i documenti del caso, nelle trascrizioni delle fonoregistrazioni dell’udienza avvenuta il giorno precedente alla pubblicazione dell’articolo, si accorge di un’altra dichiarazione non corrispondente al vero, questa volta però fatta da Margutti durante l’udienza e di fronte al Giudice.

    A pagina 15 della trascrizione infatti, alla domanda dell’avvocato Debora Grigolato (difensore di Zanardi) “lei è stato sospeso? (…)”, il teste Andrea Margutti risponde: “io posso anche rispondere, io sono stato sospeso a divinis a seguito della condanna di primo grado perché lo prevede il diritto canonico, non è che lo hanno fatto perché io sono pelato, sono brutto, è perché il diritto canonico prevede che in caso di una condanna, in questo caso poi era una condanna per pedofilia, quindi la cosa più brutta…”.

    Infatti, presumibilmente al fine di aggravare la posizione degli imputati, al fine di giustificare la propria sospensione a divinis e probabilmente al fine di legittimare e rafforzare la richiesta di risarcimento danni insita nella propria costituzione di parte civile, don Andrea Margutti effettua delle dichiarazioni nei fatti non corrispondenti al vero.

    Nei giorni scorsi è stata depositata formale querela per i fatti che riteniamo gravi, diffamatori e lesivi non solo dell’onorabilità del presidente Francesco Zanardi, ma della stessa associazione che si ritrova lesa per quelle dichiarazioni, in un articolo che di fronte alle pesanti affermazioni del sacerdote, non ha ritenuto opportuno, almeno per una doverosa replica, di interpellare i diretti interessati.

    L’ufficio di Presidenza

  • Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

    Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

    La versione più distorta della predicazione ha lo scopo di convincere le coscienze e non di stimolarle nel ragionamento critico. Le conquista imbambolandole e rendendole infantili, tramite azioni e gesti plateali capaci di raccogliere consensi. È questa la ragione del drastico rifiuto della concessione della grazia da parte di Papa Bergoglio nei confronti dei cosiddetti ‘preti pedofili’. Ma è proprio il caso di dire che stavolta il buco è troppo grosso per una toppa improvvisata come questa: non basta negare il perdono – contraddicendo tra l’altro i precetti fondamentali della religione cristiana – per sistemare decenni e decenni di insabbiamenti. Non si cancellano anni di omissioni e complicità riprovevoli semplicemente dando le spalle ai pesci che non sanno nuotare da soli. Gli intrighi ecclesiastici con i reati di pedofilia vantano rapporti consolidati e saldi. È infatti dai primi anni 2000 che vengono alla luce i tasselli di questa tragica storia, soprattutto grazie alla grande inchiesta avviata a Boston dal quotidiano The Boston Globe, che ha coinvolto nomi molto importanti. Da John J. Geoghan, un prete condannato a dieci anni di carcere per aver abusato di un bambino, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, accusato di aver permesso a diversi preti – già accusati di violenze su minori – di continuare ad operare in parrocchie non informate dei fatti. Il 13 dicembre 2002 quest’ultimo, prima di rassegnare le sue dimissioni a Giovanni Paolo II, è costretto a fornire all’autorità giudiziaria 90 nomi di sacerdoti responsabili di molestie a danno di minori. L’inchiesta riesce a svelare denunce e condanne per reati di pedofilia insabbiati: nella sola Boston vengono accusati 89 sacerdoti e rimossi dall’incarico più di 55 preti. Nel 2002, la conferenza episcopale statunitense commissiona uno studio sul fenomeno, ormai accertato, al John Jay College of Criminal Justice di New York, il quale dopo circa due anni conferma le 6.700 accuse contro circa 4.392 sacerdoti e diaconi in carica negli Stati Uniti fra il 1950 e il 2002, cioè circa il 4% del totale dei sacerdoti. Dei 4.392 accusati, soltanto poco più di 100 sono stati condannati a pene detentive. Nel biennio 2009-2010 invece è la volta delle ‘magagne’ europee, fra queste anche l’Italia. Uno dei casi più estesi e complessi è quello irlandese, raccontato anche in un documentario della BBC, Sex crimes and the Vatican, che racconta i casi di 100 bambine e bambini abusati da 26 sacerdoti irlandesi. Proprio questi, sempre secondo il servizio della BBC, sarebbero stati coperti dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede. Lo stesso che poi l’8 febbraio 2010, durante l’assemblea plenaria per la famiglia, condanna tutti quei comportamenti inconciliabili con la tutela dei diritti e della dignità dei minori. Dopo circa nove anni di indagini, l’inchiesta sul caso irlandese lascia a dir poco sbigottiti perché arriva a coinvolgere migliaia di bambini e adolescenti (le testimonianze di violenze sarebbero circa 2.500, avvenute fra gli anni ‘40 e ‘80), abusati nelle scuole, negli orfanotrofi e nei riformatori gestiti dagli ordini religiosi cattolici irlandesi. Cifre ridimensionate dalla dichiarazione dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, durante un intervento al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, che riduce il fenomeno ad un’incidenza compresa fra l’1,5% e il 5%. A rimanere un dato certo è però l’autonomia della magistratura ecclesiastica e dunque la ritrosia a rendere pubbliche e note denunce e vicende che richiederebbero un’indispensabile partecipazione collettiva.

    I casi italiani più noti

    La storia degli abusi in Italia è costellata davicende raccapriccianti. A partire dal processo avvenuto presso il Tribunale di Roma, nei confronti di don Ruggero Conti, parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma, accusatoper l’abuso di 7 minori dal 2001 al 2008, anno in cui viene arrestato e condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione. Fino al caso Bertagna, riguardante l’omonimo don Pierangelo Bertagna, ex abate dell’abbazia di Farneta, in provincia di Arezzo, che viene arrestato l’11 luglio 2005, in seguito alla denuncia di un bambino tredicenne.Confessa abusi avvenuti a partire dal 1988,inizialmente nelle sue zone di origine, la Lombardia e il Bresciano – quando ancora non era entrato in seminario – ai danni di 38 bambini fra gli otto e i quindici anni. Bertagna confessa che padre Vittorio Cappelletto, capo dell’associazione dei Ricostruttori della preghiera, e anche alcuni altri membri dell’associazione stessa ne erano a conoscenza. È stato condannato a 8 anni di carcere nel giugno 2007, soltanto per 16 dei 38 abusi confessati.

    Altro caso è quello dell’ex seminarista Marco Marchese, che ha denunciato gli abusi subiti da parte di don Bruno Puleo, il quale ha poi patteggiato dichiarandosi colpevole. Marchese ha chiesto un risarcimento di 65.000 euro alla Curia di Agrigento, ma il vescovo, Carmelo Ferraro, ha risposto con una richiesta di 200.000 euro per danni di immagine alla Chiesa. Va da sé che lacondanna stabilita da parte delle istituzioni ecclesiastiche per Puleo è consistita nel solo trasferimento in un’altra località, anche qui in seguito accusato di ulteriori abusi sessuali nei confronti di minorenni.

    E ancora, il sacerdote don Mauro Inzoli, ex dirigente del movimento cattolico di Comunione e Liberazione ed ex presidente del Banco Alimentare, condannato il 29 giugno 2016 a 4 anni e 9 mesi di carcere, con l’accusa di violenze su minori, aggravate dall’abuso di autorità. È stato possibile condannarlo per 8 abusi, commessi fra il 2004 e il 2008, mentre gli altri 12 casi, che lo vedevano protagonista di ulteriori vessazioni, sono caduti in prescrizione. Gli abusi avvenivano nell’oratorio, nello studio del prete e nelle località di vacanza dove i gruppi di preghiera si riunivano.

    Il 2009 è anche l’anno dello squallore sconcertante dell’Istituto Provolo di Verona, teatro delle peggiori violenze e vessazioni fisiche e psicologiche. Le accuse sono state sottoscritte da 67persone, ormai di un’età compresa fra i 50 e i 70 anni, e allora bambini e bambine sordomuti chevivevano nell’Istituto. Hanno denunciato abusi protratti per circa trent’anni, fino al 1984. Le vittime e i testimoni dell’accusa, non potranno più avere neanche quella insulsa parvenza di giustizia accordata nei casi precedenti, perché i reati sono caduti in prescrizione. I religiosi accusati sono 25, mentre il numero dei bambini abusati raggiunge circa il centinaio. Poco più di sessanta persone, il 20 novembre 2008, trovano il coraggio di scrivere una lettera a monsignor Gianpietro Mazzoni, vicario giudiziale, ovvero magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona, nella quale riportano i fatti accaduti. «Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave). I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna». Inoltre aggiungono di essere stati oggetti di ulteriorivessazioni, botte e bastonate. Le violenze avvenivano addirittura sotto l’altare e nel confessionale o in gruppo sotto la doccia.

    I ritardi nelle condanne e la complicità subdola sono le cause principali dei numeri impressionanti delle vittime che si sono susseguite negli anni, ma non solo. La caduta in prescrizione e dunque l’impunità della gran parte dei reati è anch’essa frutto dell’omertà che circonda simili circostanze: le poche voci che hanno trovato la forza di raccontare le atrocità subite non state prese in considerazione o sono arrivate troppo tardi per vedere puniti i loro aguzzini. E questa è solo una piccola parte del perché la negazione della grazia è soltanto fumo negli occhi.

    http://www.2duerighe.com/attualita/93521-pedofilia-chiesa-verita-insabbiate-parte-1.html

  • Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

    Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

    Un documento inedito prova che il Vaticano e una delle più alte cariche della magistratura veronese sapevano che nell’Istituto Provolo di Verona erano stati commessi abusi sui bambini sordomuti da parte di almeno tre persone tra preti e laici: l’esclusiva di Fanpage.it.

    Nella storia del caso Provolo di Verona, lo scandalo degli abusi sessuali sui bambini sordomuti da parte di preti e religiosi, c’è un passaggio cruciale. Si tratta della commissione di indagine indipendente che il Vaticano concesse per accertare eventuali responsabilità da parte dei preti. È lo stesso delegato del vescovo di Verona, monsignor Mazzoni, a dichiarare in una lettera del 2010 che la commissione in base alle norme canoniche dovrebbe essere “condotta da organismi della Chiesa stessa”, ma che per garantirne l’imparzialità sarà affidata, invece, ad organismi laici.

    Il documento sull’istituzione della commissione vaticana sul caso Provolo

    Per la prima volta la Chiesa sembra voler andare a fondo nella questione, tanto che a presiederla venne chiamato non un religioso, ma un laico. Si tratta di Mario Sannite, un magistrato in pensione che era stato presidente della sezione penale e poi della corte di appello del tribunale di Verona. Nonostante quest’operazione fu lanciata proprio come un atto di apertura della Chiesa verso le vittime, oggi, a distanza di anni qualcosa non torna. Gli atti della commissione, infatti, furono secretati, tanto che neppure le vittime hanno potuto prenderne visione. Fanpage.it, però, è entrata in possesso di alcuni di questi documenti e oggi può pubblicarli in esclusiva.

    Relazione conclusiva della Commissione indipendente sul caso Provolo

    Nella relazione che Sannite invia al Vescovo di Verona Giuseppe Zenti il 9 ottobre del 2011 (la data è importante), la tesi del giudice è molto chiara. L’Associazione dei sordomuti, “manovrata” dal presidente Giorgio Dalla Bernardina, ha denunciato gli abusi pedofili per ricattare la Compagnia di Maria (l’ente che gestisce il Provolo), quindi per un mero interesse economico. Prova ne è che le denunce sono arrivate a distanza di molti anni e che ne è stata data – scrive il giudice – pubblicità sui giornali. Insomma, il magistrato che doveva indagare gli abusatori finisce per indagare le vittime, mentre accoglie le versioni dei preti. Leggendo il suo resoconto si apprende, infatti, che “non ci sono motivi per dubitare” che Don Rino Corradi non era presso l’Istituto quando si verificarono gli abusi, Don Micheloni pure, mentre Don Danilo Corradi c’era, ma i sordomuti hanno voluto incastrarlo perché era contrario al concedergli una stanza in affitto. Solo per Don Piccoli, invece, le accuse hanno “carattere di verosimiglianza”.

    In sostanza non ci sono colpevoli (se non Don Piccoli), e su tutta la vicenda grava il pesante “sospetto” che i sordomuti stiano agendo in cattiva fede. Eppure solo pochi mesi prima il dottor Sannite, intervistato nel corso della puntata di Matrix del 24 maggio 2011, aveva dichiarato che “almeno tre persone, tra sacerdoti e religiosi avevano ammesso di aver commesso delle violenze sui minori”. Nel giro di 4 mesi, quindi, queste testimonianze scompaiono, sembrano non essere mai esistite. Nella lettera che manda al vescovo, alla fine delle indagini, non c’è traccia di confessioni. Anzi, i preti hanno un alibi perfetto, del quale non c’è motivo di diffidare.

    L’incongruenza è tale che ne abbiamo chiesto conto direttamente al giudice, che ci ha risposto così: “Sì, qualcuno ha confessato, ma non mi ricordo chi”. Anche consultando più volte il suo archivio, Sannite non ha trovato più traccia di queste tre confessioni. “Io sono sicuro – aggiunge – che alcuni di coloro che venivano accusati durante la nostra inchiesta abbiano ammesso, tant’è che erano stati oggetti di provvedimenti sanzionatori e per questo erano stati allontanati dall’Istituto e trasferiti ad altro incarico”.

    Quindi durante le indagini di una commissione istituita per appurare proprio le responsabilità dei sacerdoti, alcuni preti ammisero di aver abusato dei bambini sordomuti, ma le loro testimonianze non furono tenute in considerazione. Ma il punto più oscuro di questa vicenda riguarda proprio i preti trasferiti all’estero di cui parla Sannite. È il caso per esempio di Nicola Corradi, arrestato nel novembre 2016 in Argentina perché accusato di abusi da parte di altri bambini sordomuti nell’istituto sudamericano del Provolo. Abbiamo chiesto al giudice come mai nel 2011 non avesse investigato anche su di lui, visto che il suo nome era stato fatto dalla vittima Gianni Bisoli.

    Il giudice, forse pensando di dirci delle cose già note, su questo argomento fa delle rivelazioni molto importanti. “Don Nicola Corradi – spiega – è sicuramente uno di quelli nei confronti del quale erano stati emessi dei provvedimenti sanzionatori di questo tipo. Don Nicola Corradi è stato trasferito in Argentina per questo motivo, perché era accusato di fatti di questo tipo. Lo so perché parlando con Don Mazzoni [il vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico], parlando col vescovo, sono venuto a saperlo”.

    Stando a quanto dice il Presidente della commissione, quindi, negli ambienti ecclesiastici si sapeva che Don Nicola Corradi era stato trasferito perché sul suo conto pendevano accuse di abusi. Lo sapeva il monsignor vicario e lo sapeva il vescovo. E allora perché la Curia non lo fermò? Perché è intervenuta prima la magistratura arrestandolo 5 anni dopo?

    È un aspetto che andrà chiarito visto che proprio la Curia di Verona potrebbe essere tirata in ballo per responsabilità omissive nell’affaire Corradi. Di questi trasferimenti, però, non c’è traccia nelle carte della commissione in nostro possesso.

    Le incongruenze sul lavoro di questa commissione, però, sono molte. I sordomuti accusanti erano 67, la commissione ne ascoltò soltanto 17. I preti accusati erano 29, nel documento in nostro possesso si parla solo di 4 preti interrogati. Non solo. La parte principale della ricostruzione dell’accaduto si basa sul caso di Gianni Bisoli, una delle vittime di abusi, la cui testimonianza viene completamente screditata come inverosimile, salvo poi scoprire a distanza di anni che uno dei documenti su cui il teste non era ritenuto attendibile fu falsificato. Lo stesso Sannite ammetterà l’esistenza di questo falso in un’intervista di Andrea Tornago su Il Fatto Quotidiano.

    Infine un dettaglio piuttosto indicativo: uno dei religiosi su cui si espresse la sentenza, Fratel Lino Gugole, nell’agosto del 2011, risulta morto mentre nel novembre 2012 viene dato per vivo proprio dalla commissione, in una lettera che il vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, scrive alle vittime di abusi per informarli dei provvedimenti che la Santa Sede ha preso contro i preti pedofili.

    Il documento della commissione vaticana del caso Provolo

    È qui che possiamo leggere il verdetto di questo lavoro durato anni. A pagare le spese di tutte le accuse è un prete solo: Don Eligio Piccoli, l’unico a ricevere un precetto penale dal Vaticano per i fatti del Provolo. Don Piccoli viene condannato ad una vita completamente dedita alla preghiera e alla penitenza, al divieto di contatti con minori e all’assidua sorveglianza da parte di uomini indicati dal Vescovo di Verona. Altri preti, invece, ricevono provvedimenti più blandi come allontanamenti e ammonizioni.

    Perché proprio Don Piccoli riceve questo precetto penale? Di quale colpa maggiore si era macchiato rispetto agli altri sacerdoti accusati? È una domanda alla quale sarebbe facile rispondere, ma anche il suo interrogatorio è coperto dal segreto.

    Atti della commissione di indagine sul caso Provolo

    Le vittime che da quasi 30 anni aspettano verità e giustizia si sono rivolte più volte a questo organismo “indipendente” per conoscere i nomi dei rei confessi e la natura di queste confessioni. “Questi atti sono stati raccolti da una commissione conoscitiva laica, anche se è stata istituita dalla Chiesa, ma è stata volutamente affidata ad organismi laici proprio per garantirne l’obiettività e la trasparenza, – ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso – non possono invocare ora il segreto pontificio su queste indagini, le vittime di abusi sessuali dei preti pedofili hanno il diritto di conoscere la verità”.

    http://www.fanpage.it/istituto-provolo-abusi-sui-bimbi-sordomuti-in-esclusiva-i-documenti-secretati-dal-vaticano/

  • Kosaka Kumiko, le Suore della Compagnia di Maria, le Gianelline e gli “amici” del Provolo

    Kosaka Kumiko, le Suore della Compagnia di Maria, le Gianelline e gli “amici” del Provolo

    Tutta la vicenda ha inizio dalla notizia apparentemente eclatante di poche settimane fa, il commissariamento della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, ovvero la congregazione maschile che per anni ha gestito, o almeno tutti credevamo, gli istituti Antonio Provolo, da quello di Verona, alle succursali oltreoceano.

    Nel precedente articolo avevamo raccontato quanto scoperto dopo l’annuncio del commissariamento della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, ovvero che esistono due congregazioni con nomi simili, la “Compagnia di Maria…” e le “Suore della Compagnia di Maria…” e che la congregazione commissariata in realtà non era più quella che gestiva gli Istituti Provolo, adesso la gestione, come loro stesse rivelano sui siti delle strutture Provolo oltreoceano, è delle “Suore della Compagnia di Maria…”.

    Durante la breve indagine che ho condotto era emerso anche un curioso comunicato stampa datato 7 maggio 2017 (pochi giorni dopo l’arresto della suora Kosaka Kumiko) a firma della di Verona, Madre Elisa Duarte Cabrera nel quale, a nome delle “Suore della Compagnia di Maria…” si dissociava non solo dalla suora arrestata, che effettivamente non appartiene alla loro congregazione, ma anche dal fatto che non erano loro a gestire l’istituto nella bufera, quello di Mendoza, mentre confermava la gestione di tutti gli altri, quello di La Plata, in Paraguay e in Bolivia.

    La riflessione che mi era venuta spontanea fu “ma se non sono loro a gestire l’istituto di Mendoza e Kosaka Kumiko non è della loro congregazione, perché scrivere un comunicato per dissociarsi quando non solo nessuno le aveva tirate in causa, ma nessuno si era nemmeno mai accorto che erano loro a gestire gli istituti ? “

    La domanda è rimasta li qualche giorno finché, scartabellando nei documenti ne troviamo alcuni del 2006, proprio del periodo in cui prende i voti un altro sacerdote coinvolto nello scandalo di Mendoza, Horacio Corbacho ed in quella serie di documenti, contrariamente a quanto hanno sempre affermato le “Suore della Compagnia di Maria…” si evince che da tempo queste collaboravano con i preti della “Compagnia di Maria…” e anche con altre monache, le Gianelline.

    Andiamo quindi a vedere chi sono queste Gianelline e scopriamo che Kosaka Kumiko sembrerebbe appartenere proprio a quella congregazione.

    Troviamo infatti la sua immagine – probabilmente dimenticata dopo lo scandalo – proprio sul loro sito, mentre abbraccia due bambini. Un pò incredulo per l’apparente macroscopica gaffe, non potendo verificare il nome della suora nella foto del sito, vado a fare un confronto visivo con una foto d’archivio della quale sono certo sia la Kumico. È lei, persino la piega dei capelli sotto il velo è identica !

    Sempre sul loro sito scopriamo che hanno sedi in tutto il mondo compresa l’Argentina e che la loro Casa Generalizia è a Roma.

    Ora sorge un’altra domanda; perché Kosaka Kumiko era all’Istituto Provolo di Mendoza quando in realtà le Gianelline hanno strutture proprie in Argentina dove la suora poteva lavorare? Era al Provolo per qualche oscuro motivo o perché più semplicemente le Gianelline collaborano con il Provolo o pure con le “Suore della Compagnia di Maria” ?

    Era forse questo il motivo per il quale la Superiora generale delle “Suore della Compagnia di Maria…”, Madre Elisa Duarte Cabrera ha scritto quel comunicato per dissociarsi ?

    Continua…

    di Redazione

  • PROVOLO: Papa Francesco sbaglia congregazione e commissaria IL NULLA ?

    PROVOLO: Papa Francesco sbaglia congregazione e commissaria IL NULLA ?

    Di pochi giorni fa la notizia che papa Francesco ha commissariato, per mano della Congregazione Vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata, tutte le sedi del don Provolo nominando come Commissario Apostolico della congregazione Alberto Bochatey, il quale garantisce che la Chiesa sarà «implacabile» e che «Qui nessuno potrà scappare» …

    Al di la del fatto che il don Provolo non è una congregazione religiosa e non è stato per nulla commissariato, si deve prendere atto che il Vaticano, dopo dieci anni di denunce inascoltate da parte degli ex allievi di Verona, dopo un’indagine interna, dopo una commissione di inchiesta, si confermava che gli abusi c’erano stati e anche questa volta interviene solo dopo l’azione della magistratura, alla vigilia del processo e quando oramai la situazione è disastrosa e ci sono delle altre vittime. Ammettere oggi che «da parte dei superiori non c’è stata conduzione adeguata» è francamente inaccettabile.

    Ma che cosa è successo in concreto ? Chi o cosa è stato commissariato?

    È necessario fare un rapidissimo viaggio nel passato per poter capire: La scuola Don Provolo  per l’educazione dei sordomuti venne fondata nell’ottobre del 1830 e fu una tra le prime in Italia. Il 3 settembre del 1839 don Provolo volle costituire anche una comunità di sacerdoti che si dedicassero in particolare all’istruzione dei sordi,  la Congregazione della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

    Due anni più tardi, nel 1841, come auspicava anche l’allora Vescovo di Verona Mons. Aurelio Mutti, don Provolo diede vita anche alla congregazione femminile, le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” di cui diventerà la direttrice una delle sue più strette collaboratrici, Fortunata Gresner. Verso la metà del ‘900 le due congregazioni della Compagnia di Maria chiesero e ottennero il riconoscimento giuridico con gli effetti civili dello Stato.

    La prima fu quella maschile (quella attualmente commissariata dal Vaticano) che ottenne dall’allora Presidente provvisorio della Repubblica Italiana Enrico De Nicola, con D.P.R. n.925 del 22.07.1947, il riconoscimento giuridico. La sede della Casa Generalizia veniva indicata in Stradone Antonio Provolo n.20 a Verona, la congregazione veniva denominata “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” e sarà quella che gestirà la scuola maschile, l’Istituto Antonio Provolo.

    Otto anni dopo anche quella femminile chiederà e otterrà il riconoscimento giuridico con D.P.R. n.149 del 22.01.1955 e, pur ereditando quelli che sono i principi e valori del fondatore don Provolo, avrà un decreto a se e la sede sempre in Stradone Provolo ma non allo stesso numero dell’istituto maschile, poco più in la, dopo la chiesa al numero 43 e sarà denominata “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”.

    Quindi scopriamo ci sono due congregazioni di Diritto Pontificio con nomi simili ed entrambe ispirate agli stessi valori, quelli di don Antonio Provolo, quella maschile (attualmente commissariata) alla quale appartengono Corradi e Corbacho e che si chiama “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” e quella delle “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute” che tutti, compresi noi della Rete L’ABUSO e anche i colleghi dell’Associazione Sordi Provolo Onlus di Verona, pensavamo gestisse solo l’altro istituto, il Fortunata Gresner di Verona.

    Ed è qui il colpo di scena, perchè le “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”, che gestiscono l’Istituto Fortunata Gresner di Verona, già nel 2012, quando un loro ex allievo, Giuseppe Consiglio, denunciò anche all’autorità giudiziaria di essere stato molestato sessualmente da G.M., un prete dell’Istituto adiacente (tutt’ora nell’istituto), il Provolo, negarono qualsiasi contatto con quei sacerdoti. Situazione che ribadirono ancora pochi mesi fa nell’intervista di Sacha Biazzo per Fanpage.

    Oggi scopriamo che invece da anni sembrerebbe siano loro, le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” a gestire tutti gli istituti Antonio Provolo, quelli in Argentina (Mendoza e La Plata), in  Paraguay , in Bolivia e in  Romania : lo dicono sul loro sito web … quello argentino di La Plata !

    A questo punto siamo costretti a farci qualche domanda perchè dai documenti in nostro possesso, siamo certi che nel 2003 almeno l’istituto argentino di La Plata  era gestito dalla Compagnia di Maria ed era diretto da don Giovanni Granuzzo, oggi rientrato a Verona e non dalla Suore della Compagnia di Maria. Lo dice l’INFORMATIVA DEL REGISTRO DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA (vedi documento tradotto a lato). Quando è avvenuto il cambio della guardia ? E se c’è stato, perché è avvenuto così di nascosto?

    Sia a noi che ai colleghi di Verona la cosa sembra davvero troppo grossa, incredibile perchè, se quanto abbiamo scoperto fosse vero, sarebbe come dire che di fatto papa Francesco ha commissariato il NULLA in quanto la sede veronese del Provolo è praticamente inattiva da anni, il distaccamento di Chievo è in stato di abbandono tranne qualche area che però è gestita da cooperative e non più dai preti della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

    Andiamo quindi a cercare conferme alla nostra incredulità e troviamo addirittura un comunicato stampa dell’attuale Superiora generale del Gresner di Verona, Madre Elisa Duarte Cabrera, nel quale lei stessa conferma che sono proprio le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” a gestire gli istituti esteri. In quello stesso comunicato però si dissocia – stranamente –  solo dall’istituto di Mendoza. Lì per lì la dichiarazione della superiora ci suona un po’ strana perché l’istituto mendocino dipende da quello platense, e se quello platense è delle Suore della Compagnia di Maria, suona strano che quello mendocino non sia gestito da loro.

    Excusatio non petita, accusatio manifesta. “Scusa non richiesta, accusa manifesta”

    Leggendo meglio quello che scrive la suora notiamo altre stranezze, per esempio il fatto che quel comunicato sia stato scritto dalle suore del Gresner per prendere le distanze dall’arresto della suora Kosaka Kumico. Ma che motivo aveva la superiora del Gresner per prendere le distanze da una situazione accaduta oltreoceano, dove nessuno metteva in mezzo le suore veronesi ? Perché si sono sentite tirate in causa ? Soprattutto se poi, come dichiara la superiora, con Mendoza loro non centrano. (leggi articolo a lato al quale le suore hanno risposto)  (leggi il comunicato della superiora integrale firmato)

    Andiamo allora a cercare nelle dichiarazioni della diocesi di Mendoza e troviamo quella del portavoce Marcelo de Benedictis che nel novembre scorso, pochi giorni dopo l’arresto dei sacerdoti Corradi e Corbacho, sottolineava che “In Argentina l’Istituto Provolo ha sede centrale ne La Plata e dipende dalla Suore della Compagnia di Maria, un ordine religioso per sordi. “Appena abbiamo saputo della denuncia abbiamo comunicato con la casa centrale in Verona per essere messi al corrente di ciò che stava succedendo. Se avessimo avuto qualche indizio, avremmo fatto noi la denuncia”… (leggi articolo originale del Clarin a lato, di cui abbiamo riportato il testo tradotto)

    Giusto per scrupolo, grazie a Google Steet View andiamo a vedere le riprese dei vari Istituti Antonio Provolo nel mondo che vi proponiamo qui sotto e che, tra tutti quelli dove è stato possibile vedere tramite il servizio di Google, in alcuni emergerebbe persino nelle insegne che gli Istituti Antonio Provolo non sono più gestiti dai preti ma dalle “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute”.

    Quindi, che cosa è successo e cosa potrebbe ancora succedere ? Quali sono i possibili scenari futuri ?

    Ci sono due aspetti della stessa vicenda: il primo di carattere religioso e relativo alla sola “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, il secondo invece economico perchè se la congregazione venisse soppressa, che fine farebbero i beni materiali ?

    Per il momento, anche se praticamente inattiva, la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” è di fatto commissariata. Il Commissario Apostolico raccoglierà quanto richiesto dalla Santa Sede e lo consegnerà a Roma. Viene da sè che non necessariamente lascerà una copia dove il materiale verrà raccolto: la Santa sede potrebbe anche decidere di sottoporre tutto al Segreto Pontificio.

    Per quanto riguarda la congregazione, dopo il commissariamento la stessa potrebbe essere soppressa, i preti incardinati passati ad altre congregazioni e la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” cesserebbe di esistere.

    Sarebbe certo una bella beffa soprattutto per le vittime perchè in questo caso i beni materiali, a meno che non siano già stati trasferiti ad un altro ente religioso, potrebbero ritornare al Vaticano o magari potrebbero essere donati ad un’altra congregazione religiosa, anche alle Suore della Compagnia di Maria, perché no? Di fatto hanno assorbito la missione dei sacerdoti e, dal momento che la stanno portando avanti e usano le loro strutture, perché non donargliele?

    Per le vittime la cosa sarebbe di certo tragica perché, ad esempio, gli edifici che ospitano le scuole nei vari paesi, è verosimile pensare che siano di proprietà della “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, con casa madre a Verona.

    Bene: nessuno di questi immobili al momento risulta pignorato, solo Mendoza che è solo sequestrato dall’Autorità Giudiziaria. Se per esempio la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” decidesse – in vista di una ipotetica soppressione della congregazione dopo il commissariamento – di donarli ad un’altra congregazione, sarebbe possibile farlo. Ed essendo la congregazione donante residente, e come abbiamo visto dalla Gazzetta Ufficiale giuridicamente registrata in Italia, basterebbe che l’Istituto Provolo in Stradone Provolo 20, facesse donazione con un atto notarile. La stessa cosa accadrebbe anche se questi beni andassero al Vaticano.

    Certo che, dopo una eventuale condanna dei preti e nell’ipotesi di una richiesta di risarcimento civile, per le vittime potrebbe rimanere davvero poco da prendere. Di certo gli imputati andrebbero in carcere, questo sembra inevitabile, ma se i beni oggi passassero a altri, oggi che non sono pignorati, diverrebbero intoccabili in futuro.

    Come per le vittime veronesi, anche quelle argentine oltre al danno la beffa.

    Faremo altre ricerche. Continua …

  • Pedofilia, dopo gli scandali in Argentina pugno di ferro del Vaticano: commissariata la Congregazione Provolo

    Pedofilia, dopo gli scandali in Argentina pugno di ferro del Vaticano: commissariata la Congregazione Provolo

    Papa Francesco ha preso una decisione drastica nei confronti dell’istituzione religiosa travolta dallo scandalo pedofilia in Sud America, che coinvolge anche la sede-madre in Veneto, dove ha operato un anziano sacerdote finito agli arresti a Mendoza alcuni mesi fa.

    E pensare che a febbraio Papa Francesco aveva autorizzato il decreto con cui venivano riconosciute le virtù eroiche del veronese don Antonio Provolo (1801-1842), fondatore della Congregazione che si occupa dell’educazione dei sordomuti. Praticamente l’anticamera della beatificazione. Adesso il Vaticano ha preso una decisione drastica nei confronti dell’istituzione religiosa travolta dallo scandalo pedofilia in Argentina, che coinvolge anche la sede-madre in Veneto, dove ha operato un anziano sacerdote finito agli arresti a Mendoza alcuni mesi fa.

    La Congregazione è stata commissariata, con la contemporanea nomina del vescovo ausiliare di La Plata, monsignor Alberto Bochatey, quale “commissario apostolico” di tutte le sedi dell’organizzazione che gestisce l’istituto di Mendoza. E quindi è finita sotto tutela anche l’attività italiana, che si è diversificata nei settori dell’educazione all’infanzia e della formazione professionale. Il Vaticano, attraverso la Congregazione per gli istituti di vita consacrata, ha quindi optato per il pugno di ferro, a distanza di parecchi mesi dalla diffusione della notizia sullo  scandalo per abusi sessuali ai danni di almeno 22 bambini sordomuti.

    Le indagini in terra argentina hanno portato all’arresto di due religiosi, uno dei quali è veronese. Si tratta di don Nicola Corradi, di 83 anni, poi scarcerato per motivi di salute, che si trova da tempo un Sud America. L’altro è don Horacio Corbacho. Il vescovo di La Plata, dopo i provvedimenti restrittivi, aveva detto: “Se i fatti saranno accertati dalla magistratura, la Chiesa sarà implacabile. Qui nessuno potrà scappare”. E il garante per i diritti e la protezione dei portatori di handicap di Mendoza, Juan Carlos Gonzalez, aveva chiesto che i responsabili religiosi della sede locale del Provolo lasciassero la provincia: “L’istituto ha perso ogni autorità morale e, sebbene non sia obbligato legalmente a farlo, dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato ed andarsene”. L’inchiesta è aperta anche nei confronti di un chierichetto e di due impiegati amministrativi. Inoltre, lo scorso maggio in Argentina era stata arrestata per abusi sessuali anche una religiosa, Kosaka Kumiko, 42 anni, che alcuni ex studenti dell’istituto avevano chiamato la “suora cattiva”, come riportato dai giornali locali. L’interessata aveva però negato tutto.

    In Italia la “Rete L’Abuso Onlus” ha presentato alcuni mesi fa tre denunce alla Procura della Repubblica di Verona, chiedendo di approfondire le indagini in Italia per verificare se siano accaduti episodi analoghi a quelli contestati in Argentina. “Tre fascicoli e decine di documenti dimostrano nero su bianco che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona” aveva dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete. Nelle denunce si ricorda lo scandalo avvenuto a Verona, che risale a oltre un decennio fa e che aveva portato al trasferimento oltreoceano di don Corradi. “Le gerarchie conoscevano dal 2009 la pericolosità di quel prete” ribadisce Zanardi. Eppure in Argentina non era mai arrivata dalla sede di Verona la comunicazione dei sospetti di pedofilia emersi in Italia.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/21/pedofilia-dopo-gli-scandali-in-argentina-pugno-di-ferro-del-vaticano-commissariata-la-congregazione-provolo/3808031/