Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Verona

  • Zenti si scusa con Dalla Bernardina Commissione per gli abusi al Provolo

    Zenti si scusa con Dalla Bernardina Commissione per gli abusi al Provolo

    IL PRELATO AVEVA USATO TERMINI PESANTI DOPO I RACCONTI DEGLI EX ALLIEVI

    Ritirata la querela contro il vescovo. «Accerteremo i fatti»

    VERONA — Sei giorni fa l’avevano strombazzata come una conferenza stampa. Uno di quegli incontri, cioè, in cui alcune persone incontrano i giornalisti, espongono un fatto e rispondono alle domande. La «conferenza stampa » in questione si è tenuta ieri.Omeglio, si sarebbe dovuta tenere. Già, perchè le persone coinvolte nella vicenda – il vescovo monsignor Giuseppe Zenti e il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo onlus Giorgio Dalla Bernardina – dai giornalisti non si sono sono fatte neanche vedere.A futura memoria si sono fatti immortalare in una stanza, con una stretta di manoalla quale solo i fotografi hanno potuto partecipare. E la «conferenza stampa» altro non è stato se non la lettura di un comunicato, alla presenza di quattro avvocati. Enrico Morgante e Mario Vittore De Marzi per il vescovo, Giuseppe Rossodivita e Paolo Tacchi Venturi per Dalla Bernardina. Si è chiusa con un «colloquio chiarificatore» la vicenda per cui Dalla Bernardina aveva querelato il vescovo.

    Querela legata alle dichiarazioni di Zenti – quelle sì fatte in una conferenza stampa «vera» – all’indomani della pubblicazione su L’Espresso delle prime testimonianze di alcuni ex studenti del Provolo, che raccontavano di aver subìto abusi sessuali da preti e laici dell’istituto,maanche da altri e alti prelati veronesi. Il vescovo quel 23 gennaio del 2009, non usò giri di parole. «Ci vogliono prove concrete – disse -. Non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Bollò come «casi psichiatrici» quei sordi che misero anche per iscritto i loro racconti. Parlò di «montature e menzogne» e di un ricatto che Dalla Bernardina avrebbe messo in atto per gestire una tenuta a San Zeno di Montagna. Iniziò quella che nel comunicato di ieri è definita «controversia ». Una controversia che giusto oggi sarebbe finita davanti al giudice. E che ora, invece, grazie a quel «colloquio chiarificatore » si ferma. Previo il pagamento, da parte del vescovo, delle spese legali sostenute da Dalla Bernardina. Entrambi, si legge nel comunicato, «alla luce dell’incontro ritengono di voler impostare per il futuro un rapporto di fruttuosa collaborazione improntata al reciproco rispetto». Il tutto si tradurrà «con la fattiva collaborazione dell’associazione Provolo nell’ambito dell’inchiesta che la curia di Verona si appresta a realizzare, con la costituzione di una commissione indipendente, terza e imparziale, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex allievi dell’istituto Provolo».

    Da chi sia composta questa commissione «terza ed imparziale» e quando inizierà a lavorare non è dato sapere. Di certo rimane che le carte riguardanti gli abusi del Provolo da tempo hanno preso la strada romana, quella delle stanze della congregazione per la Dottrina della Fede, che ha anche chiesto un approfondimento delle indagini. Altra cosa certa è che la vicenda del Provolo non arriverà in tribunale. Prescritti gli eventuali abusi, ritirata la querela contro il vescovo. Quella querela che, pochi giorni dopo la conferenza stampa del 23 gennaio 2009, Giorgio Dalla Bernardina agoniava per sè. «Se sono tutte calunnie il vescovo ci quereli, così in aula verrà fuori tutto». Alla fine fu lui a querelare. Ma in aula non ci andrà nessuno. «Monsignor Giuseppe Zenti – si legge nel comunicato – ha manifestato le proprie scuse al signor Giorgio Dalla Bernardina, pur chiarendo e precisando di non aver mai voluto offendere nè lui personalmente nè l’associazione sordi Antonio Provolo e tanto meno i sordi associati. Le esternazioni del vescovo, piuttosto, erano dettate dalla volontà di difendere la propria diocesi da quelle che, in quel momento, sembravano essere accuse ingiustificate. Giorgio Dalla Berardina, dal canto suo, accetta le scuse del vescovo e ribadisce quindi di non aver mai ricattato, mai plagiato i sordi e mai falsificato o scritto di proprio pugno le dichiarazioni rese dai sordi inerenti i fatti di pedofilia, di non aver mai avanzato pretese sui beni dell’istituto Provolo e di non aver mai pensato di ambire alla carica dell’Ens », che è l’ente nazionale sordomuti. Tant’è. Si chiude un capitolo.Arimanere aperta, invece, è la storia. E si vedrà chi comporrà quella commissione che la deve scrivere.

    Angiola Petronio

  • Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    La vicenda riguarda il Maria Immacolata di Brescia dove, nonostante divesri preti siano coinvolti in episodi di pedofilia, la Chiesa non ha mai preso provvedimenti

    Fare un attimo mente locale ci si dovrebbe interrogare su cosa stia accadendo, da anni, al seminario diocesano di Brescia, il “Maria Immacolata”. Perché di immacolato sembra esserci solo il nome, visto il numero di condanne che si susseguono a carico di personaggi che col seminario hanno avuto parecchio a che fare, e decisamente da vicino.

    La storia parte da lontano, ma esplode un primo scandalo nel 2002, quando il vicerettore del seminario, don Luigi Facchi, scompare improvvisamente da Ome, la cittadina in cui svolgeva il proprio ministero. Si viene a sapere in seguito che una mattina molto presto i carabinieri si sono presentati in canonica, e da quel momento il sacerdote non si è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. La denuncia, partita dai genitori di un ragazzino di Gottolengo, suscita una levata di scudi da parte dell’intero paesino in favore del sacerdote. Ma poco dopo don Luigi Facchi patteggia 6 anni per crimini di pedofilia, e da quel momento di lui si perdono le tracce. Come di consueto, non si hanno notizie di eventuali procedimenti canonici aperti dalla deputata Congregazione per la Dottrina della Fede sul suo conto.

    A sostituire don Luigi come vicerettore al seminario “Maria Immacolata” viene chiamato un giovane, l’appena trentenne don Marco Baresi. Un incarico delicato, quello conferito a don Marco, non solo per le tristi vicende giudiziarie del suo predecessore, ma anche per le responsabilità, insite nel suo compito, di educare e proteggere i giovanissimi seminaristi a lui affidati. Ma il nuovo vicerettore è destinato a mettere nuovamente in imbarazzo la curia bresciana. Il 27 novembre 2007, i carabinieri sono di nuovo alla porta di una canonica, e don Marco Baresi viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore di 14 anni, suo seminarista. Sul computer di don Marco vengono rinvenute tracce di filmati pedopornografici, ma il sacerdote lascia intendere di non essere il solo ad utilizzare quel pc.

    Su istanza della difesa ottiene gli arresti domiciliari. Le attestazioni di solidarietà e di stima si sprecano, dall’amministratore del seminario ai vari prelati. Certo, esiste la presunzione di innocenza, ma per la vittima neppure una parola. Forse proprio in virtù della certezza dell’innocenza del sacerdote la Curia, informata delle indagini in corso sul conto di don Marco da ben 5 mesi prima dell’arresto, non aveva ritenuto necessario sospendere dall’incarico il vicerettore, in modo da evitare che avesse un contatto quotidiano con adolescenti, né il vescovo aveva stimato opportuno nominare un promotore di giustizia, per svolgere un’inchiesta nell’ambito di un regolare processo penale canonico.

    In primo grado, don Marco Baresi è condannato a 7 anni e 6 mesi. Ricorso in appello, rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, aula brulicante di parrocchiani con magliette colorate su cui è stampato “freeDON” pronti a sostenere che don Marco è un sacerdote di moralità specchiata e irreprensibile. La Corte d’appello, però, conferma la sentenza di primo grado, e i difensori del sacerdote attendono la pubblicazione della sentenza per presentare ricorso in Cassazione.

    Quello che però risulta veramente incredibile non sono le attestazioni di stima cui si assiste ogni volta che un sacerdote è incriminato e finisce a giudizio, quanto le affermazioni contenute nella lettera al clero bresciano del vescovo Luciano Monari dopo la sentenza di condanna in appello a don Marco Baresi: “Per quanto mi riguarda personalmente, avevo espresso fiducia in don Marco e avevo speranze grandi in una sua assoluzione. Mi affidavo anche al diritto biblico che dice: “Un solo testimone non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato uno abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o tre testimoni.” Naturalmente il diritto moderno usa altri parametri; il testo del Deuteronomio non invalida la diversa valutazione dei giudici, ma mi spinge a custodire una cautela grande.”

    E meno male che il diritto moderno usa altri parametri, perché l’abuso sessuale non è un reato che, in genere, si commetta su pubblica piazza, ed è difficile trovare testimoni che siano stati presenti al momento dei fatti. Se fosse per la legge biblica del Deuteronomio, tutti i pedofili se ne andrebbero in giro liberi e indisturbati. Ovviamente il vescovo preferisce ricorrere al Vecchio Testamento piuttosto che prendere atto del fatto che esiste una giustizia statuale, non amministrata da ecclesiastici, non fondata su versetti biblici, alla quale anche i religiosi sono sottoposti. Indipendentemente dalla “grande cautela” con cui il prelato accoglie la “diversa valutazione dei giudici” che hanno pronunciato una sentenza basata sul Codice Penale piuttosto che sulla Bibbia.

    Peccato che il prelato nulla abbia detto della recentissima condanna, la terza, di un altro sacerdote, anche quest’ultimo transitato per il seminario di Brescia, di cui era stato vicerettore e padre spirituale dal 1991 al 1998, prima di don Luigi Facchi. Il sacerdote si chiama Claudio Ballerini, classe 1961, dal 1998 parroco di Lodrino, sempre in provincia di Brescia. Nel 2002 si era preso una multa per esibizionismo, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese. Fu trasferito in Umbria, presso la Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza “per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”. Che però non sembra essere stato di utilità, considerando che nel 2008 don Claudio è di nuovo rinviato a giudizio su denuncia di due sedicenni: in piazza Partigiani, proprio a Perugia e proprio durante il “processo di rafforzamento dell’identità”, il sacerdote si era abbandonato a plateali atti di autoerotismo. Il 30 marzo di quest’anno il giudice l’ha condannato ancora una volta a sei mesi di reclusione.

    Difficile credere alle coincidenze quando gli ultimi tre vicerettori di un seminario risultano coinvolti in casi di abusi sessuali. Eppure nessuna indagine è stata aperta dal Vaticano sul “Maria Immacolata”, per accertare la sicurezza dei bambini e dei ragazzi, sebbene fosse doverosa dopo quanto accaduto. E intanto al seminario bresciano è partito il “campo vocazionale” estivo, riservato a ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni, un’esperienza di cinque giorni a Corteno Golgi, “per conoscere meglio Gesù e la sua chiamata”. Non c’è da biasimare i genitori se l’adesione non è stata eccezionale.

    Vania Lucia Gaito

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/viaggio-nel-seminario-dove-i-vicerettori-commettono-abusi-sessuali/34976/

  • Chiesa e pedofilia, i peccati di Annozero

    Chiesa e pedofilia, i peccati di Annozero

    “Caro Santoro, la puntata sulla pedofilia clericale mi ha lasciato un’amarezza che non posso non comunicarle”. Per l’autrice di “Viaggio nel silenzio” – libro inchiesta sullo scandalo dei preti pedofili – il conduttore è sembrato “troppo intento a non pestare i piedi alla Chiesa”. E qui spiega perchè, dalla scelta degli ospiti a quella dei contenuti, la trasmissione è stata “un’occasione persa” per fare buona informazione.

    di Vania Lucia Gaito

    Gentile dott. Santoro,
    le scrivo dopo che è trascorso un po’ di tempo dalla messa in onda della puntata sui “Peccati e reati” della Chiesa cattolica. Ho lasciato volutamente trascorrere qualche giorno per due motivi. Il primo, più ovvio, è che la mia indignazione era veramente al colmo. Il secondo, forse meno ovvio, era che non intendevo far strumentalizzare l’espressione del mio pensiero per altri fini, soprattutto nei confronti di una trasmissione che ha avuto così tanti meriti come quella da lei condotta.

    E tuttavia la puntata sulla pedofilia clericale mi ha lasciato un’amarezza che non posso non comunicarle. La stessa amarezza provata, del resto, da molti suoi telespettatori, che si sarebbero aspettati ben altri argomenti, magari una maggiore attenzione alla situazione italiana. Perché, pur conoscendo la gravità della situazione in altri paesi, è bene, è giusto, è sacrosanto informare gli italiani di quanto è grave anche la situazione in casa nostra. La stessa Congregazione per la Dottrina della Fede ammette che in Italia ci sono un centinaio di sacerdoti attualmente indagati per abusi sessuali nei confronti di bambini. E, può esserne certo, sono dati sottostimati.

    Troppo intento a non pestare i piedi alla Chiesa, nella puntata sullo scandalo dei preti pedofili lei ha prima di tutto ritenuto opportuno specificare che tutti i presenti erano cattolici. Insomma, un modo per far capire che, tutto sommato, si stavano lavando i panni sporchi in famiglia. Solo che la lavatrice di Annozero è piuttosto piccola, e bisogna scegliere quali panni lavarci. E avete optato per pochi fazzoletti, e per giunta alla presenza di lavandai pseudo-esperti attenti più all’integrità della macchina che non all’effettiva pulizia del bucato.

    In quest’ottica, quindi, sono stati invitati ospiti pronti a sfoderare, col suo beneplacito, le spade in difesa della Chiesa. Il giornalista Socci ha tenuto a disinformare sulle percentuali di pedofili fra i preti rispetto alla presenza di pedofili in altre confessioni religiose e in altri contesti. E Socci dall’alto di quale competenza in materia parla? Quella delle sagrestie e delle genuflessioni?

    Parlare di percentuali è ridicolo, se si considera che in questi casi gli abusi che non arrivano ad essere denunciati sono talmente tanti che qualsiasi statistica risulta inficiata. Quale sarebbe il “campione rappresentativo”, cardine della statistica, su cui si basano i numeri snocciolati in trasmissione? Semplicemente non esistono, perché queste pseudo percentuali si basano solo sui casi denunciati, che sono una minima parte dei casi reali.

    Tra l’altro, e lo dico per informazione sia sua che di Socci, solo negli ultimi anni i giornali nazionali hanno dato notizia di almeno 170 sacerdoti pedofili italiani. E sono pochi quelli che vengono alla ribalta delle cronache. Non solo lo so io, che ho fatto le ricerche del caso e ho reso pubblico il database su MicroMega, ma lo sa benissimo anche la redazione di Annozero, che mi ha contattato proprio per avere queste informazioni. E degli argomenti di cui si è parlato in quelle due ore trascorse al telefono con loro, non se n’è vista traccia in trasmissione. Per non scontentare Socci e chi per lui?

    Senza contare che Socci ha ritenuto opportuno parlare della perseguitata Chiesa cattolica, guardandosi bene dal menzionare la Chiesa persecutrice, la responsabilità della chiesa nei genocidi di Rwanda, Canada, Argentina, il ruolo più che ambiguo di Pio XII nei confronti del fascismo e del nazismo, gli appoggi alle peggiori dittature, a partire da quelle di Spagna e Grecia, le crociate moderne contro omosessuali e “relativisti”.

    Ho anche sentito Socci parlare dei bambini africani, malnutriti e malati, di cui solo la Chiesa, a detta sua, pare preoccuparsi. Strano che non si sia specificato che, a fronte del miliardo di euro l’anno che la Chiesa incamera solo dall’otto per mille, per quei bambini spende solo 85 milioni. La chiesa incassa 100, spende 20 (?) e fa pure la figura della santa! Perché non informare anche di questo il pubblico?

    Lei si è premurato invece di dare voce alla Chiesa istituzionale, con l’invito al vescovo di Palestrina, che ha tenuto a sottolineare l’impegno di Ratzinger nei confronti della pedofilia clericale. Nessuno però ha specificato che, a smentire le parole del pontefice, ci sono fatti incontrovertibili: da un lato, in quei famosi viaggi negli Stati Uniti e in Australia, il papa ha preso posizione contro i sacerdoti pedofili, dall’altro, sempre in quei viaggi, si è accompagnato con vescovi e cardinali famosi per aver protetto e coperto gli stessi preti pedofili.

    Inoltre, bastava ricordare che Ratzinger non ha mai espulso dalla Chiesa i vescovi che hanno abusato dei bambini o che hanno coperto i sacerdoti pedofili, crimine anche peggiore: in alcuni casi si è limitato ad accettarne le dimissioni. Non sarebbe stato opportuno sapere dove finiscono questi vescovi, una volta lasciata la loro carica? E perché non vengono ridotti allo stato laicale?

    In più, ho personalmente trovato urticante quel sorrisetto compiaciuto sulle labbra del prelato, nel vedere come i suoi colleghi sfuggissero ai giornalisti. Quel sorriso è un’espressione universale. E’ il ghigno del potere impunito.

    Senza contare che la scelta di andare negli Stati Uniti a documentare alcuni casi americani fa sembrare che questa problematica riguardi ancora, per la maggior parte, i sacerdoti di oltre oceano. Evidentemente, non è opportuno informare gli italiani del fatto che in Italia, a casa nostra, sono accadute le stesse cose, e anche di peggio. Bastava raccontare l’epopea dell’Istituto Provolo per bambini sordi di Verona, dove gli abusi si sono perpetrati per decenni, nella stessa indifferenza che la Chiesa istituzionale ha dimostrato nei confronti della vicenda di Murphy.

    Inoltre, come sempre, non ho sentito una sola parola che spiegasse cos’è, fisicamente, un abuso sessuale su un bambino, cosa accade al corpo di un bambino, che non è ancora un corpo adulto, né ho sentito chiedere come mai la Chiesa, che si dice tanto caritatevole, sia così concentrata a proteggere i propri beni piuttosto che a sostenere, anche economicamente, le vittime dei sacerdoti, che hanno bisogno di terapie e sostegno.

    Ho sentito invece parlare di cure e riabilitazione dei preti pedofili. Mi permettano i soloni ospiti di Annozero: sono fesserie. I sexual offender non “guariscono”, e pedofili si resta per sempre. Glielo avrebbe saputo dire anche un qualunque studente di psicologia del terzo anno. Al massimo, in rarissimi casi, si può imparare a contenere la pulsione deviata, se si vive in un contesto in cui non ci sia esposizione a certi “stimoli”.

    Inoltre, e non vorrei annoiarla oltre, ci si è ben guardati dallo spiegare che la genesi della pedofilia clericale è del tutto differente dalla genesi della pedofilia “comune”. Perché la pedofilia clericale nasce nei seminari minori, fomentata dalla cultura sessuofobica, quella che la Chiesa istituzionale non intende affatto “rivedere” o mettere in discussione, perché è il mezzo che utilizza per ingenerare il senso di colpa e governare, attraverso di esso, le coscienze dei fedeli e dei suoi stessi sacerdoti. Senza contare che proprio nei seminari si viene abusati da piccoli, imparando così ad abusare da grandi.

    La politica che sta mettendo in atto la Chiesa è quella dell’ “anello debole”. Fino a che non è esploso lo scandalo, l’anello debole erano le vittime, e lo sono ancora. Quando le gerarchie ecclesiastiche sono state messe di fronte al problema e hanno dovuto dare risposte concrete, hanno sacrificato un altro anello debole, i sacerdoti pedofili. Guardandosi bene dall’ammettere le proprie responsabilità nella genesi di quella stessa pedofilia.
    Ecco, la sua trasmissione è stata un’occasione perduta.

    (4 giugno 2010)

  • Pedofilia-choc, don Pezzini: «Mandatemi in un monastero»

    Pedofilia-choc, don Pezzini: «Mandatemi in un monastero»

    «Non riesco a stare in cella». La presunta vittima: abusava di me a casa sua. Il sacerdote: l’ho solo aiutato

    VERONA – Dice di non riuscire più a stare in cella, di non essere in grado di darsi pace. Don Domenico Pezzini, 73 anni, ventennale carriera accademica all’Università di Verona, non ha intenzione di tirarsi indietro e anziché trincerarsi nel silenzio, nel corso dell’interrogatorio di garanzia dell’altro ieri, ha deciso di parlare per spiegare «come sono andate davvero le cose».

    Quel buco nero che non si dovrebbe mai aprire si sarebbe spalancato invece «ogni domenica, dopo la santa messa: don Domenico mi portava a casa sua… E a volte è successo proprio lì, nella sua casa, che abbiamo avuto rapporti sessuali…che ho dovuto averli…» Eccole, nell’agghiacciante album dei ricordi peggiori, le accuse-choc con cui un quattordicenne (giunto ora alla soglia della maggiore età), originario del Bangladesh, ha fatto finire lunedì scorso dietro le sbarre di San Vittore don Domenico.

    Contestazioni, quelle attorno a cui ruota la scottante inchiesta coordinata a Milano dal sostituto procuratore Cristiana Roveda e dal procuratore aggiunto Pietro Forno, che fanno quasi interamente perno sull’abitazione meneghina in via Mamiani di don Domenico. Sarebbe stata proprio la casa privata del religioso, all’interno di un’elegante palazzina circondata da un giardino con le rose nelle aiuole, a fare da scenario a un raggelante copione di abusi e violenze. E’ nella sua casa, infatti, che don Pezzini avrebbe portato il ragazzino «ogni domenica, dopo la messa: andavo a casa sua quando potevo lasciare la struttura protetta che mi ospitava, sempre nei giorni di festa, e alla sera poi tornavo nella mia cameretta… » Tutto ciò sarebbe capitato tra il 2006 e il 2009 e se la presunta vittima si è decisa a vuotare il sacco e puntare il dito contro il sacerdote soltanto a distanza di quattro anni, sarebbe stato «un po’ per paura e un po’ per vergogna». Accuse, in ogni caso, pesantissime, tanto che la magistratura milanese ha deciso di far scattare le manette nei confronti di don Pezzini prospettando il rischio di reiterazione del reato. Secondo la procura, in altre parole, il prete potrebbe ricascarci e abusare di altri minorenni.

    Nulla di più falso, invece, a parere della difesa: assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, nel corso dell’interrogatorio di garanzia di venerdì davanti al giudice Giuseppe Vanore, don Pezzini ha dichiarato che non sa ancora il perché di tutto questo ma il racconto fatto dal ragazzo non corrisponde – a suo avviso – alla verità: i fatti non gli tornano in quanto, se da un lato è vero che in qualche occasione è andato con lui in casa sua ed è pur vero che era di domenica, tutto il resto non è come lui dice. Al gip Vanore, inoltre, don Domenico ha chiesto di poter lasciare la cella, dove «non riesce a stare fermo un attimo e a darsi pace per l’incubo che l’ha travolto», e di usufruire degli arresti domiciliari in un’oasi monastica nella zona di Como. La risposta del giudice, però, non è attesa prima di domani e quella di oggi, per don Pezzini, sarà dunque la prima domenica della sua vita rinchiuso dentro una cella.

    Laura Tedesco
    31 maggio 2010

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/31-maggio-2010/pedofilia-choc-don-pezzini-mandatemi-un-monastero-1703112704660.shtml

  • Pedofilia, arrestato un prete di Lodi

    Pedofilia, arrestato un prete di Lodi

    Domenico Pezzini, un sacerdote di 73 anni della diocesi di Lodi, è stato arrestato ieri (ma la notizia si è appresa solo oggi) con l’accusa di pedofilia. Sembra che il prete abbia avuto dei rapporti sessuali con un ragazzino che all’epoca aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16).

    Gli agenti della squadra mobile di Milano durante la perquisizione nell’abitazione dell’uomo hanno anche rinvenuto anche del materiale pornografico. Pezzini sarà interrogato venerdì 28 maggio dal gip di Milano Giuseppe Vanore. Crescono quindi i casi di pedofilia nella Chiesa (Guarda la mappa).

    Secondo una prima ricostruzione il prete si sarebbe preso cura del minore, che vive con la famiglia in condizioni economiche disagiate e come una sorta di padre lo accudiva e rassicurava. Ma l’amicizia si sarebbe trasformata in un rapporto sempre più stretto, fino all’ipotesi di abuso. Negli ultimi mesi gli educatori della comunità avevano notato l’atteggiamento sempre più chiuso e riservato del ragazzo. Ben presto i suoi racconti riempiono il fascicolo dei pm, Pietro Forno e Cristiana Roveda. Le indagini della Squadra Mobile di Milano, dopo mesi di intercettazioni e accertamenti, portano all’ordine di custodia cautelare.

    Vicini di casa e gente della parrocchia in zona via Padova a Milano sono increduli dopo la notizia dell’arresto del prete fondatore e guida pastorale di gruppi di omosessuali cattolici, autore di libri ed ex docente universitario.

    «Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa». Così, in una nota della diocesi di Lodi il vescovo della città, monsignor Giuseppe Merisi, ha commentato l’arresto del sacerdote. «Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant`anni – ha detto Merisi – e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la Magistratura civile. Intanto chiediamo la preghiera di tutti».

    Don Pezzini, già docente di linguistica inglese all’Università di Verona, è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto Gruppo del Guado nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non aveva alcun incarico dalla diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo.

    Sin dagli anni ’80 il sacerdote è conosciuto tra i gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d’Italia, sono trasversali a tutte le chiese italiane e dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

  • Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Il prof-prete pedofilo venerdì dai magistrati. Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici
    Caterina Proietti

    MILANO 26/05/10 – 08:58
    Sarà interrogato il 28 dal Gip di Milano l’anziano sacerdote finito in carcere con l’accusa di aver abusato di un 13enne. 73 anni, ex docente dell’Università Cattolica, don Domenico Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici e difensore dei diritti dei gay.

    Nella sua abitazione la squadra Mobile di Milano avrebbe trovato materiale pedopornografico. Ieri, il segretario generale della Conferenza episcole, Mariano Crociata, aveva rivelato che ci sono stati cento casi di preti pedofili in 10 anni. Sugli abusi – aggiunge mons. Crociata – è stato avviato un processo canonico ma non servono commissioni speciali. Il riferimento dell’esponente della Cei è a quanto avvenuto in Germania, Austria, Belgio, Olanda.

    Pedofilia/ Arresto Lodi, vescovo: Amarezza, fiducia in magistratura
    Don Pezzini da anni ’80 si dedicava a cura pastorale omosessuali
    postato 48 min fa da APCOM

    “Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa”. Così, in una nota della Diocesi di Lodi, il vescovo della città monsignor Giuseppe Merisi ha commentato l’arresto del sacerdote (reso noto ieri) per il reato di pedofilia. “Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant’anni – ha detto Merisi – e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la Magistratura civile. Intanto chiediamo la preghiera di tutti”. Oggi il quotidiano diocesano ricorda che don Pezzini è stato autore di numerose e apprezzate pubblicazioni di letteratura medioevale, già docente di lingua inglese all’Università di Sassari e già ordinario di linguistica inglese all’Università di Verona. Fin dagli anni Ottanta don Pezzini si era dedicato alla cura pastorale degli omosessuali: è stato tra i promotori del ‘Gruppo del Guado’ nato nel 1980 in collaborazione con un centro valdese; nel 1986 aveva fondato il gruppo ‘La Fonte’.

  • Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    26/5/2010 (8:9) – IL CASO
    Il parroco amico dei gay in manette per pedofilia
    Domenico Pezzini, 73 anni, difende i gay nella Chiesa

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini
    Si battè per i diritti omosessuali
    LODI
    Un altro episodio che scuote il mondo eccelsiastico milanese, dai contorni ancora tutti da chiarire a causa del muro di silenzio opposto da investigatori e inquirenti.

    È l’arresto con l’accusa di violenza sessuale ai danni di minori di una sacerdote di 73 anni, della Diocesi di Lodi, Domenico Pezzini. Il sacerdote, arrestato ieri dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino straniero che all’epoca dei presunti abusi aveva 13 anni. La relazione con il ragazzo, che ora è maggiorenne, sarebbe proseguita fino a quando questo ne ha avuto 16. Inizialmente Don Pezzini lo avrebbe aiutato economicamente e a studiare ma, una volta che il giovane è stato portato in comunità, agli educatori che lo vedevano ombroso e inquieto ha cominciato a raccontare il presunti abusi. Nel corso di una perquisizione in casa del sacerdote, a Milano, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico, nell’ambito di un’inchiesta che prosegue da alcuni mesi condotta dal pm Cristiana Roveda e dal procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, in particolare, dagli anni ’80, è animatore di gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Gruppi attivi in diverse città d’Italia e trasversali a tutte le chiese italiane e che dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

    Don Pezzini è stato docente di linguistica inglese all’Università di Verona ed è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto ’Gruppo del Guadò, nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana.

    Il sacerdote non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo. Don Domenico Pezzini, tra l’altro, è autore del libro ’Alle porte di Sion’ che raccoglie diverse esperienza autobiografiche di uomini e donne ommosessuali, accomunicati da una sincera fede in Cristo. Testimonianze desiderose di poter conciliare la fede nel Vangelo con l’insegnamento della Chiesa, nella quale cercano di trovare uno spazio di ascolto e di condivisione. Così finisce uno dei tanti suoi scritti sulla omosessualità non accettata dalla Chiesa cattolica «Vivere da omosessuali è un diritto, certo, ma è anche e soprattutto un impegno».

  • Pedofilia, sacerdote arrestato a Lodi “Abusi sessuali su un tredicenne”

    Pedofilia, sacerdote arrestato a Lodi “Abusi sessuali su un tredicenne”

    Si tratta del 73enne don Domenico Pezzini. Nella sua abitazione anche materiale pedopornografico

    MILANO – Un sacerdote della diocesi di Lodi, Domenico Pezzini, di 73 anni, è stato arrestato con l’accusa di pedofilia. L’uomo, arrestato dagli agenti della squadra mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino oggi 16enne che all’epoca degli abusi aveva 13 anni.

    Nel corso di una perquisizione nella sua abitazione, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico.

    Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale. Fin dagli anni Ottanta anima gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d’Italia, sono trasversali a tutte le chiese italiane e dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

    Il sacerdote, già docente di linguistica inglese all’Università di Verona, è stato uno dei fondatori del “Gruppo del Guado”, nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 il gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano, ma pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi risiede nel capoluogo lombardo.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/0…e_lodi-4333375/

  • La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    2002 Don Luigi Facchi: Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    Il sacerdote, ex vicerettore del Seminario, è stato allontanato dal paese per decisione del pm. Incredulità a Ome, nel Bresciano, per le accuse contro don Luigi.

    BRESCIA, 30 Giugno 2002 – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ‘ 99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’ è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti. I fatti risalirebbero agli anni in cui il religioso era il curato di Gottolengo. Ma la denuncia sarebbe scattata solo pochi mesi fa.

    2007 Don Marco Baresi: arrestato il Vicerettore del Seminario

    La maledizione di via Bollani stessa accusa per il suo predecessore.

    BRESCIA, 28 Novembre 2007. In arresto il vicerettore del Seminario di Brescia, don Marco Baresi, stessa accusa per il suo predecessore. Originario di Chiari, dopo una breve esperienza a San Zeno, era stato chiamato a sostituire don Luigi. L’ex responsabile patteggiò la condanna e ora si occupa di una biblioteca e di preti anziani. Sembra un brutto scherzo della sorte. Ma don Marco Baresi, nel seminario di Brescia, era stato chiamato a risolvere un problema. Ed ora il problema – con accuse quasi identiche a quelle di otto anni prima – è diventato lui. Fino al 1999, infatti, ad occuparsi dei ragazzi delle scuole medie era don Luigi, che attorno al 2002 ha patteggiato una condanna per reati collegati alla pedofilia commessi proprio negli anni in cui era vicerettore dell’istituto diocesano di via Bollani e successivamente è stato trasferito ad occuparsi di una libreria e dei preti più anziani. Don Marco era stato indicato come suo sostituto – incarico delicatissimo, dato il precedente – nonostante avesse trent’anni appena compiuti.

    2010 Don Claudio Ballerini: prete si masturba in piazza Partigiani a Perugia: condannato a 6 mesi.

    Il sacerdote, ex vicerettore al seminario, originario di Brescia già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi.

    PERUGIA, 1 aprile 2010 – Si sarebbe masturbato alla fermata degli autobus, in piazza Partigiani, con la “piena visione” di due adolescenti che l’hanno denunciato. Accadono, accadono anche nella tranquilla Umbria episodi di devianza sessuale destinati a creare problemi al Vaticano. “E’ un fatto molto brutto perché riguarda un sacerdote” chiarisce il pubblico ministero Gianluca Proietti nel corso della requisitoria.

    Ieri l’ultima tappa del processo che si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale di Perugia, Anna Rita Cataldo. Il pm aveva sollecitato una condanna a un anno di reclusione sostenendo la piena responsabilità del religioso i suoi precedenti e chiedendosi se siano state fatte segnalazioni al Vaticano sul comportamento dell’ecclasiastico. La difesa invece, puntando sui problemi di salute psichica dell’imputato ne aveva chiesto l’assoluzione. “Siamo ai limiti della sussistenza del reato”.

    I fatti risalgono al 2008 e coinvolgono don Claudio Ballerini, cinquantenne originario di Brescia, prete del nord Italia, già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi dettati – ha sostenuto la sua difesa – anche da problemi di natura psicologica. Il religioso si è trasferito in Umbria: è ospite della Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza (“per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”) perché sta seguendo un percorso di recupero in un istituto di cura.

    Nel pomeriggio raggiunge il capoluogo umbro e su una panchina, in pieno giorno, davanti a due ragazzine compie atti di autoerotismo. Ha un giornale in mano e sembra che in parte tenti di nascondersi ma le sedicenni, spaventate, avvertono subito il 113. Una pattuglia della squadra volante identifica immediatamente il religioso che è in abiti civili e lo denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non è la prima volta. Nel 2002 si beccò una multa, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese.

    Don Claudio Ballerini è però stato anche e soprattutto educatore nel Seminario di Brescia. Prima come Vicerettore nella comunità delle Medie poi, ritirato d’urgenza dall’incarico per incipiente esaurimento nervoso, riciclato a fare il Padre Spirituale di tutto il Seminario Minore.

    E’ notorio infatti che chi da segni di squilibrio psichico tra un gruppo di quaranta ragazzi in cammino vocazionale meriti di diventare la guida spirituale di oltre cento ragazzi dai 12 ai 19 anni.

    Un ragazzo, all’epoca un seminarista in cura spirituale dal Ballerini, afferma: “il sacerdote nelle ore di pastorale ci faceva formidabili letture di romanzi alla Uccelli di Rovo. Aveva un libro in particolare col quale voleva dovevamo fare meditazione; era la storia di un giovane prete continuamente insidiato nella virtù da parrocchiane moleste, e diceva che queste cose succedevano, quindi dovevamo prepararci. Diventare prete era una sofferenza, diventare non era per niente facile. Un giorno, a furia di insistere su questi toni  e parlare del dolore del sacerdozio fece esplodere un mio compagno francescano, che si alzò in piedi in aula e gli urlò che aveva letteralmente rotto i c******i con quella viacrucis vocazionale e che a noi invece l’idea di diventare prete garbava moltissismo, peccato solo avessimo  davanti esempi di depressione cosmica come la sua”.

    Erano i primi anni novanta, il padre spirituale sarebbe rimasto in carica parecchi anni, con la stima dei Superiori e la pazienza dei seminaristi, nonostante in molti avessero chiesto di poter cambiare Superman, così chiamavano il loro direttore spirituale per via di una certa somiglianza fisica. Ora Superman non vola più davvero.

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

  • Chiesa e pedofilia: in troppi salvati dalla prescrizione

    Chiesa e pedofilia: in troppi salvati dalla prescrizione

    7 aprile 2010

    Verona: 25 sacerdoti e un vescovo accusati di violenze su ex allievi sordi, ma i reati non sono più perseguibili

    di Vania Lucia Gaito

    L’agghiacciante vicenda dell’Istituto Provolo per sordi, di Verona, sfociata nella testimonianza pubblica di 67 ex allievi che denunciano le violenze sessuali subite, rievoca il caso americano di padre Murphy, venuto recentemente alla ribalta delle cronache.

    Testimonianze precise, che coinvolgono 25 sacerdoti e un vescovo, tutti citati per nome. Il vescovo è monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è in corso un processo di beatificazione. Dagli anni ’50 fino al 1984, una sequenza di orrori. Eppure non ci saranno indagini e processi per i sacerdoti coinvolti, neppure per quelli ancora in vita: è intervenuta la prescrizione e i reati non sono più perseguibili. La legge italiana prevede infatti tempi precisi entro i quali i procedimenti per abusi sessuali ai danni di minori possono essere perseguiti: 10 anni.

    “La prescrizione decorre dalla data in cui viene consumato il reato”, afferma l’avvocato Paola Rubino, difensore di parte civile nel processo a carico di padre Turturro (sacerdote antimafia di Palermo, accusato nel 2003 di aver compiuto abusi sessuali ai danni di alcuni bambini della sua parrocchia), conclusosi con la condanna in primo grado a sei anni e mezzo. “Quella della prescrizione è una problematica legata a tutti i tipi di reato, in particolar modo i tempi diventano problematici quando si parla di abusi sessuali. Si tratta di reati consumati con modalità particolari, spesso la vittima è già di suo psicologicamente debole, perché viene da situazioni personali o familiari problematiche. Si instaura poi tra abusante e abusato un meccanismo simile a quello del plagio. Non di rado occorre parecchio tempo, anche anni, prima che la persona offesa sia capace di denunciare l’abuso”.

    Come nel caso dei bambini sordi dell’istituto Provolo, come per i bambini delle scuole irlandesi del rapporto Ryan, come per i casi americani, trascorrono spesso anni. Molto però dipende dalla volontà politica di perseguire realmente certi crimini. Negli Stati Uniti, per esempio, lo stato della California approvò una legge che creava una finestra di un anno durante la quale potevano essere presentate denunce senza limiti retroattivi di tempo, in modo che anche abusi commessi decenni prima potessero essere perseguiti e risarciti. In Italia, al contrario, spesso non si riesce ad arrivare a sentenza definitiva prima che siano trascorsi i fatidici dieci anni della prescrizione. Come nel caso di don Giorgio Carli che, condannato in appello a sette anni e mezzo, ha visto prescriversi il reato prima della fine del processo in Cassazione. “Non è soltanto un problema legato alla tardività delle denunce” prosegue l’avvocato Rubino. “I fattori concomitanti sono molti, le indagini che si dispiegano in lunghi archi temporali, il fatto che molti magistrati siano oberati di lavoro, e poi ovviamente i tempi tecnici tra l’avviso di conclusione delle indagini, il rinvio a giudizio, l’udienza preliminare e tutti quei passaggi previsti dalla procedura. Ovviamente si tratta di un problema che investe sia il denunciante che il denunciato: nel primo caso perché potrebbe intervenire la prescrizione e il reato non sarebbe più punito, nel secondo perché se l’imputato non è colpevole dei reati a lui ascritti la sua innocenza dovrebbe essere riconosciuta il prima possibile”.

    Spesso le vittime non denunciano perché non hanno la certezza che un eventuale processo si concluda nei termini previsti dalla legge, quindi, ma anche perché temono il giudizio sociale. “Gran parte della società è impreparata, incapace di fronteggiare l’abisso oscuro della pedofilia. Certo, si affronta come tematica astratta, ma quando si ‘incarna’ nel vicino di casa, nel collega di lavoro o nel proprio parroco non si riesce più a coniugare l’immagine pubblica di quella persona con le accuse. E’ uno dei motivi per cui la società si schiera spesso al fianco dell’accusato, non della vittima, emarginando chi, con grande difficoltà, è riuscito a denunciare quanto subito” afferma Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione antipedofilia “Prometeo”, che da anni chiede l’allungamento dei tempi di prescrizione del reato, se non che la prescrizione sia del tutto abolita. Frassi è stato fra i primi a schierarsi a sostegno delle vittime della pedofilia clericale e a rompere il muro del silenzio, organizzando già nel 2001 una conferenza con l’associazione “Snap”, che riunisce le vittime statunitensi dei preti pedofili.

    “Come altre associazioni, anche noi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di vittime di abusi da parte di religiosi, ma in particolare in questi casi ci viene chiesto di aiutare la vittima ma non si vuole sporgere denuncia. Quando si tratta di preti accusati di abusi sessuali, si arriva a situazioni veramente difficili, per la tendenza delle realtà locali a chiudersi in difesa dei propri sacerdoti”. Resta però aperta la possibilità di un risarcimento dei danni attraverso una causa civile: un danno infatti può manifestarsi anche parecchio tempo dopo, soprattutto laddove risulti di ordine soggettivo. Ma non serve assolutamente a condannare i colpevoli e, soprattutto, a tenerli lontani dai bambini.

    Da il Fatto Quotidiano del 7 aprile