Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PEDOFILIA ISTITUTO SORDI, PRIME AMMISSIONI: IN LACRIME QUALCUNO AVREBBE CONFESSATO TUTTO

    PEDOFILIA ISTITUTO SORDI, PRIME AMMISSIONI: IN LACRIME QUALCUNO AVREBBE CONFESSATO TUTTO

    PEDOFILIA ISTITUTO SORDI, PRIME AMMISSIONI: IN LACRIME QUALCUNO AVREBBE CONFESSATO TUTTO

    PEDOFILIA – C’è la prima ammissione sugli abusi al Provolo
    Procuratore Schinaia conferma la notizia, ma i fatti sono caduti in prescrizione

    Pedofilia. Incontro in Procura col rappresentante dei denuncianti

    Il presunto responsabile, in lacrime, avrebbe confessato tutto in presenza di un testimone
    Ci sarebbe una prima confessione sul caso dei presunti abusi sessuali commessi da 25 preti dell’Istituto Provolo ai danni di bambini sordi e muti. Un rappresentante degli ex alunni coinvolti ha fatto tappa nei giorni scorsi al secondo piano dell’ex caserma Mastino, per incontrare il procuratore Mario Giulio Schinaia. Secondo quanto appreso, avrebbe spiegato che uno dei protagonisti della vicenda, in seguito agli articoli pubblicati recentemente sui giornali, ha ammesso di aver avuto “attenzioni morbose” nei confronti di alcuni giovani studenti.

    E lo avrebbe fatto in presenza di un testimone, che quindi potrebbe confermare ogni cosa. Il presunto responsabile sarebbe scoppiato in lacrime, mentre raccontava episodi avvenuti ormai decenni fa e avrebbe persino minacciato di suicidarsi. “E’ vero, confermo la notizia – è il commento del procuratore Schinaia – però purtroppo noi non possiamo intervenire, perché si tratta di fatti accaduti oltre vent’anni fa e quindi ormai caduti in prescrizione”. Un caso che ha sconvolto tutti i veronesi per le pesanti accuse – abusi sessuali – di cui si parla, per il numero di preti ritenuti coinvolti, per il numero di vittime, o presunte tali, e anche per tutti gli anni trascorsi, senza che nulla di quanto sospettato venisse a galla. Secondo il settimanale “L’Espresso”, si tratterebbe di un lungo elenco di drammatici episodi, accaduti all’interno della struttura per una trentina d’anni, fino al 1984 emessi in atto da venticinque preti, tra cui anche monsignor Giuseppe Carraro, già vescovo di Verona. La Curia fin da subito h avoluto per ricordare che con l’associazione a cui appartengono i denuncianti è in atto un contenzioso, e che solo dai membri dell’associazione sordi Antonio Provolo arrivano i racconti sconvolgenti delle sevizi e subite dai ragazzini.

    Manuela Treivani manuela.trevisani@polis.sm

    http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/836


    Corriere di Verona Giovedì 5 Febbraio 2009

    Caso Provolo, primo nome in procura

    VERONA – Presunti episodi di pedofilia al Provolo, prima novità. In questi giorni, infatti, sul tavolo del procuratore Mario Giulio Schinaia è approdato il primo nome di uno dei presunti responsabili e la prima – ma per voce riportata da un terzo – presunta ammissione di colpevolezza.

    «Anche se – mette subito in chiaro Schinaia – ribadisco che trattandosi di fatti coperti da prescrizione, da parte nostra è impossibile e vano qualsiasi tipo di iniziativa giudiziaria». Più precisamente, a palazzo di giustizia si è presentato un rappresentante dell’associazione delle presunte vittime degli abusi e, al capo della procura, ha riferito che uno dei presunti responsabili avrebbe, in presenza di un testimone, ammesso la propria colpevolezza e manifestato addirittura propositi suicidi. «Confermo che tutto ciò mi è stato effettivamente segnalato – dichiara procuratore – ma sottolineo altresì che, da parte della magistratura, visti i molti anni trascorsi dalla data dei presunti abusi risulta impossibile intervenire». Ufficialmente, inoltre, in tribunale non è stata finora presentata alcuna querela.

    Il caso era stato sollevato nei giorni scorsi dall’«Espresso»: 60 persone avevano scritto una lettera e si erano anche fatte riprendere in video mentre la firmavano. Abusi che sarebbero cominciati alla fine degli anni 50, gli ultimi denunciati nel 1984. Tutti, quindi, coperti in ogni caso da prescrizione. La. Ted.

    Fonte: www.sordionline.com

  • Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sa…dofilia/2063899

    Santità e pedofilia
    di Paolo Tessadri
    Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    Bruno, il ‘bello’ del collegio, viso angelico e occhi azzurri, capelli ricci biondo-castani, lo ha indicato tra coloro che avrebbero abusato di lui. Un alto prelato che si sarebbe intrattenuto con lui nel 1959, quando aveva 11 anni e viveva con altri bambini sordi nell’Istituto Provolo. Una denuncia circostanziata, quella di Bruno, che indica l’alto prelato in monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è stato avviato quattro anni fa un processo di beatificazione. Ma dopo le accuse di 15 degli ex allievi sordomuti riuniti nell’Associazione Provolo contro sacerdoti pedofili rivelate da ‘L’espresso’ nel numero della scorsa settimana, il processo di beatificazione è stato sostanzialmente sospeso. La Curia, che ha reso noto il nome del monsignore, dovrà trasmettere al Vaticano i nuovi elementi perché vengano valutati.

    Gli ex allievi, bambini e bambine affidati all’Istituto per sordi, hanno descritto tre decenni di molestie commesse da 25 tra religiosi e fratelli laici: l’ultima risale al 1984. Fatti che per il codice penale non costituiscono più reato. Ma le accuse rivolte contro monsignor Carraro sono l’elemento che ha maggiormente indignato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Dopo un primo comunicato in cui parlava di “profonda sofferenza e di accertamento della verità”, ha poi alzato i toni: “Una montatura infamante, menzogne”. Il vescovo ha attaccato il presidente dell’Associazione, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe “plagiato” i sordi: “Sospetto che le dichiarazione le abbia firmate lui”. Inoltre ha ribadito le accuse di “ricatto” per ottenere una serie di richieste economiche. Richieste che s’incentrano sulla sede dell’Associazione, di proprietà dell’Istituto Provolo, da dove sono stati sfrattati. Immediata la riposta dell’Associazione: “Il problema della sede è inesistente, ci hanno domandato 200 euro al mese, dopo una prima richiesta di 3 mila. Noi non abbiamo accettato e ne abbiamo trovata un’altra. Un ricatto per 200 euro, ma siamo matti? E perché non ci ha denunciato?”. La loro versione è opposta a quella della Curia: “I nostri problemi sono cominciati più di tre anni fa, quando abbiamo denunciato i casi di pedofilia all’arcivescovado. Da allora hanno cercato di cancellare la nostra presenza e la nostra voce. Ma i sordi parlavano di abusi già 30 anni fa. Visto che il vescovo parla di ricatto, l’Associazione è pronta a querelarlo”, riferiscono i portavoce Giorgio Della Bernardina e Marco Lodi Rizzini.

    Nella loro sede il clima è sereno. Ogni sera qui si ritrovano più di cento persone, di tutte le età. Giuseppe è uno dei 15 ex allievi del Provolo che hanno scritto l’atto d’accusa. Fa parte dell’Ente nazionale sordi e non nasconde l’irritazione per le parole del vescovo: “Io ho firmato tutto volontariamente e consapevolmente. L’ho confessato a mia moglie tre anni fa che sono stato sodomizzato e all’epoca abbiamo denunciato tutto alla Curia. Dopo l’uscita de ‘L’espresso’ ne ho parlato anche con mia madre, che ha 88 anni. Così mi sono finalmente tolto questo peso dalla coscienza. Ma non ho mai voluto figli, perché non nascessero sordi e potesse accadere anche a loro”. Bruno quando parla di quegli incontri in Curia non riesce a fermare le lacrime. Sessant’anni, timido per carattere, ha paura di rendere pubblico il suo nome: “Avrei troppa vergogna, come allora”. È pronto a ripetere le sue accuse davanti a qualunque giudice, ma in Curia “no, mai più”. Ricorda bene quel prelato e quegli incontri, cominciati poco prima del Natale 1959. Era arrivato, verso le 22, accompagnato da un fratello, oggi ancora in vita. Partivano dal Provolo a piedi o in auto. Cinque incontri dagli 11 ai 14 anni, sempre di sera, ad esclusione di uno, il giorno del diploma di terza media. Il vescovo lo fa accompagnare alle 10, poco prima dell’interrogazione. L’esame non lo fece, tuttavia il vescovo avrebbe telefonato in sua presenza al Provolo e ricevette lo stesso il diploma. Lui non è iscritto a nessuna associazione: in questi anni si è tenuto dentro il dolore. “Ma ora”, dichiara, “è giusto parlare”.
    (04 febbraio 2009)

  • “La beatificazione non sarà bloccata”

    “La beatificazione non sarà bloccata”

    Mercoledì 28 Gennaio 2009 CRONACA Pagina 15

    «La beatificazione
    non sarà bloccata»

    «Non sarà bloccata la beatificazione dell’ex vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Carraro ma la denuncia degli ex studenti del Provolo inciderà sicuramente».
    Dalla Curia di Verona, si chiarisce subito il percorso verso la canonizzazione dell’ex capo della chiesa veronese. Era stato per primo lo stesso monsignor Zenti a segnalare la presenza del nome di Carraro tra quelli chiamati in causa da chi ha denunciato gli abusi. E due giorni fa, è arrivata puntuale la conferma dell’intoppo verso la sua beatificazione.

    Corriere del Veneto pag. 6
    “Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»”

    Data: 28/01/09
    Cronaca Locale
    Corriere del Veneto – VERONA –
    sezione: CRONACAVERONA – data: 2009-01-28 num: – pag: 6
    categoria: REDAZIONALE
    Presunti abusi Lettera delle famiglie dopo i racconti contro gli insegnanti
    Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»
    Beatificazione di Carraro, il parere del tribunale ecclesiastico
    Il postulatore della causa monsignor Cantamessa: spetta a Roma ora esaminare le ultime vicende. Ma non inficerà la beatificazione
    VERONA – «Con amarezza rileviamo la cattiveria e la strumentalizzazione con cui sono stati resi di pubblico dominio i presunti fatti che hanno avuto come primo impatto quello di infangare l’immagine odierna dell’istituto che tra le principali attività, oggi, gestisce la scuola elementare alla quale tutti noi affidiamo o stiamo per affidare i nostri figli». Si ribellano al «processo mediatico» che da giorni si è scatenato sull’istituto Antonio Provolo. Toppo pesanti le presunte accuse di pedofilia rivolte dagli ex alunni che sulle pagine dell’Espresso hanno parlato di molestie e abusi che avrebbero subito dagli anni Cinquanta al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro.
    I genitori della scuola primaria Provolo, guidati da Giovanna Savio, presidente del consiglio della scuola stessa, hanno deciso di affidare la loro protesta a una lettera aperta, al termine di una riunione svoltasi lunedì sera. «Non è certo compito nostro quello di indagare sulla veridicità dei fatti che lasciamo svolgere alle autorità competenti – si legge nel documento -, ma quello che ci sorge spontaneo come genitori è di prendere una posizione di conferma di stima e di sostegno al corpo docente e al personale religioso impegnato nell’educazione scolastica. Non ultimo ci interessa riaffermare la totale convinzione che l’attuale progetto educativo della scuola corrisponda alle nostre aspettative».
    Parlano di «vicende che non toccano minimamente l’attuale gestione scolastica» e si chiedono come «una storia assurda, portata alla luce dopo 20-30 anni, possa mettere in discussione la validità e la serietà del lavoro che oggi un qualificato corpo di docenti sta portando avanti con inesauribili dedizione, accompagnando i nostri figli ad una crescita consapevole e capace di affrontare le circostanze della vita». Parole di sostegno anche per don Danilo Corradi, superiore generale della Compagnia di Maria di cui fa parte l’istituto e per Don Robert Frainer, unico sacerdote tra il centinaio di dipendenti e collaboratori della scuola. «Abbiamo una sola e certa risposta – scrivono – . Noi stiamo con la scuola, con don Robert e don Danilo».
    Intanto, dal tribunale ecclesiastico diocesano, arrivano rassicurazioni in merito alla causa di beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro. Le accuse lanciate dagli ex allievi coinvolgono anche il vescovo «pupillo di Paolo VI». Documentazione che dovrà essere presa in considerazione dalla Congregazione delle cause dei Santi, l’organo della Santa Sede deputato ai processi di beatificazione. «Abbiamo inviato tutti i fascicoli a ottobre, al termine della fase diocesana del processo, durata due anni – ha spiegato monsignor Adriano Cantamessa, postulatore diocesano della causa di monsignor Carraro – . Ora è stata avviata la fase romana che prevede la rilegatura di tutti i singoli documenti, la verifica della validità giuridica e la nomina di un relatore che segua tutte le pratiche. Gli atti non passeranno più da Verona». Quindi a questo punto è direttamente in Vaticano che si attende di esaminare i fascicoli relativi ai presunti fatti accaduti al Provolo. E questo richiederà altro tempo. «Ma tutto ciò non avrà ripercussioni sulla causa – è il parere di monsignor Cantamessa – . E poi i tempi per queste procedure sono sempre lunghissimi e non sarà certo un caso del genere, peraltro ancora da verificare, a fermare la beatificazione».
    Impossibile, al momento, ipotizzare la data della proclamazione. «La causa è stata avviata nel 2005 dalll’allora vescovo Flavio Roberto Carraro -ha ricordato don Cantamessa – , la fase diocesana del processo si è conclusa lo scorso 18 ottobre con la cerimonia in Duomo. Ora dipendiamo da Roma».
    E dai tempi lunghi della burocrazia vaticana.
    Enrico Presazzi Presunti abusi La sede del Provolo, nella bufera dopo le denunce di ex allievi.

  • Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    Corriere del Veneto
    2009-01-27 num: – pag: 7

    Dopo i racconti dell’associazione sordi il fascicolo dovrà essere «integrato»

    Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    E alcuni dei frati pronti a denunciare chi li ha accusati
    VERONA — Il livore, i rigurgiti di una memoria che non ha prove, le guerre «non corazzate », come le ha definite il vescovo Giuseppe Zenti, un primo effetto lo hanno avuto.
    E se le presunte storie di abusi al Provolo nulla possono per quella legge che comunque le «annulla» sotto l’alto patrocinio della prescrizione, un primo impatto, devastante per la chiesa veronese, c’è stato. Eccome.
    Monsignor Carraro
    , Perchè quel nome, quell’«alto prelato» di cui si racconta con dovizia di dettagli in una delle testimonianze rilasciate all’Espresso, è il primo a pagare. Che sia vero o no quello che di lui si è raccontato, il primo a farne le spese è lui. Morto 28 anni fa. Il «pupillo di Paolo VI», per chi sta seguendo il suo processo di beatificazione. Il vescovo che «ci portavano nelle sue stanze », per chi – a lui – imputa parte di quegli abusi.
    Per monsignor Giuseppe Carraro il processo di beatificazione che era iniziato quattro anni fa – voluto dal vescovo di allora, padre Flavio Roberto Carraro è stato interrotto. Troppo pesanti, troppo «mass-mediatiche», le presunte accuse rivolte nei suoi confronti da quegli ex alunni dell’istituto Provolo che, tramite l’associazione sordi presieduta da Giorgio Dalla Bernardina, hanno raccontato di molestie, sevizie e brutalità che avrebbero subìto tra gli anni Cinquanta e fino al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro. Perchè nel «fascicolo» di un beato nulla viene tralasciato. E anche questo capitolo dovrà entrare nel cammino verso la beatificazione di Carraro.

    La vicenda
    Il capitolo più eclatante di quella storia che in realtà si è iniziata a scrivere solo venerdì, con l’esclusiva dell’Espresso. Ma che fino ad ora non era mai trapelata. Sessantasette sordi coinvolti nelle denunce che coinvolgono 25 insegnanti dell’allora Provolo. Molti di loro, frati e laici, nel frattempo sono morti. Solo dieci sono ancora in vita. E nessuno di loro ha più a che fare con l’istituto. Quattro vivono ancora a Verona. Uno insegna religione un’ora alla settimana. Alcuni di loro sono in contatto con la curia.

    Le testimonianze
    Racconti, quelli dei sordi che il parere positivo della sua giunta. Starebbero proprio in questo le perplessità del prefetto Gallerano, vista la ferma decisione del sindaco di non portare l’ordinanza all’attenzione della giunta. Inoltre, Gallerano avrebbe fatto notare a Zanonato il pericolo che l’ordinanza possa sovrapporsi, finanche scontrarsi, con il Decreto del presidente della Repubblica 309/1990, cioè il Testo unico sugli stupefacenti: un fatto che potrebbe rendere il provvedimento facilmente attaccabile da un eventuale sostengono di avere subìto gli abusi, che potrebbero avere un contraltare. Perchè il numero delle sevizie, dei bambini ma anche degli operatori coinvolti è a dir poco impressionante. E che tutto si sia potuto svolgere in un clima «ovattato» al punto che nulla, ma proprio nulla, trapelasse, sembra impssibile. Adesso, a qualche giorno di distanza, qualche sussurro arriva. Ma tardivo. E comunque di controcanto a chi nell’istituto lavorava, svolgeva altre mansioni rispetto all’insegnamento, ma non poteva non accorgersi se qualcosa non andava. Si raccolgono anche queste di testimonianze, oltre a quelle degli abusi.

    Il procuratore Schinaia, che ha ribadito più volte che l’eventuale reato è prescritto, da una parte si è dichiarato «sorpreso» del ritardo con cui le denunce sono emerse, ma ha anche valutato che chi è coinvolto tra gli educatori dovrebbe essere allontanato. Se ci fossero delle verità si eviterebbe che eventuali episodi simili si ripetano. Una considerazione che non è piaciuta per nulla al portavoce della curia, don Bruno Fasani: «Quelle persone non lavorano più al Provolo e comunque rimuoverle dai loro incarichi sarebbe come ammettere una loro colpevolezza che per noi non è credibile ».

  • Le tappe della vicenda ricostruita dal gionale L’Arena

    Le tappe della vicenda ricostruita dal gionale L’Arena

    * 26/01/2009

    Verona. La vicenda che ha portato alla pubblicazione su L’Espresso di un servizio in cui 15 sordi veronesi accusavano sacerdoti e confratelli della Congregazione di Maria per l’educazione dei sordomuti, insegnanti nell’istituto Provolo, di violenze e abusi sessuali commessi in un arco di tempo che va dagli anni ’50 al 1984, ha avuto una accelerazione nelle ultime settimane, ma era nota da tempo ai vertici della diocesi. Vediamo di ricostruirne la cronistoria.

    PRIMO INCONTRO. Risale al 4 ottobre 2006 la prima visita in Curia. In 52 si presentano da monsignor Franco Fiorio, il vicario di padre Flavio Roberto Carraro. «Abbiamo parlato di molti problemi, ma soprattutto di pedofilia», dice Giorgio Dalla Bernardina, «preoccupati per un progetto che lasciava presagire che proprio dove molti di noi avevano subito abusi potevano essere messi a contatto dei medesimi violentatori bambini sino a dieci anni con difficoltà familiari». Il vicario prende nota e informa il vescovo, che all’epoca è ancora padre Carraro, il quale però è sul piede di partenza.

    SECONDO INCONTRO. Avviene il 20 luglio 2007. A poche settimane dall’insediamento a capo della diocesi, è monsignor Giuseppe Zenti a ricevere – «da solo», sottolineano – una delegazione di sette persone dell’Associazione Provolo. «Per quasi tre ore abbiamo parlato dei casi di pedofilia nell’istituto, che riguardavano 14 tra preti e confratelli della congregazione ancora vivi e 11 defunti».

    TERZO FACCIA A FACCIA. L’incontro si ripete il 15 ottobre 2007, a un anno dal primo. E sempre con monsignor Zenti.

    LUGLIO 2008. Intanto nell’estate 2008 si alza il livello delle tensioni tra l’Associazione Provolo, che raggruppa oltre il 90% dei sordi veronesi, e la congregazione. Tensioni iniziate l’estate precedente, con manifestazioni di protesta e volantinaggi a San Zeno di Monatgna, davanti alla Tenuta dei Cervi, di proprietà della Fondazione Bonoris, sede delle colonie estive per sordi e dal cui accesso gli aderenti dell’associazione presieduta da Dalla Bernardina si sentivano esclusi o quantomeno boicottati.

    LA LETTERA. Di fronte al silenzio della Curia l’8 agosto 2008 l’associazione scrive a mons. Zenti, ricordando gli incontri precedenti ed elencando i punti su cui chiede risposta. «1. Pedofilia e abusi sessuali; 2. rapporti con l’istituto Provolo; 3. sfratto dalla sede di via Rosmini 6; 4. trasferimento di sordomute anziane, sane di mente, in strutture per disabili mentali; 5. sottotitolazione delle sante messe; 6. rapporti con Ens». In caso di una ulteriore mancata risposta, dicono di sentirsi costretti «ad adire altre vie».

    LA RISPOSTA. La frase viene interpretata dal vescovo come una minaccia non troppo velata e la risposta vergata di proprio pugno da Zenti arriva per fax il 18 settembre successivo. «Signor presidente», scrive, «il tono minaccioso della sua lettera non mi consente di entrare in dialogo, anche perché lei non può conoscere tutti i passi da me fatti per risolvere alcune questioni. Sto in attesa che gli animi si sbolliscano, auspicando anzitutto un dialogo, sereno e fraterno, con gli altri interlocutori».

    ACCORDO CON L’ENS. Intanto, nei giorni a cavallo di Ferragosto erano continuate le proteste. La frattura si allarga ai primi di ottobre, quando tra istituto Provolo ed Ente nazionale sordi c’è un accordo per la realizzazione di alcune attività durante l’estate alla Tenuta Cervi e di una serie di altre iniziative che coinvolgono la sede che l’Istituto ha al Chievo.

    LE TESTIMONIANZE. E parte la registrazione delle testimonianze di 15 sordi, che denunciano abusi sessuali e violenze pubblicate su L’Espresso. Il resto è cronaca di questi giorni. Le vicende – denuncia della pedofilia e contenziosi tra associazione e congregazione – si intrecciano. Ma anche se ci fosse una forma di pressione strumentale, ciò non toglie l’obbligo di un chiarimento completo su quanto denunciato. Anche perché, a detta di Marco Lodi Rizzini, altre testimonianze si vanno aggiungendo spontaneamente in questi giorni.G.B.

  • “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

     

    domingo 25 de enero de 2009
    Italia, “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    Giuseppe Carraro, Obispo de Verona-

    “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    Decenas de sordomudos italianos abusados exigen justicia – La Curia les acusa de “alucinación” y “vendetta”

    MIGUEL MORA – Roma – 25/01/2009
    Durante un siglo, el Instituto Antonio Provolo de Verona fue visto como un ejemplo modélico de la caridad de la Iglesia católica. El centro de la Congregación de la Compañía de María para la educación de los sordomudos ofrecía enseñanza gratis y vías de inserción laboral a docenas de niños con problemas de sordera y habla, originarios de familias pobres y campesinas del entonces miserable nordeste italiano.

    Esta semana, cerca de 70 ex alumnos sordomudos del colegio, ahora hombres y mujeres de entre 41 y 70 años, han decidido romper décadas de silencio, en algunos casos medio siglo, y han revelado que sufrieron abusos sexuales y malos tratos a manos de sacerdotes y laicos de forma sistemática.
    Los testimonios detallan decenas de casos de sodomía, masturbaciones forzadas, a solas y en grupo, golpes, vejaciones y amenazas. Un infierno de proporciones espantosas que duró al menos 30 años y ahora se abate sobre la Curia y la Santa Sede, responsable directa de la congregación, todavía hoy al frente del centro.
    Según ha revelado el propio obispo de Verona, Giuseppe Penzi, entre los acusados de sodomía está Giuseppe Carraro, que fue prelado de la ciudad entre 1958 y 1978, fallecido y en proceso de beatificación.
    Bruno, un ex alumno que frecuentó el instituto desde los nueve años hasta los 15 a finales de los años cincuenta, y a quien sus compañeros recuerdan como “el guapo”, ha narrado por escrito su experiencia con el obispo Carraro. “Dos curas del Provolo me llevaron al palacio episcopal y me dejaron a solas con él. Era 1959. Yo tenía 11 años. Me sodomizó e intentó otros juegos sexuales. Fue una experiencia terrible”.
    No fue la única: “Desde tres meses después de entrar en el Instituto y hasta el último año fui objeto de atenciones sexuales. Fui sodomizado y forzado a mantener relaciones de todo tipo por los siguientes padres y hermanos”. Y a continuación da una lista de 16 nombres.
    Junto a él, 66 ex alumnos más firman la carta pública. Durante casi dos años, los sordomudos intentaron que la Curia veronesa les escuchara. Ante la falta de respuestas, enviaron su caso a revista L’Espresso con los testimonios de 15 miembros de la Asociación de Sordos Antonio Provolo.
    Todos leen con gran dificultad, pero lo que cuentan es sencillo. Afirman que al menos 25 curas y hermanos laicos del centro abusaron de ellos durante años. Las sevicias empezaban a edades precoces y a veces se extendían hasta antes de la mayoría de edad.
    “Me llamo A. V., nací en V. y frecuenté el Instituto para sordomudos Antonio Provola de Verona entre 1956 y 1969”, narra uno de ellos. “De los seis a los diez años fui repetidamente sodomizado por dos curas (da los nombres), los dos todavía vivos, y por dos hermanos laicos (otros dos nombres), uno vivo y el otro fallecido. La violencia sucedía en los baños y habitaciones del instituto y, a veces en la Iglesia de Santa María del Pianto”.
    Entre los denunciantes hay también mujeres, como N. “Nací en V., y a los tres años me quedé sorda. Asistí al instituto desde los seis a los 17 años. A los 13, durante una confesión cara a cara, sin celda, Don Lino me tocó el seno varias veces. Me escapé y nunca me volví a confesar”. Otras afirman que corrieron peor suerte.
    La Curia queda en una situación muy difícil. Los ex alumnos han recordado que han obtenido la fuerza para contar su drama gracias a la firmeza mostrada por el papa Ratzinger el año pasado, cuando condenó los escándalos protagonizados por sacerdotes pederastas en Estados Unidos y Australia.
    El obispo de Verona, Giuseppe Zenti, acusado de querer echar tierra al asunto, convocó el viernes una conferencia de prensa en el salón del episcopado, el mismo donde Bruno fue presuntamente abusado hace 30 años. Zenti negó haber sido “reticente” y dijo que los episodios serán analizados y aclarados. A la vez, quitó crédito a las denuncias calificándolas de “alucinación” y de “vendetta”.
    Su versión es que la asociación de sordos le amenazó con sacar a la luz casos de pedofilia inventados si no les cedían gratis un local para sus reuniones. “La verdad siempre se sabe y no nos da miedo”, afirmó Zenti, “pero estoy convencido de que se trata de un montaje. Es un teorema inconsistente fabricado para obtener los bienes de la congregación”. “Exijo pruebas”, concluyó.
    Su jefe de prensa, Bruno Fasani, fue más ingenioso: “Sostener que 25 curas de 26 practicaban la sodomía y otras cosas… Ni un burdel habría soportado ese ritmo”.
    Fuente:http://www.elpais.com/articulo/sociedad/prelado/sodomizo/intento/otros/juegos/sexuales/elpepusoc/20090125elpepisoc_5/Tes

  • A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

    “Chiudendo la porta su qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’Istituto Sordomuti, dichiara: “Impossibile indagare su questi fatti!”

    Perché mai, mi direte? Semplice: perché sono successi più di 25 anni fa. Ma per fortuna, le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria.

    Già, non ha i tempi della giustizia ordinaria; ha gli eterni della Giustizia straordinaria, la quale, in attesa del processo, consente, per sua norma, il piede libero a tutti gli accusati.

    Il procuratore, inoltre, “ esclude, categoricamente, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di Don Zenti, pronunciate due giorni fa.

    Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’Associazione Provolo. “ Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste”.

    Per il Procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione.

    Che se ne ricava da questo? A mio vedere, se ne ricava che il Zenti non ha denunciato chi dell’Associazione l’avrebbe ricattato, e chi si è sentito diffamato dallo Zenti per tale dichiarazione, non ha denunciato il Vescovo.

    A domanda risponde don Danilo Corradi del Provolo.

    Auspicando voglia di chiarezza, il Corradi dichiara “ a parte un seminarista che è stato rimandato in famiglia, mai ho avuto segnalazioni di reali fatti, concreti, accaduti… “ E che voleva, il Corradi, per provvedere? Il morto in casa?!

    Mi meraviglio di lei, don Corradi. Nei corridoi dei Collegi al massimo della concretezza, si susssssurrra!

    Concreti, reali, accaduti, al massimo, li si dice nei confessionali, ma lì, cadono come “corpo morto cade”, caro Corradi, perché il segreto confessionale attorciglia nella comune paccia di quel dogmatico silenzio, sia l’animo del confessore che quello di chi si confessa!

    Il quale, ovviamente, si duole si pente e promette di non farlo più!

    Sino alla prossima volta, evidentemente, se ciò che hanno narrato le vittime ( due volte vittime perché hanno aspettato più di 25 anni per parlare ) è realmente, concretamente accaduto, secondo quanto si aspetta il Corradi!

    Neanche il Corradi sostiene il bisogno di un’indagine, perché, “padri non ci sono, confratelli non c’è ne sono più, non possono rispondere, non possono parlare.”

    Tutti buttati fuori dal Provolo? Tutti buttati fuori dalla chiesa? Tutti morti? Non lo dice, ed io non lo so, ma il Corradi che pure pretende fatti, accadimenti, concretezza, quando gli fa comodo lascia affermazioni in sospeso.

    A domanda risponde il patriarca di Venezia.

    “ I direttori di giornali che hanno giudicato “che non si poteva non farlo” si sono mossi sul verosimile o hanno avuto la vera passione alla verità?” Che cacchio significa?!

    E che altro vuol dire “hanno giudicato che non si poteva non farlo” se non che qualcuno ha chiesto loro di non farlo?!

    Chi, gliel’ha chiesto? L’associazione Provolo? Non direi proprio! Al che, non ci resta che la chiesa! O no?!

    “Vera passione per la verità”? Ma che sta dicendo, sto Angelo?!

    Non esisterebbero istituzioni ecclesiastiche, se le chiese avessero vera passione per la verità detta da chi è andato a morire a cavallo di una mula! Ma forse, l’Angelo intendeva passione per le umane verita’.

    E cosa gli fa pensare che i Direttori dei giornali ci provino meno dei preti, o con la stessa possibilitàdi errore in cui possono cadere i preti!

    Comunque sia, ai Media gli sta bene questo schiaffo! I Media dovrebbero smetterla di considerarci come clienti da frutta e verdura!

    Dovrebbero smetterla di presentarci le mele più lucide sopra e sotto quelle meno lucide!

    Ci diano mele e basta! Ma anche i giornali sono botteghe! Rassegnamoci noi, e si rassegni l’Angelo.

    A domanda risponde il vescovo di Padova.

    Accusa pesante, infamante… senza nomi e cognomi… non circostanziata… senza approfondimento … senza un’analisi ben chiara… Auspica, poi, che la stampa tratti la faccenda con “delicatezza” e “voglia di verità”.

    Nella cronaca dei fatti pubblicata da l’Arena, a parte il nome del Presidente dell’Associazione, non c’è il nome delle vittime ( o presunte tali ) tuttavia, c’è la foto di un gruppo di loro.

    Il che vuol dire, che se non altro hanno avuto il coraggio della loro faccia!

    Il don Corradi del Provolo, invece, non ha avuto neanche il coraggio di dire se i presunti violentatori sono vivi o morti!

    Con che faccia il vescovo di Padova, quindi, può dare lezioni di faccia ai Sordomuti del Provolo di Verona?

    A domanda risponde il vescovo di Vicenza.

    Parlando del vescovo di Vicenza, il Busi scrittore lo dice “quella”.

    “Non commento… “ Spesso ci si trova impotenti davanti a campagne orchestrate per confermare tesi che poi si rivelano fasulle”.

    Mi par di sentire tutti quelli che gridano al complotto quando i media li prendono in causa quando non in castagna!

    A domanda risponde l’Associazione Provolo.

    Rilanciando le accuse dall’Università, afferma: “è sempre stato difficile farsi ascoltare” . [ Credetemi, so molto bene quanto sia vero! ]

    “ Lo chiedono da anni, e mostrano copie di lettere, di dichiarazioni sottoscritte da decine di firme, di volantini.

    E raccontano.

    Riferiscono storie di violenze non solo sessuali. In alcuni casi, vere e proprie torture. Sempre su l’Arena, da un articolo di Giancarlo Beltrame, estrapolo:

    “Racconta un sordo, che ora ha molti decenni in più: sono entrato al Provolo che avevo otto anni. A 11, un prete, ( di cui fa il nome ma che il giornalista non pubblica, forse per tenerezza e voglia di verità ) in piedi davanti a tutti noi ragazzi sordo muti, afferra un bastone grosso come un due euro, picchia sulla schiena un nostro compagno sino a che il bastone si spezza, ne prende un altro più grosso e lo picchia sino a che si spezza anche quello, poi prende una cinghia perché “quella almeno non si sarebbe rotta”.

    Di violenze ( all’ordine del giorno ) ne racconta anche il Presidente dell’Associazione: picchiato sulle mani con un frustino, schiaffi, pugni, strattoni di capelli, pizzicotti, orecchie storte. Raccontato da un altro, ustioni da ferro da stiro sul dorso delle mani subite da un ragazzo che non voleva studiare;.

    “Nelle riunioni dell’Ente Nazionale Sordomuti ne abbiamo parlato più volte. Nessuno può dire di non aver mai saputo. ” Ma non erano creduti!

    Il Dalla Bernardina aveva detto ai suoi che c’era un prete che gli sparava proiettili di plastica e/o di gomma. Non è stato creduto neanche da loro.

    Non volevano credere che fatti del genere potessero farli i preti! Così, smise di parlargliene.

    Su di una tv locale, reazione da impossibilità a credere, l’hanno avuta anche due pensionati ed una donna sulla quarantina.

    Impossibile!!!!

    La signora sulla quarantina ha detto: mi cadrebbe tutto un mondo, se fosse vero!

    Capite adesso perché quei ragazzi hanno taciuto?

    Hanno taciuto perché la vernice di certi sepolcri, comunque sia il morto e/o il tempo di sepoltura, e’ sempre bianca.

    E con questo, anch’io ho risposto alla tua domanda, Giulietta.

  • USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    Esce un libro sulla violenza sessuale nelle diocesi americane
    sabato 24 gennaio 2009 , di la Repubblica

    Cifre realistiche indicano tra i quaranta e i sessantamila casi negli Usa

    Una delle autrici del dossier ha assistito alle riunioni a porte chiuse dei vescovi

    Denunce che vengono dall´interno dell´area cattolica

    Non è il celibato in sé a favorire le pulsioni trasgressive

    Non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici ma la riflessione sull´istituzione e sulle vittime, in maggioranza ragazzi in età pre e post puberale

    di MARCO POLITI

    Le voci dall´inferno sono innumerevoli. «Accadde quando il sacerdote J. era chierichetto. Un giorno, dopo la messa, il prete si mise davanti a J. con il pene eretto e guidò le sue mani fino a raggiungere l´orgasmo… Quando entri in sacrestia, dopo aver servito messa, padre Bill ti dice che hai fatto un buon lavoro e tu sei felice e orgoglioso. Il tuo prete ti offre di aiutarti a sfilare la veste, scherzando. Ma appena l´ha sollevata, padre Bill la spinge sulla tua faccia con una mano mentre con l´altra si sbottona i pantaloni e si spinge dentro di te… Andai su e c´era il buon padre Donald, fumammo insieme (dell´erba) e poi mi fece delle proposte. Era la prima volta che qualcuno soddisfaceva me e mi piacque molto… Il dodicenne Julian fu abusato per tre anni da padre Scott, il quale gli aveva detto che per ricevere la cresima avrebbe dovuto partecipare a speciali sessioni di consulenza… All´età di cinque anni X cominciò ad essere prelevato da letto e portato sul divano del sacerdote (ospite dei genitori), che lo stendeva sopra di sé… I miei ricordi più terribili sono di noi due, io e padre Larry, che facciamo sesso nella mia stanza e dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia… La chiesa nella quale fui violentata era la stessa in cui i preti ascoltavano le confessioni, era la chiesa in cui tutti i figli della mia famiglia si sono sposati e alcuni nipoti battezzati, e in cui sono sepolti i miei genitori».

    Il panorama è devastante. Quando papa Ratzinger è stato in America nell´aprile scorso il nuovo cardinale di Boston, Sean O´Malley, lo ha fatto incontrare con un piccolo gruppo di vittime di abusi che portavano con sé un libriccino con i nomi di altri mille abusati. Mille. Proviamo a trasporre la cifra in una diocesi come Torino, Bologna o Genova. Mille casi nascosti, insabbiati, negati e poi faticosamente portati alla luce. Ma basta già lo scandalo esploso ora a Verona, dove decine di ex allievi di un istituto per sordomuti, ormai adulti, hanno denunciato abusi sistematici da parte di esponenti del clero avvenuti nell´arco di un trentennio, per mostrare ciò che può nascondersi dietro la facciata della normalità quotidiana.

    Le statistiche (come i processi) negli Stati Uniti sono impietose. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati. Ma tutti i poliziotti sanno che le statistiche dei furti sono per difetto, perché riguardano solo gli episodi denunciati. Lo stesso vale per gli abusi sessuali. E così le cifre realistiche indicano in quaranta-sessantamila i casi di violenza subiti da minori da parte di predatori in tonaca. La media dei preti diocesani coinvolti è del 4,3 per cento. Certe annate di ordinazioni sacerdotali hanno prodotto tassi specialmente alti di preti-predatori. Otto per cento nel 1963, nel ´66, nel ´70, nel ´74. Addirittura 9 per cento nel 1975.

    Atti impuri. La piaga dell´abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O´ Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina, pagg. 294, euro 20) non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici americani e portato alla bancarotta per risarcimenti più di una diocesi, ma è soprattutto un´analisi dell´istituzione in cui tutto ciò è potuto avvenire e una riflessione sugli individui colpiti, in maggioranza maschi tra gli undici e i diciassette anni nell´età pre o post-puberale, quando la psiche è maggiormente fragile. Riflessioni e denunce che vengono dall´interno stesso della Chiesa cattolica. Mary Gail Frawley-O´ Dea, una delle curatrici del dossier, è stata l´unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane.

    Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato. Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma è l´«opportunità» che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso. Non è il celibato in sé – come astensione da relazioni sessuali – a favorire le pulsioni all´abuso, ma una concezione del celibato come «integrità» ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiore. Non è tanto questione di trasgredire divieti, ma di personalità che scoppiano perché educate a idealizzare il sacerdozio e che non reggono l´urto con il quotidiano. Del tutto falso, poi, è che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno.

    La vicenda non riguarda solo l´America, riguarda l´Italia, l´Irlanda, la Polonia, tutte le nazioni cristiane in misura variabile. L´America è solo il laboratorio di uno studio approfondito che interessa tutta la Chiesa. L´aspetto fondamentale è che le vittime sono «superstiti», carichi di ferite, segnati dall´orrore o dalla manipolazione della propria personalità. «Papa, funzionari del Vaticano e vescovi – scrive il domenicano Thomas Doyle – hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Non è questione di brevi incontri dei papi con i «sopravvissuti» né di alcuni interventi, che condannano la mostruosità degli abusi. Il fatto è che finora né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell´istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l´ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l´esempio è assolutamente negativo.

    Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori.

    Lo si coglie dalle strategie di fuga sistematicamente messe in atto dalla Chiesa allo scoppio di uno scandalo. La vittima ha enormi difficoltà a farsi sentire, i «superiori» invitano al segreto, il primo riflesso è di trasferire i colpevoli in altra parrocchia, poi si accusano i media, infine si pensa che il risarcimento economico chiuda la vicenda, magari concentrando l´attenzione sulla Chiesa «ferita».

    Così rimane al centro l´istituzione e non la vittima. E invece gli abusi pongono interrogativi di fondo. E´ pronta la Chiesa a formare preti disposti a crescere con la propria comunità, ad ascoltarla, a considerarsi guide che «imparano» smettendo di autorappresentarsi in versione super-sacralizzata di «altro Cristo»? Il pastore che non è nutrito, sottolinea la pastora anglicana Anne Richardson, «divorerà la pecora».

  • Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Preti pedofili/ Radicali: Rinuncino a prescrizione e chiariscano

    Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Roma, 23 gen. (Apcom) – Il vescovo di Verona, monsignor Zenti, convinca i preti coinvolti nel caso di pedofilia denunciati dal settimanale L’Espresso, e avvenuti nell’Istituto Antonio Provolo della città scaligera, a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa fare chiarezza in Tribunale. E’ quanto chiedono i radicali, dopo che le denunce dell’Associazione sordi Provolo hanno raggiunto i mass media. “Il vescovo – spiega il parlamentare Maurizio Turco nel corso di una conferenza stampa – era stato informato da un anno e mezzo della vicenda, la Curia da tre. Ci stupisce questo suo stupore. Almeno ora convinca i preti pedofili a rinunciare alla prescrizione così otterrà quello che vuole: che il Tribunale accerti fatti che lui e la Curia non sono stati in grado di accertare”.
    Per l’esponente radicale, che chiede anche al vescovo di rimettere il proprio mandato, il tentativo della Curia è quello di insabbiare la vicenda: “Hanno alzato un polverone – accusa Turco – sperando che la polvere seppellisse questi fatti, che si potesse nascondere la verità. Ora se vogliono chiarezza e accertare i fatti, bene non c’è problema: rinuncino alla prescrizione”.
    L’associazione Provolo che raccoglie alcune delle vittime dei presunti abusi ribadisce di non aver mai chiesto risarcimenti economici: “Vogliamo giustizia, e che quei preti (di cui hanno fornito nomi e cognomi, ndr) non stiano più a contatto con i bambini“.

    Verona. Abusi su minori al Provolo,
    il vescovo nega: «Sono tutte menzogne»

    La Curia si difende dopo la denuncia di 67 ex allievi:
    «È un complotto per ottenere i beni della congregazione»
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    Monsignor Giuseppe Zenti
    VERONA (23 gennaio) – «Non c’è mai paura della verità»: queste le parole del vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, nell’incontro per precisare la posizione della Curia dopo la denuncia del settimanale “L’Espresso” su 67 presunti casi di abusi sessuali e pedofilia avvenuti all’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo”.
    «È una vicenda che ci ha lasciato sgomenti – spiega monsignor Zenti -, sono convinto che si tratta di una montatura, di menzogne». Il vescovo di Verona, riguardo a Giorgio Dalla Bernardina, presidente dell’Associazione Sordomuti “Antonio Provolo” che ha portato alle luce i casi denunciati dagli ex allievi dell’istituto religioso, ha detto: «Io mi trovo tra l’incudine e il martello: il signor Dalla Bernardina è un nostro diocesano, è un mio fedele. Se voleva fare la guerra doveva corazzarsi, non usare la bicicletta e la baionetta da bersaglieri».

    Il vescovo ha spiegato che gli episodi nel passato vanno circostanziati e analizzati, «Quello che risulta dall’Espresso è da allucinazione». Ha quindi definito «Una vicenda losca, chiamare in causa monsignor Giuseppe Carraro (vescovo dal 1958 al 1978), per il quale è stata avviata la causa di beatificazione, dicendo che un ragazzino fu accompagnato qui e nel salone dell’Episcopio, dove sto parlando, venne abusato. Questo racconto da solo smonta tutto il teorema» ha sostenuto, dicendosi «amareggiato, ma fiducioso della verità, che viene sempre a galla».

    Controffensiva della Curia: «Pronti a vie legali». Zenti, non ha dubbi sull’inconsistenza delle accuse di pedofilia: «È un teorema inconsistente fabbricato per ottenere i beni della congregazione». Mons. Zenti ha ricordato che Dalla Bernardina avrebbe preteso di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione: «Chiuse la sua richiesta – ha sottolineato il vescovo – minacciando di intervenire con accuse di pedofilia».

    Il vescovo di Verona ha definito la vicenda una «strumentalizzazione, infamante nei confronti di preti» realizzata «con testimoni improvvisati e inattendibili. Chiedo prove, non racconti inverosimili. Sono banalità costruite con mentalità aberrante ed è aberrante che Dalla Bernardina strumentalizzi questi sordomuti». Zenti chiede ancora a Dalla Bernardina di «non approfittare dei suoi amici o ex amici – ha affermato -. Aveva giurato vendetta, era disposto a distruggere la Congregazione. Questo è il risultato».

    Monsignor Zenti ha teso comunque una mano agli accusatori «Dalla Bernardina ripensi alla vicenda. Chiuda in modo dignitoso, con una smentita». In caso contrario il pastore della chiesa veronese è pronto a ricorrere alle vie legali. «Non abbiamo nessun timore che si indaghi – ha concluso il vescovo – infangare una congregazione religiosa e una diocesi è incivile».

    E comunque, nonostante i dubbi espressi, Zenti conclude: «Come Chiesa non andiamo mai in prescrizione: è un caso di coscienza, anche dopo 50 anni bisogna riparare».

    «L’avvocato Mazzoni aveva la documentazione». Inoltre, chiosa il monsignore, «dire che la Curia è stata reticente è una falsità: l’avvocato monsignor Pietro Mazzoni, vicario giudiziale è stato subito coinvolto per rispondere all’associazione, aveva la documentazione e li ha interpellati. Prima è arrivata una lettera scritta a mano con 60 firme che chiedevano a quali istituzioni rivolgersi per casi di pedofilia – ha ricostruito il vescovo -; il vicario giudiziale ha fatto presente la necessità di una denuncia circostanziata, la risposta è stata una lettera non firmata e senza nessuna intestazione. Poi loro hanno precipitato le cose».

    Mons. Fasani: «Neppure una casa di tolleranza avrebbe retto i ritmi descritti». Il direttore dell’ufficio stampa della Diocesi di Verona, monsignor Bruno Fasani, che ha affiancato il vescovo Giuseppe Zenti nella conferenza stampa indetta oggi per chiarire i fatti, ha dichiarato: «Sostenere che 25 preti su 26 praticavano la sodomia e altro è inverosimile, neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo ed è impossibile che non trapelasse niente».

    Chiesto il trasferimento dei preti accusati. Il vescovo ha replicato anche alla richiesta di trasferimento dei preti accusati dai sordomuti di abusi sessuali. «Non compete a me ma alla Congregazione – ha dichiarato – inoltre vuol dire riconoscere in qualche modo la loro colpevolezza».

    I radicali chiedono che il vescovo inviti i preti coinvolti nello scandalo a farsi processare. «Il vescovo di Verona chiami i preti e i fratelli laici coinvolti e li convinca a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa accertare quanto accaduto in tribunale – è l’appello del parlamentare radicale, Maurizio Turco – In questo modo si potrà accertare quello che la Curia non ha accertato in questo anno e mezzo».

  • «Violenze in doccia e a casa del prelato» LA DENUNCIA. Al settimanale le vittime hanno testimoniato in video

    «Violenze in doccia e a casa del prelato» LA DENUNCIA. Al settimanale le vittime hanno testimoniato in video

    Da due anni, tramite tre associazioni, gli ex allievi avrebbero segnalato i gravi fatti alla Curia

    • 23/01/2009

    È dettagliata la cronistoria della vicenda ricostruita dal giornalista dell’Espresso.
    «Da quasi due anni», si legge nel numero del settimanale, «gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente dell’Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone.

    E scrive al vescovo: “Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all’istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta”. L’ultima lettera è dell’8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l’ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, “nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento”. Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago».

    A L’Espresso i «protagonisti della denuncia citano un elenco di casi che parte dagli anni Cinquanta. Descrivono mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a L’Espresso generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”.

    Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli”. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell’ecclesiastico. “Avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato gravi problemi psicologici”.