Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Viareggio

  • Prete e Chierichetto nelle fiamme dell’inferno , il Carnevale di Malo affronta la pedofilia nella Chiesa

    Prete e Chierichetto nelle fiamme dell’inferno , il Carnevale di Malo affronta la pedofilia nella Chiesa

    Il Carnevale che parla dell’attualità e solleva temi sociali e ambientali, come Viareggio, con la balena soffocata dalla plastica, o religiosi e di cronaca come la pedofilia . Alla sfilata dei carri di Malo, nella provincia di Vicenza, c’è spazio quest’anno anche per temi tristemente attuali come pedofilia, omofobia e violenza sulle donne. E fra i “personaggi” apparsi sui carri non mancano un prete e un chierichetto tra le fiamme dell’inferno. Un “dettaglio” che sta già facendo discutere. La prima sfilata di Malo è andata in scena domenica, nello stesso giorno in cui papa Francesco ha condannato ancora una volta la piaga dei preti pedofili al termine di un vertice sugli abusi. Prete e chierichetto che bruciano tra le fiamme sono stati realizzati sul carro “Fate, ignoranti” in gara alla 95esima edizione del Carnevale di Malo. “Partecipiamo al carnevale da molti anni e non è la prima volta che tocchiamo temi sociali, con le nostre realizzazioni – le parole riportate dal Corriere Veneto di Lara Zilio, del gruppo di carristi “Il Trenino”, autori dell’installazione -. La protagonista del carro e figura principale è una fata: il messaggio che trasmettiamo è che in un mondo in cui sempre più la gente se ne frega, si gira dall’altra parte, l’indifferenza è sbagliata. E c’è molto di cui parlare, troppe violenze sui più deboli da condannare: femminicidio, omofobia, bullismo, e certo anche la pedofilia”.

    La condanna a tutte le forme di violenza sui più deboli – “Per noi il Carnevale non è solo allegria ma anche un’occasione per parlare di tutto – ha spiegato ancora Zilio – ci dispiace un po’ che tutti si siano focalizzati solo sulla figura del prete, del resto sapevamo che avrebbe destato scalpore. Ma la condanna è a tutte le forme di violenza sui più deboli. Per ora dalla parrocchia di Malo nessuno ci ha chiamato, ma speriamo lo facciano e che siano d’accordo con noi: del resto anche papa Francesco si è espresso proprio domenica, e noi lo appoggiamo”. Intanto secondo Fernando Zambon, presidente della Pro Loco di Malo, il pubblico è apparso contento e molte persone “ci hanno detto di aver apprezzato la sfilata”.

    https://www.positanonews.it/2019/02/prete-chierichetto-nelle-fiamme-dellinferno-carnevale-malo-affronta-la-pedofilia-nella-chiesa/3294166/

  • Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Si chiama padre Kodijan Ouso Thomas (nella foto) di origine indiana, accusato a Lucca di aver abusato di un bimbo di 12 anni.

    Purtroppo l’ennesimo caso che però questa volta assume contorni raccapriccianti che si evincono dalle lettere “d’amore” che la piccola vittima, pesantemente plagiata dalla figura del “padre” scriveva al sacerdote.

    Si legge in un verbale del Commissariato di P.S. di Viareggio e riferito ad un campeggio che  “in tale occasione la vittima aveva consegnato a delle bambine delle lettere manoscritte, in tutta evidenza simili a quella già in sequestro ritrovata in maniera fortunosa dalla madre. A sua volta le bambine avevano consegnato le lettere ai genitori che avevano informato i responsabili del campo”.

    In quelle lettere, come riporta TgRegione.it;  “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.

    Missive, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, dovrebbero essere periziate da un esperto calligrafo, ma forse non sarà necessario in quanto padre Kodijan ha chiesto al Tribunale di Lucca il rito abbreviato.

    Dopo l’apertura delle indagini il sacerdote fu nascosto e se ne erano perse le tracce, fino a pochi giorni fa quando riusciamo a rintracciarlo.

    Risulterebbe domiciliato in Città di Castello (PG), dove esiste una nota struttura religiosa che accoglie i sacerdoti con problematiche, nella quale fu ospitato agli arresti domiciliari anche don Giovanni Desio (Casalborsetti).

    Ancora un altro prete che la chiesa tenta di nascondere per poi riciclare altrove, cosciente che potrebbe reiterare.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Una brutta storia, quella del bambino – la cui famiglia, parte offesa, è tutelata dall’avvocato Cristiano Baroni –  e il prete indiano rinviato a giudizio, accusato di abusi sessuali nei confronti del minore – all’epoca dei fatti 12enne -, e per il quale il Gip del Tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, ha chiesto, oltre alla citazione, come responsabile civile, del vescovo di Pisa, monsignor Benotto, la cui diocesi è competente territorialmente, la perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal minore al sacerdote. Il piccolo – su delega di indagini del Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti – venne ascoltato dal personale specializzato del Commissariato di Polizia di Viareggio, in forma protetta e con l’ausilio del dottor Giorgio Pini, direttore del reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale “Versilia”, che era a consocenza della triste vicenda dopo una gita fatta dal minore con i boy scout, durante la quale il bimbo aveva consegnato a delle amichette sue coetanee alcune letterine, manoscritte, uguali, o quanto meno simili, a quella ritrovata per caso dalla mamma e agli atti del fascicolo di indagine, che erano poi finite, per mano dei genitori delle bambine, ai responsabili degli scout e alle assistenti sociali. Missive, tutte, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, saranno periziate da un esperto calligrafo. “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.  Ora spetterà alla perizia calligrafa stabilire se davvero il minore ha scritto quei “racconti”.

    “I vescovi che sono stati negligenti riguardo ad abusi sessuali compiuti su minori saranno rimossi dal loro incarico” La battaglia contro la pedofilia, di Papa Francesco prosegue. E’ di pochi giorni fa il  Motu proprio “Come una madre amorevole” del pontefice – riportato da TGvaticano.it –  che rafforza l’impegno della Chiesa a tutela dei minori in materia di pedofilia Il Pontefice stabilisce che, tra le “cause gravi” che il Diritto Canonico già prevede per la rimozione dall’ufficio ecclesiastico va compresa anche la negligenza rispetto ai casi di abusi sessuali. Nel testo, composto di 5 articoli, si prevede che – qualora gli indizi appaiano seri – la competente Congregazione della Curia può iniziare un’indagine che può concludersi con il decreto di rimozione. La decisione deve comunque sempre essere sottomessa all’approvazione del Pontefice. Il “compito di protezione e di cura spetta alla Chiesa tutta, ma è specialmente attraverso i suoi Pastori che esso deve essere esercitato”. E’ quanto scrive il sommo pontefice, sottolineando la responsabilità dei Vescovi diocesani. “Occorre impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Il Pontefice ricorda che il Diritto Canonico già prevede “la possibilità della rimozione dell’ufficio ecclesiastico per cause gravi”. Con il Motu Proprio, afferma il Papa, “intendo precisare che tra tali cause rientra anche la negligenza dei Vescovi  relativamente “ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”, come previsto dal Motu Propro di San Giovanni Paolo II, Sacramentorum Sanctitatis Tutela, aggiornato da Benedetto XVI. Con il documento firmato da Francesco, si stabilisce fin dal primo dei 5 articoli che il vescovo diocesano (o l’eparca o colui che ha una responsabilità temporanea di una Chiesa particolare) può essere “legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri”, sia persone che comunità. Si specifica inoltre che questo danno può essere “fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. Il vescovo (al quale sono equiparati i Superiori Maggiori), prosegue l’articolo 1, può essere rimoso solo se “abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua”. Tuttavia, in caso di abusi su minori, “è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave”. Qualora gli indizi siano “seri”, prosegue l’articolo 2 del Motu Proprio, la competente Congregazione della Curia Romana può “iniziare un’indagine in merito” dando notizia all’interessato che ha “la possibilità di difendersi” con i “mezzi previsti dal diritto”. In seguito agli argomenti presentati dal vescovo, la Congregazione può “decidere un’indagine supplementare”. Negli articoli 3, 4 e 5 il Motu Proprio norma dunque la procedura con la quale si decide l’eventuale rimozione dall’incarico. La Congregazione che assume tale decisione, in Sessione ordinaria, può stabilire se dare “nel più breve tempo possibile, il decreto di rimozione” o esortare il vescovo “a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni”, concluso il quale il Dicastero potrà “emettere il decreto”. Nell’ultimo articolo si stabilisce che la decisione finale dovrà essere “sottomessa all’approvazione specifica del Romano Pontefice” che, “prima di assumere una decisione definitiva si farà assistere da un apposito Collegio di giuristi”.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-nelle-lettere-del-bimbo-le-dichiarazioni-damore-mi-manchi/

  • Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Il sacerdote è accusato di cinque episodi di cui sarebbe stato vittima un bimbo. Il giudice ha deciso che se sarà condannato la famiglia sarà risarcita dal vescovo

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – rischia il processo per una vicenda di presunti abusi sessuali ai danni di un bambino. Martedì 7, nell’udienza in tribunale a Lucca, i legali del sacerdote hanno chiesto il rito abbreviato. Che consentirebbe al prelato – in caso di condanna – di avere uno sconto di un terzo della pena. Il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini si è riservata di valutare la richiesta solo dopo la presentazione di una perizia calligrafica. Il giudice ha citato anche il vescovo Giovanni Paolo Benotto della diocesi di Pisa per eventuali risarcimenti in sede civile: se il sacerdote sarà riconosciuto colpevole, i danni da pagare alla famiglia saranno a carico della diocesi stessa.

    I presunti abusi sarebbero cinque e sarebbero avvenuti nel 2014 in un Comune che non riveliamo, per tutelare il bambino. In quel periodo il piccolo e sua madre frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati. L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla magistratura. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente alla fine del 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato gli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in tribunale, che serve ad acquisire prove che rischiano di non arrivare a processo. Nel frattempo il sacerdote è stato trasferito. Al termine dell’indagine il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 12 luglio si capirà se da questa vicenda nascerà un processo.

    Gli avvocati Cristiano Baroni e Debora Ianniello, che tutelano il piccolo e la sua famiglia, avevano chiesto che venisse coinvolto nel procedimento anche l’ordine di appartenenza del prete. Il giudice lo ha invece escluso, acconsentendo al coinvolgimento, in sede civile, del vescovo della diocesi interessata. Che è quella di Pisa.

  • Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    di PAOLO DI GRAZIA – Viareggio, 10 febbraio 2016 –   POTREBBE diventare un processo pilota – sempre ammesso che venga disposto il rinvio a giudizio – quello che vede come imputato un sacerdote straniero accusato di aver ripetutamente abusato in Versilia di un bambino di 10 anni. Il Gup del Tribunale di Lucca Silvia Mugnaini, infatti, su richiesta delle parti civili ha disposto la citazione come responsabile civile della Curia generalizia di Roma dei Carmelitani, l’ordine cui appartiene il sacerdote indagato. Era questa una specifica richiesta avanzata ieri, nel corso dell’udienza preliminare, dagli avvocati di parte civile Cristiano Baroni e Debora Ianniello che tutelano gli interessi dei genitori del bambino vittima dei soprusi. Per questo motivo il Gup non ha ancora disposto il rinvio a giudizio del sacerdote, ma ha fissato una seconda udienza preliminare già fissata per il prossimo 7 giugno. In quei dati il ​​Gup stabilirà l’eventuale rinvio a giudizio indicando proprio la curia generalizia di Roma dei Carmelitani come responsabile civile.

    Da un punto di vista processuale potrebbe essere una novità assoluta in dibattimenti del genere in quanto oltre a chiamare il sacerdote accusatore di abusi a rispondere penalemente di quanto avvenuto, chiama in causa il suo ordine religioso per un eventuale risarcimento danni.

    «Siamo soddisfatti – ha detto l’avvocato Cristiano Baroni – perché siamo convinti che la piega processuale che sta prendendo la vicenda possa rendere parziale giustizia ai familiari del bambino».

    Una vicenda dai contorni scabrosi sulla quale ha indagato la Procura di Lucca. Il sacerdote si è sempre difeso sostenendo di non aver mai toccato quel ragazzo. Ad ogni buon conto è stato allontanato e da tempo non si trova più in Versilia.

    Secondo gli investigatori gli episodi contestati si sarebbero consumati in una casa famiglia attigua a una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati dopo aver subito lo sfratto dalla propria abitazione. Ad aver insospettito la madre su quello che accadeva sono stati alcuni disegni del bambino. Di qui la denuncia alle assistenti sociali e poi alla Procura di Lucca che ha aperto un fascicolo iscrivendo il sacerdote straniero nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale su minori. Accuse pesantissime sulle quali dovrà adesso pronunciarsi il Gup a giugno per un eventuale rinvio a giudizio.

    di PAOLO DI GRAZIA

    http://www.lanazione.it/viareggio/pedofili-abusi-1.1720009

  • Abusi su un bimbo, prete nei guai

    Abusi su un bimbo, prete nei guai

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – è finito sotto accusa per cinque episodi di presunti abusi sessuali nei confronti di un bambino di poco meno di dieci anni.

    Nell’udienza di martedì 9 in tribunale a Lucca la Procura – l’indagine è affidata al pubblico ministero Antonio Mariotti – ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote. Nella stessa occasione gli avvocati difensori della famiglia, Cristiano Baronie Debora Ianniello, hanno chiesto che nel procedimento penale venga citata anche la Curia di riferimento del prete, nella persona del priore generale (che sta a Roma). Nell’udienza del 7 giugno il giudice deciderà se mandare a processo l’imputato e se, nel caso, citare anche la Curia stessa per eventuali profili di responsabilità.

    Gli episodi sarebbero avvenuti nel 2014 in un comune che non riveliamo per tutelare il bambino e la sua famiglia.

    In quel periodo il piccolo e sua madre si frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete poi finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati dalla Procura.

    L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla Procura di Lucca. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente a fine 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato degli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in cui accusa e difesa hanno esaminato ciò che era emerso fino a quel momento. Nel frattempo la Curia di riferimento lo ha trasferito.

    Al termine dell’indagine il sostituto procuratore della repubblica Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 7 giugno si capirà se da questa vicenda nascerà un processo. Vicenda sulla quale i vertici religiosi da cui il sacerdote dipende non hanno mai rilasciato dichiarazioni, né commenti di alcun tipo.

  • «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    Viareggio, 6 febbraio 2016 – LA PROCURA della Repubblica di Lucca ha chiesto il rinvio a giudizio di un sacerdote straniero accusato di avere usato violenza ripetutamente su un bambino di poco più di 10 anni. L’udienza preliminare è prevista nei prossimi giorni nelle aule del Tribunale dove sarà presente anche il legale che assiste la famiglia del piccolo, sul quale si erano ripetutamente concentrate le attenzione del servo del Signore giunto in Versilia nella seconda metà del 2013. «Daremo battaglia» annuncia l’avvocato di parte civile che non esclude anche di presentare anche un esposto contro la Curia.

    UNA VICENDA scabrosa che per diverso tempo ha creato imbarazzo e sgomento anche fra gli stessi investigatori, venuti a contatto con una realtà angosciosa. Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse?) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito l’indagato agli inquirenti della Procura di Lucca nel corso degli interrogatori della fase istruttoria. L’accusa a carico del sacerdote è di violenza sessuale su un minorenne. Insomma un caso di pedofila che purtroppo rilancia polemiche mai sopite. nel’ambito dell’attività di alcune parrocchie.

    GLI EPISODI contestati dalla Procura e sui quali dovrà ora pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari sarebbero avvenuti in una casa famiglia attigua ad una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati per diverso tempo. Erano stati alcuni disegni del piccolo ad avere insospettito prima le assistenti sociali, poi la mamma e infine – dopo una serie di visite – anche il medico che aveva effettuato una serie di test sul ragazzino. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lucca deciderà se rinviare o meno a giudizio il sacerdote nelle prossime ore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/prete-pedofilo-1.1707461

  • Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Viareggio, 16 ottobre 2014 – L’«ORCO» che avrebbe abusato ripetutamente di un ragazzino di 11 anni è un sacerdote.

    E’ questa la scioccante verità sulla quale da tempo la Procura di Lucca ha aperto un fascicolo. Un fascicolo che di giorno in giorno si è arricchito di testimonianze, di documenti medico-legali, di perizie concordati: il bambino è stato violentato. Una vicenda scabrosa, non l’unica, che da qualche tempo sta creando da una parte imbarazzo e dall’altra sgomento nel campo investigativo.

    Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse? La Curia era a conoscenza dell’inchiesta? Sono interrogativi che meritano una risposta in ossequio anche al nuovo corso di papa Francesco) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. Anzi dopo l’incidente probatorio sono aumentate anche se il sacerdote respinge tutte le accuse. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito agli inquirenti della Procura di Lucca. L’accusa è di violenza sessuale su un minorenne. Un caso di pedofilia, insomma.

    «UNA VICENDA terrificante» si è lasciato sfuggire uno degli investigatori che ha ricostruito le varie fasi della vicenda iniziata in un paese dell’entroterra dopo una famiglia in difficoltà è stata ospitata in una struttura — frequentata da religiosi — in un Comune vicino. Prprio in questo contesto, a contatto con la famiglia, è comparso spesso il sacerdote. Nessuno pensava che il religioso (questa la tesi dell’accusa, che ha preso spunto anche dalle testimonianze degli assistenti sociali) potesse trasformarsi in un pedofilo. Sta di fatto che in più di una circostanza, sia le catechiste che le assistenti sociali, hanno notato una serie di disegni fatti dal bambino che nascondevano l’angosciosa verità. In pratica il piccolo si immaginava come una piccola principessa innamorata del suo «Principe Azzurro», il sacerdote con tratti sommativi particolari e per l’accusa anche «inequivocabili».

    Un passo alla volta, dunque, la Procura dopo avere raccolto la denuncia ha cominciato a ricostruire il puzzle dell’inchiesta, ascoltando anche il piccolo con il supporto di uno psicologo e di un neuropsichiatra infantile. E anche in questi colloqui e in occasione dell’incidente probatorio, la Procura ha maturato la convinzione che da parte del sacerdote siano state commesse violenze sessuali nei confronti del ragazzino, nel pieno del passaggio della pubertà all’adolescenza, forse anche un po’ disorientato dai problemi emersi nella sua famiglia negli ultimi mesi, costretta a cambiare Comune di residenza. Nelle prossime ore la Procura — l’inchiesta è diretta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti — potrebbe presentare la richiesta di rinvio a giudizio a carico del sacerdote per violenza sessuale su minore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/orco-bimbo-violenza-1.307844

  • Sarzana, cinquant’anni dopo, una vittima degli abusi racconta il suo calvario

    Sarzana, cinquant’anni dopo, una vittima degli abusi racconta il suo calvario

    Il seminario della vergogna “Noi, violentati e umiliati”

    «Da cinquant´anni mi porto dietro gli incubi. Quel “prefetto” che di notte sollevava le coperte e ci ispezionava fra le gambe, e poi il chierico che mi costrinse, anzi no, perché era molto più subdolo, mi convinse a masturbarmi davanti a lui. Oggi mi sono liberato da questo peso e spero che tanti miei compagni dell´epoca trovino lo stesso coraggio».

    Il sole caldo di fine aprile batte sulla terrazza di una bella villetta con giardino nei dintorni di La Spezia, però i racconti del padrone di casa mettono freddo.

    Antonio, è un nome di fantasia, oggi è un 64enne in pensione dopo una vita piena e felice dal punto di vista affettivo ed economico. A tormentarlo c´erano solo i ricordi di quei due anni, a cavallo del 1960, trascorsi nel seminario di Sarzana.

    «Pensi che, a parte la mia seconda moglie, di queste cose non ho parlato neppure con i miei figli. Me ne vergognavo. Però negli ultimi mesi, il moltiplicarsi delle notizie sui casi di pedofilia nella chiesa mi ha sconvolto e allo steso tempo dato la forza per provare a chiudere quel capitolo».
    Antonio così ha scritto una lettera al vescovo di La Spezia e un paio di mesi fa l´ha consegnata direttamente nelle mani del vicario, don Pier Carlo Medinelli. Due pagine per un salto nel tempo di 50 anni.

    «Oggi queste sono zone ricche ma all´epoca si faceva la fame. Io avevo un padre balordo e mia madre, credendo che sarei andato a star meglio, nel 1959 mi fece entrare in seminario. Ero uno dei piccoli, quelli delle medie, poi c´erano i liceali e gli studenti di teologia. Il primo anno trascorse senza approcci diretti. C´era però un prefetto, don F., che di notte girava nelle camerate, ci sollevava le coperte e guardava o toccava fra le gambe. Ricordo con ansia alcune volte che mi capitò ed ero sveglio. Stavamo tutti in silenzio per la paura». L´anno successivo il trauma.

    «Ero in infermeria per un influenza e fu lì che conobbi il chierico, don M., oggi lo chiamo il “mostro”, che poi era un chierico mai diventato sacerdote. Sapeva scegliere i bimbi più belli e sensibili, dai ribelli si teneva alla larga. Iniziò con carezze e discorsi sulla sessualità».
    Don Mostro si guadagnò la fiducia delle famiglie.
    «Veniva a prendermi a casa e mia madre era contenta. Aveva una Fiat Topolino e mi portava a Livorno, al mercatino americano. Nella pineta di Viareggio provò ad avere dei rapporti completi ma io rifiutai. Mi costrinse invece a masturbarmi alcune volte. Ma ad altri ragazzi del seminario andò molto peggio. Lo incontrai anche dopo che io uscii dal seminario. Ero andato in visita da mio fratello più piccolo al collegio dei Cerri, una frazione di Arcola, e me lo ritrovai davanti come sorvegliante».

    Una vita dopo, gli abusi e le molestie appaiono ancora più gravi perché legati ad un´aggravante sociale. «C´è una cosa che oggi mi fa ancora più male e che da bambino non potevo capire. Lì dentro eravamo tutti poveri. Eravamo figli di famiglie che sopravvivevano a fatica e allora approfittare di questa condizione di inferiorità è ancora più da vigliacchi».
    Antonio lasciò il seminario alla fine della terza media. «Mi ero rotto una gamba durante una gita in montagna sull´Appennino. Non mi portarono neppure in ospedale e ricordo che zoppicai a lungo. Un altro prefetto, don C., mi prendeva in giro di fronte ad altri compagni che erano i suoi “cocchi”. Un atteggiamento al limite del sadismo che subii un´altra volta. Eravamo in estate nelle Langhe. Durante la cena parlai con un tono ritenuto troppo alto e dovetti trascorrere tutta la notte all´aperto, in ginocchio».

    L´incontro si conclude con una passeggiata a Sarzana. Attraversiamo piazza don Dino Ricchetti, un sacerdote molto noto a Sarzana anche per via della deportazione nei campi di lavoro nazisti. Ma don Ricchetti fu anche rettore del seminario dal 1955 al 1965: «Non voglio accusare chi non può più difendersi – dice Antonio – ma mi pare strano che lui non avesse almeno dei sospetti». Antonio spiega di essere sempre rimasto un credente, e di aver compiuto questo passo per «smettere di vergognarmi di episodi di cui io ero la vittima».

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/05/04/news/il_seminario_della_vergogna_noi_violentati_e_umiliati-3804008/