Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Vibo Valentia

  • Prostituzione minorile, condannato a 2 anni ex parroco di Zungri

    Prostituzione minorile, condannato a 2 anni ex parroco di Zungri

    Arriva la sentenza per il procedimento penale nato dall’operazione denominata “Settimo Cerchio”. Al termine del rito abbreviato il gup del Tribunale di Catanzaro ha condannato: don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, alla pena di due anni e quattro mesi e 2.400 euro di multa; Francesco Pugliese, 64 anni, di Zungri, alla pena di 2 anni 8 8 mesi e 2.400 euro di multa; e Miroslaev Iliev, cittadino bulgaro di 28 anni, alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione e 18mila euro di multa. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Toni Crudo, è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

    Quali pene accessorie, don Felice La Rosa (difeso dall’avvocato Francesco Sabatino) e Francesco Pugliese (assistito dall’avvocato Giuseppe Bagnato) sono stati interdetti in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequnetate abitualmente da minori.

    I tre condannati dovranno altresì risarcire le parti civili. Per La Rosa il pm aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi, per Miroslaev 10 anni, mentre la richiesta per Pugliese ammontava a 4 anni.

    L’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia ha fatto luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco ed il pensionato, secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

  • Prostituzione minorile nel Vibonese: un difetto di notifica fa slittare il processo

    Prostituzione minorile nel Vibonese: un difetto di notifica fa slittare il processo

    Dinanzi al gup di Catanzaro si trovano don Felice La Rosa, ex parroco di Zungri, un pensionato ed un cittadino bulgaro

    CRONACA
    Un difetto di notifica del decreto di fissazione dell’udienza nei confronti degli imputati ha fatto oggi slittare al 26 giugno la trattazione del procedimento penale nato dall’operazione denominata “Settimo Cerchio” che si trova dinanzi al gup del Tribunale di Catanzaro. In particolare a dover comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio inoltrata dall’ufficio di Procura, sono: don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, Francesco Pugliese, 64 anni, di Zungri, e Miroslaev Iliev, cittadino bulgaro di 28 anni.

    L’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia mira a far luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco ed il pensionato, secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

    Miroslaev Iliev e Francesco Pugliese sono difesi dall’avvocato Toni Crudo, mentre don Felice La Rosa è assistito dall’avvocato Francesco Sabatino.

    http://www.ilvibonese.it/cronaca/6467-prostituzione-minorile-nel-vibonese-un-difetto-di-notifica-fa-slittare-il-processo

  • Prostituzione minorile, il parroco don Felice La Rosa a processo

    Prostituzione minorile, il parroco don Felice La Rosa a processo

    L’indagine risale allo scorso novembre. Il sacerdote avrebbe pagato una somma di denaro per le prestazioni sessuali di un 15enne

    Salta il filtro dell’udienza preliminare e va all’immediato don Felice La Rosa, 42 anni, ex parroco di Zungri, sospeso dal vescovo Luigi Renzo, dopo che questi, insieme ad altri due indagati, è stato accusato di prostituzione minorile. L’indagine della Squadra mobile, coordinata dalla Procura di Catanzaro, che ha consentito di svelare un giro di prostituzione minorile, risale a novembre 2016. Don La Rosa è stato arrestato dalla polizia assieme ad altre due persone, un cittadino bulgaro, M.I., e un pensionato, F.A, di Briatico. Secondo gli inquirenti, il bulgaro avrebbe offerto per denaro al pensionato e al sacerdote le prestazioni sessuali di un 15enne, anch’egli straniero.

    L’inchiesta. L’operazione, battezzata “Settimo Cerchio”, è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, con precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l’intermediario. E l’indagine va comunque avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.

    http://www.zoom24.it/2017/04/21/prostituzione-il-parroco-don-felice-la-rosa-a-processo-47513/

  • Fanno sesso con un ragazzino minorenne. Tre arresti a Vibo Valentia, tra cui un prete e un pensionato

    Fanno sesso con un ragazzino minorenne. Tre arresti a Vibo Valentia, tra cui un prete e un pensionato

    Tre uomini sono stati arrestati a Vibo Valentia per aver fatto sesso mercenario con un ragazzino di 15 anni, straniero. Cinquanta euro la cifra pagata da i tre, tra cui anche un prete e un pensionato

    VIBO VALENTIA – Una squallida vicenda è salita alla ribalta della cronaca a Vibo Valentia in Calabria. Qui si è consumato del sesso mercenario ai danni di un ragazzino straniero di 15 anni. In manette sono finiti tre uomini, tra cui un prete e un pensionato.

    Sesso e denaro
    Induzione alla prostituzione minorile e corruzione di minorenne, queste alcune delle accuse mosse a un uomo di origini bulgare, un sacerdote di 35 anni (tale Felice La Rosa, ex parroco di Zungri) e un pensionato. Su suggerimento del bulgaro, i due avrebbero accettato le prestazioni sessuali del minore in cambio di 50 euro.

    Dietro a un omicidio
    Le indagini condotte dagli inquirenti e gli investigatori fanno seguito a quelle avviate per un omicidio avvenuto proprio a Vibo Valentia nel dicembre dello scorso anno. A seguito di alcune intercettazioni telefoniche attivate nei confronti di persone ritenute vicine alla vittima, erano già emersi elementi di responsabilità a carico degli arrestati. Altre intercettazioni hanno poi inchiodato alle loro responsabilità i tre uomini, i quali avrebbero accettato le prestazioni sessuali del ragazzino in cambio di denaro.

    https://trend.diariodelweb.it/trend/articolo/?nid=20161116_396161

  • Prostituzione minorile nel Vibonese: il Tdl concede i domiciliari al sacerdote

    Prostituzione minorile nel Vibonese: il Tdl concede i domiciliari al sacerdote

    Il parroco di Zungrim originario di Calimera, don Felice La Rosa, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo. Restano in carcere gli altri due indagati

    Il Tribunale del riesame di Catanzaro (giudice Valea presidente) ha concesso gli arresti domiciliari a don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, arrestato dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia nello scorso mese di novembre nell’ambito dell’inchiesta denominata “Settimo Cerchio” coordinata dalla Procura di Catanzaro. Accolta quindi l’istanza difensiva presentata dall’avv. Francesco Sabatino. Lo stesso Tribunale ha invece confermato il carcere per il 28enne bulgaro Miroslav Iliev e per il pensionato Francesco Antonio Pugliese, 64 anni di Zungri. A vario titolo sono accusati di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata.

    L’omicidio e le intercettazioni.Tutto è partito da un misterioso omicidio, quello di Francesco Fiorillo, assassinato nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo. L’indagine sfociata nell’inchiesta che ha portato all’arresto del prete, del bulgaro e del pensionato trae infatti origine dall’attività investigativa nata subito dopo il delitto e poggia le basi su una serie di intercettazioni telefoniche nel corso delle quali sia Francesco Antonio Pugliese, quanto don Felice La Rosa, avrebbero accettato la proposta di pagare 50 euro a fronte delle prestazioni sessuali di un ragazzo, un 15enne che avrebbe diviso la somma con il bulgaro Iliev nella misura di 20 e 30 euro. Nelle intercettazioni i poliziotti hanno ascoltato ogni particolare relativo ai “desideri” del parroco che avrebbe commentato con gli altri arrestati le prestazioni sessuali dei minori lasciandosi andare a considerazioni “volgari e spinte” sugli atti sessuali praticati sino a “dare i voti dopo ogni atto sessuale”. Il pensionato avrebbe ricevuto i minori nella sua abitazione, don Felice La Rosa si sarebbe invece appartato in luoghi isolati. Il bulgaro non avrebbe esitato a coinvolgere negli incontri sessuali anche altri minori, entrati in qualità di vittime nel “girone dei sodomiti” che avrebbe avuto come teatro Mileto, Vibo e Briatico.

    Accuse respinte. Nessuno dei tre arrestati si era avvalso della facoltà di non rispondere. Dinanzi al magistrato che li aveva interrogati in carcere nello scorso mese di novembre, i tre indagati avevano tutti respinto le accuse cercando di chiarire la propria posizione in ordine ad ogni contestazione. Contestazioni che coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo.

    http://www.zoom24.it/2016/12/07/prostituzione-minorile-nel-vibonese-il-tdl-concede-i-domiciliari-al-sacerdote-37647/

  • Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

    Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

    Lo Stato tace. Il Vaticano nasconde. E alla fine il demoneresta in casa. E in chiesa. Quello degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti è un problema di cui poco si parla, salvo quando scoppia il caso mediatico che fa ripiombare tutti, fedeli e non, ecclesiastici e laici, dinanzi a una croce di cui Stato e Chiesa dovrebbero farsi carico. L’ultimo caso è avvenuto a Vibo Valentia: un giro di prostituzione minorile di cui, stando alle indagini della Procura, si sarebbe reso protagonista anche don Felice La Rosa, già parroco per ben 11 anni a Zungri sino ad ottobre 2015 quando si era registrata la sua provvisoria pausa dall’esercizio delle sacre funzioni religiose. Ma d’altronde i casi sono decisamente numerosi. “Noi siamo andati indietro di 15 anni e abbiamo ricostruito 132 condanne in via definitiva e oltre cento preti indagati attualmente”, ci dice Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, che da anni si occupa del fenomeno. “Il dato però è evidentemente parziale”. Basti questo: “secondo le fonti vaticane, siamo tra il 2 e il 3% dei sacerdoti coinvolti. A nostro avviso saliamo al 6”.

    Le istituzioni tacciono – Ed è qui che lo Stato italiano sarebbe potuto intervenire. Perché, a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Né mai c’è stata. Eppure le richieste sono state avanzate. Quanto ci racconta Zanardi lascia senza fiato: “nel 2013 abbiamo girato un’interrogazione ad Alberto Airola (M5S), affinché la presentasse. Dopo diverse rassicurazioni, alla fine non è mai stata depositata”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: “con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare”. Certo, ci sarebbe l’Osservatorio nazionale anti-pedofilia: peccato però che anche qui non si sia mai voluto affrontare la questione nello specifico “ecclesiastico”. Basti questo: nel 2014 gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti pure sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso.

    Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. In altri termini, parliamo dell’obbligo per la diocesi di denunciare i casi di pedofilia e per il vescovo l’obbligo di rispondere dei casi stessi essendo il diretto superiore dei sacerdoti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. “Bisogna tener sempre presente – continua Zanardi – che i tribunali vaticani possono arrivare al massimo alla scomunica. Non sono contrario al procedimento canonico, ma è necessario che ci sia un procedimento anche giudiziario. Perché altrimenti il rischio è che se prima avevi un sacerdote pedofilo, finisci con l’avere un pedofilo non più sacerdote”.

    Il caso Rutigliano – Qualche esempio? Don Francesco Rutigliano era il parroco di Riace, in provincia di Reggio Calabria, quando tra il 2006 e il 2008, abusa di una giovane vittima di 14 anni, dalla psiche fragile e dal vissuto piuttosto travagliato. I fatti vengono alla luce soltanto nel 2011, quando a sancire la colpevolezza di Rutigliano è il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 giugno 2011. Le accuse, precisa il decreto, “riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”. Cosa accade allora? Don Francesco viene semplicemente sospeso per 4 anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico. Trascorsi i 4 anni, torna a dir messa. A Civitavecchia. “Esattamente dove oggi vive il ragazzo di cui aveva abusato in Calabria”, ci dice ancora Zanardi.

    Bacchettati – E il Vaticano? A onor del merito, bisogna ammettere che, appena insediatosi, Bergoglio ha subito pensato ad istituire una commissione specificatamente preposta al monitoraggio del fenomeno. Peccato però che, ad oggi, risultati non se ne sono visti. Anzi, a febbraio un membro laico della commissione scelto direttamente da Papa Francesco, Peter Saunders, è uscito dalla stessa commissione, lanciando un duro j’accuse: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, ha detto alla Bbc in una sferzante intervista. “E lui è parte del problema”. Ma non finisce qui. Perché da più di due anni l’Onu ha chiesto espressamente alla Santa sede una revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico. Perché? Semplice: esiste una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ratificata peraltro nel 1990 dalla Santa Sede. Il documento prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori. Ecco, nel 2014 l’Onu ha chiesto al Vaticano una completa aderenza alla Convenzione: perché “gli abusi sessuali dei bambini non sono un delitto contro la morale ma crimini”.

    Case di cura – E qui arriviamo all’ultimo tassello di questo incredibile puzzle. Essendo considerati “delitti contro la morale”, ciò che serve nel mondo ecclesiastico è la cura, morale e spirituale. Tanto basterebbe. Ed ecco allora che i sacerdoti che si sono macchiati di tali colpe, stando a quanto documentato dalla Rete L’Abuso, finiscono in case di cura. A segnalare l’inverosimile all’associazione, un gruppo di sacerdoti delle diocesi di Perugia e Ascoli Piceno. Alle porte della cittadina umbra sorge Villa Sacro Cuore. La struttura ospita sacerdoti in difficoltà, ma anche coloro che per i casi più disparati finiscono agli arresti domiciliari. Sarebbero passati per la struttura sacerdoti come don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi. Fino a poco tempo fa c’era anche don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), che avrebbe violentato quattro ragazzini. Tre giorni fa è arrivata la sentenza della Cassazione: Desio torna in carcere.

    Tw: @CarmineGazzanni

    http://www.lanotiziagiornale.it/preti-pedofili-il-religioso-silenzio-di-stato-e-vaticano-cosi-il-demone-continua-a-dir-messa/

  • Prostituzione minorile, il sindaco di Zungri rassicura: «Nessun bambino del paese è stato molestato»

    Prostituzione minorile, il sindaco di Zungri rassicura: «Nessun bambino del paese è stato molestato»

    Il primo cittadino Franco Galati precisa: «Circolano voci infondate. La comunità dopo lo smarrimento deve ritrovarsi». Domani gli interrogatori di don Felice La Rosa e degli altri due uomini arrestati (NOMI)

    La vicenda del prete arrestato per prostituzione minorile ha turbato la tranquillità di Zungri, il paese dove don Felice La Rosa (41 anni, nativo di Calimera) ha esercitato il suo magistero per 11 anni.

    Assieme al sacerdote sono finiti in carcere il bulgaro Miroslav Iliev (28 anni), che secondo le risultanze investigative della Squadra Mobile di Vibo Valentia, adescava i ragazzi stranieri, e il pensionato di 64 anni Francesco Antonio Pugliese, accusato anche lui di aver pagato per avere rapporti sessuali con minorenni. L’interrogatorio di garanzia dei tre indagati è stato fissato per domani mattina. I reati contestati ai tre (prostituzione minorile e corruzione di minore) sarebbero stati commessi tra il gennaio e il febbraio del 2016.

    Intanto a Zungri e nei paesi limitrofi impazzano le voci più disparate. Al punto che il sindaco ha ritenuto opportuno fare alcune precisazioni: «Nessun bambino del paese è stato molestato. Siamo rimasti sorpresi della notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Anche perché don Felice si era fatto ben volere dalla maggior parte della popolazione.Accoglieva le persone in chiesa, visitava i malati, era impegnato nel sociale. Il problema giudiziario in cui è incappato, è comunque, grave. Mi auguro che il nuovo parroco, don Giuseppe La Rosa, possa ridare tranquillità alla comunità religiosa, scossa da un fatto orrendo su cui auspico che la magistratura faccia chiarezza al più presto».

    http://www.ilvibonese.it/cronaca/4393-prostituzione-minorile-domani-interrogazione-garanzia

  • Prostituzione minorile, tre arresti nel Vibonese: c’è anche un sacerdote

    Prostituzione minorile, tre arresti nel Vibonese: c’è anche un sacerdote

    Tra i destinatari della misura don Felice La Rosa, per 11 anni parroco di Zungri. L’accusa è stata formulata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri

    Smantellata una rete dedita alla prostituzione minorile attiva nel Vibonese. Tre persone sono state arrestate questa notte nel corso di un’operazione condotta dagli uomini  della Squadra Mobile guidati da Tito Cicero.

    Il sacerdote. Tra queste anche don Felice La Rosa, 41 anni, già parroco per ben 11 anni a Zungri sino ad ottobre 2015 quando si era registrata la sua provvisoria pausa dall’esercizio delle sacre funzioni religiose. Nell’occasione era stato nominato quale reggente della parrocchia zungrese don Pasquale Sposaro, proveniente dalla parrocchia “Santa Marina” della frazione San Giovanni di Zambrone. L’accusa formulata nei confronti di Felice La Rosa, originario di Calimera, frazione di San Calogero, dai magistrati della Procura della Repubblica di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, è di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. A Zungri il sacerdote aveva trasformato in “Santuario mariano” la chiesa dedicata alla Madonna della Neve, istituendo poi il Premio mariano e dando ospitalità alla missione dei padri francescani Minimi. Nella serata del 21 agosto 2014 don Felice La Rosa, ordinato sacerdote nel 2002, aveva subito il taglio delle gomme della sua auto al termine di una funzione religiosa.

    Il bulgaro, il pensionato e l’omicidio Fiorillo. Gli altri arrestati sono un bulgaro, M.I., di nazionalità bulgara, e F.A., pensionato. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile vibonese traevano spunto dalle investigazioni avviate in ordine all’omicidio di Francesco Fiorillo (LEGGI QUI: Vibo, omicidio Fiorillo: due le pistole che hanno fatto fuoco. Eseguita l’autopsia) avvenuto a Vibo Valentia lo scorso 16 dicembre 2015 coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Nel corso di attività tecnica di intercettazione, avviata nei confronti di persone ritenute vicine alla vittima, al fine di individuare gli autori ed il movente del suddetto delitto sarebbero emersi “chiari ed incontrovertibili elementi di responsabilità” a carico dei tre arrestati, con riguardo ai reati di prostituzione minorile e corruzione di minorenne. La misura cautelare è stata adottata dal gip di Catanzaro su richiesta della Procura catanzarese. In particolare, il bulgaro M.I. avrebbe proposto al pensionato ed al sacerdote le prestazioni sessuali di un quindicenne straniero, chiedendo in cambio un corrispettivo in denaro per entrambi.

    http://www.zoom24.it/2016/11/16/prostituzione-minorile-tre-arresti-prete-zungri-35752/

  • Cinquanta euro per fare sesso con un 15enne Arrestato un sacerdote a Vibo Valentia

    Cinquanta euro per fare sesso con un 15enne Arrestato un sacerdote a Vibo Valentia

    Tre persone, tra cui un sacerdote di 35 anni, don Felice La Rosa, sono state arrestate dalla Squadra mobile di Vibo Valentia perché ritenuti responsabili a vario titolo di prostituzione minorile e corruzione di minorenne.

    Gli altri due, oltre al prete, ex parroco di Zungri, sono un cittadino bulgaro, M.I., e un pensionato, F.A.P.. Le indagini a carico dei tre sono partite dalle investigazioni avviate dopo un omicidio avvenuto nel dicembre scorso a Vibo Valentia. Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche di persone ritenute vicine alla vittima sono emersi elementi di responsabilità a loro carico. In particolare il bulgaro avrebbe proposto agli altri prestazioni sessuali da parte di un quindicenne straniero, chiedendo in cambio del denaro. Dalle intercettazioni è emerso che i due hanno accettato la proposta pagando, a fronte delle prestazioni, 50 euro.

    Le ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dei tre sono state emesse dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo calabrese. L’operazione è stata denominata Settimo cerchio.

    Le indagini, eseguite con il coordinamento della Procura Distrettuale della Repubblica di Catanzaro, competente per il reato di prostituzione minorile, e nello specifico del Procuratore capo, Nicola Gratteri, del Procuratore aggiunto, Vincenzo Luberto e del sostituto Procuratore Debora Rizza, hanno permesso di accertare che il cittadino bulgaro, non esitava a coinvolgere negli incontri sessuali anche altri minori, quando gli si presentava l’occasione. I fatti si sarebbero svolti tra Vibo Valentia, Mileto e Briatico.

    http://www.lastampa.it/2016/11/16/italia/cronache/cinquanta-euro-per-fare-sesso-con-un-enne-arrestato-un-sacerdote-a-vibo-valentia-pQvZFNrINVJofyAOJWNLPP/pagina.html

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta