Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, vittime di abusi sfilano a San Pietro: “Solo parole, il Papa rimuova vescovi insabbiatori e denunci stupratori”

    Pedofilia, vittime di abusi sfilano a San Pietro: “Solo parole, il Papa rimuova vescovi insabbiatori e denunci stupratori”

    Si definiscono “sopravvissuti” le vittime di abusi sessuali da parte del clero che hanno sfilato da Piazza del Popolo a Piazza San Pietro per chiedere giustizia al Vaticano, in occasione del summit convocato da Papa Francesco. “Finora sono solo parole, non vediamo fatti – dice il presidente dell’associazione Rete L’abuso Francesco Zanardi -. Cominci a rimuovere i vescovi insabbiatori e a denunciare chi è stato protagonista di questi stupri”. “Le promesse non mi bastano più”, aggiunge un ragazzo di Milano che in oratorio è stato più volte vittima di un prete, oggi condannato a oltre 6 anni. “È un fenomeno in aumento – denuncia Zanardi – perché tanti hanno trovato il coraggio di denunciare solo ora”. “Sono stato violentato a 9 anni e questo mi ha rovinato la vita, vorrei almeno essere ascoltato in Vaticano”, chiede un’altra vittima.
    Video di Camilla Romana Bruno

  • VIDEO. “Non può esserci un Dio che permetta questo”: una vittima di un prete pedofilo testimonia di fronte al Vaticano

    VIDEO. “Non può esserci un Dio che permetta questo”: una vittima di un prete pedofilo testimonia di fronte al Vaticano

    Alessandro Battaglia dice di essere stato “abusato” all’età di 15 anni. Questo giovane italiano ha raccontato la sua storia a poche centinaia di metri dalla Santa Sede, mentre un summit ha riunito centinaia di vescovi per discutere della pedofilia nella Chiesa.

    “Quello che voglio raccontare stasera è l’abuso che ho vissuto.” Mentre i vescovi di tutto il mondo si sono riuniti per discutere della pedofilia nella chiesa da giovedì 21 febbraio a Roma per un summit storico, diverse vittime hanno deciso di far sentire la propria voce a poche centinaia di metri dal Vaticano. Tra questi, un giovane italiano di 22 anni, Alessandro Battaglia, ha consegnato una commovente testimonianza che ha colpito l’assemblea.

    >> Cosa ricordare dal Vertice Vaticano dedicato alla pedofilia

    Davanti alle telecamere, e in particolare quella del programma “C Politique” su France 5, ha detto che è stato “abusato” all’età di 15 anni “, dal prete” che considerava “come il migliore del mondo, a cui ho confidato la mia vita, a cui ho raccontato tutto “ .

    Non credo più in Dio perché non può esserci un dio che lo permetta.

    Alessandro Battaglia

    “Sono cresciuto in un ambiente cattolico, ero boy-scout, chierichetto, animatore nei i campi estivi organizzati dalla Chiesa, ha testimoniato Alessandro Battaglia.  E loro mi hanno tolto tutto questo, mi hanno tolto degli anni della mia vita.” “Tutti noi abbiamo fatto almeno un tentativo di suicidio“, ha aggiunto, “perché non si può convivere con queste cose”.

    “Non ho sentito scuse”

    Ha poi parlato del summit che si stava svolgendo in Vaticano: “Dobbiamo fermare tutto questo, e là dietro possono farlo”, ha detto, indicando la Santa Sede. Il papa alla fine ha promesso domenica “una lotta a tutti i livelli” contro l’abuso sessuale dei minori, “crimini abominevoli che devono scomparire dalla faccia della terra”. “Nessun abuso dovrebbe mai essere coperto, come era il caso in passato, e sottovalutato”, ha detto Papa Francesco.

    Non abbastanza per Alessandro Battaglia.  “Non ho sentito le scuse, niente di concreto, niente di giusto. Sono lì per parlare di auto-distruzione dei leader e delle vittime. Ma sono loro che ci hanno distrutto”, ha pianto alla conclusione del summit.

    https://mobile.francetvinfo.fr/societe/religion/pedophilie-de-l-eglise/video-ca-ne-peut-pas-exister-un-dieu-qui-permet-ca-une-victime-d-un-pretre-pedophilie-temoigne-devant-le-vatican_3206767.html#xtref=https://www.google.it/

  • Vaticano, vittime deluse dal Summit sulla pedofilia: ‘Ci aspettavamo di più’

    Vaticano, vittime deluse dal Summit sulla pedofilia: ‘Ci aspettavamo di più’

    Ieri si è concluso lo storico vertice fortemente voluto da Papa Bergoglio. Francesco Zanardi (Rete l’Abuso) si dice ‘indignato’.

    Si è concluso ieri, domenica 24 febbraio, lo storico Summit sulla pedofilia voluto da Papa Francesco in Vaticano. Durante il vertice sono stati mostrati anche alcuni video, alcuni abbastanza scottanti, in cui le vittime degli abusi hanno raccontato le loro storie. Ha colpito più di tutti quella relativa ad una ragazza africana, la quale ha denunciato di essere stata costretta ad abortire per ben tre volte fin da quando era adolescente, proprio da un religioso, che l’ha molestata fin da quando aveva 15 anni. Storie davvero terribili, a cui sono seguite poi le dichiarazioni, sconcertanti, dell’arcivescovo di Monaco – Frisinga, Reinhard Marx, il quale ha detto a chiare lettere che molti dossier sui responsabili sono stati distrutti, o mai aperti.

  • Pedofilia, condannato il cardinale George Pell in Australia

    Pedofilia, condannato il cardinale George Pell in Australia

    Pell, 77 anni, era stato giudicato colpevole lo scorso dicembre. Rischia fino a 50 anni di carcere

    Il cardinale George Pell è stato condannato in Australia per violenza sessuale di minori. L’alto prelato era accusato di aver abusato di due ragazzini del coro quando era arcivescovo a Malbourne nel 1996 – all’epoca aveva 55 anni – nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick. La giuria ha anche dichiarato che Pell si è reso colpevole di aver aggredito in modo indecente uno dei ragazzi in un corridoio più di un mese dopo. Pell, 77 anni, era stato giudicato colpevole lo scorso dicembre. Il verdetto unanime dei 12 membri della giuria della County Court dello stato di Victoria è stato emesso l’11 dicembre, ma reso pubblico solo martedì. Il cardinale, che è stato rilasciato su cauzione per subire un intervento al ginocchio, rischia fino a 50 anni di carcere: l’udienza di condanna inizierà mercoledì. Ma Pell, che ha accolto la sentenza chinando la testa, ha già annunciato che farà appello. La sentenza è stata resa nota proprio nel mese in cui il Vaticano ha annunciato che papa Bergoglio ha approvato l’espulsione di un ex cardinale di alto rango, Theodore McCarrick, per abusi sessuali su minori e adulti. Ora che la condanna è ufficiale, sembra inevitabile che anche Pell sia allontanato da Roma. L’ultimo appello di papa Francesco contro la pedofilia risale a domenica: «Una piaga mostruosa».

    La carriera e poi le accuse

    Pell era stato ordinato prete a Roma nel 1966, prima di tornare in Australia nel 1971 dove aveva salito tutti i gradini della gerarchia ecclesiastica:nominato arcivescovo di Melbourne nel 1996, poi di Sydney nel 2001, era stato scelto da Bergoglio nel 2014 per dare più trasparenza alle Finanze del Vaticano. Il principale consigliere finanziario di papa Francesco -formalmente è ancora a capo della Segreteria per l’Economia- ed ex ministro dell’Economia vaticano delle Finanze della Santa Sede è il più anziano funzionario in Vaticano coinvolto nello scandalo pedofilia. Si è sempre dichiarato innocente.

    Lo scandalo

    Insieme all’Irlanda e agli Stati Uniti, l’Australia è stata devastata dall’impatto dello scandalo degli abusi clericali: un’indagine della Commissione reale ha rilevato che oltre 4 mila persone hanno riferito di aver subito abusi in più di 1000 istituzioni cattoliche in tutta l’Australia tra il 1980 e il 2015. La città natale di Pell, Ballarat, aveva un’incidenza altissima di abusi, e, secondo i sopravvissuti, una percentuale di suicidi molto più alta della media: per cui il processo a Pell, che ha sempre mantenuto un atteggiamento distaccato, rappresentava una sorta di resa dei conti. I suoi avvocati hanno invitato la giuria a non condannare Pell per tutti i fallimenti della Chiesa cattolica, sostenendo che solo un pazzo avrebbe corso il rischio di abusare di ragazzini in un luogo pubblico e che c’era il rischio che il cardinale diventasse il capro espiatorio di tutti i preti pedofili. Ma la giuria di 12 membri dello Stato di Vicotria, dopo oltre due giorni di deliberazione, ha emesso il suo verdetto: colpevole.


    //video.corriere.it/abusi-minori-cardinale-pell-non-sono-qui-difendere-indifendibile/495a3a1e-ded4-11e5-8660-2dd950039afc

  • Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

    Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

    Rivelazione choc di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, durante lo speciale Diario di papa Francesco su Tv 2000, l’emittente della Cei. Don Vinicio ha denunciato pubblicamente gli abusi subìti da ragazzo inseminario da parte di altri sacerdoti. «Erano da mandare al diavolo», ha aggiunto, «perché non erano degni. E tutto questo mi è rimasto dentro per 50 anni. Ma non ho avuto sensi di colpa e questo mi ha aiutato invece a guardare al sacerdozio con lo spirito aperto, solare, bello».

    «Io mi sono salvato con questo pensiero: i vigliacchi erano loro non io. Non mi sono mai sentito vittima perché le persone malevoli, subdole e delittuose erano loro, adulti, presunti o veri educator», ha aggiunto don Vinicio Albanesi. «Erano da mandare al diavolo», ha detto, «perché non erano degni. Il messaggio di Cristo è un messaggio infinitamente propositivo. Sono a volte, non tutti per fortuna, alcuni ad averlo intristito e reso cattivo. Cristo ha difeso i bimbi, la samaritana, i ciechi, gli zoppi. Cristo ha guarito e c’è purtroppo invece chi con le parole provoca ferite e anche la morte», ha concluso.

    LE TESTIMONIANZE AL SUMMIT SULLA PEDOFILIA DEL VATICANO

    La testimonianza del presidente di Capodarco è avvenuta a margine del summit sulla pedofilia che si tiene in Vaticano dal 21 al 24 febbraio, dove, all’Incontro sulla protezione dei minori, è stato proiettato un video in cui le vittime di abusi del clero hanno raccontato le loro storie. «Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati – in alcuni casi – in assassini dell’anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione […] l’abuso sessuale lascia conseguenze tremende a tutti […] le conseguenze sono evidenti, sotto tutti gli aspetti, e rimangono per tutta la vita», si è sentito rieccheggare dalle parole del primo testitmone, un cileno, che però ha detto di parlare di sé in quanto cattolico. «Per un cattolico», ha spiegato, «la cosa più difficile è riuscire a parlare dell’abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare – nel nostro caso, parlo di me – la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno». Invece, «la prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa. Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire».

    Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano
    UNA VITTIMA DI UN PRETE PEDOFILO DURANTE IL SUMMIT IN VATICANO.
    Nel racconto del sopravvissuto, «il perdono falso, il perdono forzato non funziona. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle». La richiesta è «di collaborare con la giustizia», e ciò «che il papa sta facendo in Cile si ripeta come modello in altri Paesi del mondo». Inoltre, «vediamo tutti i giorni la punta dell’iceberg: nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché?». «Non serve estirpare il tumore e basta», ha affermato la vittima cilena, chiedendo ai prelati di aiutare «a ristabilire la fiducia nella Chiesa» e che coloro «che vogliono continuare a coprire, se ne vadano».

    UNA DONNA AFRICANA: «STUPRATA E PICCHIATA DA UN PRETE PER 13 ANNI»

    I vescovi hanno ascoltato in silenzio i tragici racconti. Un’altra testimone, un’africana, ha spiegato che «dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava». Poi ha aggiunto: «Sento di avere una vita distrutta». Il terzo, un sacerdote est-europeo, racconta che «da adolescente, dopo la conversione, andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa; e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto […] l’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto», e «lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi». Altri testimoni sono stati un uomo degli Stati Uniti e un asiatico. L’uno prova «ancora dolore per i miei genitori, ancora provo dolore per la disfunzione, il tradimento, la manipolazione che quest’uomo malvagio, che all’epoca era il nostro prete cattolico, ha inflitto alla mia famiglia e a me». L’altro è stato «molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre 100 volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone. Ho avuto questo atteggiamento anche nei riguardi della mia famiglia, dei miei amici e perfino di Dio […] ogni volta che ho parlato con i Provinciali e con i Superiori maggiori», ha concluso, «questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori e questo a volte mi uccide».

  • Una piccola luce c’è, ma non basta

    Una piccola luce c’è, ma non basta

    Ho seguito per Repubblica l’Incontro tenutosi dal 21 al 24 febbraio in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Sono stato contento soprattutto di essere riuscito a trovare spazio sul mio giornale per le vittime. Prima del summit ho intervistato Peter Saunders, inglese, da ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Fu il primo a fare un passo indietro, ormai più di due anni fa, dalla Commissione pontificia per la protezione dei minori. Mentre ieri, nel giorno conclusivo, ho intervistato Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e oggi presidente della Rete L’Abuso.

    Penso che la novità importante del summit non stia nei proclami di ieri né nelle decisioni pratiche che si spera arrivino a breve, ma in un cambio di paradigma – come un piccola luce che si accende nella notte – che almeno in parte è avvenuto. Per la prima volta, infatti, la voce delle vittime, i loro racconti, sono entrati con decisione dentro le mura vaticane. Le vittime da incomodi – quante volte sono state relegate ai margini da uomini di Chiesa negligenti e insabbiatori – sono divenute protagoniste: il primo giorno del summit, in particolare, 190 vescovi hanno ascoltato in silenzio un video con le testimonianze degli abusi subiti, racconti come quello di una donna che ha parlato delle relazioni sessuali avute con un prete dai quindici ai ventotto anni: “Sono rimasta incinta tre volte, tre volte mi ha fatto abortire perché non gli andava di usare profilattici”, ha detto.

    Se penso alle reazioni negative che ebbe dentro certi ambienti questa mia intervista di tre anni a monsignor Charles Scicluna che dopo aver visto in anteprima con me “Il caso Spotlight” disse che tutti i cardinali avrebbero dovuto vedere questo film, capisco che qualcosa sta cambiando dentro la stessa Chiesa. Esiste una parte di essa che ha capito che il problema esiste ed è enorme, che chi guida le diocesi deve sapere, e soprattutto deve agire. Tutto ciò è importante, ma probabilmente non sufficiente.

    Ieri le vittime, a chiusura del summit, hanno protestato. L’incontro, infatti, si è chiuso senza l’annuncio di nuove decisioni se non con la promessa dell’uscita a breve di un Motu proprio papale in merito, di un vademecum per i vescovi e con l’annuncio dell’idea della creazione di una nuova task force. Credo che sia giusto qui di seguito riportare queste proteste, proponendo alcune parole pronunciate da Francesco Zanardi nell’intervista apparsa oggi su Repubblica. Credo, infatti, che al di là dei passi in avanti, non vi sia giustizia se le vittime non trovano pace, se la loro voce non trova piena risposta, cosa che evidentemente ancora non è avvenuta.


    “Noi vittime ci aspettavamo un finale differente. Quantomeno l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi. Invece, abbiamo dovuto sentire il Papa che addirittura nel discorso finale arriva a dire che ‘la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima’ dei crimini della pedofilia. La Chiesa vittima? Questo è troppo, pensavo che le vittime fossimo noi”.

    “Se Francesco ritiene che la Chiesa sia vittima allora denunci i preti pedofili e in sede civile chieda i danni per quanto hanno fatto alla Chiesa. Perché non lo fa?”.

    “Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta solo e soltanto parole. Ma almeno finalmente è chiara una cosa: tolleranza zero significa credibilità zero”.

    https://www.paolorodari.com/index.php/72-una-piccola-luce-c-e-ma-non-basta

  • Pedofilia, vittime di abusi sfilano a San Pietro: “Solo parole, il Papa rimuova vescovi insabbiatori e denunci stupratori”

    Pedofilia, vittime di abusi sfilano a San Pietro: “Solo parole, il Papa rimuova vescovi insabbiatori e denunci stupratori”

    Si definiscono “sopravvissuti” le vittime di abusi sessuali da parte del clero che hanno sfilato da Piazza del Popolo a Piazza San Pietro per chiedere giustizia al Vaticano, in occasione del summit convocato da Papa Francesco. “Finora sono solo parole, non vediamo fatti – dice il presidente dell’associazione Rete L’abuso Francesco Zanardi -. Cominci a rimuovere i vescovi insabbiatori e a denunciare chi è stato protagonista di questi stupri”. “Le promesse non mi bastano più”, aggiunge un ragazzo di Milano che in oratorio è stato più volte vittima di un prete, oggi condannato a oltre 6 anni. “È un fenomeno in aumento – denuncia Zanardi – perché tanti hanno trovato il coraggio di denunciare solo ora”. “Sono stato violentato a 9 anni e questo mi ha rovinato la vita, vorrei almeno essere ascoltato in Vaticano”, chiede un’altra vittima.
    Video di Camilla Romana Bruno


    https://video.repubblica.it/vaticano/pedofilia-vittime-di-abusi-sfilano-a-san-pietro-solo-parole-il-papa-rimuova-vescovi-insabbiatori-e-denunci-stupratori/327830/328429

  • Pedofilia, card. Marx incontra vittime: “La chiesa vi ascolta”

    Pedofilia, card. Marx incontra vittime: “La chiesa vi ascolta”

    L’arcivescovo di Monaco: i sopravvissuti ci aiutano

    Roma, 22 feb. (askanews) – Incontra un gruppo di una quindicina di vittime di abusi commessi da membri del clero, il cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, presidente della conferenza episcopale tedesca e consigliere di Papa Francesco. Un incontro che avviene poco distante dal summit che il Papa ha convocato in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo. “Avevo già riflettuto in Germania sull’opportunità di incontrare le vittime e non sapevo esattamente quali organizzazioni ci fossero a Roma. E sebbene sia stato un incontro breve credo sia un segno che la Chiesa vuole ascoltare e che considera che questi gruppi e associazioni di vittime e sopravvissuti stanno fornendo un servizio alla Chiesa, e che i sopravvissuti ci hanno aiutato e continueranno ad aiutarci, a rimanere sul tema, vederlo con onestà ed ascoltare. Per questo sono grato per questo incontro”.

    L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Ending Clergy Abuse, molto attiva nel promuovere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sul punto di vista delle vittime. “Grazie per questo incontro: porterò al Papa le vostre testimonianze”, ha detto il cardinale Marx a conclusione dell’incontro.

    http://www.askanews.it/video/2019/02/22/pedofilia-card-marx-incontra-vittime-la-chiesa-vi-ascolta-20190222_video_18185130/

  • «Violenza sessuale, botte e aborti: il rosario degli abusi dei preti pedofili»

    «Violenza sessuale, botte e aborti: il rosario degli abusi dei preti pedofili»

    «Sono stato molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre cento volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone, anche con la mia famiglia e i miei amici».

    Sono le parole di uomo, asiatico, vittima, da quando era bambino, di un prete pedofilo, che irrompono di prima mattina nell’aula nuova del Sinodo, dove sono riuniti i 190 cardinali, vescovi, presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo partecipanti all’incontro sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». «Ogni volta che ho parlato con i provinciali e con i superiori maggiori, questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori, e questo a volte mi uccide», prosegue l’uomo, che ora chiede «di produrre azioni severe che realmente rimettano in riga gli abusatori», che li «indichino con nome e cognome», che «li puniscano».

    È una delle cinque testimonianze video delle vittime di abusi sessuali – le identità non sono state divulgate all’esterno dell’aula – con cui papa Francesco ha voluto che fosse aperto il summit sulla pedofilia nella Chiesa, immediatamente prima del suo intervento. Parla un altro uomo, dal Cile, dove è esploso l’ultimo scandalo in ordine di tempo, attorno al pedofilo seriale don Fernando Karadima, per anni parroco a Santiago, nel 2011 condannato dalla Santa sede per abusi su minori (ma sono oltre ottanta i preti cileni coinvolti in abusi sessuali su minori dal 2000 ad oggi), e ai vescovi a lui più vicini (ne sono stati rimossi nove): «È difficile parlare dell’abuso sessuale subìto», racconta, ma mi decido e «vado a raccontare tutto a santa madre Chiesa, dove penso che mi ascolteranno e mi rispetteranno. Ma la prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa.

    Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire». E rivolgendosi direttamente ai partecipanti all’incontro: «Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati, in alcuni casi, in assassini dell’anima, in assassini della fede. Vediamo solo la punta dell’iceberg. Nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché? Perché si procede come quando ci si trova di fronte a un tumore: si deve trattare tutto il tumore, non limitarsi a rimuoverlo; quindi serve la chemioterapia, la radioterapia, bisogna fare dei trattamenti. Non serve estirpare il tumore e basta».

    Una prassi, quella di ignorare e anzi di aggredire le vittime, confermata anche da un prete abusato quando era adolescente, oggi 53enne, dell’Europa dell’est: «Andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa, e lui toccava le mie parti intime – racconta –. Ho passato una notte nel suo letto. Dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto al vescovo, gli ho scritto, ma non mi ha mai risposto», anzi quando «l’ho incontrato, mi ha attaccato senza tentare di comprendermi».

    «Dall’età di quindici anni ho avuto relazioni sessuali con un prete, questo è durato tredici anni. Sono rimasta incinta tre volte e tre volte mi ha fatto abortire, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi», racconta una donna africana. «Avevo paura di lui – continua – e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei ragazzi; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava. Sento di avere una vita distrutta. Ho subito così tante umiliazioni in questa relazione che non so che cosa mi riservi il futuro».

    https://ilmanifesto.it/violenza-sessuale-botte-e-aborti-il-rosario-degli-abusi-dei-preti-pedofili/

  • Pedofilia, summit Vaticano: “Obbligo di denuncia e stop segreto”

    Pedofilia, summit Vaticano: “Obbligo di denuncia e stop segreto”

    Le due richieste al centro della seconda giornata del vertice

    Roma, 22 feb. (askanews) – L’obbligo per i vescovi a denunciare i preti pedofili e l’eliminazione del segreto pontificio sono al centro della seconda giornata del summit indetto dal Papa in Vaticano sulla tutela dei minori. La questione emerge in modo ricorrente e a farsi portavoce della necessità di collaborare con le autorità giudiziarie locali è monsignor Charles Scicluna, ex pm vaticano sugli abusi: un obbligo, ha detto, che “nasce dalla legge civile. Se non denuncio – ha riferito – commetto un delitto civile”. Più efficace questa misura, per Scicluna, che un “tribunale d’inchiesta” per i vescovi.

    Poco distante dal summit in Vaticano, nella piazza delle Vaschette, il cardinale Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, ha incontrato un gruppo di una quindicina di vittime di preti pedofili. Vittime che però non sono del tutto soddisfatte da come sta andando l’incontro. Come ha spiegato Peter Saunders, anch’egli vittima di abusi da parte di un sacerdote, e ora fondatore dell’Associazione Ending Clergy Abuse.

    “Fin qui la maggioranza di noi è delusa perché il Papa ha spiegato chiaramente che questo incontro non è un tentativo serio di affrontare gli incredibili scandali criminali che colpiscono la Chiesa e il Vaticano. Si parla di ‘creare consapevolezza’, di ‘training’, ma queste sono cose in cui non dovrebbe esserci bisogno di training. Lo stupro di bambini, lo stupro e la violenza di qualunque adulto vulnerabile è un atto criminale e orribile”.

    Mentre Juan Carlos Cruz, una delle vittime di preti pedofili in Cile chiede di eliminare il segreto pontificio: “Non può esserci segreto, deve esserci trasparenza dove c’è un reato. Bisogna rispettare la vittima e proteggerla se non vuole essere pubblicizzata. Ma limitarsi a cambiare parrocchia al colpevole o mandarlo in un altro paese è un reato, come i vescovi che lo proteggono”.

    http://www.askanews.it/video/2019/02/22/pedofilia-summit-vaticano-obbligo-di-denuncia-e-stop-segreto-20190222_video_19310273/