Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera in Italia. (video)

    La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera in Italia. (video)

    Si è svolto ieri presso la sede romana della Stampa Estera l’incontro tra i corrispondenti delle maggiori testate giornalistiche nel mondo e Francesco Zanardi, portavoce dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Il tema era quello dei preti pedofili, ma nel lungo incontro si sono potute approfondire meglio e comprendere le responsabilità, non solo della chiesa, anche quelle delle Istituzioni Italiane e quali siano le condizioni che ancora oggi in Italia impediscono di fatto la prevenzione ed il contrasto a questo fenomeno.

    Un riconoscimento importante per l’Associazione e per tutti coloro che in questi otto anni di lavoro hanno contribuito a realizzare questa realtà.

  • Australia, il 1° maggio il tribunale deciderà se processare il cardinale Pell

    Australia, il 1° maggio il tribunale deciderà se processare il cardinale Pell

    Il prefetto della Segreteria per l’Economia accusato di reati sessuali risalenti a decenni fa. L’avvocato: le denunce contro di lui «pura invenzione» per punire la Chiesa

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    La prossima tappa è il 1° maggio, giorno in cui il cardinale George Pell, “ministro” delle finanze del Vaticano, saprà se sarà processato in un tribunale australiano per accuse multiple di reati «storici» (cioè risalenti ad anni fa) relativi ad abusi sessuali. La notizia proviene da fonti legali e giunge al termine di un’accesa giornata che conclude la fase istruttoria durata quattro settimane davanti alla Magistrates’ Court di Melbourne, durante la quale l’avvocato difensore del prefetto della Segreteria per l’Economia, Robert Richter, ha chiesto l’archiviazione del caso che in questi mesi ha tenuto banco su tutti i media australiani.

    Secondo il noto penalista, le accuse di pedofilia contro il porporato sono «pura invenzione» nonché «prodotto di fantasia o problemi mentali» di persone che vogliono punire un rappresentante della Chiesa cattolica per le sue mancanze nei confronti della lotta alla pedofilia. «Il cardinale Pell, rappresentando la faccia della Chiesa cattolica, è stato l’obiettivo ovvio di accuse che non sono vere, ma sono intese a punirlo per non aver prevenuto gli abusi sessuali di minorenni», ha detto.

    Suggerendo che le denunce contro Pell non sono state investigate adeguatamente a causa di atteggiamenti «politicamente corretti», tali che le asserzioni di abusi sessuali furono prese «come Vangelo», l’avvocato Richter ha attaccato i ricorrenti le cui incongruenze su alcuni aspetti (come le date di presunti episodi) non conferiscono credibilità alle loro dichiarazioni.

    Il caso, quindi, per Ritchter, va assolutamente archiviato in quanto basato su denunce «inaffidabili» e «non credibili» che, per come sono descritte, vanno «dall’insignificante all’improbabile se non impossibile». Dunque «non sono di peso sufficiente per giustificare una condanna».

    Di diverso avviso il procuratore Mark Gibson, rappresentante dell’accusa, che ha respinto le osservazioni del legale definendole «nient’altro che una teoria». «Niente di quello che è stato argomentato dalla difesa equivale a difetti nelle evidenze» ha detto Gibson, sottolineando che, nonostante ci siano delle discrepanze nelle testimonianze, nessun elemento indicato da Richter mostra «un vizio di prova». Tantomeno qualcuno dei ricorrenti ha smentito o ritirato le sue denunce. Perciò un processo è del tutto necessario.

    Il verdetto spetta ora al magistrato Belinda Wallington che dovrà decidere se esistano o meno prove sufficienti per rinviare a giudizio il cardinale, il più alto prelato cattolico al mondo coinvolto in un dossier di questo tipo. Il procedimento seguirebbe la fase preliminare andata avanti per quattro settimane e segnata dall’esame incrociato di una cinquantina di testimonianze, in particolare quella della giornalista investigativa dell’Abc, Louise Milligan, autrice del libro best seller in Australia “Cardinal: The Rise and Fall of George Pell”, che raccoglie numerose testimonianze anche inedite contro il cardinale (la difesa ha chiesto e ottenuto il ritiro del volume dalle librerie, ndr).

    Ad oggi, per ragioni legali, non si conoscono l’esatta natura e i dettagli delle denunce a carico del numero tre del Vaticano, ma dovrebbero riguardare il periodo in cui era sacerdote a Ballarat (1976-80) e arcivescovo di Melbourne (1996-2001).

    Il cardinale era già da anni nel mirino della stampa e dell’opinione pubblica australiana perché ritenuto colpevole di aver “insabbiato” numerosi e ripetuti casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti che hanno segnato profondamente il volto della Chiesa in Australia, che nel 2020 terrà un Concilio plenario particolare dove si discuterà anche della piaga della pedofilia.

    Sugli “insabbiamenti”, l’ex arcivescovo di Sydney era stato torchiato dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse tra fine febbraio e inizio marzo 2016 in video collegamento dall’Hotel Quirinale di Roma . In quell’occasione una delegazione di 15 persone del “Ballarat Survivors Group”, gruppo composto da vittime e psicologi, era giunta nella Capitale per assistere alle audizioni e protestare contro il porporato.

    Proteste placatesi al termine delle udienze a Roma e riesplose con il ritorno del cardinale in Australia dopo il congedo del giugno 2017 dal suo alto incarico nella Santa Sede accordato da Papa Francesco per difendersi in tribunale . Il cardinale ha sempre respinto ogni tipo di incriminazione dichiarandosi innocente; attualmente, riferiscono a Vatican Insider fonti a lui vicine, è sottoposto ad un forte stress emotivo che lo costringe a rimanere chiuso in casa, senza neanche la possibilità di fare una passeggiata o uscire per celebrare una messa.

    http://www.lastampa.it/2018/04/17/vaticaninsider/ita/nel-mondo/australia-il-maggio-il-tribunale-decider-se-processare-il-cardinale-pell-6z98szO6H3OEtI934ysTMO/pagina.html

     

  • Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    A Napoli il sit-in contro i preti pedofili. A parlare è Diego, vittima di abusi, di cui ci aveva raccontato Pablo Trincia

    L’ultimo scandalo di pedofilia a Napoli è nato proprio dal nostro servizio, in cui Pablo Trincia raccontava proprio la storia di Diego, abusato a 13 anni a Ponticelli, un quartiere di Napoli, dal suo insegnante di religione della scuola media. Iniziò tutto quando un giorno, all’uscita da scuola, don Silverio invitò Diego a casa sua. Diego racconta di aver subìto violenze sessuali per oltre 3 anni, violenze che gli hanno cambiato la vita e che lo fanno soffrire di continui attacchi di panico.

    La chiesa era stata avvisata già 8 anni fa, quando Diego aveva deciso di denunciare tutto tornando dal prete e filmandolo di nascosto. Nonostante le innumerevoli richieste di aiuto rivolte al vescovo Lemme e al cardinale Sepe, nessun esponente della chiesa ha mai voluto incontrare Diego. Dopo 4 anni dalla prima denuncia il caso fu affidato a don Luigi Ortaglio, un importante esponente della curia napoletana. Tuttavia, don Silverio ha continuato ad insegnare religione ai ragazzi nonostante fosse sospettato di pedofilia.

     https://www.iene.mediaset.it/2018/news/vittima-di-prete-pedofilo-al-corteo-papa-francesco-cacci-il-cardinale-sepe_503.shtml
  • VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    Un inaspettato colpo di scena ha animato il sit-in organizzato dalle vittime napoletane del sacerdote Don Silverio Mura, svoltosi sabato 7 e domenica 8 aprile davanti al Duomo di Napoli.
    Infatti, mentre era in corso la manifestazione civile dei due giovani che hanno denunciato le violenze subite quando erano dei bambini, negli anni in cui a Ponticelli il prete lavorava anche come insegnante di religione, la Curia di Napoli ha diramato un comunicato che rende noto quanto segue: “(in merito al caso dei presunti abusi da parte di Don Silverio Mura) il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione per la dottrina della fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviato ed è, quindi, in atto. Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione per la dottrina della fede per le valutazioni e le determinazioni”.

    Nel 2016, in verità, la Congregazione Dottrina della Fede, dopo aver visionato tutta la documentazione fornita dalla Diocesi di Napoli, si è già espressa sull’argomento, ritenendo che gli elementi emersi non fossero sufficienti per avviare un processo penale a carico di Don Silverio Mura, lasciando così il sacerdote libero di fare ciò che voleva, andando incontro ad altri scandali, non ultimo quello emerso di recente, quando è stato scoperto nel paesino di Montù Beccaria sotto falso nome.

    Da un lato “i giochi di prestigio” della Chiesa, dall’altro Giuseppe Scognamiglio e Diego Esposito, due ragazzini che quando sono diventati uomini hanno pienamente compreso il senso delle attenzioni “speciali” che quel prete gli riservava e hanno voluto e saputo superare paure, giudizi, pregiudizi e vergogne per far sì che non venga lesa l’innocenza di altri bambini.

    Immediata la risposta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’ABUSO”, promotore del sit-in in scena a Napoli e da diversi anni volto-simbolo delle vittime dei preti pedofili, che già ha annunciato che nelle prossime ore verrà depositata una diffida nei confronti della Curia napoletana.

    “Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?– si legge nel comunicato diramato da “Rete L’ABUSO, in replica alla nota divulgata dalla Curia di Napoli – Il comunicato stampa rilasciato dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.”

    Anche nel corso della giornata odierna, domenica 8 aprile, Diego e Giuseppe, le due vittime di Don Silverio Mura, e due ragazze hanno distribuito volantini e dialogato con cittadini e turisti, sensibilizzandoli in merito alla loro vicenda, oltre che sul tema della pedofilia nel mondo ecclesiastico.

    Diego Esposito si è avvalso del supporto dei media, anche oggi presenti in massa per documentare il sit-in, per lanciare un appello a Papa Francesco, indicandolo come l’unica persona in grado di assicurare che il suo desiderio di giustizia e quello delle altre vittime, possa essere appagato.

    VIDEO – Le vittime di Don Silverio Mura diffidano il Cardinale Sepe e lanciano un appello al Papa

  • La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

    La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

    di Dario Striano

    Nove scalini ieri mattina lo hanno diviso dal Duomo di Napoli. Lo spazio di un sagrato. Anni di «abusi e violenze» per molto tempo invece lo hanno separato dalla Chiesa. «Insabbiamenti e coperture» lo allontanano ancora oggi dalla Giustizia. «Chiedo al Papa di allontanare il cardinale Sepe dalla Curia di Napoli. Immediatamente. Perché se vuole una Chiesa pulita non può permettere ad una persona del genere che insabbia e non prende provvedimenti su un caso si abusi e violenze plurimi, di essere a capo della Curia di una città che ha già tanti problemi. E perché in questa vicenda ho perso io e ha perso la Chiesa». Maschera sul viso e foto del cardinale Sepe e del suo presunto orco stampate su un cartellone 40×60 affisso sul petto, Diego Esposito, il 40enne di Ponticelli che ha denunciato il parroco don Silverio Mura per abusi sessuali subiti nell’età adolescenziale, non si accontenta della riapertura del caso richiesta da Papa Francesco. Così come non si accontenta del processo che a fine anno dovrebbe tenersi dinanzi al tribunale civile di Napoli, e ieri mattina all’esterno del Duomo di Napoli ha esternato tutta la sua rabbia in un sit-in di protesta. «Sono 8 anni che chiedo giustizia e questa mi viene negata. In attesa di quella civile, archiviata quella penale perché la mia denuncia è stata tardiva, attendo ancora oggi quella ecclesiastica. Perché nonostante 3 interventi di Papa Francesco, non è cambiato niente. Io sto sempre più male, ho perso il lavoro, mi hanno emarginato e trattato come un pazzo, don Silverio Mura ha invece continuato ad insegnare ai ragazzini sotto copertura della Curia di Napoli che non ha mai preso alcun provvedimento».

    La maschera sul volto di Diego non ha impedito di scorgere i suoi occhi castani, profondi e malinconici. Lucidi, sul punto di lacrimare quando il 4oenne ha ripercorso la sua storia. «Mi ha detto di amarmi. Don Silverio Mura per me era Dio in terra e io mi sono lasciato abbindolare dalle sue attenzioni e dai suoi regali prima. Dalle sue parole, poi. All’inizio avevo paura di denunciare quei 3 anni di abusi e violenze subiti all’eta di 16 anni. Poi sono iniziati i dolori fisici. Quindi un giorno sono svenuto, credevo di morire e ho confessato tutto. Ma da allora attendo ancora giustizia». Ieri mattina Diego non era solo all’esterno del Duomo. Con lui c’era anche Giuseppe, altra presunta vittima di molestie e violenze sessuali, più timido e più silenzioso. «Non è questo il momento di parlare della mia storia, ma a breve arriverà, renderò tutti partecipi del mio dolore». Anche lui sarebbe stato vittima delle attenzioni perverse di don Silverio, assieme ad altri 10 ragazzi della periferia est di Napoli, pronti a denunciare nel processo di parte civile la loro sofferenza fisica e mentale che li costringe a percorsi di cura psicologica e alle assistenze continue dei familiari. Ieri mattina c’era anche la moglie di Diego a distribuire un volantino di denuncia alla gente e a chiedere «l’espulsione dalla chiesa di don Mura e del cardinale Sepe». Lei del resto ha sempre supportato e supporta Diego in ogni sua iniziativa, assistendolo nelle cure quotidiane, nei suoi problemi pscicologici «legati all’evento traumatico», e spiegati dalla dottoressa Luisa D’Aniello, consulente di parte civile nel processo al tribunale di Napoli. «Da quando si è accorto di non essere complice ma vittima di don Silverio, in Diego c’è una rimurginazione ossessiva. La sua vita è polarizzata su una sola cosa: sul desiderio di giustizia. Lui vive per ottenere giustizia. Non esiste nient’altro». Attacchi di panico ricorrenti, «problemi psicosomatici molto importanti» costringono oggi Diego ad «una seria cura farmacologica che seda la sua rabbia». Una rabbia che qualche giorno fa lo ha spinto anche a dichiarazioni forti. Relative ad una possibile vendetta ‘fai da te’. «Fortunatamente le pillole aiutano a calmarmi – ha commentato Diego – Senza di queste non so cosa potrei fare. Se avessi davanti don Silverio non so cosa sarei capace di fare».

    La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

  • “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Dovevo andare a casa sua per questioni religiose, ma succedeva tutt’altro”. E questo tutt’altro è difficilissimo da pronunciare. Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia) è uno dei giovani che accusa Don Silverio Mura, il prete di Ponticelli che avrebbe abusato di diversi ragazzini, all’epoca minorenni, per anni. Poi c’è il caso di don Maurizio Palmieri, che avrebbe abusato di un altro ragazzino quando era in seminario. Ma i due religiosi sono ancora al loro posto: per chiedere giustizia e contro l’omertà intorno alla pedofilia clericale si è tenuto un sit in di protesta davanti al Duomo di Napoli, promosso dall’associazione Rete L’Abuso di Francesco Zanardi. Una mobilitazione che rientra nelle iniziative internazionali del programma Italy #ChurchToo, ideata per supportare la causa delle vittime napoletane dei due preti che chiedono al cardinale Sepe e alla Curia semplicemente di rendere noto “a che punto è la loro pratica”, ovvero quali sono le azioni intraprese dalla Chiesa nei confronti dei due prelati.

     

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/Wsj74uSwmGtWmXvL

  • «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    MONTU’ BECCARIA. Anche il parroco ha fatto un cenno alla questione, ieri mattina, al termine della messa domenicale, ribadendo di non sapere nulla del passato di don Mura fino al servizio delle Iene e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. La comunità di Montù Beccaria è scossa dal caso di don Silverio Mura, che se ne è andato dal paese oltrepadano nei giorni scorsi. Il sacerdote di Ponticelli (Napoli) era a Montù da circa un anno. E’ coinvolto in un presunto caso di pedofilia, su cui di recente, per volere di papa Francesco, è stata riaperta l’inchiesta, chiusa due anni fa. Don Silverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico.

    In realtà negli ultimi dodici mesi era sulle colline dell’Oltrepo, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, di cui fa parte il parroco di Montù, padre Simone Baggio. Il parroco si sarebbe messo in contatto con la diocesi di Nola, chiedendo un aiuto pastorale per la Congregazione, e così è stato mandato don Silverio. Ma sia il Comune che la parrocchia giurano di non essere mai stati a conoscenza del passato del sacerdote, anche se, appunto, al momento, non ci sono conferme ufficiali delle accuse a lui rivolte. Il caso è tornato alla luce la scorsa settimana, quando è andato in onda un servizio de “Le Iene” in cui è stato intervistato il 40enne che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. E’ stato solo allora che in paese molti hanno riconosciuto nell’accusato il sacerdote che da un anno incontravano ogni giorno al bar e in parrocchia. Ed è subito scoppiata la polemica, tanto che il sindaco Amedeo Quaroni, che era fuori sede, è dovuto rientrare in paese e a Montù è arrivato padre Egidio Pittiglio, parroco fino al 2014 e ora Superiore della Congregazione, che ha sedi a Visciano, Nola e anche in Veneto. Il sindaco cerca di abbassare i toni: «Io non sapevo nulla e nemmeno il nostro parroco era a conoscenza di questa situazione – commenta Quaroni -. Tra l’altro, quando ho chiesto informazioni sul caso, il sacerdote era già stato allontanato. Chiedo a tutti di usare la massima prudenza». A Montù nessuno ha mai espresso lamentele sul comportamento del sacerdote.

    La versione è stata confermata anche dal parroco, che ieri mattina, al termine della messa, ha ribadito di non sapere nulla del passato di don Silverio e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. Tanto che, nel giro di qualche giorno, don Silverio ha lasciato Montù Beccaria per un’altra destinazione. I montuesi, però, non nascondono il loro disappunto per la presenza del sacerdote nella loro comunità: «Quando abbiamo visto il video siamo rimasti scioccati anche perché, per qualche tempo, don Silverio ha fatto anche catechismo ai nostri bambini – afferma un residente -. Bisogna dire che si è sempre comportato bene, ma è vergognoso che il vescovo di Nola dica che era in convento, quando invece era a Montù».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/19/news/non-sapevamo-delle-accuse-di-pedofilia-1.16612595

  • Scandalo Vaticano. Cocaina e video pedofili, l’usciere del Papa condannato a tre anni

    Scandalo Vaticano. Cocaina e video pedofili, l’usciere del Papa condannato a tre anni

    Aveva lasciato la macchina aperta per una svista e qualcuno vi ha nascosto dentro cocaina e video pedopornografici. Questa è la giustificazione che ha riportato l‘usciere del Pontificio Consiglio della Cultura, Ostilio Del Balzo,  arrestato a settembre a Borgo Santo Spirito.

    L’uomo però è stato condannato a 3 anni di reclusione, pena scontata dopo che era stato chiesto il rito abbreviato. Le dichiarazioni di Del Balzo non sono state sufficienti per il giudice che non ha creduto nella sua innocenza e ora si indaga, invece, su quali potessero essere i destinatari della droga e dei video.

    Il funzionario del Vaticano è stato sorpreso mentre si allontanava con la sua vettura e fermato dai carabinieri. Non si è però trattato di un fermo casuale, ma i militari pedinavano e controllavano da tempo i movimenti di Del Balzo. L’uomo dopo il fermo si era lamentato di essere controllato con insolita frequenza e ha aggiunto: «Appartengo alla segreteria dello Stato Vaticano. Velocizziamo i controlli perché ho delle faccende improrogabili da sbrigare». La perquisizione è stata molto veloce, in effetti, visto che sotto la moquette della vettura sono subito stati trovati 15 grammi di cocaina, divisi in 30 dosi, e cinque pendrive contenenti materiale pedopornografico.

    Il contenuto identico delle pendrive e le dosi già pronte di cocaina hanno subito fatto pensare ai carabinieri che si trattava di materiale pronto da smerciare e adesso è proprio su quello che si concentra l’attenzione dei militari: individuare le persone del giro di smercio di Del Balzo. «Non si può ignorare che vi sia concreta possibilità che tale materiale fosse destinato a circolare in ambienti ecclesiastici a contatto anche con minori in situazioni di minorata difesa», così aveva ipotizzato il magistrato che si è occupato del caso.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/vaticano_scandalo_cocaina_pedofili_10_marzo_2018-3597948.html

  • Abusi su un minore a Milano, ecco gli audio che incastrano l’Arcivescovo

    Abusi su un minore a Milano, ecco gli audio che incastrano l’Arcivescovo

    A Fanpage parla la madre di un ragazzo che sarebbe stato abusato da don Mauro Galli,  a processo a Milano. La storia risale al dicembre del 2011: don Galli, all’epoca impegnato nella pastorale della parrocchia di Rozzano, avrebbe dormito con il minore e, secondo quanto racconta Fausto, nome di fantasia, cercato di sodomizzarlo.

    La famiglia del ragazzo, appena scoperto il fatto, ha chiesto l’intervento del parrocco di Rozzano che ha poi interpellato monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano e all’epoca dei fatti vicario episcopale.

    Don Galli viene trasferito: per la famiglia dovrebbe stare lontano dalla presenza dei minori, ma si trova invece a Legnano, sempre in pastorale. I genitori di Fausto, sconcertati, chiedono l’intervento dell’allora arcivescovo Angelo Scola e vengono ricevuti prima da monsignor Pierantonio Tremolada (ora vescovo di Brescia e all’epoca responsabile della formazione nei primi cinque anni di ordinamento dei sacerdoti) e poi da Delpini.

    Registrano gli incontri, alcuni degli audio sono contenuti nel video, e scoprono che sono stati i due alti prelati a spostare don Galli a Legnano e insabbiare la storia. In particolare, la decisione è stata presa da Delpini che, pur sapendo del presunto abuso  – come dichiarato in un verbale della polizia datato 24 ottobre 2014 (in quel momento  è partito l’iter investigativo) – ha destinato il prete accusato nuovamente a contatto con i minori.

     https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WqHL7uSwk6HjWB5a

  • CASAPESENNA . L’AVVOCATO TAORMINA CHIEDE GLI ARRESTI DOMICILIARI PER DON MICHELE BARONE

    CASAPESENNA . L’AVVOCATO TAORMINA CHIEDE GLI ARRESTI DOMICILIARI PER DON MICHELE BARONE

    Nelle prossime ore  il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere   potrebbe decidere se concedere o meno i domiciliari a don Michele Barone, il sacerdote di Casapesenna (Caserta) finito in carcere venerdì scorso con l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti di tre ragazze, una delle quali di 13 anni, che sarebbero state sottoposte a suo dire a riti di esorcismo, in quanto «possedute».

    L’istanza è stata avanzata dal legale del prete, Carlo Taormina, che difende anche il padre e la madre della minore, finiti ai domiciliari nell’ambito della stessa indagine; per i due coniugi Taormina ha chiesto invece il ritorno in libertà. Non sono molte però le speranze che lo stesso gip che ha firmato l’ordinanza di arresto, accolga ora le richieste del difensore degli indagati; per questo Taormina ha presentato analoghe istanze al Tribunale del Riesame, la cui udienza però non è stata ancora fissata.

    L’indagine sulla vicenda incrocia più fronti: c’è quello delle presunte violenze che sarebbero state perpetrate dal sacerdote nei confronti della 13enne e delle altre due vittime, e quello dell’autorizzazione che Barone avrebbe ricevuto dalla Diocesi di Aversa per praticare i riti esorcistici. Sul primo fronte, la Procura ha ricostruito un quadro da libro dell’orrore, con il prete che avrebbe più volte abusato sessualmente delle ragazze che sottoponeva ad esorcismo; sia Don Michele che i genitori della 13enne, sentiti dal gip nel corso degli interrogatori di garanzia, hanno però categoricamente smentito le contestazioni della Procura, parlando di pratiche connesse al rito di esorcismo.

    «Abbiamo portato nostra figlia da medici specialisti, era in cura anche quando è stata presa in carico da Don Michele» hanno spiegato i coniugi, che si sono detti convinti che la figlia fosse «posseduta perché tutti i medici dicevano che non soffriva di alcun disturbo o patologia psichica, ma lei comunque non stava bene». Il legale della coppia dice oggi che «dopo le pratiche di Don Michele la piccola sta benone»; annuncia inoltre che depositerà un video del viaggio a Cracovia del 20 febbraio scorso da cui emerge «come la piccola sia guarita definitivamente». La ragazza potrebbe anche essere sentita, magari attraverso un incidente probatorio. «Non ci opporremo ad un tale eventualità» dice Taormina.

    Sul secondo fronte, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere guidata da Maria Antonietta Troncone ha sempre sostenuto che Barone avrebbe agito senza alcuna autorizzazione della Curia, cosa confermata dallo stesso Vescovo di Aversa Angelo Spinillo, che attraverso una nota aveva spiegato di aver già ammonito il prete nel dicembre scorso dopo aver saputo dei riti da lui praticati, e di averlo sospeso a metà febbraio.

    Peraltro la Curia ha fatto sapere che l’unico sacerdote autorizzato a compiere riti di esorcismo è don Carlo Aversano, parroco della Chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe ed ex superiore di don Peppe Diana prima che questi divenisse parroco della chiesa di San Nicola di Bari e venisse poi ucciso nella sacrestia dal killer dei Casalesi.

    Di Don Carlo hanno parlato i genitori della bimba e lo stesso Barone nel corso degli interrogatori, in cui è stato affermato a chiare lettere che i riti erano regolarmente autorizzati dalla Diocesi. «Dopo le pratiche di don Michele – hanno spiegato i genitori della presunta vittima – ci rivolgemmo a Don Carlo che confermò che nostra figlia era posseduta ma stava guarendo».

    13ENNE ALLE IENE: “STO PEGGIO DI PRIMA” Intanto Le Iene nella puntata di ieri sera hanno parlato ancora del sacerdote:  parlano sia Arianna, dalla cui denuncia è partita l’inchiesta sulla presunta setta del sacerdote, sia la sorellina Giada, vittima dello stesso don Michele. «Tutte queste cose che hanno detto su don Michele, sai come mi ero affezionata a lui… Ora sto più male di prima», dice la bambina, che difende ancora il prete. Colpisce il modo in cui Giada si mostri ancora totalmente soggiogata da lui: attualmente ha iniziato un percorso di riabilitazione con uno psicologo.

    “Aveva atteggiamenti camorristi verso di noi, ci minacciava di bruciarci”, hanno dichiarato alcune vittime,

    «Mi fa stare male il fatto che lei non voglia vedermi – si sfoga Arianna – don Michele l’ha convinta che io fossi il diavolo». Quando Arianna e Giada si rivedono, davanti alle telecamere delle Iene (che mostrano le immagini oscurate facendo sentire solo l’audio), Giada è ancora confusa: per la psicologa non ricorda molto di ciò che è successo. «Per me questo non è stato per niente un aiuto, anzi sto più male di prima – dice la ragazzina – Don Michele lo hanno messo in carcere perché dicono che mi ha violentato ma non è vero».

    CASAPESENNA . L’AVVOCATO TAORMINA CHIEDE GLI ARRESTI DOMICILIARI PER DON MICHELE BARONE