Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Commissione australiana sulla pedofilia: ok alla testimonianza di Pell via video

    La Commissione australiana sulla pedofilia: ok alla testimonianza di Pell via video

    Il Cardinale Segretario vaticano per l’Economia dovrà rispondere all’accusa di insabbiamento in un antico caso di abusi. Polisca: problemi di salute impediscono il volo aereo

    La Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, commissione creata nel 2013 dal Governo australiano per indagare i casi di pedofilia perpetrati, tra l’altro, da sacerdoti, ha accettato la richiesta del cardinale George Pell, ex-arcivescovo di Sidney e attuale prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, di intervenire via video, anziché viaggiando in Australia, per motivi di salute, in un’audizione relativa a un caso nel quale è accusato di insabbiamento delle denunce.

    «Il cardinale George Pell – si legge in una nota del giudice Peter McClellan diramata stamane in Australia che ripercorre la vicenda – è stato prete a Ballarat e per un certo periodo è stato uno dei consulenti del vescovo della diocesi, monsignor Mulkearns. In quel ruolo ha avuto responsabilità insieme a un altro consulente per consigliare il vescovo in merito alla nomina dei preti nelle parrocchie e di fornire consigli in più generali questioni amministrative della diocesi. Pell è stato consulente in un periodo nel quale alcuni preti della diocesi hanno abusato bambini ed era presente agli incontri nei quali si è discusso della nomina di almeno un parroco noto per gli abusi. Pell è poi divenuto vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Melbourne nel 1987. È rimasto in quel ruolo fino al 1996 quando è stato nominato Arcivescovo di Melbourne. I fatti attualmente a disposizione della Commissione indicano che ha avuto responsabilità come Vescovo ausiliare per aree dell’Arcidiocesi dove è stato sistemato almeno un prete abusatore. In quanto Vescovo ausiliare era membro del comitato di consulenza personale dell’arcivescovo e membro della curia. Nel suo periodo da Arcivescovo aveva ovviamente la responsabilità ultima per il management dell’arcidiocesi. A causa del ruolo del cardinale Pell a Ballarat e Melbourne i commissari considerano essenziale che Pell testimoni e spieghi le sue azioni nei periodi rilevanti. A parte i suoi ruoli a Ballarat e Melbourne, Pell è stato arcivescovo di Sidney. A Melbourne è stato responsabile per la il programma della Melbourne Response ed ha testimoniato quando essa è stata esaminata in un caso di studio. Quando era arcivescovo di Sidney, è stato discusso il caso di John Ellis e Pell ha testimoniato a questo proposito e sull’operazione del programma “Verso la guarigione” dell’arcidiocesi di Sidney. Le questioni per le quali ora i commissari chiedono l’assistenza del cardinale Pell sono distinte da quelle sulle quali ha già testimoniato».

    «Quando Pell ha testimoniato davanti alla Commissione reale abitava a Sidney. Nella seconda occasione, quando è stata discussa la Melbourne Response, ci si è accordati affinché egli potesse testimoniare in collegamento video da Roma, dove ora risiede. La testimonianza che gli si chiederà di dare nelle prossime audizioni è più estesa che in passato».

    «All’audizione a Melbourne l’11 dicembre dell’anno scorso un rappresentante del cardinale Pell ha indicato che a causa della sua attuale salute al cardinale era stato consigliato di non intraprendere lunghi viaggi in aereo e per quella ragione il cardinale ha chiesto di dare la sua testimonianza in collegamento video. I commissari non hanno avuto accesso a questa richiesta. Io – prosegue il giudice McClellan – dissi: “Data la complessità delle questioni toccate, e il fatto che ci sono due casi di studio attualmente all’attenzione della Commissione che coprono un periodo di tempo esteso, oltre alle difficoltà tecniche registrate nell’ultima testimonianza video quando il Cardinale era a Roma, è preferibile che egli testimoni personalmente in Australia”. Nella speranza che la salute del Cardinale potesse migliorare, abbiamo rinviato altre considerazione sulla procedura da adottare».

    «Da quando la questione è stata esaminata a dicembre mi è stato riferito che le difficoltà tecniche registrate nell’ultima occasione sono state affrontate e ora il collegamento video da Roma dovrebbe essere soddisfacente. Tuttavia, in ragione delle altre questioni che ho indicato sarebbe preferibile, ma non essenziale, che Pell testimoni personalmente in Australia».

    «Il signor Myers, che rappresenta Pell, ha rinnovato la richiesta che Pell possa testimoniare via video da Roma. In sostegno di questa richiesta ha fornito un rapporto medico di Patrizio Polisca, direttore del pronto soccorso medico presso l’università di Tor Vergata, datata Roma 29 gennaio 2016».

    Fino a luglio scorso, peraltro, Polisca era medico del Papa. «Il rapporto conferma le informazioni precedentemente fornite alla Commissione reale e indica che Pell soffre di ipertensione (per la quale si sottopone a un trattamento medico), malattia ischemica cardiaca, complicata da un precedente infarto miocardio, disfunzioni cardiache correlate all’ipertensione arteriosa e una precedente ischemia, oltre ad altre questioni di non immediata rilevanza».

    «Il Professore conclude come segue: “Tutti i summenzionati cambiamenti funzionali e clinici hanno un effetto sinergico negativo in merito alla sua capacità funzionale cardiovascolare e respiratoria, in particolare per una breve camminata o un esercizio fisico anche lieve, quando si prepara a trascorrere periodi prolungati in un depressurizzato ambiente (volo aereo), con conseguente ipossia relativa e aumento della pressione sanguigna ematica. A causa di quanto sottolineato, intraprendere un lungo viaggio potrebbe innescare un episodio di insufficienza cardiaca e se ciò avvenisse in colto sarebbe difficile da trattare. In conclusione, i problemi clinici che Sua Eminenza presenta rendono difficile per lei fare un volo in Australia, che potrebbe creare seri rischi alla Sua salute».

    «Sebbene – conclude la nota del magistrato – persone con le condizioni che ha Pell possono volare su lunghe distanze è evidente che dal rapporto medico nel caso del cardinale Pell c’è un rischio alla sua salute se intraprende un tale lungo viaggio in questo momento. Vista la natura dei suoi disturbi non ci si può attendere che la sua salute migliori probabilmente eliminando questi rischi. Sebbene sarebbe preferibile se egli testimoniasse in Australia, poiché è disponibile l’alternativa che egli testimoni via video i commissari sono soddisfatti di questa procedura».

    Poiché «non ci sarà tempo per raccogliere la testimonianza video del Cardinale nel periodo che precede la prossima audizione a Ballarat», la Commissione, che organizza ogni udienza in una diversa città australiana, programmerà la testimonianza di Pell «a partire da lunedì 29 febbraio quando la Commissione si riunirà a Sydney. Ci si attende che tale testimonianza possa durare tre giorni di seduta. Lo staff della commissione discuterà con i rappresentanti di Pell l’esatto orario che differirà dall’orario usuale per le sedute» a causa del fuso orario.

    In passate udienze il Prelato è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo le quali avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Affermazioni che Pell ha più volte respinto e smentito.

    http://www.lastampa.it/2016/02/08/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-il-cardinale-pell-potr-deporre-in-videoconferenza-7PRs5PZrHsSNh6UbR4swQO/pagina.html

  • Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    BOLOGNA – Erano riusciti a carpire la fiducia di un ragazzino bolognese di 12 anni, chattando con lui il pomeriggio e la sera tarda o addirittura di notte. Uno dei due adulti l’aveva convinto a incontrarlo, e in quell’appuntamento il 12enne e l’uomo si erano ripromessi di rivedersi per un rapporto intimo, che non c’è stato grazie alla scoperta della chat da parte dei genitori del ragazzino. Chat che conteneva quasi solo argomenti di tipo sessuale. La polizia postale ha denunciato i due adulti che avevano contattato il piccolo bolognese, grazie alle tracce lasciate sui social network dai due indagati, un 48enne pugliese da tempo residente a Modena, operaio metalmeccanico, celibe, con numerosi precedenti per pornografia minorile e abuso di minori; e un 24enne veneto, residente a Bologna, capo scout e impegnato nel volontariato, arrestato in flagranza e sottoposto a obbligo di dimora: poco tempo fa ha incontrato un 12enne di Treviso.

    In una nota la Postale spiega che “la strategia che sottende alle condotte dell’adescatore prevede che questi contatti le proprie vittime in ambienti virtuali che potenzialmente gli consentono di interagire con i minori lontano dal controllo dei genitori, mettendolo al riparo dal rischio di essere individuato e fermato”. “Il pedofilo, a differenza dei genitori, ma degli adulti in genere – sottolinea la Postale – è aggiornatissimo su ogni fluttuazione e sulle nuove “tendenze” dei giovani nell’utilizzo degli smartphone: sa agire con efficacia ed adotta egli stesso le modalità di comunicazione proprie degli adolescenti”.

    Il 48enne infatti attraverso account facebook falsi aveva raggiunto almeno 180 ragazzini fra gli 11 e i 15 anni, “che l’uomo contattava via chat per dialogare principalmente di sesso, incalzandoli con domande sulle loro preferenze e sulle loro “esperienze” in merito e poter ottenere foto e video a contenuto pedopornografico”. Durante un sequestro nella sua abitazione è stato individuato materiale informatico.

    Il più giovane dei due, il 24enne, che in rete utilizzava il

    suo vero nome, aveva almeno 300 contatti di adolescenti e preadolescenti; fra di essi anche un minorenne di Treviso, che il capo scout ha incontrato: in quell’occasione, per pedinarlo e incastrarlo, “è stato predisposto un servizio di appostamento che portava al suo arresto nella flagranza del reato di “atti sessuali con minorenne”, nella camera del ragazzino. I contatti tra l’educatore scout ed il minore avvenivano soprattutto attraverso Whatsapp.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/06/news/adescavano_minori-132833064/

  • Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    di Francesca Lagatta

    Quella di Diego Esposito, nome di fantasia ma ormai noto alle cronache, è una di quelle in cui si fa fatica a distinguere la realtà della fantasia e ancor di più a capire come la prima possa superare di gran lunga la più perverse delle immaginazioni. Ma tant’è. Diego è un uomo di 40 anni che dopo aver trovato il coraggio di denunciare abusi sessuali subiti durane l’adolescenza da don Silverio Mura, allora sacerdote nel quartiere Ponticelli di Napoli, deve fare i conti con l’ostilità della gente, la burocrazia, le leggi e, male peggiore, il potere incontrastato del clero. La prima denuncia di Diego, corredata da prove e una fitta documentazione medica, risale a 6 anni fa, ma Mura ha continuato ad insegnare prima a Pollena Trocchia (Na), poi, fino al giugno 2014, nell’istituto Matilde Serao di Volla (Na) protetto dalla Chiesa e dalla scuola che, con tutta probabilità, lo ha inserito sul sito del Ministero dell’Istruzione nell’area riservata. Il preside, interpellato nei giorni scorsi, si è rifiutato di rispondere alle domande, anche solo a quella con cui si chiedeva di sapere se la notizia fosse vera. Il suo silenzio è comunque stato smentito dalle testimonianze di centinaia di studenti.

    Un dramma nel dramma, anche perché quando il reato viene denunciato è già in prescrizione e Silverio Mura non può essere processato. Ma anche quando Diego prova a rendere nota la notizia per mettere in guardia altre famiglie, non va meglio, alcuni giornalisti glissano e inventano scuse per non pubblicare. Peggio ancora fa la Curia di Napoli, che, incaricata nel febbraio 2014 da Papa Francesco di indagare sulle accuse rivolte da Diego a don Silverio Mura, fa scena muta e inoltra una mail alla Procura quando la vittima minaccia il suicidio in mancanza di risvolti. Diego, che è una guardia giurata, perde il lavoro. Temono per la sua salute, gli dicono. Peccato che quando 16 giorni fa comincia lo sciopero della fame che gli fa perdere 6 kg in 12 giorni, della sua salute non importa niente a nessuno. Eppure l’associazione Rete L’Abuso onlus, guidata da Francesco Zanardi, aveva informato ogni figura ecclesiastica della Curia di Napoli e le più alte cariche del Vaticano. Risposte zero.

    A rompere il silenzio sono una serie di concause fortuite. In primis è il coraggio di Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che sul quotidiano diretto da Travaglio pubblica per primo, cinque giorni fa, le presunte magagne della Curia di Cardinal Sepe e il goffo tentativo di comprare il silenzio della vittima, circa cinque anni fa, con una busta bianca contenente 250 euro. Nel giro di poche ore la notizia circola su tutti i siti di informazione. Nel frattempo l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, aveva nuovamente spedito una lettera al Papa, mentre il giornalista Antonio Crispino, collaboratore de Il Corriere della Sera, nelle ore precedenti aveva dato vita a un’inchiesta meticolosa. Ma capitan Zanardi, macchina da guerra contro la pedofilia clericale, dà continue direttive e non lascia nulla di intentato, così manda anche il suo ufficio stampa direttamente negli locali della Curia. Pur conoscendo rischi e difficoltà. Infatti, se nella mattina di giovedì scorso l’ufficio stampa della Curia risponde a monosillabi a domande e a illazioni, il giorno seguente manda due ispettori capo della polizia sul posto, probabilmente per fermare la giornalista intenzionata a rivolgere domande a Vescovi e Cardinali. Il “blitz” non riesce, e i due uomini dello Stato nemmeno provano a ledere il diritto di cronaca a chi sta facendo il proprio lavoro. Contrariamente, per assicurare il regolare svolgimento dell’attività giornalistica, si offrono di presenziare all’udienza con Padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano, che due anni fa aveva preso in carico l’indagine ordinata da Bergoglio per appurare la verità sul caso ma che per tutto questo tempo non aveva dato alcuna informazione in merito.

    L’aria che si respira nell’ufficio è pesante, il volto di Padre Ortagli è tirato e le risposte risicate. Per ottenere l’autorizzazione a parlare, si è necessariamente informato il Vaticano su ciò che stava accadendo e per l’istituzione religiosa mondiale, che tra qualche settimana dovrà rendere conto all’Onu sul trattamento dei casi di pedofilia in ambito ecclesiastico, non deve essere stata proprio una buona notizia. In effetti, qualche ora più tardi, l’avvocato Sergio Cavaliere informa l’ufficio stampa di Rete L’Abuso di aver ricevuto una telefonata di Angelo Maria Becciu, l’entusiasmo è più cauto. Rispetto a due anni fa, quando Papa Francesco ordinò l’avvio delle indagini, in effetti non è cambiato nulla. Stesso copione. Nessuno ha comunicato date precise o rivelato ulteriori dettagli per un processo che, se ci fosse la volontà, potrebbe essere messo in piedi in 48 ore. Così l’opinione pubblica si è letteralmente spaccata in due: i più cinici sono convinti che sia stata una mossa per sottacere lo scandalo, i più ottimisti credono fortemente che il Santo Padre non deluderà le aspettative di coloro che credono nella rivoluzione del Papa buono. Per sapere chi ha ragione basterà attendere le prossime settimane, ma intanto ecco una rara intervista video rilasciata da Diego Esposito poche ore dopo la telefonata giunta dal Vaticano, nella quale rivolge appelli rivolti ad altre vittime di pedofilia e ai pedofili stessi, per i quali non spende parole di rabbia, ma di speranza: «Non rovinate le vite dei bambini, curatevi nei centri specializzati».

  • La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    di Antonio Crispino – Il messaggio di Papa Francesco, sabato scorso, è stata una boccata d’ossigeno ma Diego Esposito (nome di fantasia) non si dà pace. Lui, fervente cattolico e fedele della Chiesa, non sopporta l’idea di sapere che il prete che lui ha denunciato per abusi nei suoi confronti , don Silverio Mura, è ancora in abito talare. Davanti agli occhi ci sono le immagini degli abusi che Diego dice di aver subito da quello che era il suo insegnante di religione alle scuole medie. E mentre oggi don Silverio risulta ancora un parroco dell’Arcidiocesi di Napoli, Diego (oggi 40enne) chiede giustizia da sei anni.

    Nel 2010 la prima denuncia ai carabinieri, poi una serie infinita di lettere al cardinale Crescenzio Sepe, ai vescovi ausiliari Luigi Lemmo e Gennaro Acampa, incontri, messaggi, telefonate, rassicurazioni. Ma niente è cambiato. «Non è iniziato nemmeno un processo – precisa il suo avvocato Sergio Cavaliere -. Ci sono indagini della Congregazione per la Dottrina per la Fede di cui non sappiamo niente. Ogni volta che chiediamo rimbalziamo contro un muro di gomma». Eppure, i fatti denunciati, tutti con dovizia di particolari, sono gravissimi. Violenze iniziate all’età di 13 anni. Siamo nel 1986 e don Mura è vice parroco della chiesa di Porchiano e insegnate di Religione. Il sacerdote abita al piano terra del rione popolare Incis nella zona Ponticelli a Napoli. Vive con la madre e la sorella.

    Negli ultimi giorni dell’anno scolastico, secondo il racconto del ragazzo, il sacerdote invita Diego a raggiungerlo a casa. «Lo dissi a mia mamma ed era entusiasta. Venticinque anni fa un sacerdote era visto come una benedizione di Dio e i miei erano molto cattolici – ricorda Diego -. Ogni volta che andavo da lui faceva sempre le stesse cose: abbassava le persiane che affacciavano sulla strada, metteva una poltrona davanti alla porta perché non c’era la chiave e poi mi faceva accovacciare per avere rapporti sessuali. Verso i 14 o 15 anni mi disse di non raccontarlo a nessuno e che quello doveva essere il nostro segreto». E a quanto racconta non era l’unico a frequentare quella casa. «Altri tre o quattro ragazzi che risiedevano nella zona di via Botteghelle del Rione INCIS facevano le mie stesse cose. Erano miei amici e li ho visti uscire dalla sua abitazione negli stessi orari in cui faceva andare me».

    Gli incontri sarebbero durati fino all’età di 17 anni. Un paio d’anni più tardi Diego si sposa e ha tre figli. Né la moglie, né i genitori sanno o sospettano niente. Le uniche cose che traspaiono in Diego sono un carattere scontroso, dolori all’addome di natura nervosa e la tendenza a stare sempre da solo. Tutti fattori che esplodono a distanza di anni: attacchi di panico, vomito, tremore. Che lo costringono a raccontare la verità al suo psicoterapeuta e a denunciare tutto alle forze dell’ordine e alla Chiesa. Ma Diego fa anche un altro tentativo: si reca da don Silverio per confessare il disagio, sperando di ricevere solidarietà. Mentre cerca di argomentare, vomita. «E che vuoi che faccia, una preghiera? Ma tu la dici l’Ave Maria? Se vuoi un consiglio non andare dallo psicologo, i dottori saranno pure bravi ma lo fanno solo per soldi. Tutto questo è colpa del demonio che ti sta smuovendo certe cose nella testa». Sono le risposte che riceve.

    Nonostante la denuncia, don Mura non viene allontanato dalla scuola. Anzi. Mentre da un lato la Chiesa rassicura che a breve avrebbe avviato le indagini, due anni dopo (anno scolastico 2012/2013) lo manda a insegnare in un istituto alberghiero di Cicciano (Na). Diego è incredulo. Si sente umiliato. Inizia a protestare sempre con più veemenza. Ogni incontro di Diego è registrato. A ogni appuntamento il ragazzo si porta appresso un registratore e una microcamera. Non si fida. E proprio grazie alle registrazioni qualche tempo dopo riesce a documentare che don Mura è rinchiuso in una casa di cura. Padre Luigi Ortagli, delegato del Vaticano alle indagini sul suo caso, gli dirà: «Lo hanno rinchiuso in un convento, in una casa di cura per questi casi qua».

    Ma ufficialmente la Chiesa non conferma niente e nemmeno dà spiegazionicirca l’improvviso allontanamento di don Silverio Mura dalla sua parrocchia. «Solo il cardinale Sepe sa dove si trova don Silverio e cosa faccia» ci dice il sacerdote che ha preso il suo posto. Tuttavia la Curia non solo non ammette che si tratti di un caso di pedofilia ma chiede una perizia psichiatrica su Diego dubitando della sua sincerità e del suo equilibrio mentale. «Una persona che vuole truffare, una situazione del genere la tira fuori dopo qualche seduta. A Diego ci sono voluti quasi nove mesi di terapia – spiega Alfonso Rossi, lo psicoterapeuta che lo ha in cura – La Chiesa fin dall’inizio di questa storia ha sempre avuto un gran interesse a dichiararlo un ammalato mentale ma così non è. Diego è assolutamente sincero».

    http://video.corriere.it/rabbia-diego-abusato-un-prete-io-sto-male-lui-ancora-parroco/ab86b484-c844-11e5-9fb9-4bea8694431b

  • Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    È accaduto esattamente quello che Diego Esposito immaginava. Dopo aver richiamato l’attenzione sui suoi presunti abusi ricevuti 27 anni fa da parte di don Silverio Mura, si sono fatte avanti ancora nuove vittime. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, qualcuno attraverso email e un altro è riuscito perfino a parlare per 40 minuti con il presidente Francesco Zanardi. Sabato sera intorno alle 23, all’associazione che dal 2012 segue il caso di Diego e gli è costantemente vicino sia dal punto di vista morale che legale, giunge una telefonata.

    «Pronto, buonasera, chiamo da Napoli. Ho letto sul giornale di quel ragazzo… anche io cerco giustizia», poi la chiamata si interrompe bruscamente. La voce ha un marcato accento napoletano e Zanardi resta accanto alla cornetta fiducioso. Sospetta che aver riportato sotto i riflettori la vicenda del sacerdote e insegnante di religione che per cinque anni avrebbe abusato dell’allora tredicenne Diego quando frequentava la scuola media Borsi di Ponticelli, abbia smosso i ricordi di qualche altra vittima e dato la forza di parlare, proprio come avvenuto l’anno scorso dopo la messa in onda del video a “Chi l’ha visto?” quando giunsero ben tre nuove denunce.

    Poco dopo il telefono squilla ancora: «Conosco don Silverio» riesce a dire, per poi aggiungere trafelato «no niente, scusi l’ora, magari richiamo». Ma Zanardi non gli dà tempo di riagganciare. «Riesco a dirgli “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio a raccontare la vergogna che provai quando mi recai io stesso a denunciare». Il giovane ascolta, si fa finalmente coraggio e inizia a raccontare tutto, con Zanardi che pone qualche domanda per capirne l’attendibilità. E la risposta sarà affermativa, poiché descrive «alcuni particolari, mai resi pubblici, che avevo già appreso da Diego».

    Al telefono dice di chiamarsi G. classe 1990 di Cicciano. Al 26enne G., si aggiunge un’altra presunta vittima: M. di Secondigliano, nato nel 1995. Due nuove presunte vittime, entrambe attendibili, a cui se ne sono aggiunte tante altre in questi anni. Ora resterà da capire se c’è la possibilità che gli abusi siano abbastanza recenti e non ancora prescritti (nell’ordinamento penale italiano il reato di pedofilia si estingue e non è più perseguibile dopo 10 anni dall’ultimo episodio) come invece è avvenuto per Diego, che ha potuto procedere solo attraverso il sistema giudiziario ecclesiastico e attende di conoscere a giorni lo stato delle indagini a carico di don Silverio Mura, come promesso da papa Francesco.

    Da parte di Diego c’è la frustrazione di sospettare che nonostante abbia denunciato don Mura 5 anni, questi nuovi casi potevano essere evitati. In seguito alle sue denunce, il sacerdote fu spostato nel 2010 da Ponticelli a Pollena Trocchia ma insegnava ancora, all’istituto alberghiero Russo di Cicciano fino al 2013, mentre l’anno successivo all’istituto Serao di Volla con bambini delle medie. Solo nel 2015 interrompe l’insegnamento ma vive a pochissimi chilometri da dove abita Diego. L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/gli_abusi_prete_insegnante_altre_vittime_si_fanno_avanti-1521148.html

  • Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Diego Esposito ha iniziato uno sciopero della fame il 17 gennaio per protestare contro l’immobilità del Vaticano riguardo il suo caso. Diego si dichiara vittima di abusi sessuali, individuando il suo aguzzino nel sacerdote che gli faceva anche da insegnante di religione. Abusi iniziati quando aveva appena 13 anni e protratti «per circa cinque anni con incontri anche tre volte a settimana». È un racconto doloroso costellato da particolari agghiaccianti, con le urla dei film horror che fanno da sottofondo per coprire le sue di urla. Abusi che gli hanno lacerato l’anima al punto da nasconderli nell’angolo più remoto della sua psiche per anni.

    Ma certe ferite prima o poi squarciano il buio e così, dopo la rimozione del trauma, Diego riporta a galla i torbidi pomeriggi con don S. Un caso delicato rievocato dal 40enne che vive a Ponticelli, con la moglie e i tre figli, e non è più disposto a tacere. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato la fotografia del suo presunto aguzzino, il nome e la diocesi di appartenenza. Questo perché a suo avviso il prelato potrebbe usare violenza su altri bambini. Violenza mai smentita da don S., come si evince da un video visibile sul sito Rete l’Abuso onlus e commentato dal presidente Francesco Zanardi: «Il sacerdote di fronte alle atroci sofferenze di Diego resta impassibile, non si scompone. Anzi prima gli consiglia di pregare, poi di farsi curare». Quel passato così sofferto riemerge cinque anni fa. Ha 35 anni, lavora come guardia giurata e la sua vita scorre tranquilla.

    Il suo corpo però inizia a ribellarsi. Soffre di dolori allo stomaco al punto, sviene spesso, ma dopo vari controlli non risultano patologie. Inizia così una psicoterapia e quel dolore prende forma di un abuso subito a 13 anni. Ricorda tutto. Le immagini del film L’esorcista che gli obbliga a guardare, la paura, gli abbracci per rassicurarlo, le carezze, i baci, la violenza sessuale, con le urla del film che coprono le sue. Ricorda ogni singolo incontro, ogni singola violenza vissuta nel terrore e nel silenzio. Solo dopo 5 anni si allontana da don S. Prova a seppellire i ricordi dolorosi con altri più belli, come l’amore pulito per la donna della sua vita che sposerà due anni dopo.Quando il passato riemerge, capisce che deve fare qualcosa per fermare quell’uomo. Consegna alla curia la sua testimonianza scritta, un video e informa con una missiva il cardinale Sepe. Non succede nulla. Torna in curia, chiedendo un sostegno spirituale, perché nonostante tutto la sua fede è immutata, e un aiuto medico per curare le crisi di panico continue. È il 2011, lui è al lavoro e alla porta di casa di presentano in due: «Dicono di venire per conto del cardinale Sepe, consegnano a mia moglie una busta con 250 euro aggiungendo che è solo per una volta». Rifiuta il denaro e continua a lottare. Il reato di pedofilia però cade in prescrizione, quindi non ci sarà nessun processo.

    Tuttavia affiancato da Rete l’Abuso continua la sua battaglia: nel 2014 scrive a Papa Francesco, che lo rassicura: farà chiarezza. Nel frattempo il video viene reso pubblico: si fanno avanti altre vittime abusate da don S.Trascorre altro tempo e Diego cerca aggiornamenti alla curia sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo canonico, ma nessuno gli dà udienza. Preso dalla disperazione invia una mail minacciando di spararsi un colpo alla testa, che la curia consegna alla Procura: gli revocano il porto d’armi. Per Diego è l’inizio di un nuovo incubo, perché senza licenza il suo posto di lavoro è a rischio. Di qui la decisione dello sciopero della fame a oltranza. «Chiedo di sapere qual è l’esito del processo canonico che mi riguarda. Chiedo che il Vaticano inizi a prendere provvedimenti seri e concreti contro i preti accusati di pedofilia» dice con voce ferma. Per anni ha provato a soffocare il suo dolore con il silenzio, ma oggi Diego è un uomo nuovo, convinto che solo denunciando si possano lenire le ferite che porta sull’anima.

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/choc_napoli_quel_prete_mi_ha_molestato_voglio_giustizia-1517378.html

  • TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI.

    Sta sicuramente facendo discutere il servizio sui Testimoni di Geova realizzato da Luigi Pelazza è trasmesso ieri a Le Iene Show per svelare quello che succede dentro il loro Comitato Giudiziario e la manipolazione subita dagli adepti. Un video che ha sicuramente fomentato l’odio verso i seguaci di questa religione, ma che ha anche diviso il pubblico sui social, visto che non tutti si sono sentiti di condannare a priori queste persone: “Basta pensare che secondo le leggi di Geova non si può donare il proprio sangue ad un figlio/a morente. Genitori/persone/religione di m*rda!”, “Il prossimo testimone di Geova che mi viene a bussare, gli butto un bel secchio di urina dal balcone. Sono ufficialmente razzista verso queste latrine!”, “Io nn sono testimone di Geova…ma quello che scrivete voi mi fa abbastanza schifo…facile credere alle cazzate che dice la televisione..io ho alcuni amici e sono delle brave persone…conosco anche infermieri e dottori quindi nn e’ vero niente il fatto dell’Università…conosco TG con figli gay e che cmq stanno in.casa mangiano con i genitori ecc quindi TT stronzate”, “Bisogna conoscerli prima di guiducarli…vergogna. Nn sono testimone di Geova ma nn si può fare di un erba un fascio!!! Quante famiglie cattoliche coprono cose oscene e orribili?”.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI (OGGI, MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2016) – Nella scorsa puntata, Le Iene Show ha trasmesso un servizio sui Testimoni di Geova, denunciando la mancanza di libertà in cui vivrebbero gli adepti di questa religione. In Italia i membri sono 500 mila membri e da diversi anni la Cesap, l’associazione italiana di medici e psicologi, indagano sul plagio che subiscono i Testimoni di Geova. L’inviato Pellazza, come si può vedere inQUESTO video, intervista la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa del Cesap, che afferma che i membri di questa religione subiscono costantemente “manipolazione mentale altamente nociva” da parte dei livelli ‘alti’. Uno degli aspetti del plagio parte dall’omologazione degli adepti, costretti ad indossare gli stessi vestiti, fare gli stessi gesti ed usare le stesse parole. Il servizio ci mostra anche due episodi, entrambi con al centro due maggiorenni che compaiono di fronte ad una commissione di anziani volta a giudicarne il comportamento. I due ragazzi hanno avuto rapporti sessuali consenzienti con altre due persone e le rispettive madri li hanno portati di fronte ai ‘giudici’ della setta, costringendoli a rivelare anche i dettagli più intimi. Alla fine i due ragazzi sono stati espulsi come membri e come ci spiega la dottoressa Tinelli, questo implica anche che non possono avere nessun contatto anche con i propri familiari. Anche se abitano nella stessa casa. La seconda parte del video tocca un tema molto più forte, quello della pedofilia. Un ex anziano riferisce alle telecamere di essere stato allontanato dalla setta quando ha denunciato un presunto atto di pedofilia che sarebbe stato compiuto da un membro. Il ragazzo sarebbe stato sorpreso in macchina con un bambino ed il provvedimento preso dagli anziani è stato di impedirgli di parlare pubblicamente ai confratelli durante le riunioni. La setta vieta espressamente di denunciare alle autorità qualsiasi confratello, anche se ha commesso i reati più gravi come questo. L’inviato ha anche cercato di parlare con il padre del bambino ma il plagio è tale che l’uomo, come mostra il servizio, non si rende nemmeno conto di essere manipolato. La dottoressa Tinelli ha confermato che secondo gli studi molte persone, una volta estromessi dalla setta, arrivano anche a commettere il suicidio. Sempre secondo la dottoressa, quindi, l’eventualità quindi di non poter far più parte del gruppo diventa un deterrente e dimostra fuori da ogni dubbio il soggiogamento che tali persone sono costrette a subire.

     

  • Le Iene e i testimoni di Geova che non denunciano l’abuso sessuale su un bambino

    Le Iene e i testimoni di Geova che non denunciano l’abuso sessuale su un bambino

    Il caso raccontato da Luigi Pelazza

    Un presunto abuso sessuale subito da un bambino all’interno di una congregazione di testimoni di Geova viene tenuto nascosto e non denunciato alle autorità giudiziarie (nemmeno dai genitori del minore). È il caso raccontato ieri dalla trasmissione di Italiauno Le Iene in un servizio firmato dall’inviato Luigi Pelazza, che riporta il racconto di uno degli associati, espulso per aver provato a rivelare l’accaduto.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE CONFESSIONI DEGLI ASSOCIATI AGLI ‘ANZIANI’

    Il servizio si apre con l’intervista ad una psicologa del Cesap, associazione di medici e psicologi che da dieci anni studia il comportamento, le regole e il plagio che subiscono i testimoni di Geova. La dottoressa Lorita Tinelli racconta: «Hanno un gruppo di circa dieci uomini al comando che hanno il potere di determinare le scelte di vita di oltre 5 milioni di persone in tutte il mondo. Possiamo parlare di manipolazione mentale: è possibile indurre delle persone attraverso un periodo di indottrinamento d concetti , pensieri ed ideologie, a pensarla diversamente da come la pensava prima. Ci sono dei modi di fare che determinano il modo di fare dell’intero gruppo».

    Le Iene mostrano le immagini registrate da una telecamera nascosta in una saletta di una congregazione di un comitato giudiziario, una sorte di tribunale interno dove gli anziani della setta giudicano i comportamenti degli adepti nella loro vita quotidiana. Nel filmato vengono mostrate le confessioni di una ragazza e un ragazzo: i due giovani (poi espulsi dalla congregazione) raccontano nei dettagli a due giudici che non conoscono, e alla presenza di un loro genitore, il rapporto intimo avuto con un partner. I giudici – dimostra il video – devono sapere tutto ciò che accade di una famiglia, anche le cose più intime. «Nell’ambito di questi gruppi con regole rigide, viene meno il rapporto tra genitori e figli, quello autentico, perché viene mediato dalle direttive del gruppo. Si comanda, si gestisce e si dirige la vita del singolo individuo», è la spiegazione della dottoressa Tinelli. «La persona allontanata non può avere più contatti cone le persone che sono dentro».

    TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: LE TESTIMONIANZE

    Poi la storia di presunti abusi. Alle telecamere delle Iene Riccardo, uno degli ‘anziani’ di una congregazione, racconta di essere stato allontanato dopo aver provato a denunciare un caso di abusi sessuali su minori. «Non volevano che li dencunciassi all’autorità giudiziaria», dice. «Durante una serata goliardica con gli associati – continua – un soggetto riesce ad isolarsi con il bambino e ad avere un rapporto orale in macchina. Si avvicina la madre e lo scopre con le braghe tirate giù, genitali fuori e il bambino che piangeva». Il racconto viene anche confermato da una registrazione telefonica tra la moglie di Riccardo e un altro associato, in cui i due parlano dell’accaduto e in cui l’interlocutore ricorda l’impossibilità di denunciarsi tra associati, anche in presenza di un reato grave come l’abuso sessuale.

    TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: IL NO COMMENT

    Ma è possibile che un genitore sia plagiato al punto di non fare denuncia? «Sì, perché le regole interne sono forti», dice Riccardo. «Dico soltato che mio fratello non ha abusato di nessuno», è la riposta della sorella del ragazzo che avrebbe compiuto l’abuso. «Eravamo soliti stare in villa da noi… è capitato che mio fratello stava facendo pipì nel bosco. Il bambino ha visto mio fratello fare pipì e ha pensato a male. […] Mio fratello poi è entrato in macchina e si è sistemato i pantaloni. […] Il bambino ha fatto: ‘Lo sai che ho visto quello del mio papà’. Fatto sta che mio fratello si è spaventato e ha detto: ‘Non dire niente a mamma’». E i genitori del bambino? «Questa cosa è falsa», risponde il papà. L’uomo poi si allontana dalle telecamere, allunga il passo, scortato da altri associati alla congregazione. Nessun commento sul caso nemmeno dagli altri adepti.

    http://www.giornalettismo.com/archives/2003976/iene-testimoni-di-geova-abuso-sessuale-bambino/

     

  • Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    di Francesca Lagatta

    Lo aveva detto dieci giorni fa: «Il prossimo 18 gennaio comincerò lo sciopero della fame per protestare contro un sistema malato, perché tanto nessuno risponderà alle mie richieste».  E così è stato.

    Diego Esposito (della sua storia avevamo parlato qui), nome di fantasia, è una delle innumerevoli vittime di preti pedofili che ancora non ha avuto la sua fetta di giustizia. Se mai si può parlare di giustizia per un ragazzino abusato ripetutamente per anni. Diego aveva denunciato tutto solo qualche anno fa, quando la legge considerava già caduti in prescrizione i reati imputabili dalla vittima a don Silverio Mura, il suo ex insegnante di religione, lo stesso che gli celebrò il matrimonio con la donna che, benché ignara di tutto, gli restituì quella serenità che sembrava perduta per sempre.

    Poi, spinto dai suoi due angeli custodi, il medico che lo tiene in cura e l’avvocato che combatte la battaglia al suo fianco, era riuscito a tirar fuori dolore e coraggio, riuscendo a far conoscere la sua storia a Papa Francesco, il quale, prontamente, avevo chiesto e ottenuto la riapertura del processo in sede vaticana. Ma averne chiesto conto non solo non ha dato risposte, ma gli ha anche fatto perdere il lavoro. Tra l’inspiegabile indifferenza delle istituzioni a ogni livello. Così Diego ha deciso di sferrare un colpo basso all’omertà e ha cominciato la sua ennesima battaglia attirando su di sé l’attenzione di giornalisti e telecamere. Nel breve video amatoriale girato questa mattina, l’uomo, volutamente reso irriconoscibile, spiega in poco più di sessanta secondi le ragioni del suo gesto.

  • NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    Come annunciato la scorsa settimana, è iniziato questa mattina lo sciopero della fame a oltranza di Diego Esposito (nome di fantasia) , vittima don Silverio Mura, il sacerdote napoletano nascosto dalla curia.

    Una protesta civile e non violenta con la quale Diego vuole sensibilizzare la Diocesi e le gerarchie vaticane alle quali chiede da 6 anni “verità e giustizia”. Scrisse anche a Papa Francesco il quale rispose a Diego, ma a distanza di due anni da quella risposta, Diego denuncia che niente è cambiato.

    Nel 2013 l’ONU condannò pesantemente il Vaticano per le responsabilità omissive e per le coperture sistematiche che le gerarchie ecclesiastiche avevano attuato nei casi di abuso sessuale a danno di minori, facendo una serie di raccomandazioni di cui il Vaticano dovrà rendere conto il prossimo febbraio.

    In quelle raccomandazioni si chiede al Vaticano una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi, la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza.

    Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. Chiede in oltre che vengano riconosciuti i figli dei preti e che venga garantito loro un adeguato sostentamento.

    L’ONU ha chiesto al Vaticano la stessa cosa che oggi Diego e tante altre vittime di preti pedofili chiedono da sempre, la giustizia, che però pare non voglia arrivare.

    Per questi motivi Diego Esposito ha iniziato oggi questa protesta civile e non violenta, lo sciopero della fame, che protrarrà ad oltranza, deciso ad ottenere una risposta concreta dalla chiesa.

    Non è escluso che nei prossimi giorni si uniscano a questa clamorosa protesta altre vittime della Rete L’ABUSO, per sostenerlo e per chiedere anche loro giustizia.

    Molti di loro, per l’esattezza 17, tra uomini e donne, nel maggio del 2014 avevano già mandato con un video, un pesante j’accuse a papa Francesco, denunciando l’immobilismo della chiesa e delle sue gerarchie.

    Diego porterà avanti la sua iniziativa a Napoli presso la sua abitazione, assumerà unicamente sostanze liquide, cappuccini, succhi di frutta ecc. e sarà quotidianamente sottoposto a controllo medico per accertarne lo stato psicofisico.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    Per informazioni info@retelabuso.org