Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Vito Cantò

  • UOMO DI CHIESA DI SPOLTORE ACCUSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORE

    UOMO DI CHIESA DI SPOLTORE ACCUSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORE

    Don Vito cantò avrebbe avuto rapporti intimi con un ragazzino di 15 anni oggi maggiorenne. Ad accusarlo i genitori del parrocchiano.

    SPOLTORE: PRETE ACCUSATO DI PEDOFILIA, PM CHIEDE GIUDIZIO.  Il pm del Tribunale di Pescara, Salvatore Campochiaro, ha chiesto il giudizio per don Vito Canto’, l’ex parroco di Spoltore  accusato di violenza sessuale a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli anni scorsi con un ragazzino di 15 anni, oggi maggiorenne.

    Toccherà al Gup del Tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea decidere il prossimo 13 ottobre ottobre se accogliere o meno la richiesta.

    Secondo la ricostruzione fornita dall’accusa i rapporti intimi sarebbero avvenuti senza costrizione ed all’interno dell’alloggio canonico del prete. A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, che si e’ occupata delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con i genitori solo l’anno scorso, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

    Nei mesi scorsi il giovane che ha accusato il prete di abusi sessuali e’ stato ritenuto attendibile dai periti nominati dal gip Catapane e Cupillari. I due consulenti durante l’incidente probatorio del 21 aprile scorso hanno infatti sostenuto che il ragazzo non ha malattie psichiatriche che possano inficiare il profilo dell’attendibilita’ e della credibililita’ e che ha un buon indice della realta’.

    http://www.abruzzoindependent.it/news/Spoltore-prete-accusato-di-pedofilia-Pm-chiede-processo/15871.htm

  • Prete accusato di violenza su minore, il pm chiede il processo

    Prete accusato di violenza su minore, il pm chiede il processo

    Il pm del Tribunale di Pescara, Salvatore Campochiaro, nei giorni scorsi ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per don Vito Cantò, l’ex parroco di Spoltore (Pescara) accusato di violenza sessuale a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli anni scorsi con un ragazzino di 15 anni, oggi maggiorenne.

    L’udienza davanti al gup Gianluca Sarandrea si terra’ il 13 ottobre prossimo. Stando all’accusa, i rapporti sarebbero avvenuti nell’alloggio canonico del prete.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, che si e’ occupata delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con i genitori solo l’anno scorso, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

    Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzino.

    Nei mesi scorsi il giovane che ha accusato il prete di abusi sessuali e’ stato ritenuto attendibile dai periti nominati dal gip Catapane e Cupillari.

    I due consulenti durante l’incidente probatorio del 21 aprile scorso hanno infatti sostenuto che il ragazzo non ha malattie psichiatriche che possano inficiare il profilo dell’attendibilita’ e della credibililita’ e che ha un buon indice della realta’.

    http://www.abruzzo24ore.tv/news/Prete-accusato-di-violenza-su-minore-il-pm-chiede-il-processo/159808.htm

  • Pescara, il ragazzo conferma: don Vito abusò di me

    Pescara, il ragazzo conferma: don Vito abusò di me

    Faccia a faccia in aula tra il giovane e il prete accusato di violenza: mi disse vado a fare la doccia, raggiungimidi Paola Aurisicchio

    PESCARA. Voce sicura, nessuna sbavatura nella ricostruzione e il racconto di quella sera che sarebbe stato coerente con la prima versione accusatoria: «Don Vito mi ha detto “vado a fare la doccia. Lascio la porta aperta, se vuoi mi puoi raggiungere e io andai».

    Ha 18 anni, oggi, il giovane che ha fatto scattare l’inchiesta che ha messo nei guai per abusi sessuali su un minore don Vito Cantò, il prete di 42 anni originario di Cepagatti e parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore da cui è stato allontanato. La presunta vittima, ieri, è entrata da maggiorenne nell’aula del tribunale dove però è stata chiamata a ricostruire, nel corso dell’incidente probatorio durato un’ora e mezza, cosa accadde con il prete quando aveva solo 16 anni. Così, il giovane e don Vito Cantò si sono ritrovati faccia a faccia nell’aula ma non si sono detti una parola mentre il ragazzo ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Mariacarla Sacco e del pmSalvatore Campochiaro.

    «Cos’è accaduto quella sera del 2011?», ha domandato il pm Campochiaro e il ragazzo, sostenuto da due medici e dal suo avvocato Vincenzo Di Girolamo, ha iniziato il doloroso racconto partendo dalla birra offerta, quella che per l’accusa sarebbe servita al prete per stordire i giovani, fino alla doccia in cui si sarebbe consumata la violenza senza costrizione. «Mi trovavo a casa di don Vito», ha raccontato il giovane, «e il prete mi ha offerto una birra e poi altre due. Abbiamo iniziato a parlare», ha proseguito. «Di cosa?», ha chiesto il pm. «Don Vito mi parlava della masturbazione tra persone dello stesso sesso, io all’epoca avevo 15 anni…». E’ a quel punto che, secondo l’accusa e le indagini della squadra Mobile di Pierfrancesco Muriana, che il prete avrebbe “adescato” il minore. «Don Vito mi disse che andava a fare una doccia e che avrebbe lasciato la porta del bagno aperta e io sono andato. Una volta all’interno abbiamo iniziato a masturbarci reciprocamente e abbiamo fatto sesso orale e poi l’abbiamo ripetuto sul divano».

    Parla con voce sicura, il giovane, confermando quello che aveva messo a verbale in questura e spiegando ai magistrati anche il rapporto di fiducia con don Vito, quello di un giovane fedele che frequentava una parrocchia. Ed è per questo, ha aggiunto il ragazzo, «che i miei genitori si fidavano se andavo a casa di don Vito. Anche i miei genitori lo conoscevano ed erano tranquilli se mi trattenevo a casa di don Vito anche alle 23».

    Una deposizione che combacerebbe con la prima fatta di fronte ai poliziotti solo più rilevante proprio perché in sede di incidente probatorio: la versione della vittima di ieri sarà cristallizzata ed entrerà direttamente nel processo come prova.

    Nessuna domanda, invece, è arrivata dall’avvocato del prete Giuliano Milia che ha partecipato all’udienza di fronte al gip con i suoi consulenti né dallo stesso avvocato del ragazzo Di Girolamo che ha ritenuto che il giovane avesse già detto tutto. Ma gli inquirenti hanno anche chiesto alla presunta vittima se il prete avesse tentato di avvicinare altri ragazzi e, anche in questo caso, il giovane avrebbe risposto di sapere che si sarebbe mostrato nudo ad altri. L’originaria versione accusatoria sarebbe così stata confermata dalla presunta vittima che avrebbe allontanato, però, la sua partecipazione da quella che era stata definita “la banda del bicchiere”, una sorta di gioco perverso in cui ognuno si sarebbe attribuito un nomignolo.

    L’incidente probatorio è durato un’ora e mezza e, intorno alle 16, don Vito e il suo accusatore hanno lasciato il tribunale. Adesso, il pm dovrà chiudere l’inchiesta e passare alla probabile richiesta di rinvio a giudizio.

  • Prete sospettato di abusi, veglia di solidarietà di alcuni fedeli

    Prete sospettato di abusi, veglia di solidarietà di alcuni fedeli

    Oggi in programma incidente probatorio

     Procedono da un lato l’inchiesta della Procura e dall’altro il processo canonico della diocesi di Pescara a carico di don Vito Cantò, l’ex parroco di Villa Raspa di Spoltore accusato di abusi ai danni di un ragazzo ancora minorenne all’epoca dei fatti.

    Il processo canonico si trova già in fase di dibattimento, che qualora dovesse concludersi con una condanna potrebbe comportare per il prete, già sospeso dalle mansioni sacerdotali “ad cautelam” circa 16 mesi fa dal vescovo Tommaso Valentinetti, una limitazione del ministero o, addirittura, la perdita dello stato clericale.

    Più lenta, invece, procede l’inchiesta della Procura di Pescara, che oggi andrà a dotarsi di un tassello fondamentale per il prosieguo: è infatti previsto l’incidente probatorio del ragazzo che, all’epoca 15enne, sarebbe stato vittima degli abusi del prete. Il giovane, sostenuto da due medici nominati dal gip, dovrà rispondere alle domande che gli porranno il gip stesso, il pm e gli avvocati di tutte le parti: la sua versione dei fatti su quel che sarebbe accaduto nel periodo di tempo compreso tra il 2011 ed il 2012 verrà cristallizzata ed entrerà a far parte del processo.

    Nel frattempo, alcuni fedeli della parrocchia di Villa Raspa e di Spoltore hanno deciso di organizzare una veglia di solidarietà per il prete, che avrà luogo a partire dalle 19:30 in largo San Giovanni a Spoltore. Nel corso della veglia, oltre a dedicare preghiere a don Vito, verranno inoltre fornite testimonianze circa le esperienze positive di alcune famiglie con lui.

    http://www.abruzzo24ore.tv/news/Prete-sospettato-di-abusi-veglia-di-solidarieta-di-alcuni-fedeli/148435.htm

  • Prete sospettato di abusi, i testimoni: “Ci stordiva con l’alcool e si mostrava in accappatoio”

    Prete sospettato di abusi, i testimoni: “Ci stordiva con l’alcool e si mostrava in accappatoio”

     Nuovi sviluppi circa la vicenda di don Vito Cantò, l’ex parroco di Villa Raspa di Spoltore indagato con l’accusa di aver abusato di un ragazzo all’epoca ancora minorenne.

    L’indagine a carico del parroco, 42 anni, sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali, è tuttora in corso sia a livello penale che a livello ecclesiastico, ed per quanto riguarda questo secondo contesto si potrebbe giungere a verdetto già all’inizio del 2015.

    La squadra mobile di Pescara, intanto, oltre ad aver accolto la testimonianza del ragazzo che sarebbe stato vittima del prete dalla quale ha avuto inizio l’inchiesta, ha ascoltato anche alcuni coetanei del giovane, che a quel che risulta non avrebbero parlato di presunti abusi da parte di don Vito maavrebbero raccontato in maniera praticamente speculare le serate in casa del parroco.

    Tutti i ragazzi ascoltati avrebbero concordato, difatti, nel sostenere che il parroco, mostrandosi loro in accappatoio o anche nudo, li avrebbe invitati a raggiungerli sotto la doccia, dopo aver loro parlato di omosessualità ed aver offerto loro bevande alcooliche.

    Alcuni dei testimoni avrebbero ammesso di essere rimasti turbati da tali comportamenti, uno di essi avrebbe invece confessato di aver accettato l’invito in un momento di scarsa lucidità, un altro ancora avrebbe affermato che il prete avrebbe lasciato aperta la porta del bagno al preciso scopo di essere visto nudo. Tutti, però, avrebbero frequentato il parroco spinti dalla fiducia dei genitori nei riguardi del sacerdote, che dal canto suo sarebbe poi pian piano riuscito a conquistare anche quella dei ragazzi.

    Al contempo, sarebbe inoltre emerso che don Vito avrebbe rilasciato una prima parziale ammissione di tali episodi all’arcivescovo di Pescara Tommaso Valentinetti: a riferirlo agli inquirenti è stato uno dei testimoni che lo stesso Valentinetti avrebbe ascoltato prima di decidere per l’allontanamento del sacerdote dalla chiesa di Villa Raspa.

    http://www.abruzzo24ore.tv/news/Prete-sospettato-di-abusi-i-testimoni-Ci-stordiva-con-l-alcool-e-si-mostrava-in-accappatoio/147812.htm

  • Il prete confessò gli abusi su minori all’arcivescovo di Pescara

    Il prete confessò gli abusi su minori all’arcivescovo di Pescara

    di Paola Aurisicchio

    PESCARA. E’ all’arcivescovo Tommaso Valentinetti che don Vito Cantò avrebbe fatto una prima ammissione dei presunti abusi su un 15enne: «Parziali ammissioni, solo i palpeggiamenti», riferisce un testimone alla polizia, uno dei tanti che un anno fa Valentinetti ha ascoltato personalmente prima di decidere di allontanare il parroco dalla chiesa di San Camillo de Lellis di Spoltore.

    L’arcivescovo, secondo quanto riferito dal testimone, diventerebbe così un teste chiave dell’inchiesta penale che ha coinvolto il sacerdote accusato di abusi su un minore, un testimone che però può avvalersi del segreto del confessionale e non raccontare, quindi, del suo incontro con don Vito.

    La chiesa sta processando il parroco, 42 anni, originario di Cepagatti, e probabilmente all’inizio del 2015 il processo canonico arriverà alla sua conclusione ma, intanto, procedono le indagini della squadra Mobile diPierfrancesco Muriana che sta cercando di capire se ci siano altre vittime, se l’inchiesta sia più larga.

    Sono stati i poliziotti a raccogliere le testimonianze del minore da cui è partita l’inchiesta ma anche dei suoi amici, 15-16enni che non hanno subìto abusi da don Vito ma hanno raccontato in maniera univoca le serate a casa del prete e l’invito che don Vito rivolgeva loro: «Io vado a fare la doccia, lascio la porta aperta: se vuoi, mi puoi raggiungere».

    Sono loro i piccoli testimoni dell’inchiesta che vede indagato il prete e in cui sotto traccia corrono «il senso di sporco» e «la paura», i minorenni che si sentono «scossi» perché anche a loro, come hanno raccontato, don Vito si sarebbe «mostrato in accappatoio» o «nudo».

    «Mi ha turbato», dice un ragazzino, «al punto che mi sono subito allontanato dal bagno».

    La gita a Madrid per la giornata della gioventù. C’è uno schema che don Vito Cantò avrebbe reiterato nel corso degli anni: una serialità di comportamenti – per l’accusa – che il parroco avrebbe usato nei confronti del gruppetto che aveva il permesso di frequentare la sua casa proprio perché i genitori nutrivano fiducia in quel punto di riferimento. La vicinanza al prete inizia nell’agosto 2011, quando i piccoli fedeli vanno a Madrid per la giornata mondiale della gioventù. «Durante la nostra permanenza in Spagna», ha messo a verbale il ragazzo che avrebbe subìto abusi, «ho allacciato un rapporto di amicizia con don Vito». Una volta rientrati in Italia, il parroco avrebbe iniziato a contattare su Facebook il minorenne: «Mi parlava di omosessualità facendo presente che lui aveva avuto queste esperienze e che non bisognava vergognarsi».

    «A casa di don Vito». Da qui, secondo le testimonianze anche degli altri ragazzi, don Vito avrebbe iniziato a conquistarsi la fiducia dei giovani sempre alla stessa maniera: l’offerta di un alcolico per stordirli, i discorsi sull’omosessualità, il prete che inizia a girare in accappatoio e la richiesta di andarlo a vedere nella doccia. «Non so perché l’ho fatto», ha raccontato il minore alla polizia, «ma ho accettato di raggiungere don Vito nella doccia. Poi mi ha raccomandato di non raccontare nulla». «Non mi sono sentito costretto», ha detto ancora il ragazzo, «ma devo dire che non ero assolutamente lucido e non ho ben capito quello che stavo facendo. Dopo qualche mese», prosegue il minorenne, «decisi di confidarmi». Il ragazzo è assistito da un medico che, ascoltato dalla polizia, ha raccontato della difficile situazione in cui versa il giovane. «Mi disse che don Vito l’aveva manipolato», ha aggiunto un’altra voce di un’inchiesta in cui è ricorrente «il turbamento» dei giovani fino alla «conclusione», come dice a un tratto un altro, «che aveva tentato un approccio con noi». Perché in casa del prete, sempre secondo la ricostruzione del pm, sarebbero passati anche gli altri minorenni che hanno raccontato di quelle serate in cui le ragazze – come hanno riferito – non erano gradite.

    «Bastardo da baciare». «Insieme a don Vito facevo parte del gruppo la “banda del bicchiere” e ognuno si era attribuito un nomignolo: don Vito si chiamava “bastardo da baciare”», ha raccontato un giovane mentre altri hanno ammesso l’inganno dietro quell’alcolico perché «era una trasgressione che certo i nostri genitori non ci avrebbero permesso». «Don Vito si è recato in bagno per fare la doccia lasciando la porta aperta in modo che potessi vederlo nudo», ha detto un altro giovane aggiungendo, come gli altri, «mi ha turbato al punto che mi sono allontanato». «Siamo rimasti entrambi scossi», dice un altro, «dall’atteggiamento che aveva avuto il nostro parroco al punto che ho iniziato a dubitare che la sua amicizia fosse disinteressata». Sono queste le voci di alcuni minori che hanno negato di aver subìto molestie dal parroco che, per il momento, si sta difendendo nel processo canonico.

  • La Chiesa processa don Vito il parroco rischia l’espulsione

    La Chiesa processa don Vito il parroco rischia l’espulsione

      di Paola Aurisicchio

    PESCARA. «E’ riservato al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di 18 anni». Nel processo penale canonico, don Vito Cantò, è accusato di «atti impuri con un minore» perché il prete di 42 anni non avrebbe rispettato il sesto comandamento. E’ da poco iniziato per il prete il processo penale canonico arrivato alla seconda fase, quella che equivale al dibattimento e che potrebbe arrivare a sentenza all’inizio del prossimo anno. Dopo il rinvio a giudizio per l’articolo 6, paragrafo 1 delle norme canoniche sui «delitti più gravi», il processo è entrato nel cuore e nelle prossime udienze saranno chiamati i testimoni.

    La Chiesa processa don Vito per abusi. Per la prima volta nella provincia e, caso raro nella regione, la Chiesa sta processando un chierico finito sotto processo non per accuse come ad esempio la calunnia o la diffamazione ma per quella più grave di abusi su un minore, il reato per cui un paio di anni fa la Santa Sede aveva aggiornato la normativa canonica di riferimento sui «delitti eccezionalmente gravi». Don Vito Cantò, il prete che 16 mesi fa era stato allontanato dalla chiesa di Villa Raspa e sospeso dalle mansioni sacerdotali da monsignor Tommaso Valentinetti, è stato da poco “rinviato a giudizio” dal tribunale in formazione collegiale composto da tre giudici ecclesiastici mentre le altre parti sono rappresentate dal promotore di giustizia, l’equivalente del pm nel processo civile, e da un sacerdote avvocato che si occupa della difesa di don Vito. Il processo penale canonico è entrato da poco nella fase finale, in quella che corrisponde al dibattimento, e per cui nelle prossime udienze l’accusa e la difesa chiameranno i testimoni, tra cui potrebbe esserci il ragazzino, la presunta vittima degli abusi che sarebbero avvenuti tra il 2011 e il 2012. Accanto al processo canonico c’è poi l’inchiesta penale del pmSalvatore Campochiaro che sta dirigendo le indagini della squadra Mobile diPierfrancesco Muriana che parla attraverso quindi il codice penale e il reato 609 quater perché, come recita il capo d’imputazione, «don Vito avrebbe compiuto atti sessuali sul minore di 16 anni che gli era stato affidato per ragioni di educazione religiosa». Per questo procedimento che corre parallelo a quello canonico, il pm ha chiesto l’incidente probatorio, ovvero di acquisire la testimonianza del minore che entrerà direttamente nel processo.

    Il parroco rischia di perdere lo stato clericale Sembrerebbe avere tempi più scorrevoli, invece, il procedimento canonico che potrebbe concludersi nel giro di un paio di mesi. Ma cosa rischia in questo caso don Vito? Lasciando sempre aperta la strada dell’assoluzione, il parroco originario di Cepagatti, rischierebbe dalla pena più blanda, come una limitazione del ministero o l’obbligo di dimora in una struttura protetta come un monastero oppure la più alta prevista: la dimissione, la perdita dello stato clericale. Il processo canonico, di norma, si svolge nel luogo dove è stato commesso il delitto che, in questo caso, sarebbe Villa Raspa di Spoltore e quindi don Vito potrebbe essere processato nella curia di Pescara anche se non è escluso che la sede sia un’altra. Il processo civile, invece, si trova ancora in una fase embrionale perché la richiesta formulata dal pm di incidente probatorio deve essere accolta dal giudice per le indagini per le indagini preliminari.

  • Abusi del prete, il pm: perizia sul ragazzo

    Abusi del prete, il pm: perizia sul ragazzo

     Paola Aurisicchio

    PESCARA. Verserebbe in «un grave malessere», come dice l’accusa, la giovane vittima di presunti abusi sessuali da parte di un prete di 42 anni che accanto all’avviso di garanzia ha ricevuto anche la richiesta di incidente probatorio da parte del pm Salvatore Campochiaro.

    E’ anche per questo che il pm, oltre a chiedere al giudice per le indagini preliminari di acquisire la testimonianza del ragazzo che, tra il 2011 e il 2012, avrebbe avuto incontri sessuali con donVito Cantò ha chiesto anche di fare una perizia medico-psichiatrica sul giovane in modo «da accertare nei suoi comportamenti elementi riconducibili o meno alle presunte condotte di abuso subìte».

    Sarà un percorso difficile quello che attende il giovane che, confortato dalla famiglia, ha denunciato quello che sarebbe accaduto dall’ottobre 2011 fino al maggio 2012: l’accusa parla di violenza sessuale da parte di don Vito Cantò, all’epoca parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore, la parrocchia che è stato costretto a lasciare nel luglio 2013 in seguito alla sospensione arrivata dall’arcivescovoTommaso Valentinetti.

    Da quel momento, per il prete di 42 anni, è partito il processo canonico, un filone parallelo a quello penale ora in corso. E’ questa una delle prime inchieste pescaresi che sta sfiorando la chiesa e con al centro un prete molto conosciuto perché, nel 2006, don Vito era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali nazionali: il prete confessava i ragazzi durante le notti del divertimento. Tra gli incarichi affidati a don Vito c’era stato anche quello di cerimoniere della curia, un ruolo apicale e fiduciario venuto meno con la sospensione che gli aveva lasciato solo la possibilità di concelebrare la messa all’interno del convento delle suore di clausura di Pescara Colli.

    Don Vito ha anche un passato da assistente ecclesiastico nel movimento scout dell’Agesci Abruzzo fino alle dimissioni arrivate all’improvviso nell’estate dell’anno scorso dopo una presa di posizione della curia di Pescara, tenuta riservata fino a quando monsignor Valentinetti, attraverso una nota, ha spiegato: «Ho saputo della perquisizione in casa della famiglia di don Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione. Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito», aveva detto ancora Valentinetti, «lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione delle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale “ad cautelam”».

    Il prete, secondo le indagini della Squadra Mobile alla guida di Pierfrancesco Muriana, avrebbe abusato – dice l’accusa – del ragazzo di 16 anni che gli era stato affidato, come recita il capo di imputazione, «per ragioni di educazione religiosa».

    Per cristallizzare la versione del ragazzino, il pm Campochiaro ha chiesto attraverso l’incidente probatorio di acquisire la testimonianza del giovane aggiungendo anche la richiesta di una perizia medico-psichiatrica sul minore. Sarà il giudice per le indagini preliminari ad accogliere o meno la richiesta della procura. Nel frattempo, dopo la perquisizione nella casa di Cepagatti dei genitori del prete, gli investigatori passeranno al setaccio il computer e i due telefonini sequestrati a don Vito.

  • Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    di Pietro Lambertini

    PESCARA. «Ho appreso la notizia della perquisizione in casa della famiglia di don Vito Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione». Così l’arcivescovo di Pescara,Tommaso Valentinetti, racconta quello che è successo venerdì mattina quando gli agenti della squadra mobile hanno bussato al portone del convento delle suore di clausura, ai Colli: è soltanto lì che don Vito, 42 anni, già prete a Brittoli, Civitaquana e nella parrocchia di San Camillo de Lellis in via Parigi a Villa Raspa di Spoltore, può concelebrare la messa. Solo lì, dove quasi nessuno può entrare: il parroco è indagato per il reato di violenza sessuale.

    Incontri sessuali. Secondo il capo di imputazione, tra il 2011 e il 2012, don Vito avrebbe commesso presunti abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni che frequentava, insieme agli amici, la parrocchia di Villa Raspa. In base agli atti dell’indagine, non ci sarebbero state né costrizione né violenza fisica: è lo stato di presunta «subordinazione psicologica», a cui sarebbe stato sottoposto il minorenne, a far scattare l’accusa di violenza sessuale. Dopo la visita al convento, accompagnati da don Vito, i poliziotti sono andati a Cepagatti, per perquisire la casa dei genitori del prete: è in quella casa del centro abitato che, da più di un anno, vive anche don Vito. I poliziotti sono usciti dall’abitazione con del materiale che sarà oggetto di controlli.

    Prete della movida. Don Vito è un prete conosciuto nel Pescarese. Nel 2006 era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali italiani: sceso in strada di notte, sulla riviera di Pescara, aveva confessato i ragazzi durante la movida. «Ci siamo messi proprio qui», aveva raccontato il parroco ai giornalisti, «perché questa è la meta del passeggio notturno. Ora si chiama movida. Vogliamo essere, come dice il Vangelo, il lievito del pane, il sale che dà sapore. La nostra proposta è semplice ed è scritta nel volantino che distribuiamo a tutti: “C’è un cuore che prega per te, nella notte”». Don Vito ha anche un passato da assistente ecclesiastico nel movimento scout dell’Agesci Abruzzo: lo è stato fino alle dimissioni, arrivate all’improvviso e inspiegabili nell’estate dell’anno scorso dopo una presa di posizione della curia di Pescara, tenuta riservata fino a ieri.

    Sospeso 16 mesi fa. Infatti, si è appreso che, nei primi mesi del 2013, voci di possibili attenzioni sessuali del parroco almeno su un ragazzino sono arrivate alla curia: è lo stesso arcivescovo a confermarlo. Così nel luglio 2013, è scattata la sospensione e il parroco è stato costretto a lasciare immediatamente la chiesa di Villa Raspa disertando anche la celebrazione di un matrimonio.

    «Lo abbiamo allontanato». «Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito», rivela Valentinetti, «lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione dalle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale». Una sospensione “ad cautelam”, risalente a 16 mesi fa, che ha innescato anche un processo canonico, parallelo all’indagine della polizia. Con la sospensione, al parroco è stato vietato di celebrare la messa in luoghi aperti al pubblico mentre gli è stato concesso di concelebrare le funzioni nel convento di Pescara. «Secondo quanto richiesto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega Valentinetti, in ottemperanza al Motu Proprio “Sacramentorum Sanctitatis tutela”, abbiamo avviato il procedimento canonico che attualmente si trova nella fase di processo penale canonico».

    Denuncia dei genitori. Dal processo canonico all’indagine penale, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro: la Mobile, guidata dal dirigentePierfrancesco Muriana, ha avviato gli accertamenti sul prete dopo la denuncia della famiglia del quindicenne, adesso maggiorenne. Non è stata la Chiesa, quindi, a informare la polizia dei sospetti sul parroco ma i familiari del ragazzo: in base alla versione fornita dalla famiglia, il prete avrebbe avuto incontri sessuali con il loro figlio. Sarebbero stati gesti consenzienti ma che, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzino. A raccontarlo ai genitori, nei mesi successivi, sarebbe stato proprio il giovane che avrebbe riferito degli incontri che si consumavano nell’alloggio canonico del prete.

    «Sono a disposizione». «Rammaricato», così si definisce adesso l’arcivescovo che avrebbe avuto già un primo contatto con la polizia. Valentinetti, comunque, ribadisce la sua volontà di collaborare alle indagini: «Difficile aggiungere altre parole certo è che confidiamo nella giustizia», conclude l’arcivescovo, «e continueremo a essere a disposizione per la risoluzione del caso».

  • Molestie sessuali su un ragazzino, indagato prete del Pescarese

    Molestie sessuali su un ragazzino, indagato prete del Pescarese

     di Pietro Lambertini

    PESCARA. Atti sessuali su un ragazzino. E’ accusato di questo un prete del Pescarese, don Vito Cantò, 42 anni: ieri, la casa del prete, a Cepagatti, dove vive insieme ai genitori, è stata perquisita dagli agenti della squadra mobile di Pescara. Il prete è indagato. “Ho appreso la notizia della perquisizione in casa della famiglia di don Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione”, le prime parole dell’arcivescovo Tommaso Valentinetti.

    Ma non c’è soltanto l’indagine penale in corso, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro: nel luglio dell’anno scorso, il prete è stato già sospeso dal suo incarico con un provvedimento firmato proprio da Valentinetti. A spiegare perché è lo stesso arcivescovo: “Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito”, dice Valentinetti, “lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione dalle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale”.

    Una sospensione “ad cautelam” che ha innescato anche un processo canonico, parallelo all’indagine condotta dalla polizia. Con la sospensione, al parroco è stato vietato di celebrare la messa in luoghi aperti al pubblico mentre gli è stato concesso di concelebrare le funzioni in un convento di Pescara.

    Dal processo canonico all’indagine penale, la Mobile, guidata dal dirigente Pierfrancesco Muriana, ha avviato le indagini dopo la denuncia di una famiglia: in base alla versione fornita dalla famiglia, il prete avrebbe molestato il loro figlio, tra il 2011 e il 2012 a Villa Raspa di Spoltore, all’epoca dei fatti ancora minorenne.