Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Violenza sessuale parroco condannato

    Violenza sessuale parroco condannato

    Questa la condanna inflitta a don Renato Mariani, accusato di violenza sessuale, violenza privata e appropriazione indebita.

    Condannati anche tre giovani accusati di estorsione, tentata estorsione e violenza privata: 3 anni di carcere a Massimo Danese, 2 anni e 8 mesi a Francesco Cometa e 2 anni a Callisto Caccia.

    Lo ha stabilito ieri, con rito abbreviato, il gup Piero Gamacchio. La vicenda, sulla quale ha indagato il pm Marco Ghezzi, è emersa all’ inizio di quest’ anno, quando il parroco denunciò un gruppo di teppisti della zona. Lo ricattavano, minacciando di raccontare il suo vizio di molestare i ragazzini, e chiedevano soldi per stare zitti. Da questo episodio sono cominciate le indagini che hanno portato in carcere alcuni dei componenti della banda ma hanno anche fatto finire sotto inchiesta il parroco. Don Mariani è accusato di violenza sessuale, di aver prelevato parecchi milioni dalle casse della canonica per pagare e fare regali a chi lo ricattava, e di aver ordinato il pestaggio di un 17 enne – secondo gli investigatori una delle sue vittime – per convincerlo al silenzio. «È stata inflitta una pena molto elevata in presenza di un quadro probatorio incerto – ha detto l’ avvocato Daniele Ripamonti, difensore del religioso – Faremo appello».

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/06/26/violenza-sessuale-parroco-condannato.html

  • PEDOFILIA:PARROCO TORRE ANNUNZIATA, DOPO IL CLAMORE IL NULLA

    PEDOFILIA:PARROCO TORRE ANNUNZIATA, DOPO IL CLAMORE IL NULLA

    PEDOFILIA:PARROCO TORRE ANNUNZIATA, DOPO IL CLAMORE IL NULLA
    (DI PASQUALE FAIELLA)

    (ANSA) – NAPOLI, 8 OTT – Troppe polemiche inutili, troppe discussioni ”politiche” e scarcerazioni, mentre i presunti pedofili escono di galera e i magistrati sono indagati da altri magistrati. Insomma: dopo il clamore suscitato dall’inchiesta sulla pedofilia via internet, il nulla.

    Anzi solo la ricerca ”di un capro espiatorio che ha allontanato dall’ attenzione dell’ opinione pubblica il vero problema: la piaga della pedofilia”.

    Parla don Franco Gallo, il parroco della chiesa di Sant’Alfonso di Torre Annunziata, il pastore di anime del Rione dei Poverelli dove vittime e carnefici, protagonisti dell’altra inchiesta sulla pedofilia che l’anno scorso si concluse con la scarcerazione di alcuni imputati in attesa del giudizio di secondo grado, si trovano ancora a dividere lo stesso cielo e le stesse strade. ”Lo Stato ha armato la mano dei killer”. Disse Don Franco l’anno scorso, all’ indomani degli omicidi di Ciro Falanga e Pasquale Sansone, due presunti pedofili condannati e poi scarcerati dopo il processo.

    Falanga e Sansone vennero ”giustiziati” nel luglio dello scorso anno forse in omaggio a un codice di vendetta non scritto della camorra. E il prete ribelle, che fu indagato per vilipendio della magistratura, disse allora che tutti si sarebbero dovuti aspettare, compresi i magistrati che disposero le scarcerazioni, i due omicidi dato che ”vittime e presunti carnefici giravano fianco a fianco nelle strade del rione”.

    ”Non ci capisco piu’ nulla – dice il sacerdote -. Quando ho visto quel bailamme in Parlamento e le polemiche suscitate dalla messa in onda delle immagini sulla inchiesta pedofilia, mi sono chiesto: ma questi fanno sul serio o scherzano? Credo che si sia in cerca solo di un capro espiatorio”. Don Franco Gallo, che parla nella canonica della chiesa di Sant’Alfonso dove un anno fa trovarono rifugio le famiglie dei bimbi violentati dai pedofili dopo le
    clamorose scarcerazioni, spiega che ”occorre interrogarsi sulla gravita’ del fenomeno non sul fatto”. ”Mi chiedo – sbotta – questi filmati sono veri? Rappresentano una orrenda realta’? Ed allora occorre porsi domande su questa piaga della pedofilia, non solo discutere su chi ha mandato in onda quelle immagini, questo e’ davvero un particolare molto relativo. Ed invece, devo osservare con rammarico, che questo aspetto, queste polemiche
    sono purtroppo diventate la questione principale”.

    ”Credo che si sia andati alla ricerca e si sia tuttora alla ricerca di un capro espiatorio – aggiunge il sacerdote -, e mi sembra davvero un fatto ridicolo”. Quattro presunti utenti del sito russo pedofilo scarcerati nei giorni scorsi: insomma la storia sui ripete?
    ”Non sono competente a giudicare – risponde don Franco -, ma credo che anche chi abbia comprato questo materiale abbia una responsabilita”’.

    ”Insomma credo che se non ci fosse un mercato, se non ci fosse chi compra questo materiale – spiega il sacerdote – il fenomeno potrebbe scomparire. Chi compra penso sia corresponsabile, certo in misura minore, nella diffusione della piaga pedofilia”.

    ”Come ci si accanisce con i clienti delle prostitute – aggiunge il parroco -, cosi’ occorre fare, forse anche di piu’,
    con queste persone, con chi consuma e usa video e filmati”. Poi don Franco parla ancora del Rione dei Poverelli dicendo che la gente del posto ”e’ rimasta sfiduciata dagli sviluppi dell’ ultima inchiesta sulla pedofilia”. ”Si fa tanto clamore – dice – e poi tutto si risolve in una bolla di sapone. Sono per l’applicazione severa delle pene, ma credo anche nel recupero delle persone, di chi delinque. La prigione non deve essere il tempo e il luogo per incattivire gli animi, ma occorre dare giustizia”.

    ”La gente di qui del Rione dei Poverelli – dice il prete – ora aspetta con ansia il giudizio di secondo grado per i
    presunti pedofili e spera davvero nella giustizia. Sono in costante contatto con le famiglie dei bimbi vittime di questa gente. Loro sono in attesa del processo, sono in attesa della giustizia, e hanno ancora una speranza, magari piccola piccola, ma ce l’hanno”.

  • Le scuse del papa. Era l’anno 2000 la prima di una interminabile serie di scuse e di promesse mai mantenute

    Le scuse del papa. Era l’anno 2000 la prima di una interminabile serie di scuse e di promesse mai mantenute

     

    LA GIORNATA DEL PERDONO
    ALCUNE OSSERVAZIONI
    UNA RACCOLTA DI OPINIONI NON ALLINEATE

    LA GIORNATA DEL PERDONO

    Il 12 marzo 2000, nel corso di una spettacolare celebrazione in Vaticano, il papa ha chiesto «scusa» in mondovisione per le colpe passate della Chiesa. Molti si sono affannati a rendere omaggio alla decisione di Wojtyla: ma quanti di costoro hanno ragionato sulla portata di queste scuse?

    La giornata era stata preparata da un documento di una commissione teologica internazionale – di cui faceva parte il responsabile dell’ex-inquisizione Ratzinger – ed è stata incentrata soprattutto sull’omeliadi Wojtyla e sulla confessione dei peccati da parte delle gerarchie ecclesiastiche e del papa stesso.

    ALCUNE OSSERVAZIONI

    • Il perdono viene chiesto a dio, non alle vittime.
    • I peccati non sono della Chiesa-istituzione, ma dei figli della Chiesa.
    • Per “Chiesa” si intende comunque la comunità dei battezzati.
    • Ne deriva che la responsabilità dei peccati è difficilmente attribuibile: infatti nessun nome di colpevole è stato pronunciato, tutto è estremamente generico e ampiamente chiosato per accontentare i cattolici più conservatori.
    • I peccati vengono collocati soprattutto nel secondo millennio: forse perché i pagani, massacrati nel primo, non sono più in grado di pretendere qualcosa.
    • Se i cattolici hanno delle colpe, gli altri sono peggio: nell’omelia il papa chiede perdono per «…l’uso della violenza che alcuni di essi hanno fatto… per gli atteggiamenti di diffidenza e di ostilità assunti talora nei confronti dei seguaci di altre religioni», salvo poi lamentarsi delle «innumerevoli volte che […] hanno subìto angherie, prepotenze e persecuzioni a motivo della loro fede».
    • Si chiede perdono per «…i mezzi dubbi per i fini giusti», ma non per i fini ingiusti (qual era il fine «giusto» nel bruciare le streghe?).
    • Si definisce semplicisticamente il regime nazista come «pagano», sottacendo le prese di posizione a suo favore dei vescovi tedeschi.
    • L’ateismo è il male principale del giorno d’oggi e si invitano i non credenti a purificare anch’essi collettivamente i loro risentimenti (?).

    UNA RACCOLTA DI OPINIONI NON ALLINEATE

    Sull’argomento la rivista Adista ha raccolto due dossier, pubblicati il 20 marzo ed il 3 aprile 2000.

    ENZO MAZZI (Manifesto 8/3): «sotto questo manto imbiancato e lucente covano nell’intimo della Chiesa-istituzione quasi intatti i germi mortiferi della violenza: l’assolutismo del potere monarchico del papa il quale è legge a se stesso e a nessun’altra legge umana è sottoposto, la capillarità planetaria della diramazione del potere gerarchico, la immensa ricchezza mai sazia che rende la Chiesa corresponsabile dell’impoverimento delle grandi maggioranze, la certezza che la gerarchia cattolica è depositaria infallibile sia della verità etica sulla natura sia della verità soprannaturale e quindi anche dei mezzi per la salvezza del mondo e di ogni singola persona».

    DOMENICO TOMASETTO (presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane): «una richiesta di perdono che […] costituisce soltanto un ottimo spettacolo mediatico, ma non ha rilevanza nell’esistenza teologica».

    JUAN JOSÉ TAMAYO (El Pais 13/3): «…mentre si chiede perdono degli errori storici, si continuano a mantenere, all’interno della Chiesa, comportamenti repressivi e lesivi dei diritti dei cristiani e delle cristiane […] il Vaticano ha reagito avviando un’operazione di pulizia teologica che ha colpito non pochi dei più qualificati teologi…».

    AMOS LUZZATTO (Comunità ebraiche italiane): «non vi è contraddizione tra il pentimento espresso dalla Chiesa per quanto perpetrato contro gli ebrei nel passato e la beatificazione di Pio IX che ne fu uno dei perpetratori? […] Mi aspettavo un riconoscimento delle responsabilità politiche della Chiesa per le persecuzioni antiebraiche: ad esempio sull’istituzione dei ghetti per i quali la Chiesa ancora non ha praticamente detto mai nulla».

    HANS KUNG (teologo dissidente): «è una deludente cerimonia pomposa e barocca. Nel suo confiteordeplora ma non chiama niente per nome […] non è giusto sostenere che i nazisti sarebbero stati ancor più crudeli se il papa avesse parlato. Si sarebbe prodotto un effetto enorme se Pio XII avesse scomunicato i responsabili dell’Olocausto, alcuni dei quali erano cattolici: Hitler, Goebbels…».

    BARBARA RAGGI (Manifesto 8/3): «il messaggio arriva chiaro: il pontefice ammette gli errori del passato. Nessuno chiede conto di quelli del presente che pure si affastellano sotto gli occhi di tutti. E soprattutto si cela il nesso tra le colpe di ieri e quelle di oggi. Gli argomenti con cui si pretende la parità scolastica e il divieto della marcia gay sono gli stessi che, in secoli lontani, hanno portato alle violenze e agli eccessi per cui si implora perdono. La radice della sopraffazione è la credenza di avere in custodia la morale naturale, valida per tutti e per tutte, cui bisogna sottomettersi indipendentemente dalle proprie valutazioni. Una morale le cui chiavi sono custodite a Roma, dal vicario di Cristo unico a poter decidere cosa è ammissibile e cosa non lo è. Finché una commissione di teologi non dirà che tale credenza è falsa ed è la radice di tutti gli errori e gli orrori compiuti “dai figli della Chiesa” siamo autorizzati a pensare che non di autocritica si tratta ma di una banale operazione di marketing».

    PEDRO MIGUEL (La Jornada 14/3): «…ogni genocidio (e Roma ne ha molti a suo carico) è doppiamente intollerabile se sfocia nell’impunità e nelle simulazione; per esempio, la vistosa “richiestuccia di perdono” del 12 marzo…».

    EUGENIO SCALFARI (Repubblica 13/3): «la confessione delle colpe è un atto politico essenziale […] questa grandiosa assunzione di colpa […] riguarda poco l’anima dei fedeli; riguarda piuttosto i teologi […] e i diplomatici […] Obiettivi alti, ma politici…».

    RUPERT SHORT (The Guardian 13/3): «perché allora le sue affermazioni, accanto all’ammirazione, hanno causato aspre critiche? Molti cattolici, a parte quelli che sono fuori dalla Chiesa, sentono che la richiesta di scuse è stata pronunciata scandalosamente tardi […] questo papa è stato felice di accettare o estendere uno stile autoritario nel governo della Chiesa».

    FRANCO GRILLINI (Arcigay): «il Vaticano chieda perdono anche agli omosessuali che rappresentano le vittime tra le più numerose della violenza teocratica di ieri come di oggi».

    LEONARDO BOFF (teologo della liberazione): «il primo perdono che dovrebbe chiedere la Chiesa dovrebbe essere ai poveri defraudati. Per essere una Chiesa ricca e perché quando altri hanno appoggiato i poveri, furono condannati come falsi profeti».

    DIARIO DELLA SETTIMANA (22/3): «le cataste di vittime accumulate fino al cielo sono la ragione stessa della diffusione mondiale che la Chiesa cattolica ha oggi».

    DANIELE GARRONE (Riforma in rete, 24/3): «in Italia ha credito l’affermazione, tanto diffusa quanto infondata, che solo la Chiesa cattolica abbia riconosciuto le sue colpe storiche. C’è chi enfatizza la posizione cattolica per apologia o per polemica (anche contro il pensiero laico), ma soprattutto vi è una sostanziale ignoranza (perché lo si ignora effettivamente o perché lo si vuole ignorare) di ciò che avviene al di là del Vaticano, nel resto della cristianità. Il fenomeno è particolarmente evidente sui mass media, a nessuno dei quali, per esempio, è venuto in mente di proporre dei servizi su come le altre chiese affrontano il problema delle colpe storiche; da noi, la posizione degli altri cristiani è tutt’al più una nota di colore. L’organizzazione piramidale della chiesa di Roma e la sapiente enfatizzazione mass-mediatica (accentuata in questo Giubileo) di tutto ciò che ha il papa come protagonista contribuiscono ad accentuare l’impatto di ogni discorso di Roma».

    FILIPPO GENTILONI (Manifesto 8/3): «…ma questa riconciliazione convincente richiede una “conversione”, come d’altronde la grande tradizione cristiana ha sempre insegnato. Pentirsi vuol dire convertirsi, cambiare vita. Nel caso della chiesa e dei suoi vertici, accettare il dialogo, il dubbio, in altre parole il pellegrinaggio dei poveri nella vie della storia. Accettare una verità non fissa, ma in cammino».

    1° settembre 2000

    https://www.uaar.it/ateismo/controinformazione/giornata_del_perdono/

  • Don Giorgio Govoni, parroco 59enne di Staggia di San Prospero (Modena)

    Don Giorgio Govoni, parroco 59enne di Staggia di San Prospero (Modena)

    Il 20 maggio, sempre del 2000, muore di infarto don Giorgio Govoni, parroco 59enne di Staggia di San Prospero (Modena).

    Il sacerdote era stato accusato di far parte di una banda di pedofili che praticava violenze a danni di minori nell’ambito anche di riti satanici presso il cimitero di Massa Finalese, nel modenese.

    Dopo un’inchiesta giudiziaria caratterizzata da trecento testimonianze, 57 udienze, 5.000 pagine di atti, sette interrogazioni parlamentari, la corte ha pronunciato 14 condanne, fra i 2 e i 19 anni di carcere, e due assoluzioni, confermando così l’impianto accusatorio dei pubblici ministeri Andrea Claudiani e Carlo Marzella.

    Questi ultimi avevano chiesto per don Giorgio una condanna a 14 anni, ma il decesso del prete pochi giorni prima della sentenza ha indotto i giudici a non pronunciarsi sul suo conto “per morte del reo”. Tra i condannati anche genitori, zii e nonni dei bambini vittime delle violenze, già da tempo sottratti alle rispettive famiglie.

    Tra i più strenui sostenitori dell’innocenza di don Giorgio vi era, fra gli altri, il vescovo di Modena mons. Benito Cocchi e l’ex vicepresidente della Camera Carlo Giovanardi, che, dopo le richieste dei pubblici ministeri di 130 anni complessivi di reclusione per gli imputati coinvolti nel processo, aveva così commentato: “È terrificante che un pm si basi solo sui racconti di bambini, strappati alle famiglie”.

  • PEDOFILIA: PARROCO ARRESTATO; I PARROCCHIANI LO DIFENDONO

    PEDOFILIA: PARROCO ARRESTATO; I PARROCCHIANI LO DIFENDONO

    VALDERICE (TRAPANI), 28 APR – I suoi parrocchiani sono pronti a mettere la mano sul fuoco per lui.

    I carabinieri che hanno raccolto le denunce e hanno indagato sono invece convinti che monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, nato a Buseto Palizzolo, parroco di Sant’ Andrea, frazione di Valderice, sia un pedofilo che ha approfittato di bambine di 12 anni ed abbia indotto alla prostituzione diverse ragazze.

    Per questo e’ stato comunque arrestato. La Chiesa di Sant’ Andrea e’ in via Adua, su una collinetta che domina il mare di Bonagia. Monsignore vive qui da 35 anni con la sorella Maria. La mattina alle 7.40, suona le campane, recita l’ Ave Maria che i suoi 500 parrocchiani ascoltano attraverso l’ altoparlante e poi si prepara per le
    confessioni, le messe, i battesimi, i matrimoni. Il prete cura anche la Chiesa della Misericordia a Valderice.

    Per anni ha insegnato religione nelle medie del rione Cappuccinelle e del quartiere San Francesco Di Paola, borgate degradate e povere di Trapani. A San Francesco ha comprato una quindicina di scalcinate case che gli danno un reddito mensile di qualche milione che lui somma alla pensione di insegnante.

    Un sacerdote generoso, viene dipinto don Mustazza. ”Non negava mai soldi – dice Pietro Minaudo – piccolo imprenditore che con la moglie ed i figli abita a 20 metri dalla Chiesa”. ”Forse – aggiunge – e’ stata proprio la sua generosita’ a rovinarlo”.

    I Minaudo dicono che il loro parroco ha cresciuto tutti i ragazzi della borgata. ”Gli affiderei – dice l’ imprenditore – mia figlia anche per un anno. Padre Angelo e’ stato sempre a contatto dei bambini e non e’ mai accaduto nulla”.

    I carabinieri sostengono che il parroco ha abusato di ragazze e bambine per anni. Domenica scorsa hanno perquisito la Chiesa da cima a fondo. Hanno sequestrato una macchina fotografica. Il sacerdote ha detto ai suoi parrocchiani: ”forse cercavano droga, indossavano i guanti. Ma io non ho nulla da temere”.

    ”Qui – dice Pietro Manaudo – vengono spesso prostitute e donne bisognose d’ aiuto, perche’ hanno il marito in carcere, a chiedere aiuto economico a don Angelo. Lui e’ generoso ma qualche settimana fa si e’ rifiutato di dare denaro ad una ragazza che era venuta pochi giorni prima”. C’ e’ un muratore, che in passato ha lavorato per don Angelo, che giura di aver sentito questa ragazza dire al sacerdote: ”visto che non mi vuoi dare i soldi me la pagherai. Ti denuncio, ti rovino”.

    Cosi’ i parrocchiani ipotizzano una vendetta contro un uomo di chiesa generoso. I carabinieri, il sostituto procuratore Giusi Mione ed il gip Marina Ingoglia, invece, sono convinti che don Angelo sia colpevole. Un investigatore dice: ”abbiamo riscontri e testimonianze precise”.

    Ed aggiungono che il monsignore abusava di minorenni e di ragazze fino a 21 anni, in cambio di una cifra che oscillava fra le 20 e le 50 mila lire, che gli venivano procurate da una donna priva di scrupoli che pescava le vittime in famiglie indigenti”.

    Agli investigatori che lo arrestavano don Angelo ha detto di essere innocente. Ma agli atti dell’ inchiesta ci sarebbero fotografie compromettenti come quella che ritrae il sacerdote che tocca una ragazza seminuda. I parrocchiani negano anche questa prova dell’ accusa. Minaudo dice che la settimana scorsa due ragazze sono andate a trovare il sacerdote chiedendo soldi. Una di questa avrebbe scattato fotografie all’ amica che si era spogliata e che toccava don Angelo.  ”Lui si e’ subito ritratto – sostiene – e poi ha cacciato quelle donne”.

    L’ inchiesta che ha portato all’ arresto di monsignore e’ cominciata all’ inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. L’ indagine si e’ allargata ed i carabinieri hanno raccolto le prime testimonianze che accusavano don Angelo Mustazza. Tra le donne che sarebbero andate da lui a chiedere soldi, vi sarebbero anche la sedicenne che ha denunciato la madre e una sua amica.

    Gli investigatori pero’ non confermano questa voce che pur circola insistentemente nella borgata.

  • 1907, guerra civile per i preti pedofili

    1907, guerra civile per i preti pedofili

    MARIO BAUDINO – Ci furono moti di piazza, assalti alle chiese, portoni date alle fiamme, altari saccheggiati, l’esercito per le strade a Milano alla Liguria, e persino un morto, a la Spezia. Nell’Italia giolittiana d’inizio Novecento uno scandalo di preti pedofili scoppiato a Varazze e dilagato per tutto il Nord Ovest evocò spettri di guerra civile. Scatenò addirittura la corsa al porto d’armi da parte di sacerdoti che non si sentivano troppo sicuri, e uno di loro, a Savona, sparò per disperdere un gruppo di giovanotti che sembravano volerlo schernire. I giornali cattolici usarono toni violentissimi contro il «complotto massonico» e le presunte vittime, quelli liberali non furono da meno quanto a fair play. Tutti pubblicarono dettagli quanto meno scabrosi, approfittando della loquacità degli inquirenti e delle parti in causa.

    Furono i torridi mesi della orge in Riviera, anzi «orgie» come scrivevano preferibilmente allora, prima che il processo più importante venisse cautamente insabbiato e la grande indignazione collettiva scivolasse verso l’oblio. Di quanto avvenne nell’estate del 1907 non si è serbata memoria, anche perché i documenti chiave sono spariti. Ora uno studioso, Pier Luigi Ferro, ha ritrovato il memoriale che fu al centro dello scandalo, scritto da Alessandro Besson, un convittore dei salesiani di Varazze, e ricostruisce la vicenda in Messe nere sulla Riviera (Utet), con prefazione in forma di intervista a Edoardo Sanguineti, il critico e poeta scomparso di recente. Al centro, il diario che accusa: è una sorta di racconto gotico, morboso e fantastico, dove la verità è coperta e resa obiettivamente incredibile dalla furia visionaria. L’aspetto più romanzesco dell’intera vicenda è che questo scritto è tornato alla luce tra le carte di un poeta molto caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, che all’epoca frequentava Varazze e voleva trarre un libro dallo scandalo.

    Anche lui non ne fece poi nulla, come se gravasse una sorta di maledizione, o una coazione a lasciar perdere. Lucini era un animo critico e ribelle (Revolverate si intitola significativamente la sua raccolta di versi più nota) e ne voleva ricavare un fremente atto d’accusa, forse alla Zola. La denuncia del ragazzo Besson (o meglio della madre) era del resto molto grave, e toccava un tema che era insieme tabù e attualissimo. Perché i fatti di Varazze non erano un fenomeno isolato. Lanciò la notizia il quotidiano savonese Il Cittadino, edizione del 30 luglio 1907. Strillava il titolo: La scoperta di turpitudini nel Collegio Salesiano di Varazze, e il catenaccio completava: Frati e monache compromessi. Il giorno prima un nutrito gruppo di carabinieri, col «sottoprefetto» Domenico Silva, erano infatti piombati nel collegio, «a seguito d’una denuncia anonima», avevano interrogato tutti, sottoposto alcuni adolescenti a visita medica e arrestati sei «reverendi, che negarono naturalmente ogni cosa». Il giornale sembrava specificava gli addebiti: «atti di corruzione su allievi minorenni» commessi «sulla spiaggia del mare, nella camerate, ovunque», ma anche «fatti osceni» che «si consumavano fra i reverendi istitutori colla partecipazione delle reverende suore di un convento vicino», messe nere «con scene conseguenti, degne del più turpe lupanare».

    La scintilla divenne subito un incendio: non solo volò lontano, fino al New York Times, ma deflagrò in Liguria. Nella socialista Savona un migliaio di persone scesero in piazza minacciose, dirigendosi verso il locale oratorio salesiano. All’inizio di agosto a La Spezia, dove socialisti e anarchici erano ovviamente ben radicati, la folla assalì una Chiesa, venne respinta, tornò il giorno dopo e la saccheggiò. Venne incendiato un oratorio dei cappuccini, mentre a Genova sfilavano 25 mila persone. E ancora a La Spezia, alla fine, un carabiniere perse la testa e sparò sui manifestanti che, dopo aver liberato a sassate alcuni compagni arrestati, assediavano una chiesa salesiana; un giovane operaio fu colpito a morte. La situazione pareva ingovernabile, mentre i cattolici reagivano con altrettanta energia. A Varazze, considerata città «clericale», mille donne sfilarono in segno di solidarietà con i preti accusati e contro madre e figlio Besson. Un giornale cattolico, scoperto che il ragazzo era in realtà stato adottato, si chiese a caratteri cubitali come si potesse dar credito «a un bastardo».

    I medici avevano diagnosticato lesioni inequivocabili su alcuni convittori, ma nel corso delle indagini i genitori, per i più svariati motivi, cominciarono a ritirare le querele. Il codice Zanardelli prevedeva che per i reati sessuali si potesse procedere solo su querela di parte. L’indignazione nasceva dal fatto che scandali simili erano già emersi: ora sembravano tutti confluire in un solo affresco. Un anno prima ad Alassio, ancora in un convitto salesiano, un sacerdote era stato accusato dai ragazzi perché «si dilettava di produrre godimento manuale», ma venne subito allontanato. A Milano, dove una suora torinese – in dissidio col vescovo sabaudo – aveva trasferito la sua comunità di assistenza, l’Asilo della Consolata, si erano scoperte ogni genere di violenze e maltrattamenti sulle bambine lì accolte. Il terreno era pronto, le «orgie» della Riviera scatenarono gli animi: l’intero sistema educativo religioso sembrava ormai in discussione.

    Alessandro Besson scriveva nel suo memoriale che preti e suore, a Varazze, non solo si davano al sesso ma celebravano messe nere punzecchiando simulacri del Re, di Cavour e di Garibaldi; narrava di ragazze svestite in presenza dei loro compagni, per premiarli dei buoni risultati scolastici; e dell’annuncio piuttosto esilarante che il parroco di Altare, «se staremo buoni», «si spoglierà nudo». Nei convitti le fantasie – e non solo quelle – dovevano andare a mille, aiutate dalla frustrazione sessuale e certo da romanzetti che evidentemente circolavano alla grande. Il memoriale era buffo, pornografico e grottesco; poco credibile, e infatti non venne creduto. Nel giro di pochi mesi tutti furono prosciolti, salvo due sacerdoti troppo compromessi che però erano spariti dalla circolazione. Il sottoprefetto Silva venne trasferito, Besson e la madre, accusati di calunnia – ma prosciolti anche loro – fuggirono all’estero. E il poeta Lucini si ritrovò messo fuori gioco dai velocissimi tempi italici. Il suo lavoro era ancora lontano dall’essere concluso, e già lo scandalo che aveva fatto tremare il Paese non sembrava più interessare nessuno.

    http://www.lastampa.it/2010/08/11/cultura/guerra-civile-per-i-preti-pedofili-R4qbHrI4grRTr3jVubRUKI/pagina.html