Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Vittorio DAMIANI

  • LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    Il suicida, lo scomparso, la suora I casi che hanno sconvolto i fedeli.

    Agnese Pini Milano

    ERA IL 2003. Il parroco di Villa di Serio, seimila anime nella Bergamasca, è don Vittorio Damiani, 62 anni. Il 6 maggio i carabinieri bussano alla porta della canonica: il sacerdote è accusato di abusi sessuali su minori. Lui protesta la sua innocenza, ma non regge alla pressione. Si toglie la vita in cella, nel carcere di Bergamo, appena due mesi dopo l’arresto. È il primo clamoroso episodio di pedofilia in canonica a scuotere la diocesi di Bergamo e la Lombardia intera. Un episodio destinato a non restare isolato.

    I SUICIDI E IL CASO-BERGAMO Qualche anno dopo la morte di don Damiani, piove addosso alla diocesi una seconda inchiesta per pedofilia. Protagonista è don Matteo Diletti, di Bratto. L’8 ottobre 2010 viene condannato in Cassazione a 4 anni per violenza su una bambina. Il prete sparisce prima della sentenza: il suo corpo, quel che ne resta, viene trovato cinque mesi dopo in una scarpata nei boschi di Marone. Ecco i fantasmi della diocesi di Bergamo. Due preti morti. Un vice parroco rinviato a giudizio nella Val Brembana per aver palpeggiato una bambina dal 2001 al 2005. L’ultimo scandalo, quello che vede protagonista don Diego Rota di Solza, ai domiciliari dallo scorso 10 febbraio. Non basta. Nell’aprile del 2014 l’allora parroco di Endenna, don Alessandro, sale sul pulpito alla fine della messa. Stringe tra le mani un foglio: rivela gli abusi sessuali subiti quando ancora era giovanissimo, nel seminario vescovile Giovanni XXIII. Il presunto responsabile di quegli abusi era morto nel 2007. È l’ultima messa per don Alessandro. Da quel momento lascia il sacerdozio.

    LA SUORA A suicidarsi fu la vittima, in questo caso. Si chiamava Eva Sacconago e quando si tolse la vita, nel giugno del 2011, aveva 26 anni. La sua è una storia di «violenze fisiche e psicologiche» per cui, nel dicembre scorso, è stata condannata a tre anni e sei mesi di reclusione dal tribunale di Busto Arsizio Maria Angela Faré. Suora, oggi ridotta allo stato laicale. Secondo la procura, gli abusi iniziarono già nel 1997, quando Eva aveva solo 12 anni.

    IL CASO-ARESE Hinterland diMilano. Nel settembre 2012 la Corte d’Appello conferma la condanna a due anni e mezzo di carcere per don Marco Redaelli, salesiano, morto un anno dopo la sentenza. Secondo l’accusa, nel 2007 l’anziano parroco di Arese aveva molestato una bambina di sette anni. Il suo caso scosse profondamente i fedeli, spaccando l’opinione pubblica. Tre anni dopo, nel gennaio di quest’anno, una nuova inchiesta travolge la parrocchia: un educatore viene indagato per violenze sessuali su un adolescente.

    LO SCOMPARSO Due condanne per pedofilia e un comune denominatore: il seminario vescovile di Brescia. Erano entrambi vicerettori don Luigi Facchi e don Marco Baresi. Il secondo sostituì il primo, dopo che questo scomparve nel nulla pochi giorni dopo aver patteggiato sei anni per abusi sessuali. Ad accusarlo, un ragazzo di Gottolengo, dove il sacerdote svolgeva il suo ministero. Sparito: di lui si sono lerse le tracce dal 2002.

    IL CASO-BRESCIA Passano cinque anni, e i carabinieri tornano alla porta di una canonica: è quella di don Baresi, che di Facchi ha appunto raccolto il testimone. Anche lui vicerettore del seminario vescovile di Brescia. Il 23 giugno del 2011 la Cassazione lo condanna a 7 anni e sei mesi di carcere per violenze su un 14enne e detenzione di materiale pedopornografico.

    IL «RIABILITATO» Don Siro Invernizzi era parroco di Cergnago (Pavia), quando venne fermato. 6 settembre 2006: una pattuglia lo sorprende vicino al Cimitero Maggiore di Milano mentre è in macchina con un ragazzino di 13 anni, romeno. Il sacerdote patteggia due anni con la condi- zionale. È la primavera 2013 quando il suo nome torna alla ribalta: è mandato a sostituire il parroco di Cugliate (curia Comasca). I parrocchiani ci mettono poco a scoprire la pesante macchia nel suo passato. Si scatena un tumulto. Don Invernizzi viene sostituito.

    DON MERCEDES Lo chiamavano il «prete inMercedes» don Mauro Inzoli, della Parrocchia della Santissima Trinità di Crema: 65 anni, legato agli ambienti di CL, già presidente del Banco Alimentare. La procura per lui ha chiesto 12 anni: otto i casi contestati. Le accuse: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori. Nell’ottobre scorso la richiesta di rinvio a giudizio. Il 9 marzo in Aula.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • “Violentato da un prete a Capocotta”. Il memoriale di Paolini.

    “Violentato da un prete a Capocotta”. Il memoriale di Paolini.

    “Soldi per giocare a bocce e altri divertimenti ma senza violenza sessuale”. A raccontare gli amori impossibili di Gabriele Paolini, il disturbatore tv,  è stato Davide, da pochi mesi maggiorenne e amico del cuore di Daniel, il grande amore che ha portato il “folle catodico” in tribunale di induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale.

    Nella prima udienza calda, il teste ha raccontatola sua versione dei fatti e risposto alle domane del piemme Terracina, mettendo in difficoltà l’accusa. Paolini in aula, ha seguito e preso appunti come uno scolaro. Alla madre Bice Bochicchio ha poi consegnato un memoriale che affaritaliani.it, pubblica in esclusiva.

    “Oggi per me è la giornata più importante della mia vita, infatti finalmente è arrivato il giorno dove le persone che mi vogliono bene la mia famiglia prima di tutto e anche quelle che non me ne vogliono possono avere chiarezza di quello che è avvenuto durante l’estate del 2013: un’estate magica che io non dimenticherò mai nella mia vita. Il mio intento è quello di raccontare questo al Giudice e di fronte al pubblico ministero Claudia Terracina.
    Oggi verrà ascoltato Davide diventato maggiorenne lo scorso luglio… Chi è Davide? Davide è un ragazzo importantissimo per me perché è il migliore amico di Daniel che verrà ascoltato il 13 luglio prossimo. Quello che vorrei far capire oggi ai giudici è che a me non interessa né quello che sarà la sentenza né la risultanza della stessa. Perché se io come ho detto il giorno in cui mi hanno arrestato ho sbagliato in qualcosa è giusto che paghi. Infatti non sono abituato rispetto ad altre persone che ho conosciuto in carcere  a fare la vittima; io sempre per vent’anni ho attaccato tutti ho attaccato la Chiesa, ho attaccato la politica ho attaccato la televisione… Tornando ai ragazzi, Davide mi ha presentato Daniel il 21 luglio del 2013 e quella è stata la giornata più bella della mia vita.   I cittadini non potranno mai in qualche modo giustificarmi perché un uomo di 41 anni non può innamorarsi di un ragazzo di 17 anni perché secondo la morale è una persona che sbaglia. Ma dall’altra parte c’è anche una persona che a 40 anni non era all’epoca capace di raccontare a se stesso che cosa poteva significare amare una persona. Io ho amato Daniel lo amo ancora. Tutta la tragedia che sto vivendo e solamente chi la vive può immaginare cosa significhi quando si esce di casa e si viene additati come quello, come hanno scritto i media, che va con i ragazzini . A me dispiace molto che le forze di polizia quando mi hanno arrestato attraverso le agenzie, hanno diffuso notizie che non erano assolutamente autentiche. Io ho avuto la responsabilità di frequentare Davide e Daniel, diciassettenni, che condividevano la mia amicizia, offrivo loro delle cene e li portavo a prendere il thè a casa mia, ho conosciuto le loro famiglie.
    Oggi Davide verrà ascoltato dal Pm Terracina io alla fine dell’interrogatorio se ne avrò la forza mostrerò delle fotografie che io stesso ho portato in tipografia in via Nomentana dove si vede il sottoscritto che mangia la carbonara, che va a giocare a bocce e a bwooling in tutti i parchi di Roma perché cosa mi è successo in quell’estate? Di vivere l’adolescenza che io non avevo mai vissuto. Una delle cose che non ho mai accettato della mia famiglia è che mio padre, generale,  ha sempre dato importanza alle istituzioni, infatti voleva che mi diplomassi e laureassi cosa che nonostante avessi frequentato due anni di liceo classico ho abbandonato tutto per fare un dispetto. Mio padre quando avevo tredici anni mi mandò al mare a Capocotta ad Ostia, affidandomi ad un prete Don Vittorio Damiani, dal quale ho subito una violenza sessuale, che poi è stato incarcerato e poi si è suicidato a Bergamo. La mia vita è stata distrutta proprio dall’incontro con questa persona e non è quindi una contraddizione che io abbia frequentato e amato diciassettenni.  Questa è una contraddizione su cui sto lavorando con la mia psichiatra.
    Tornando al processo posso dire che Daniel ha sempre fatto tutto volutamente con la piena consapevolezza. E con Davide ci sono stati momenti di amicizia sfociati in intimità nel momento in cui Davide mi raccontò di avere avuto un’esperienza con il suo medico di famiglia che gli dava lezioni di sesso, io gli ho raccontato della mia esperienza e così è nato un rapporto molto più stretto. Davide seppe che tra me e Daniel c’era una relazione d’amore e divenne così gelosissimo e iniziò a stimolarmi ad avere momenti di intimità con lui e questa è stata la mia fragilità perché io dovevo difendere me stesso e la nostra relazione, momenti di intimità limitati a massaggi alla schiena e alle gambe. Non ho mai sfiorato le parti intime. Non siamo mai andati oltre.
    Vorrei concludere con questo scritto di Daniel dopo la famosa sera in cui abbiamo giocato a bwooling  e in cui Davide me lo presentò “Dear “Gabriele” today we make History i pochi momenti passati con te mi hanno acceso in un certo senso, sarò per sempre grato di averti finalmente conosciuto. Abbiamo passato dei momenti assieme che non dimenticherò, momenti importanti. Love Daniel”.

    La prossima udienza è fissata per il 13 luglio. Quel giorno Daniel dovrà raccontare la sua versione dei fatti.

    http://www.affaritaliani.it/roma/violentato-da-un-prete-a-capocotta-il-memoriale-di-paolini-esclusivo-371206.html

  • Pedofilia, si uccide il prete arrestato

    Pedofilia, si uccide il prete arrestato

    BERGAMO – Probabilmente non ha retto di fronte all’ ennesimo no della magistratura alla sua scarcerazione. O forse covava già da tempo la decisione di farla finita dopo che il 6 maggio scorso era finito dietro le sbarre con l’ accusa di atti sessuali su minori di 14 anni, un macigno pesantissimo per un sacerdote.

    Nessuno saprà mai la verità. Don Vittorio Damiani, 62 anni, parroco di Villa di Serio, nella notte tra giovedì e venerdì si è impiccato nella sua cella del carcere di Bergamo. Solo poche ore prima i suoi avvocati Roberto Bruni e Marco De Cobelli gli avevano comunicato una notizia che lo aveva scosso.

    Era ormai convinto di poter uscire dal carcere perché il Tribunale del Riesame di Brescia, sulla base di motivazioni procedurali (l’ ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Chiavari, poi dichiarato incompetente, è diventata inefficace dopo 20 giorni in assenza di un nuovo provvedimento da parte del Gip di Bergamo) aveva deciso di rimetterlo in libertà. Ma il pubblico ministero Carmen Pugliese ha subito disposto il fermo del sacerdote (e di un coimputato) per il pericolo di fuga.

    Cosa possa avere scatenato nell’ animo di don Vittorio quella decisione è impossibile sapere. I suoi legali dicono che nelle ultime settimane il parroco era molto prostrato, ma non aveva mai manifestato propositi suicidi. «Noi avevamo proposto per il nostro assistito gli arresti domiciliari nel convento benedettino di Pontida – osservano gli avvocati Bruni e De Cobelli -. Il provvedimento preso dal pubblico ministero Pugliese era basato su presupposti inesistenti.

    Già il Tribunale di Genova aveva espressamente escluso il pericolo di fuga. Forse bisognava valutare meglio la situazione». Il magistrato si dice sereno: «Umanamente sono molto dispiaciuta per quel che è successo. Nessuno prova piacere a firmare certi provvedimenti. Ma il fermo era una scelta obbligata. Anzitutto perché la scarcerazione era stata disposta per meri motivi procedurali, senza che la gravità della posizione degli imputati fosse cambiata. E, in secondo luogo, a mio avviso esistevano concreti pericoli sia di reiterazione dei reati che di fuga all’ estero. Non dimentichiamoci che le accuse di cui doveva rispondere il sacerdote erano pesantissime. La cautela era doverosa». Cesare Zapperi

    Zapperi Cesare

    Pagina 46
    (19 luglio 2003) – Corriere della Sera

  • Sacerdote condannato Bergamo

    Sacerdote condannato Bergamo

    Sacerdote condannato

    Un sacerdote è stato condannato a 4 anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni
    Don Vittorio Damiani, parroco di Villa di Serio, è stato arrestato nel maggio 2003 con l’accusa di correità in abuso sessuale su minori.

    Si è suicidato nel carcere di Bergamo

    http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/pedofili/